Pensieri Sparsi

A 1500 festeggiamo?!?


Vedere questo spazio crescere nonostante sia divenuto un qualcosa di estremamente personale rende ogni parola superflua; in questo percorso fatto insieme ormai credo di avervi ringraziato in ogni modo possibile ed immaginabile eppure non ho ancora intenzione di smettere di farlo perchè, nonostante la cupezza che aleggia in questo posto ultimamente, non mi avete abbandonato.

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Semplicemente, grazie. 

Pensieri Sparsi

Nonostante tutto.


Una persona che soffre di ansia, non è mai sola. E credetemi non c’è nulla di vagamente rassicurante in questa affermazione; si vive costantemente in due, bloccati in una scomoda convivenza da cui sembra impossibile liberarsi.

Quando mi sono accorta di avere un mostro come migliore amica, o anima gemella che dir si voglia, ho fatto una promessa a me stessa: non avrei mai voltato le spalle al mio trolley fuxia. Insomma: se è vero che eliminare le cose che amiamo non fa bene a noi stessi, nel momento stesso in cui non avessi deciso di fare tale promessa a me stessa, avrei tradito la mia essenza, quella parte di me che ancora tiene in vita la mia anima.

E’ per mantenere fede alla mia promessa che, quindi, non ho smesso di programmare viaggi, di trascinare il mio trolley rosa un pò qua e un pò là. E’ per non tradire me stessa che, nonostante il peso sullo stomaco che mi fa temere che prima o poi mi possa scoppiare il cuore, lo scorso fine settimana sono salita nuovamente su un aereo per dare un’altra occhiata al mondo.

Avevo iniziato questo post quando ero ancora sui sedili un pò troppo stretti dell’aereo che mi avrebbe riportato a casa, volevo raccontarvi di come, nonostane tutto l’ansia non mi avesse prendere il volo da sola, sia stato piacevole staccare la spina per un pò; osservare il mondo da un punto di vista diverso distaccandomi da quello che mi porto dentro da un pò.

Perchè viaggiare è sempre la migliore medicina. Nonostante tutto.

Pensieri Sparsi

20.o4.1993


Quanto può cambiare la vita di una persona in un solo giorno, in un solo istante? Prendete me ad esempio, se il 20 aprile del 1993 non fosse mai esistito probabilmente oggi sarei una persona diversa, probabilmente sarei una persona ricca, avrei girato molto meno il mondo troppo pigra per uscire dall’ordinario. Avrei meno amici; non che al momento mi si possa definire una persona socievole, soprattutto in questi giorni, ma non avrei quelle persone che nel bene e nel male sono la mia quotidianità. Probabilmente avrei una stabilità emotiva, smetterei di fare costantemente i conti per capire se posso fare l’ennesima follia. Magari smetterei di vivere in uno di costante oscillazione tra l’ansia più cupa e la più totale frenesia, quasi sicuramente avrei meno motivi per sorridere e sopportare quello che proprio nella vita non vuole andare come deve andare. Probabilmente sarei semplicemente diversa…ma, per fortuna, quel giorno di 24 anni fa è esistito e ha cambiato la vita di 5 ragazzini, e anche la mia. 💕 

Si scrive fan, si legge Amore!


#GraziePerAverciDonatoNickCarter 

Pensieri Sparsi

Vorrei spiegare che…


Quando due anni fa ho dato vita a questo spazio avevo semplicemente bisogno di un nome da dargli, qualcosa che risuonasse a suo modo anche simpatico, decisamente che facesse capire che questo non era uno spazio in cui mi sarei presa troppo sul serio; probabilmente, anzi quasi sicuramente, non avevo in programma di vedere questo blog crescere e durare così a lungo secondo i miei standards precedenti. Pensieri Sparsi di Una Psicopatica mi era sembrata una scelta carina, forse non brillantissima ne originale, ma in un qualche modo aveva una connotazione simpatica. Non avrei mai immaginato che nel giro di due anni avrei iniziato a sentirmi davvero una Psicopatica.

Chi ha iniziato a seguire questo blog dall’inizio probabilmente nel leggere i post di questo ultimo periodo si starà chiedendo: ma chi diavolo sta scrivendo in questo spazio? Non era questo il blog che avevo iniziato a seguire? Che fine hanno fatto i post simpatici e sarcastici? Cosa dovrei condividere di sta mezza depressa?

Il vero problema è che sono sempre io. La simpatica ragazza che scriveva post idioti sull’organizzazione della Pasquetta o la fuga dall’imbarazzante momento del lancio del bouquet della sposa, quella sciocca adolescente che blaterava del suo amore per quello biondo dei Backstreet Boys e spendeva parole sui weekends passati con le amiche, la ragazza con il trolley fuxia sempre pronta a partire, quella con mille domande e gli occhi grandi per guardare il mondo. Sono sempre io…eppure non lo sono più.

La scelta di parlarvi a cuore aperto nasce da quella sensazione di aver deluso anche i lettori di questo mio spazio che ormai mi porto dentro da un pò, quella sensazione che ha reso i miei post sempre più sporadici, forse un tristi e magari anche noiosi; quella sensazione che mi fa sentire un bluff anche in questo mio spazio. Il motto spazio mio, pensieri miei, parole mie che è stato un pò il filo conduttore di questo mio mondo ha iniziato a perdere colore e valore nella mia testa. Scrivo per me, leggono loro…a chi interessano davvero le mie paure?

La vocina nella mia testa ha una sola risposta, è più o meno sempre la stessa per tutte le mie domande: a Nessuno. Alla vocina della mia testa non importa fare la vittima della situazione, non ha alcuna intenzione di rendersi protagonista della scena, osserva il mondo da un punto di vista esterno interno alla mia testa [lo so, questa è contorta come roba] e mi da quelle risposte che non sempre gli chiedo per davvero, mi racconta cosa che non sempre vorrei ascoltare. Mi parla di me come se fossi fuori di me. Perchè la gente dovrebbe leggere cosa ti passa per la testa?

La risposta è che davvero non lo so. La verità è che osservo il foglio bianco di fronte ai miei occhi, sospiro e mi chiedo quello che, come dicevo poc’anzi, forse vi state chiedendo anche voi: che cosa diavolo le è successo? Che fine ha fatto la leggerezza dei post che mi piaceva scrivere/leggere qui? Chi è costei e perchè riempie questo spazio con questo grigiume?

Sono io...e, non so se per onestà verso di voi o bisogno di tirare fuori quello che ho in testa, vorrei provare a raccontare parte del caos che mi è scoppiato in testa in questo periodo, quello che mi ha portato in quel vortice di silenzio di cui vi ho parlato. Vorrei provare a mettere nero su bianco tutto quel buio che mi sta avvolgendo l’anima in questi giorni rendendomi difficile il momento in cui devo abbandonare il mio letto al mattino, facendomi desiderare di tornare quanto prima in quel letto, togliendomi la voglia di parlare e di ascoltare, di interagire con il mondo. Vorrei raccontarvi del desiderio di sparire che ha accompagnato i miei pensieri, della forza che ho sentito pian piano abbandonare il mio corpo, della speranza e dei desideri che ho sentito affievolirsi nel mio cuore. Vorrei farvi fare un giro nella mia testa, ma probabilmente non sopravvivereste un solo giorno.

Vorrei spiegarvi che non è un capriccio il mio silenzio, ne uno stupido test per verificare chi resta quando sto male perchè, credetemi, pagherei oro per non sentirmi così; vorrei spiegarvi che il silenzio non era un piedistallo su cui mi sono posizionata per giudicare le azioni degli altri perchè gli altri neanche riuscivo a vederli in questa ultima settimana, perchè ogni messaggio a cui non ho risposto, ogni telefonata che ho ignorato, ogni persona da cui sono scappata era semplicemente un mio fallimento. L’ennesimo fallimento. Perchè, per quanto mi sforzassi, le parole non riuscivano a prendere forma, i pensieri non riuscivano a smettere di vorticare, le lacrime non riuscivano a smettere di scendere dai miei occhi. 

Non avevo più il controllo di me stessa, avete mai provato questa sensazione? Vi siete mai sentiti così persi da aver paura di non riuscire più a trovarvi? Avete mai avuto la sensazione di cadere in un tunnel senza fine? Un pò come trovarvi in un mare in burrasca, di colpo, dimenticare come si fa a nuotare e iniziare, violentemente, ad annegare.

Tu piuttosto anneghi invece di farti lanciare da qualcuno un salvagente. E se vuoi il salvagente rosa, non prederesti mai quello rosa.” 

Come lo spieghi che stai così male che il salvagente forse non lo vedi? O se lo vedi, davvero non riesci ad afferrarlo? Come lo spieghi che stai così male da non riuscire a gridare “Salvatemi”? Come lo spieghi che hai così paura di annegare che sei completamente paralizzata nel terrore di cosa ti riempie la testa in questo periodo? Come lo spieghi che ti andrebbe bene anche un salvagente color verde pisello se fosse in grado di salvarti da te stessa? Come lo spieghi che forse avresti bisogno di qualcuno che li sfondi i maledetti muri che ti stai creando intorno e non di qualcuno che li usi per darti addosso facendoti sentire in colpa perchè non sei in grado di chiedere aiuto?

Come lo spieghi che non stai chiedendo di essere capita, visto che a capirti non sei brava neanche più tu? Che chiedi di avere spazio, ma non hai mai chiesto di essere lasciata sola; che non hai mai bisogno di mille parole ma “Hey” non può essere assimilabile ad un tentativo di far sentire la propria presenza in alcun modo possibile ed immaginabile. Come lo spieghi che dopo una settimana di merda leggere frasi come “Preferisci credere che nessuno ti capisca piuttosto che ammettere che forse tu sbagli a trattare la gente” probabilmente non aiuta, soprattutto se tu l’unica cosa che hai fatto in stai giorni è stata proprio stare lontana dalla gente.


Probabilmente semplicemente tutto questo non lo spieghi. Sospiri, ti racconti che passerà e vai avanti. 





Pensieri Sparsi

ʂɧɧɧ…


E’ una roba strana il silenzio eh.
Ci sono momento in cui lo odi, lo detesti con tutte le tue forze finendo per coprirlo in tutti i modi: parole, rumori, suoni, musica; tutto pur di non sentire quel senso di vuoto e di oppressione che sembra riempire inesorabilmente con la sua presenza.

E poi ci sono momenti diversi: quelli in cui il silenzio sembra essere l’unico luogo ideale in cui rifugiarsi, una sorta di limbo in cui lasciarsi cullare dalla vuotezza dei pensieri, un posto non posto dove aspettare che le lacrime smettano di bagnare gli occhi mentre le parole fanno fatica ad abbandonare le labbra.

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E’ un posto strano, il silenzio.
Così tremendamente imbarazzante quando non lo vuoi intorno, così maledettamente difficile da ottenere quando ne hai bisogno. Era così facile quando da ragazzina si voleva staccare la spina, bastava spegnere il cellulare o semplicemente ignorare squilli e messaggi, nascondersi dietro la più gettonata delle bugie: “Non mi è arrivato nessun messaggio.” Bastava cancellare, fingere di non vedere, ignorare e mentire. Bastava poco.

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E’ un posto triste, il silenzio.
Sei sola, nella tua nuvola priva di suoni e di colori. Ci sei, ma non ci sei. Persa in uno stand-by in cui ti sei rifugiata con la promessa di tornare prima o poi, ma con la consapevolezza che, giorno dopo giorno, è proprio quel silenzio a scavare un fossato intorno al tuo castello. Tu sei lì, un pò persa e un pò pensierosa. Osservi il mondo immersa in una bolla di sapone nella speranza di non vederla esplodere di colpo.

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E’ un posto buio, il silenzio.
Ma mentre lentamente scompari osservi chi ti tende una mano, chi bussa alla tua porta, chi ti promette di fonderti il telefono pur di sentire la tua voce ma si arrende dopo 5 squilli, chi ti lancia un salvagente…chi almeno ci prova.

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E’ mentre il silenzio ti avvolge, che capisci che alla fine si è sempre un pò più soli.

Pensieri Sparsi

Thirteen Reasons Why


Decidere di iniziare una nuova serie TV quando tutte quelle arretrate sono lì a puntare il dito contro di te ricordandoti l’impegno preso con loro ha un non so che di ribelle, un pò come avere la consapevolezza di avere del lavoro da finire e decidere di fregarsene altamente, prendere la macchina e passare del tempo al mare. La verità è che quel velo di triste malinconia che aleggiava intorno a Thirteen Reasons Why non avrebbe potuto in alcun modo lasciarmi indifferente, sopratutto in questo periodo della mia vita.
Non vi prometto che non ci saranno spoiler in questo mio pezzo, non sono brava ad arginare le mie parole, ne tanto meno ho alcuna intenzione di farlo, quindi se non lo avete visto ma avete voglia di farlo…beh potete sempre salvare il link del blog e ritornare quando parleremo la stessa lingua.

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Esattamente come Hannah Baker sento il bisogno di parlare, di raccontare, di dare voce a quello che ho dentro; non ho alcuna intenzione di suicidarmi, almeno su questo potete stare sereni. La verità è che, mentre tutti o quasi pensano che il suicidio sia la conseguenza di una sconfitta, la decisione di un vile che ha semplicemente smesso di lottare contro la vita, io continuo a vederci un atto di coraggio, sicuramente malato e/o non giustificabile, un atto disperato di chi, probabilmente troppo stanco di cosa continua ad offrirgli la vita, decide di affrontare la morte nella piena consapevolezza che per se stesso sarà dolorosa per un instante ma lascerà delle cicatrici profonde e sanguinanti nell’anima di chi, sopravvissuto a tale atto sconsiderato, dovrà fare fronte alla macabra realtà: potevo davvero fare qualcosa per evitarlo? Potevo io in qualche modo salvarla? sono stato io, anche solo in parte, artefice del suo destino?

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Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro all’anima.
Lo siamo stati da adolescenti quando cercavamo di farci accettare dagli altri, quando tutto quello di cui avevamo bisogno era un’amica che fosse leale, che ci sostenesse nel bene e nel male, che ridesse e piangesse con noi, che semplicemente ci fosse in quegli anni che credevamo fossero i più duri. Poveri illusi.

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Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
O quanto meno lo siamo stati quando abbiamo dato fiducia al ragazzetto che ha preso il nostro cuore e lo ha calpestato come fosse carta straccia, quando le attenzioni di quel ragazzo provocavano le invidie delle altre e le loro parole cattive riecheggiavano nei corridoi e nelle strade, quando il nostro nome era conosciuto anche quando noi non conoscevamo nessuno di chi osava pronunciarlo raccontando cose che risuonavano nuove anche a noi stessi.tumblr_onyzj9ekhf1sflf2eo7_r1_400

Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
Lo siamo stati a quella festa in cui tutti erano un pò ubriachi e/o fatti e noi non sapevamo cosa fare, quando ci siamo ritrovati di fronte alla scelta di essere accettati dal gruppo ed essere come loro o dare ascolto alla nostra coscienza e continuare ad essere un outsider, la ragazzina perfettina un pò noiosetta che al massimo beve Coca Cola e non tocca una sigaretta neanche a pagarla oro, quella tanto timida da sembrare algida, distaccata dal mondo, persa nelle sue fantasie.
Lo siamo stati quando abbiamo organizzato feste fighe a casa semplicemente per creare una giusta immagine di noi stesse, per farci notare dal ragazzetto che sembra guardare tutte tranne te, per sentire il nostro nome associato a complimenti ridondanti che a diciassette anni ti fanno sentire semplicemente grande.

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Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
Anche se non abbiamo più diciassette anni e non andiamo più al liceo; persi in quella solitudine paralizzante che ci rende fragili e vulnerabili, quel bisogno di essere capiti, di ricevere quella parola di conforto che sembra non arrivare mai. Siamo Hannah quando aspettiamo quel messaggio che non arriva, quando cerchiamo quell’amica che non ha più tempo per noi, quando il nostro mondo sembra crollare pezzo dopo pezzo e continuiamo a nasconderci dietro ad un finto sorriso, quando nessuno si rende conto della lotta che affrontiamo ogni giorno, delle ferite che ci lacerano l’anima, delle lacrime che rigano il nostro viso quando crediamo che nessuno ci stia guardando.

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Siamo Hannah quando mentiamo dicendo che va tutto bene, quando ascoltiamo i problemi degli altri senza assecondare il bisogno di urlare che ci dilania dall’interno; quando restiamo paralizzati cercando di ricordare quanto sia facile respirare, quando stringiamo le mani a pugno per smettere di farle tremare, quando mordiamo le labbra per bloccare le parole che temiamo possano uscire. Siamo Hannah quando teniamo insieme i pezzi di noi stesse con la colla e con lo scotch vivendo nella costante paura che le nostre crepe mostrino agli altri quanto siamo realmente danneggiate, quando ci perdiamo con lo sguardo fisso nel vuoto cercando di tenere il mondo fuori, o quanto meno di illuderci di poterlo fare, almeno per un pò, quanto basta per riuscire a far tornare il respiro regolare. Almeno per questa volta.tenor1

Siamo Hannah quando cerchiamo di apparire normali mentre affrontiamo le piccole battaglie di ogni giorno, quando ci nascondiamo dietro a grossi occhiali da sole nella speranza che non si noti quanto ci sentiamo perse nell’affrontare cose nuove, persone nuove, luoghi diversi da quelli familiari. Quando cerchiamo di essere easy nell’affrontare un nuovo lavoro, nuovi colleghi, nuove difficoltà ma in realtà la paura più grande resta quella di non piacere, di essere quella che parla troppo o troppo poco, quella che non sa stare al gioco o ci sta troppo facilmente. clay

Siamo Hannah quando ci sentiamo invisibili agli occhi del mondo, quando decidiamo di esserlo almeno per un poco, quando il nostro silenzio è pieno di parole che nessuno ha voglia di ascoltare, quando i pensieri fanno male e ogni battito del nostro cuore è una pugnalata in pieno petto. Quando siamo vivi fuori ma sempre più morti dentro!

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Siamo Hannah…sono Hannah.

Ogni giorno un poco in più, ma non mi basterebbero 7 musicassette per raccontarvi le ragioni per cui la vita proprio non ce la fa ad andare come vorrei, come in un mondo ideale dovrebbero andare, come semplicemente sarebbe giusto andasse. Almeno per un po’.13-reasons-why

Sono Hannah…eppure, in questo mondo dove ognuno di noi è sia vittima che carnefice, non posso negare di essere anche Justin, Jessica, Zach e Clay; e non potete farlo neanche voi. La verità è che nessuno sa cosa succede davvero nella vita di un altro e tu non saprai mai quanto i tuoi comportamenti incidono sulla vita degli altri. Chi di noi non ha mai mentito? Chi non ha mai ingigantito una storia semplicemente spinto da un desiderio di accettazione? Chi non ha alterato la realtà per salvare la propria di faccia senza pensare alle conseguenze? Chi non ha ceduto al richiamo dell’amore, al canto infame ed incantatore della gelosia, al dolce amaro sapore della vendetta? Chi non ha mai ignorato una richiesta d’aiuto perchè troppo preso dai propri pensieri, dai propri problemi, dalla propria vita?

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Chi di noi è davvero innocente? 

 

Pensieri Sparsi

Anxiety


In una bella giornata come quella appena trascorsa con un’amica, dopo una settimana, forse anche più, in cui l’unica sensazione a farla da padrona nella mia testa era una sola, ho trovato questo post che meglio di me spiega come ci si sente in certi momenti.

L’ansia non fa dormire. Ti tiene sveglia tutta la notte, ti fa girare e rigirare nel tuo letto. Il tuo cervello proprio non riesce a staccare la spina, l’ultimo pensiero prima di andare a dormire riflette i peggiori timori ed incubi.

L’ansia è svegliarsi stanchi, anche se la giornata è appena iniziata.

L’ansia è quando si prende sonno dopo ore.

L’ansia è quando diventa difficile persino rispondere ad un messaggio. 

L’ansia preoccuparsi eccessivamente di qualcosa che magari non si verificherà mai.

L’ansia è un messaggio senza risposta che ti uccide dentro, anche se scrive “sono occupato” oppure “risponderò più tardi”. E’ quella voce che ti convince che gli altri ti stiano deliberatamente ignorando. È’ immaginare ogni scenario negativo come realtà.

L’ansia è un’attesa. Ci si sente come in un’eterna attesa.

Queste sono le conclusioni che la propria mente trae in una forma di autodistruzione.

L’ansia si scusa anche quando la situazione non lo richiede.

L’ansia è avere un’eccessiva consapevolezza di tutto. Si interpreta persino una parola o un tono.

L’ansia è rovinare le relazioni ancor prima di iniziarle. Si salta subito alle conclusioni, finendo di rovinare tutto.

L’ansia è avere il sudore tra le mani, apparire calmi e a proprio agio mentre dentro di muore.

L’ansia è l’arte dell’inganno verso quelli che non ti conoscono. L’ansia è rassicurare falsamente tutti dicendo “non ti preoccupare”, “è tutto ok”. Mentre ti sostengono la tua mente pensa sempre al peggio.

L’ansia è voler riparare qualcosa che non è rotto.

L’ansia è un flusso continuo di domande che fanno dubitare di te stesso.

L’ansia è provare disagio ad una festa perchè si pensa che tutti gli occhi saranno puntati su di te e che nessuno ti voglia lì, è svegliarsi al mattino dopo i postumi di una sbornia e avere rimpianti chiedendoti a chi hai fatto torto o a chi devi chiedere scusa.

L’ansia è la paura del fallimento e la ricerca della perfezione. Se tu “cadessi” o facessi errori, saresti capace di punire te steso.

L’ansia è il bisogno costante di programmare tutto.

L’ansia è quella voce dentro che ti dice “non ce la farai mai”. 

A tutti i costi devi superare le aspettative della gente, anche se queso ti sfibrasse al limite.

L’ansia è procrastinare continuamente perchè la paura di un eventuale fallimento ti paralizza.

L’ansia è sentirsi abbattuti in segreto, quando nessuno può vederti. L’ansia è tentare sempre perchè non c’è cosa peggiore di non superare gli altri o i propri “demoni”.

L’ansia è quella voce che ti dice “e’ una vera stronzata”.

L’ansia è la necessità vitale di controllare le cose, perchè nulla deve sfuggire al tuo controllo.

Ma la cosa che più provoca ansia è trovare la cura, il rimedio, la soluzione. Non sbagliare mai. La necessità di essere accettato. L’ansia è essere duri con se stessi.

Quando i tuoi amici cominciano a capire e vorrebbero aiutarti, ti accorgi che la battaglia è solo tua e la si deve combattere ogni giorno. 

Soprattutto pensi di affrontarla da sola.