Pensieri Sparsi

/pro·cra·sti·nà·re/


– Io odio il mese di Gennaio.
° A chi lo dici, lo detesto proprio.
– Cioè veramente ho un problema con questo mese.
° E’ peggio del mese di Settembre.
– A Settembre ero distratta, adesso sono triste. Anzi non riesco ad essere neanche triste. Non riesco ad essere niente a Gennaio.
° Esatto, mi prende l’apatia.
– Ecco, brava. Sono apatica. A Gennaio sono apatica. Anzi sono tristemente apatica.

Tema ricorrente della telefonata di ieri con un’amica è stato l’odio per il mese di Gennaio; ad un certo punto ho temuto ci fossimo trasformate in un disco rotto per quanto incapaci di uscire da questo loop di insofferenza rivolto ai primi 31 giorni dell’anno.
– Fa freddo ed è buio.
° Si stanno allungando le giornate.
– Si è vero, ma è comunque freddo e buio.
° Non ho voglia di fare nulla, fa freddo.
– Ed è sempre buio.
Non so se sia davvero colpa del freddo, che nel mio caso gioca sicuramente un ruolo bello pesante, o se sia tutto semplicemente nella mia testa ma sono ormai giorni che mi crogiolo nella mia apatica tristezza. Mi affaccio sul mondo, sbircio i mesi a venire, osservo tutte le mie emozionanti cose che mi aspettano e mi metto seduta ancora un pò. Non ho voglia di carburare, come se si potesse scegliere davvero. 
/pro·cra·sti·nà·re/  |  Rinviare a un altro momento, differire, rimandare.
E’ esattamente quello che sto facendo in questi giorni: lo farò più tardi…lo farò nel pomeriggio…lo farò domani…lo farò, prima o poi…
Ricomincerò a sentire qualcosa, ne sono sicura.
Semplicemente lo farò più tardi…forse domani…magari a Febbraio…
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

#10yearschallenge


Sono giorni che sui social, da Instagram a Twitter passando per Facebook, spuntano come funghi collage accompagnate dall’hashtag #10yearschallenge (si lo so, anche foto di uova ma mi rifiuto categoricamente di dare importanza a questa follia globale).
Di cosa si tratta? Ad essere onesta la rima volta che ho visto l’hashtag richiedeva espressamente di postare la prima foto profilo usata su Facebook e di confrontarla con l’ultima utilizzata: una forma di autodenuncia di quanto tutti siamo diventati bravi ad utilizzare i filtri giusti per postare foto sui social abbandonando definitivamente, e finalmente oserei direi, quelle oscenità che venivano fuori da siti come Picnik (eddai, devo davvero sottolineare che adoravo rovinare le mie foto con quelle mostruosità?)
Insomma, per poter sfociare su tutti i social e generare una vera e propria invasione dal sapore retro’, il tutto è stato semplificato diventando: metti a confronto una foto di dieci anni fa con una di adesso.
Nel giro di pochi giorni l’ormai dimenticato 2009 della maggior parte della popolazione socialmente attiva ha trovato nuovo lustro. Come se di colpo tutti, dalla più popolare delle influencer alla figlia del salumiere sotto casa, avessero sentito l’irrefrenabile bisogno di mostrare al mondo quanto si possa cambiare in 10 anni, quanto si possa crescere, quanto si possa migliorare.
Il web è stato inondato da questo mare di ricordi, ricoperto da un velo di malinconia per gli anni trascorsi e da uno strato di fierezza della bellezza della foto più recente. Ho già menzionato il fatto che siamo diventati tutti più bravi ad utilizzare i filtri per migliorare le foto postate?
Per quanto mi riguarda: non posso farci nulla, non riesco proprio a resistere; non riesco a volgere lo sguardo altrove e restare indifferente. Lo ammetto: anche a questo giro ci sono cascata.
2009 – 2019
Sono cambiata così tanto?
Pensieri Sparsi

𝟷𝟺/𝟹𝟼𝟻


𝙿𝚛𝚘𝚟𝚊𝚝𝚎𝚌𝚒 𝚟𝚘𝚒 𝚊𝚍 𝚊𝚟𝚎𝚛𝚎 𝚞𝚗𝚊 𝚋𝚎𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚊𝚌𝚌𝚒𝚊 𝚒𝚕 𝚕𝚞𝚗𝚎𝚍𝚒̀ 𝚖𝚊𝚝𝚝𝚒𝚗𝚊.

𝙿𝚛𝚘𝚟𝚊𝚝𝚎𝚌𝚒 𝚟𝚘𝚒 𝚊 𝚜𝚘𝚛𝚛𝚒𝚍𝚎𝚛𝚎 𝚍𝚒 𝚕𝚞𝚗𝚎𝚍𝚒̀ 𝚖𝚊𝚝𝚝𝚒𝚗𝚊 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚙𝚒𝚘𝚟𝚎 𝚎 𝚒𝚕 𝚏𝚛𝚎𝚍𝚍𝚘 𝚟𝚒 𝚜𝚞𝚐𝚐𝚎𝚛𝚒𝚜𝚌𝚎 𝚍𝚒 𝚗𝚘𝚗 𝚊𝚋𝚋𝚊𝚗𝚍𝚘𝚗𝚊𝚛𝚎 𝚒𝚕 𝚝𝚎𝚙𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚎𝚕 𝚙𝚒𝚞𝚖𝚘𝚗𝚎.

𝚂𝚒𝚊𝚖𝚘 𝚘𝚗𝚎𝚜𝚝𝚒: 𝚊𝚏𝚏𝚛𝚘𝚗𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚕𝚊 𝚟𝚒𝚝𝚊 𝚍𝚒 𝚕𝚞𝚗𝚎𝚍𝚒̀ 𝚎̀ 𝚍𝚊 𝚐𝚞𝚎𝚛𝚛𝚒𝚎𝚛𝚒.

𝙼𝚊 𝚒𝚘 𝚟𝚘𝚕𝚎𝚟𝚘 𝚗𝚊𝚜𝚌𝚎𝚛𝚎 𝚙𝚛𝚒𝚗𝚌𝚒𝚙𝚎𝚜𝚜𝚊.

365 days of me

10.11.12 of 365


Lo so, stavate già pensando che avessi abbandonato il progetto…o forse ci stavate sperando.

In entrambi i casi, mi tocca deludervi:

𝟷𝟷/𝟹𝟼𝟻

𝙻𝚎 𝚌𝚑𝚒𝚊𝚌𝚌𝚑𝚒𝚎𝚛𝚎 𝚟𝚒𝚌𝚒𝚗𝚘 𝚊𝚍 𝚞𝚗 𝚌𝚊𝚖𝚒𝚗𝚘 𝚑𝚊𝚗𝚗𝚘 𝚞𝚗 𝚜𝚊𝚙𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚒𝚟𝚎𝚛𝚜𝚘.

𝟷𝟸/𝟹𝟼𝟻

𝙿𝚘𝚜𝚝 𝚖𝚞𝚝𝚘

𝟷𝟹/𝟹𝟼𝟻

𝙴̀ 𝚊𝚛𝚛𝚒𝚟𝚊𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚖𝚘𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚍𝚒 𝚖𝚎𝚝𝚝𝚎𝚛𝚎 𝚒𝚗 𝚞𝚗𝚘 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚘𝚕𝚘𝚗𝚎 𝚒𝚕 𝚖𝚒𝚘 𝚜𝚙𝚒𝚛𝚒𝚝𝚘 𝚗𝚊𝚝𝚊𝚕𝚒𝚣𝚒𝚘. 𝚂𝚝𝚘 𝚐𝚒𝚊̀ 𝚜𝚘𝚏𝚏𝚛𝚎𝚗𝚍𝚘 𝚊𝚕 𝚙𝚎𝚗𝚜𝚒𝚎𝚛𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚒𝚕 𝚖𝚒𝚘 𝚖𝚎𝚛𝚊𝚟𝚒𝚐𝚕𝚒𝚘𝚜𝚘 𝚊𝚕𝚋𝚎𝚛𝚘 𝚍𝚒 𝙽𝚊𝚝𝚊𝚕𝚎 𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚊𝚛𝚊̀ 𝚊𝚕 𝚜𝚞𝚘 𝚙𝚘𝚜𝚝𝚘 𝚊𝚍 𝚊𝚜𝚙𝚎𝚝𝚝𝚊𝚛𝚖𝚒 𝚊𝚕 𝚖𝚒𝚘 𝚛𝚒𝚝𝚘𝚛𝚗𝚘.

𝙴̀ 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚞𝚗 𝚊𝚛𝚛𝚒𝚟𝚎𝚍𝚎𝚛𝚌𝚒!

Xoxo

Pensieri Sparsi

Ti mando un vocale…


Ti mando un vocale così faccio prima è la più grande menzogna del nostro secolo, seconda probabilmente soltanto al fantomatico hashtag #nofilter.
Possiamo, quindi, per favore smettere di prenderci in giro?
Potrei fare citazioni auliche e menzionare Tommaso Paradiso e i suoi vocali da dieci minuti soltanto per dire quanto sia felice o, in maniera più umile che va anche tanto di moda, potrei limitarmi a scorrere la mia lista di messaggi Whatsapp per raccontarvi di come qualsiasi cosa, seppur nata per rendere più semplice le nostre vite, si riveli un’arma a doppio taglio.

No. Non sto esagerando ed è inutile che fingiate che tali parole non vi tocchino affatto. Perché, senza fare troppi giri di parole, anche voi siete tra quelli che siedono da un lato o dall’altro della staccionata. Insomma che li mandiate o li subiate, i messaggi vocali ormai fanno parte delle vostre vite….esattamente come della mia.

Ma esaminiamo il fenomeno insieme, perché tutti alla fine, volenti o nolenti, finiamo per inciampare in una delle seguenti note vocali:

  • Ti mando un vocale così faccio prima!
    Che sia una bugia l’ho già detto, ma non mi faccio problemi a ripetervelo.
    Credo che circa un terzo dei messaggi vocali che ricevo (e che invio) rientrano in questa categoria. Siamo tutti dei bugiardi.
    Un audio che inizia con questa premessa conterrà al suo interno, come minimo:
    – La spiegazione del perché inviare un vocale risulti essere meglio di un messaggio scritto;
    – Il racconto dettagliato di cosa stia facendo in quel momento la persona che lo sta registrando;
    – Il motivo per cui ci sia estrema fretta e usare le dita per digitare risulta essere dispendioso;
    – La narrazione di storie varie ed eventuali che non hanno nulla a che fare con il tema dell’audio stesso;
    – Forse. E sottolineo forse. La comunicazione veloce che si intendeva inviare
  • Messaggi vocali a raffica.
    Probabilmente reduce dall’abitudine di premere invio ogni tre parole di una frase, c’è sempre quella persona che ritiene che adottare lo stesso sistema per i messaggi vocali sia cosa buona e giusta. Il risultato sarà quello avere una moltitudine di audio dalla durata massima di 6 secondi che vi faranno desiderare di lanciare il vostro smartphone dalla finestra.
  • Quelli che non capiscono che i vocali li odi.
    Non dovrebbe essere complicato capire che se tu mi invii un vocale ed io ti rispondo con un messaggio scritto probabilmente sto cercando di comunicarti qualcosa.
    Dovrebbe esserlo anche meno se la cosa si ripete più e più volte durante una pseudo conversazione. E invece no. Potreste farvi sanguinare le dita a furia di digitare, l’altra persona riterrà sempre più giusto farvi sanguinare anche le orecchie.

  • Non posso ascoltare i vocali.
    Alzi la mano a chi non è mai capitata una cosa del genere: ricevete un audio, scrivete che siete impossibilitati nell’ascolto e…vi arriva un audio come risposta. Ovvio no?
    Non me la sento di commentare oltre.
  • I messaggi di gente che fa cose.
    Assolutamente collegato al Ti mando un vocale così faccio prima!
    Incurante del fatto che lo scopo di un audio dovrebbe essere quello di snellire la comunicazione, ritiene giusto continuare a fare cose durante la registrazione (o non interrompere la registrazione mentre accadono cose).
    Ed è questo il motivo per cui, in un messaggio di 4 minuti abbondanti almeno la metà sarà riempite da: non fare arrabbiare mamma…cazzoooo, e metti la freccia…aspetta che metto il rossetto…no, la mia pizza non era una capricciosa…si, lo smalto mettiamolo rosa.
  • I messaggi interrotti a metà.
    Sono la diretta contrapposizione della categoria precedente.
    Non è un modo per creare suspense, o almeno credo; semplicemente invece di lasciare che tutto il mondo esterno entri nel proprio messaggio audio la conversazione viene tranciata di colpo…e abbandonata a se stessa.
  • Muoio. Non riesco a non ridere
    Non basta più inviare emoticon di risate o utilizzare il sempreverde hahaha; il vero appassionato di messaggi vocali si sente in dovere di farvi ascoltare l’argenteo suono della propria risata accompagnata dal celebre intercalare muoiooooo.
    Peccato che non muoiono mai.

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  • I messaggi di chi piange.
    Un po’ come quelli di chi ride, riuscite a spiegarmene il senso? Sarò prima di sensibilità ma lo scegliere di registrare un messaggio con la voce rotta dal pianto, invece di aspettare che la botta di emotività sia passata, proprio non la concepisco.

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  • Scusami se ansimo, ma…
    Registrare un audio mentre si cammina può avere dei risvolti poco piacevoli. Intervallare le parole con ansimi e sospiri che Rocco Siffredi scansati dovrebbe essere vietato da qualche legge eh.

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  • Scusami, ma sono senza voce…
    …ma ti mando comunque un vocale in modo che tu possa capire quanto io stia male per davvero.

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  • I messaggi inutilmente lunghi.
    Parole…parole…parole…innumerevoli giri di parole per esprimere un concetto che potrebbe essere facilmente essere sintetizzato in poche battute invece di divenire una possibile Hit radiofonica. Anche meno.


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Personalmente odio i messaggi vocali. 
Scegliere di inviarne uno per fare prima è una menzogna se prima di premere invio lo registro 10 volte perché, per un motivo o per un altro, ritengo di dover ricominciare da capo.
Sono logorroica. Lo sono anche quando scrivo, priva di capacità di sintesi mi risulta praticamente impossibile inviare audio dalla durata inferiore ai 60 secondi. Mi distraggo con estrema facilità e troppo spesso mi ripeto incartandomi nelle mie stesse parole.
Se aggiungiamo che odio il suono della mia voce, direi che il quadro è completo eppure sono la prima ad essere inciampata almeno una volta in ognuna delle categorie elencate, o quasi.

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E voi? Che rapporto avete con i messaggi vocali?

365 days of me

𝟷𝟶/𝟹𝟼𝟻


𝚂𝚝𝚊𝚟𝚘 𝚒𝚖𝚙𝚛𝚎𝚌𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚑𝚘 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚝𝚊𝚝𝚘 𝚚𝚞𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘.
𝙸𝚖𝚙𝚛𝚎𝚌𝚊𝚟𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚊𝚋𝚋𝚊𝚗𝚍𝚘𝚗𝚊𝚛𝚎 𝚒𝚕 𝚕𝚎𝚝𝚝𝚘 𝚎𝚛𝚊 𝚜𝚝𝚊𝚝𝚘 𝚞𝚗 𝚝𝚛𝚊𝚞𝚖𝚊, 𝚎𝚛𝚘 𝚖𝚘𝚍𝚎𝚛𝚊𝚝𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚒𝚗 𝚛𝚒𝚝𝚊𝚛𝚍𝚘 𝚎 𝚊𝚟𝚎𝚟𝚘 𝚊𝚙𝚙𝚎𝚗𝚊 𝚙𝚘𝚜𝚝𝚎𝚐𝚐𝚒𝚊𝚝𝚘 𝚊 𝚏𝚊𝚗𝚌𝚞𝚕𝚘 (𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚙𝚛𝚒𝚖𝚊 𝚊𝚟𝚎𝚛 𝚏𝚊𝚝𝚝𝚘 𝚖𝚒𝚕𝚕𝚎 𝚖𝚊𝚗𝚘𝚟𝚛𝚎 𝚒𝚗𝚞𝚝𝚒𝚕𝚒).
𝙱𝚘𝚛𝚋𝚘𝚝𝚝𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚑𝚘 𝚊𝚕𝚣𝚊𝚝𝚘 𝚕𝚘 𝚜𝚐𝚞𝚊𝚛𝚍𝚘 𝚎 𝚖𝚒 𝚜𝚘𝚗𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚜𝚊 𝚗𝚎𝚕𝚕’𝚒𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒𝚝𝚊̀ 𝚍𝚎𝚕 𝚖𝚊𝚛𝚎.

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𝙽𝚘𝚗 𝚖𝚒 𝚊𝚋𝚒𝚝𝚞𝚎𝚛𝚘̀ 𝚖𝚊𝚒.
365 days of me

𝟿/𝟹𝟼𝟻


𝚀𝚞𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚍𝚘𝚙𝚘 𝚝𝚛𝚎 𝚒𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒𝚝𝚎 𝚜𝚎𝚝𝚝𝚒𝚖𝚊𝚗𝚎 𝚛𝚒𝚌𝚘𝚛𝚍𝚒 𝚍𝚒 𝚊𝚟𝚎𝚛𝚎 𝚞𝚗 𝚊𝚋𝚋𝚘𝚗𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚒𝚗 𝚙𝚊𝚕𝚎𝚜𝚝𝚛𝚊, 𝚕𝚊 𝚜𝚌𝚎𝚕𝚝𝚊 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚍𝚎𝚕 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚍𝚊 𝚙𝚘𝚜𝚝𝚊𝚛𝚎 𝚎̀ 𝚙𝚛𝚊𝚝𝚒𝚌𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚘𝚋𝚋𝚕𝚒𝚐𝚊𝚝𝚊.

E voi avete ripreso a far finta di allenarvi?