Pensieri Sparsi

Voi affidereste la vostra vita nelle mani di qualcun altro?


Non molto tempo fa mi è stato detto che una delle soluzioni per imparare a stare davvero meglio sarebbe quella di imparare a fidarsi degli altri. Fidarsi realmente. Impregnarsi di quella fiducia che, per capirci bene, ti pervade l’essenza fino ad infiltrarsi nel profondo, fin dentro alle ossa; quella fiducia che ti porterebbe a saltare ad occhi chiusi sicuri che, in fondo al burrone, ci sia qualcuno pronto a prenderti a qualunque costo. Quella fiducia che ti fa chiudere gli occhi, poggiare la mano in quella di un altro e seguire, senza paura, i suoi passi; senza porsi domande, senza sentire angoscia. Una fiducia che esiste solo nei film adolescenziali. E forse neanche più di tanto.

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Io di questa fiducia non sono stata dotata dalla nascita e, volendo essere onesti fino in fondo, non ho mai capito dove si potesse acquistare; non che ne volessi fare una grande scorta ma provare, anche solo per un pò, come ci si possa sentire a fidarsi completamente di qualcuno non mi avrebbe in alcun modo arrecato dispiacere. 

Probabilmente quel tipo di fiducia non è per tutti, non sarebbe un dono così speciale, in effetti, se lo fosse. Perché un dono innato, no? Non è qualcosa che si può imparare, giusto? Perché personalmente in 30 anni non ho capito neanche da dove iniziare.

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Non che chi mi circonda mi rendi tutto più semplice. Anzi.

Delusione dopo delusione, ho capito che la fiducia è sopravvalutata. 

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio come stile di vita. 

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Ma voi potreste darmi realmente torto?

Vi ricordate la storia dello Spritz? (Se volete rinfrescarvi la memoria, fate un salto qui). Oh, se non fosse già un esempio lampante di cosa voglio dimostrarvi, dovrei decisamente raccontarvi di come sia continuata la storia; vi aiuterà a capirmi meglio, ne sono certa.

Normalmente alla delusione dello Spritz avrei reagito con rabbia, vomitando tutta la negatività di cui si era riempita la mia testa in quel momento; questa volta, però, ho agito diversamente: mi sono messa in disparte e ho osservato lo svolgersi degli eventi.
Devo davvero dire di non essermi meravigliata di come siano andate le cose?

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Insomma, dopo aver subito per giorni la solita tattica trita e ritrita del faccio finta di nulla, magari si dimentica che è arrabbiata e andiamo avanti come se non fosse accaduto nulla (vi sembro davvero persona con cui potrebbe mai funzionare una cazzata del genere?) è arrivato il solito messaggio:
mi sono accorta che non ci sentiamo, mi manchi.

Normalmente, a questo punto avrei fatto notare l’ilarità del momento; perché dopo aver affermato fin troppo candidamente quanta difficoltà avessi ad affrontare le mie giornate probabilmente avrei avuto bisogno del supporto di un’amica e non della banale superficialità che mi era stata riservata; eppure al leggere che i suoi impegni le impedivano di comunicare con me ho risposto con distaccata educazione: Non ti preoccupare, sono cose che succedono.

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A questo punto, e vi prego davvero di illuminarmi, come pensiate sia proseguita la cosa?
Ovvio, l’amica dello Spritz è sparita. Totalmente. Puff. A quanto pare sono davvero brava a fare magie, decisamente più di quanto lo sia a lasciar correre le cose. Dopo giorni di silenzio, infatti, ricascando io stessa nelle solite dinamiche, ho domandato se fosse stato proprio il mio non ti preoccupare a fornire una sorta di lasciapassare per l’abbandono; ho così scoperto di aver dato una risposta di merda proprio con quel non ti preoccupare.

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Insomma, preso atto, tanto per cambiare ,che sbaglio io aspettarmi empatia quando parlo con le persone, sono stata liquidata in poche battute perché al momento sono isterica per cose mie e non voglio essere cattiva, non lo meriti tu e ne la nostra amicizia. 

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Ovviamente le sue cose sono passate ma l’effetto della magia deve essere più forte di quanto pensassi. Harry Potter, scansati.

Evidentemente la nostra amicizia un chiarimento non lo meritava. E alla fine va bene così. tenor

Vogliamo davvero ancora parlare di fiducia qui?

 

 

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30 Days Writing Challenge – 17


Nessun balletto di gioia e gaudio per l’arrivo di questo Venerdi, nonostante io stia pregustando il mio weekend di ozio puro dal momento stesso in cui ho aperto gli occhi questa mattina [perchè dire che oggi io mi sia svegliata è un’esagerazione bella e buona].
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Essenzialmente sono ancora a lavoro, ma ho già finito tutto quello che avavo in programma per questa stupida settimana, non è quindi questo il momento migliore per ritrovarmi qui?
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Giorno 17 – Parla del tuo segno zodiacale e se ti calza o no.
Eh? Seriamente?
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Tralasciando la fase universitaria Paolo Fox è il guru della mia vita, in cui la classifica giornaliera e le stelline del buon Paolo erano diventate una vera e propria ossessione per me e la mia compagna di studi sfiornado perdite di dignità vertiginose con lo scambio di messaggi per restare aggiornate sulla quantità di stelle che avrebbe accompagnato la nostra giornata, credo di ricordarmi di avere un segno zodiacale solo per pura convenzione.
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Avrei potuto skippare la domanda con un semplice: Risposta non pervenuta.

Ma non sarebbe stato da me non blaterare a vuoto su qualcosa. Vi avrei deluso. Motivo per cui, da brava blogger dedita alla cura dei suoi fantastici post, ho provato ad acculturarmi sull’argomento per riuscire a dare una risposta quanto meno ragionata, veritiera sarebbe chiedere troppo.ajkjk

Mi sono, quindi, affidata al mio amico Google ponendogli la domanda in modo cristallino ed elementare:
Pesci – caratteristiche del segno zodiacale.
ed ho aperto la mente pronta a recepire nuove nozioni che avrebbero sicuramente soddisfatto la mia sete di conoscenza.
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Oroscopo.it
Pesci è il dodicesimo segno dello zodiaco, ed è anche l’ultimo segno del ciclo zodiacale. Questo segno, quindi, porta con sé molte delle caratteristiche degli undici segni che lo hanno preceduto. Coloro del segno dei Pesci, comunque, sono più felici nel tenere molte di queste qualità segretissime. Questa gente è altruista, spirituale e molto concentrata sul suo percorso interiore.
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Oroscopodioggiedomani.it
Pregi :
dolce, ama la famiglia, ama le feste e le tradizioni, fiducioso nella vita, ama i bambini, bonaccione.
Difetti : ingenuo, poco fedele verso il partner, eccessivo nel dare fiducia agli altri, goloso, può possedere non pochi vizi, manca di coraggio, manca di determinazione.

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Polveredistelle.it

  • Giorno della settimana: giovedì.
  • Pietre portafortuna: ametista, corallo rosa, turchese, acquamarina.
  • Colori: grigio perla, porpora e verde.
  • Fiori: iris, verbena, lylium e camelia.
  • Metalli: stagno.
  • Essenze ideali: incenso, violaciocca.
  • Simbolo: Stilizzazione di due pesci legati fra loro, ma che nuotano in direzioni opposte.

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Tra l’essere definita questa gente e dolce non ho ancora capito cosa sia stato peggio, senza contare che il giovedì è un giorno inutile, la verbena serve per allontanare i vampiri, lo stagno non è un metallo preziono e soprattutto io detesto il verde.

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Stavo per rinunciare quando mi sono imbattuta in questo sito: astriepsiche.it che forse tante baggianate con le racconta in fin dei conti.
I Pesci sono sintonizzati con il mondo delle emozioni e con tutto ciò che abita nel mondo della fantasia e dell’immaginario, vivono “sentendo” e per questo entrano facilmente in connessione con ciò che li circonda.

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Sono i Pesci stessi ad essere tormentati e complessi e a vivere una realtà densa di contraddizioni.

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I Pesci idealizzano la vita, l’amore, l’amicizia  e, spesso, quando si dedicano a lavori che prevedono relazioni di aiuto, anche la loro professione. Ma attenzione, perchè l’altra faccia della medaglia della idealizzazione è la delusione.  Chi è perennemente alla ricerca dell’ideale, è destinato a restare deluso perchè la vita concede sprazzi di infinito solo di tanto in tanto. Il Pesci deve ricordare che le persone sono persone non idee, non sogni.

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I Pesci più fortunati e più evoluti  riescono a trovare un equilibrio fra il sogno e la realtà e costruiscono la loro serenità riuscendo a portare nella realtà quotidiana quel pezzettino di assoluto a cui aspirano.

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il Pesci vive in un suo mondo ideale e per questo la realtà quotidiana diventa  una sofferenza: dettagli, regole, orari, impegni lo fanno sentire imprigionato. Non che non sia in grado di prendersi responsabilità, ma semplicemente la quotidianità è troppo grigia per lui. Salvo la presenza nel tema natale di molti valori terra, la normalità non fa per il Pesci e per questo deve colorare con la sua immaginazione ciò che lo circonda, deve fantasticare, deve tenersi un unicorno immaginario color arcobaleno in salotto.

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Ecco, portatemi un unicorno!!!

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Di unicorni, seppie e pecorelle.


Con il tempo ho capito che non vi è alcuna debolezza nella candida ammissione di avere bisogno di qualcosa o di qualcuno in un determinato momento della propria vita; non è stato un percorso breve e/o semplice quello che mi ha condotto a questa deduzione eppure, per certi versi, è stato un qualcosa di a dir poco inevitabile.
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Quanto diffcile può essere, per una persona orgogliosa come me, ammettere di avere bisogno di qualcosa probabilmente solo chi mi conosce nel profondo può davvero capirlo. Eppure alla fine è accaduto.
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Avevo bisogno delle mie amiche, della leggerezza dei pensieri che affollano la nostra mente quando siamo tutte insieme, del suono sguaito delle nostre risate e dei nostri balletti scomposti; avevo bisogno di ricordarmi come ci si sente quando ci si allontana dal buio profondo della mia anima quando l’ansia divora ogni mia connessione mentale.
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Avevo bisogno di mangiare come se non ci fosse un domani con una bilancia pronta a giudicarmi, di bere come se avessi ventanni o fossi una teenagers americana persa nel suo mondo colorato fatto di party e cuori rosa; di ballare scordinata fino a sentirmi mancare il respiro.
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Avevo bisogno di credere negli uniconi e negli arcobaleni, salutare le pecorelle e raccogliere soldi,  inveire contro delle seppie e parlare di cose prive di senso come se fosse la normalità.
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Avevo bisogno di festeggiare compleanni, brindare all’amicizia e alle prime rughe che stanno facendo capolino sui nostri volti dai sorrisi sempre giovani; avevo bisogno di sentirmi ragazzina e donna perdendomi nella profondità di discorsi senza capo ne coda, in quei giri pindarici dai quali è difficile scappare.
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Avevo bisogno di tornare la Bimba un pò coccolata e un pò viziata, di cantare sigle dei cartoni animati a squaciagola sognando ad occhi aperti quei mondi che mi hanno accompagnato nella crescita, di sentirmi principessa con la consapelozza di essere una guerriera.
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Avevo bisogno di scattare fotografie, creare ricordi, lasciarmi trascinare dalle emozioni; di scattare selfie stupidi in un negozio o di fronte ad un monumento, stando ben attente a prendere solo noi per non far capire al mondo dove siamo finite questa volta.
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Semplicemente, avevo bisogno di Noi.
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Lo scorso anno, in questo giorno, mi interrogavo su come fosse stato possibile che il tempo fosse trascorso così velocemente, le cose fossero così cambiate così come le nostre età. [qui, se siete curiosi].tumblr_nd1swnybp11txeruoo1_500

Quest’anno osservo quel numero e penso che le cose in realtà non cambieranno mai: oggi i miei occhi ti osservano sempre con lo stesso amore di quando io avevo 13 anni e tu eri un ragazzino brufoloso con un improbabile taglio di capelli a metà tra una femminuccia e Nino D’Angelo.

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Probabilmente sarà così per sempre, o almeno mi piace pensarla così.

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Buon Compleanno,

mio piccolo grande uomo.

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30 Days Writing Challenge – 12


E’ Venerdi. Finalmente Venerdi. Ti amo venerdi.
Settimana pesante #1: Bye, Bye.
Weekend con le amiche che mi faranno tornare 15enne: Welcome!

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Giorno 12 – Scrivi di cinque benedizioni nella tua vita.

Niente da fare eh, il numero 5 continua a farla da padrone da queste parti.


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⁓ La mia famiglia.
Probabilmente, quasi sicuramente, non sarei quella che sono oggi se non fosse stato per loro, per l’amore e l’educazione che mi hanno trasmesso e quella testardaggine nel non mollare mai anche quando la strada diventa più irta e meno sicura. La consapevolezza che, anche nei momenti più bui, non sarei mai stata sola: i miei genitori, mia sorella, mio fratello, i miei nonni, i miei zii. Dalle piccole alle grandi difficoltà della vita mi hanno insegnato che insieme, nonostante tutto, si può superare tutto, o quanto meno ci si può provare. Non mi è mai mancato nulla nella vita eppure mai nulla mi è stato dato per scontato, e questo è uno degli insegnamenti più importanti che si può donare.

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⁓ Nick Carter & gli altri 4.
Non è colpa mia se sono ripetitiva, prendetevela con questo giochino o con la persona che ha stravolto così tanto la mia vita da essere onnipresente.
Io so che solo che non è facile da capire questa mia ossessione, il modo in cui ha toccato la mia vita tendendomi la mano quando ero allo sbaraglio, il cambiamento che mi ha costretto ad attuare in me stessa trasformandomi da triste bruco in stupenda farfalla. Una benedizione per me, meno per il mio portafogli, ma si sa: Happiness is expensive.

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⁓ Tigro & Alice.
Se il Paradiso esiste è giusto che sia popolato di animali. Ve lo immaginate un Eden senza il canto degli uccelli, il garrire delle rondini, il belare delle caprette e l’apparire del buffo e curioso musetto di un coniglio? Di sicuro nel mio Paradiso ideale non possono non echeggiare miagolii da ogni angolo. Il festoso abbaiare di cani che giocano finalmente sereni. [cit.]
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⁓ Le mie amiche.
Chi trova un amico con il suo stesso disturbo psichiatrico, trova un tesoro.
E io, per mia fortuna, di tesori ne ho trovati tanti. Ho un treno ad attendermi questa sera per un weekend all’insegna dell’adolescenza più recondita della mia anima.
Noi, bimbeminchia for life.
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⁓ La mia indipendenza.
La mia capacità di adattarmi, tra tante lagne, anche alle situazioni più complicate. Il mio non aver bisogno di nessuno, mai per davvero; il mio aver bisogno di aiuto accettando il fatto che spesse volte quell’aiuto arriverà solo da me stessa.
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⁓ Special Guest: il mio Blog.
La mia capacità di trasformare in parole le mie emozioni, i miei pensieri, la mia rabbia e le mie paure; l’aver trovato un luogo in cui è piacevole farlo senza troppi preconcetti mentali condividendo la mia psicopatia con persone che provano empatia per me o si divertono per le sciocchezze elaborate dalla mia testa.
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God Bless Me.

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30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere
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La coccolosità va ricordata!?!


/ì·do·lo/: Oggetto di un’ammirazione o di una dedizione gelosa o fanatica.

Partendo dal presupposto che l’unica persona per cui nutro una dedizione gelosa o fanatica sono io, e neanche mi sto propriamente sempre simpatica, non credo di essere portata realmente per questa forma di venerazione divina verso qualcuno e/o qualcosa [ammesso che questo qualcosa non siano Skittles].

E come la definiresti la tua fissazione malata per quel coso biondo di quella boyband che manco si sente più? Ah ma non si sono sciolti?
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A me non piace dare definizioni alle cose, perché mai dovrei eh?

E’ una cosa talmente irrazionale che, io per prima, ho smesso di pormi domande a riguardo, ho smesso di considerarmi sciroccata e/o infantile [a secondo della giornata], ho smesso di chiedermi se sia giusto o meno continuare ad essere una ragazzina quando si tratta di lui.

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Quindi perchè scrivere l’ennesimo post sullo stesso argomento?

Tralasciando il fatto che sul mio blog in fin dei conti ci scrivo un pò quello che mi pare, questo post è un semplice Promemoria di Coccolosità che, se non bastasse la piacevolezza del suono dovuto all’accostamento delle due parole, è semplicemente un modo per ricordarmi di aver scelto di essere irrazionale per una persona che, non so per quale congiunzione astrale, riesce a dare segni di vita sempre quando ce n’è più bisogno.

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Per quanto qualche parola in più rispetto a tutte queste emojii sarebbe gradita, continua a farmi tenerezza il pensiero che 20 anni fa [come suona male, mamma mia] non avrei mai immaginato possibile una roba del genere.
I poster possono digitare messaggi? Ma per davvero?
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E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. E io non riesco a non sorridere per quello stupido cuore e a domandarmi, ogni maledetta volta, come l’immagine di biondino stronzetto e spocchioso si riesca a sposare perfettamente con la dolcezza che, a modo tuo per carità dimostri ogni volta. Non riesco a capire come gli altri non riescano a vedere quello che vedo io quando ti guardo, come possano definirti odioso o scostante, come possano non avere semplicemente voglia di perdersi in un tuo abbraccio prima di tornare alla vita reale [perchè non sono ancora rincoglionita del tutto, ve lo giuro].
E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. Ma a me piace assai quello stupido cuore.
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Perchè la verità è io sarò una piccola stalker ma lui resta l’amore.
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30 Days Writing Challenge – 2


BuongiorNO!
Per educazione mi tocca iniziare questo post augurandovi Buongiorno, ma non solo oggi è Lunedì, ed il che già la dice lunga sul mio stato emotivo, a quanto pare sembra che oggi sia l’ormai famoso lunedi più triste dell’intero anno, noto a tutti come Blue Monday: insomma Buongiorno un cazehmm, smetti di essere scurrile e maleducataBuong….non ci riesco ehwhatsapp-image-2017-01-16-at-15-32-29Heeeeey, eccovi nuovamente in questo favoloso spazio gestito da un bellissimo unicorno, pronti a rispondere al quesito del secondo giorno di questa sfida di scrittura.
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Giorno 2: Scrivi qualcosa che qualcuno ti ha detto su te stessa che non hai mai dimenticato.
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Letto il tema del giorno, mi sono ritrovata dinanzi ad un bivio: una risposta leggera e scanzonata o una risposta più introspettiva?
La prima scelta risulterebbe, senza ombra di dubbio, più facile, basterebbe citare qualche complimento lusinghiero ricevuto da un corteggiatore insistente, qualche commento positivo di un vecchio professore, un tenero ringraziamento di un’amica o un dolce messaggio ricevuto dalla mamma. Troppo facile.

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Nel mio caso poi potrei citare quella volta quando, probabilmente abbagliato dal grosso fiocco del mio fantastico cerchietto alla Blair Waldorf, Kevin dei Backstreet Boys, guardandomi negli occhi, mi ha sussurrato: You’re adorable in un modo così profondo e intenso da rendermi, quasi per magia, la persona più adorabile del pianeta per mesi.

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La verità, però, è che le cose che le cose che difficilmente dimentichiamo spesso sono quelle che ci fanno male; sono quelle che toccano corde sensibili della nostra anima facendole vibrare mentre una triste litania riempie la nostra mente. Sono quelle che ti porti dentro, nonostante gli anni che passano, nonostante la vita ti abbia più volte dimostrato che, per l’appunto, si trattava solo di stupide parole.

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Non avrei saputo scegliere un solo ricordo, in fin dei conti nessuno ha specificato che avrei dovuto essere sintetica nel rispondere ai vari punti; filtrando tutte le situazioni che si sono affollate nella mia mente ho scelto 3 circostanze totalmente diverse tra loro, 3 età totalmente diverse tra loro, 3 tipologie di me stessa totalmente diverse tra loro.
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• Ero decisamente troppo piccola per ricordare questo episodio, ma sin da quando ho memoria è uno di quei ricordi che riecheggia nella mia mente. Una piccola premessa è doverosa [potrei autodefinirmi la Signora delle Premesse], non avevo ancora compiuto un anno di vita che già ero costretta a portare gli occhiali; ai giorni nostri è, purtroppo, normale vedere un bambino indossarli ben diversa era la situazione 30 anni fa ormai.
Ero in spiaggia con mia madre, per fatti nostri oserei aggiungere come se fosse necessario, ma si sa alla gente piace parlare a vanvera ed è così che una signora a qualche ombrellone di distanza, indicandomi sfacciatamente con il dito, aveva ritenuto logico e corretto usarmi a modello di confronto per la figlia riluttante ad assumere cibo.
“Mangia o diventi come quella bambina lì!”
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Quelle parole le ho ascoltate e riascoltate nei ricordi di mia madre, nella sua rabbia nel aver avuto la forza di rispondere a quella mentecatta e nel dolore di vedere che il mondo avrebbe guardato la sua bambina come qualcosa di diverso.
30 anni ed un’operazione dopo, non mi è ancora passato il desiderio di scoprire come è diventata quella bambina che non voleva mangiare.
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• Avevo 16 anni, poco meno o poco più, ed ero stata mollata da poco da quello che poteva essere definito come il mio primo fidanzatino; ad essere onesta non ricordo molto bene come fosse andata la cosa: dopo mesi di corteggiamento avevo ceduto alle lusinghe di questo ragazzetto ma dopo neanche 30 giorni avevamo capito che come amici funzionavamo alla grande ma come coppia facevamo leggermente pena. Non ricordo di aver sofferto per tale separazione, se non la giusta finzione da teen drama necessaria a dare enfasi al momento e non mostrarmi diversa dalle mie ben più navigate amiche. Eppure, anche in questo caso, c’è chi ritiene di saperne più di te e sente il bisogno di fartelo sapere.
Era un sabato sera quando, mentre chiacchieravo per cavoli miei con le mie amiche, che mi si avvicina un nostro amico [che definizione estremamente errata per una persona così spregevole], il sorriso sul viso era quello di chi aveva qualcosa di succulento da raccontare. La cosa triste è che per lui era davvero così.
Ho visto il tuo ex, era con un’altra. Sicuramente la nuova fidanzata! Beh devo dire che lo capisco, alla vostra età [n.b.: lui aveva qualche anno in più] anche io se dovessi scegliere tra la bellezza e i soldi, sceglierei la bellezza.”
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Premesso che non sapevo di essere milionaria, ma con una sola frase quello che oggi mi sento di definire solo come un emerito imbecille mi aveva fatto crollare il mondo addosso facendomi sentire inadeguata e sbagliata, addossandomi colpe che non avevo e dandomi della cessa senza troppi giri di parole. O forse si.
Inutile raccontare di come, non molti anni dopo, il povero sfigato con la ragazza con i soldi [se mi dicesse dove sono gliene sarei grata] e poca bellezza ci sarebbe uscito e di come, con estrema classe e ancor più soddisfazione, la ragazza poco bella lo ha mandato a spigolare.
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Ero prossima alla laurea, probabilmente era proprio la mia ultima correzione con quel professore che mi aveva fatto penare per due anni; stavamo lavorando alla presentazione Power Point che avrei esposto durante la discussione, modificandone per l’ennesima volta colori e spessori, quando nel silenzio dello studio era risuonata la sua domanda:
“Ti hanno mai detto che sei brava?”
Non capivo il senso della domanda posta in quel particolare momento e probabilmente l’espressione del mio viso malcelava i miei pensieri perchè, senza attendere alcuna replica, il Prof. aveva continuato dicendo:
“Non so se ti abbiamo mai detto: sei stata brava. Non so se i tuoi genitori lo abbiano mai fatto, ma ho la sensazione che tu stessa non lo abbia mai fatto. Non ti sei mai detta: sono stata brava. Sei troppo rigida con te stessa, il peggior giudice ti potesse mai capitare.”

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So di aver detto che avrei citato solo tre momenti, ma mettendo nero su bianco queste mie parole mi è venuto in mente che non avrei mai potuto non citare le parole dell’uomo norvegese incontrato sul treno:
“Non devi aver paura di perdere nella vita, ogni volta che perdi qualcosa, in realtà, impari molto altro; impari che resti in piedi, nonostante tutto; impari che sei, comunque, più forte tutto. Le prime volte ci stai male, ma poi impari che alla fine tutto passa, che tu riesci a far passare tutto. Ci vuole tempo. Perdere aiuta a costruire la tua personalità, non farti spaventare dalle cose che non vanno come vorresti. Non aver paura di desiderare qualcosa, sai che, prima o poi, sei talmente testarda da ottenerlo.”
[Se vi va di leggere di questo lo trovate qui]
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Passano gli anni, ma le parole restano impriggionate nella mente; costanti promemoria di come possiamo apparire agli occhi della gente, di come sia facile perdersi in quegli stupidi giudizi, di come spesso, chi meno avremmo creduto, ha saputo guardare oltre quello che abbiamo mostrato.
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Anche oggi sono stata logorroica, me ne scuso.
Ma anche no.
 
 
 
 
 
 
 
 
Pensieri Sparsi

Non è la cosa più dolce che abbiate mai visto?


Sarà che probabilmente stamattina non mi sono svegliata per davvero, sarà che sento un’agitazione dentro che mi sta logorando l’anima, sarà che con questo freddo e questo tempo uggioso l’unica cosa che mi viene in mente di fare in questo momento è mettermi esattamente su quel divano ed unirmi al loro pisolino…

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Ma non è la cosa più dolce che abbiate mai visto?

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Boyband: li amavo da morire…o forse no?


Le vere fan hanno sempre una pessima reputazione.
Dicono che siamo strane,
isteriche, fissate, da manicomio.
Ma la gente non capisce.
Solo perché amo tantissimo una cosa non vuol dire che sono matta. […]
È importante che lo sappiate fin dall’inizio,
perché tutto quello che sto per raccontarvi vi sembrerà…
be’, un po’ fuori di testa.

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La citazione colta proviene da un libro trovato un po’ per caso in libreria qualche settimana fa, uno di quei libri talmente demenziali da divenire irresistibile tentazione per me; come avrei potuto mai resistere ad intere pagine strapiene di luoghi comuni sullo stile di vita che adotto ormai da più di metà di tutta la mia esistenza mixati con quella punta di ironia e surrealismo che finisce per catapultarti di colpo in una dimensione parallela in cui, in fin dei conti, tutto è possibile.
La trama per quanto assurda [e tremendamente simile alla sceneggiatura malata ideata dal neurone malato di un certo cantante di mia conoscenza per il suo secondo fantastico film] ha qualcosa di intrinsecamente geniale al suo interno: 4 ragazzine, età media 15 anni, si ritrovano, un per caso, a  rapire il membro più sfigato della boyband che adorano e, assolutamente senza volerlo, finiscono per ammazzarlo! Ve l’ho detto che era geniale.

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Mi rendo conto che la domanda più ovvia, a questo punto, sorge spontanea:
Può davvero una fan arrivare a tanto?

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Il punto della questione, in realtà, non è questo; bisogna osservare il tutto dalla giusta prospettiva per riuscire a porsi quelle che sono, invece, i quesiti giusti su cui interrogarsi:
Può la persona idolatrata per anni scendere dal piedistallo e divenire banale e patetico come un omuncolo qualsiasi?
Può il tanto amato VIP divenire vittima di se stesso e della noia di 4 ragazze non più quindicenni?
Può la realtà superare la fantasia?

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Metti una sera di fine novembre e 4 ragazze, non più quindicenni già da un po’, che hanno avuto una settimana stressante a lavoro, metti di avere tra le mani i numeri giusti e tanta fantasia, come potrebbe mai andare a finire bene la cosa?
giphy1Per anni mi sono ripetuta che avrei voluto incontrare la me quindicenne anche solo per un istante; avrei voluto scambiare quattro chiacchiere con quella ragazzina che di sera dava la buonanotte ad un poster attaccato al muro e a scuola un po’ veniva derisa perché, tra finti comunisti che si vestivano da straccioni e amavano pogare a ritmo di una musica che per lei era solo rumore, lei continuava ad ascoltare quella musica di merda fatta da 5 ragazzini dalle facce pulite che, invece di parlare di rivoluzione, cantavano di amore. Avrei voluto i rassicurarla e raccontarle che quelle fantasie con cui si riempiva la testa, persa nella melodia del suo walkman, non erano poi così assurde; raccontarle che i sogni se ci credi davvero, alla fine, diventano splendide realtà e che, in barba a chi la vedeva come una povera sognatrice persa in un mondo di illusioni, quel poster, ormai logoro e consumato, lo avrebbe incontrato in carne e ossa e in quelle braccia si sarebbe persa in teneri abbracci!

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Eppure, dopo questi ultimi giorni, mi chiedo: avrei dovuto raccontarle proprio tutto quello che ora so? Avrei dovuto svelarle tutte le sfumature della realtà, sempre un po’ più grottesca e meno magica, in cui si è trasformata quella sua eterea fantasia?
Oh, assolutamente no!

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Perché ammettiamolo con onestà: come si potrebbe mai raccontare la realtà di questi giorni ad una quindicenne disposta a credere a sciocchezze mastodontiche di tale portata:
Nessuno di noi ha la fidanzata.
Ci basta l’amore delle nostre fans.
Siamo concentrati solo sulla nostra musica e sul gruppo.
Sono troppo giovane per avere una vita sessuale.
Sto aspettando l’amore della mia vita.

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Chi come me ha 30 anni dovrebbe ricordarlo bene: le quindicenni degli anni Novanta non si battevano per legittimare un amore gayo ostacolato dalla casa discografica o l’inverosimilità di un figlio nato da una botta e via con l’amica di una vita.
Oh non sia mai, non diciamo eresie.
Le quindicenni degli anni Novanta avevano una sola Bibbia: il Cioè e, manco a doverlo sottolineare, credevano a tutto quello che trovavano scritto sul Sacro Giornale neanche stessero consultando per davvero le Sacre Scritture. Le quindicenni degli anni Novanta odiavano la squinzia di turno che attentava la virtù del proprio preferito; scrivevano mi ti farei sulla foto incollata sulla Smemoranda ma non si immaginavano legate nella stanza rossa di Mr Grey, sognavano passeggiate al tramonto e baci rubati sulla ruota panoramica del Luna Park e lanciavano trashissimi peluche quando andavano ai concerti certe che il proprio preferito lo avrebbe raccolto e tenuto per sempre con se ovunque quel maledetto aereo su cui sarebbe salito lo avrebbe portato.
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Siete tornate un pò quelle quindicenni degli anni Novanta? Ricordate come ci si sentiva in quei giorni in cui l’unico problema era aspettare che Mtv trasmettesse il nostro video preferito per poterlo finalmente registrare su una Vhs e potersi finalmente drogare con l’estasiante bellezza di quel capolavoro cinematografico di VideoClip che Spielgerg ti dico scansati.
giphy3Perfetto!!! Adesso che siete nel mood giusto provate a rispondere qualche semplice domanda.
Come si può pensare di raccontare a quelle quindicenni degli anni Novanta di foto dirty inviate si iMessage prima di andare a dormire, di chiamate su FaceTime con l’insistenza di un ragazzino infoiato, di appuntamenti improbabili in cui cosa faresti se ci vedessimo e ti dicessi di toglierti i vestiti?

whatsapp-image-2016-12-01-at-09-45-45Come fai a toglierle la magia dall’immagine di perfezione che quella quindicenne degli anni Novanta ha costruito felicemente nella sua testa e raccontarle la mediocrità di un uomo che pur avendo tutto ha bisogno di avere sempre di più. Un bisogno così assurdo da rasentare il ridicolo nelle sue forme di ricerca per la gioia delle su citate ragazze, non più adolescenti, forse un pò annoiate in quella sera di fine novembre, con le bambine messe a nanna, e con tanta fantasia.

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Vi state chiedendo come potessimo davvero definirci fan dei Ruperts
se eravamo disposte a prendere in giro uno di loro.
Ora, io non so come funzionavano le cose nel tempo che fu,
ma le fan di oggi per certi aspetti sono più sofisticate.
Amare qualcuno così intensamente ci consentiva anche di criticarlo.

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Avrei potuto intitolare questo post “Come incastrare un Backstreet Boys“, ma questo avrebbe implicato un racconto dettagliato di quanto realmente accaduto…

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E io…beh ho già scritto più di quanto avevo promesso di fare.