Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You Think you Know…


Quando la vita inizia a somigliare sempre più un trenino delle montagne russe da cui è impossibile scendere, inizi a chiederti se sarai davvero in grado di staccare da tutto e tutti almeno per un giorno.
Inizi a temere che lo switch per tornare 15enne possa non funzionare più, come se all’alba dei tuoi 34 anni essere grandi possa essere l’unico modo di affrontare la vita.
Inizi a non sentire per davvero le solite ansie che hanno da sempre accompagnano questi eventi, non hai tempo per ascoltare quella vocina flebile nella tua testa che cerca invano di attirare la tua attenzione.

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Funziona che prendi un aereo di corsa subito dopo un’intensa giornata di lavoro, riabbracci le tue amiche mentre cercate un posto in cui mangiare poiché tutto quello che hai in corpo sono due mini Philadelphia e 4 patatine prese dal distributore automatico, finisci sotto il loro hotel assecondando il tuo animo da stalker ma, anche dopo aver chiacchierato con Mike, sei lì a pensare alla serratura della porta della barca che non sei riuscita a recuperare prima di partire.

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Succede che sei davvero stanca eppure pian piano le chiacchiere e le risate delle amiche che man mano iniziano a circondarti iniziano a fare la magia; non sai bene dove sia nascosto quel pulsante magico ma senti che, quasi senza rendertene conto, lo switch avviene. Senti il suono della tua risata, forse un po’ più isterica del solito, che risuona nell’aria…e l’ansia, quella che aspettavi, finalmente prendere possesso della tua testa.

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È sempre un viaggio strano nei meandri dei sentieri tortuosi della mia testa, eppure ogni volta è una nuova avventurache, anche se a rilento, adoro mettere nero su bianco.

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E’ stato un viaggio strano. Credo che ce lo siamo ripetute un miliardo di volte a sto giro.
L’aver deciso, circa 7 mesi fa, che ancora una volta sarebbe stato compito nostro rendere quella serata magica si è rilevata un’impresa più complicata di quanto potessimo immaginare. Le reazioni incredule e felici di 5 anni fa erano ancora troppo impresse nelle nostre retine e, nonostante lo scetticismo iniziale, provare a scappare da questo impegno sembrava impossibile. E così è stato.
La mole infinita di cose che possono cambiare in 5 anni è, a dir poco, infinita.
Ma 7 mesi fa non potevamo neanche lontanamente immaginarlo.

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Sono stati 7 mesi intensi.
7 mesi in cui, oltre alla confusione e agli impegni delle nostre vite (che in 5 anni sono diventate stressanti e complicate in maniera esponenziale), ci siamo ritrovate a combattere contro a restrizioni e autorizzazioni, presentazioni e progetti da sottoporre a Sony e Live Nation, attese per il benestare del managment americano, fornitura e logistica dei materiali, ansie e liti, risate isteriche e battibecchi telefonici alla ricerca della pura magia.

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E’ con un carico maggiorato di ansia che è iniziata la giornata del 15 Maggio.
Mentre tutti erano a programmare come beccarli fuori dall’albergo, noi eravamo a ritoccare gli schemi da attuare per riuscire a far funzionare la macchina da guerra che avevamo messo su. Mentre mettevamo in ordine trucco e parrucco ripetevamo come delle ossesse il materiale da portare, le persone da chiamare, le cose da non dimenticare. Si, esattamente come delle pazze.

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Siamo passate fuori dall’albergo forse più per sentirci almeno per 5 minuti delle fans normali che non stavamo morendo di ansia da prestazione.
I 5 minuti che a me sono serviti a ricordare il senso di tutta la giornata.
Ero nervosa, agitata e forse più acida del solito…fino a quando, grazie a chi forse aveva capito più di me di cosa avessi bisogno, finalmente TU.

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La scena è stata tragicomica, forse più del solito.
“C’è Nick, salutalo.”
“No. Non voglio.”
Cosa mi avesse detto il cervello io ancora non lo so. A te, per fortuna, non importa.
Uno sguardo. Il solito. Una linguaccia. Come sempre. Un bacio. Le mie lacrime.

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Perché diciamolo pure: mi hanno vista tutti piangere.
Probabilmente c’è chi ha goduto non capendo il momento, forse c’è chi mi ha giudicato male…a qualcuno magari ho fatto anche tenerezza (si, lo so, è impossibile).
Ho pianto perché era passato un anno ma in realtà non era passato un solo istante.
Ho pianto perché era passato un anno ma non era cambiato nulla.

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Il mio umore è cambiato, almeno per un po’.
Ma non c’era tempo per crogiolarsi, la corsa contro il tempo era ormai iniziata: la corsa al filaforum di Assago, il controllo della correzione delle stampe sbagliate, il pranzo al volo che ti fa rendere conto che sei passata dai panini del Mc Donald’s al risotto con i gamberetti, l’incontro con i tipi di Live Nation mentre stai ancora cercando di portare il cibo alla bocca, lo scarico della mole infinita di materiale, il dissuasore del traffico che non ne voleva sapere di lasciarci libera la strada, il biglietto del concerto finalmente tra le mani, ritardi non giustificati e assenze poco chiare, ansia, stress ma tanti volti amici che con passione erano li a ricordarci che Siamo una squadra fortissima.

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Si ringrazia Alessandra per avermi reso presentabile nonostante la stanchezza e lo stress sul viso; per aver cercato di rendermi nuovamente una persona normale.

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Ci eravamo preparate per 7 mesi per quel momento e non poter essere dentro con le ragazze ad ammazzarci fisicamente di lavoro e coordinare tutto il lavoro lentamente ci ha ucciso. Essere in fila per dare inizio al divertimentoe non riuscire a staccarsi dal telefono per capire se le ragazze sono entrate, se è fattibile fare il lavoro in quel poco tempo, se il lavoro di tutti riesca a non essere vano. Essere in fila e capire che hanno fatto casino con le autorizzazioni, temere che nel parterre non si potesse mettere più nulla, cercare un piano di riserva senza smettere di trovare una soluzione per far andare avanti il primo.

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Fare il giro del backstage, vedersi passare Briandi fianco e continuare ad osservare se le ragazze stanno posizionando i fogli in maniera corretta. Scorgere i cuori in platea e sentire il proprio scoppiare nel petto.

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Credo di essermi ritrovata in fila per fare la foto senza neanche rendermene conto, di aver capito cosa stesse accadendo solo quando sono entrata in quella stanza.
Finalmente loro. Finalmente Lui.
Dopo anni mi sono ritrovata a pensare: Esistono davvero.Non ero pronta a quel momento, non mi ero preparata affatto. Era tanto che non mi sentivo così impreparata.

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Le braccia di Brian le prime ad accogliermi. Adoro i suoi abbracci.
Di Alex ricordo sempre troppo poco…i miei occhi erano stati già calamitati dai suoi.
“Oh…Hey.”
E persa tra le tue braccia mi sono sentita nuovamente a casa. E tu sei uno stronzo e lo sai.
I want a BIG hug from you!”
Chissà cosa volessi veramente dire in quel momento. Kevin ha riso e sottolineato che io volessi un BIG HUG FROM YOU…GRANDE…hai riso…io volevo morire…mi hai abbracciato e stretto più forte al momento della foto (grazie, mi ero preoccupata di non riuscire ad avere la solita faccia da allucinata cronica). Hai riso di nuovo e mi hai abbracciato di nuovo. Ti ho dato un bacio sul collo perché non si dica che la testa mi assista in quei momenti. Mi hai abbracciato di più mentre Kevin guardava divertito probabilmente pensando ancora che sono un’analfabeta funzionale.
Ho salutato Kevin, due baci sulle guance e lui mi ha abbracciato. Come fa sempre, con tutti, come per dire Grazie.
Mi sono trovata Howie sulla strada verso l’uscita…puoi davvero non salutarlo?

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Ho lasciato la stanza frastornata e la prima frase che ho sentito è stata:
“C’è un problema con la Fan Action.”
Sono sbiancata. Anche il tizio della sicurezza aveva capito quanto fosse facile prenderci in giro in quel momento.

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Ho bevuto. Tanto e di gusto. Ho riso in compagnia delle mie vecchie amiche di sempre e di quelle nuove appena scoperte. Abbiamo brindato come se non ci fosse un domani  perché del domani poco ci importava: in quel momento eravamo felici, ma felici per davvero.
Era la quiete prima della tempesta. E lo sapevamo.

Arrivata nel circle è iniziata la battaglia: ancora fogli da consegnare, direttive da fornire, starlights da far brillare, una stronza da mandare a cagare (perchè quando deciderò di portare croccantini per calmare gli animi di quelle animali sarà sempre troppo tardi).
Che poi, apro e chiudo parentesi, ma io dico: piccola imbecille davvero credevi di poterla avere vinta contro di me? PORACCITUDINE HAS NO LIMITS.

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Insomma, il telone è calato letteralmente sulle nostre teste e lo spettacolo ha avuto inizio.
E’ stato strano.Il cuore batteva forte, Tu eri semplicemente il solito Tu a cui sono ormai affezionata, l’adrenalina era a mille eppure i nostri occhi fissavano la scaletta in attesa del momento della verità.

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Sulle prime note di Incomplete mi è mancato il respiro. Ho chiuso gli occhi per una frazione di secondo. Speriamo vada tutto bene. Li ho riaperti ed è stata magia.
Siiiii. La prima è andata. Abbiamo urlato, le nostre mani si sono incontrate in un battito di gioia. Possiamo respirare, per un po’.

Avevamo superato il primo test, ma il vero esame lo avremmo sostenuto a breve.
Ho perso un battito quando Shape of my Heart ha iniziato a risuonare nel forum, ho ascoltato tutta la parte di Nick quasi senza respirare…e credo che il video spieghi meglio di me cosa sia accaduto.

Abbiamo pianto. Ci siamo abbracciate tra i singhiozzi di chi sa di esserci riuscita, nella consapevolezza di aver creato qualcosa di grande. Tremavamo incredule della magia che due teste vuote erano riuscite a tirare fuori da un cappello fatto di ansie, sogni e testardaggine da vendere. Piangevamo per le ragazze che ci avevano dato fiducia, per chi ci aveva dato soldi e chi era diventato le nostre braccia e le nostre gambe. Piangevamo per lo stupore disegnato sui volti di chi da anni ci regala emozioni.
Lacrime e gioia. Ce l’abbiamo fatta. Finalmente potevamo goderci la serata, la nostra serata.

Il concerto è stato pazzesco. Loro sono stati pazzeschi. Noi siamo state pazzesche.
Ma neanche a questo punto della storia c’era il tempo per fermarsi a festeggiare, di corsa in macchina per raggiungere un locale dalla parte opposta di Milano per l’afterparty.
Ovviamente in ritardo, ovviamente le ultime ad entrare nell’area Vip praticamente pochi istanti prima che arrivassi Tu e l’altro.

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Altro giro, altra corsa.
Solo adesso che metto nero su bianco il tutto, mi rendo conto di non aver salutato Howie; sono venuta direttamente da te.  Il tuo sorriso mi uccide ogni volta.
“Hello, Kitty.” – Ti è concesso solo perché sei Nick Carter, lo sai, si?
Mi hai abbracciato e hai riso quando ti ho detto che Howie nella foto non lo volevo.
E’ solo in questo momento che mi sono resa conto di lui, con voce carina e coccolosa gli ho detto:
“Facciamo che tu ti metti qui e fai un po’ quello che vuoi. Ecco, bravo qui. Sorridi. Fai la faccia arrabbiata. Fai quello che vuoi. Non ci mettiamo in la, eh!”

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Tu hai riso divertito. E’ l’effetto che ti faccio.Un altro bacio…un altro segno.

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Ricordate lo switch di cui parlavo un milione di parole fa?
Ricordate tutte le ansie di non essere più capace di vivere il momento?
Parole…parole…parole.
Mi perdo nell’azzurro dei Tuoi occhi ogni volta come fosse la prima, mi sento a casa quando mi stringi tra le tue braccia cicciottose, la morbidezza della tua pelle e il suono della tua risata. E’ sempre un fiume di parole senza senso quando provo a raccontare cosa vivo in quel momento, perdo il filo insieme al senno ogni volta che i miei occhi si incrociano con i tuoi. Torno 15enne e torno stupida, sono felice. Di quella felicità puttana che è come una droga. Un’astinenza continua che mi spinge a fregarmene delle poche ore di sonno prima di tornare a lavoro, a fregarmene delle risatine di chi non capisce, a fregarmene di chi  vuole fare i conti nel mio portafogli.

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E’ l’ansia che torna a scalfire la mia serenità; un uragano che ogni volta mi lascia per giorni in balia di quelle emozioni che mi stravolgono l’esistenza e mi ricordano che non viva. Ma viva per davvero.

img_5811Come ogni volta è un libro più che un racconto…ed è neanche la metà di cosa si affolla nella mia mente.
Come ogni volta i gioielli più brillanti sono le amiche con cui condivido questi momenti, eppure questa volta c’è qualcuno in più da ringraziare. Lo abbiamo fatto per giorni ma non è mai abbastanza.

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Come sempre però il grazie più grande lo devo a Me stessa per ogni volta che osservo impaurita le mie ansie fissarmi e deciso di essere più forte di loro; per tutte le volte che temo di non farcela e mi dimostro che mi sbagliavo; per quando cedo alla tenerezza di un abbraccio o al bisogno di avere vicino le mie amiche; per quando metto il telefono in modalità aereo e decido che il tempo per me è un momento sacro.

Grazie a me che mi concedo di essere Me quando sono con Te.

Pensieri Sparsi

Voi affidereste la vostra vita nelle mani di qualcun altro?


Non molto tempo fa mi è stato detto che una delle soluzioni per imparare a stare davvero meglio sarebbe quella di imparare a fidarsi degli altri. Fidarsi realmente. Impregnarsi di quella fiducia che, per capirci bene, ti pervade l’essenza fino ad infiltrarsi nel profondo, fin dentro alle ossa; quella fiducia che ti porterebbe a saltare ad occhi chiusi sicuri che, in fondo al burrone, ci sia qualcuno pronto a prenderti a qualunque costo. Quella fiducia che ti fa chiudere gli occhi, poggiare la mano in quella di un altro e seguire, senza paura, i suoi passi; senza porsi domande, senza sentire angoscia. Una fiducia che esiste solo nei film adolescenziali. E forse neanche più di tanto.

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Io di questa fiducia non sono stata dotata dalla nascita e, volendo essere onesti fino in fondo, non ho mai capito dove si potesse acquistare; non che ne volessi fare una grande scorta ma provare, anche solo per un pò, come ci si possa sentire a fidarsi completamente di qualcuno non mi avrebbe in alcun modo arrecato dispiacere. 

Probabilmente quel tipo di fiducia non è per tutti, non sarebbe un dono così speciale, in effetti, se lo fosse. Perché un dono innato, no? Non è qualcosa che si può imparare, giusto? Perché personalmente in 30 anni non ho capito neanche da dove iniziare.

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Non che chi mi circonda mi rendi tutto più semplice. Anzi.

Delusione dopo delusione, ho capito che la fiducia è sopravvalutata. 

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio come stile di vita. 

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Ma voi potreste darmi realmente torto?

Vi ricordate la storia dello Spritz? (Se volete rinfrescarvi la memoria, fate un salto qui). Oh, se non fosse già un esempio lampante di cosa voglio dimostrarvi, dovrei decisamente raccontarvi di come sia continuata la storia; vi aiuterà a capirmi meglio, ne sono certa.

Normalmente alla delusione dello Spritz avrei reagito con rabbia, vomitando tutta la negatività di cui si era riempita la mia testa in quel momento; questa volta, però, ho agito diversamente: mi sono messa in disparte e ho osservato lo svolgersi degli eventi.
Devo davvero dire di non essermi meravigliata di come siano andate le cose?

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Insomma, dopo aver subito per giorni la solita tattica trita e ritrita del faccio finta di nulla, magari si dimentica che è arrabbiata e andiamo avanti come se non fosse accaduto nulla (vi sembro davvero persona con cui potrebbe mai funzionare una cazzata del genere?) è arrivato il solito messaggio:
mi sono accorta che non ci sentiamo, mi manchi.

Normalmente, a questo punto avrei fatto notare l’ilarità del momento; perché dopo aver affermato fin troppo candidamente quanta difficoltà avessi ad affrontare le mie giornate probabilmente avrei avuto bisogno del supporto di un’amica e non della banale superficialità che mi era stata riservata; eppure al leggere che i suoi impegni le impedivano di comunicare con me ho risposto con distaccata educazione: Non ti preoccupare, sono cose che succedono.

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A questo punto, e vi prego davvero di illuminarmi, come pensiate sia proseguita la cosa?
Ovvio, l’amica dello Spritz è sparita. Totalmente. Puff. A quanto pare sono davvero brava a fare magie, decisamente più di quanto lo sia a lasciar correre le cose. Dopo giorni di silenzio, infatti, ricascando io stessa nelle solite dinamiche, ho domandato se fosse stato proprio il mio non ti preoccupare a fornire una sorta di lasciapassare per l’abbandono; ho così scoperto di aver dato una risposta di merda proprio con quel non ti preoccupare.

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Insomma, preso atto, tanto per cambiare ,che sbaglio io aspettarmi empatia quando parlo con le persone, sono stata liquidata in poche battute perché al momento sono isterica per cose mie e non voglio essere cattiva, non lo meriti tu e ne la nostra amicizia. 

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Ovviamente le sue cose sono passate ma l’effetto della magia deve essere più forte di quanto pensassi. Harry Potter, scansati.

Evidentemente la nostra amicizia un chiarimento non lo meritava. E alla fine va bene così. tenor

Vogliamo davvero ancora parlare di fiducia qui?

 

 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

18 anni d’amore


Warning: questo post contiene un elevato tasso zuccheroso, la lettura di questa vera e propria dichiarazione d’amore di una non più ragazzina dal cuore da quindicenne potrebbe urtare il vostro intelletto e provocarvi un elevato picco glicemico. 

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Oddio, l’ennesimo post su una boyband; ma non parlava d’altro questo blog?
Forse si, forse no…a chi importa? Questo è lo spazio e il tempo in cui i miei pensieri vengono imbrigliati, il mio punto di vista su ciò che mi circonda, piccoli frammenti della mia vita e se la mia vita è così profondamente legata a 5 ragazzotti dal sangue a stelle e strisce non ho alcuna intenzione di farmene una colpa!

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Sarà che ho cambiato lavoro da poco, ho cambiato di colpo orari e abitudini, ho perso parte del tempo che dedicavo alla me adolescente per lasciare che la me adulta si adeguasse al nuovo schema della vita; sarà la paura di crescere che mi porge la mano quando le responsabilità bussano alla mia porta; sarà l’istinto di scappare sull’isola che non c’è insieme a Peter Pan; forse sarà semplicemente nostalgica malinconia ma in questo giorno non posso non abbandonarmi alla dolce sensazione di sicurezza che mi regalano i miei ricordi.

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Avevo 13 anni, era il 26 Febbraio del 1998 ed ero a cena; nulla di diverso dal solito, nessuno strano presagio che mi informasse che da quella sera la mia vita sarebbe cambiata per sempre. C’era Sanremo in TV, mi ha sempre annoiato a morte eppure quando all’annuncio degli ospiti fatto da Raimondo Vianello mio padre aveva osato cambiare canale gli avevo cordialmente chiesto di non farlo:
“Voglio vedere che faccia hanno questi cretini per cui tutte le mie amiche a scuola impazziscono! Sono rincretinite, non parlano d’altro!”

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Ho sempre creduto nel Karma e, deduco senza alcuna ironia, che quella sera tutte le prese in giro verso quelle ragazzine fissate per l’impossibile mi si siano rivoltate contro.
Avevo sentito parlare di quel gruppo musicale probabilmente da Raimondo e tutto il mondo, ne conoscevo le movenze ed i nomi, ero a conoscenza addirittura dei problemi cardiaci di uno di loro ma non avevo assolutamente mai avuto la curiosità di vedere né di che faccia avessero questi tizi che avevano rubato la sanità mentale alle mie amiche né di ascoltare che musica facessero. Presuntuosa e fastidiosa li avevo etichettati come roba inutile per ragazzine. Fino a quella sera.

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Non so bene spiegare cosa sia successo, mai mi sono posta realmente il problema a dirla tutta. E’ stata magia, uno strano sortilegio che mi ha ipnotizzato alla Tv sulle note di quella canzone che profumava di casa, un profumo che avrei imparato presto a riconoscere. Sarebbe tenero, e perché no anche romantico, dire che in quei pochi minuti mi avevano colpito i suoi occhi azzurri, il suo caschetto dorato o la sua bocca a cuore; raccontare di come fossi rimasta folgorata dal suo sguardo o dal modo in cui la lingua accarezzava le labbra ogni tre parole pronunciate.

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La verità è che quella sera ero rimasta affascinata dall’aria di porello disadattato che, tra i cinque, aveva il biondino; quell’espressione da cucciolo smarrito tendenzialmente sfigato che, sin da subito, la mia mente aveva associato al suo nome. La mia mente aveva iniziato a tessere la sua storia di povero disagiato facendo di me l’unica eroina in grado di salvarlo dalla cattiveria del mondo [ho sempre avuto una fervida immaginazione, non posso negarlo].

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Avevo 13 anni e non riuscivo a dare un nome a quella sensazione di calore che avevo sentito dentro nel fissare la sua immagine alla Tv, a quella voglia di conoscere tutto di quel biondino dai tratti femminei, a quella voglia di averlo nella mia vita come se fosse la cosa più naturale del mondo; non potevo sapere che quei pochi minuti dinanzi ad un televisore avrebbero condizionato in maniera così radicale la mia vita.

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Sono passati 18 anni da quella sera e, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare come fosse la mia vita prima di allora; come riuscissi a vivere senza il mio pensiero felice a tenermi compagnia; non riesco a capacitarmi di come il tempo sia trascorso, di quanto connessa sia stata la mia vita con quella di cinque perfetti sconosciuti che me l’hanno salvata più volte senza averne coscienza alcuna.
Solo chi si è perso, perso per davvero, può comprendere quanto calore possa dare il sentirsi a casa, quanta dolcezza possano regalare quelle note di una familiare spensieratezza.
Solo chi ha temuto di non ritrovarsi può capire quanto un sorriso familiare possa scaldare il cuore facendo riaffiorare emozioni che credevi sopite.

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Si dice che la musica salvi le persone, le guarisce con delicatezza, le prende per mano e le accompagna fuori dall’oblio. Per me è stato così! Ero persa e non lo sono più, avevo bisogno di un appiglio per ricominciare a parlare con la Vera me stessa e sono ripartita dall’unica cosa che mi ricordava chi fossi, quella passione che fosse mia e soltanto mia; avevo bisogno di credere che la felicità potesse essere facile ed effimera.

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Non chiedetemi come sia accaduto!
Non li incontrerai mai. Mi dicevano; ed io sono passata dal collezionare loro fotografie a collezionare fotografie con loro, a nutrire la mia anima di quei fuggenti attimi di felicità che solo un grande sogno può donare.

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Per gli altri saranno sempre i Backstreet Boys, per me sono Nick, Brian, Alex, Kevin e Howie. Cinque amici un pó lontani nel cui abbraccio adoro perdermi come fosse la cosa più naturale del mondo .

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Perché quando dopo 18 anni ancora ti batte il cuore
come quando ne avevi 13 non può che essere amore:
Un eterno amore!

 

 

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12 ottobre 2007


Sono passati 8 anni, quando si dice che il tempo vola!?!
Avevo 22 anni ed ero bionda, un colore davvero poco definito di capelli se vogliamo essere oneste; ero una ragazzina, di quelle che si erano da poco rimesse in piedi e tenevano insieme i propri pezzi con colla e scotch, di quelle che avevano voltato le spalle a tutte le strade percorse ed erano tornate all’inizio del proprio percorso alla ricerca di una speranza, di un pensiero felice.

Inizialmente quel viaggio neanche avevo intenzione di farlo, troppo pigra e poco ottimista stavo per darla vinta alla parte razionale che mi aveva guidata per quasi tutta la mia vita; il pensiero di salire su un intercity e farmi 7 ore di treno per poi restare sicuramente delusa da quello che avrei trovato mi aveva portato a desistere dal provarci…fino a circa dieci giorni prima. Non ricordo cosa fosse successo, non ricordo quale meccanismo mentale deve essere scattato nella mia testolina confusa, d’un tratto sapevo solo che quel viaggio dovevo farlo: dovevo partire ad ogni costo.Di colpo ero entusiasta e felice della mia scelta.
Con quello che, in quel periodo, consideravo decisamente un moto di follia avevo prenotato treno e albergo con delle mezze sconosciute; persone che avevo conosciuto su internet, su un forum, incrociate per pochi istanti nella vita reali. Sono sempre stata una persona ansiosa e paranoica, ma avevo bisogno di compagne di viaggio e questo mi era bastato per scegliere di fidarmi, di mettere da parte le mie fobie e il mio terrore di non trovarmi bene con delle persone che avrebbero potuto odiarmi dal vivo, avevo scelto di mettere da parte la parte noiosa di me stessa e lanciarmi in qualcosa di nuovo per me, qualcosa che finalmente desiderassi davvero.Non capisco perché stai così, vorrei solo fossi più razionale. Non ho idea del perché credi di riuscirci, smettila di crederci. Non voglio vederti tornare delusa, sappiamo che sarebbe peggio poi.
Ero entusiasta, non sapevo dare un nome a quella sensazione che avevo dentro e che mi faceva sorridere come una cretina nel bel mezzo di conversazioni che non c’entravano nulla, e la mia migliore amica di quel tempo, quella che passava intere giornate a casa mia e mi costringeva a subirmi tutti i suoi drammi amorosi, non riusciva a capire cosa mi passasse per la testa, non riusciva a comprendere quella mia gioia insensata, quella mia positività senza motivo.Tu non capisci. E’ la volta buona, lo so, questa volta succederà.
Non so spiegare da dove traessi questa assurda convinzione, probabilmente avevo solo bisogno di vedere una cosa bella prendere vita, avevo bisogno di credere che i sogni se ci credi alla fine riesci a toccarli, avevo bisogno di sapere che tutti si erano sempre sbagliati.E’ solo un poster. Non li incontrerai mai.
Era il 12 ottobre del 2007, avevo 22 anni ed ero bionda; ero fatta di tanti piccoli pezzettini rotti che non credevo sarebbero mai stati insieme per davvero, ero convinta che la colla non avrebbe retto e lo scotch si sarebbe disintegrato. Avevo bisogno di un sogno e ho ottenuto l’inizio di un meraviglioso viaggio.Sono passati 8 anni eppure ricordo perfettamente la paura di vedere il cuore esplodermi in petto da un momento all’altro, la felicità più assoluta che avessi mai provato in un solo istante, la difficile presa di coscienza che non fosse solo un meraviglioso sogno, la difficoltà delle parole a prendere una qualsiasi forma, le sue mani…oh le sue mani e la mia pessima figura nel non volerle lasciare, i loro baci e la condivisione di quel momento con una carissima amica, incredula quanto meno per quanto stessimo vivendo.E’ stato un momento, una manciata di minuti, il momento più bello della mia vita…il primo di tanti; ma quel giorno non potevo saperlo.12

Ce l’avevo fatta, avevo dimostrato al mio mondo, a me stessa, che i sogni si avverano, che le cose belle, per quanto impossibili, accadono a chi muove il culo per farle accadere; avevo dimostrato a me stessa che solo cambiando prospettiva le cose cambiano e solo facendo cose differenti avvengono cose diverse.

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Voi vedete una foto sfocata [volutamente sfocata],
io vedo un bellissimo promemoria:
Avevo dimostrato a me stessa che ero ancora in grado di essere felice…
ma felice davvero.

Pensieri Sparsi

La stagione dei fuochi d’artificio.


E’ finalmente arrivata l’estate, da ben una settimana, e questo dalle mie parti oltre alle feste da Paolino e all’andare in due sul motorino [voglio denunciare l’ideatore della pubblicità della Sammontana per istigazione alla violenza] equivale a dire: benvenuta stagione dei fuochi d’artificio.

Personalmente sono tra quelle persone che adorano perdersi con il naso all’insù ad ammirare gli sfavillanti colori che riempiono il cielo in queste calde notti estive, adoro lo scintillio che si riflette nelle mie iridi e l’infantile sorriso entusiasta che si disegna sul mio viso mentre i miei pensieri accarezzano con romanticismo l’infinità del cielo. Da bambina attendevo con ansia le grandi occasioni per godermi lo spettacolo del cielo vestito a festa, perché, anche se adesso sembra solo uno sbiadito ricordo, c’era un tempo in cui i fuochi d’artificio si associavano solo a grandi eventi: la festa del paese, una manifestazione importante, la vittoria in una finale importante di calcio, una celebrazione particolare. Erano la ciliegina sulla torta di un evento.

Un tempo era così…ma si sa, la società moderna è pregna di nuovi talenti e noi siamo stati bravi a togliere la magia a tutto perché lasciarla ad una cosa effimera come i fuochi d’artificio?

Probabilmente chi vive al Nord Italia poco può capire queste mie parole, ma chi come me è costretto a scontrarsi contro tali realtà non può che comprenderle a pieno perché, credetemi, essere svegliati di domenica mattina, dopo una serata tendenzialmente alcolica, dal soave suono dei fuochi d’artificio perché il figlio di PincoPallo ha ricevuto la Prima Comunione o il Battesimo non rientra esattamente tra le cose piacevoli della vita. Mi domando, tra l’altro, quale sia il senso di sprecare una batteria di fuochi al mattino, insomma oltre al fastidioso rumore, che ti pone immediatamente in cima alla mia lista nera, cosa c’è di bello da ammirare? Il fumo bianco che produci davvero ti ripaga del disturbo arrecatomi? Non ci voglio credere.

Di fastidio ben diverso parliamo, invece, quando esattamente alle 23.59 sembrerà di essere finiti di colpo in Afganistan perché la figlia del dirimpettaio ha appena compiuto 18 anni. Un evento del genere puoi davvero festeggiarlo semplicemente con un mega party con palloncini e vestiti da sfilata? Che povertà di pensiero. Diciotto anni si compiono una sola volta nella vita [perché è risaputo che gli altri anni li puoi festeggiare random quante volte ti pare e piace], vanno celebrati al meglio, tutti devono sapere che la principessina ha raggiunto quel traguardo tanto atteso, non basta il mega striscione portato con fierezza dalla amiche e neanche la mega scritta sull’asfalto sapientemente imbrattata dal fidanzatino, oh no, bisogna far destare tutto il vicinato al suono di fuochi d’artificio. Ovvio no?
E’ per questo che mi domando puntualmente, la ragazzina è riuscita a non morire fino ad ora, perché sfidare la sorte proprio allo scoccare della mezzanotte del suo compleanno?

Che sia giunto il tempo di chiedere i fuochi d’artificio quando la mattina abbandono il mio letto?