Pensieri Sparsi

Ma voi li ascoltate davvero i consigli che chiedete?


Forse la vera domanda da porre è: ma voi davvero chiedete dei consigli?
Vi interessa davvero avere la visione lucida di chi sembra di sapere perfettamente cosa fare se fosse al posto vostro anche se del posto vostro di base non sa assolutamente nulla?
Avete davvero bisogno di ascoltare la voce del sapientone di turno portatore della più indiscutibile verità quando di vero non sapete più neanche voi cosa ci sia in tutta la situazione?

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Dopo aver passato anni a dispensare consigli amorosi, che poi ancora mi chiedo perché tutti chiedessero consiglio a me che sono single da quado sulla Terra ancora esistevano i dinosauri, quest’anno mi sono ritrovata ad essere dall’altro lato della medaglia. Insomma nonostante sembri che la mia vita sentimentale abbia da anni linea piatta semplicemente per colpa mia, perché sono io che…e non perché gli uomini siano un branco di coglioni…ma sto tergiversando.

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Insomma, dopo anni di Posta del cuore, mi sono ritrovata io a dover ascoltare i consigli di chi, genuinamente preoccupato per me, cercava di dirmi cosa fare.
E’ in quel momento che mi sono ricordata una cosa fondamentale dei consigli:
NESSUNO VUOLE ASCOLTARLI.

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Tutti adoriamo che ci sia qualcuno che si preoccupi per noi (ho amato davvero ogni messaggio o telefonata che mi chiedesse come stessero andando le cose e ancora faccio fatica a perdonare chi non c’è stato e neanche prova ancora a capire come io ci stia), ma la verità è che ci sono momenti in cui l’unica cosa giusta da fare è fare la cosa sbagliata.

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Avete presente quando avete già scritto l’ennesimo messaggio di cui vi pentirete? Quello pieno di parole senza senso che non si capisce se siete sul punto di compiere un omicidio o stiate dichiarando il vostro amore? Quando ogni singola lettera di quell’ammasso di parole confuse ha convinto la vostra anima che inviarlo sia la cosa più giusta? Ecco, in quel preciso istante arriva la voce della coscienza che guardandovi con disappunto vi spiega che: Non pensare neanche a mandare quel messaggio, sarebbe un errore perché…

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Il punto principale è che è vero sarebbe un maledetto errore inviare quel messaggio, una parte di voi ne è dannatamente consapevole eppure non inviarlo vi farebbe impazzire. Perché probabilmente quando non riceverete risposta ci starete peggio…ma quanto vi consumerebbe l’anima restare con il dubbio del: e se lo avessi inviato???

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La verità è che nel momento in cui chiediamo un consiglio sappiamo esattamente cosa vorremmo ascoltare, probabilmente sappiamo cosa in realtà ascolteremo, e quasi sicuramente sappiamo a cosa presteremo attenzione.

Nessuno vuole consigli – solo conferme.

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Ci sono storie sbagliate dal primo gioco di sguardi, eppure sono quelle storie che in un qualche modo vanno vissute. Non parlo di storie violente, sia chiaro, quelle vanno evitate e fatte evitare al costo di divenire molesti nel voler intervenire nella vita della persona a rischio. Parlo di quelle storie con alta percentuale di fallimento, quelle che già sai che non finiranno bene eppure…

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Ci sono situazioni strane, di quelle che non sono ne bianco ne nero eppure bisogna andare avanti per scoprire la tonalità di grigio che si presenta dinanzi ai propri occhi.
Ci sono persone rischiose, poco chiare, che però stuzzicano aspetti della vita che sembravano sopiti da anni.

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Ci sono momenti in cui i consigli non servono, quello che serve davvero è tendere la mano e tenere stretta la presa perché stai sbagliando, ti farai male ma io sono qui con te.

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Troppe volte anche io ho preteso di sapere cosa fosse meglio per gli altri, di avere una visione esterna e lucida che mi consentisse di esprimere il mio parere, di elargire consigli richiesti e non…
Ho peccato di poca empatia quando la preoccupazione della possibile sofferenza di chi a me caro ha oscurato ogni altra sensibilità; ho giudicato senza capire e rivolto gli occhi al cielo quando quanto a me ovvio non risultava palese al mio interlocutore.

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Troppe volte ho chiesto consiglio per poi non avere la benché minima intenzione di prenderlo anche lontanamente in considerazione, irritandomi per le parole ricevute in cambio tacciandole di poca sensibilità e prive di empatia.

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Il consiglio è ciò che chiediamo quando conosciamo già la risposta ma desidereremmo non conoscerla.

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E voi che rapporto avete con i consigli e con i consiglieri? 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Ferma non ci riesco a stare.


Non credo sia mai passato così tanto tempo prima che mettessi nero su bianco le emozioni di un viaggio di questo tipo; solitamente non riesco a controllare l’entusiasmo e le parole sono così concitate da divenire puntualmente quasi confuse…e invece a sto giro Boh!
Cioè capiamoci, è stata un’esperienza intensa, come sempre, eppure è stato tutto un po’ diverso questa volta.

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Ennesima partenza post-lavoro, ennesima valigia fatta quasi buttandoci dentro cose random, ennesimo viaggio con tempistiche ad incastro e switch sempre più veloci.
Fino a pochi giorni prima di salire su quell’aereo che mi avrebbe portato in Germania aleggiava pesantemente il timore che alla fine l’abbraccio che tanto attendevo non sarebbe arrivato. Per fortuna mi sbagliavo.

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A sto giro, per quanto avessi la consapevolezza di aver bisogno di perdermi nelle mie certezze, ero sicura che sarebbe stato diverso…che, nonostante tutta la gioia del mondo, difficilmente quel retrogusto amaro mi avrebbe abbandonato.
Non c’era davvero ansia questa volta, era più trepidazione, una frenetica attesa del momento in cui non avrei più pensato a ciò che, per quanto non volessi, ancora turbava i miei pensieri.

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La scelta di iniziare da chi non avessi mai incontrato mi era sembrata quella più giusta da fare, ma non potevo neanche immaginare quanto di più sbagliata potesse essere. Disorganizzazione e isterismo hanno caratterizzato le prime ore della giornata, sentivo già la puzza della sfiga quando ho optato per un cambio di programma.
Non credo di aver avuto il tempo di metabolizzare dove fossi quando ho incrociato il suo sorriso. La situazione era la classica da catena di montaggio, quasi più rapida del solito…insomma è arrivato il mio turno e non avevo idea se i miei capelli fossero apposto, se il rossetto fosse sbavato, se io fossi pronta…se si fosse ricordato di me.

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Il suo sorriso ha resettato ogni mio dubbio, dissipato ogni mio timore.
Mi ha abbracciato e mi sono ricordata come ci si sente quando va tutto bene.
Come stai?
Adesso bene.
Perché?

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Che vuol dire perché?!?
No veramente, non credevo fosse necessario un disegnino per spiegare il motivo. Ovvio. Lampante. Talmente scontato da essere banale…eppure lui ti fissa quasi preoccupato e tenendoti per le spalle ti chiede perché.

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Perché ci sei tu?
So che non è carino scuotere la testa per sottolineare l’ovvietà di un’affermazione, ma sono totalmente incapace di controllare la mia mimica. Ha riso, per fortuna. Mi ha stretto per la foto per poi bloccarmi mentre stavo andando via.

Aspetta devo raccontarti una cosa!!

Io avrei voluto avere una fotografia della mia faccia in quel preciso istante. Devo aver strabuzzato gli occhi cercando di capire con chi stesse parlando.

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Credo che in quell’istante anche lui deve essersi reso conto di aver bloccato tutto il meccanismo perfetto, come un ingranaggio che ha smesso di girare.

Hai un’altra foto, no?

Non adesso, domani.

Ok. Perché devo raccontarti una cosa troppo divertente. Ho scoperto una cosa davvero divertente. Devo raccontarti una cosa troppo divertente.

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Ho scoperto che il mio secondo nome è italiano.
Fermiamoci un secondo ed immaginate che la persona che avete amato da sempre vi abbia appena detto una cagata pazzesca. Fatto? Bene, quale sarebbe la vostra espressione?
La mia quella di una perfetta ebete che cercava di assecondare quel delirio cercando di non ridere fingendo un interesse smisurato per questa storia esilarante.
Italiano? Ma davvero? Voglio saperlo.
La sua mano sulla mia spalla. I suoi occhi nei miei.
Dopo te lo dico. Si, dopo ti dico tutto.

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Sono andata via perplessa. Non riesco a pensare ad una parola differente per il mio stato d’animo in quel momento. Negli anni di cose senza senso me ne aveva dette, ma a quello pseudo discorso proprio non riuscivo a dare una motivazione.
Non che ci avessi perso il sonno, insomma la questione è stata ben presto archiviata con un classico è un idiota.

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La giornata è stata lunga, l’isterismo intenso, la sua patatosità infinita.
Hello, Italy.
Al nome ci stiamo ancora lavorando, prima o poi sarò io a pensare di avere un nome differente a seconda dello stupido nomignolo che usa ogni volta, ma è palese che adori sottolineare la mia provenienza. E ammetto di adorarlo.

Il secondo giorno forse è stato ancora più un delirio del primo: tutti avevano paura di non riuscire a fare tutto ciò che avevano programmato.
Il momento foto è stato talmente veloce da non essere quasi classificabile…di altra storia sono stati invece i selfie.

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Devi ancora dirmi del secondo nome italiano.
Ti prometto che ti dico tutto.

In realtà non mi ha detto il nome neanche il giorno dopo, ma giusto qualche giorno fa ha scoperto di non essere un Carter e, stando all’indizio lasciato, sembrerebbe proprio che le sue origini siano italiane. Insomma, le sue parole hanno smesso di essere un totale NoSense.

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E’ stato tutto perfetto…o quasi.
La verità è che quando una ha un bel carattere, ha un bel carattere sempre.
Così quando nel momento dell’ultimo selfie di questo folle viaggio ho avuto la sensazione di non aver meritato quante attenzioni meritassi, non ho esitato un solo istante a brontolare.

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Non sono riuscita a darti neanche un bacio.
Perché?
Perché tu sei alto. Io sono corta.
Ah, ok.

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Ok???
Quelle che voi vedete alla fine sono bellissime foto, si…fanculo la modestia.
Io rido perché ok, lo dici a tua sorella…Ehmm…
Sarebbe stato meglio avessi detto di non aver capito.
Lo so, dovrei imparare a stare zitta…ma stare zitta non è proprio arte mia.
Anche se ti chiami Nick Carter.

Lo so, a sto giro poco amore…poche frasi da romanzetto rosa.
Mi mancava da morire eppure la magia ha funzionato un po’ meno.
E’ sempre Lui…io ero solo un po’ meno Me.

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È stato un weekend caratterizzato da un mal di testa atroce che non mi ha dato tregua, dagli antidolorifici presi come fossero caramelle, dalle file interminabili e da quelle saltate perché di base odio aspettare.

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Un weekend fatto di luci di Natale e würstel giganti, di boccali di birra e odore di zucchero, di punsh di mele e rhum che ti scaldano l’anima.

 

Un weekend di delirio e odio verso i tedeschi, di parole a caso e conversazioni senza senso.

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E’ stato il weekend di Hello, brother.
Perché anche dopo aver desiderato di dargli fuoco e vederlo divenire cenere come fanno i vampiri, alla fine, nell’esatto momento in cui non ci credevo più, è successo…ed è stato un momento tenerissimo. I suoi occhi fissi nei miei mi hanno fatto mancare l’aria rendendomi di colpo una ragazzina, la foto venuta male è stata il biglietto magico per un altro giro tra le sue braccia.

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…e adesso non mi resta che aspettare la prossima avventura.

Pensieri Sparsi

Oggi c’è il ☀️


ᥒᥲᥣmᥱᥒt oggι ᥱ̀ torᥒᥲto ι soᥣᥱ, qιdι:
1. So
o dι bo mor;
2. No
vogιo ᥙᥴᥴιdr ᥒᥱssᥙᥒo;
3. So
o mᥱᥒo ᥣᥲmᥱᥒtos;
4. V
do fr shoρριg;
5. Pot
t rιvogrmι ᥣᥲ ρroᥣᥲ.

E voi come state?

Pensieri Sparsi

Pause.


E’ che di base tutto ciò che ha un inizio ha una fine, è una cosa naturale, niente di eccezionale…eppure non riesci a smettere di pensarci.
Non riesci a smettere di chiederti come sia possibile che ogni cosa porti alla mente esattamente quello che provi a seppellire da settimane, come se il Karma (o la tua testa malata) avesse deciso che non funziona esattamente come l’avevi immaginata tu, che non basta decidere di voltare pagina per farlo. Ma lo hai deciso per davvero?

Passano gli anni eppure sembra tu non sia in grado di imparare dai tuoi errori, come se l’esperienza non ti servisse a nulla. Si, proprio come accadeva ad Alice; vaghi raminga nel tuo Paese delle Meraviglie illudendoti ogni mattina che sarà la giornata giusta, quella in cui i tuoi pensieri smetteranno di inciampare sempre nello stesso punto, smetteranno di cadere sempre nel solito burrone.
Poi basta una parola, un suono, un nome, un colore, una qualunque cosa…e ti ritrovi a pensare che non lo senti ormai da un pò (una settimana è tanto tempo) e che a sto giro sai che i giorni si accumuleranno uno dietro l’altro fino a perderne il conto. Doveva accadere mesi fa eh, perché diavolo stai ancora a perderci il sonno? Sai che non c’è un motivo per cui questa sensazione è ormai una certezza, come quando due persone si guardano un’ultima volta e, pur senza dirselo, sanno che non si rivedranno più.
Il motivo è razionale. La scelta è mia. L’attesa è insensata. Non ti scriverà più. Le parole sono inutili. Nessuna chiacchiera leggera. Fingere che non sia mai esistito. Non è mai esistito.
So solo che ho voglia di piangere oggi ed è tremendamente da sfigati sentirsi così! Perché in fronte al muro mi ci sono schiantata con consapevolezza, perché ho finto di saper gestire non so neanche io cosa, perché vorrei essere arrabbiata ma posso esserlo solo con me stessa. Perché non è giusto!!!
Devo solo tornare me stessa. Posso farcela. Ho solo premuto il tasto pause alla solita me, basta far ripartire il nastro.
Ma oggi voglio piangere un po’.
Pensieri Sparsi

Cara me, vorrei poterti dire che…


Rileggere i post scritti in passato su questo spazio è come fare un viaggio nel tempo senza allacciare le cinture di sicurezza; sei sempre tu la persona che ha impresso quelle parole sul foglio bianco eppure è come se ti ritrovassi ad entrare in punta di piedi nella vita di una sconosciuta. È strano. Decisamente strano.

Un viaggio tra speranze e paure, in sentieri costernati di ansia e tristezza, piccoli sprazzi di serenità come flebili raggi di sole in una giornata piena di pioggia e grigiume.

Ricordo di aver vissuto quei momenti ma le sensazioni provate sono un ricordo sfocato che mi ha colpito come un pugno allo stomaco man mano che i miei occhi scorrevano le parole di quei post così lontani.

Ero sempre io. Ero così diversa.

Vorrei poter tornare da quella me e raccontarle che ci è riuscita; che è riuscita a perdere il controllo come provava a fare con tutta se stessa…ed è stato bellissimo.

Vorrei dirle che nonostante tutto non si è persa, che anzi ha scoperto di avere un mondo dentro di se e sta imparando che nasconderlo è un gran peccato.

Vorrei rassicurarla: gli occhi si riempiranno ancora di lacrime ma saranno lacrime diverse, non sarà la paura a guidare le sue emozioni ma la consapevolezza di saper scegliere cosa sia giusto per lei, nonostante tutto. Dirle che ha imparato che il suono della sua risata sarà fastidioso ma è un suono bellissimo; che è vero che bisogna pensare a cosa si dice ma è fottutamente divertente non avere tutti quei filtri che le inibiscono il cervello.

Vorrei abbracciarla e dirle che il dolore al petto pian piano sarà un lontano ricordo, che il fiato le mancherà sempre meno e saprà come controllare quell’ansia che sempre meno frequentemente tornerà a trovarla. Vorrei carezzarle i capelli e rassicurarla, non è più sola: non lo è mai stata ma non riusciva a vederlo.

Vorrei raccontarle di quante cose possono accadere se si guarda intorno davvero, se smette di evitare gli sguardi della gente, se sorride di più…se smette di ignorare il mondo che la circonda.

Vorrei dirle che il mondo la osserva anche quando è persa nel suo malumore e nelle sue paranoie, ma ha paura di entrare in sintonia con lei perché sembra sempre così lontana. Rassicurarla che qualcuno le ricorderà come essere più umana; che anche se in maniera sbagliata le insegneranno a guardarsi attraverso altri occhi e a capire che forse non ha del tutto dimenticato come è essere dolcemente vulnerabile. Rassicurarla che resterà sempre fedele a se stessa ma imparerà a sorridere di più. E le persone che sorridono piacciono sempre di più.

Vorrei spiegarle che quel lavoro che sembrava impossibile adesso è diventato il suo lavoro; che chi voleva mandarla via adesso andrebbe in crisi se la vedesse andare via. Vorrei ricordarle che è brava, lo è sempre stata ma doveva solo ricordare come ci si sentisse ad esserlo.

Inciamperà di nuovo, ci saranno giornate grigie di nuovo, avrà voglia di piangere di nuovo, penserà che nella sua vita non c’è spazio per la felicità di nuovo ma vorrei dirle che arriverà il momento in cui starà bene davvero e quasi le sembrerà inverosimile poterlo dire per davvero.

Vorrei sussurrarle che attenderà sempre la tempesta dopo il sole, ma di stare tranquilla perché ha imparato a ballare sotto la pioggia.

Pensieri Sparsi

A casa proprio non mi piace stare!


Sono sull’aereo di ritorno casa mentre, senza lasciarmi sconfiggere dalla stanchezza, butto giù l’ennesimo pezzo post-viaggio. Non ho più la valigia fuxia a farmi compagnia (chi mi legge da un po’ sa di cosa parlo) e un po’ me ne dispiaccio, ma il trolley sempre pronto non manca mai.

È stato uno di quei viaggi da quasi quasi prenoto anche io e mi unisco a voi; uno di quelli nati quasi per caso e prenotati in una notte d’estate poco prima delle vacanze estive. Uno di quei viaggi in cui ho dovuto pensa solo a cosa mettere in valigia insomma. È che Londra è sempre una buona idea, potevo davvero rinunciarci?

E così mi ritrovo qui, dopo un weekend londinese caratterizzato da freddo, pioggia, cibo, tanto cibo, risate e tante foto Instagrammabili.

Perché basta davvero poco per staccare la spina dalla vita di sempre, almeno per un po’, e ricordarsi che il mondo è un posto così bello e grande che restare fermi ed immobili è lo spreco più grande che si possa fare nella propria vita.

E poi ci sono troppi posti da fotografare…come si fa a non pensare già a quando ripartire?

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Welcome back, Lilith.


Sono mesi che la sento parlare, che ad ogni finta gentilezza che mi impongo la sento chiedere di essere ascoltata, che ad ogni sorriso forzato per mascherare il nervosismo la sento urlare e reclamare attenzioni.

L’ho tenuta a bada per tanto tempo, non immaginate neanche quanto,ma forse adesso sono semplicemente stanca. E sta vincendo lei.

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Non so quando sia avvenuto lo switch. O forse si. So che sono giorni che attraverso il mondo osservandolo con i suoi occhi, spalancati e penetranti, come se lo stessi guardando di nuovo per la prima volta. Come se nulla potesse tangermi. 

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Come se fossi stanca di fingere una calma che non ho, come se avessi esaurito i sorrisi di circostanza, come se fossi stufa di sembrare carina e coccolosa quando nella mia testa ti sto scuoiando vivo. Come se Candy Candy si fosse impiccata, come se gli unicorni fossero scappati e le nuovolette rosa invocassero tempesta.

Come se tutto fosse distante, come se nulla avesse importanza…eccetto ME.

Pensieri Sparsi

Buongiorno ☀️


Io credevo di aver superato la fobia del messaggio del Buongiorno; ero convinta che fosse una roba abbandonata insieme ai fogli di disegno e ai plastici dell’università…credevo di potercela fare.

E invece No!!! È che il primo messaggio del mattino è troppo: ho pensato a te…voglio sapere come stai…come hai dormito…come sarà la tua giornata! È quando il giorno sta iniziando che i pensieri trovano la loro collocazione…e anche un semplice buongiorno resta troppa roba.

Sono l’unica a pensarla così?

Pensieri Sparsi

Come quando fuori piove…


Non credo avessi ancora compiuto vent’anni quando, una sera in cui ero particolarmente triste, avevo spiegato su Messenger al mio migliore amico del tempo come mi sentissi in quel periodo:
“E’ come se non smettesse più di piovere e sono stanca di essere bagnata da questa pioggia!”
“Non posso fermare la pioggia, ma io sono qui con un ombrello grande per entrambi.”
Avevo riso asciugandomi le lacrime e rispondendo con una battuta idiota per smorzare quel tono di tristezza e malinconia che aveva preso la conversazione.

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Sono passati un pò di anni di allora, di pioggia ne ho presa decisamente un bel pò, eppure non riesco a togliermi dalla testa quell’immagine. Non ho mai cercato chi bloccasse la pioggia per me, ma ho sempre amato chi mi avesse fatto spazio sotto il suo ombrello tutte le volte che avevo perso il mio…o lo avevo donato a qualcun altro.

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Perché è facile stare accanto a qualcuno quando splende il sole,
ma è solo con la pioggia che alla fine vedi chi resta.