September is coming.

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Mi sento quasi un estranea ad entrare qui dentro dopo così tanto tempo; potrei nascondermi affermando di essermi presa una meritatissima pausa estiva dal blog ma sarebbe una menzogna. Passare dal bisogno spasmodico di dare voce ai propri pensieri, fissarli nero su bianco come se fosse indispensabili non perderli nel vortice del tempo, al rifuggire stancamente da questo spazio per non dovermi ritrovare a tu per tu con i miei pensieri.
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Sarà colpa dell’aria di Settembre che già mi riempie i polmoni; o forse, più semplicemente, della malinconia che accompagna puntulamente la fine delle vacanze [soprattutto dopo un viaggio favoloso come quello che ho fatto io questa estate]; sarà colpa dei pensieri che si affollano nella testa facendo a cazzotti tra loro lasciandomi esausta e malconcia ogni qual volta provo a fermarne anche solo uno; sarà colpa della consapevolezza di essere troppo ordinaria e inquadrata per fare una pazzia ma troppo fuori dalle righe per vivere bene nella normalità che accompagna i miei giorni.

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Sarà colpa di tutto ciò che mi circonda, o forse, per quanto sia più difficile ammetterlo, potrebbe essere semplicemente colpa mia questo mood in cui mi ritrovo a naufragare dal momento in cui ho poggiato nuovamente piede in Italia.

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Sarà settembre.

Ne sono certa.

Settembre è il lunedì dell’anno…

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E domani è già settembre…

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

…e io odio il lunedì.
Non mi prendo i meriti del titolo del post, l’ho letto o sentito da qualche parte questa mattina e si è aggrappato ai pensieri malinconici della giornata accompagnandomi per tutto il giorno senza andare più via; quei pensieri che ti portano a sospirare alla vista di ogni post che riporti la scritta settembre, quei pensieri che ti portano a cercare tra i tag di wordpress altri malati di Settembre come te, quei pensieri che ti riportano su un tuo vecchio blog a rileggere come ti sentivi nello stesso giorno di qualche anno fa.1 Settembre 2011:
Facciamo un lungo respiro e vediamo di capirci…il mese di settembre é iniziato già da 48 minuti…se guardo il calendario, come lo giro e come lo metto, mi crea ansia…cioè capiamo bene la situazione perché quando si sente l’ansia montare dentro fissando l’appuntamento x il ritocco delle unghie risulta…

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I ❤️ NYC!

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Non potevo restarci lontana per troppo tempo, non potevo non ascoltare nuovamente il caos che mi tiene sveglia di notte, non potevo non sentirmi nuovamente piccina accanto a questi giganti di vetro e acciaio. Era impensabile, per me, essere ancora lontana dalla città che non dorme mai.


Si dice che New York sia costituita da milioni di persone diverse, e tutti vengono qui in cerca di qualcosa.


Sarà per questo che mi sento a “casa”.

Essere amiche a 30 anni.

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Il seguente post l’ho letto ieri su Facebook, era stato condiviso da uno dei miei contatti e il titolo difficilmente poteva sfuggire ai miei occhi; l’ho letto di un sol fiato lasciandomi emozionare parola dopo parola mentre i volti delle mie amiche si susseguivano nella mie mente.

Ho deciso di riproporlo qui, perchè trovo giusto che sia letto, ma sopratutto come dedica alle mie amiche trentenni.

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L’amicizia è una cosa bellissima, a qualsiasi età, ma a trent’anni, forse, lo è ancora di più. Le amiche a trent’anni le hai scelte da tempo e, nel tempo, hai anche avuto modo di capire che alcune di loro sono delle grandissime stronze. Che alcune amiche le perdi per strada ma, ora lo sai, di sicuro quelle non erano buone amiche. Le amiche a trent’anni fanno quello che facevano quando avevano vent’anni, solo che ora c’è anche il lavoro, un marito, un figlio che assorbono le energie di tutte queste amiche, tenendole lontane per un po’. Ad incastrare gli impegni di tutte ci vuole una pazienza e una determinazione che a vent’anni ti dava fastidio solo il pensiero e per organizzare un aperitivo di mezz’ora, in media a trent’anni, ci si impiegano dai dieci ai quindici giorni. A volte anche un mese.

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A trent’anni con le amiche, la sera, ti vedi “prestino, perché poi devo tornare a casa, ché domani mattina la sveglia suona presto” e quando guardi il barman non pensi più alla storia di passione che potresti avere con lui sotto al bancone, ti auguri solamente che non ti metta alcol scadente nel cocktail: “Altrimenti domani di sicuro mi sveglio con un mal di testa pazzesco”.

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Le amiche a trent’anni non si vestono più tutte uguali. La regola del tacco, tutte o nessuna, non vale più. Ognuna si sente libera di uscire vestita come vuole, di affermare se stessa, risplendendo della bellezza di un gruppo di donne che hanno imparato ad amare tutto le une delle altre. Anche quegli orribili sandali con la zeppa sì, anche quelli. Gli uomini, per le amiche a trent’anni, di solito sono quasi tutti sposati, separati, divorziati, ex qualcosa (o di qualcuno) insomma, ma allergici ai legami proprio come quando avevano vent’anni. I problemi, invece, sono sempre gli stessi con l’aggiunta della comparsa delle prime rughe. E dei primi capelli bianchi. Poi c’è la cellulite che va sempre di moda, quella che già c’era a vent’anni e che ci sarà, di certo, pure a quaranta.

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C’è che prima non ti struccavi nemmeno, prima di infilarti nel letto alle quattro di notte e ora invece state lì a parlare per ore di routine serale e dei benefici del tonico utilizzato sempre dopo il latte detergente. C’è che prima andavate a ballare tutte le sere e ora, al massimo, tre volte all’anno. C’è che prima ci si vedeva sempre e solo nel locale più frequentato del momento e ora va bene tutto, purché la musica non sia troppo alta altrimenti non possiamo parlare in pace. C’è che tra amiche, a trent’anni, si può confessare di preferire il divano e la tv, per una sera almeno, trovando pure una discreta comprensione da parte delle altre.

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Le amiche a trent’anni lo sanno che quella tua mania di controllo, in realtà, è solo bisogno di essere amate. E lo capiscono. Sanno che sei stata illusa, tradita, ferita ma anche che hai tutte le carte in regola per rialzarti da sola. Mentre loro ti stanno vicino. Ed è solo questa parte della storia che ti ricorderanno quando, per l’ennesima volta, avrai bisogno di rimetterti in piedi. Sanno che ce la stai mettendo tutta per essere felice, per raggiungere i tuoi obiettivi, fare carriera oppure no, un figlio oppure no, una vita coniugale felice oppure no. Sanno che la vita può prendere pieghe inattese e che la capacità di reagire, nel bene e nel male, è la cosa più importante.

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Soprattutto le amiche a trent’anni sanno che non è mai o tutto bianco o tutto nero, per questo sanno anche che tu, come loro, hai bisogno adesso più che mai di un’amica che ti asciughi le lacrime e esulti dei tuoi successi. Sanno che avere accanto qualcuno è una scelta e si sentono fortunate ad essere state scelte da voi.

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Le amiche a trent’anni sono donne consapevoli di loro stesse, quasi sempre almeno, consapevoli del fatto che, a qualsiasi età, un’amica saprà dirti sempre: “E se andrà male, la supereremo insieme. Anche questa”.

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(Questo post è apparso per la prima volta su C’era una vodka e ora c’è una mamma che ha bisogno di un drink)

Oggi mi sono svegliata picciosa.

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Non alzate gli occhi al cielo, mica solo ai bambini è concesso di fare i picci?
Certo, dire che a 30 anni [si va beh, 31 anni] uno abbia voglia di battere i piedi a terra e urlare fino a sentire la gola bruciare non è propriamente carino, affermare di aver voglia di mettersi in un angolo e frignare per qualsiasi motivo solo per il gusto di farlo, forse, non è propriamente maturo, ammettere di provare fastidio al solo suono della voce del prossimo per il semplice motivo che costui senta il bisogno di rivolgermi la parola non è un atteggiamento educato.

Confessare di voler fare i capricci come una bambina piccola non è decisamente carino…ma sti cazzi dove ce lo mettiamo?
Probabilmente dopo aver passato la notte a sognare che con la faccia colorata di rosa shocking e glitter passo il tempo a fare selfie con due dei Backstreet Boys mentre vomito arcobaleni, forse [ma giusto forse, eh] potrebbe essere un chiaro segnale del carico di stress misto ad ansia che mi porto addosso da un pochino di tempo a questa parte.

Che poi, a pensarci giusto un attimino, ancora mi va bene di non aver sognato di rincorrere Pokemon come se non ci fosse un domani visto che ieri, per vincere la noia serale, ho deciso che il mio letto fosse il luogo adatto per canalizzare questi piccoli mostricciattoli colorati che, di conseguenza, sono stati l’ultima cosa su cui ho posato i miei occhi.

Questo è un post piccioso, di una persona picciosa.