Rimpatriata: matricola…

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Non bastava che oggi fosse lunedì a donare alla giornata quel retrogusto amaro che mi costringe ad una fastidiosa espressione corrucciata per l’intera giornata, eh no. Probabilmente devo essere divenuta, a mia totale insaputa, concorrente di qualche assurdo reality per testare la resistenza psico/fisica delle persone perché altrimenti tutto questo accanimento cosmico di lunedì davvero non me lo spiego.

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Faccio parte di quell’élite di persone che ritiene che tutte le conoscenze smarrite per strada nell’arco della vita sono divenute tali per una motivazione ben precisa e non per una strana congiunzione astrale. Nel corso degli anni, per meglio capirci, ho perso di vista semplicemente quelle persone che, ad un certo punto, era giusto smettere di guardare; senza starci a pensare troppo ho voltato lo sguardo dall’altra parte e sono andata oltre indossando dei fighissimi occhiali da sole per dare alla scena giusto un filino di enfasi in più.

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Non ho semplicemente voltato pagina, talvolta ho praticamente chiuso del tutto il libro riponendolo al suo posto sulla mensola dei ricordi, una sorta di cimelio, quasi un souvenir, da tenere sulla libreria della vita a ricoprirsi della polvere degli anni che inevitabilmente passano.

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Faccio parte di quell’élite di persone che storce il naso ogni qual volta guardando una commedia romantica si imbatte nel più classico dei cliché cinematografici:
le rimpatriate scolastiche/universitarie.
Avete presente di cosa sto parlando, no?
Quegli eventi ridicoli organizzati a dieci anni dal diploma in cui per non si sa bene quale ragione ci si riunisce tutti vestiti bene con delle stupide etichette con il proprio nome appiccicate addosso; quegli eventi in cui puntualmente si scopre che la protagonista strafiga del film altri non era che la più sfigata della scuola bullizzata dalle mean girls di turno e bla bla bla…insomma scene che mi danno puntualmente l’orticaria lasciandomi addosso un’irritante sensazione di fastidio.
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La mera verità è che non sono riuscita, in passato, ad uscire illesa dalla rimpatriata liceale, per quanto adorerei raccontarla in questo modo: nonostante avessi scelto di non presentarmi ed erano bastati solo un paio di messaggi per liberarmi dal fastidioso impegno, l’unica persona per cui avevo scelto di mancare all’evento era riuscita lo stesso a reperire tutti i miei contatti riportandomi in quella spirale di gioia/dolore che, come sabbie mobili, mi ha tenuto bloccata per anni.

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Questa lunghissima premessa era doverosa per ben introdurvi nel giusto mood in cui mi sono mio malgrado ritrovata questa mattina quando mentre ero a fare le fotocopie ho letto sul mio giocattolino nuovo:
“PincoPallo ti ha aggiunto al gruppo Whatsapp: Rimpatriata: matricola…”
Superato il profondo oblio provato nella visualizzazione di quel nome sul display del mio orologio, sono passata nel giro di una manciata di secondi da chi cavolo è PincoPallo Ma perchè mi ha aggiunto in un odioso gruppo Whatsapp?
La realtà dei fatti è che, nonostante il chiaro titolo attribuito al gruppo, non riuscivo ad arrendermi all’idea che davvero stesse succedendo.

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Come se di colpo si fossero spalancate lo porte dell’inferno mi sono ritrovata inserita in un gruppo Whatsapp [e sapete quanto io ami i gruppi Whatsapp] di oltre 50 partecipanti di cui non possedevo il numero neanche a pagarlo oro; ricoperta da mille e più informazioni senza le quali non solo avrei vissuto ugualmente ma posso giurare che avrei vissuto addirittura meglio; riportata, senza aver dato consenso alcuno, indietro in un tempo che avevo abbondantemente archiviato e rimosso: gli anni universitari.

giphy3“Oh che piacere ritrovarvi, io adesso vivo a Londra…”
“Tizia e Caia invece vivono a Dublino.”
“Ma dai. Io mi sono sposata…”
“Io ho un figlio.”
“Io vi batto tutti: ho due bambine.”
“Mamma mia: quanto mi siete mancati. Pazziiiiii!!!”
“Siamo di nuovo tutti giovani!”
“YAAAAAAY!”

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Insomma, dopo un paio di ore in questo gruppo di ipotetici sconosciuti appartenenti al mio passato ho carpito vita, morte e miracoli di persone di cui avevo anche rimosso l’esistenza, molte delle quali sono rimaste nell’oblio di un numero di telefono sconosciuto visto che neanche la foto profilo di Whatsapp è servita a rievocare alcunché alla mia memoria….figuratevi quanto io ne potessi sentire la mancanza di questi pazzi.
Yaaaaaay.

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Sei la solita cinica, asociale e disamorata.
Potrei tranquillamente darvi ragione, eppure ho la netta sensazione che messi alle strette nessuno sano di mente possa essere dotato della spasmodica voglia masochistica di restare bloccato per un’intera serata a conversare con persone di cui risulta evidente non vi sia mai fregato nulla neanche quando eravate costretti a frequentare le stesse aule, ad ascoltare racconti su figli e pappine, su mariti e viaggi di nozze, su brillanti carriere un po’ vere e un po’ romanzate utilissime ad innalzare l’ego del narratore e a triturare le scatole del povero ascoltatore.

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Non ho mai amato così tanto il tasto: Abbandona gruppo.

 

 

A.A.A. Cercasi Ashton!!!

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Se fossi la protagonista di una di quelle commedie romantiche in cui amo perdermi rimpinzandomi di patatine questo sarebbe il momento perfetto.
Come sarebbe a dire: quale momento perfetto? Vi si deve spiegare proprio tutto, eh.

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Avete presente quel momento in cui tutto sembri andare dannatamente a rotoli, quando i capelli della protagonista sembrano diventare l’emblema stesso del disfacimento enteriore che la sta dilaniando; quel momento in cui il lavoro sembra annientarle l’esistenza, le amiche sembrano essersi dimenticate della sua esistenza prese dalla confusione delle proprie vita, il principe azzurro sembra essere stato investito mentre percorreva l’autostrada contromano a cavallo del proprio destriero bianco, il cibo sembra essere rimasta l’unica consolazione plausibile con somma gioia della bilancia che vede la sua lancetta lievitare come se non ci fosse un domani. Quel momento in cui se ci fosse una piccolissima scheggia di meteorite cascherebbe esattamente sulla testolina scapigliata della povera protagonista occhialuta e triste rendendola la giornata lievemente peggiore dello schifo in cui si trascina da giorni.
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Quell’istante in cui una particolare congiunzione astrale, e le esigenze di copione [chi vorrebbe mai vedere un intero film sulla storia di una sfigata?], danno origine esattamente a quel momento li: il momento della svolta.

Il momento in cui tra un calcio in culo della sfiga e l’altro, la protagonista casca stile pera cotta tra le braccia di Ashton Kutcher, ad esempio.

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Quella frazione di secondo in cui Ashton, probabilmente colpito in pieno alla testa, viene folgorato dall’aura di malumore che accompagna la triste protagonista e, sentendo un richiamo dal Paradiso, decide che il suo unico scopo nella vita sarà farle tornare il sorriso.
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So benissimo che dopo quei 15 minuti di illusoria gioia si scoprirà come minino che Ashton è un serial killer con tendenze suicide che ha già prenotato la sua fine assistita in Svizzera dopo essersi indebitato fino al collo a causa del gioco d’azzardo.
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Ma volete mettere passare 15 minuti di gioia infinita con lui?

September is coming.

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Mi sento quasi un estranea ad entrare qui dentro dopo così tanto tempo; potrei nascondermi affermando di essermi presa una meritatissima pausa estiva dal blog ma sarebbe una menzogna. Passare dal bisogno spasmodico di dare voce ai propri pensieri, fissarli nero su bianco come se fosse indispensabili non perderli nel vortice del tempo, al rifuggire stancamente da questo spazio per non dovermi ritrovare a tu per tu con i miei pensieri.
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Sarà colpa dell’aria di Settembre che già mi riempie i polmoni; o forse, più semplicemente, della malinconia che accompagna puntulamente la fine delle vacanze [soprattutto dopo un viaggio favoloso come quello che ho fatto io questa estate]; sarà colpa dei pensieri che si affollano nella testa facendo a cazzotti tra loro lasciandomi esausta e malconcia ogni qual volta provo a fermarne anche solo uno; sarà colpa della consapevolezza di essere troppo ordinaria e inquadrata per fare una pazzia ma troppo fuori dalle righe per vivere bene nella normalità che accompagna i miei giorni.

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Sarà colpa di tutto ciò che mi circonda, o forse, per quanto sia più difficile ammetterlo, potrebbe essere semplicemente colpa mia questo mood in cui mi ritrovo a naufragare dal momento in cui ho poggiato nuovamente piede in Italia.

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Sarà settembre.

Ne sono certa.

Settembre è il lunedì dell’anno…

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E domani è già settembre…

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

…e io odio il lunedì.
Non mi prendo i meriti del titolo del post, l’ho letto o sentito da qualche parte questa mattina e si è aggrappato ai pensieri malinconici della giornata accompagnandomi per tutto il giorno senza andare più via; quei pensieri che ti portano a sospirare alla vista di ogni post che riporti la scritta settembre, quei pensieri che ti portano a cercare tra i tag di wordpress altri malati di Settembre come te, quei pensieri che ti riportano su un tuo vecchio blog a rileggere come ti sentivi nello stesso giorno di qualche anno fa.1 Settembre 2011:
Facciamo un lungo respiro e vediamo di capirci…il mese di settembre é iniziato già da 48 minuti…se guardo il calendario, come lo giro e come lo metto, mi crea ansia…cioè capiamo bene la situazione perché quando si sente l’ansia montare dentro fissando l’appuntamento x il ritocco delle unghie risulta…

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I ❤️ NYC!

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Non potevo restarci lontana per troppo tempo, non potevo non ascoltare nuovamente il caos che mi tiene sveglia di notte, non potevo non sentirmi nuovamente piccina accanto a questi giganti di vetro e acciaio. Era impensabile, per me, essere ancora lontana dalla città che non dorme mai.


Si dice che New York sia costituita da milioni di persone diverse, e tutti vengono qui in cerca di qualcosa.


Sarà per questo che mi sento a “casa”.