Pensieri Sparsi

Leggere bene le avvertenze: Questo post è un NoSense mastodontico.


Potrei giustificare la sciocchezza delle parole che sto per mettere in fila con il fatto che siamo ormai a metà giugno e il mio termometro segna qualche linea di febbre, ovviamente aggiungerei io ma il motivo di questa mia affermazione rischierebbe di rendere questo post ancora più NoSense di quanto per sua natura già non sia.

Questo mio delirio nasce dall’aver scoperto, anzi no appurato forse è più appropriato per rendere in maniera corretta il concetto, il dato di fatto più eclatante della mia vita: vivo in un mondo fatto di nuvole di zucchero filato e pascoli pieni di unicorni rosa. Insomma chi mi definiva Alice persa nel suo Paese delle Meraviglie tutto questo torto, in fin dei conti, proprio non lo aveva.

Il punto della questione di oggi è in realtà estremamente semplice: ascoltare canzoni in inglese quando si è poco più che una bambina non è propriamente una gran cosa se si finisce per non cogliere assolutamente il senso di una canzone e si continua ad ignorarlo per il resto della propria vita aggrappata ad un’infantile convinzione.

Non credo che questa spiegazione buttata un pò a caso vi abbia meglio chiarito che problemi io possa avere oggi: il punto è che penso a me ragazzina che, con tanto di vocabolario, passava il pomeriggio a fare traduzione delle canzoni della sua band preferita, rileggevo il nuovo testo in italiano e cercavo di dare un senso a quell’insieme di parole. Spesso era facile, in fondo quando in una canzone ci trovi solo smielose frasi di amore, tendenzialmente banali, tutta sta difficoltà nel tradurre proprio non la si riesce a trovare.


Andrei ovunque per te. Non spezzerei mai il tuo cuore. Smettila di giocare con il mio cuore. Voglio stare vicino a te. Tesoro. Voglio stare con te. Nessuno tranne te. Il mio amore è tutto quello che ho da darti. Basta che mi ami. 

Il problema reale, per la me ragazzina, era il ritrovarsi di fronte ad un insieme di parole messe insieme quasi per caso [beata innocenza]: 

Get down, Get Down and move it all around. 


Ero poco più di una bambina, una tenera ragazzina che, nel mettere insieme quelle parole apparentemente senza senso, aveva deciso di dare un nuovo senso a quella canzone. Peccato che non ne avevo davvero proprio idea. Sono sconvolta! Dovete avere la pazienza di capirmi oggi ma dopo aver passato la mia adolescenza a cantare a squarciagola una canzone convinta che fosse semplicemente una stupida canzoncina NoSense, scoprire che quelle stesse parole avevano in realtà un recondito significato porno è, a dir poco, sconcertante. Mi avete depredato della mia innocenza, risuona troppo forte come affermazione? Oh no, perchè è esattamente quello che è accaduto qui eh.


La bambina che è in me chiede il risarcimento per danni subiti.

Pensieri Sparsi

ʂɧɧɧ…


E’ una roba strana il silenzio eh.
Ci sono momento in cui lo odi, lo detesti con tutte le tue forze finendo per coprirlo in tutti i modi: parole, rumori, suoni, musica; tutto pur di non sentire quel senso di vuoto e di oppressione che sembra riempire inesorabilmente con la sua presenza.

E poi ci sono momenti diversi: quelli in cui il silenzio sembra essere l’unico luogo ideale in cui rifugiarsi, una sorta di limbo in cui lasciarsi cullare dalla vuotezza dei pensieri, un posto non posto dove aspettare che le lacrime smettano di bagnare gli occhi mentre le parole fanno fatica ad abbandonare le labbra.

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E’ un posto strano, il silenzio.
Così tremendamente imbarazzante quando non lo vuoi intorno, così maledettamente difficile da ottenere quando ne hai bisogno. Era così facile quando da ragazzina si voleva staccare la spina, bastava spegnere il cellulare o semplicemente ignorare squilli e messaggi, nascondersi dietro la più gettonata delle bugie: “Non mi è arrivato nessun messaggio.” Bastava cancellare, fingere di non vedere, ignorare e mentire. Bastava poco.

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E’ un posto triste, il silenzio.
Sei sola, nella tua nuvola priva di suoni e di colori. Ci sei, ma non ci sei. Persa in uno stand-by in cui ti sei rifugiata con la promessa di tornare prima o poi, ma con la consapevolezza che, giorno dopo giorno, è proprio quel silenzio a scavare un fossato intorno al tuo castello. Tu sei lì, un pò persa e un pò pensierosa. Osservi il mondo immersa in una bolla di sapone nella speranza di non vederla esplodere di colpo.

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E’ un posto buio, il silenzio.
Ma mentre lentamente scompari osservi chi ti tende una mano, chi bussa alla tua porta, chi ti promette di fonderti il telefono pur di sentire la tua voce ma si arrende dopo 5 squilli, chi ti lancia un salvagente…chi almeno ci prova.

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E’ mentre il silenzio ti avvolge, che capisci che alla fine si è sempre un pò più soli.

Pensieri Sparsi

Thirteen Reasons Why


Decidere di iniziare una nuova serie TV quando tutte quelle arretrate sono lì a puntare il dito contro di te ricordandoti l’impegno preso con loro ha un non so che di ribelle, un pò come avere la consapevolezza di avere del lavoro da finire e decidere di fregarsene altamente, prendere la macchina e passare del tempo al mare. La verità è che quel velo di triste malinconia che aleggiava intorno a Thirteen Reasons Why non avrebbe potuto in alcun modo lasciarmi indifferente, sopratutto in questo periodo della mia vita.
Non vi prometto che non ci saranno spoiler in questo mio pezzo, non sono brava ad arginare le mie parole, ne tanto meno ho alcuna intenzione di farlo, quindi se non lo avete visto ma avete voglia di farlo…beh potete sempre salvare il link del blog e ritornare quando parleremo la stessa lingua.

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Esattamente come Hannah Baker sento il bisogno di parlare, di raccontare, di dare voce a quello che ho dentro; non ho alcuna intenzione di suicidarmi, almeno su questo potete stare sereni. La verità è che, mentre tutti o quasi pensano che il suicidio sia la conseguenza di una sconfitta, la decisione di un vile che ha semplicemente smesso di lottare contro la vita, io continuo a vederci un atto di coraggio, sicuramente malato e/o non giustificabile, un atto disperato di chi, probabilmente troppo stanco di cosa continua ad offrirgli la vita, decide di affrontare la morte nella piena consapevolezza che per se stesso sarà dolorosa per un instante ma lascerà delle cicatrici profonde e sanguinanti nell’anima di chi, sopravvissuto a tale atto sconsiderato, dovrà fare fronte alla macabra realtà: potevo davvero fare qualcosa per evitarlo? Potevo io in qualche modo salvarla? sono stato io, anche solo in parte, artefice del suo destino?

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Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro all’anima.
Lo siamo stati da adolescenti quando cercavamo di farci accettare dagli altri, quando tutto quello di cui avevamo bisogno era un’amica che fosse leale, che ci sostenesse nel bene e nel male, che ridesse e piangesse con noi, che semplicemente ci fosse in quegli anni che credevamo fossero i più duri. Poveri illusi.

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Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
O quanto meno lo siamo stati quando abbiamo dato fiducia al ragazzetto che ha preso il nostro cuore e lo ha calpestato come fosse carta straccia, quando le attenzioni di quel ragazzo provocavano le invidie delle altre e le loro parole cattive riecheggiavano nei corridoi e nelle strade, quando il nostro nome era conosciuto anche quando noi non conoscevamo nessuno di chi osava pronunciarlo raccontando cose che risuonavano nuove anche a noi stessi.tumblr_onyzj9ekhf1sflf2eo7_r1_400

Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
Lo siamo stati a quella festa in cui tutti erano un pò ubriachi e/o fatti e noi non sapevamo cosa fare, quando ci siamo ritrovati di fronte alla scelta di essere accettati dal gruppo ed essere come loro o dare ascolto alla nostra coscienza e continuare ad essere un outsider, la ragazzina perfettina un pò noiosetta che al massimo beve Coca Cola e non tocca una sigaretta neanche a pagarla oro, quella tanto timida da sembrare algida, distaccata dal mondo, persa nelle sue fantasie.
Lo siamo stati quando abbiamo organizzato feste fighe a casa semplicemente per creare una giusta immagine di noi stesse, per farci notare dal ragazzetto che sembra guardare tutte tranne te, per sentire il nostro nome associato a complimenti ridondanti che a diciassette anni ti fanno sentire semplicemente grande.

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Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
Anche se non abbiamo più diciassette anni e non andiamo più al liceo; persi in quella solitudine paralizzante che ci rende fragili e vulnerabili, quel bisogno di essere capiti, di ricevere quella parola di conforto che sembra non arrivare mai. Siamo Hannah quando aspettiamo quel messaggio che non arriva, quando cerchiamo quell’amica che non ha più tempo per noi, quando il nostro mondo sembra crollare pezzo dopo pezzo e continuiamo a nasconderci dietro ad un finto sorriso, quando nessuno si rende conto della lotta che affrontiamo ogni giorno, delle ferite che ci lacerano l’anima, delle lacrime che rigano il nostro viso quando crediamo che nessuno ci stia guardando.

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Siamo Hannah quando mentiamo dicendo che va tutto bene, quando ascoltiamo i problemi degli altri senza assecondare il bisogno di urlare che ci dilania dall’interno; quando restiamo paralizzati cercando di ricordare quanto sia facile respirare, quando stringiamo le mani a pugno per smettere di farle tremare, quando mordiamo le labbra per bloccare le parole che temiamo possano uscire. Siamo Hannah quando teniamo insieme i pezzi di noi stesse con la colla e con lo scotch vivendo nella costante paura che le nostre crepe mostrino agli altri quanto siamo realmente danneggiate, quando ci perdiamo con lo sguardo fisso nel vuoto cercando di tenere il mondo fuori, o quanto meno di illuderci di poterlo fare, almeno per un pò, quanto basta per riuscire a far tornare il respiro regolare. Almeno per questa volta.tenor1

Siamo Hannah quando cerchiamo di apparire normali mentre affrontiamo le piccole battaglie di ogni giorno, quando ci nascondiamo dietro a grossi occhiali da sole nella speranza che non si noti quanto ci sentiamo perse nell’affrontare cose nuove, persone nuove, luoghi diversi da quelli familiari. Quando cerchiamo di essere easy nell’affrontare un nuovo lavoro, nuovi colleghi, nuove difficoltà ma in realtà la paura più grande resta quella di non piacere, di essere quella che parla troppo o troppo poco, quella che non sa stare al gioco o ci sta troppo facilmente. clay

Siamo Hannah quando ci sentiamo invisibili agli occhi del mondo, quando decidiamo di esserlo almeno per un poco, quando il nostro silenzio è pieno di parole che nessuno ha voglia di ascoltare, quando i pensieri fanno male e ogni battito del nostro cuore è una pugnalata in pieno petto. Quando siamo vivi fuori ma sempre più morti dentro!

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Siamo Hannah…sono Hannah.

Ogni giorno un poco in più, ma non mi basterebbero 7 musicassette per raccontarvi le ragioni per cui la vita proprio non ce la fa ad andare come vorrei, come in un mondo ideale dovrebbero andare, come semplicemente sarebbe giusto andasse. Almeno per un po’.13-reasons-why

Sono Hannah…eppure, in questo mondo dove ognuno di noi è sia vittima che carnefice, non posso negare di essere anche Justin, Jessica, Zach e Clay; e non potete farlo neanche voi. La verità è che nessuno sa cosa succede davvero nella vita di un altro e tu non saprai mai quanto i tuoi comportamenti incidono sulla vita degli altri. Chi di noi non ha mai mentito? Chi non ha mai ingigantito una storia semplicemente spinto da un desiderio di accettazione? Chi non ha alterato la realtà per salvare la propria di faccia senza pensare alle conseguenze? Chi non ha ceduto al richiamo dell’amore, al canto infame ed incantatore della gelosia, al dolce amaro sapore della vendetta? Chi non ha mai ignorato una richiesta d’aiuto perchè troppo preso dai propri pensieri, dai propri problemi, dalla propria vita?

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Chi di noi è davvero innocente? 

 

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30 Days Writing Challenge – 18


Lunedì di pioggia e malinconia.
E’ strano come il pensiero di lasciare qualcosa che sappiamo non ci mancherà possa comunque lasciare una strana tristezza addosso.
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In maniera altalenante cerchiamo di proseguire con questa challenge, neanche vi sto più a spiegare la mia incostanza. In fondo, l’importante è portarla a termine, no? E io non ho alcuna intenzione di non farlo.
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Giorno 18 – Scrivi 30 cose su te stessa.
DIte la verità: lo fate per farmi perdere followers eh.
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※ 1 – Mi chiamo Angela e a breve gli anni che dovrò dichiarare saranno 32.
※ 2 – Odio i diminutivi/vezzeggiativi del mio nome. NO Angie! Peggio mi sento con Angioletta. Angelina mi provoca l’orticaria. L’unico che mi piace è Angel, perchè Angel è quella parte di me che più spesso mi dovrei ricordare di essere.
※3 – Sono un architetto, o almeno ci provo. La laura sembrava essere un punto di arrivo, ma è stata solo un punto di inizio e la strada da percorrere è lunga e, spesse volte, in salita…ma non molliamo.
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※4 – Sono ossessionata da Nick Carter, non il fumetto che mi renderebbe una nerd fighetta, ma il biondino dei Backstreet Boys. Sono 19 anni che soffro di questa malattia e, arrivata a questo punto, credo che non esista cura che mi possa regalare la guarigione. E neanche la voglio, sia chiaro.
※5 – Sono scesa a patti con la parte adolescenziale di me. Leopardi aveva il fanciullino, Anastasia Steele la dea interiore, io una bimbominchia che indossa la maglietta con una boyband stampata sopra. Ognuno ha il subconscio che si merita, eh.
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※6 – Da ragazzina suonavo il pianoforte, ero anche abbastanza brava ma odiavo il mio maetro motivo per cui, appena mi è stato possibile, ho mollato del tutto. Nonostante lo scorforto che aveva colorato il volto del mio maestro nell’apprensione che non mi sarei iscritta al conservatorio neanche sotto tortura, non credo di aver sottratto questo grande talento alla musica.
※7 – Ho un cane, Alice, ed un gatto, Tigro. Entrambi trovatelli, dipendesse da me adotterei tutti gli animali che vedo in strada, non riesco a capire come si possa decidere di darli via come giocattoli che non servono più. Che odio.
※8 – Il mio colore preferito è il rosa, anche se nell’ultimo periodo anche il giallo mi ha rubato il cuore.
※9 – Sono stonata come una campana, eppure da ragazzina con la mia migliore amica di quel tempo volevamo formare una girlband. Inutile dire che il progetto non ha mai preso vita.
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※10 – Sono SerieTv-dipendente. Ne seguo decisamente troppi per il tempo libero che mi resta, rigorosamente americani, da guardare in streaming in lingua originale ma sottotitolati [bisogna migliorare questa cosina qui].
※11– Ho una vera ossessione per il burrocacao, non esco mai di casa senza, neanche mi sposto nella stanza affianco senza averlo in tasta e non riesco a dormire se prima non ne ho passato uno strato sulle labbra.
※12 – Amo i rossetti, è l’unico trucco senza il quale non uscirei mai di casa. La ragazza dal rossetto rosso.
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※13 – Colleziono maialiani e tutto ciò che ha la loro forma. Ebbene si: a casa mia potreste trovare addirittura la caffettiera a forma di maialino.
※14 – Sono logorroica. Amo parlare e, soprattutto, odio i silenzi.
※15 – Non potrei vivere senza il mio iPhone, per quanto ultimamente mi stia facendo impazzire li sopra c’è praticamente tutta la mia vita. Sarei persa senza.
※16 – Amo viaggiare, sono spesso maniacale nell’organizzazione dei viaggi, ma odio prepare i bagagli e, ancora di più, odio doverli trasportare.
※17 – Il mio social network preferito è Twitter, oltre al fatto basilare che mi consente di stalkerare Nick Carter adoro la cognizione del tempo tra i tweet presenti nei vari hashtag in tendenza. Avete mai provato a guardare qualche trashata televisiva leggendo i commenti presenti sul relativo hashtag? Da morirci dal ridere proprio.
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※18 – Mi reputo una persona fin troppe volte isterica, non ne sono orgogliosa, ma ci sto lavorando su. Se solo il mondo non fosse così pieno di coglioni.
※19 – Odio le giornate di pioggia. Sono metereopatica, il mio bisogno di sole è direttamente proporzionale alla necessità di non ammazzare nessuno.
※20 – Sono una persona estremamente ansiosa. Stendiamo un velo pietoso.
※21 – Amo scrivere e spero di riuscire a trovare il tempo per lavorare al mio secondo libro. E’ lì che mi fissa per essere revisionato, ma non riesco a trovare la testa per farlo.
※22 – Odio il giorno del mio compleanno nonostante i bei ricordi che ho collezionato in quel giorno grazie alle mie amiche. i Backstreet Boys mi hanno cantato Happy Birthday dal palco e hanno continuato a farmi gli auguri quando mi sono avvicinata a fare la foto e poi di nuovo all’afterparty. Ma continuo ad odiare il giorno del mio compleanno.
※23 Ho una dipendenza da shopping, che io sia triste o felice fare shopping è sempre la soluzione giusta. Adoro comprare di tutto: vestiti, borse, scarpe, accessori, cazzate varie ed eventuali.
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※23 bis – Concedetemelo eh. Credo che prima o poi finirò in programmi come Selpoti in casa o Accumulatori seriali, insomma, per quanto io sia consapevole di non vivere in Burundi o di essere nel bel mezzo di una guerra se trovo qualcosa che mi piace sento il bisogno di farne scorta perchè: e se non lo trovassi più?
※24 – Le mie caramelle preferite sono le Skittles di cui le mie amiche sono divenute mie spacciatrici ufficiali.
※25 – Sono molto istintiva, nonostante i milioni di giri mentali in cui mi perdo, le mie decisioni sono quasi sempre dettate da quella vocina fastidiosa che sento dentro.

※26 – Sono scaramantica a modo mio; sia chiaro se vedessi un gatto nero per strada mi fermerei solo per adottarlo ma credo fermamente nella cattiveria della gente. Gli occhi addosso, l’invidia, il desiderio di vederti fallire/soffrire. E’ per questo che se devo fare qualcosa di importante ho imparato a tenerlo per me, almeno fino a che non accade.
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※27 – Sono egocentrica, forse un pochetto viziata. Ma in quella misura che non lede nessuno, o almeno credo.
※28 – Alcuni suoni ed alcuni toni di voce mi irritano dal profondo dell’anima. Il destino si è preso gioco di me stessa donando a Nick Carter un tono di voce che mi risulta udibile, senza provare il desiderio di staccargli le corde vocali, solo dopo una certa ora del mattino e sicuramente dopo il caffè. Carino eh.
※29 – Sono una ritardataria cronica, riesco ad essere in ritardo anche quando sono in anticipo.
※30 – Non ho una buona percezione degli odori, siano essi profumi o puzze. Tranne nei giorni in cui il mio organismo si ricorda che sono donna, ecco in quei giorni ogni odore potrebbe indurmi il vomito.
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Dopo queste fantastiche 30 cose su di me, è rimasto qualcuno a seguire questo blog?

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30 Days Writing Challenge – 14


Per quanto io sia decisamente più tipa da Sabato del Villaggio che da OziaDì, quando sei in compagnia delle scapestrate con cui sto trascorrendo il weekend anche l’OzieNica [la fusione dei nomi non è decisamente il mio forte, devo arrendermi all’evidenza] ha un sapore del tutto diverso.
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Per quanto mi piace immaginarmi come una novella Serena Van Der Woodsen alle prese con il suo nuovo giochino, come moderna Gossip Girl credo proprio di avere ben poco futuro.
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Lo so, come al mio solito, sto divagando. Proprio non riesco a farne a meno, sopratutto perchè ho sbirciato quale sarà la domanda a cui dovrò rispondere oggi e, questa volta sul serio, ho ben poco da raccontarvi.
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Giorno 14 – Parla del tu film preferito, che non ti stancheresti mai di vedere.
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Non sono una grande cinefila, anzi oserei dire che non lo sono per niente; ne tanto meno sono affezionata a quei film che avrebbero dovuto segnare la mia adolescenza [ricordo con orgoglio di aver visto Dirty Dancing per la prima volta esattamente due anni fa e cosa ne penso lo trovate qua].
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Potrei ammettere candidamente che non mi stancherei mai di vedere i film con Ashton Kutcher, ma la mia scelta, credo sia anche abbastanza palese, deduco non sia propriamente dettata dalla trama. Serve davvero che i film di Ashton abbiano una trama?
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Un film che non mi stancherei mai di vedere…un film che non può mancare a Natale; quanto meno nel mio Natale. Ecco si, se proprio dovessi scegliere un film che per me rappresenta un must a cui, nonostante l’età, non potrei mai rinunciare è: Il Grinch!
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Devo davvero spiegarvi il perchè?
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

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Lo scorso anno, in questo giorno, mi interrogavo su come fosse stato possibile che il tempo fosse trascorso così velocemente, le cose fossero così cambiate così come le nostre età. [qui, se siete curiosi].tumblr_nd1swnybp11txeruoo1_500

Quest’anno osservo quel numero e penso che le cose in realtà non cambieranno mai: oggi i miei occhi ti osservano sempre con lo stesso amore di quando io avevo 13 anni e tu eri un ragazzino brufoloso con un improbabile taglio di capelli a metà tra una femminuccia e Nino D’Angelo.

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Probabilmente sarà così per sempre, o almeno mi piace pensarla così.

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Buon Compleanno,

mio piccolo grande uomo.

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30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere