Pensieri Sparsi

✨Aᥣᥣ ყoᥙ ᥒᥱᥱd ιs ᥲ ρᥲssρort | L.A. 3.0✨


“Sogna, ragazzina. Sogna in grande. Sempre.”

Se potessi, anche solo per un momento, parlare con la me 14enne credo che non mi direi molto altro. Nessun grande spoiler sul futuro insomma, la sola consapevolezza che nessun sogno possa essere troppo grande per essere realizzato.

Quando nel 2011 ho messo per la prima volta piede sul suolo americano ricordo a pieno la sensazione di euforia mista ad un velo di malinconia: chissà se e quando avrei mai più rifatto un viaggio del genere. La me appena ventiseienne non avrebbe mai potuto immaginare quanto l’America sarebbe diventata vicina di li a pochi anni. Perché diciamocela tutta partire per la California per starci appena 4 giorni e mezzo così normale non credo possa essere [Si, sono consapevole del fatto che sono stata a Las Vegas il tempo di due concerti].

Insomma a sto giro avevo una scusa inattaccabile per apporre un altro timbro sul passaporto: il matrimonio di un’amica. Avrei potuto mai mancare?

Dopo aver passato metà anno a raccontare a Raimondo e tutto il mondo che ero stata invitata ad un matrimonio a Los Angeles insieme ad almeno un Backstreet Boys e a mentire all’altra metà del mondo affermando che ma figurati se ci saranno i Backstreet Boys anche se hanno un concerto proprio a Los Angeles il giorno dopo…avevo davvero possibilità di non salire su quell’altro?

La verità è che io quel rapporto l’ho visto nascere dall’inizio, lo avevo intuito anche quando le parole negavano l’evidenza, lo avevo osservato e capito anche quando avevo finto di ignorarlo; ero dall’altra parte del telefono quando l’ansia della proposta più importante della vita aveva sconvolto i piani della persona che meno al mondo avrei immaginato di scoprire così fragile. Potevo davvero non tenere fede all’affermazione il volo lo prendo a qualunque costo esso sia? {si ringrazia Alitalia per avermi messo veramente all prova}.

Vacanze, lavoro e vita si sono piegati al viaggio dell’anno: i 4 giorni in California.

Ok che poi in 4 giorni ci abbia infilato: 1 matrimonio, 2 concerti, 1 meet and greet ed un parco di divertimenti….si chiama capacità organizzative elevata.

Riuscire a partire a sto giro è stato ancor più complicato e problematico delle altre partenze di quest’anno, come se ogni volta staccare qualche giorno dalla quotidianità fosse una sfida contro l’intero universo; credo di aver lavorato fino a qualche istante prima di oltrepassare il gate e salire su quell’aereo che mi avrebbe imprigionata per oltre 13 ore {perché ovviamente è partito con oltre un’ora di ritardo}.

L’aperitivo easy sul terrazzino del favoloso appartamento di Hollywood in cui abbiamo soggiornato ha segnato il vero inizio della vacanza. Quando posso trasferirmi definitivamente in quel l’appartamento? Prima di subito, grazie.

Come in una sorta di pellegrinaggio {si, fa ridere anche a me questa cosa}, la prima tappa non poteva non essere la stella delle mie stelle. Nonostante non fosse la prima volta, è sempre divertente perdere tempo alla ricerca della nuova foto perfetta da condividere sui social.

E nonostante la stanchezza, dopo la cena prematrimoniale, potevamo non scattare qualche foto all’Urban Lamps del Lacma. Grazie Serena per averci fatto da fotografa.

Il giorno del matrimonio è stato un susseguirsi di ansie e frenesia; sia chiaro non siamo rinomate per la nostra puntualità e probabilmente anche le nostre capacità organizzative a sto giro erano proprio ai minimi storici perché altrimenti è difficile spiegare la folle decisione di iniziare a prepararci in sei all’una di pomeriggio dovendo essere fuori casa alle tre e mezza.

La verità è che nessuna di noi aveva voglia di rinunciare a scattare una foto instagrammabile della scritta Hollywood

…o a fare visita alla casa di Brenda e Brendon Walsh

…o ad accendere un lumino fuori la casa di Dylan McKay

…dovevamo pur celebrare il ritorno di Beverly Hills 90201 a modo nostro, o no?

Praticamente Mascia (salvando i nostri portafogli dall’unutile costosità della beauty americana) ha dovuto fare i salti mortali per renderci presentabili: ma che principesse spettacolari eravamo?

Tra il nostro tempismo alla Backstreet’s Time e il traffico di Los Angeles abbiamo rischiato di perdere la cerimonia; grazie al nostro essere fantasticamente italiane ce ne siamo fregate dal diniego dell’organizzatrice e abbiamo preso posto poco prima dell’ingresso degli sposi. Eravamo lì al loro ingresso, questo è quello che conta.

Assistere al matrimonio di un’amica è sempre un’esperienza estremamente emozionante; felicità mista ad una strana malinconia si fondono nell’anima al suono delle loro parole d’amore, il pensiero che quelle dolci promesse siano il preludio di un cambiamento a cui non sai se sei davvero abituata è difficile da tenere lontano. Eravamo salite su delle montagne russe emozionali ma nessuno di noi ancora ne aveva la consapevolezza, eppure l’uscita dei biglietti dall’afterparty che ci ha reso autistiche giusto alla fine della celebrazione doveva essere un buon indizio.

“Siamo le cugine delle sposo…”

“Uhmm…si, piacere…cazzo ma a voi è passata la carta?….oh si, i cugini…ma ci sarà Nick?…Silvia fai conversazione…oddio non ho letto quale Back ci sia…”

Il tempo di alleggerire le nostre carte di credito e siamo tornate ad essere le perfette invitate ad un matrimonio, nei nostri vestiti eleganti, i nostri bicchieri pieni e un sorriso in più. A differenza di quanto si possa pensare questo è stato il momento in cui il nostro stato di fans ha raggiunto il punto più altro del fansometro quella giornata; perché quanto te ne sbatti degli oltre 1000 euro del biglietto aereo per essere al matrimonio di una tua amica la presenza di uno dei Backstreet Boys alla cerimonia può solo accompagnare.

Abbiamo riso e abbiamo pianto, abbiamo brindato e cantato, ballato e brindato, fatto amicizia con gente improbabile che ci ha un po’ deriso quando i riflettori si sono accesi su di noi in quanto fans, ci siamo abbracciate e abbiamo brindato e lasciato che per una volta fosse lui a guardare noi (si ringrazia la madre della sposa per averci capito più di chiunque altro quella sera). Abbiamo celebrato la nostra amicizia vincendo l’imbarazzo di salire sul palco e, microfono alla mano, leggere il nostro discorso agli sposi; quel discorso che avevamo provato in strada mimando anche la gestualità ma che poi si è tramutato in pianto e parole biascicate (pessimo inglese per me).

Sfido chiunque a provare di evitare gli sguardi degli sposi per non piangere e trovarsi quello di un Backstreet Boys che ti fissa probabilmente cercando di capire in che lingua stai parlando, scegliere di guardare gli sposi e sentire il proprio sistema emozionale andare in crash. Una tragedia insomma.

Eppure ce l’abbiamo fatta…nonostante tutto.

Ed il giorno dopo eravamo pronte ad un altro giro di giostra per le nostre finanze: shopping, shopping e ancora shopping.

Inutile che fate quella faccia, non è mai abbastanza (e il tempo che mi viene concesso è sempre troppo poco).

Ora diciamoci la verità: sei a Los Angeles e di sera c’è un concerto dei Backstreet Boys, puoi non andarci? Ovviamente dopo aver fatto un giro all’inutile mostra a loro dedicata (se pensate che sia una pessima fan, non continuate a leggere il resto) ci siamo dirette allo Staples Center dove il momento più bello della serata è stato quello delle foto.

Perché tra l’afterparty cancellato a mezz’ora dal concerto e i posti fuori dal palazzetto la serata è stata un vero flop.

Ecco, qui devo fermarmi un attimo in questo mio racconto per una triste riflessione: i concerti dei Backstreet Boys visti dalla fanculonia delle tribune fanno schifo. Non mi sovviene un’altra espressione meno antipatica per descrivere le due ore di insofferenza vissute quella sera, meno male che almeno avevamo i Nachos…ma dico sul serio, sarà che eravamo davvero praticamente fuori dal palazzetto ma che roba terribile. Credo sia stata questa insofferenza e Uber che non riusciva a capire da quale lato della strada fossimo (si lo so eravamo noi a non capire lui) che, come se fossimo sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente, durante il tragitto verso casa non riuscivamo a smettere di ridere (siamo delle brutte persone).

La scelta di andare agli Universal Studios, anche se solo in tre, non è stata azzeccatissima per questo viaggio; tornare bambine anche solo per un giorno è stato terapeutico. Passeggiare per le strade di Springfield, abbracciare un Minion, visitare la scuola di Harry Potter e diventare dei teneri unicorni…tutto nella norma insomma.

Ho adorato ogni singolo momento, anche le file interminabili alla fine hanno avuto un loro perché tra pop corn e chiacchiere nessun minuto è andato sprecato.

Senza neanche accorgermene è arrivato il 5 Agosto: il giorno prima del ritorno a casa, il giorno dei primi saluti malinconici, il giorno delle grandi ansie…il giorno in cui finalmente Lo avrei davvero rivisto.

Se il tempo nuvoloso che ci ha accolto a Santa Monica ha rovinato le nostre favolose foto…

…il pranzo nuovamente tutte insieme da Bubba Gump ha riempito di sole i nostri animi.

Il di fondo però era quello di affrontare le nostre ansie, i nostri ritardi, il traffico maledetto di Los Angeles e la distanza da Anaheim. Un delirio. Scene di panico e paura che mi hanno fatto riscoprire una calma interiore che mai avrei immaginato di avere.

Senza neanche rendermene conto è arrivata l’ora X, quando il cuore batte così forte da sentirlo in gola e l’aria a fatica entra nei polmoni (secondo me era l’aria condizionata ad essere troppo forte ad attentare la mia salute).

Ogni volta è come se fosse la prima, la voce va via per qualche istante e alla solite domande di Josh arrivano sempre le solite risposte:

Come stai?

Non lo so.

Sei pronta.

Credo di no.

A sto giro era diverso; niente sorpresa dietro il paravento…semplicemente l’ansia di essere la prossima della fila.

Sbirciare per capire di che morte morire e incrociare il Tuo sguardo, la Tua espressione sorpresa, il Tuo affacciarti per guardare e capire meglio chi ci fosse dopo, le Tue smorfie da cretino. Non erano nella mia testa.

A sto giro erano invertiti, il primo ad accogliere il mio arrivo è stato Howie. Probabilmente è stata l’unica volta in cui l’ho davvero salutato in questo tour.

L’abbraccio di Kevin è stato volutamente lento, non ho idea di cosa mi abbia detto persa come ero a guardare le espressioni da idiota sul Tuo viso. Te la stavi preparando e non vedevi l’ora di fare il tuo show, possibile che fosse così palese sul tuo viso?

Italianoooooo!”

Lo hai urlato soddisfatto allargando le braccia per accogliermi in un abbraccio.

Ho riso come una cretina. Come non avevo mai fatto prima.

Bravoooo!!!”

La voce di Kevin mista a quella degli altri che mi facevano il verso era solo un brusio, il suono divertito della tua risata soddisfatta era melodia. Come quell’amico cretino a cui vuoi bene e non sai perché. A sto giro non ho dovuto chiedere come volessi la foto, hai fatto tutto TU. Non mi sono accorta di Justin che staccava perché hai deciso che il momento giusto per parlarmi all’orecchio fosse proprio quello.

Il sorriso che ho nella foto è la risposta migliore che potessi dare alle tue parole; sai sempre come ricordarmi che della ragazzina che aveva paura di essere invisibile al mondo adesso è rimasto ben poco. Mi hai guardato negli occhi e mi hai detto che rivedermi è sempre bello. Tu. A me. Il mondo funziona male, caro Carter.

E saranno frasi di circostanza, saranno i miei soldi che ti piace rivedere, sarà la mia espressione idiota che ti diverte, sarà che davvero ricordi cosa ci diciamo, sarà che sono il Tuo puntino tra la folla, sarà che ormai sai quanto mi fai bene…sarà che sei semplicemente perfetto e non potrei desiderare di più.

Il concerto è stato bellissimo. Non perfetto, non eravamo abbastanza vicine per esserlo, ma bellissimo. Sarà stato il vino che ho bevuto nella Lounge o le chiacchiere che hanno riempito l’attesa ma a sto giro la musica mi ha toccato l’anima. Ho pianto come se non ci fosse un domani, come non accadeva da tempo ad un loro concerto, come forse ne avevo bisogno.

Non so quanto avessi bisogno di aspettare oltre due ore che uscissero da quel palazzetto, maledetti!

Quando un viaggio giunge al termine è difficile non perdersi nei ricordi appena creati, è quasi impossibile non fermarsi e tirare le somme. Rendersi conto che è stato quasi tutto perfetto è la gioia più grande che ci possa raggiungere. Pensare che al pensiero della partenza non poche ansie avevano alloggiato nella tua testa.

È stata una folle corse fatta di troppe emozioni che neanche questo post chilometrico potrebbe mai contenere, è stato un riscoprirsi diverse e ritrovarsi unite sotto un cielo a stelle e strisce. È stato mettere a nudo i propri pensieri, condividere le proprie sensazioni più profonde di fronte ad una ipercalorica ciambella alle sei del mattino. Abbracciarsi e sentirsi vicine; riscoprirsi bambine e ritrovarsi donne.

“𝐷𝑜𝑣𝑒 𝑣𝑖 𝑠𝑖𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑒?”

𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎? 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑒 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒𝑟𝑐𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑣𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐𝘩𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑑𝑖𝑐𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑠𝑒: “𝐴𝑑 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜.”

𝐶𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑔𝑖𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐𝘩𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑖𝑎 𝑒 𝑙’𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑛𝑠𝑖𝑎, 𝑎𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒…𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒 𝑑𝑖 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒…𝑒 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑐𝑖 𝑞𝑢𝑖 𝑎𝑑𝑒𝑠𝑠𝑜.

𝑆𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎𝑚𝑝𝑎𝑡𝑒 𝑙’𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑎𝑠𝑜, 𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑐𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒.

Piccole stelle, grazie per questi fantastici ricordi.

Vi voglio bene 💛

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You Think you Know…


Quando la vita inizia a somigliare sempre più un trenino delle montagne russe da cui è impossibile scendere, inizi a chiederti se sarai davvero in grado di staccare da tutto e tutti almeno per un giorno.
Inizi a temere che lo switch per tornare 15enne possa non funzionare più, come se all’alba dei tuoi 34 anni essere grandi possa essere l’unico modo di affrontare la vita.
Inizi a non sentire per davvero le solite ansie che hanno da sempre accompagnano questi eventi, non hai tempo per ascoltare quella vocina flebile nella tua testa che cerca invano di attirare la tua attenzione.

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Funziona che prendi un aereo di corsa subito dopo un’intensa giornata di lavoro, riabbracci le tue amiche mentre cercate un posto in cui mangiare poiché tutto quello che hai in corpo sono due mini Philadelphia e 4 patatine prese dal distributore automatico, finisci sotto il loro hotel assecondando il tuo animo da stalker ma, anche dopo aver chiacchierato con Mike, sei lì a pensare alla serratura della porta della barca che non sei riuscita a recuperare prima di partire.

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Succede che sei davvero stanca eppure pian piano le chiacchiere e le risate delle amiche che man mano iniziano a circondarti iniziano a fare la magia; non sai bene dove sia nascosto quel pulsante magico ma senti che, quasi senza rendertene conto, lo switch avviene. Senti il suono della tua risata, forse un po’ più isterica del solito, che risuona nell’aria…e l’ansia, quella che aspettavi, finalmente prendere possesso della tua testa.

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È sempre un viaggio strano nei meandri dei sentieri tortuosi della mia testa, eppure ogni volta è una nuova avventurache, anche se a rilento, adoro mettere nero su bianco.

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E’ stato un viaggio strano. Credo che ce lo siamo ripetute un miliardo di volte a sto giro.
L’aver deciso, circa 7 mesi fa, che ancora una volta sarebbe stato compito nostro rendere quella serata magica si è rilevata un’impresa più complicata di quanto potessimo immaginare. Le reazioni incredule e felici di 5 anni fa erano ancora troppo impresse nelle nostre retine e, nonostante lo scetticismo iniziale, provare a scappare da questo impegno sembrava impossibile. E così è stato.
La mole infinita di cose che possono cambiare in 5 anni è, a dir poco, infinita.
Ma 7 mesi fa non potevamo neanche lontanamente immaginarlo.

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Sono stati 7 mesi intensi.
7 mesi in cui, oltre alla confusione e agli impegni delle nostre vite (che in 5 anni sono diventate stressanti e complicate in maniera esponenziale), ci siamo ritrovate a combattere contro a restrizioni e autorizzazioni, presentazioni e progetti da sottoporre a Sony e Live Nation, attese per il benestare del managment americano, fornitura e logistica dei materiali, ansie e liti, risate isteriche e battibecchi telefonici alla ricerca della pura magia.

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E’ con un carico maggiorato di ansia che è iniziata la giornata del 15 Maggio.
Mentre tutti erano a programmare come beccarli fuori dall’albergo, noi eravamo a ritoccare gli schemi da attuare per riuscire a far funzionare la macchina da guerra che avevamo messo su. Mentre mettevamo in ordine trucco e parrucco ripetevamo come delle ossesse il materiale da portare, le persone da chiamare, le cose da non dimenticare. Si, esattamente come delle pazze.

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Siamo passate fuori dall’albergo forse più per sentirci almeno per 5 minuti delle fans normali che non stavamo morendo di ansia da prestazione.
I 5 minuti che a me sono serviti a ricordare il senso di tutta la giornata.
Ero nervosa, agitata e forse più acida del solito…fino a quando, grazie a chi forse aveva capito più di me di cosa avessi bisogno, finalmente TU.

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La scena è stata tragicomica, forse più del solito.
“C’è Nick, salutalo.”
“No. Non voglio.”
Cosa mi avesse detto il cervello io ancora non lo so. A te, per fortuna, non importa.
Uno sguardo. Il solito. Una linguaccia. Come sempre. Un bacio. Le mie lacrime.

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Perché diciamolo pure: mi hanno vista tutti piangere.
Probabilmente c’è chi ha goduto non capendo il momento, forse c’è chi mi ha giudicato male…a qualcuno magari ho fatto anche tenerezza (si, lo so, è impossibile).
Ho pianto perché era passato un anno ma in realtà non era passato un solo istante.
Ho pianto perché era passato un anno ma non era cambiato nulla.

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Il mio umore è cambiato, almeno per un po’.
Ma non c’era tempo per crogiolarsi, la corsa contro il tempo era ormai iniziata: la corsa al filaforum di Assago, il controllo della correzione delle stampe sbagliate, il pranzo al volo che ti fa rendere conto che sei passata dai panini del Mc Donald’s al risotto con i gamberetti, l’incontro con i tipi di Live Nation mentre stai ancora cercando di portare il cibo alla bocca, lo scarico della mole infinita di materiale, il dissuasore del traffico che non ne voleva sapere di lasciarci libera la strada, il biglietto del concerto finalmente tra le mani, ritardi non giustificati e assenze poco chiare, ansia, stress ma tanti volti amici che con passione erano li a ricordarci che Siamo una squadra fortissima.

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Si ringrazia Alessandra per avermi reso presentabile nonostante la stanchezza e lo stress sul viso; per aver cercato di rendermi nuovamente una persona normale.

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Ci eravamo preparate per 7 mesi per quel momento e non poter essere dentro con le ragazze ad ammazzarci fisicamente di lavoro e coordinare tutto il lavoro lentamente ci ha ucciso. Essere in fila per dare inizio al divertimentoe non riuscire a staccarsi dal telefono per capire se le ragazze sono entrate, se è fattibile fare il lavoro in quel poco tempo, se il lavoro di tutti riesca a non essere vano. Essere in fila e capire che hanno fatto casino con le autorizzazioni, temere che nel parterre non si potesse mettere più nulla, cercare un piano di riserva senza smettere di trovare una soluzione per far andare avanti il primo.

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Fare il giro del backstage, vedersi passare Briandi fianco e continuare ad osservare se le ragazze stanno posizionando i fogli in maniera corretta. Scorgere i cuori in platea e sentire il proprio scoppiare nel petto.

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Credo di essermi ritrovata in fila per fare la foto senza neanche rendermene conto, di aver capito cosa stesse accadendo solo quando sono entrata in quella stanza.
Finalmente loro. Finalmente Lui.
Dopo anni mi sono ritrovata a pensare: Esistono davvero.Non ero pronta a quel momento, non mi ero preparata affatto. Era tanto che non mi sentivo così impreparata.

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Le braccia di Brian le prime ad accogliermi. Adoro i suoi abbracci.
Di Alex ricordo sempre troppo poco…i miei occhi erano stati già calamitati dai suoi.
“Oh…Hey.”
E persa tra le tue braccia mi sono sentita nuovamente a casa. E tu sei uno stronzo e lo sai.
I want a BIG hug from you!”
Chissà cosa volessi veramente dire in quel momento. Kevin ha riso e sottolineato che io volessi un BIG HUG FROM YOU…GRANDE…hai riso…io volevo morire…mi hai abbracciato e stretto più forte al momento della foto (grazie, mi ero preoccupata di non riuscire ad avere la solita faccia da allucinata cronica). Hai riso di nuovo e mi hai abbracciato di nuovo. Ti ho dato un bacio sul collo perché non si dica che la testa mi assista in quei momenti. Mi hai abbracciato di più mentre Kevin guardava divertito probabilmente pensando ancora che sono un’analfabeta funzionale.
Ho salutato Kevin, due baci sulle guance e lui mi ha abbracciato. Come fa sempre, con tutti, come per dire Grazie.
Mi sono trovata Howie sulla strada verso l’uscita…puoi davvero non salutarlo?

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Ho lasciato la stanza frastornata e la prima frase che ho sentito è stata:
“C’è un problema con la Fan Action.”
Sono sbiancata. Anche il tizio della sicurezza aveva capito quanto fosse facile prenderci in giro in quel momento.

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Ho bevuto. Tanto e di gusto. Ho riso in compagnia delle mie vecchie amiche di sempre e di quelle nuove appena scoperte. Abbiamo brindato come se non ci fosse un domani  perché del domani poco ci importava: in quel momento eravamo felici, ma felici per davvero.
Era la quiete prima della tempesta. E lo sapevamo.

Arrivata nel circle è iniziata la battaglia: ancora fogli da consegnare, direttive da fornire, starlights da far brillare, una stronza da mandare a cagare (perchè quando deciderò di portare croccantini per calmare gli animi di quelle animali sarà sempre troppo tardi).
Che poi, apro e chiudo parentesi, ma io dico: piccola imbecille davvero credevi di poterla avere vinta contro di me? PORACCITUDINE HAS NO LIMITS.

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Insomma, il telone è calato letteralmente sulle nostre teste e lo spettacolo ha avuto inizio.
E’ stato strano.Il cuore batteva forte, Tu eri semplicemente il solito Tu a cui sono ormai affezionata, l’adrenalina era a mille eppure i nostri occhi fissavano la scaletta in attesa del momento della verità.

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Sulle prime note di Incomplete mi è mancato il respiro. Ho chiuso gli occhi per una frazione di secondo. Speriamo vada tutto bene. Li ho riaperti ed è stata magia.
Siiiii. La prima è andata. Abbiamo urlato, le nostre mani si sono incontrate in un battito di gioia. Possiamo respirare, per un po’.

Avevamo superato il primo test, ma il vero esame lo avremmo sostenuto a breve.
Ho perso un battito quando Shape of my Heart ha iniziato a risuonare nel forum, ho ascoltato tutta la parte di Nick quasi senza respirare…e credo che il video spieghi meglio di me cosa sia accaduto.

Abbiamo pianto. Ci siamo abbracciate tra i singhiozzi di chi sa di esserci riuscita, nella consapevolezza di aver creato qualcosa di grande. Tremavamo incredule della magia che due teste vuote erano riuscite a tirare fuori da un cappello fatto di ansie, sogni e testardaggine da vendere. Piangevamo per le ragazze che ci avevano dato fiducia, per chi ci aveva dato soldi e chi era diventato le nostre braccia e le nostre gambe. Piangevamo per lo stupore disegnato sui volti di chi da anni ci regala emozioni.
Lacrime e gioia. Ce l’abbiamo fatta. Finalmente potevamo goderci la serata, la nostra serata.

Il concerto è stato pazzesco. Loro sono stati pazzeschi. Noi siamo state pazzesche.
Ma neanche a questo punto della storia c’era il tempo per fermarsi a festeggiare, di corsa in macchina per raggiungere un locale dalla parte opposta di Milano per l’afterparty.
Ovviamente in ritardo, ovviamente le ultime ad entrare nell’area Vip praticamente pochi istanti prima che arrivassi Tu e l’altro.

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Altro giro, altra corsa.
Solo adesso che metto nero su bianco il tutto, mi rendo conto di non aver salutato Howie; sono venuta direttamente da te.  Il tuo sorriso mi uccide ogni volta.
“Hello, Kitty.” – Ti è concesso solo perché sei Nick Carter, lo sai, si?
Mi hai abbracciato e hai riso quando ti ho detto che Howie nella foto non lo volevo.
E’ solo in questo momento che mi sono resa conto di lui, con voce carina e coccolosa gli ho detto:
“Facciamo che tu ti metti qui e fai un po’ quello che vuoi. Ecco, bravo qui. Sorridi. Fai la faccia arrabbiata. Fai quello che vuoi. Non ci mettiamo in la, eh!”

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Tu hai riso divertito. E’ l’effetto che ti faccio.Un altro bacio…un altro segno.

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Ricordate lo switch di cui parlavo un milione di parole fa?
Ricordate tutte le ansie di non essere più capace di vivere il momento?
Parole…parole…parole.
Mi perdo nell’azzurro dei Tuoi occhi ogni volta come fosse la prima, mi sento a casa quando mi stringi tra le tue braccia cicciottose, la morbidezza della tua pelle e il suono della tua risata. E’ sempre un fiume di parole senza senso quando provo a raccontare cosa vivo in quel momento, perdo il filo insieme al senno ogni volta che i miei occhi si incrociano con i tuoi. Torno 15enne e torno stupida, sono felice. Di quella felicità puttana che è come una droga. Un’astinenza continua che mi spinge a fregarmene delle poche ore di sonno prima di tornare a lavoro, a fregarmene delle risatine di chi non capisce, a fregarmene di chi  vuole fare i conti nel mio portafogli.

source

E’ l’ansia che torna a scalfire la mia serenità; un uragano che ogni volta mi lascia per giorni in balia di quelle emozioni che mi stravolgono l’esistenza e mi ricordano che non viva. Ma viva per davvero.

img_5811Come ogni volta è un libro più che un racconto…ed è neanche la metà di cosa si affolla nella mia mente.
Come ogni volta i gioielli più brillanti sono le amiche con cui condivido questi momenti, eppure questa volta c’è qualcuno in più da ringraziare. Lo abbiamo fatto per giorni ma non è mai abbastanza.

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Come sempre però il grazie più grande lo devo a Me stessa per ogni volta che osservo impaurita le mie ansie fissarmi e deciso di essere più forte di loro; per tutte le volte che temo di non farcela e mi dimostro che mi sbagliavo; per quando cedo alla tenerezza di un abbraccio o al bisogno di avere vicino le mie amiche; per quando metto il telefono in modalità aereo e decido che il tempo per me è un momento sacro.

Grazie a me che mi concedo di essere Me quando sono con Te.

Pensieri Sparsi

…107/365


Ogni tanto torno a tediarvi con le foto!

𝟻𝟶/𝟹𝟼𝟻

𝚂𝚞𝚙𝚎𝚛𝚖𝚘𝚘𝚗

𝟻𝟸/𝟹𝟼𝟻

𝙸𝚕 𝚖𝚒𝚘 𝚐𝚊𝚝𝚝𝚘 𝚗𝚘𝚗 𝚙𝚘𝚝𝚎𝚟𝚊 𝚗𝚘𝚗 𝚎𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 𝚕𝚒𝚝𝚒𝚐𝚒𝚘𝚜𝚘.

𝟼𝟶/𝟹𝟼𝟻

𝙲𝚕𝚘𝚜𝚎 𝚢𝚘𝚞𝚛 𝚎𝚢𝚎𝚜 𝚊𝚗𝚍 𝚖𝚊𝚔𝚎 𝚊 𝚠𝚒𝚜𝚑.

𝙷𝚘 𝚌𝚘𝚖𝚙𝚒𝚞𝚝𝚘 𝚐𝚕𝚒 𝚊𝚗𝚗𝚒 𝚖𝚊 𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚘𝚗𝚘 𝚍’𝚊𝚌𝚌𝚘𝚛𝚍𝚘, 𝚚𝚞𝚎𝚜𝚝𝚘 𝚗𝚞𝚖𝚎𝚛𝚘 𝚗𝚘𝚗 𝚖𝚒 𝚛𝚊𝚙𝚙𝚛𝚎𝚜𝚎𝚗𝚝𝚊.

𝟻𝟻/𝟹𝟼𝟻

𝙵𝚘𝚛𝚜𝚎 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚒𝚗𝚎 𝚖𝚒 𝚊𝚖𝚘 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚞𝚗 𝚙𝚘’ 𝚍𝚒 𝚙𝚒𝚞̀!

𝟻𝟾/𝟹𝟼𝟻

𝙼𝚊 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚎 𝟿 𝚟𝚒𝚝𝚎, 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚝𝚎 𝚐𝚕𝚒𝚎𝚗𝚎 𝚜𝚊𝚛𝚊𝚗𝚗𝚘 𝚛𝚒𝚖𝚊𝚜𝚝𝚎?

𝟼𝟺/𝟹𝟼𝟻

𝙲𝚑𝚒 𝚝𝚒 𝚌𝚘𝚗𝚘𝚜𝚌𝚎 𝚝𝚒 𝚛𝚎𝚐𝚊𝚕𝚊 𝚞𝚗𝚒𝚌𝚘𝚛𝚗𝚒, 𝚏𝚎𝚗𝚒𝚌𝚘𝚝𝚝𝚎𝚛𝚒 𝚛𝚘𝚜𝚊, 𝚣𝚞𝚌𝚌𝚑𝚎𝚛𝚘 𝚏𝚒𝚕𝚊𝚝𝚘 𝚎…𝚒𝚕 𝚔𝚒𝚝 𝚍𝚊 𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚊 𝙱𝚕𝚊𝚒𝚛!

𝟼𝟿/𝟹𝟼𝟻

𝙲𝚛𝚎𝚊 𝚒𝚕 𝚝𝚞𝚘 𝚙𝚊𝚗𝚌𝚊𝚔𝚎…

𝙲’𝚎̀ 𝚋𝚒𝚜𝚘𝚐𝚗𝚘 𝚍𝚒 𝚍𝚘𝚕𝚌𝚎𝚣𝚣𝚊 𝚗𝚎𝚕𝚕𝚊 𝚟𝚒𝚝𝚊.

𝙱𝚊𝚜𝚝𝚊 𝚙𝚘𝚌𝚘.

𝟽𝟷/𝟹𝟼𝟻

𝚃𝚘𝚛𝚗𝚊𝚛𝚎 𝚍𝚘𝚙𝚘 𝚍𝚒𝚎𝚌𝚒 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚒 𝚒𝚗 𝚙𝚊𝚕𝚎𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚎 𝚏𝚒𝚗𝚒𝚛𝚎 𝚒𝚗 𝚙𝚒𝚣𝚣𝚎𝚛𝚒𝚊 𝚜𝚞𝚋𝚒𝚝𝚘 𝚍𝚘𝚙𝚘.

𝙼𝚒 𝚜𝚎𝚖𝚋𝚛𝚊 𝚐𝚒𝚞𝚜𝚝𝚘.

• 𝙻𝚊 𝚏𝚘𝚛𝚖𝚊 𝚝𝚘𝚗𝚍𝚊 𝚎̀ 𝚙𝚞𝚛 𝚜𝚎𝚖𝚙𝚛𝚎 𝚞𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚛𝚖𝚊 •

𝟽𝟻/𝟹𝟼𝟻

𝚆𝚑𝚘𝚎𝚟𝚎𝚛 𝚜𝚊𝚒𝚍 𝚖𝚘𝚗𝚎𝚢 𝚌𝚊𝚗’𝚝 𝚋𝚞𝚢 𝚑𝚊𝚙𝚙𝚒𝚗𝚎𝚜𝚜 𝚜𝚒𝚖𝚙𝚕𝚢 𝚍𝚒𝚍𝚗’𝚝 𝚔𝚗𝚘𝚠 𝚠𝚑𝚎𝚛𝚎 𝚝𝚘 𝚐𝚘 𝚜𝚑𝚘𝚙𝚙𝚒𝚗𝚐.

𝙳𝚘𝚙𝚘 𝚞𝚗𝚊 𝚜𝚎𝚝𝚝𝚒𝚖𝚊𝚗𝚊 𝚌𝚘𝚖𝚙𝚕𝚒𝚌𝚊𝚝𝚊, 𝚗𝚘𝚗 𝚎𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎 𝚊𝚕𝚌𝚞𝚗𝚊 𝚝𝚎𝚛𝚊𝚙𝚒𝚊 𝚖𝚒𝚐𝚕𝚒𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚘 𝚜𝚑𝚘𝚙𝚙𝚒𝚗𝚐!!!

𝟽𝟼/𝟹𝟼𝟻

𝚆𝚘𝚛𝚔…𝚊𝚏𝚝𝚎𝚛 𝚠𝚘𝚛𝚔!?!

𝟽𝟽/𝟹𝟼𝟻

𝙼𝚊 𝚟𝚘𝚒 𝚌𝚎 𝚕𝚎 𝚊𝚟𝚎𝚝𝚎 𝚕𝚎 𝚊𝚖𝚒𝚌𝚑𝚎 𝚌𝚑𝚎 𝚊𝚜𝚜𝚎𝚌𝚘𝚗𝚍𝚊𝚗𝚘 𝚕𝚊 𝚟𝚘𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚙𝚊𝚣𝚣𝚒𝚊?

*𝚈𝚘𝚞 𝚔𝚗𝚘𝚠 𝚢𝚘𝚞 𝚕𝚘𝚟𝚎 𝚖𝚎. 𝚇𝙾𝚇𝙾, 𝙶𝚘𝚜𝚜𝚒𝚙 𝚐𝚒𝚛𝚕*

𝟾𝟸/𝟹𝟼𝟻

𝚁𝚘𝚖𝚎

𝟾𝟹/𝟹𝟼𝟻

𝙼𝚊 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚕𝚘 𝚜𝚙𝚒𝚎𝚐𝚑𝚒 𝚒𝚕 𝚖𝚊𝚛𝚎 𝚊 𝚌𝚑𝚒 𝚟𝚎𝚍𝚎 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚊𝚌𝚚𝚞𝚊?

𝟪𝟧/𝟥𝟨𝟧

𝟧𝟢.

𝟾𝟾/𝟹𝟼𝟻

𝚂𝚒 𝚙𝚊𝚛𝚝𝚎 𝚜𝚎𝚖𝚙𝚛𝚎 𝚍𝚊 𝚣𝚎𝚛𝚘.

𝟾𝟿/𝟹𝟼𝟻

𝙼𝚊𝚍𝚛𝚒𝚍

𝟿𝟶/𝟹𝟼𝟻

𝙱𝚊𝚌𝚔 𝚑𝚘𝚖𝚎!!!

𝟿𝟹/𝟹𝟼𝟻

𝙴̀ 𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚖𝚎𝚛𝚌𝚘𝚕𝚎𝚍𝚒̀!

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Coᥴᥴoᥣᥱ

𝟷𝟶𝟺/𝟹𝟼𝟻

𝚂𝚘 𝚝𝚒𝚙𝚒𝚌𝚊𝚕𝚕𝚢 𝚖𝚎.

𝟷𝟶𝟽/𝟹𝟼𝟻

𝙸 𝚛𝚎𝚐𝚊𝚕𝚒 𝚒𝚗𝚊𝚜𝚙𝚎𝚝𝚝𝚊𝚝𝚒 𝚜𝚘𝚗𝚘 𝚜𝚎𝚖𝚙𝚛𝚎 𝚒 𝚙𝚒𝚞̀ 𝚐𝚛𝚊𝚍𝚒𝚝𝚒.

Se siete arrivati fino a questo punto, dovete quanto meno lasciare un commento 💕

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Recensiti per Voi ♥

BSB | DNA


Il fatto che in crociera io sia scappata dalla sala durante il pre ascolto dei brani fini ad allora registrati non mi aveva di certo creato buone aspettative sul nuovo lavoro. Mentre tutti attendevano il 25 Gennaio come i bambini attendono il Natale, io cercavo di convincere me stessa a non avere pregiudizi.

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Inutile mentire: il cd l’ho ascoltato qualche giorno prima della sua uscita ufficiale!!!
L’ho ascoltato mentre lavavo i capelli, poi li asciugavo ed infine li lisciavo…insomma l’ho ascoltato facendo totalmente altro e ad un primo ascolto nessuna nota aveva fatto vibrare la mia anima.

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È stato solo quando io e la nuova musica abbiamo avuto tempo di incontrarci per davvero che ho potuto davvero ogni traccia di questo cd figlio più che mai del Backstreet’s Time.
Non ci sono grandi hits in questo ultimo lavoro dei Backstreet Boys, nessun capolavoro che prenderà il posto di Tell me why….(chi si ricorda davvero che si chiama I want it that way?). Ma ce ne sarà mai uno?

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Quello che sento io quando ascolto questo cd sono 12 storie, che probabilmente se avessi più tempo e fantasia amerei tanto raccontarvi.

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  1. Don’t go breaking my heart

Ha spopolato nelle radio in America, eppure io tendo a saltarla quando ascolto il cd. È un problema mio con alcune tonalità di voce, ci sono alcune frequenze che mi creano nervosismo…e questo pezzo ne contiene un botto. Sorry.

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2. Nobody else

Non riesco a non chiudere gli occhi e lasciare la me 15enne pensare all’uomo che non vuole dividere con nessun’altra. Lauren puoi farti da parte grazie?

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3. Breathe

Ammetto senza vergogna alcuna che la prima volta che ho ascoltato questo brano dei Neri per Caso, ho stoppato la riproduzione prima che la mia mano afferrasse la lametta e le mie vene iniziassero ad attirare Edward Cullen. Per giorni mi sono rifiutata di ascoltare questo strazioche però pian piano ha trovato una sua collocazione:
Don’t let go when the daylight’s gone
‘Cus it’s always darkest before the dawn
I breathe, breathe, oh
Io respiro, quando il buio inizia a farmi paura…io respiro.

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4. New Love

Questa mi crea proprio difficoltà.
I want all of you all over me
In any dark room, ooh, ooh
And I don’t wanna know your name (No)
Just let me do what I do, ooh yeah, baby (Oh)
Ma a parte le mie difficoltà, il sound di questa canzone mi racconta qualcosa di così dirty da poter essere la colonna sonora di una notte alla Chuck Bass.

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5. Passionate

Seh, di male in peggio. Ma non cantavano roba di sole, cuore, amore?
E ditemi che non solo la sola che non riesce a non associarla al biondino.
Oh, e non parlo solo delle sue mani lunghe (o quelle di chi lo approccia, perché non sono l’unica che allunga le mani eh)….ma vogliamo parlare del tocco di classe del testo di questo pezzo?

All I want is everything
Too much adrenaline
And all I do is anything
But like a gentleman
Dopo le accuse di violenza sessuale, meglio pesare le parole…vero, Carter?

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6. Is it just me

Sentite il mio cuore spezzarsi in mille pezzettini? Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare nella struggente storia raccontata dalle loro voci. La colonna sonora per scrivere la fine di un amore. Perché, in fondo, chi tradisce una volta, tradirà sempre. Prima o poi scriverò.

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7. Chances

Come si può non pensare a tutte le scelte fatte? A tutte quelle strade imboccate, quegli svincoli in cui abbiamo deciso di svoltare? Come si può non domandarsi cosa sarebbe la nostra vita se quella volta le cose sarebbero andate diversamente…
Quante possibilità ci sono nella vita…quante ne perdiamo senza neanche accorgercene.

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8. No Place

There is no place like you.
Poco mi importa per chi sia stata scritta questa canzone, per me il No place like you restano loro 5 e la parte di me che ritrovo quando ci sono.
E’ quella la casa in cui voglio tornare, sempre.

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9. Chateau

Come non immaginare l’intera scena anche in questo caso?
Ora, io mi sto drogando di Gossip Girl e non faccio testo, ma…lui seduto al tavolo che ha appena ordinato il suo Chardonnay preferito, lo sguardo incupito di chi sa che lei non verrà ma non riesce a smettere di sperare. Lei che arriva, lo vede e, nonostante tutto, sorride…
Ok, la smetto…

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10. The way it was

Partendo dal fatto che io voglio capire cosa avessero i capelli di lei che lo disturbavano così tanto da doverlo scrivere in una canzone; non riesco ad ascoltare questo pezzo senza dondolare come una cretina. Ditemi che non sono l’unica.

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11. Just like you like it

La sensualità di questa canzone mi devasta. Sarà la melodia, saranno le loro voci, saranno le parole…diciamo che dopo l’incontro allo Chateau la serata è andata decisamente bene.

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  1. OK

La amo, sin dal primo ascolto. Non riesco a non muovere il sedere come una povera scema. Mi fa venire voglia di estate e cocktail, di sole e spensieratezza, di vento tra i capelli e risate tra amiche. Adoroooooo.

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Io non riesco dirvi che sono tornati, mi sembrano così diversi…ma li amo ancora di più.
Adoro quanto questo cd sia sexy, quanto i testi mi portino a pensare a cose che non siano la passeggiata in spiaggia al chiaro di luna; adoro immaginare quanto saranno devastanti live alcuni brani.
Se dopo 26 anni, hanno ancora qualcosa da raccontare un motivo ci sarà.

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Non sono un’esperta di musica e non mi spaccerò per tale, parliamoci chiaramente non ho ancora ascoltato il cd di Fedez semplicemente perché ha scelto una data infelice per mettersi sul mercato. Quello che però so è che un pezzo mi fa venire voglia di chiudere gli occhi e sognare è quello giusto, se ci sono note che inducono il mio sedere pesante a muoversi da solo sono quelle giuste, se c’è una melodia che calma i miei nervi è quella giusta, se c’è una voce che mi fa desiderare di essere ad un concerto è quella giusta.

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Se la mia testa non smette di dondolare neanche mi fossi tramutata in Kiss me Licia nella sigla, direi che sto ascoltando qualcosa che semplicemente adoro.

Pensieri Sparsi

𝟺/𝟹𝟼𝟻


𝙱𝚞𝚝 𝚢𝚘𝚞’𝚕𝚕 𝚊𝚕𝚠𝚊𝚢𝚜 𝚋𝚎 𝚝𝚑𝚎 𝚑𝚘𝚖𝚎 𝙸 𝚠𝚊𝚗𝚗𝚊 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚑𝚘𝚖𝚎 𝚝𝚘

𝚈𝚘𝚞’𝚛𝚎 𝚊 𝚠𝚒𝚕𝚍 𝚗𝚒𝚐𝚑𝚝 𝚠𝚒𝚝𝚑 𝚊 𝚑𝚎𝚕𝚕 𝚘𝚏 𝚊 𝚟𝚒𝚎𝚠

𝚃𝚑𝚎𝚛𝚎 𝚊𝚒𝚗’𝚝 𝚗𝚘 𝚙𝚕𝚊𝚌𝚎, 𝚊𝚒𝚗’𝚝 𝚗𝚘 𝚙𝚕𝚊𝚌𝚎 𝚕𝚒𝚔𝚎 𝚢𝚘𝚞.

La verità è che io stamane avevo scattato una fighissima foto di alberi secchi e tristi…e io davvero adoro gli alberi secchi e tristi. Poi però ho cambiato idea perché questa foto è la coccolosità e, in una giornata in cui spaccherei la faccia a qualcuno (perché sono una persona tenera), la scelta di una foto coccolosa mi è parsa quella più sensata.

Pensieri Sparsi

Addio 2018.


Mancano poche ore alla fine di questo anno ed io mi ritrovo qui a scrivere invece che in giro ad ubriacarmi, significherà pure qualcosa? Che frequenti gente di merda, che sei una cretina e che senza resoconto di fine anno proprio non ci riesci a stare.

Ma cerchiamo di non tergiversare.
E’ da quando mi sono svegliata questa mattina che cerco di immaginare cosa potesse essere appropriato scrivere in questo post, cosa avrei voluto ricordare, cosa sarebbe stato giusto annotare e rendere eterno di questo anno trascorso. Ho scorso le immagini dei 365 trascorsi e mi sono resa conto che, come ogni anno, le esperienze vissute sono sempre superiori alle aspettative.

E’ stato un anno strano,complicato ed estremamente intenso.Un anno in cui sono cresciuta e cambiata; un anno in cui ho acquisito una nuova consapevolezza di me stessa; in cui ho capito, ancora una volta, che i limiti esistono solo per essere superati.

Il mio 2018 è iniziato con la finta consapevolezza che l’ansia non avrebbe più preso decisioni al posto mio; una sorta di presa di coscienza di quello che avrei voluto per me. Ma tra il dire e il mare c’è di mezzo il mare ed ammettiamolo pure: i primi mesi di questo anno non sono stati proprio una passeggiata per me e la mia povera testa. Avere la consapevolezza di stare meglio e non riuscire ad esserlo a pieno può essere davvero frustrante.


Era una giornata di febbraio e c’era la neve (qui non è così normale essere bloccati dalla neve al mattino per andare in ufficio) quando questo anno ha preso una svolta differente, un bivio che non avrei mai potuto calcolare ma che, come mi è stato fatto notare, in fin dei conti avevo desiderato fin dal principio. Un cambiamento al lavoro, una nuova opportunità. Un qualcosa così lontano da quanto avessi studiato, così vicino a quelle che sono le mie attitudini più profonde.

Ho compiuto 33 anni. Sono davvero tanti eh se penso a quanto mi ero ripromessa avrei fatto entro questa età. E da marzo ad oggi è stato un treno in corsa su cui sono salita probabilmente senza neanche rendermene conto per davvero.

E’ stato l’anno del mio primo viaggio in Florida, la mia seconda crociera. L’anno della vita in vacanzacantata ed urlata a squarciagola con quell’amica pazza come te. L’anno del vento tra i capelli e la sensazione di leggerezza crescente Mojito dopo Mojito.

Scorro le foto e vedo te. Anche quest’anno la parte migliore di questi 12 mesi. I tuoi sorrisi, i tuoi baci, i tuoi abbracci, il tuo tutto che forse resta un po’ troppo per me. Una me troppo incredula ogni volta, una me che adesso è terrorizzata all’idea di rivederti. Un me che ha paura di averti deluso, di non essere stata abbastanza, di non essere stata all’altezza delle tue aspettative.

E’ stato l’anno del mio primo Salone Nautico a Cannes, del mio primo giro in elicottero. L’anno in cui per la prima volta mi sono detta che sono davvero brava, in cui mi è stato detto che sono stata brava. L’anno in cui ho capito che, se voglio, posso fare tutto.

E’ stato un anno in cui ho gettato le basi per 365 giorni futuri così intensi da fare quasi paura.

Mancano poche ore alle fine di questo 2018…ed io non so se sono pronta all’anno nuovo e a tutto quello che ha in serbo per me.

Pensieri Sparsi

………


Mi riprometto ogni volta che non inizierò un nuovo post sottolineando da quanto tempo non abbia scritto un nuovo post e mi ritrovo puntualmente a fare l’esatto contrario; è come se non riuscissi a non trovare giustificazioni al fatto che non riesca più a dedicare del tempo a me stessa come facevo un tempo. Soprattutto in giornate come quella di oggi passate praticamente a fare nulla!

Sono giorni che mi ripeto che vorrei mettere nero su bianco le emozioni provate nel vedere mia sorella coronare il suo sogno d’amore, la giornata tragicomica passata con il cliente belga o il senso d’angoscia che mi ha generato la visione del documentario di Netflix sugli attentati a Parigi del 2015. Probabilmente prima o poi alla fine lo farò davvero!

È domenica sera e, mentre già sento l’angoscia del lunedì prendere possesso della mia anima, mi ritrovo incastrata tra una foto e i mille pensieri.

Perché stasera mi manchi.

Perché mi manca come sono quando ci sei tu intorno.

Perché mi manca sentirmi come mi fai sentire tu.

Perché sono una cretina.

Perché la prossima volta sarò ancora più cretina.

Perché tu lo sai. Io lo so.

Perché odio tutti!