Pensieri Sparsi

Esserci.


Ho sempre immaginato che quando qualcosa di veramente brutto accade nella tua vita il resto perdesse di importanza, come se di colpo tutto il superfluo svanisse e non riuscissi a vedere oltre quello necessario. Mi sbagliavo. Quando la tua vita viene travolta da una valanga che ancora non riesci a comprendere, la prima cosa che cerchi di fare è restare a galla provando a ricordare come si facesse a respirare; subito dopo i tuoi occhi iniziano a muoversi freneticamente alla ricerca di chi hai intorno, della mano tesa che ti offre aiuto, della spalla su cui riversare le tue lacrime, del sorriso che riscalda la solitudine che la sofferenza porta con sé.

Ti ritrovi ad odiare tanto il rumore quanto il frastuono del silenzio assordante di cui ti circondi; temi che il vuoto che senti dentro possa risucchiarti lentamente fino a farti scomparire e che la rabbia che ti logora possa mutare il colore dei tuoi occhi tingendo di nero la tua anima. Sai che devi essere forte, se lo aspettano tutti da te, ma ti senti così debole e spaventata che a volte, per quanto possa ucciderti dentro, lasci vincere la paura e finisci per guardarti intorno e, con un grande stupore, ti rendi conto di quanto importante e diverso sia lo scenario che ti circonda. Almeno questo è quello che è accaduto a me.

Sono passate ormai tre lunghe settimane da quando, come nei peggiori incubi, la mia vita è finita in un frullatore. Ma questa non è la maxi storia di come la mia vita è cambiata, capovolta sotto sopra sia finita, per quel racconto li penso di avere bisogno di tempo, tanto tempo, per metabolizzare quanto successo. Questo è semplicemente la fotografia di quello che, nel momento peggiore della mia intera vita, ho trovato di fronte a me, di quello che mi ha scaldato il cuore e di quello che mi ha deluso nel profondo.

Quando le brutte notizie arrivano in piena notte, il primo nome da chiamare che compare nella tua mente è, senza ombra di dubbio alcuno, quello della persona di cui più ti fidi al mondo. L’unica a cui sei certa non servano troppe spiegazioni per essere accanto a te: la mia persona vive letteralmente dall’altra parte del mondo. Un messaggio con un’unica parola, Tesor, ed il mio telefono ha iniziato a squillare perché sono certa che ti sia successo qualcosa. E’ stata la persona che ha accolto le prime parole sconnesse e le amare lacrime che hanno bagnato i miei occhi, quella che ha abbracciato il mio sgomento facendolo un po’ suo, quella che calmato i miei singhiozzi provando a razionalizzare l’irrazionalizzabile. Il sostegno emotivo senza il quale sarei stata persa in questi giorni.

Il secondo nome è quello della persona di cui hai bisogno: la mia persona era forse quella più sbagliata, quella che su carta non mi avrebbe dovuto un bel niente figuriamoci starmi vicino in un momento del genere, quella che ho provato fallimentarmente ad allontanare per tutto l’inverno, la stessa che al mio messaggio sbigottito ha reagito con una telefonata fottendosene di tutto il resto. La persona che in questi giorni mi ha dato tanto, forse troppo, e anche di più, senza lasciarmi sola, anche quando non poteva fisicamente essermi vicino o quando, in preda all’ansia, gli ho reso un inferno ogni tentativo. La prima che ho visto da quando questo incubo è iniziato. Sembri un cadavere questa sera. Il primo abbraccio, quello che, almeno per un attimo, ha calmato tutti i pensieri bui che affollavano la mia mente. Quella che mi ha portato a vedere il mare perché è di questo che hai bisogno, quella che mi ha ascoltato piangere e ripetere le stesse cose come un disco rotto, che ha sopportato i miei capricci e ha provato a disinnescare i miei pretesti per litigare. Quella persona che ha creato la Giornata Mondiale dei Bacini solo per intasarmi il telefono di stupide emoticon e strapparmi un sorriso; quella che ha passato giorni a ripetermi non devi aspettarti nulla perchè poi resti delusa per poi ammettere di essere stata più agitata di me, nonostante i tentativi di calmarmi. Quella persona che ha aspettato un’ora e mezza e fatto 50 km in più solo per passare del tempo con me e farmi parlare, quella della colazione che ti calma in un giorno troppo complicato. Quella che ti sono vicino perché è normale che sia così, perché ci tengo tanto a te. 

E poi c’è la persona ritrovata! Quella con cui le strade si erano divise da mesi ma che, in un momento del genere, è nel posto dove forse è giusto che sia: accanto a te. Senza troppi se, senza alcun ma, nonostante tutto ha scelto di mostrarsi forse anche superiore a me e semplicemente essere presente quando ogni certezza sembra svanire, quando mantenere tutti i pezzi insieme sembra impossibile. Sono sempre di famiglia. Certe cose, forse, neanche il tempo può cambiarle alla fine.

Esserci! Tutto gira intorno ad un semplice verbo alla fine. Esserci, semplicemente volerlo fare. 
Quando qualcosa di veramente brutto accade nella tua vita ti guardi intorno, ma lo fai davvero! Scorri i messaggi sul cellulare e ti ritrovi mentalmente a stilare una lista, ad incolonnare le persone, a catalogarle.  Le persone che si sono sedute al mio fianco stringendomi la mano senza mai lasciarmi sola sono essenzialmente tre. La prima, la seconda e la ritrovata.

Poi c’è chi ci prova: chi ti conosce da una vita eppure non trova le parole giuste da dirti ma trova il modo di farti sentire la sua presenza, quella che ti chiede di uscire perchè hai bisogno di distrarti, chi anche solo con un messaggio (forse pure di circostanza) ti fa sentire il suo supporto. C’è quel collega che non se ne fa una ragione e il capo che ti concede tutta la flessibilità di cui hai bisogno, la collega che ti ricorda che devi essere forte perchè altrimenti il mondo sarebbe meno rosa. C’è l’amica che ti scrive tutti i giorni, più volte al giorno, solo per sapere se ci sono novità, se stai bene; quella con cui, in questi giorni assurdi, ti lascia parlare di ragazzi perchè così il mondo sembra più normale anche a te.

Poi c’è chi il messaggio non te lo manda per niente, chi millanta a parole una vicinanza mai palesata in tre lunghe settimane, chi ti chiede come stai e manco si accorge che non stai rispondendo alla domanda, chi ti promette di uscire e poi sparisce e chi ti chiede di farlo solo perchè ha bisogno di un favore. Chi chiamami se hai bisogno, ma non ho avuto tempo di chiederti come stai, chi troppo preso dai suoi psicodrammi neanche si è reso conto che stai passando l’infermo.

Sono tre settimane che mi viene ripetuto che non è facile sapere come comportarsi in alcune situazioni, le parole da trovare, i gesti da fare. Mi dicono di non essere severa con chi non riesce a trovare la strada per starmi vicino; ascolto, annuisco e fingo di essere d’accordo! Chi tiene a te, il modo lo trova sempre. Chi tiene a te, quando stai male, non riesce neanche a pensare che esista un modo giusto o sbagliato di starti vicino. I tuoi problemi diventano i suoi, e le tue spalle pesano un po’ meno. Chi tiene a te sa chi sei, sa che non servono grandi parole. Esserci. È tutto lì.

So perfettamente chi sono, sto iniziando solo a capire chi ho intorno davvero.

E non mi piace così tanto.

Pensieri Sparsi

Un bicchiere di vino


Sei ancora alcolizzata o sei diventata astemia? Di alla parte alcolizzata di vestirsi e scendere questa sera.

Sia chiaro: non ho alcun problema con l’alcol; bevo volentieri un paio di calici di vino e al terzo probabilmente mi vedrete solo portare il bicchiere alla bocca, dopo l’ennesimo brindisi, e fingere di bere. Eppure a volte ho la sensazione che sia solo quella versione di me a stare simpatica alle persone; quella che ride un po’ troppo, che parla più velocemente e forse anche a voce più alta. Quella che se ne frega del mondo che la guarda, perché non se ne rende poi così conto.

Non bere tanto questa sera.

La prima volta che mi è stata detta questa frase mi ha urtato il sistema nervoso; poi ne ho capito il senso. Quello che percepivo come un tentativo di ledere la mia libertà era in realtà un gesto premuroso; quando racconti che sei stata male per un bicchiere di vino a volte c’è chi ti ascolta davvero. E poi puoi ridere anche senza bere, come me lo fai.

Non sono riuscita a non mettere a paragone le due frasi: due persone diverse, due visioni diverse di me.

Pensieri Sparsi

Tutta colpa della carbonara!


Chi mi conosce sa bene quanto io ami mangiare e, allo stesso tempo, quanto sia difficile per me trovare qualcosa che non mi faccia storcere il naso perché non mi piace. 

Ed è proprio in questo modo che, in fin dei conti, affronto la vita.

Non mi ero resa conto di mancare così tanto da questo posto, di non avere preso una pausa da tutto per incontrare i miei pensieri da così tanti mesi. Neanche negli anni più impegnativi era capitata una cosa del genere…e adesso sono tornata qui per scrivere un post sulla pasta. Potrebbe sembrare bislacco e poco sensato, ma in realtà non lo è. Sono tornata qui perché è in questo posto che iniziano e finiscono le cose, spesso anche solo un semplice viaggio: finisce davvero quando le mie parole hanno trovato posto su questo foglio bianco. E anche questo viaggio è giunto alla fine.

È assurdo come ricordi l’istante esatto in cui tutto ha avuto iniziato; se fosse uno sciocco romanzo rosa questo sarebbe il momento esatto in cui il cuore della protagonista ha perso un battito. Non lo avevo capito e forse è stato un bene così. Non credo che nella vita reale esista una colonna sonora che accompagna le scene più salienti (probabilmente neanche la voce fuori campo che li racconta rendendo tutto dannatamente poetico) eppure adesso, nella mia memoria, non riesco a fare a meno di ricordare musica (e voce).
Sarà un inizio di pazzia? Probabilmente si. O forse è solo un eccesso di lucidità.

È Instagram è correre in soccorso della mia memoria: una storia archiviata ormai oltre due anni fa, il chiaro segno che qualcosa era successo quel giorno. Che roba da sfigata. Ci sono momenti che ci toccano più di quanto noi stesse possiamo immaginare. Un piccolo fiore. Un gesto stupido che aveva rubato 15 secondi di tempo su uno dei miei social, un frammento di spazio nei miei pensieri.

Chiudo gli occhi per un solo istante mentre la voce di Adele accompagna le immagini sbiadite che si susseguono nella mia testa: il suono della mia risata che diviene sempre un po’ più forte, l’acidità delle mie parole che si scontra con il sorriso da ebete e gli occhi a forma di cuore, il calore di un abbraccio, la dolcezza di un bacio, le lacrime di un addio…e poi di un altro…e di un altro ancora…come se fossimo persi in un infinito loop, incapaci di trovare la via d’uscita.

 Si dice che quando finisce una storia d’amore sia solo uno dei due a soffrire: questa non era una storia…e l’amore è un’altra cosa. Ad essere onesta, avrei anche da ridire sul termine sofferenza. Una triste malinconia che ti attanaglia l’anima. Probabilmente in questo modo riuscirei a spiegare quella sensazione che si è impossessata della mia essenza. La certezza di non essere capita. Quello che accompagna ogni mio pensiero. La solitudine della mente. Quando sento che a nessuno interessi davvero il piccolo inferno che sto attraversando. L’arroganza di potercela fare da sola.

Ci sono principesse che non hanno ancora trovato il proprio principe azzurro, quelle che sono diventate guerriere perché, nonostante i vestiti rosa e nastrini sfavillanti, non hanno potuto rinunciare ad indossare un’armatura. Sono quelle che si sono lasciate rapire dal pirata non per ingenuità ma perché posso scegliere anche io di divertirmi senza costruire il castello in cui vivere. Sono quelle che hanno iniziato a giocare, ricordando bene le regole da seguire: poche ma essenziali.

A chi sono davvero piaciute le regole? Possiamo smettere di essere ipocriti almeno per un istante ed ammettere che non c’è alcun segno di debolezza nell’infrangere una regola? Neanche se era la più importante di tutte?
Parole. Risate. Abbracci. Lacrime. Qualcosa che non era mai iniziato, è finito. E ancora parole. Sospiri. Una lenta agonia: tenera dolcezza intrecciata ad una logorante malinconia. Come la spieghi questa sensazione se continui a non dargli una definizione?


Semplicemente non la spieghi. Ti limiti a viverla attendendo che la tempesta passi, esattamente così come è arrivata; aspetti che torni la quiete, quel torpore da cui finalmente ti eri risvegliata…e ti chiedi come sarà. Non è cambiato nulla, eppure è cambiato tutto. Sei cambiata tu. Sei tornata umana, forse anche più di quanto fossi mai stata. Ma a nessuno sembra interessare, nessuno riesce a vedere che non sai più come si fa. Nessuno vuole andare oltre la bugia che racconti da così tanto tempo che hai finito per convincere anche te stessa. Sto bene.

Il più grande errore dei nostri giorni, a mio avviso, è proprio questo: credere che se non si sta male, semplicemente si stia bene. Vorrei fosse così immediato e logico. Eppure non è così, almeno per me. Semplicemente stai. Bloccata in un limbo da cui sai che puoi uscire, forse non ne hai ancora voglia; ferma tra quello che vorresti e quello che hai perso; sospesa tra le mille parole che non ti concedi di pronunciare.

Non sorridi più se non ne hai voglia, non fingi interesse per ciò che non ti interessa ascoltare, non ti costringi ad un’empatia di cui ne hai le scatole piene. Vai avanti e aspetti semplicemente che passi. Tutto passa. E’ solo questione di tempo, solo questione di volontà. Bisogna solo saper aspettare, forse non avere fretta e lasciare che tutto scorra…tutto torni normale.

Tutta colpa della carbonara. 

Di quel piatto solo tuo, perché tu la mangi così. Perchè tu sei diversa anche in questo. 

Pensieri Random di una 15enne

Date un Oscar a questa donna!


Avete presente quando tra tutte le persone sulla faccia della terra sembra che il tuo cervello abbia smesso di funzionare facendoti perdere un pò il lume della ragione proprio per quell’esemplare di ominide che tutti i tuoi conoscenti reputano un povero idiota?

A questo punto per dissimulare il fatto che hai dei gusti decisamente di merda, che la tua capacità di giudizio è ormai arrivata ai minimi storici, che il buonsenso ha abbandonato il tuo corpo…insomma per non far capire al mondo che di base sei solo una cretina, aiutata dalla forte irritabilità intrinseca all’ominide in questione, fingi un profondo odio nei suoi confronti. Un senso di irritazione livello Pro che ti fa alzare gli occhi al cielo quando parla e storcere il naso al suono del suo nome.

Ma fingi proprio bene!!! Talmente bene che, arrivati a questi livelli, aspetti che, da un momento all’altro, arrivi una celebrità con tanto di bellerrimo vestito di gala a consegnarti un oscar nel salotto di casa tua. Oh, se sei così brava, il mondo deve saperlo.

Il problema è che sei talmente brava che anche se ci stai morendo ancora dentro, nessuno se ne accorge.
Talmente brava che nessuno si rende conto che il solo suono del suo nome ti fa partire l’ansia, che ti sale la rabbia per le cose non dette, che gli spaccheresti la faccia solo per non porti domande, così per partito preso.
Fingi così bene che l’ominide in questione diviene l’arma per prenderti in giro, la persona irritante da nominarti a modo di minaccia; quelle cose del tipo:
Oh ti faccio telefonare dall’Ominide, così davvero puoi dire che è un lunedì di merda.
Ti faccio contattare dall’Ominide così vedi come diventa piacevole parlare con me in alternativa.
Seeeh, ti chiudo in una stanza con l’Ominide per punizione così….

Il punto è che tu non credevi di essere così una brava attrice, ma ormai non puoi deludere le aspettative del pubblico. Non puoi mica raccontare che è un mese che non lo senti e non ti manca ma se evitassimo di nominarlo il mondo sarebbe un posto migliore, mica puoi dirgli che è già un macello addomesticare i tuoi pensieri senza loro aggiungano ostacoli sul tuo percorso di guarigione e riacquisizione del senno.

Cosa ti resta fare? Ascolti l’ennesima idiozia che porta il suo nome, ridi cercando di non sembrare isterica e pensi che se ti ci chiudessero nella stanza potrebbe essere una cosa molto pericolosa e quindi meglio non soffermarcisi neanche di sfuggita sul pensiero…e fingi un conato di vomito!!!

Il pubblico non va deluso.

Pensieri Sparsi

La giusta conclusione.


Ancora mi domando come io fossi stata così stupida da ipotizzare che un anno come quello quasi giunto al termine potesse mai chiudersi in maniera diversa!
No, non è mia intenzione mettermi a parlare di decreti a cui piace cambiare o di regioni che hanno più alternanze di colori delle serie sul mio albero di Natale (che per la cronaca ne ha uno solo, perché va bene il trashiume natalizio ma le cose vanno fatte con stile). 
Sono decisamente più egoista nell’uso delle mie parole e dei miei spazi.

Perché la conclusione di anno di cui vorrei parlare riguarda solo ME. 
In fin dei conti, non dimentichiamo il motivo per cui questo spazio è nato eh.
La verità è che in questi 12 mesi ci ho provato davvero a non mollare il colpo, di non inciampare; ho cercato di essere forte, forse più del dovuto. Ho finito per spegnere tutte le emozioni…ancora una volta.

Crack!
Questa volta l’ho sentito chiaramente, ho sentito il rumore di qualcosa che è andato in frantumi…IO.

Credo di essere solo stanca di fingere che vada tutto bene, che le scelte sbagliate non mi abbiano ferito, che la solitudine sia diventata una mia cara amica, che sia forte quanto voglio che gli altri credono.
Sono stanca…ma non ho vie d’uscita!
Non piango fino a quando le lacrime non diventano inspiegabili ed inarginabili, fino a quando alzarmi dal letto diviene una tortura.
E no…nessuno mi capisce davvero!!!

Perché la gente crede che per aiutarti deve fomentarti contro un nemico che poi in realtà non esiste; come se dirti che è uno stronzo per magia ti facesse sentire meno idiota, come se bastasse ad arginare quel noSense che ti tormenta da giorni.
Come se dirti come impostare le cose possa servire davvero a rimarginare cosa ti si è rotto dentro, come se ignorare le conseguenze ti facesse dimenticare che ce ne sono state,
Perché la verità è che sei sola con i tuoi pensieri semplicemente perché nessuno può capirti o ascoltarti davvero oggi…perché siamo tutti un po’ rotti dentro.
Ed ecco che ogni conversazione altro non è che uno scambio di problemi di cui in realtà non importa niente a nessuno!

È così che rispondi che stai bene semplicemente perché dei drammi degli altri non te ne può fregar di meno persa come sei nei tuoi pensieri.
Crack! 
Tutto va in frantumi ma nessuno se ne accorge perché metti su il tuo rossetto migliore, che coprirai con quella maledetta mascherina, e speri che la gente non si concentri sui tuoi occhi.
Rendi la voce acuta e svuoti la carta di credito, riempi lo stomaco anche se poi ti viene solo da vomitare.

Va tutto bene…anche se va tutto a rotoli e non riesci a fare altro che restare pietrificata ad osservare tutti i pezzetti che volano via come coriandoli.
Sono solo stanca.

Stanca di dare il 100% in quello che faccio ed essere banalmente scontata, come se ogni compito in più fosse dovuto, come se non avessi più una vita e tutto ruotasse intorno a ciò che gli altri si aspettano da te. 
Stanca di sembrare quella che non sono e di non sentire più cosa invece forse sto smettendo di essere.
Stanca di essere delusa, di non riuscire ad essere felice.

Sono stanca di vedere le vite degli altri andare avanti e poi sentire le loro lamentele.
Stanca di provare a dire che sto male e sentirmi rispondere anche io.
Stanca di raccontare i miei problemi a chi mi vuole solo buttare addosso i suoi.
Sono stanca di voi…ma soprattutto sono stanca di me!

Credo sia la giusta conclusione di questo anno.

Pensieri Sparsi

Ma se ti dico Tik Tok, tu…


Facciamo un post su Tik Tok Cheeeeeeck!!!

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Non sono impazzita, se ve lo stesse chiedendo, e se avete fatto almeno una volta un giro su Tik Tok sapete benissimo di cosa io stia parlando.
Ma facciamo un passo indietro.
La scusa per cui ho installato Tik Tok sul mio Iphone, nonostante io sia decisamente un over 30, è la più banale di tutte: sono curiosa di capire di cosa si tratta. Se ci aggiungiamo il fatto che da un paio di anni, tra le altre cose, posso raccontare in giro di essere Social Media Manager (praticamente quella autorizzata a stare su Instagram durante l’orario lavorativo), la sperimentazione, o quantomeno lo studio, del social network che sta facendo impazzire letteralmente tutto il mondo è quanto meno obbligatoria.

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Dopo aver installato Tik Tok, a differenza di quanto solitamente accade con gli altri social network, seppure senza aver effettuato alcuna registrazione mi è possibile visualizzare tutti i contenuti; certo non posso lasciare cuori o commentare ma nulla mi impedisce di essere risucchiata da un vortice di trash dall’effetto lobotomizzante.
Credo sia proprio questo il segreto di Tik Tok, non mi ci vuole molto per scoprirlo: è tutto così dannatamente trash, assurdo e surreale da divenire quasi ipnotico.

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Senza rendermene conto, al suono di no va beh, ma cos’è quest’idiozia, oddio non ci voglio credere che stia facendo questa roba seriamente che mi sono ritrovata a sprecare ore della mia vita a guardare video della durata massima di 60 secondi fatti del nulla più assoluto.

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Parliamo appunto di cosa sia possibile trovare su Tik Tok.
Senza voler alcun modo generalizzare, credo che in maniera molto semplice sia possibile suddividere i TikToker in poche macro categorie:

–            I creatori di Trend.

Non ho idea di come si diventi famosi su Tik Tok nè perché, è palese però che il sistema sia completamente differente da quanto avviene su Instagram. A divenire famos* sono ragazzin* che ai diciotto anni difficilmente sono già arrivati, che non sono particolarmente ricchi o promotori della bella vita ma che semplicemente fanno cose.
In effetti ciò che fanno è creare trend, ovvero dei contenuti che poi saranno emulati, interpretati e riproposti da altri migliaia di aspiranti TikToker.

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Anche per i trend è necessario fare una sorte di schematizzazione:

Balletti demenziali: ci sono i creatori di queste mossettine demoniache che interessano per lo più la parte superiore del corpo. Di base sono sempre gli stessi 6/7 movimenti che, mischiati con sapienza, danno origine a queste mossettine che finiscono per entrarti nel cervello: una rotazione del busto in 3 tempi, un respiro con le mani (giuro che lo definiscono così), un colpo di pistola, un tocco alternato delle guance e piroette varie ed eventuali come a volersi svitare le mani dal braccio.
Da quanto ho potuto capire, la regina indiscussa di questi balletti è una certa Charli D’Amelio, una ragazzina di 15 anni del Connecticut che vanta ben 13Mil di followers sulla piattaforma cinese.

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Scenette comiche e demenziali: di base è semplicissimo, si tratta di rendere virale uno sketch comico rendendolo demenziale all’ennesima potenza. E’ così che Fernandoooo è divenuto un tormentone e sono tornati in auge i dementi da discoteca che inzuppano il biscottino.

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Lip Sync addicted: unite i balletti demenziali ad un perfetto playback su una canzone accattivante ed il gioco è fatto. La scelta della canzone è importante, deve essere inutilmente piena di versettini e consentire di aggiungere in maniera random occhiolini, leccatine e sospiri…oppure deve essere oltremodo triste e deprimente…o estiva legata all’amore, ai tradimenti e tutto ciò che rende la vita di un adolescente un mondo complicato.

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Scenari apocalittici e/o demenziali: parliamo di comparse di puntini colorati sulle mani che indicano se vivrete o morirete, anni della vostra morte che compaiono sulla vostra fronte. Per non parlare del “Tu sarai la fidanzata, ma io sono Jessica calcetto“. Non volete che io vada avanti oltre…

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–            I creatori di POV.  

Per i comuni mortali sto parlando dei famosi Point of view.
Ecco, questa cosa va spiegata: oltre ad eccellenti ballerini, su Tik Tok è presente un numero quasi spropositato di attori. Ovviamente i prossimi premi Oscar racconteranno di aver iniziato a muovere i loro primi passi nel mondo della recitazione proprio su Tik Tok.
E’ in questo modo che una canzone e pochi oggetti di scena bastano per dare vita a dei momenti da brivido…con tanto di commenti di approvazione che Joaquin Phoenix scansati proprio.

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–            I vorrei ma non posso. 

Fanno parte di questa schiera tutti quelli che fanno di tutto per finire nei Per Te e divenire popolari ma proprio non ce la fanno; tutti quelli che appena superati i 10K followers fanno video pieni di umiltà in cui raccontano di come la gente a scuola racconti che sia famosa e finiscono per essere umiliati nei commenti da chi sottolinea quanto siano pochi quei 10K poveri fessi.

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–            Le coppie da TikTok.

TikToker pseudo-famoso maschio che si fidanza con TikToker psuedo-famosa femmina 2 e non con TikToker pseudo-famosa 1 con cui era sempre insieme fino a 2 video fa… e parte la ship che la lotta tra Delena e Stelena ai tempi d’oro era una roba da dilettanti.

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–            Le tipe incinta.

Mi rifiuto di credere che ci sia un boom demografico di tale portata stando a quanto riportato dai video di TikTok in cui metà della popolazione non Lella sembra essere in attesa di…a Child.

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–            Le Proud Lelle.

Io capisco perfettamente che ad oggi c’è libertà di espressione e dichiarare il proprio orientamento sessuale non è più questa grande cosa. Ma davvero al mondo sono quasi tutte lesbiche?

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–            I fighi senza maglia.          

I miei occhi dicono: Dio li benedica…il mio cervello si domanda: ma perché?

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–       I creatori di contenuti originali.

Questa categoria l’adoro. L’originalità dovrebbe essere sempre premiata, anche quando la base è demenziale. Anche quando il personaggio creato è un mostro dalle labbra enormi che sponsorizza Water, un po’ meno quando il tizio deve ripetere la parola cornoni in ogni video.

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–            I personaggi famosi.

Da Barbara D’Urso a Fiorello tutti sono sbarcati in maniera più o meno grottesca su TikTok. Il peggiore? Matteo Salvini, ovviamente, ma questa è un’altra storia.

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E voi avete TikTok?
Cosa ne pensate?

Pensieri Sparsi

Caro 2020…parliamone!


Solitamente mi rifiuto di stilare una lista di propositi per il nuovo anno, ma il 2020 come numero ha un qualcosa che mi ispira simpatia (e so che mi pentirò di aver scritto questa cosa) e a sto giro voglio fare le cose diversamente. Hai visto mai che funzioni.

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  1. Non parlarne più.
    Tu sai di cosa. E’ il primo step per liberarsene.

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  1. Non dare importanza a chi non te ne dà.
    Non sarebbe neanche da spiegare, ma magari ti distrai. Non ha senso stare a rimuginare su chi, quando tu provi a far capire che c’è qualcosa che non va, ti risponde con foto di cibo o, peggio mi sento, con frasi di circostanza.
    [Hai fatto bene stesse felice da sola.] …ma cosa???

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  1. Smettere di lamentarmi.
    Non è che se attacchi la lagna dopo ogni telefonata che ti fa girare i coglioni, le cose cambiano. Cioè non è che stai li a lamentarti per ogni cosa che ti fa spostare il sistema nervoso, e sono tante, la situazione per magia si ribalta. Sei solo noiosa…e le persone noiose a te non piacciono.

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  1. Utilizzare meno i social, non sei Chiara Ferragni.
    Non ti sto dicendo di sparire del tutto dai radar, ma anche meno.
    Le foto instagrammalibi te le concedo, ma non credo sia possibile che tu ne abbia una ogni due giorni eh.

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  1. Meno Nick Carter.
    E’ palese che c’è qualcosa che non va quando pure i parenti finiscono per chiederti di Nick; quando tu hai la guerra in testa ma per il mondo il vero problema della tua vita è Nick Carter. C’è qualcosa che palesemente non funziona.

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  1. Piccola Blair, ricorda di lasciar lavorare il Karma.
    Lo so, la tua indole vendicativa ne soffre in questo momento, ma hai davvero tempo ed energie da sprecare per vendicare ogni torto subito. Lasciati scivolar tutto addosso e vai avanti, niente distrazioni inutili.

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  1. Tornare ad essere Candy Candy…ma non dimenticare di essere Lilith.
    Nessuno ti sta dicendo di diventare scema tutto in un colpo, ma non è necessario palesare al mondo che di indole sei una stronza: aria da svampita e sorriso da Pollyanna. Bisogna confondere il nemico, sempre.

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  1. Meno chiacchiere inutili.
    E’ decisamente collegato al punto 3, ma non solo. Non ti perdere il ragionamenti che non portano a nulla, illazioni e masturbazioni mentali sono solo inutili perdite di tempo.
    Ti deludono? Non stare a fare comizi.
    Hai paura? Ascolta te stessa e razionalizza.
    Ti manca? Ha senso? Parlarne cambierà qualcosa?

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  1. Più organizzazione.
    Non perdere di vista gli obiettivi che ti sei prefissata, non lasciare alle cose inutili di distrarti. La testa tra le nuvole non ha mai portato risultati.

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  1. Non diventare una pallina.
    Va bene il piacersi, ma non aver rinnovato l’abbonamento in palestra non è il giusto pretesto per arrivare a Luglio rimbalzando.

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Direi che 10 punti possano bastare. Ah dimenticavo:
Non dimenticare di essere felice.
Non sempre sarà facile, ma puoi farcela.
Gioisci delle piccole cose, sorridi quando c’è il sole e vedi il mare, piangi quando ne hai bisogno. La cosa più importante del tuo mondo sei sempre e solo TU, non dimenticarlo mai.

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E voi? Avete propositi per questo nuovo anno?

Pensieri Sparsi

Cara me, vorrei poterti dire che…


Rileggere i post scritti in passato su questo spazio è come fare un viaggio nel tempo senza allacciare le cinture di sicurezza; sei sempre tu la persona che ha impresso quelle parole sul foglio bianco eppure è come se ti ritrovassi ad entrare in punta di piedi nella vita di una sconosciuta. È strano. Decisamente strano.

Un viaggio tra speranze e paure, in sentieri costernati di ansia e tristezza, piccoli sprazzi di serenità come flebili raggi di sole in una giornata piena di pioggia e grigiume.

Ricordo di aver vissuto quei momenti ma le sensazioni provate sono un ricordo sfocato che mi ha colpito come un pugno allo stomaco man mano che i miei occhi scorrevano le parole di quei post così lontani.

Ero sempre io. Ero così diversa.

Vorrei poter tornare da quella me e raccontarle che ci è riuscita; che è riuscita a perdere il controllo come provava a fare con tutta se stessa…ed è stato bellissimo.

Vorrei dirle che nonostante tutto non si è persa, che anzi ha scoperto di avere un mondo dentro di se e sta imparando che nasconderlo è un gran peccato.

Vorrei rassicurarla: gli occhi si riempiranno ancora di lacrime ma saranno lacrime diverse, non sarà la paura a guidare le sue emozioni ma la consapevolezza di saper scegliere cosa sia giusto per lei, nonostante tutto. Dirle che ha imparato che il suono della sua risata sarà fastidioso ma è un suono bellissimo; che è vero che bisogna pensare a cosa si dice ma è fottutamente divertente non avere tutti quei filtri che le inibiscono il cervello.

Vorrei abbracciarla e dirle che il dolore al petto pian piano sarà un lontano ricordo, che il fiato le mancherà sempre meno e saprà come controllare quell’ansia che sempre meno frequentemente tornerà a trovarla. Vorrei carezzarle i capelli e rassicurarla, non è più sola: non lo è mai stata ma non riusciva a vederlo.

Vorrei raccontarle di quante cose possono accadere se si guarda intorno davvero, se smette di evitare gli sguardi della gente, se sorride di più…se smette di ignorare il mondo che la circonda.

Vorrei dirle che il mondo la osserva anche quando è persa nel suo malumore e nelle sue paranoie, ma ha paura di entrare in sintonia con lei perché sembra sempre così lontana. Rassicurarla che qualcuno le ricorderà come essere più umana; che anche se in maniera sbagliata le insegneranno a guardarsi attraverso altri occhi e a capire che forse non ha del tutto dimenticato come è essere dolcemente vulnerabile. Rassicurarla che resterà sempre fedele a se stessa ma imparerà a sorridere di più. E le persone che sorridono piacciono sempre di più.

Vorrei spiegarle che quel lavoro che sembrava impossibile adesso è diventato il suo lavoro; che chi voleva mandarla via adesso andrebbe in crisi se la vedesse andare via. Vorrei ricordarle che è brava, lo è sempre stata ma doveva solo ricordare come ci si sentisse ad esserlo.

Inciamperà di nuovo, ci saranno giornate grigie di nuovo, avrà voglia di piangere di nuovo, penserà che nella sua vita non c’è spazio per la felicità di nuovo ma vorrei dirle che arriverà il momento in cui starà bene davvero e quasi le sembrerà inverosimile poterlo dire per davvero.

Vorrei sussurrarle che attenderà sempre la tempesta dopo il sole, ma di stare tranquilla perché ha imparato a ballare sotto la pioggia.

Pensieri Sparsi

Per poter raccontare e scrivere, bisogna prima vivere.


Ho sempre pensato che tutto accade per una ragione, solo che non sempre è cosى facile ed immediato capire quale essa sia. Fossi una persona paziente, attenderei il corso degli eventi per scoprirlo ma, guardiamo in faccia la realtà, ho sempre odiato anche solo attendere la Vigilia di Natale per capire se le mie richieste fossero state esaudite. Vi pare che me ne stia qui seduta a capire il perché degli eventi?

Non molto tempo fa mi sono ritrovata ad analizzare come questo spazio fosse cambiato, come lo fossero i miei post, le mie parole. Magari un lettore di passaggio non puٍó accorgersene nell’immediato e forse chi mi leggeva all’inizio ha abbandonato questo luogo già da un po’, ma per me che in qualche modo ci vivo dentro il cambiamento è lampante sotto i miei occhi. Andando a ritroso nel tempo ci sono post divertenti, post malinconici, post pieni di rabbia e oddio siamo onesti nel dire che ci sono un’infinità di post pieni di ansia. Erano sempre post di una persona che aveva tanto da dire, sempre meno voglia di farlo utilizzando parole briose ed accattivanti, ma comunque post di una persona che in qualche maniera voleva comunicare qualcosa a qualcuno. Forse solo a se stessa.

Pian piano le parole sono diventate sempre meno ma soprattutto la vita nei post è divenuta sempre più effimera…come se insieme alle parole fossero sparite le emozioni. Un’inversione di marcia radicale rispetto alla direzione che stava prendendo questo spazio: la maschera che post dopo post si stava sgretolando, di colpo stava tornando su più sgargiante che mai.

Per poter raccontare e scrivere, bisogna prima vivere.

L’ho ripetuto per mesi nella mia testa senza capirne davvero il significato, forse. Quando nessuna canzone fa risuonare le corde della tua anima perdendosi nel nulla cosmico, forse qualcosa da cambiare deve esserci.

Dovrei preparare il borsone per scappare per il weekend, dovrei passare la piastra sui capelli ribelli come i miei pensieri, dovrei infilare le scarpe e riuscire a prendere il treno…e sono qui a smanettare sul cellulare incapace di fermare le mie parole ascoltando Tiziano Ferro in bilico tra realtà e immaginazione.

È che di colpo poi ti scoppia tutto tra le mani e finisci per guardarti intorno come una cretina all ricerca delle telecamere che devono aver piazzato prima che l’Angel Show avesse inizio; perché di aver fatto il provino per diventare la protagonista di questa commedia anni 90 non ricordi di averlo fatto eppure sei sicura che di qui a poco arriverà Ashton Kutcher a dare un senso al tutto. Perché all fine un senso deve esserci a questo insieme di scelte insensate.

E forse ho iniziato a gesticolare di più proprio per aggiungere drammaticità ed enfasi al mio ruolo, da vera protagonista da commedia insomma: un po’ svampita, un po’ confusa, un po’ sopra le righe…in balia degli eventi senza prendersi le responsabilità delle sue azioni. Abbandonata dalla sua migliore amica nel momento in cui tutto è divenuto un grande casino, con strani personaggi che le fanno da consiglieri e con il fato che orchestra il tutto nella speranza di rendere la sceneggiatura più avvincente. Forse lavorerei un po’ in più sui dialoghi, ma in fondo è un film scritto davvero troppo in fretta.

Sono sul mio treno in questo momento, la musica della playlist random che Spotify mi sta riproponendo fa da sottofondo ai pensieri che, meno confusi di quanto pensassi, affollano la mia testa. Il mondo mi scorre accanto ed io mi crogiolo nel mix di emozioni che mi scuotono lo stomaco.

Mi sento persa e viva allo stesso tempo.