Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

You think you know, but you have no idea. 2.0


You think you know, but you have no idea.
Sono anni che questa frase risuona nella mia testa ogni qual volta i miei pensieri si soffermano su quella parte della mia vita che ormai mi caratterizza da quando ero poco più che una bambina, quell’aspetto che mi rende così diversa da troppe mie coetanee da farmi sentire spesse volte a disagio con me stessa e con gli altri a mano a mano che gli anni passano e le prospettive di vita inesorabilmente cambiano.

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Prima di lasciare che le emozioni prendano possesso delle mie dita, prima di lasciar defluire quel fiume in piena di sensazioni che da quando ho rimesso piede in Italia cerco di arginare, prima di dimenticarmi totalmente di aver superato i trent’anni e lasciare che sia semplicemente ciò che sta facendo esplodere il mio cuore a parlare al posto mio, è doverosa una breve ma necessaria premessa.

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Nonostante tutte le promesse fatte a me stessa nel corso degli ultimi anni, nonostante il percorso fatto negli ultimi mesi e il costante lavorare su me stessa e sulla gestione delle mie ansie, tutto posso affermare tranne di aver governato in modo corretto tutta la fase di preparazione alla partenza. Lo so, ogni volta è sempre la stessa storia (e la prossima volta sarà anche peggio) eppure nonostante io abbia la consapevolezza che ciò che ti rende felice non può essere poi così sbagliato, la mia difficoltà nel vivere con leggerezza certi aspetti della mia vita resta un qualcosa di assolutamente enorme.
Enorme ma non insormontabile.
Me lo ripeto ogni qual volta decido di andare contro tutti quei pensieri fottutamente razionali che incasinano la mia mente quando devo effettuare l’ennesima prenotazione, contro tutte le ansie che fanno battere fin troppo forte il mio cuore togliendomi il respiro fino a farmi male, contro quella parte di me stessa che ha così paura di essere felice da rischiare ogni volta di restare paralizzata in quella nuvola nera che fin troppo spesso mi avvolge.

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Vorrei davvero poter dire che questo anno trascorso dal momento in cui ho deciso di perdermi nuovamente per 4 lunghi giorni su una nave da crociera sia stato una passeggiata di salute, che il pensiero felice di quanto mi aspettasse sia stato il faro nelle mie notti buie. Chi ben mi conosce sa che non è stato così, che il solo pensiero di dover partire mi terrorizzava fino alle lacrime, che non mi sentivo nel giusto mood e non volevo rovinare tutti i ricordi belli costruiti fino ad allora.
Può un pensiero così felice essere così terrificante? Vi basterebbe fare un giro nella mia testa per potervi dare una risposta.

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Eppure nonostante tutto, nonostante me stessa, alla vigilia della partenza, dopo aver trascorso due settimane infernali a lavoro, mentre ero seduta da sola in un ristorantino di Roma a sorseggiare vino aspettando la cena ho deciso che sarebbe andato tutto bene. Ho deciso che io sarei stata bene. In quel preciso istante ho svuotato la mia valigia di tutte le ansie e di tutte le paure che mi avevano schiacciato nei mesi precedenti, questa volta sarei partita più leggera. E così è stato.

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Abbracciare le mie amiche in aeroporto mi ha dato la certezza che non stavo sognando ed 11 ore dopo i miei piedi avrebbero toccato nuovamente il suolo americano! Ero emozionata ed agitata, così tanto da inzuppare i miei jeans, e quelli del povero ometto seduto accanto a me, di vino. A mia difesa posso tranquillamente che sia stata colpa anche delle turbolenze eh.

IMG_4710Il sole caldo di Miami e il dolce sapore di Moijto ben hanno accolto la nostra voglia di staccare la spina prima che il delirio, quello vero, iniziasse. Abbiamo deciso di mettere ancora una volta da parte l’agitazione e goderci al meglio la vacanza e, credetemi, adoro il modo in cui ci siamo riuscite. Ho adorato ogni singolo istante di ogni singolo giorno vissuto in Florida: lo shopping sfrenato al Dolphin Mall, il barcaiolo di cui mi sono innamorata a Bayside, i capelli fuxia della signora mentre sorseggiavamo l’ennesimo drink della giornata prima del giro in barca, il giro in bus con il vento tra i capelli e l’odore di mare che inebriava i nostri sensi.

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Ho amato il giro sull’airboat all’Everglades nonostante l’acqua paludosa che ci ha schizzato un po’ ovunque facendoci temere di aver contratto la qualunque, l’aver preso in braccio un coccodrillo ed un serpente, il mio amico Emu che voleva beccare la mia mano per fregarmi i semini, il viaggio in auto fino a Key West cantando le canzoni di Cristina D’Avena mentre attraversavamo il lungo ponte in mezzo all’oceano.

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Ho amato Nick il receptionist e lo champagne che ci ha regalato perché Elena si sposa, il tramonto con lo sguardo sognante verso l’oceano, quella serenità che ha disteso i miei muscoli e riscaldato i miei sensi donando nuovi colori alla mia essenza più profonda, i galli per strada e i gatti di Hemingway, il vento tra i capelli e la sabbia tra le dita dei piedi, la musica che accompagnava ogni nostro movimento.

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Ho amato scoprirmi in grado di poter guidare in America nonostante le mie paure, il tempo che si è oscurato appena un certo qualcuno ha twittato di essere arrivato a Miami, la cena in costume per un fottuto contrattempo [sta roba della sfiga ci avrebbe anche un po’ stancato eh], i cocktail giganti sulla Ocean’s Drive contando le ore dal momento che probabilmente aspettavo da quando ho messo piede sull’aereo.

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Credo sia stato quando eravamo a pranzo, dopo essere state rimproverate dal Signor Mitch Buchannon perché stavamo giocando con le sue cose di salvataggio alla torretta, che abbiamo capito che avremmo potuto continuare a nasconderlo quanto volessimo ma il panico ormai la stava iniziando a fare da padrone tra noi e che la cosa migliore da fare sarebbe stata iniziare a prepararci per la serata.
Ma come diavolo ci si prepara per una serata per cui non si è preparati?
Che fossimo in panico l’ho già accennato, quanto lo fossimo lo lascio alla vostra immaginazione.

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E’ che semplicemente vorrei capire perché quando mi aspetta qualcosa di importante il mio corpo decide che è il momento di riempirsi di strane macchie, lividi di varie forme e nature, brufoli orripilanti, capelli di merda, borse agli occhi che potrebbero essere inserite nella nuova collezione di Micheal Kors…e di tutti quei difetti vari ed eventuali che non fanno altro che aumentare panico ed insicurezze.
Per una sola volta, non chiedo così tanto eh, non potrei guardarmi allo specchio e vedere una strafiga stratosferica pronta ad affrontare la serata?
Anche quella sera il riflesso allo specchio rimandava semplicemente il mio viso, sfatto ed emozionato; una ragazzina impaurita con gli occhi lucidi ed il cuore in gola.

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È da qui che davvero la parte razionale che ancora dava un senso alle mie parole fino ad ora è stata mandata in vacanza; siete ancora liberi di salvarvi da questo delirio adolescenziale che sta per inondare questo spazio, liberi di continuare a leggere questo blog senza pregiudizio alcuno sulla mia persona. Giuro che non mi offendo se decidete di scappare. Forse anche io lo farei.

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Chiudo gli occhi, penso a te e sento il cuore battere più forte.
Sapevo che sarebbe stato difficile parlarne questa volta, non immaginavo di certo di sentire le dita formicolarmi al solo pensiero di scrivere di te.

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E’ complicato descrivere una serata speciale senza rischiare di essere noiosi e ridondanti; è difficile non risultare mielose e sdolcinate quando l’unica parola degna di essere usata resta sempre e soltanto una: Perfetto.
Il party all’Hard Rock di Miami è stato a dir poco perfetto.
Lui era perfetto. Noi eravamo perfette, a modo nostro.
Le nostre coroncine di fiori erano perfette.
Per terminare la celebrazione dell’addio al nubilato di Elena, quella sera, serviva solo la foto perfetta e Nick non poteva farci regalo migliore.

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Io sarò di parte, ormai credo che lo sappiano anche i muri, ma come diavolo si fa a non considerarlo un amore di essere umano? Come si fa a non sciogliersi nella dolcezza di un suo abbraccio? A non morire quando la sua voce ti sussurra all’orecchio? A non lasciarsi travolgere dalla sua follia e ritrovarsi a ridere felici senza ricordare nemmeno il perché?

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Per una sera mi hai reso una principessa. La principessa di Robin Hood. [e chi osa contraddirti?]
Per pochi istanti lo sei stato anche tu.
Ed il mondo ha ripreso a girare per il verso giusto.

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Descrivere l’esatto momento in cui i nostri piedi hanno toccato l’ingresso della nave è quasi imbarazzante: sei felice, eccitata, impaurita ed estremamente agitata. Non sono pronta. Te lo ripeti fino alla nausea mentre lo stomaco si contorce per l’emozione. Non sai come sarà la tua cabina, che tipologia di mare troverai, con che esemplari di esseri umani ti scontrerai a questo giro…di che umore saranno loro.
Perché inutile girarci intorno: in questi 4 giorni sono loro 5 il centro di tutto il mondo tuo e delle tue amiche. Non è una cosa surreale?

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 Lo so, ci sto girando intorno dall’inizio di questo post e ancora non vi ho fatto salire con me su quella nave. Ho riletto il post che avevo scritto due anni fa nella speranza di aiutarmi a non sembrare troppo idiota, mi sono accorta che ancora una volta è tutto così diverso che è impossibile fare una comparazione.
Avete presente le montagne russe?
Sai cosa ti aspetta quando ti metti in fila per salire sul trenino, scegli il posto migliore per sentire al meglio l’adrenalina e ti lasci avvolgere dalle imbracature di sicurezza. Nel preciso istante in cui il trenino inizia a muoverti si insinua nella tua testa un solo pensiero: ormai non posso più scendere, cosa diavolo mi ha detto il cervello? Lentamente arrivi al punto più alto, quello da cui non avrai più tempo di pensare e il cuore ti finisce in gola. Non sono pronto. Te lo ripeti come fosse un mantra. È una frazione di secondo ed inesorabilmente inizia la discesa e tutte le paure che ti avevano annebbiato il cervello di colpo spariscono e sei pronto per fare un secondo giro. È così ogni volta per me.

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È stata una folle corsa, iniziata sin dalle prime ore che abbiamo preso possesso della nave. Uno stupido nascondino che ci ha regalato il premio più bello di tutti: la prima foto con il ciacione del mio cuore. E poco importa se per poco non faceva cadere il mio IPhone X a terra per sfilarmelo da mano ed essere lui a scattare il nostro selfie, se per ogni foto mi sbilancia rischiando di farmi inciampare. Un abbraccio veloce, il mondo potrebbe anche finire in quel preciso istante e tutto andrebbe bene.

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Dovrei raccontarvi dei noiosi giochi stile villaggio turistico che si ostinano a fare, delle nuove canzoni che ci hanno fatto ascoltare, dello spumante con cui Nick mi ha praticamente fatto la doccia nel tentativo di farmi semplicemente bere, della meraviglia del vederli cantare le canzoni che hanno accompagnato la mia vita, delle corse lungo le scale cercando di mantenere un contegno ogni qual volta i suoi occhi si scontravano con le nostre figure ansimanti, delle corse a perdi fiato che mi hanno fatto ringraziare i giorni passati in palestra, delle attese semplicemente per vederli passare.

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Dovrei raccontarvi di ogni singolo istante in cui ho assaporato la felicità, quella vera.
Dei balletti del granchietto fatti con le amiche lungo i corridoi di quella nave che era diventata un po’ casa nostra, dei profumi vaginali e dei riti scaramantici, di quei cinque battuti ad ogni piccola conquista. Degli abbracci silenziosi pregni di significato e dolcezza con quelle amiche che sono diventate ancora più essenziali istante dopo istante.

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Di un Kevin che sembrava spuntare da ogni dove, apparire esattamente come Gesù Cristo e distribuire la sua parolae la sua immagine al popolo con quel fare calmo e serafico nettamente in contrasto con tutto ciò che stava accadendo intorno. Della porta dell’ascensore chiusagli in faccia perché semplicemente di trovarcelo tra i piedi non ne potevamo più, delle confessioni dell’ultima serata/mattinata. Di un Keith che tra il rassegnato e il divertito scuote la testa ogni qual volta uno dei nostri volti intercetta un suo sguardo, per poi salutarti con un lungo abbraccio quando tutto ormai è quasi finito ed è arrivato il tempo di dirsi Ciao.

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 Di un Howie costantemente ubriaco e pronto a fare la pipì [sia benedetta la sua Santa pipì], della sua disponibilità e della nostra capacità di considerarlo tutto tranne che un Backstreet Boys.

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 Di un Brian sempre troppo Brian, con una voce messa sempre peggio e delle braccia che ti fanno dimenticare la sua afonia, anche nel cercare solo di parlare. Di sua moglie, sempre più di plastica, che lo tirava via con aria annoiata quando scattava l’ora di andare in camera e dare sfogo alle sue pulsioni sessuali. Della foto negata e del karma che lo ha punito sotto forma di palo in faccia appena 3 passi dopo.

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 Di un Alex entusiasta della nuova musica che forse questa volta ce la farà a prendere vita. Oddio davvero ho così poco da dire su di lui? 

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Degli outfit delle 4 serate, del tornare bambina e vestirsi da Sailor Moon o dell’indossare una divisa scolastica e sentirmi finalmente di nuovo un pochino Blair Waldorf, dell’essermi innamorata di un nerd ciacione e disagiato, del vederli indossare nuovamente gliabiti di quando mi hanno rapito il cuore, della loro trasformazione in Spice Girls e la presa di coscienza che passano gli anni ma resto innamorata di 5 perfetti idioti. Ed è la cosa che continuo ad amare di più.

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 Dovrei raccontarvi delle splendide amiche con cui ho condiviso questa esperienza; della giornata alcolica passata a Nassau, della pazza psicopatica che voleva pestarmi dopo che si stava portando via la mia Micheal Kors con il suo enorme culone da vacca, della ragazza spagnola che ci ha aiutato sconvolta di cotanta pazzia, della mamma strafiga che ci ha fatto desiderare di divenire come lei alla sua età. Della sorpresa di aver trovato fans italiane carine su quella nave, in netto contrasto con le solite cagne arrapate che hanno inquinato l’aria con la loro puzza di randagie.

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E lo so che dovrei raccontarvi di lui.
Mi si stringe il cuore al solo pensiero. Mi ero ripromessa di non utilizzare parole come coccoloso, morbidoso, cuccioloso ma non immaginavo potesse essere così complicato.
Come si fa a descrivere l’amore? Non credo di esserne capace.

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Chiudo gli occhi e penso a questa crociera passata, il suo sorriso si fa largo tra i miei pensiero. La mia crociera è stato lui. Lo è stato dal primo istante, dal momento in cui mi ha dato il primo abbraccio, in ogni mano sfiorata, in ogni linguaccia e ogni espressione strana, in ogni complimento e ogni giochino assurdo con cui hai sconvolto i miei pensieri in quei 4 giorni.

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Mi hai addomesticato, o forse io ho addomesticato te (come mi ha fatto notare qualcuno).
Sono passata dal non riuscire a non trattarti male a dovermi trattenere nelle dimostrazioni di dolcezza.
Io dolce? Hai capito cosa diavolo sei riuscito a fare?
Tu tenero? Il mondo è ormai alla fine dei suoi giorni.

IMG_2590 Tutti le emozioni che hanno pervaso la mia essenza sono già teneri ricordi. Sorrido ripensando alla dolcezza dei tuoi ultimi abbracci e al mio timore nel non riuscire a salutarti. Ancora una volta hai capito di cosa avessi bisogno. Ti sei divertito spruzzandomi con la vodka e inzuppandomi tutta la maglietta, hai riso come un cretino e poi mi hai abbracciato. Mi sono sentita schiacciata e felice, piccola e indifesa. Non ho mai desiderato così tanto che il mondo potesse finire in quell’istante. Una foto terribile: io sembro un koala e tu un ciccione. Mi hai abbracciato di nuovo e io non mi sarei mai più staccata. Hai sorriso e hai iniziato a farmi facce stupide [no, Carter, quelle non erano facce sensuali].
Hai reso tutto speciale, fino all’ultimo istante.

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Scrivo. Cancello. Riscrivo. Cancello.
Mi ritornano in mente le parole dell’oroscopo di Paolo Fox lette la sera prima di salire su quella nave, quel brivido che mi è corso lungo la schiena alla folle consapevolezza che non si sarebbe sbagliato neanche questa volta. Un insano pensiero che ancora adesso mi fa sorridere, come se la ragione avesse abbandonato del tutto il mio corpo lasciandomi in balia delle mie sensazioni. Come una magia che ti rapisce e ti proietta in un mondo in cui la realtà supera la fantasia.
Bisogna stare attenti a cosa si desidera, potrebbe avverarsi…e potresti non essere davvero pronto ad affrontarlo.

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Passi la vita ad immaginare cose, a costruire attimi e momenti perfetti, a scrivere sceneggiature mentali che farebbero incetta di premi e poi… no, no…e no!
Il respiro ti manca davvero, le parole non escono dalla tua bocca e l’ansia ti paralizza facendoti desiderare di scappare.
E’ un solo istante. Tutto quello che hai sempre voluto, tutto quello che ti fa più paura.
Tutto o niente.
Ricordi l’immagine che avevi riflessa allo specchio e ti domandi come diavolo sia possibile. Prendi fiato e abbracci le tue amiche, respiri a fondo e cerchi di dominare il panico, allontani i pensieri e semplicemente speri che…a dir la verità cosa speri non lo sai neanche tu.

Elena_so_cute-2Sono arrivata alla fine di questo post chilometrico, mi viene difficile pensare che qualcuno possa essere davvero arrivato alla fine. Ho le lacrime agli occhi ed un peso sullo stomaco. Mi manca già tutto di quei giorni, mi mancano le mie amiche, mi mancano quei 5 idioti, mi manca la spensieratezza con cui ho vissuto lontana da tutto e da tutti.

IMG_6930 Nessun particolare ringraziamento conclusivo, rileggo le parole già scritte e mi rendo conto che ogni singola sillaba sia stata un immenso grazie a chi ha reso speciale questa vacanza sopra le righe.
Nessuno potrà mai capire cosa abbiamo vissuto su quella nave, nessuno potrà mai capire cosa spinge delle persone adulte a tornare quindicenni, nessuno potrà mai capire l’amore incondizionato per quei 5 uomini che hanno preso la mia vita in mano quando ero poco più di una bambina e l’hanno trasformata in quello che è adesso.
Nessuno potrà mai capire…ed è la cosa che amo di più di tutta questa storia.
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Si scrive fan, si legge amore.

 

 

Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere
Il Salotto di Angel ★ · Pensieri Sparsi

Benvenuti nel Salotto di Angel.


Quando ho creato questo spazio, lo avevo immaginato come un luogo di nessuno dove lasciare i miei pensieri; i primi post erano qualcosa di totalmente impersonale che però nasceva sempre da esperienze da me vissute che non riuscivo a non osservare e descrivere con un mix di cinismo e di sarcasmo.
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Col passare dei mesi, però, la connotazione di questo spazio è decisamente cambiata: il luogo di nessuno è iniziato a divenire sempre più un posto tutto mio nel quale ho lasciato fluire, post dopo post, emozioni e sensazioni che sempre più raccontavano di me. Mettendo spesse volte da parte cinismo e sarcasmo, tra racconti di debolezze e paure, momenti di felicità e di sconforto, ho lasciato che la mia vita fluisse tra le pagine virtuali di questo mio spazio.
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Eppure neanche mi piace come definizione di questo posto nel web, è carente di qualcosa. E’ carente di Voi; si, proprio tu che stai leggendo questo post perchè la verità è che non avevo mai pensato ad un blog come ad un posto di scambio di idee, un posto dove conoscere, semplicemente attraverso le parole, persone meravigliose.

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Ed è proprio questo il motivo di questo nuovo spazio che vorrei introdurre tra i miei deliri: uno spazio dove delirare insieme, dove interagire, uno scambio di idee, quattro chiacchiere come se fossimo seduti nel salotto di casa mia dinanzi ad una buonissima cioccolata calda ed un vassoio pieno di pasticcini.
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Il tutto potrebbe nascere in maniera semplice, inizio io a dirvi cosa mi passa per la testa, a porvi una domanda [non per forza roba seria eh, anzi] e semplicemente voi nei commenti mi lasciate la vostra risposta e ognuno può sentirsi di rispondere a chi meglio gli aggrada.
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Sperando che l’idea vi piaccia:

Benvenuti nel Salotto di Angel.

Pensieri Sparsi

Non è la cosa più dolce che abbiate mai visto?


Sarà che probabilmente stamattina non mi sono svegliata per davvero, sarà che sento un’agitazione dentro che mi sta logorando l’anima, sarà che con questo freddo e questo tempo uggioso l’unica cosa che mi viene in mente di fare in questo momento è mettermi esattamente su quel divano ed unirmi al loro pisolino…

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Ma non è la cosa più dolce che abbiate mai visto?

Pensieri Sparsi

NoSense!


Che questo fosse il blog di una psicopatica lo suggerisce lo stesso titolo, motivo per cui non credo vi stupisca più di tanto il senso sconnesso con cui, ultimamente più che mai, stanno comparendo i post in questo spazio.
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Tristezza e malinconia si alternano a ricordi e speranze; rabbia e solitudine fanno a cazzotti con la sciocca leggerezza di post come questo che man mano sta prendendo forma sotto le mie dita.
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E’ il 27 Dicembre e, probabilmente per la prima volta in tutta la mia vita, sono rilegata in questo triste ufficio invece di essere impegnata nel rafforzare il profondo legame instaurato con il divano di casa mia e quei film natalosi che tanto hanno segnato la mia infanzia/adolescenza.

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E mentre tutto il mondo di Facebook sembra stia passando la giornata a mantenersi la pancia troppo rimpinzata nei giorni passati, non riesco a non avvertire un profondo senso di tristezza per questi giorni ormai trascorsi  e per la presa di coscienza di non aver mangiato uno dei pochi dolci di cui sono davvero ghiotta: gli Struffoli di mia mamma; in questo Natale non Natale, tra le troppe cose a cui pensare, non c’era assolutamente tempo, e voglia, da perdere per realizzare quelle piccole e dorate palline di felicità.
[Si, mi sono mancati proprio assai questo Natale, così tanto da diventare poetica]

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E’ il 27 Dicembre e non so ben spiegare perchè continui a risunarmi nella mente un verso di una vecchia canzone di Daniele Silvetri:
…la panacea di tutti i mali è la distanza…
Era stato il titolo del mio Fotolog nel lontano 2007 [Promemoria: mai cercare gli anni di uscita delle canzoni che risuonano nella mente, scoprire che non siano esattamente di qualche anno fa lede nuocemente alla salute] quando era risuonato illuminate e forse profetico alle mie orecchie.
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Allontanati da quello che non ti fa bene!
Non mi sembrava un consiglio così difficile da seguire in quel periodo…ma come canta Alice:
Io mi so dar ottimi consigli,
Ma poi seguirli mai non so
E per questo nei pasticci spesso son.
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Mi sono persa io stessa nel vortice dei miei pensieri in questo post senza capo ne coda; non so se qualcuno mi abbia accompagnato in questo viaggio sconnesso in sentieri di parole che non era mia intenzione esplorare.
E’ il 27 Dicembre e sono a lavoro [ormai per poco ancora]…volevo solo una distrazione…
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Posso avere questa distrazione?
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Missing…


L’ultima persona a cui ho confidato di aver bisogno di un abbraccio era uno sconosciuto. Ha sorriso, fissandomi un istante tra il divertito e l’intenerito, e ha stretto le sue braccia intorno al mio corpo riempiendomi il viso di baci appena sfiorati. Non credo avesse idea dell’importanza di quel gesto, dettato probabilmente dalla troppa RedBull ingerita quella notte, eppure il suo sorriso mentre i suoi occhi fissi nei miei mi facevano lentamente morire era riuscito a scaldarmi il cuore come non accadeva da secoli ormai.
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Un istante prima ero in preda ad un panico che temevo non sarei stata in grado di gestire.
Un istante dopo avrei voluto il mondo smettesse di girare lasciandomi tra le braccia di quello sconosciuto.
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Non so perché questa notte la mia mente abbia deciso di farmi rivivere in loop quel millesimo di secondo in cui mi sono sentita fragile e vulnerabile, totalmente in balia delle mie emozioni, pienamente succube di una felicità di quelle che neanche utilizzando tutto il vocabolario riesci a spiegare a parole; non ho idea del motivo per cui adesso che tutto mi sembra così lontano e infantile mi sia venuto quel momento in cui, forse dopo troppo tempo, non mi sono sentita invisibile.
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It’s nice to see you again!
I need to see you again!
Pensieri Sparsi

A.A.A. Cercasi Ashton!!!


Se fossi la protagonista di una di quelle commedie romantiche in cui amo perdermi rimpinzandomi di patatine questo sarebbe il momento perfetto.
Come sarebbe a dire: quale momento perfetto? Vi si deve spiegare proprio tutto, eh.

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Avete presente quel momento in cui tutto sembri andare dannatamente a rotoli, quando i capelli della protagonista sembrano diventare l’emblema stesso del disfacimento enteriore che la sta dilaniando; quel momento in cui il lavoro sembra annientarle l’esistenza, le amiche sembrano essersi dimenticate della sua esistenza prese dalla confusione delle proprie vita, il principe azzurro sembra essere stato investito mentre percorreva l’autostrada contromano a cavallo del proprio destriero bianco, il cibo sembra essere rimasta l’unica consolazione plausibile con somma gioia della bilancia che vede la sua lancetta lievitare come se non ci fosse un domani. Quel momento in cui se ci fosse una piccolissima scheggia di meteorite cascherebbe esattamente sulla testolina scapigliata della povera protagonista occhialuta e triste rendendola la giornata lievemente peggiore dello schifo in cui si trascina da giorni.
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Quell’istante in cui una particolare congiunzione astrale, e le esigenze di copione [chi vorrebbe mai vedere un intero film sulla storia di una sfigata?], danno origine esattamente a quel momento li: il momento della svolta.

Il momento in cui tra un calcio in culo della sfiga e l’altro, la protagonista casca stile pera cotta tra le braccia di Ashton Kutcher, ad esempio.

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Quella frazione di secondo in cui Ashton, probabilmente colpito in pieno alla testa, viene folgorato dall’aura di malumore che accompagna la triste protagonista e, sentendo un richiamo dal Paradiso, decide che il suo unico scopo nella vita sarà farle tornare il sorriso.
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So benissimo che dopo quei 15 minuti di illusoria gioia si scoprirà come minino che Ashton è un serial killer con tendenze suicide che ha già prenotato la sua fine assistita in Svizzera dopo essersi indebitato fino al collo a causa del gioco d’azzardo.
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Ma volete mettere passare 15 minuti di gioia infinita con lui?