Pensieri Sparsi

Mi salvi chi può.


Come fate a capire cosa scrivere quando avete la testa piena zeppa di cose che vogliono trovare posto sul foglio vuoto dinanzi a voi?
Sembra quasi che solo adesso che, finalmente, dopo un’eternità io abbia trovato voglia e tempo di sedermi di fronte a questo spazio bianco i pensieri nella mia testa abbiano deciso di mettersi a ballare una rumba rendendomi complicato il tentativo di metterli in ordine.

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Avrei così tanto da raccontare…ma non so da dove iniziare. Oh, sai che novità.
La verità è che è un mese che succedono cose per cui mi ritrovo a pensare questa cosa qui devo assolutamente raccontarla sul blog e poi semplicemente di sera arrivo così stanca e infastidita dal rumore dei tasti sulla tastiera del mio pc che aggiornare il blog diviene l’ultimo dei miei pensieri. Arrivo così stanca che non riesco neanche più a trovare forza e voglia di andare in palestra (regaliamoli i soldi di questo abbonamento eh), così stanca che non riesco più a seguire decentemente una serie televisiva (ci credereste se vi dicessi che prima ne seguissi almeno 15 diverse a settimana?), così stanca che troppo spesso le parole di chi mi circonda non trovano spazio nella mia testa.

tumblr_inline_nafspk2cuu1slto11Il punto è che da quando ho cambiato mansione a lavoro sono decisamente più stanca, più esaurita (io ancora mi domando perché le barche non si spostino da sole eh), più ansiosa rispetto alle cose da fare il giorno dopo, più maniaca del controllo con i miei post-it, i miei evidenziatori, la mia agenda e i miei mille quaderni, spesso più confusa (devo decisamente migliorare il mio switch italiano/inglese)…eppure sono decisamente più soddisfatta.

tenor_zpskulamuq6Ed è strano sapete? Perché, per quanto io sia consapevole di aver studiato per essere un architetto da grande, nell’ultimo mese credo di aver assunto le mansioni più svariate: sono stata un pò avvocato, un pò facchino, un pò agente di viaggi, un pò assicuratore, un pò segretaria, un pò ragazza del caffè, un pò la nuova tizia dell’ufficio marketing e comunicazione, un pò social media manager, un pò controllore, un pò l’assistente del capo,  un pò trasportatrice di brochure e cassette degli attrezzi vari…si ok, a tratti brevi, sono stata anche un poco architetto.

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Lo sto facendo di nuovo, anche qui: quando smetto di lavorare…parlo di lavoro. 
AIUTATEMI!!!
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Mi rendo conto che dopo tutto questo delirio vi sarà complicato credere che ho delle distrazioni inquietante questo periodo, che avrei mille e trecento cose a cui pensare quando finalmente lascio l’ufficio/il cantiere/la barca/l’ennesimo posto in cui sono dovuta andare. 
Ma se vi dicessi che le distrazioni attualmente mi mettono più ansia cosa mi rispondereste?

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Questo post è un delirio ma è il frutto della consapevolezza che i prossimi 19 giorni saranno un’unica ed infinita corsa, perché mi sono resa conto solo oggi che mancano appena 19 giorni e ho ancora fin troppe cose per pensare anche solo lontanamente di essere pronta ad affrontare tutto questo.

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Mi salvi chi può!

 

Pensieri Sparsi

Post di una domenica sera qualunque….


Mi state davvero dicendo che anche questo weekend è ormai agli sgoccioli? No, scusate eh, ma quando è accaduto perchè, ve lo giuro, io non me ne sono mica accorta di come sia volato il tempo; cioè un minuto fa era venerdì sera e adesso praticamente, se chiudo gli occhi, sarà presto lunedì. Come è potuto succedere?

L’aria sembra essersi raffrescata in sti giorni, un fastidioso vento ulula alla mia finestra facendo sottofondo alla musica che risuona alla tv rendendo tutto stranamente statico, come se mi fossi ritrovata di colpo in un fermo immagine: sono seduta a gambe incrociate sul letto digitando parole un pò a caso sulla tastiera del mio iPad cercando di dare una direzione ai miei pensieri. La giusta direzione. Quella che vorrei trovare anche io.

E’ molto che non vi racconto realmente di me, passo il tempo (e i post) a sfiorare quello che accade nella mia quotidianità continuando ad inciampare continuamente negli stessi errori, evitando di sentirmi davvero forse per paura di quello che potrei provare o, purtroppo, perchè ho smesso di sentirmi da così tanto tempo da non esserne più davvero capace. 

Seduta su questo letto penso a quella gamma di emozioni che potrei/dovrei provare ma di cui, non so più davvero da quanto, sembra non esserne più in dotazione.

Triste? Felice? Arrabbiato? Soddisfatto? Colpevole? Ansioso? Tranquillo? Escluso? Calmo? Annoiato? Interessato? Coraggioso? Affezionato? Ostile? Spaventato? Incluso?

Come ti senti per davvero? Non lo so!!! Come si fa a saperlo?

Servirà il tuo abbraccio per farmi tornare a sentire qualcosa? Di nuovo?


Pensieri Sparsi

Non è la cosa più dolce che abbiate mai visto?


Sarà che probabilmente stamattina non mi sono svegliata per davvero, sarà che sento un’agitazione dentro che mi sta logorando l’anima, sarà che con questo freddo e questo tempo uggioso l’unica cosa che mi viene in mente di fare in questo momento è mettermi esattamente su quel divano ed unirmi al loro pisolino…

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Ma non è la cosa più dolce che abbiate mai visto?

Pensieri Sparsi

Vivi bene. Semplicemente, vivi.


“Il punto sai qual è alla fine? Noi di mattina usciamo di casa pensando che abbiamo tempo, usciamo e pensiamo: tanto ho tutta una vita avanti a me, fino a quando muoio ad ottanta anni sai quanto tempo? Ma se ci pensi bene: chi lo ha scritto che moriremo ad ottanta anni? La vita è come una clessidra, anche se stiamo fermi il tempo continua a scorrere mica si ferma con noi. Il punto è che noi mica sappiamo quanta sabbia abbiamo in questa clessidra; magari noi pensiamo di avere tempo e invece non è poi davvero così. Ed è per questo che io non mi arrabbio più per tutte quelle cose banali per cui mi arrabbiavo prima, che senso ha farlo? Noi siamo solo di passaggio, se ci pensi bene, quindi perché passare il nostro tempo arrabbiati per delle cose inutili?”

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Ed è sempre quando ne hai più bisogno che, seguendo percorsi talvolta strani, le parole giuste giungono alle nostre orecchie; è così che mentre sei intenta a scegliere che fazzoletti comprare che incontri quel vecchio amico, quello con cui la vita non è stata poi così generosa, che, senza conoscere in alcun modo i tuoi pensieri, sembra dare voce a quelle parole che tu non vuoi ascoltare,  risposte a quelle domande a cui risposte tu non vuoi dare, conferme a quei pensieri a cui non ti vuoi aggrappare.

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Vivi bene.
Semplicemente, vivi.

Pensieri Sparsi

Rimpatriata: matricola…


Non bastava che oggi fosse lunedì a donare alla giornata quel retrogusto amaro che mi costringe ad una fastidiosa espressione corrucciata per l’intera giornata, eh no. Probabilmente devo essere divenuta, a mia totale insaputa, concorrente di qualche assurdo reality per testare la resistenza psico/fisica delle persone perché altrimenti tutto questo accanimento cosmico di lunedì davvero non me lo spiego.

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Faccio parte di quell’élite di persone che ritiene che tutte le conoscenze smarrite per strada nell’arco della vita sono divenute tali per una motivazione ben precisa e non per una strana congiunzione astrale. Nel corso degli anni, per meglio capirci, ho perso di vista semplicemente quelle persone che, ad un certo punto, era giusto smettere di guardare; senza starci a pensare troppo ho voltato lo sguardo dall’altra parte e sono andata oltre indossando dei fighissimi occhiali da sole per dare alla scena giusto un filino di enfasi in più.

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Non ho semplicemente voltato pagina, talvolta ho praticamente chiuso del tutto il libro riponendolo al suo posto sulla mensola dei ricordi, una sorta di cimelio, quasi un souvenir, da tenere sulla libreria della vita a ricoprirsi della polvere degli anni che inevitabilmente passano.

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Faccio parte di quell’élite di persone che storce il naso ogni qual volta guardando una commedia romantica si imbatte nel più classico dei cliché cinematografici:
le rimpatriate scolastiche/universitarie.
Avete presente di cosa sto parlando, no?
Quegli eventi ridicoli organizzati a dieci anni dal diploma in cui per non si sa bene quale ragione ci si riunisce tutti vestiti bene con delle stupide etichette con il proprio nome appiccicate addosso; quegli eventi in cui puntualmente si scopre che la protagonista strafiga del film altri non era che la più sfigata della scuola bullizzata dalle mean girls di turno e bla bla bla…insomma scene che mi danno puntualmente l’orticaria lasciandomi addosso un’irritante sensazione di fastidio.
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La mera verità è che non sono riuscita, in passato, ad uscire illesa dalla rimpatriata liceale, per quanto adorerei raccontarla in questo modo: nonostante avessi scelto di non presentarmi ed erano bastati solo un paio di messaggi per liberarmi dal fastidioso impegno, l’unica persona per cui avevo scelto di mancare all’evento era riuscita lo stesso a reperire tutti i miei contatti riportandomi in quella spirale di gioia/dolore che, come sabbie mobili, mi ha tenuto bloccata per anni.

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Questa lunghissima premessa era doverosa per ben introdurvi nel giusto mood in cui mi sono mio malgrado ritrovata questa mattina quando mentre ero a fare le fotocopie ho letto sul mio giocattolino nuovo:
“PincoPallo ti ha aggiunto al gruppo Whatsapp: Rimpatriata: matricola…”
Superato il profondo oblio provato nella visualizzazione di quel nome sul display del mio orologio, sono passata nel giro di una manciata di secondi da chi cavolo è PincoPallo Ma perchè mi ha aggiunto in un odioso gruppo Whatsapp?
La realtà dei fatti è che, nonostante il chiaro titolo attribuito al gruppo, non riuscivo ad arrendermi all’idea che davvero stesse succedendo.

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Come se di colpo si fossero spalancate lo porte dell’inferno mi sono ritrovata inserita in un gruppo Whatsapp [e sapete quanto io ami i gruppi Whatsapp] di oltre 50 partecipanti di cui non possedevo il numero neanche a pagarlo oro; ricoperta da mille e più informazioni senza le quali non solo avrei vissuto ugualmente ma posso giurare che avrei vissuto addirittura meglio; riportata, senza aver dato consenso alcuno, indietro in un tempo che avevo abbondantemente archiviato e rimosso: gli anni universitari.

giphy3“Oh che piacere ritrovarvi, io adesso vivo a Londra…”
“Tizia e Caia invece vivono a Dublino.”
“Ma dai. Io mi sono sposata…”
“Io ho un figlio.”
“Io vi batto tutti: ho due bambine.”
“Mamma mia: quanto mi siete mancati. Pazziiiiii!!!”
“Siamo di nuovo tutti giovani!”
“YAAAAAAY!”

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Insomma, dopo un paio di ore in questo gruppo di ipotetici sconosciuti appartenenti al mio passato ho carpito vita, morte e miracoli di persone di cui avevo anche rimosso l’esistenza, molte delle quali sono rimaste nell’oblio di un numero di telefono sconosciuto visto che neanche la foto profilo di Whatsapp è servita a rievocare alcunché alla mia memoria….figuratevi quanto io ne potessi sentire la mancanza di questi pazzi.
Yaaaaaay.

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Sei la solita cinica, asociale e disamorata.
Potrei tranquillamente darvi ragione, eppure ho la netta sensazione che messi alle strette nessuno sano di mente possa essere dotato della spasmodica voglia masochistica di restare bloccato per un’intera serata a conversare con persone di cui risulta evidente non vi sia mai fregato nulla neanche quando eravate costretti a frequentare le stesse aule, ad ascoltare racconti su figli e pappine, su mariti e viaggi di nozze, su brillanti carriere un po’ vere e un po’ romanzate utilissime ad innalzare l’ego del narratore e a triturare le scatole del povero ascoltatore.

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Non ho mai amato così tanto il tasto: Abbandona gruppo.

 

 

Pensieri Sparsi

A.A.A. Cercasi Ashton!!!


Se fossi la protagonista di una di quelle commedie romantiche in cui amo perdermi rimpinzandomi di patatine questo sarebbe il momento perfetto.
Come sarebbe a dire: quale momento perfetto? Vi si deve spiegare proprio tutto, eh.

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Avete presente quel momento in cui tutto sembri andare dannatamente a rotoli, quando i capelli della protagonista sembrano diventare l’emblema stesso del disfacimento enteriore che la sta dilaniando; quel momento in cui il lavoro sembra annientarle l’esistenza, le amiche sembrano essersi dimenticate della sua esistenza prese dalla confusione delle proprie vita, il principe azzurro sembra essere stato investito mentre percorreva l’autostrada contromano a cavallo del proprio destriero bianco, il cibo sembra essere rimasta l’unica consolazione plausibile con somma gioia della bilancia che vede la sua lancetta lievitare come se non ci fosse un domani. Quel momento in cui se ci fosse una piccolissima scheggia di meteorite cascherebbe esattamente sulla testolina scapigliata della povera protagonista occhialuta e triste rendendola la giornata lievemente peggiore dello schifo in cui si trascina da giorni.
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Quell’istante in cui una particolare congiunzione astrale, e le esigenze di copione [chi vorrebbe mai vedere un intero film sulla storia di una sfigata?], danno origine esattamente a quel momento li: il momento della svolta.

Il momento in cui tra un calcio in culo della sfiga e l’altro, la protagonista casca stile pera cotta tra le braccia di Ashton Kutcher, ad esempio.

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Quella frazione di secondo in cui Ashton, probabilmente colpito in pieno alla testa, viene folgorato dall’aura di malumore che accompagna la triste protagonista e, sentendo un richiamo dal Paradiso, decide che il suo unico scopo nella vita sarà farle tornare il sorriso.
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So benissimo che dopo quei 15 minuti di illusoria gioia si scoprirà come minino che Ashton è un serial killer con tendenze suicide che ha già prenotato la sua fine assistita in Svizzera dopo essersi indebitato fino al collo a causa del gioco d’azzardo.
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Ma volete mettere passare 15 minuti di gioia infinita con lui?

Pensieri Sparsi

September is coming.


Mi sento quasi un estranea ad entrare qui dentro dopo così tanto tempo; potrei nascondermi affermando di essermi presa una meritatissima pausa estiva dal blog ma sarebbe una menzogna. Passare dal bisogno spasmodico di dare voce ai propri pensieri, fissarli nero su bianco come se fosse indispensabili non perderli nel vortice del tempo, al rifuggire stancamente da questo spazio per non dovermi ritrovare a tu per tu con i miei pensieri.
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Sarà colpa dell’aria di Settembre che già mi riempie i polmoni; o forse, più semplicemente, della malinconia che accompagna puntulamente la fine delle vacanze [soprattutto dopo un viaggio favoloso come quello che ho fatto io questa estate]; sarà colpa dei pensieri che si affollano nella testa facendo a cazzotti tra loro lasciandomi esausta e malconcia ogni qual volta provo a fermarne anche solo uno; sarà colpa della consapevolezza di essere troppo ordinaria e inquadrata per fare una pazzia ma troppo fuori dalle righe per vivere bene nella normalità che accompagna i miei giorni.

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Sarà colpa di tutto ciò che mi circonda, o forse, per quanto sia più difficile ammetterlo, potrebbe essere semplicemente colpa mia questo mood in cui mi ritrovo a naufragare dal momento in cui ho poggiato nuovamente piede in Italia.

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Sarà settembre.

Ne sono certa.