Pensieri Sparsi

Caro 2020…parliamone!


Solitamente mi rifiuto di stilare una lista di propositi per il nuovo anno, ma il 2020 come numero ha un qualcosa che mi ispira simpatia (e so che mi pentirò di aver scritto questa cosa) e a sto giro voglio fare le cose diversamente. Hai visto mai che funzioni.

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  1. Non parlarne più.
    Tu sai di cosa. E’ il primo step per liberarsene.

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  1. Non dare importanza a chi non te ne dà.
    Non sarebbe neanche da spiegare, ma magari ti distrai. Non ha senso stare a rimuginare su chi, quando tu provi a far capire che c’è qualcosa che non va, ti risponde con foto di cibo o, peggio mi sento, con frasi di circostanza.
    [Hai fatto bene stesse felice da sola.] …ma cosa???

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  1. Smettere di lamentarmi.
    Non è che se attacchi la lagna dopo ogni telefonata che ti fa girare i coglioni, le cose cambiano. Cioè non è che stai li a lamentarti per ogni cosa che ti fa spostare il sistema nervoso, e sono tante, la situazione per magia si ribalta. Sei solo noiosa…e le persone noiose a te non piacciono.

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  1. Utilizzare meno i social, non sei Chiara Ferragni.
    Non ti sto dicendo di sparire del tutto dai radar, ma anche meno.
    Le foto instagrammalibi te le concedo, ma non credo sia possibile che tu ne abbia una ogni due giorni eh.

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  1. Meno Nick Carter.
    E’ palese che c’è qualcosa che non va quando pure i parenti finiscono per chiederti di Nick; quando tu hai la guerra in testa ma per il mondo il vero problema della tua vita è Nick Carter. C’è qualcosa che palesemente non funziona.

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  1. Piccola Blair, ricorda di lasciar lavorare il Karma.
    Lo so, la tua indole vendicativa ne soffre in questo momento, ma hai davvero tempo ed energie da sprecare per vendicare ogni torto subito. Lasciati scivolar tutto addosso e vai avanti, niente distrazioni inutili.

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  1. Tornare ad essere Candy Candy…ma non dimenticare di essere Lilith.
    Nessuno ti sta dicendo di diventare scema tutto in un colpo, ma non è necessario palesare al mondo che di indole sei una stronza: aria da svampita e sorriso da Pollyanna. Bisogna confondere il nemico, sempre.

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  1. Meno chiacchiere inutili.
    E’ decisamente collegato al punto 3, ma non solo. Non ti perdere il ragionamenti che non portano a nulla, illazioni e masturbazioni mentali sono solo inutili perdite di tempo.
    Ti deludono? Non stare a fare comizi.
    Hai paura? Ascolta te stessa e razionalizza.
    Ti manca? Ha senso? Parlarne cambierà qualcosa?

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  1. Più organizzazione.
    Non perdere di vista gli obiettivi che ti sei prefissata, non lasciare alle cose inutili di distrarti. La testa tra le nuvole non ha mai portato risultati.

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  1. Non diventare una pallina.
    Va bene il piacersi, ma non aver rinnovato l’abbonamento in palestra non è il giusto pretesto per arrivare a Luglio rimbalzando.

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Direi che 10 punti possano bastare. Ah dimenticavo:
Non dimenticare di essere felice.
Non sempre sarà facile, ma puoi farcela.
Gioisci delle piccole cose, sorridi quando c’è il sole e vedi il mare, piangi quando ne hai bisogno. La cosa più importante del tuo mondo sei sempre e solo TU, non dimenticarlo mai.

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E voi? Avete propositi per questo nuovo anno?

Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

#10yearschallenge


Sono giorni che sui social, da Instagram a Twitter passando per Facebook, spuntano come funghi collage accompagnate dall’hashtag #10yearschallenge (si lo so, anche foto di uova ma mi rifiuto categoricamente di dare importanza a questa follia globale).
Di cosa si tratta? Ad essere onesta la rima volta che ho visto l’hashtag richiedeva espressamente di postare la prima foto profilo usata su Facebook e di confrontarla con l’ultima utilizzata: una forma di autodenuncia di quanto tutti siamo diventati bravi ad utilizzare i filtri giusti per postare foto sui social abbandonando definitivamente, e finalmente oserei direi, quelle oscenità che venivano fuori da siti come Picnik (eddai, devo davvero sottolineare che adoravo rovinare le mie foto con quelle mostruosità?)
Insomma, per poter sfociare su tutti i social e generare una vera e propria invasione dal sapore retro’, il tutto è stato semplificato diventando: metti a confronto una foto di dieci anni fa con una di adesso.
Nel giro di pochi giorni l’ormai dimenticato 2009 della maggior parte della popolazione socialmente attiva ha trovato nuovo lustro. Come se di colpo tutti, dalla più popolare delle influencer alla figlia del salumiere sotto casa, avessero sentito l’irrefrenabile bisogno di mostrare al mondo quanto si possa cambiare in 10 anni, quanto si possa crescere, quanto si possa migliorare.
Il web è stato inondato da questo mare di ricordi, ricoperto da un velo di malinconia per gli anni trascorsi e da uno strato di fierezza della bellezza della foto più recente. Ho già menzionato il fatto che siamo diventati tutti più bravi ad utilizzare i filtri per migliorare le foto postate?
Per quanto mi riguarda: non posso farci nulla, non riesco proprio a resistere; non riesco a volgere lo sguardo altrove e restare indifferente. Lo ammetto: anche a questo giro ci sono cascata.
2009 – 2019
Sono cambiata così tanto?
Pensieri Sparsi

E’ davvero così divertente?


Se a diventare virale fossi tu?
Me lo ero chiesta con poca leggerezza quando la signora della pelliccetta aveva iniziato a girare per il web; prima di vederle fare il tour delle trasmissioni trash e delle serate in discoteca, mi ero chiesta come dovesse sentirsi una qualsiasi persona a ritrovare un proprio video su internet e pensare a quanta gente stesse ridendo di lei in quel momento.

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Forse dovrei smetterla di farmi domande, perché poi la vita finisce inesorabilmente per rispondermi.
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde.

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Succede che vai in vacanza, ti scattano una foto live e in quel momento un’onda ti trascina via. Divertente. La tipica differenza tra le foto postate su internet e la realtà di quello che accade in realtà. Paola Turani fa millemila stories in cui ironizza sulla cosa. Divertente… fino a che non inizia ad essere pesante sentir parlare di quel video come la cosa più divertente di un’intera vacanza trascorsa tra Miami e le Bahamas.

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Succede che il video viene inviato/mostrato a tutte le tue amiche perché è troppo divertente. sono le tue amiche, ti hanno visto fare cose decisamente peggiori. È divertente. 

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Succede che dopo due mesi ti sei rotta tre quarti di cazzo annoiata di sentir parlare di quel video. Decidi di chiudere il cerchio. Prendi la foto e il video che l’accompagna, scegli una frase stupida e li posti sulle tue IG stories. Sai ridere di te stessa e i messaggi dei tuoi amici sono divertenti; le loro reazioni sono divertenti. Sono i tuoi amici. E’ il tuo profilo. Hai deciso tu.tenor1

Succede che un tizio a cui hai espressamente negato il consenso a postare quel video che neanche eri stata tu a inviargli decide che è tutto troppo divertente e a ridere di te devono essere i suoi followers. Succede che il tizio posta quel video sul suo profilo abbinandolo ad una didascalia di merda che ti fa passare per una morta di fama, decide che se sai ridere di te stessa, tutti possono ridere di te. Non è divertente.

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Smette di esserlo nell’esatto momento in cui i commenti ti ridicolizzano [ed i primi commenti sono quelli delle tue amiche che probabilmente non conoscono un cazzo di te], smette di esserlo se guardi il numero di followers del tipo e conosci il bacino di utenza, smette di esserlo quando capisci che sei stata messa in ridicolo. Smette di esserlo quando pensi al tempo passato a scegliere ogni volta il vestito perfetto, il trucco perfetto, l’atteggiamento perfetto per poi rischiare di essere la ragazza del video ridicolo.

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Smette di essere divertente quando hai la piena consapevolezza che quel video potrebbe essere stato visto da una di quelle persone che sono sul poster appeso in camera tua da quando eri una bambina. Smette di esserlo quando ti è sorto il dubbio che potesse vederlo LUI, e ti sei sentita morire dentro.
Smette di esserlo quando a smettere di ridere sei tu.

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Perchè io so ridere di me stessa,
ma mi piacerebbe poter decidere chi deve ridere di me.

Pensieri Sparsi · Weird World ❤

E se a diventare virale fossi tu?


Nel bene o nel male purché se ne parli.

Probabilmente nessuna frase potrebbe esprimere meglio lo stereotipo di società in cui, consapevoli o meno, siamo stati tutti risucchiati da così tanto tempo che difficilmente saprei dire quando sia accaduto. Siamo tutti in cerca di una qualche forma di visibilità, anche quando ci ergiamo sul nostro piedistallo fatto di disgusto e spocchiosità e iniziamo a sindacare tutto ciò che è trash, esibizionismo o, banalmente, lontano dal nostro modo di vedere le cose.

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La società si divide tra quelli che si scattano milioni di selfie e quelli che passano il tempo a storcere il naso alla loro vista puntando il dito e condividendo farlocche ricerche scientifiche che etichettano come malati gli amanti delle foto a se stessi; tra quelli che tweettano usando l’hashtag #GfVip per commentare la qualunque e chi usa lo stesso hashtag per commentare chi commenta la qualunque. 

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Si divide tra le pancine psicopatiche che, direttamente dal medioevo in cui sono rinchiuse, chiedono consigli sul nulla alle loro simili e le adepte stereotipate del Signor Distruggere che le giudicano lasciando commenti tutti uguali tra loro e ripetendo sempre le stesse 4/5 baggianate che la competizione in demenza scatta facile e decretare un vincitore diviene sempre più complesso. 

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Si divide tra chi usa il web come un luogo ameno in cui condividere ogni proprio stato d’animo lagnandosi della propria vita, del prossimo, del cibo, delle lagne e di chi prende le distanze dalle lagne e chi si lagna di chi si lagna.

Si critica Chiara Ferragni facendo un post su Chiara Ferragni, dando quindi pubblicità a Chiara Ferragni pur desiderando di non leggere ovunque di Chiara Ferragni. Un po’ per capire di cosa io stia parlando.

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 Siamo tutti un po’ blogger, un po’ Instagramers, un po’ influencer, un po’ poser (anche se questo termine non sono sicura si utilizzi ancora). Siamo tutti un po’ critici cinematografici, critici letterari, critici culinari. Siamo, semplicemente, tutti critici.

La nostra opinione conta, sempre e comunque. Ma è realmente così?

Ho citato prima non a caso le pancine e le adepte di Distruggere. Troppo facile puntare il dito contro un genio del male che ha ben capito come sfruttare a suo vantaggio la voglia di deridere il prossimo che è insita dell’animo umano; troppo facile puntare il dito contro le pancine vittime della loro stessa demenza. Il motivo del suo successo è banale e scontato, è quello che ha portato ogni Mean Girl che si rispetti ad essere popolare e dominare sul resto della popolazione: prendi un soggetto debole ed esponilo al giudizio di chi si crede più furbo. Boom! Il gioco è fatto! 

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Lui lo trovo geniale! Chi lo segue in maniera maniacale un po’ meno! Chi ne invidia il successo per niente! Chi arriva a stampare gli attestati di Petalogia, però, mi fa una tristezza infinita.

Potremmo analizzare sommariamente il caso di Timidamente Amore: una poraccia crede di saper scrivere, condivide questo suo testo senza capo né coda in un gruppo (o forse una pagina, non sono sicura della fonte); questi capitoli sconclusionati vengono postati sulla pagina di Distruggere e, loro malgrado, diventano virali! C’è chi invia video sulle reazioni alla lettura del favoloso testo, chi si impegna a disegnare la pianta dell’appartamento dove si svolgono i fatti, chi studia le dinamiche cercando un senso logico e chi, addirittura, decide di creare un piccolo corto dedicato ad ogni capitolo!

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Tutto molto divertente, direte voi! 
Eppure, se ci ragioniamo almeno un attimo, dietro le parole a sconclusionate di quella sottospecie di romanzo c’è una persona, probabilmente ignorante e senza alcuna nozione di scrittura, che, nel suo mondo, ha un sogno, forse troppo grande e troppo irraggiungibile (e toglierei anche il forse), ma chi siamo noi altri per deriderla rendendola lo zimbello del web?

Sicuramente gloria ai personaggi della sua immaginazione, in un certo senso, è stata donata: ma era questa gloria quella a cui ambivano? E se così fosse: non stiamo forse creando dei mostri?

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E finalmente arrivo a parlare di ciò che, più di ogni cosa sopra citata, mi ha spinta a parlare di ciò: la signora della pelliccetta. E non fate finta di non sapere di cosa io stia parlando eh, che non ci crede nessuno.

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Da un lato abbiamo una signora un pò verace che, in modi rozzi e teatrali, cerca di far valere un suo diritto (raccontata così educatamente sembra addirittura un’altra storia, me ne rendo conto), dall’altro un’entità sconosciuta che, fiutata la potenzialità di un video del genere sul web, ha filmato l’intera scena, svenimento compreso, e lo ha postato sulla rete. Non saprei darvi una tempistica ma, all’improvviso, il video della signora dall’improbabile maglione bicolore era praticamente ovunque.

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Anche sulla mia bacheca di facebook, se ve lo stavate domandando o mi stavate già etichettando come una di quelle che sale sul suo piedistallo a giudicare; resistere a quel concentrato di trash e teatralità è stato impossibile anche per me, domandarmi del perché cose del genere non accadano mai in mia presenza è stato il passo successivo.

Diciamoci la verità: la reazione della signora è perfettamente esilarante!

La dialettica sconnessa mista di chi sente di avere come unica arma la sua voce grossa e le sue minacce urlate un pò a casaccio, la commessa maleducata incapace di gestire la situazione e la vigilanza che, con garbo ed educazione, cerca di portare la calma in una situazione degenerata ormai da un bel pò. Fosse stata una sceneggiata sarebbe stata perfetta. Ma non si tratta di finzione, e il problema alla fine della fiera è proprio questo.

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Perché il popolo del web è avaro, non si accontenta di ridere guardando un video che probabilmente non sarebbe dovuto finire on line; non gli basta deridere la signora per la scenata. Il popolo del web deve indagare, dare un nome a quella donna, geolocalizzarla; ha bisogno di vedere quella povera pelliccetta che ormai ha assorbito il colore del vestito oggetto del contendere, deve vedere la foto della cerimonia da 150 invitati a cui la signora ha partecipato facendo una pessima figura, deve andare a scavare negli strafalcioni regalati a facebook dalla stessa signora che con l’italiano proprio non riesce ad andare d’accordo. 

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E’ un popolo strano quello del web!

Non che la gente reale sprizzi normalità da tutti i pori eh, ma dal web a volte sembra più facile osservare quanto disagio ci circonda, quanto disagio ci ingloba. 

Una signora senza arte ne parte è stata trasformata in un fenomeno da baraccone, prima, e in una sottospecie di celebrità dopo; perché tutta l’empatia  provata per questa signora presa di mira dal popolo del web si è persa nel momento esatto in cui l’ennesimo video della signora che racconta di essere fermata per strada per fare foto e lasciare la firma (parlare di autografi è troppo complicato per lei), nel momento esatto in cui ci sono siti che parlano di una possibile ospitata della signora nei salotti della d’Urso o, peggio mi sento, dell’ospitata come guest star della donna della pelliccetta in una o più discoteche del napoletano (il video qui). Ma siamo seri?

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E se a diventare virale fossi tu? Come reagiresti?