Parole e Storie · Pensieri Sparsi

Alyssa


C’è stato un tempo in cui scrivere storie per me era una cosa normalissima, adesso è un pò come se fosse un evento. Non vi sto dicendo che è arrivato il momento di festeggiare, anche se forse dovrei. Insomma per una serie di ragioni troppo lunghe da spiegare, in un noioso pomeriggio domenicale ho assecondato chi volesse sapere la storia di Alyssa. Chi è Alyssa? Luuuuunga storia che prima o poi magari vi racconterò.
Prendete il racconto per quello che è: un qualcosa senza arte ne parte di una persona a cui le serate passati a raccontare storie forse mancano un pò.

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Fisso il nome comparso sul display del mio telefono. Non posso credere sia davvero lui. Il cuore ha iniziato a battere forte nel mio petto, non riesco a respirare; chiudo gli occhi ed inizio a contare. Perché diavolo non funziona questa volta? Perché non riesco a calmare il flusso dei ricordi che, come un fiume in piena inonda la mia essenza più nascosta. Mi concentro sul respiro, l’aria entra ed esce dai miei polmoni mentre i contorni della stanza che mi circonda iniziano a tremare, colori e suoni si confondono nella mia mente riportandomi di colpo a quella notte di circa due anni fa.
Neanche ci dovevo essere su quella nave, era stata un’amica a prenotare per me facendo leva sul periodo del cavolo che stavo attraversando. Era stato tutto così assurdo dal primo momento in cui il mio sguardo aveva incontrato il suo; c’era qualcosa di diverso, qualcosa che non avevo mai notato prima. Eppure non era la prima volta che lo avessi incontrato, sono sempre stata molto fiera della mia vita da fan e di quei viaggi che col tempo erano diventati parte della mia vita.
Aveva sorriso. Un sorriso strano che mi aveva trapassato l’anima facendo correre un brivido lungo la mia schiena. I primi tre giorni su quella nave erano stati al limite della follia, la mia sanità mentale vacillava un poco in più ogni qual volta i miei passi si incrociavano con i suoi.  Un solo suo sguardo bastava per farmi sentire nuda, le sue mani trovavano residenza sul mio corpo ogni volta fossimo abbastanza vicini. Forse avevo scelto una gonna troppo corta la sera in cui la sua mano ha sfiorato le mie mutandine mentre stavamo scattando una foto. Forse erano stati i miei occhi adoranti a dargli il lasciapassare per quel bacio rubato stampato sulle mie labbra poco prima della nostra foto.
Continuo a tormentarmi pensando a quante volte avessi immaginato tutto ciò e quanto, in realtà fossi stata impreparata ad affrontare quanto accaduto quella notte.
Era il terzo giorno di navigazione, avevamo appena scattato l’ennesima foto insieme, le sue mani si erano strette con più insistenza sui miei fianchi e le sue labbra mi avevano sussurrato lascive parole che avevano fatto accendere i miei desideri più nascosti. Un calore insolito aveva irradiato le mie viscere e fatto vacillare le mie gambe quando ero stata avvicinata dal suo bodyguard che, con il fare di chi avesse fatto quella medesima cosa innumerevoli volte, mi aveva illustrato tutti i dettagli sul nostro incontro. Non potevo credere a quanto avessi sentito, ero corsa dalle mie amiche con gli occhi pieni di lacrime e il cuore impazzito. Non sempre la strada verso il Paradiso è lastricata di petali rossi, ma conta davvero così tanto come ci si arriva alla felicità?
Avevo passato le ore che mi separavano a quell’incontro fantasticando sugli scenari più romantici che avesse potuto formulare la mia mente, avevo atteso con ansia e trepidazione la sua chiamata e senza neanche rendermene davvero conto avevo raggiunto la sua cabina. Avevo fissato quella porta con il cuore in gola. Inferno o Paradiso? Cosa avrei trovato? Solo in quel preciso istante avevo realizzato in che situazione mi stessi cacciando.
I miei piedi avevano varcato la soglia della sua camera e tutti i miei pensieri avevano cessato di esistere, la sua bocca famelica si era impossessatala della mia, le sue mani padroneggiavano sul mio corpo. Ero una bambolina in preda alle sue voglie, schiava dei suoi desideri che avevo fatto diventare anche i miei.Gemiti, sudore, graffi sulla schiena, le sue mani tra i miei capelli.
Un animale bisognoso di soddisfare i sui istinti primordiali, aveva dato poco peso all’assenza di preservativi in quel caos di vestiti e bottiglie che ci circondava, le sue mani si erano strette sui miei fianchi stringendomi ancora più vicino al suo corpo mentre raggiungeva l’apice del piacere e sfinito si lasciava cadere su di me. Aveva mugugnato parole incomprensibili stringendo forte i miei capelli poco prima di addormentarsi sfatto e appagato.
Ero rimasta immobile per ore su quel letto incapace di compiere ogni singola azione. Era successo davvero. Osservavo il suo viso schiacciato sul cuscino e ascoltavo il suono del suo russare chiedendomi come fossi finita in quella situazione.
Un nuovo messaggio.Il suono della notifica mi riporta alla realtà, fisso ancora il suo nome sul display mentre Alyssa inizia a chiamarmi dal suo lettino.
Blocco lo schermo del telefono e metto tutti i miei pensieri in pausa.
“Amore della mamma, arrivo.”

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Era una vita che non scrivevo e spero di non aver annoiato nessuno con questi miei deliri. Magari non ho più il “tocco magico” che avevo un tempo…e non mi sono mai fatta tutti questi problemi nel pubblicare qualcosa.
Insomma, se lo avete letto ditemi cosa ne pensate…

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2 anni di Eclisse


Davvero sono passati già due anni?

Sono passati solo due anni?

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Ho una strana percezione dello scorrere del tempo, non lo nego; se da un lato mi sembra ieri il momento esatto in cui ho deciso finalmente a mettermi in gioco, dall'altro ho la sensazione sia passata un'eternità da quello stesso giorno.

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Me lo avrete sentito ripetere fino alla nausea ormai, ma io davvero in questo progetto ci credevo quanto agli asini che volano; ero così terrorizzata da ricevere critiche negative che continuavo ad intentare stupide scuse ed arrampicarmi su scivolosi specchi pur di non chiudere gli occhi e saltare.

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Sono passati due anni da quel momento, sono arrivate quelle critiche negative che tanto mi facevano terrore ma sono state nulla in confronto all'entusiasmo con cui quella storia, chiusa per troppi anni in un cassetto, è stata accolta.
Desy, Chris e Christian hanno trovato dimora nei cuori e negli occhi di chi ha dedicato loro del tempo, leggendo la loro storia e lasciandosi trasportare, almeno per un pò, in una realtà parallela.

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Sono passati 2 anni e la loro storia è stata letta ufficialmente da 1500 persone, tante sono state le copie vendute; di quelle scaricate illegalmente purtroppo non ho traccia [si, avevo trovato il mio libro piratato].
Non sono brava ad autocelebrarmi, ma sono davvero tanto orgogliosa di me.

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E se per caso ci fosse qui in giro qualcuno che ancora non avesse letto dei miei personaggi: mi spiegate cosa state aspettando? Lo trovate qui.

 

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Auguri a me…

 

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Auguri a me…ed un regalo a voi.


Ieri il mio Eclisse festeggiava il suo primo anno di via.
E mentre io mi trastullo nella gioia del percorso delle mie parole, non c’è nulla di meglio per festeggiare che un intero giorno di promozione per chi ancora non avesse letto la storia di Chris e Desy.

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Desy McKay possedeva tutto ciò che una ragazza avrebbe potuto desiderare dalla vita: bellezza, intelligenza, ricchezza ed un fidanzato altrettanto ricco e famoso che avrebbe fatto di tutto pur di vederla felice; a sue spese ha dovuto però imparare quanto una telefonata ed una brutale menzogna bastino per stravolgere totalmente la vita.
Sono passati anni da quella telefonata e la vita di Desy non potrebbe essere più diversa da quella di prima. Una ragazza madre che lavora come cameriera cercando di far quadrare i conti a fine mese con il peso di quella menzogna sulle spalle.
Ma cosa succederà quando il passato busserà di nuovo alla sua porta presentandole il conto?

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Non lo avete ancora letto?
Sbagliato!
Lo trovate qui.

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Cosa state aspettando?

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365 giorni di Eclisse


365 giorni fa ero di fronte allo stesso pc da cui sto scrivendo in questo momento a premere, con il cuore pieno di ansia ed emozione, il tasto: PUBBLICA.
365 giorni fa, mettendo a tacere quella vocina che da anni mi sussurrava che nessuno avrebbe letto una storia scritta da me, mi sono decisa a dare retta a tutte quelle persone che ci avevano creduto prima di me.
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365 giorni fa scrivevo questo post annunciando in questo mio piccolo spazio virtuale la nascita del mio piccolino, il mio primo libro, il mio Eclissetumblr_inline_mq2hpkx1xb1qz4rgp.365 giorni.
1232 libri venduti.
La consapevolezza che credere nei propri sogni è solo l’inizio di un percorso stupendo.

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Desy, Chris e il piccolo Christian ringraziano.
Io pure.
All the love  ❤

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Eclisse: gratis per un giorno!


E’ passato un bel pò da quando il mio racconto ha visto la luce su Amazon; da quando, un pò per gioco un pò per fantasia, mi sono sentita una scrittrice; da quando mi sono lasciata cullare dalla dolce sensazione di orgoglio che mi ha pervaso ad ogni vendita del mio piccolino.

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Visto che tra poche ore invecchio di un anno: auguri a me ed un regalo per chi ancora non ha letto la storia di Chris e Desy: solo per martedì 1 marzo sarà possibile scaricare gratuitamente Eclisse da Amazon.

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Insomma, se non lo avete ancora letto quale occasione migliore per farlo???

 

Parole e Storie · Pensieri Sparsi

Eclisse & gli 850! #Promo


Ebbene si, sono ancora qui a tediarvi l’esistenza con il mio Eclisse , e come potrebbe essere diversamente? Come potrei smettere di condividere la mia soddisfazione proprio con voi che lo avete visto prender vita?

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Sono piccole emozioni che ti scaldano il cuore, la consapevolezza che è stata data fiducia alle tue parole, alle tue storie, ai tuoi sogni ad occhi aperti. Come fai a non emozionarti?
Semplicemente non puoi, osservi il grafico di Amazon e sorridi allo schermo come una piccola sciocca; un solo pensiero riecheggia nella tua testa: Wow!

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Insomma, un pò per celebrare le 850 copie vendute su Amazon [devo smettere di snobbare le vendite sullo store del Kobo], un pò perché con le ferie natalizie magari si riesce ad avere più tempo per leggere, un pò perchè farsi promozione non può che far bene….per 24h ore Eclisse lo trovate in promozione su Amazon a soli 99 cent.

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Davvero non volete prenderlo???

Parole e Storie

Fallen in love with an Angel #2.0


Bravo, James, complimenti davvero! A volte riesco a sorprendere anche me stesso per la mia tremenda incapacità  di giudizio, vittima di qualche sordido sortilegio che mi impedisce di evitare stronzate come quella appena fatta. Bravissimo, davvero.
“A fine serata sarà mia.”
Le parole mi sono scivolate via troppo veloci, il mio cervello, anche questa volta, non le ha filtrate, le ha lasciate libere e selvagge, e loro, come se non stessero aspettando altro, sono uscite via così, senza chiedere il permesso. La mia barca, un pezzo della mia vita. La mia dignità, non posso perderla. Guardo per un attimo Angel, vittima immolata in questo squallido gioco di rivalsa tra me e Tom, mando giù l’ennesimo bicchiere di rhum e scuoto veloce la testa per allontanare definitivamente quella vocina che disperatamente mi urla di desistere. Troppo tardi. Il regista di questa storia ha già urlato a squarciagola “Azione!” e a me povero attore non tocca che interpretare il mio ruolo.
“Puoi ancora rinunciare, Parker!”
“Prepara le chiavi e il casco, Tom.”Con arroganza, prendo il bicchiere che Kirsten ha tra le mani e lo porto dritto alla bocca, ho bisogno di sentire l’alcool scorrere tra le vene o forse sto solo preparando il terreno per la squallida giustificazione di cui so di aver bisogno quando tutto questo teatrino sarà finito.
Mi alzo spedito, senza guardare i volti inebetiti dei miei compagni di questa serata, e mi dirigo verso la mia preda, sorride felice tra le braccia del suo primo vero amore. E’ bellissima. Sfodero il sorriso più seducente di cui dispongo e, dosando bene la voce, attiro in poche battute l’attenzione della cameriera. Dunkan mi guarda con sguardo di sfida e stringe forte a se la sua fragile bambolina, sembra intenzionato ad inglobarla nel suo corpo pur di tenerla lontano da me. Sento l’odore della sua paura, il suo volto non riesce a nascondere il turbamento dei suoi pensieri; teme che questa volta io abbia le carte giuste per portargliela via. La terra vacilla  sotto i piedi dello spavaldo gradasso che era un tempo; ne è passata di acqua sotto i ponti da quando un suo solo sguardo era sufficiente per rilegarmi nell’angolino più nascosto pregando di essere invisibile ai suoi occhi; la sua mano chiusa a pugno non riuscirebbe più a trovare con facilità il mio viso e questa consapevolezza lo dilania dall’interno. Angel si volta lentamente al suono della mia voce, mi scruta curiosa e non riesco a non sorriderle con dolcezza;  è ancora più bella di quanto riuscissi a ricordare, ancora più bella di quanto fossi riuscito a notare sotto queste luci frenetiche. Resto incantato ad analizzare le fattezze del suo viso per un attimo che mi sembra eterno, osservo il suo viso leggermente più truccato rispetto a qualche anno fa, i suoi lineamenti sensuali, ho una voglia tremenda di assaporare quelle labbra rosate che mi sorridono, che sorridono a me senza provare compassione, semplicemente per il gusto di farlo. Ordino una bottiglia di champagne per festeggiare il suo ritorno, guadagnandomi in questo modo un po’ di tempo qui con lei.
“Bentornata, Angel!”I suoi occhi mi scrutano attenti, non proferisce alcuna parola, forse si sta interrogando sull’identità dello sconosciuto che le sta dando il benvenuto, forse sta scavando nella sua memoria alla ricerca di un indizio che la riporti a me, o forse è solo meravigliata che, nonostante tutto, io sia ancora qui e mi ricordi di lei. Darei tutto per poter conoscere i suoi pensieri.
“Non dirmi che non ti ricordi di me?”
Sorride. Sembra imbarazzata, mordicchia le labbra senza smettere di sfregare le mani.
“Come potrei essermi dimenticata di te.”
Mi illudo le sue parole siano sincere, le sorrido malizioso e prontamente distoglie lo sguardo cercando Dunkan, bambolina tra le sue mani aspetta un suo cenno, una sua parola, un indizio su quello che deve essere il continuo di questa conversazione; nessun mutamento di espressione nella faccia di bronzo che continua a cingerle il viso, sorride sicuro del potere che ancora esercita su di lei. Buffone. Nulla può destabilizzare la sua convinzione che lei sia sempre pazza di lui, pronta a soddisfare i suoi assurdi desideri, ad annullarsi al suo volere. Languida la cameriera si intromette tra noi, mastica un chewingum in maniera sguaiata, continuando a mangiarmi con gli occhi vogliosa come non mai, mentre mi chiede cosa fare della bottiglia che ha tra le mani. Le faccio cenno di stapparla e riempire i nostri fluite e torno a studiare la mia piccola preda, non mi ha tolto gli occhi di dosso neanche per un solo istante. Che fama e successo facciamo effetto anche su di lei? Cassandra mi porge il fluite, si passa la lingua sulle labbra giocando a fare la sexy, non ci riesce neanche un po’, ma non voglio deluderla, le lancio un’occhiata maliziosa che aumenta i pensieri osceni nella sua testa e le provoca un leggero calore. Angel afferra il suo fluite sfiorandolo appena con le dita, scocca un’occhiata torbida alla cameriera  e torna ad indossare il classico atteggiamento da chi sa di non dover temere paragoni, di chi è unica per diritto di nascita.
“Brindiamo al ritorno della principessa!”
I suoi occhi continuano a specchiarsi nei miei, i nostri bicchieri si incontrano leggermente, cerco di sfiorarle la mano ma è troppo lesta ad allontanarsi, mi avvicino al suo viso dosando i miei movimenti, ho paura che scappi di nuovo, che mi respinga; resta immobile mentre le mie labbra si posano sulla sua guancia calda. Mi porto accanto al suo orecchio adornato da più orecchini di quanti ne ricordassi e le sussurro con voce roca:
“Mi sei mancata!”Mi allontano lento dal suo viso, osservo i suoi occhi che sembrano essere diventati più grandi, la sua bocca  semiaperta per lo stupore, le gote arrossate. Povera Angel. O povero me?
“Tesoro, che ne dici di andare a prendere un po’ d’aria?”
L’espressione desiderosa di Angel non è passata inosservata al suo cavaliere che, ormai colmo di rabbia, si intromette banalmente tra noi nel vano tentativo di dissolvere l’elettricità che riempie l’aria; povero piccolo uomo, non sembra disposto a voler condividere il suo piccolo angolo di paradiso con nessun altro. Sciocco e prevedibile. Senza pensarci troppo afferro la sua spalle e la stringo forte con la mano, voglio che il significato delle mie parole sia ben recepito, voglio che abbia la consapevolezza di chi abbia il controllo della situazione.
“Puoi andarci anche da solo, amico. O hai paura del lupo cattivo?”
Lo lascio andare di scatto, allontanandolo da me. Dolci infermierine, Lauren e Jennifer, corrono prontamente a calmargli i bollenti spiriti, lasciando me e Angel finalmente soli.
Lei è qui di fronte a me. Non è scappata via a fasciare le ferite del suo dolce amore, è rimasta qui con me, i suoi occhi continuano a scrutarmi mentre, con disarmante naturalezza, inizia a raccontarmi di se, a chiedere di me, della mia nuova vita; è un fiume di domande a cui rispondo senza neanche pensare a cosa io stia realmente blaterando totalmente rapito dal movimento delle sue labbra sensuali, affascinato dalla gestualità di quelle sue mani affusolate che vorrei sentire sul mio corpo. Il tempo sembra aver acuito la mia voglia di lei, il desiderio di tenerla stretta tra mie braccia, di sentirla mia, di farla mia. Distolgo per un attimo lo sguardo per osservare i miei amici: Kirsten mi canzona con lo sguardo, Tom mi mima qualcosa di volgare facendomi il saluto da marinaio ricordandomi della nostra stupida scommessa. Perché sono stato così stupido? Riporto il mio sguardo su di lei, ondeggia la testa seguendo la musica completamente persa nei suoi pensieri; le prendo la mano e la tiro, con forza al mio corpo, mi sento eccitato e, da come sorride maliziosa, credo se ne sia accorta. Abbasso leggermente la testa, portandola vicina al suo orecchio, lo sfioro appena con le labbra per un lieve sussurro.
“Ti andrebbe di ballare, principessa? Sono migliorato come ballerino.”
“Come potrei rifiutare!”Le prendo la mano e la conduco al centro della pista, sento gli occhi di tutti puntati addosso come grossi fanali, attenti spettatori pronti a giudicare la mia performance. Non posso deluderli, non posso perdere. La stringo forte a me, vorrei essere in grado di farla  scomparire tra le mie braccia, proteggerla da me stesso. Il mio viso è accanto al suo, caldo, morbido, attraente; la mia bocca attratta da lei come da una calamita non riesce a non sfiorarla, a non tentare di assaporare quel dolce sapore che ho sempre e solo immaginato. Il mio cuore, da bravo batterista, ha iniziato a suonarle la serenata composta per lei, Angel sfiora leggiadra il mio petto, lievi carezze  come se volesse coglierne ogni nota. Sorride beata ed io, schiavo delle mie emozioni, non posso non avvicinarmi a quel sorriso sbocciato sulle sua labbra per me, per questi baci rubati, per queste sensazioni che non la lasciano indifferente. Sto bene. Era tanto che non succedeva, che non mi sentivo così. Vorrei non aver fatto quella stupida scommessa, vorrei aver avuto la lucidità necessaria per salvarmi da me stesso; è troppo tardi adesso per rimuginare sulle scelte sbagliate, da bravo attore indosso le vesti del mio patetico personaggio e continuo questa farsa.Baci sfiorati sulla pelle in questa corsa verso quelle labbra carnose che  si schiudono per me, in attesa di quel bacio che desidero con tutto me stesso, di quel bacio che non arriverà. Socchiude gli occhi attendendo il contatto che le ho fatto bramare; Kirsten attira il mio sguardo, provocante e odiosa sta tenendo banco nel privè prendendosi gioco di me. Il ricordo di ciò che Angel ha significato nel mio passato mi stordisce, le emozioni che mi pervadono, in questo momento, mi confondono le idee, l’alcool che circola dentro di me fa tutto il resto, ma poco mi importa adesso, non sarò umiliato di nuovo per colpa sua.
“Questa volta ti saresti fatta baciare, dovresti vedere la tua espressione: sembri una platessa!!!”
Ridono tutti intorno a noi, ma, questa volta, non ridono di me!Angel è completamente spiazzata dal mio gesto, un velo umido le ricopre quegli occhi che mi fissano sbigottiti, mordicchia le labbra cercando di riprendere il controllo delle proprie emozioni. I riflettori sono puntati su di me ed io non posso deludere il mio pubblico. Afferro di scatto la sua testa, non c’è niente di dolce nel mio gesto, nulla di romantico, guidato dall’eccitazione che mi sta facendo impazzire, una scarica di adrenalina che pervade ogni centimetro del mio corpo mentre lecco le sue labbra per rubare squallidamente quel contatto tanto desiderato. E’ rossa in viso, ma non saprei decifrare le emozioni che colorano il suo viso. Rabbia o eccitazione? Un movimento lesto della sua mano che mira dritta al mio viso, blocco il suo braccio una frazione di secondo prima dello scontro con la mia guancia. Non riesco a crederci, sento una fitta penetrare forte il mio cuore, un nodo mi blocca la gola, provo a deglutire ma niente, non va via. La fatina elfica. Dal bracciale, che adorna il suo braccio, pende triste il ciondolo di cui le feci dono la sera del ballo, non avrei mai creduto lo avesse ancora con se. I suoi occhi sono diventati lucidi, trattiene a stento le lacrime; non credo di averla mai vista piangere, nessuno ha mai visto Angel piangere. Lei sempre fiera e spavalda, arrogante e sicura di se, stasera sta per piangere per me. La fatina sembra guardarmi, ammonirmi con la sua inaspettata presenza, ricordandomi le dolci promesse di un ragazzo innamorato. Mi perdo nel luccichio delle sue iridi, mi sento un verme, ho solo voglia di andare via pur di non avvertire il suo sguardo disgustato su di me.
“Prova a dire che ti ha fatto schifo adesso!”
Mi allontano lasciandola alle mie spalle, da bravo codardo non ho il coraggio di affrontare la reazione provocata da quest’ultima mia frase infelice.
“Tom, domani la voglio trovare sotto casa mia: pulita e lucidata!”
Devo andare via, subito. Ho bisogno di stare da solo, di bloccare il flusso isterico dei miei pensieri.
Perdonami, Angel, perdonami almeno tu perché io non credo potrò farlo mai.

Di tanto in tanto, mi fa piacere condividere i miei mondi di fantasia con voi;
spero di non avervi annoiato.
Buona domenica.