Pensieri Sparsi

Siamo sicuri che sia un male lavorare con soli uomini?


In questo spazio più e più volte vi sarà capitato di leggere post dallo spiccato sapore femminista che raccontavano come essere una donna, spesso con la minigonna, in un mondo completamente maschile possa essere complicato o quanto meno noioso alcune volte.
Vi sarà capitato di leggere commenti a frasi banali, allusioni scontate o semplici aneddoti in cui essere una donna tra gli uomini poteva apparire quantomeno leggermente fastidioso sotto alcuni aspetti.

E’ palese che avessi dimenticato come fosse avere delle donne intorno tutto il giorno.
Capiamoci bene eh: non sono una donna che odia le altre donne…ma ho capito che sono una donna che adora stare in un ambiente maschile o, molto probabilmente, ama avere intorno a se solo alcuni tipi di donne: quelle che non rompono i c…ehmm almeno fingiti una signorina…le scatoline.

Lavorare in un ambiente prettamente maschile ha i suoi svantaggi, sia ben chiaro, ma in alcuni giorni, e soprattutto dopo un determinato tempo, se indossi una gonna o una tuta è praticamente uguale; se i capelli sono arruffati al massimo ti chiedono cosa hai fatto prima di entrare in ufficio, se ti sistemi un po’ più carina al massimo si ricordano che sei femmina e se cambi borsa o cappotto ogni giorno difficilmente ti chiederanno informazioni a riguardo. 

Sono andata a fare rilievi in gonna lunga legandola a metà altezza delle gambe, abbandonato scarpe in banchina e riso del fatto che girassi per un’isola con delle infradito 43 prese in prestito da un vicino di barca, indossato felpe pelusciose o mangiato pollo e patatine ad un take away di terzo ordine per poi finire a fare il bagno al tramonto senza trucco e con i capelli arricciati dal mare. Insomma switcho velocemente dall’essere Queen B impegnata a conquistare il suo impero all’essere un aiuto marinaio con tendenze da scaricatore di porto…ok, ok sto esagerando ma era per esplicitare meglio il concetto.

E invece le donne!!!
Quelle che entrano in competizione se hai cambiato un cappotto in più durante la settimana, che sentono il bisogno di elencarti cosa contiene il loro armadio per paura che tu possa notare che non ha cambiato giacca per ben 5 giorni; quelle che se tu fai un corso, se ne iscrivono a due; quelle del facciamo una foto e te ne fanno scattare 30 per poi trovarsi brutta in ognuna di essere.
Le donne…quelle che fingono di chiederti come stai per tediarti per l’ennesima volta con il racconto di come hanno conosciuto quel ragazzo davvero bello e giusto (mica come quello che piace a te che non è affidabile); quelle del beata te perché vai in cantiere.

Le donne. Che mondo meraviglioso.
Quelle che iniziano a truccarsi solo perché hanno visto te farlo, che notano come ti vesti, come ti muovi, come parli; quelle che vogliono esserti amiche ma ti generano solo un grande istinto omicida perché in realtà vorresti solo essere lasciata un po’ in pace perché del cappotto uguale al tuo ma di un colore diverso potrebbe anche interessarti se non ti fosse stato ripetuto almeno 10 volte in meno di 8 ore.

Le donne! Quelle che devono sottolineare le tua libertà di arrivare più tardi al lavoro ma se ne sbattono del tuo restarci fino a tardi, quelle che non capiscono il sarcasmo o le battute da uomini che a te fanno ridere come una cretina, quelle a cui devi spiegare l’ironia, quelle che…dai avete capito insomma?

Adoro le donne! Quelle smart, quelle con cui ridi per delle battute trash senza stare a pensare che probabilmente stai perdendo il pudore, quelle con cui bere uno spritz, meglio due, e mangiare patatine perché chissene della dieta, a quella penseremo poi, quelle con cui compri il maglioncino uguale per andare in ufficio per il pranzo di Natale. Quelle che anche quando cambiano lavoro ti restano nel cuore.

Ah le donne…che mondo meraviglioso. 

Pensieri Sparsi

12 lunghissimi mesi


Oddio, ma davvero siamo riusciti ad arrivare alla fine di questo anno?
Mi assicurate che siete tutti sani e salvi? Si ok, un po’ ammaccati…decisamente provati ma mai prima d’ora alla fine di un anno era accaduto di essere felici semplicemente per il fatto di essere sopravvissuti.

Volendo citare uno dei meme che forse ho visto più spesso durante questi 12 angoscianti mesi: sopravvissuto al 2020 dovrebbe fare curriculum.

E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

In questo modo avevo chiuso il post di fine anno lo scorso dicembre: un post chilometrico in cui avevo parlato di viaggi, di persone, di consapevolezze; un post carico di malinconia per il volgersi a termine di un anno che mi aveva dato veramente tanto, pregno di speranze per un anno che, stando a quanto blaterava Paolo Fox, mi avrebbe dato ancora di più.
Il 2020 è finito da poche ore e io, onestamente, ancora non credo di averlo capito…figuratevi se l’ho metabolizzato.

La verità è che già dal suo esordio questo 2020 si era dimostrato per quello che era: un anno nefasto. Pensare che credevo fosse Gennaio il problema…

Avevo iniziato l’anno cercando di dimenticare una persona, dimenticare chi mi aveva dimenticato con una facilità estrema (non sono capace a valutare situazioni e persone, ma questo ad inizio anno mica potevo saperlo).  Avevo stilato una lista di buoni propositi…che mi sono appena accorta avrei potuto scrivere questa mattina e sarebbe stata uguale (questo mi spaventa non poco…davvero non è cambiato proprio nulla?)

Ma parliamo di questo Non-Anno.
Non sono sicura che a Febbraio tutti abbiamo capito che qualcosa di veramente catastrofico stesse per stravolgere le nostre vite.
Sono iniziate a comparire le prime regole da seguire, quelle regole che inizialmente ci hanno quasi fatto sorridere:
Di colpo ci siamo ritrovati in una realtà in cui baci ed abbracci erano vietati, in cui la distanza tra le persone doveva essere superiore ad un metro, in cui a forza di lavarci le mani e utilizzare gel igienizzanti di sera rossori e bruciori erano la normalità, in cui bisognava sorridere nel gomito e piuttosto di tossire saresti esploso silenziosamente.

Sono comparse le prime mascherine, quelle introvabili da esibire con orgoglio e arroganza come se fossero un bene di lusso…quelle che ti sentivi pure un po’ scemo ad indossare, come se ti fossi ritrovato di colpo sul set di Grey’s Anatomy.

Una Pandemia.
Io ero ignorante e ho dovuto cercarne il significato prima di capirne davvero il senso.
Il viaggio per il mio compleanno annullato. La richiesta di smart-working che poi è diventata un obbligo. La vita che di colpo ha ricevuto un repentino stop: il lockdown.
Mi manca il respiro se solo chiudo gli occhi e mi soffermo sulle sensazioni provate i primi giorni di reclusione forzata: l’ansia che è tornata, il senso di vuoto, la mancanza di respiro e la paura di crollare di nuovo.

Lo scorrere lento dei giorni che hanno iniziato a susseguirsi ha trovato pian piano una nuova dimensione: la sveglia ritardata non dovendo prendere la macchina per andare in ufficio, la tuta come outfit di default, le video-riunioni con i colleghi che ormai mi hanno visto nelle peggiori versioni di me stessa, il pranzo caldo a casa come non accadeva da anni, la tv che faceva da sottofondo alle mie giornate lavorative, gli appuntamenti su Houseparty con le amiche, la finta ginnastica, i flashmob sui balconi alle 18 (quelli che io vedevo solo sui social perché da me non esiste questo senso di comunità), il conteggio dei contagiati e dei morti, la curva di quel maledetto grafico che sembrava non volesse scendere mai più, Conte in tv e le bimbe di Conte sui social, i DPCM e i divieti che continuavano a susseguirsi, il terrazzo che ha iniziato a prendere forma e i TikTok fatti per non impazzire.

Sono tornata al lavoro il 25 Maggio…ed era tutto uguale ma tutto completamente diverso. Tutto quello che avevo lasciato prima del lockdown era li ad aspettarmi: tutto…anche quello che credevo di aver dimenticato. 
La verità è che durante la reclusione forzata ero convita che avevo imparato ad affrontare la vita con una consapevolezza maggiore…beh mi sbagliavo.

Il tempo di guarire forse non era stato abbastanza e  me ne sono accorta subito quando, dopo mesi di silenzio totale o quasi, mi sono ritrovata di fronte a chi mi aveva incasinato il cuore…che poi non lo abbia realmente ammesso è un’altra storia. Il mondo era ancora nel caos più totale ma il mio problema più grande era essermi accorta di non essere capace a gestire quella situazione…ma ancora non potevo neanche immaginare quanto sarebbe stato complicato.

Per essere un Non-Anno è stato davvero un anno intenso.
Tutto quello che era stato messo in standby i mesi precedenti si è scatenato nei mesi successivi: shooting fotografici come se piovesse, visite con i clienti e prove in mare, due fiere da organizzare, eventi open days, delivery e allestimenti. Ancora una volta ho sfidato me stessa, vinto le mie ansie e capito che, alla fine del circo, amo davvero il mio lavoro…e sono anche decisamente brava a farlo.

In questo Non-Anno ho scoperto tanto di me stessa…e anche imparato tanto.
Mi sono stupita rendendomi conto che forse il contatto fisico non mi fa così schifo, che non sono così asociale come credo di essere ma i momenti di solitudine sono estremamente importanti per me. Ho scoperto che odio gli imprevisti ma alla fine so sempre come non annegare, anche se ho bisogno di piangere prima di trovare la forza. Ho capito che ogni tanto dire SI fa bene, anche perché rifiutare una giornata su uno yacht da 2M di euro solo perché  non ci si stente a proprio agio con il proprio fisico è decisamente da stupidi. Ho imparato che se sorrido un po’ in più, se rido un po’ in più, non sono più stupida…solo un po’ più leggera. E prendersi un po’ in giro non è poi una brutta cosa.

In questo Non-Anno ho scoperto che sarei diventata zia di una cucciola che non vedo l’ora di incontrare e che già amo da morire.
Ho avuto paura per la mia famiglia, per ogni colpo di tosse, per ogni linea di febbre.
Ho capito che stare in salute è un dono inestimabile.
Ho scoperto che il tampone per il Covid-19 fa male al naso ma l’ansia per l’esito distrugge l’anima.
Ho capito quanto una giornata immersi nel verde e pieni di vino possa essere una boccata d’aria.

Ho scoperto che ci sono emozioni sbagliate contro cui puoi lottare ma alla fine non sempre ne esci vincitrice. Ho imparato che fa male prendersi una sbandata sbagliata, che lottare contro quello che si prova fa schifo e che ammetterlo forse è ancora più doloroso; che si finisce per essere impotenti quando sorridi senza volere e l’unica cosa che desideri è perderti in quell’abbraccio sbagliato. Che merda.

12 lunghissimi mesi…che da poche ore fanno ormai parte di un anno ormai passato.
12 lunghissimi mesi in cui ho cambiato ufficio, scoperto nuove persone essenziali nella mia vita, perso alcune delle mie certezze, smarrito un pezzo di cuore probabilmente per sempre, collezionato nuovi ricordi.
12 lunghissimi mesi in cui ho imparato tantissime nuove parole che mai avrei voluto usare, in cui sono riuscita a non uccidere alcun complottista o noVax, in cui sto ancora lavorando a non intraprendere conversazioni con gli idioti.
12 lunghissimi mesi in cui ho tormentato i miei capelli che sono diventati specchio della mia anima.

12 lunghissimi mesi…che non mi sono serviti per dimenticare, che non mi hanno ancora dato il coraggio per affrontare questo 2021 senza aver voglia di scappare o voglia di uccidere qualcuno, che non mi hanno insegnato ad addomesticare quello che sento…nel bene e nel male.

12 lunghissimi mesi…che difficilmente riusciremo a dimenticare.

Pensieri Sparsi

Buon lunedì.


𝙰𝚒 𝚝𝚎𝚖𝚙𝚒 𝚍𝚎𝚕𝚕’𝚞𝚗𝚒𝚟𝚎𝚛𝚜𝚒𝚝𝚊̀ 𝚖𝚒 𝚍𝚒𝚌𝚎𝚟𝚊𝚗𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚒𝚕 𝚙𝚛𝚒𝚖𝚘 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚊 𝚜𝚎𝚝𝚝𝚒𝚖𝚊𝚗𝚊 “𝚊𝚟𝚎𝚟𝚘 𝚕𝚊 𝚏𝚊𝚌𝚌𝚒𝚊 𝚍𝚊 𝙻𝚞𝚗𝚎𝚍𝚒̀”. 𝚂𝚎𝚌𝚘𝚗𝚍𝚘 𝚟𝚘𝚒 𝚎̀ 𝚕𝚊 𝚏𝚊𝚌𝚌𝚒𝚊 𝚍𝚒: – 𝚞𝚗𝚊 𝚙𝚜𝚒𝚌𝚘𝚙𝚊𝚝𝚒𝚌𝚊 – 𝚞𝚗𝚊 𝚌𝚑𝚎 𝚑𝚊 𝚝𝚛𝚘𝚙𝚙𝚘 𝚜𝚘𝚗𝚗𝚘 𝚙𝚎𝚛 𝚟𝚒𝚟𝚎𝚛𝚎 – 𝚞𝚗𝚊 𝚌𝚑𝚎 𝚘𝚍𝚒𝚊 𝚒𝚕 𝚖𝚘𝚗𝚍𝚘 – 𝚞𝚗𝚊 𝚍𝚘𝚕𝚌𝚎 𝚎 𝚝𝚎𝚗𝚎𝚛𝚊 𝚏𝚊𝚗𝚌𝚒𝚞𝚕𝚕𝚊 – 𝚞𝚗𝚊 𝚌𝚑𝚎 𝚗𝚘𝚗 𝚊𝚟𝚎𝚟𝚊 𝚟𝚘𝚐𝚕𝚒𝚊 𝚍𝚒 𝚕𝚊𝚜𝚌𝚒𝚊𝚛𝚎 𝚒𝚕 𝚕𝚎𝚝𝚝𝚘.

• 𝙰 𝚟𝚘𝚒 𝚕𝚊 𝚐𝚒𝚞𝚜𝚝𝚊 𝚒𝚗𝚝𝚎𝚛𝚙𝚛𝚎𝚝𝚊𝚣𝚒𝚘𝚗𝚎 😏 •

Pensieri Sparsi

La giusta conclusione.


Ancora mi domando come io fossi stata così stupida da ipotizzare che un anno come quello quasi giunto al termine potesse mai chiudersi in maniera diversa!
No, non è mia intenzione mettermi a parlare di decreti a cui piace cambiare o di regioni che hanno più alternanze di colori delle serie sul mio albero di Natale (che per la cronaca ne ha uno solo, perché va bene il trashiume natalizio ma le cose vanno fatte con stile). 
Sono decisamente più egoista nell’uso delle mie parole e dei miei spazi.

Perché la conclusione di anno di cui vorrei parlare riguarda solo ME. 
In fin dei conti, non dimentichiamo il motivo per cui questo spazio è nato eh.
La verità è che in questi 12 mesi ci ho provato davvero a non mollare il colpo, di non inciampare; ho cercato di essere forte, forse più del dovuto. Ho finito per spegnere tutte le emozioni…ancora una volta.

Crack!
Questa volta l’ho sentito chiaramente, ho sentito il rumore di qualcosa che è andato in frantumi…IO.

Credo di essere solo stanca di fingere che vada tutto bene, che le scelte sbagliate non mi abbiano ferito, che la solitudine sia diventata una mia cara amica, che sia forte quanto voglio che gli altri credono.
Sono stanca…ma non ho vie d’uscita!
Non piango fino a quando le lacrime non diventano inspiegabili ed inarginabili, fino a quando alzarmi dal letto diviene una tortura.
E no…nessuno mi capisce davvero!!!

Perché la gente crede che per aiutarti deve fomentarti contro un nemico che poi in realtà non esiste; come se dirti che è uno stronzo per magia ti facesse sentire meno idiota, come se bastasse ad arginare quel noSense che ti tormenta da giorni.
Come se dirti come impostare le cose possa servire davvero a rimarginare cosa ti si è rotto dentro, come se ignorare le conseguenze ti facesse dimenticare che ce ne sono state,
Perché la verità è che sei sola con i tuoi pensieri semplicemente perché nessuno può capirti o ascoltarti davvero oggi…perché siamo tutti un po’ rotti dentro.
Ed ecco che ogni conversazione altro non è che uno scambio di problemi di cui in realtà non importa niente a nessuno!

È così che rispondi che stai bene semplicemente perché dei drammi degli altri non te ne può fregar di meno persa come sei nei tuoi pensieri.
Crack! 
Tutto va in frantumi ma nessuno se ne accorge perché metti su il tuo rossetto migliore, che coprirai con quella maledetta mascherina, e speri che la gente non si concentri sui tuoi occhi.
Rendi la voce acuta e svuoti la carta di credito, riempi lo stomaco anche se poi ti viene solo da vomitare.

Va tutto bene…anche se va tutto a rotoli e non riesci a fare altro che restare pietrificata ad osservare tutti i pezzetti che volano via come coriandoli.
Sono solo stanca.

Stanca di dare il 100% in quello che faccio ed essere banalmente scontata, come se ogni compito in più fosse dovuto, come se non avessi più una vita e tutto ruotasse intorno a ciò che gli altri si aspettano da te. 
Stanca di sembrare quella che non sono e di non sentire più cosa invece forse sto smettendo di essere.
Stanca di essere delusa, di non riuscire ad essere felice.

Sono stanca di vedere le vite degli altri andare avanti e poi sentire le loro lamentele.
Stanca di provare a dire che sto male e sentirmi rispondere anche io.
Stanca di raccontare i miei problemi a chi mi vuole solo buttare addosso i suoi.
Sono stanca di voi…ma soprattutto sono stanca di me!

Credo sia la giusta conclusione di questo anno.

Pensieri Sparsi

Mai apprezzare un caffè.


Dovrebbero scriverlo sulle bustine di zucchero. Il barista potrebbe sussurrarlo di nascosto. Potrebbe esserci una musica con annesso messaggio subliminale di sottofondo. Bisognerebbe inserirlo in un manuale.
Insomma qualcuno dovrebbe essere così carino da apporre quantomeno un cartello con la scritta WARNING all’interno di un bar.
Io avrei apprezzato l’avvertimento.

Comunque ho apprezzato questo caffè.”

Che già iniziare una frase con comunque mi suggerisce una certa polemicità, nonostante tutto. Ma non è mia intenzione manipolare la vostra percezione della storia, perché tutto questo delirio vuole essere un avvertimento per le generazioni future; perché la verità è che io non avevo la più pallida idea che un messaggio così lievemente gentile potesse essere l’Apriti, Sesamo dell’ingresso di Assurdolandia.

La premessa, a mio modesto parere, è davvero inutile ma, in fin dei conti, chi sono io per dirlo, quindi…
Un ragazzo e una ragazza prendono un caffè. Lei in un moto di inaspettata ed inusuale gentilezza invia il succitato messaggio. AH, dite che non basta?
Io credo che sia davvero tutto quanto serva sapere…almeno per il momento.

Apprezzare un caffè nel gergo moderno probabilmente significa altro, ma io sono una ragazza all’antica e mica potevo saperlo. Stando ad intensi studi scientifici dell’ultima ora, potrebbe essere un’istigazione. Insomma, a quanto pare alla lettura di quelle parole ci sarebbe un fantastico team di cheerleaders pronto ad  esibirsi in un fantasmagorico balletto con tanto di minuscole gonnelline, ponpon sfavillanti e cartelli con scritte: 
PROVACI, CHE CI STO.

Perché nessuno mi avvisa di queste cose? Avrei messo a caricare il cellulare per fare un video che sarebbe diventato sicuramente virale.

Il problema reale di Assurdolandia, è che alla fine della fiera tutto è un grande melodramma, un circo. E si sa, ogni clown che si rispetti in realtà nasconde una profonda tristezza. Quindi nell’apprezzare quel caffè tu subdola donna vuoi rendermi la vita difficile, perché vorrei ma non posso. E mi sembra logico che quello sbagliato in questa storia non sono io che non posso ma tu che sei quello che vorrei. Logico, no? Beh, anche io però: come ho fatto a non arrivarci subito?

Eppure a me la logica l’hanno insegnata in maniera un po’ diversa. Guarda te la vita.
Il punto è che a quanto pare, uno degli infiniti sottotesti nascosti dietro l’apprezzamento di un caffè che a me nessuno aveva mai narrato, un messaggio del genere pare abbia il potere di far si che il povero fesso continui il suo corteggiamento per il solo gusto di essere corteggiata.

Quante cose si imparano nella vita, eh? Dovrebbero farci un corso all’università.
Ad esempio, e qui davvero ho bisogno del vostro aiuto, voi la sapevate la differenza tra un messaggio di apprezzamento per un caffè e una telefonata del buongiorno del mattino? 
Ecco, io no! Ma non è colpa mia se ho scelto Architettura e non l’Università della Vita, a quest’ora sarei stata più preparata.
Se però siete ignoranti come me, oggi mi sento magnanima e ve la spiego io: il messaggio è sbagliato perché confonde le idee, è fuori luogo, nasconde messaggi subliminali reconditi e pericolosi…la telefonata è semplice: ti pensavo, so che odi il lunedi e ti ho chiamato perché volevo augurarti una buona giornata.
Siete confusi? Non ci credo…so che siete più furbi di così.

Perché tu devi essere coerente e se ti abbraccio ti devi spostare, ma io ti abbraccio perché non riesco a farne a meno. E lo sai.

Si, mi sento anche io come Alice che si è calata degli acidi per finire nel Paese delle Meraviglie. 
E se vi viene voglia di urlare: Non ho capito, interrompete il gioco. Benvenuti nel mio mondo.
Se vi sentite confusi, vuol dire che siete persone normali e questo mi rincuora veramente assai a questo punto del racconto.

Insomma, dopo le cheerleaders e dopo il clown a quanto pare arriva Conte con un nuovo D.P.C.M. a stabilire nuove norme talmente confuse che la colorazione delle regioni di ieri sera a confronto sembra una cosa completamente logica.
Ma a questo punto sono davvero generosa e vi risparmio tutto il resto, perché è palese che durante il processo di crescita a qualcuno è scappato qualche Venerdì.

Comunque ho apprezzato questo caffè.”

In un mondo privo di psicodrammi, in realtà, significava esattamente che ho apprezzato il momento del caffè che, alla fine di tutto il circo, è stato davvero solo un caffè. 
E se proprio vogliamo ricercare dei significati più profondi, oserei dire che ho apprezzato il labile equilibrio che avevo percepito, la simpatica professionalità e lo spiraglio di luce che mi suggeriva che tutto potesse essere meno complicato. Né un’accezione romantica né allusiva in alcuna maniera. Nessun invito nascosto. Nessuna richiesta. Niente. Nada. Zero. 

Ho semplicemente apprezzato un caffè senza sapere che non fosse concesso. 

Pensieri Sparsi

E se fosse tutto un telefilm?


Solitamente quando inizio a mettere nero su bianco i pensieri ci sono due motivazioni:

  • Hanno già fatto un paio di giri contorti nella mia mente e hanno bisogno di essere esorcizzati.
  • Fanno fatica a prendere forma e il foglio bianco dinanzi ai miei occhi riesce a tirarli fuori come per magia.

Non ho ben chiaro in quale dei due momenti io mi trovi adesso. Ci sono pensieri incastrati nella mia testa che hanno bisogno di volare verso nidi migliori e lasciarmi più leggera e pensieri che hanno paura di divenire parole, che temono di scontrarsi con la realtà.

Oggi non ho fissato il cellulare in attesa di un messaggio che non arriva.
Mi sembra il giusto punto da cui poter iniziare. Oggi va meglio. Tristemente meglio.
In realtà non c’è un motivo, ma questa mattina quando ho aperto gli occhi ho pensato semplicemente: VAFFANCULO!!!

Credo che banalmente ce l’avessi con quel senso di tristezza e malinconia che mi ha tediato negli ultimi giorni; come se di colpo mi fossi stancata di essere arrabbiata, di essere vittima di me stessa ancor prima che degli altri. Perché il punto è sempre lo stesso: gli altri sono degli stronzi, ma tu? Come reagisci? Anzi, ma tu reagisci? Tu prendi una posizione? Tu rispetti la tua posizione?

Troppe domande scomode, eh?
Scappi. Ti nascondi. Piangi. Tiri fuori il peggio di te. Sorridi. Ti allontani. Scappi ancora un po’ fino a quando la più grande delle bugie diviene la tua sola verità.
Sto bene. Non è mai successo nulla.Ma cosa non è successo? Cosa vela di tristezza i tuoi occhi?
Tutto e niente. Perché la tua vita è come un telefilm trash di cui non riesci proprio a immaginare il lieto fine.

Pensieri Sparsi

Ma ti sei vista?


Sembra una domanda banale, eppure è da ieri che mi è rimasta incastrata nei pensieri.
La verità è che sono 35 anni che mi vedo eppure ancora non ho ancora capito cosa vedo.

L’immagine che vedo riflessa allo specchio alla fine ho imparato a farmela diventare simpatica; certo potevo avere qualche cm in altezza in più e qualcuno in larghezza in meno. Avrei voluto i capelli lisci e il naso meno allungato. Oh e gli occhi magari meno banali del mio nocciola, e se proprio devo essere sincera mi sarebbero piaciuti funzionanti. Lo sguardo poi…mi piacerebbe non sembrare sempre persa in mondi lontani; non è simpatico prendere un’insufficienza in fisica perché sembra che non capisca quando sto spiegando anche se tu della lezione avevi capito tutto.

Ma ti sei vista?
Io mi sono vista ma vorrei vedermi come mi vedi tu. Osservarmi con i tuoi occhi a cuore e poi cavarteli dalle orbite, così che tu possa smettere di farlo.

Pensieri Sparsi

Non mi va.


Ma esattamente cosa non mi va? Perché non basta dire che non mi va?
Non mi va di non essere più padrona delle mie emozioni, di lasciare che stupide sensazioni infantili condizionino il mio presente.
Non mi va di avere lo stomaco in subbuglio e sentire il nervosismo che mi contorce le viscere dall’interno.
Non mi va di sorridere ad uno stupido messaggio.
Non mi va di restare incastrata nei miei pensieri quando quei pensieri non sono io a gestirli.
Non mi va di ascoltare le storie degli altri quando vogliono solo vomitarmi addosso i loro problemi.
Non mi va di raccontare cosa mi passa per la testa, tanto nessuno ascolta davvero.

Non mi va di sentirmi così stanca di chi mi circonda da non aver voglia di motivare le mie azioni.
Non mi va di sentirmi triste perché non sono triste come avrei immaginato.
Non mi va di sentirmi assente. Fintamente problematica. Fintamente serena.
Non mi va di sentire niente.  

Non mi va di chiedere come stai? Non mi va di raccontare come sto.
Non mi va di preoccuparmi per quanto potrebbe succedere.
Non mi va di ascoltare. Si già l’ho detto ma credo sia importante ribadirlo.
Non mi va di esserci per nessuno.

…in realtà non mi va.
OK!

Pensieri Sparsi

Cara donna…


Cαrα donnα, α volte tı cαpıterὰ dı essere troppo donnα, troppo ıntellıgente, troppo bellα, troppo forte, sempre troppo quαlcosα.
Questo fα sentıre un uomo meno uomo e tu comıncerαı αd αvvertıre ıl bısogno dı essere meno donnα. L’errore pıù grαnde che puoı fαre è toglıere ı gıoıellı dαllα tuα coronα perché un uomo lα possα reggere con pıù fαcılıtὰ.
Quαndo cıò αccαde, bısognα che tu cαpıscα che quello che tı serve non è unα coronα pıù pıccolα, mα un uomo dαlle mαnı pıù grαndı.

• Lᴀ ᴄᴏʀᴏɴᴀ ᴍɪ ᴇ̀ sᴇᴍᴘʀᴇ ᴘɪᴀᴄɪᴜᴛᴀ sᴄɪɴᴛɪʟʟᴀɴᴛᴇ •

Pensieri Sparsi

Ho riscoperto di avere un terrazzo


Dopo aver vissuto praticamente per 77 giorni tra dondolo e poltrone gonfiabili posizionate random sul mio terrazzo, da quando ho iniziato a vivere di nuovo avevo dimenticato come fosse passare del tempo qui fuori a lasciarmi dondolare fissando le bellissime lucine intermittenti che, con tanta pazienza, ho sistemato durante la pandemia.

relax

Avrei bisogno di una doccia, ma può aspettare. Stasera non ho voglia di ebetare persa nell’ennesimo episodio su Netflix…stasera ho voglia di parlare. Oh no, non voglia dell’ennesima telefonata; credo che stasera ho voglia di parlare semplicemente con me. Esattamente da brava psicopatica.

Ma cosa è che alla fine devo dirmi? Ovviamente non ne ho idea.
Vorrei forse che i pensieri trovassero la loro strada; quella priva della paura di essere giudicata o di sentirmi debole, quella priva della maschera che ho messo nuovamente su.
E’ che ci sono cose che nessuno può capire se non c’è dentro. Neanche io quando sono fuori, eh.
E per quanto sappia benissimo che sono tutte frasi per farmi aprire gli occhi, sono consapevole del fatto che non debba aprire proprio nulla.