Pensieri Sparsi

Ma ti sei vista?


Sembra una domanda banale, eppure è da ieri che mi è rimasta incastrata nei pensieri.
La verità è che sono 35 anni che mi vedo eppure ancora non ho ancora capito cosa vedo.

L’immagine che vedo riflessa allo specchio alla fine ho imparato a farmela diventare simpatica; certo potevo avere qualche cm in altezza in più e qualcuno in larghezza in meno. Avrei voluto i capelli lisci e il naso meno allungato. Oh e gli occhi magari meno banali del mio nocciola, e se proprio devo essere sincera mi sarebbero piaciuti funzionanti. Lo sguardo poi…mi piacerebbe non sembrare sempre persa in mondi lontani; non è simpatico prendere un’insufficienza in fisica perché sembra che non capisca quando sto spiegando anche se tu della lezione avevi capito tutto.

Ma ti sei vista?
Io mi sono vista ma vorrei vedermi come mi vedi tu. Osservarmi con i tuoi occhi a cuore e poi cavarteli dalle orbite, così che tu possa smettere di farlo.

Pensieri Sparsi

Non mi va.


Ma esattamente cosa non mi va? Perché non basta dire che non mi va?
Non mi va di non essere più padrona delle mie emozioni, di lasciare che stupide sensazioni infantili condizionino il mio presente.
Non mi va di avere lo stomaco in subbuglio e sentire il nervosismo che mi contorce le viscere dall’interno.
Non mi va di sorridere ad uno stupido messaggio.
Non mi va di restare incastrata nei miei pensieri quando quei pensieri non sono io a gestirli.
Non mi va di ascoltare le storie degli altri quando vogliono solo vomitarmi addosso i loro problemi.
Non mi va di raccontare cosa mi passa per la testa, tanto nessuno ascolta davvero.

Non mi va di sentirmi così stanca di chi mi circonda da non aver voglia di motivare le mie azioni.
Non mi va di sentirmi triste perché non sono triste come avrei immaginato.
Non mi va di sentirmi assente. Fintamente problematica. Fintamente serena.
Non mi va di sentire niente.  

Non mi va di chiedere come stai? Non mi va di raccontare come sto.
Non mi va di preoccuparmi per quanto potrebbe succedere.
Non mi va di ascoltare. Si già l’ho detto ma credo sia importante ribadirlo.
Non mi va di esserci per nessuno.

…in realtà non mi va.
OK!

Pensieri Sparsi

Cara donna…


Cαrα donnα, α volte tı cαpıterὰ dı essere troppo donnα, troppo ıntellıgente, troppo bellα, troppo forte, sempre troppo quαlcosα.
Questo fα sentıre un uomo meno uomo e tu comıncerαı αd αvvertıre ıl bısogno dı essere meno donnα. L’errore pıù grαnde che puoı fαre è toglıere ı gıoıellı dαllα tuα coronα perché un uomo lα possα reggere con pıù fαcılıtὰ.
Quαndo cıò αccαde, bısognα che tu cαpıscα che quello che tı serve non è unα coronα pıù pıccolα, mα un uomo dαlle mαnı pıù grαndı.

• Lᴀ ᴄᴏʀᴏɴᴀ ᴍɪ ᴇ̀ sᴇᴍᴘʀᴇ ᴘɪᴀᴄɪᴜᴛᴀ sᴄɪɴᴛɪʟʟᴀɴᴛᴇ •

Pensieri Sparsi

Come ci si sente alla fine di una pandemia?


Si, lo so, non è ancora finito un bel nulla ma permettetemi di dire che il peggio è passato. O almeno spero.
È che la vita di tutti i giorni, quella normale, mi ha assorbito così tanto che quasi faccio fatica a ricordare come fosse vivere in quarantena. Ho detto quasi.

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Con tutte la parole che solitamente affollano la mia testa ero certa che in questo posto avrei trovato un’inondazione di pensieri e di emozioni…e invece il nulla cosmico. Il vuoto più assoluto.
Il motivo non è poi così difficile da capire: nei due mesi e mezzo chiusa in casa tutto era sospeso…anche i pensieri. Ma quelli non puoi tenerli bloccati per sempre e, prima o poi, arriva il momento di metabolizzare, di provare a razionalizzare quanto emotivamente è successo. Perché se è vero che questo anno lo ritroveremo nei libri di storia, sono certa che difficilmente qualcuno racconterà delle nostre emozioni, delle nostre crisi di panico, dell’angoscia del non sapere quando avremo avuto nuovamente la normalità, delle foto sul terrazzo o dei balletti su Tik Tok. Tutto avrà un sapore melodrammatico. Ritroveremo il nome del Presidente Conte, ma nessuno scriverà delle sue bimbe. Forse si parlerà dei Presidenti di Regione, ma difficilmente sui libri di storia troveremo i meme sullo sceriffo della Campania. Si parlerà di numeri e di morti, per dare un tocco di romantico patriottismo forse dei canti dal balcone e gli arcobaleni con la scritta andrà tutto bene. Si parlerà dei medici che scopriranno il vaccino e degli infermieri, ma solo perché ci sono foto testimonianza della loro stanchezza che ormai hanno fatto la storia.

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Nessuno racconterà di quanta gente ha imparato a fare la pizza e il pane a casa, ma forse si saprà che ad un certo punto la gente avrebbe ammazzato per un panetto di lievito. Forse nessuno saprà mai che abbiamo creduto davvero saremmo usciti migliori da tutto questo. Che poi mi chiedo chi ci abbia creduto davvero a questa idiozia.

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Una pandemia. Forse non avevo neanche idea di cosa fosse prima del Covid-19, perché alla fine siamo riusciti a dare un nome specifico a chi ci stava sterminando.
La verità è che ognuno di noi porterà un ricordo diverso di quanto abbiamo vissuto; c’è chi porterà cicatrici profonde chi, come me, ha avuto la fortuna di vivere solo il disagio dell’obbligo di dover stare a casa e tuttalpiù di dover lottare con i propri demoni personali.

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Siamo sopravvissuti ad una pandemia…almeno per ora. Ma cosa ci è rimasto dentro di quei giorni?

Non ho imparato a fare il pane e non ho sfornato dolci in quantità industriale, ok non ho sfornato proprio nulla a dover essere sincera; non ho tagliato i capelli ma ho ricominciato a mettere lo smalto da sola. Non ho fatto le grandi pulizie di primavera ma ho messo in ordine la libreria e cestinato scheletri del periodo universitario. Non ho imparato una nuova lingua, ma ho letto due libri. Non ho divorato serie tv e nemmeno ho scritto su questo spazio. Non mi sono allenata, non così tanto almeno, ma ho perso 3 kg. Ho affrontato la mia ansia che a tratti non mi faceva respirare e ho iniziato a fare video su Tik Tok scoprendo che a prendermi in giro alla fine sono davvero brava. Ho iniziato a fare balletti idioti e nella mia scoordinatezza sono davvero favolosa. Ho capito che dividere il peso dei pensieri può essere d’aiuto a sentire meno la stanchezza, ma la verità è che i pensieri nessuno può toglierli davvero dalla tua testa…restano li, si nascondono dietro risate forzate e ritornano a galla quando meno ce lo si aspetta.

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Ho imparato che ci si riempie di promesse quando si condivide una realtà assurda e contorta, promesse che si scontrano con la realtà che torna a bussare alla propria porta.

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Come ci si sente alla fine di una pandemia?
La verità è che alla fine di tutto proprio non saprei come ci si sente. So che quando tutto è iniziato ero stanca e incazzata con il mondo…dopo 77 giorni avevo uno strano sorriso; ho incontrato nuovamente me stessa anche se pensavo di essermi persa di nuovo. Ho capito che alla fine mi piaccio con tutte le mie debolezze e ho capito che, molto in fondo, la presenza degli altri nella mia vita è essenziale. Lo avreste mai detto? Proprio io ho scoperto che alla fine le persone non mi dispiacciono così tanto…senza abbracci…o forse qualcuno.

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Avete già riabbracciato qualcuno? Vi hanno già abbracciato?
Vorrei sentire le storie di tutti, capire quanto questa situazione vi ha toccato, ascoltare come sia stato tornare alla vita di tutti giorni…sentirmi vicina a tutti voi.

Pensieri Sparsi

Fino al 3 Maggio…


…è davvero tantissimo tempo ancora. E io vi giuro che sto provando a non pensarci, ma non è poi così semplice.
Ieri mi è stato chiesto con fare provocatorio cosa mi mancasse della mia vita in questi giorni, d’istinto ho risposto TUTTO e ho motivato la mia scelta con un messaggio chilometrico in cui raccontavo come ogni piccolo istante di una monotona giornata normale della mia vita mi mancasse. Ho spiegato di come provassi nostalgia anche per le mie solite lamentele per il traffico del mattino o per quelle incombenze noiose che mi mettevano di cattivo umore, di come mi manca l’aperitivo post lavoro con i colleghi per lagnarci della giornata e la sveglia all’alba per organizzare un servizio fotografico. Mi manca essere sempre di corsa, l’agenda sempre troppo piena, il telefono che squilla di continuo fino a farmi impazzire; mi manca vedere il mare distogliendo lo sguardo dal pc della mia scrivania, la telefonata con un’amica post lavoro, l’organizzazione dell’ennesimo viaggio incastrato tra un impegno improrogabile e l’altro.

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Mi manca la frenesia di quelle giornate che troppe volte ho definito impossibili, uscire di casa assonnata e tornare stanca e spesso tediata, mi manca ridere per una battuta idiota sol perché ormai al culmine dell’isterismo e della stanchezza. Mi manca preoccuparmi di come andare all’ennesimo concerto dall’altra parte del mondo cercando di incastrare consegne di barche e saloni nautici.

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Credo fosse questa una delle mie ultime preoccupazioni prima che il mondo fosse messo in pausa, questa e altre mille frivolezze di cui adesso faccio anche fatica ad averne memoria. Ero preoccupata di rivedere chi aveva fatto battere troppo velocemente il mio cuore, preoccupata di non essere capace di dimostrare una maturità che avevo promesso ma temevo di non avere, preoccupata per quel sorriso che sarebbe spuntato innaturalmente sul mio viso quando avrei incrociato quegli occhi azzurri che mi avevano confusa. Ero preoccupata di come sarebbe stata questa stagione estiva con le barche spostate dal solito posto, quanti giri in barca sarei riuscita a fare, quante pause da lavoro con il lavoro sarei riuscita a concedermi.

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Mi sembra tutto così lontano adesso, tutto così futile…tutto così diverso, quasi irraggiungibile.
Eppure dovremo tornare alla normalità…o quanto meno a quella nuova normalità che caratterizzerà le nostre vite per forse troppo tempo. E non riesco a non provare ansia. Non riesco a far smettere di rimbalzare quella sciocca domanda tra le pareti labili della mia mente:
Cosa ti manca della tua vecchia vita?

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Già a chiamarla vecchia vita mi manca il respiro, eppure se ci pensate un attimo è proprio così: sembra così lontana quella normalità da sembrare cosa vecchia. Ma cosa mi manca di tutto ciò? Cosa mi manca davvero da farmi bramare di uscire dalle mura sicure della mia casa…dalla comodità del terrazzo che ho bellamente attrezzato in questi giorni. E’ complicato.

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Perché la verità è che le prime due settimane questo stop forzato mi stava facendo impazzire, questa brusca decelerazione da 100 a 0 mi aveva sfasato totalmente, rendendo le mura di casa mia una fastidiosa prigione. I meeting su Skype erano la mia finestra sul mondo, le chiacchiere su Houseparty un’ancora di salvezza per non sprofondare nell’oblio della follia. Ma ci si abitua a tutto…anche ad una vita a metà.

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Ci si abitua a vivere in un tempo lento, sospesi in un lungo fuso orario: ci si alza più tardi, perché non c’è il traffico da affrontare e si accende il computer indossando ancora il pigiama; ci si sistema i capelli tra una telefonata ed una mail; le riunioni si svolgono fuori orario; si mangia un po’ prima…un po’ sempre…un po’ tanto.

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Ho iniziato a scrivere questo post una settimana fa, mancano ancora due settimane al 3 Maggio.
Restiamo sospesi in questo tempo a metà.

Pensieri Sparsi

Tu come stai?


Sono giorni strani! 😕
Si finisce a pensare…forse troppo!!!
Ma voi avete chiesto a qualcuno davvero: “Come stai?”💛
Avete contattato qualcuno che non sentivate da un po’ solo per sapere se stesse bene?❤️
Avete avuto voglia di mandare un saluto a qualcuno che quasi avevate dimenticato? 😔

E qualcuno ha pensato a voi?💕

• Giorno 19 •

Pensieri Sparsi

Non ho tempo.


Vorrei leggere un bel libro ma non ho tempo.

Vorrei fare più esercizio fisico ma non ho tempo.

Vorrei tornare a scrivere come facevo qualche anno fa ma non ho tempo.

Vorrei chiamare quell’amico che non sento da un po’ ma non ho tempo.

Vorrei prendermi cura di me ma non ho tempo.

Vorrei imparare una nuova lingua ma non ho tempo.

Potrei continuare quest’elenco tristemente all’infinito.

Il tempo. Occupiamo questa terra da millenni e ancora non abbiamo imparato a gestirlo, ancora non abbiamo imparato ad addomesticarlo.

Non ne abbiamo mai abbastanza e adesso che abbiamo tutto il tempo di questo mondo è così troppo da farci paura. Non è un paradosso?

Adesso che potremmo leggere, scrivere, fare quella telefonata, fare tutto ciò che abbiamo sempre rimandato…non abbiamo la testa, non abbiamo la voglia, non abbiamo la costanza.

Ed è così che i giorni di questa lenta quarantena si stanno susseguendo inesorabilmente e, oltre che mangiare come se non ci fosse un domani, di tutto quello che avremmo voluto fare se solo avessimo avuto tempo non abbiamo fatto nulla.

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Almeno per me è così.

Pensieri Sparsi

11 giorni. Per alcuni di più, per altri meno.


11.
Come i giorni trascorsi da quando la mia vita è stata messa in una sorta di stand by forzato.
Per qualcuno sono trascorsi più giorni, per altri meno. Alcuni ancora non hanno compreso cosa stia accadendo, altri non hanno potuto ancora farlo. Per qualcuno il mondo sta finendo, per altri è già finito.

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Quando tutto questo è iniziato nessuno di noi lo aveva davvero preso sul serio: sta accadendo qualcosa in Cina. La Cina è un posto lontano da dove vivo io e poi in Cina sono così tanti che è normale che muoia così tanta gente. Normale. Come se la morte anche di una sola persona potesse considerarsi una cosa normale, sottovalutabile.
Poi però è successo qualcosa, la Cina non era poi così lontana come sembrava. Si stava avvicinando, silenziosamente…e forse ci illudevamo lo stesse facendo con lentezza.
La colpa era dei Cinesi. La colpa era di chi in Cina ci era stato per lavoro o forse per diletto.
Eppure era tutto ancora così lontano.

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Perché fino a che il male non parla la tua lingua in fin dei conti non è davvero cosa tua.
Le cose sono cambiate il 21 Febbraio, quando tutto di colpo è diventato così così vicino eppure ancora così lontano. Un solo contagiato, così lontano da casa mia. Si poteva ancora fare ironia sull’intensa vita sociale del paziente 1; si poteva ancora ridere su qualcosa che iniziava a fare un po’ più paura. Iniziava a sembrare sempre un po’ più vera.
Era un tempo diverso, i problemi erano altri: le troppe cose da fare a lavoro, il collega che ti aveva dato noia, i kg di troppo che segnava la bilancia…l’odiato compleanno che anche quest’anno stava inesorabilmente arrivando, la prenotazione per la cena e il post cena da organizzare per quel weekend saltato quando la paura iniziava ad avere un odore più acre.
Era ancora un problema lontano. Qualcosa che stava iniziando a condizionare la nostra vita lentamente, qualcosa che si stava insinuando nella nostra normalità.
Eppure si poteva ancora ridere di quei divieti quasi bislacchi: niente baci o abbracci, niente strette di mano, stiamo ad un metro di distanza.
Quel virus arrivato dalla Cina sembrava avesse imparato a parlare la mia lingua tenendo tutto a distanza. Anche le amiche.

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Nessun viaggio per il mio compleanno. Quel problema da lontano rischiava di avvicinarsi troppo, meglio stare a casa. Meglio rimandare le risate e le sbronze a tempi migliori. Perché ci saranno giorni migliori. Ma non sapevamo ancora cosa ci aspettasse: era ancora qualcosa di lontano, qualcosa che aveva iniziato a rinchiudere le mie amiche lontane. Qualcosa che iniziava a sembrare reale. Reale per davvero.
Fingevamo che le nostre vite fossero intoccabili, che avremmo avuto tutto il tempo del mondo per affrontare il problema o che forse saremmo stati tanto fortunati da non doverlo affrontare affatto. Nord e Sud sembravano vivere a due velocità diverse, andare in due direzioni diverse.
Siamo bloccate a casa da giorni. Sono uscita tardi dall’ufficio. Inizio ad avere paura. Sta arrivando la bella stagione. Finirà presto. Qui non arriverà.

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Ci credevamo davvero. Credevamo a tutto. E poi pian piano, regione dopo regione, provincia dopo provincia, si è preso tutto il nostro paese.
Quel virus lontano che proveniva dalla Cina, ha iniziato a parlare a voce alta in Italiano.
1. 5. 10. 30. 80. 100. 140. 220. 450. 660. 880. 1000. 1350. 1760. 2050. 2300. 2450….10350. 15450. 23970. 34560. 43890. 54060.
E poi abbiamo smesso di contare i contagiati per iniziare a contare i morti.
E poi abbiamo iniziato a stilare grafici.
E poi abbiamo iniziato a guardare delle curve alla ricerca del picco più alto per poter iniziare a vedere la fine di tutto.
Era tutto così lontano. E adesso non lo è più.

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Lockdown. Quarantena. #stateAcasa
È il 22 Marzo. È passato un mese da quando questo maledetto virus ha pronunciato il suo primo vagito italiano e stiamo completamente brancolando nel buio.
Sono passate due settimane da quando tutta l’Italia è diventata zona rossa eppure sembra sia passata una vita da quando la nostra solita routine ci dava noia.
Era poco più che un’influenza. Un’epidemia. È diventata una Pandemia.
Ci siamo raccontati che #andràTuttoBene, sono stati dipinti arcobaleni su lenzuoli e sventolare bandiere. Tutti hanno messo la mano sul cuore per sentirsi italiani ed intonare l’inno dal proprio balcone di casa. Siamo tutti italiani e l’Italia si rialzerà da tutto questo. Siamo un Paese forte, vincente e alla fine #andràTuttoBene. Lo ascoltiamo alla tv, lo leggiamo sui social, ce lo raccontiamo nel corso di una videochiamata. Lo ripetiamo sperando di crederci. Eppure i colori dell’arcobaleno iniziano a perdere vividezza.

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11 giorni. Per alcuni di più, per altri meno.
Abbiamo i telefoni pregni di meme che non fanno più ridere, di video commoventi che non guardiamo più, di avvertimenti su cosa fare e cosa non fare quando si mette piede fuori casa. I gruppi whatsapp pullulano di foto di pizze e dolci, di foto nostalgiche di momenti passati, di meme diversamente divertenti che ironizzano sui kg che stiamo accumulando, di promesse di aperitivi, grigliate o viaggi.
Siamo pieni di buoni propositi e nostalgia, di rimpianti e rivincite. Ci manca chi non dovrebbe mancarci, manchiamo a chi non impegna i nostri pensieri. Ci perdiamo nei silenzi o ci assordiamo di rumore.
Siamo persi nelle mura del nostro luogo del cuore, quello in cui siamo felici di tornare anche dopo il viaggio più bello mai fatto.
Siamo smarriti nelle nostre paure, bloccato in un tempo che non sappiamo come impegnare, immobilizzati nelle nostre incertezze.
Dicono che tutto andrà bene e, in fondo, alla fine sarà così. Deve essere così. Ma il cielo grigio di questa domenica immobile e senza suoni mette in pausa il mio ottimismo.

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11 giorni. Per alcuni di più, per altri meno.

Pensieri Sparsi

Giorno 7 di quarantena!


Ormai passo le giornate dalla scrivania alla poltrona, passando per il letto…buttandomi sul divano!!!
Sono praticamente tornata al periodo universitario quando usavo il pc e scrivevo nelle posizioni più assurde!!!
È solo il 7imo giorno…ma avete detto che #andràtuttobene e io continuo a credervi!!

•Ma alla fine di tutto anche la bilancia mi dirà che #andràtuttobene?• ⚖️
✨ chiedo per un’amica eh✨

Pensieri Sparsi

Andrà tutto bene?


Sono giorni che mi riprometto di mettere nero su bianco quanto affolla la mia mente in questo periodo che definire strano è dire poco.
Non è certo il tempo quello che mi manca, la concentrazione forse…ecco quella si, credo sia andata a farsi un bel giro da tempo ormai. La verità è che, per quanto ci provi non riesco a tenere i pensieri lontani dal solito circolo vizioso in cui non riesco a smettere di inciampare.

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Andrà tutto bene!!!
Lo leggiamo ovunque negli ultimi giorni, lo sentiamo ovunque in questa botta di ottimismo forzato che, in fondo, male non può fare.
Ci credo davvero che andrà tutto bene! Deve essere così. Non può essere diversamente…eppure non riesco a togliermi dalla testa il più pesante degli interrogativi:

Tra quanto andrà tutto bene?

Non credo mi sia concesso davvero di potermi lamentare, sono a casa solo da 5 giorni (che mi sembrano già un’eternità) ma tra ansia, mood preciclo ed internet che va un po’ come cavolo gli pare, oggi sento di essere pronta ad impazzire.

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Inspiro e espiro. Dicono che calmi. Non ricordo bene come funziona al momento perché non funziona. Neanche i fiori di Bach mi danno l’illusione che andrà tutto bene…per davvero.

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Voleva essere un post ironico e irriverente, un post che facesse sorridere nonostante l’assurdità che stiamo vivendo…ma oggi non respiro (e non è uno dei sintomi di questo virus malefico, di questo ne sono certa). Avrò tempo per parlavi del delirio delle videochiamate, dei concerti dai balconi e dai forni accesi.
Domani forse andrà meglio. Oggi no.