Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

img_5600

Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

18

Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

s-ce4444828f7dd92bcce24e8fbd46d76095430260

Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

source

Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

img_0186

Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

tumblr_n02v8qk1m51s7ub96o1_400

Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

img_7059
Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

img_0118
È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

52588586_10218340459893120_8518686586412466176_n

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

engines

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

img_0207

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

img_0228

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

img_0226

Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

a45593db-6ef2-401a-ad4d-037edfdf8af4

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

72872269_10220224417990895_4855820038365511680_n

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

img_0225

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

73054270_10220253813125755_4271574803866976256_o.jpg

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

74460082_10220199468167165_6894161725491249152_o

Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

67610472_10219497778905372_4691759894045392896_o.jpg

E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Ferma non ci riesco a stare.


Non credo sia mai passato così tanto tempo prima che mettessi nero su bianco le emozioni di un viaggio di questo tipo; solitamente non riesco a controllare l’entusiasmo e le parole sono così concitate da divenire puntualmente quasi confuse…e invece a sto giro Boh!
Cioè capiamoci, è stata un’esperienza intensa, come sempre, eppure è stato tutto un po’ diverso questa volta.

tumblr_ohj0d8vs3T1uk0viio1_400

Ennesima partenza post-lavoro, ennesima valigia fatta quasi buttandoci dentro cose random, ennesimo viaggio con tempistiche ad incastro e switch sempre più veloci.
Fino a pochi giorni prima di salire su quell’aereo che mi avrebbe portato in Germania aleggiava pesantemente il timore che alla fine l’abbraccio che tanto attendevo non sarebbe arrivato. Per fortuna mi sbagliavo.

simonano

A sto giro, per quanto avessi la consapevolezza di aver bisogno di perdermi nelle mie certezze, ero sicura che sarebbe stato diverso…che, nonostante tutta la gioia del mondo, difficilmente quel retrogusto amaro mi avrebbe abbandonato.
Non c’era davvero ansia questa volta, era più trepidazione, una frenetica attesa del momento in cui non avrei più pensato a ciò che, per quanto non volessi, ancora turbava i miei pensieri.

cre

La scelta di iniziare da chi non avessi mai incontrato mi era sembrata quella più giusta da fare, ma non potevo neanche immaginare quanto di più sbagliata potesse essere. Disorganizzazione e isterismo hanno caratterizzato le prime ore della giornata, sentivo già la puzza della sfiga quando ho optato per un cambio di programma.
Non credo di aver avuto il tempo di metabolizzare dove fossi quando ho incrociato il suo sorriso. La situazione era la classica da catena di montaggio, quasi più rapida del solito…insomma è arrivato il mio turno e non avevo idea se i miei capelli fossero apposto, se il rossetto fosse sbavato, se io fossi pronta…se si fosse ricordato di me.

tenor-1

Il suo sorriso ha resettato ogni mio dubbio, dissipato ogni mio timore.
Mi ha abbracciato e mi sono ricordata come ci si sente quando va tutto bene.
Come stai?
Adesso bene.
Perché?

giphy

Che vuol dire perché?!?
No veramente, non credevo fosse necessario un disegnino per spiegare il motivo. Ovvio. Lampante. Talmente scontato da essere banale…eppure lui ti fissa quasi preoccupato e tenendoti per le spalle ti chiede perché.

9b57697835a63cae7cc9f53f235a4d77

Perché ci sei tu?
So che non è carino scuotere la testa per sottolineare l’ovvietà di un’affermazione, ma sono totalmente incapace di controllare la mia mimica. Ha riso, per fortuna. Mi ha stretto per la foto per poi bloccarmi mentre stavo andando via.

Aspetta devo raccontarti una cosa!!

Io avrei voluto avere una fotografia della mia faccia in quel preciso istante. Devo aver strabuzzato gli occhi cercando di capire con chi stesse parlando.

a499915e3acadf58cc932739e0558fa2

Credo che in quell’istante anche lui deve essersi reso conto di aver bloccato tutto il meccanismo perfetto, come un ingranaggio che ha smesso di girare.

Hai un’altra foto, no?

Non adesso, domani.

Ok. Perché devo raccontarti una cosa troppo divertente. Ho scoperto una cosa davvero divertente. Devo raccontarti una cosa troppo divertente.

cosa

Ho scoperto che il mio secondo nome è italiano.
Fermiamoci un secondo ed immaginate che la persona che avete amato da sempre vi abbia appena detto una cagata pazzesca. Fatto? Bene, quale sarebbe la vostra espressione?
La mia quella di una perfetta ebete che cercava di assecondare quel delirio cercando di non ridere fingendo un interesse smisurato per questa storia esilarante.
Italiano? Ma davvero? Voglio saperlo.
La sua mano sulla mia spalla. I suoi occhi nei miei.
Dopo te lo dico. Si, dopo ti dico tutto.

img_8156

Sono andata via perplessa. Non riesco a pensare ad una parola differente per il mio stato d’animo in quel momento. Negli anni di cose senza senso me ne aveva dette, ma a quello pseudo discorso proprio non riuscivo a dare una motivazione.
Non che ci avessi perso il sonno, insomma la questione è stata ben presto archiviata con un classico è un idiota.

img_9815

La giornata è stata lunga, l’isterismo intenso, la sua patatosità infinita.
Hello, Italy.
Al nome ci stiamo ancora lavorando, prima o poi sarò io a pensare di avere un nome differente a seconda dello stupido nomignolo che usa ogni volta, ma è palese che adori sottolineare la mia provenienza. E ammetto di adorarlo.

Il secondo giorno forse è stato ancora più un delirio del primo: tutti avevano paura di non riuscire a fare tutto ciò che avevano programmato.
Il momento foto è stato talmente veloce da non essere quasi classificabile…di altra storia sono stati invece i selfie.

123c0d56-61d0-4bac-8929-966eb47d7f2a

Devi ancora dirmi del secondo nome italiano.
Ti prometto che ti dico tutto.

In realtà non mi ha detto il nome neanche il giorno dopo, ma giusto qualche giorno fa ha scoperto di non essere un Carter e, stando all’indizio lasciato, sembrerebbe proprio che le sue origini siano italiane. Insomma, le sue parole hanno smesso di essere un totale NoSense.

img_2622

E’ stato tutto perfetto…o quasi.
La verità è che quando una ha un bel carattere, ha un bel carattere sempre.
Così quando nel momento dell’ultimo selfie di questo folle viaggio ho avuto la sensazione di non aver meritato quante attenzioni meritassi, non ho esitato un solo istante a brontolare.

calcio2b

Non sono riuscita a darti neanche un bacio.
Perché?
Perché tu sei alto. Io sono corta.
Ah, ok.

ineuronichesisuicidano

Ok???
Quelle che voi vedete alla fine sono bellissime foto, si…fanculo la modestia.
Io rido perché ok, lo dici a tua sorella…Ehmm…
Sarebbe stato meglio avessi detto di non aver capito.
Lo so, dovrei imparare a stare zitta…ma stare zitta non è proprio arte mia.
Anche se ti chiami Nick Carter.

Lo so, a sto giro poco amore…poche frasi da romanzetto rosa.
Mi mancava da morire eppure la magia ha funzionato un po’ meno.
E’ sempre Lui…io ero solo un po’ meno Me.

unbottoprofonda

È stato un weekend caratterizzato da un mal di testa atroce che non mi ha dato tregua, dagli antidolorifici presi come fossero caramelle, dalle file interminabili e da quelle saltate perché di base odio aspettare.

annamobenepropriobene

Un weekend fatto di luci di Natale e würstel giganti, di boccali di birra e odore di zucchero, di punsh di mele e rhum che ti scaldano l’anima.

 

Un weekend di delirio e odio verso i tedeschi, di parole a caso e conversazioni senza senso.

accc2f4d-6565-4383-99db-292eb4bbd03f

E’ stato il weekend di Hello, brother.
Perché anche dopo aver desiderato di dargli fuoco e vederlo divenire cenere come fanno i vampiri, alla fine, nell’esatto momento in cui non ci credevo più, è successo…ed è stato un momento tenerissimo. I suoi occhi fissi nei miei mi hanno fatto mancare l’aria rendendomi di colpo una ragazzina, la foto venuta male è stata il biglietto magico per un altro giro tra le sue braccia.

c443d301-01ee-42eb-b477-0e4497846822

…e adesso non mi resta che aspettare la prossima avventura.

Pensieri Sparsi

Il trauma del primo giorno di palestra


La verità è che ad un certo punto bisogna arrendersi: l’età avanza, il metabolismo cambia, la fame non diminuisce neanche invocando tutti i santi del calendario e l’unica soluzione plausibile per affrontare tutte queste piaghe diviene iscrizione in palestra.
c9a77b87a365
Dopo aver passato un’intera estate, dimenticandoci per un attimo delle illusorie promesse primaverili, a ripeterci: da domani vado a correre come scusante per ogni ben di dio che abbiamo fagocitato, siamo onesti, abbiamo ben chiaro che quel famoso domani è collocato in un futuro distopico in cui probabilmente correre sarà l’unico modo per restare in vita e che, se siamo fortunati, quel futuro non lo vedremo mai, investire in un abbonamento in palestra è l’unico modo per sperare di smuovere il nostro sedere dal suo amato divano. Forse.
 giphy-downsized
Esattamente un anno fa, per la prima volta dopo una vita, ho messo nuovamente piede in una palestra affrontando una serie di paure fissazioni che avevano accompagnato le mie prime due settimane in quel mondo che tento mi sembrava lontano dalla mia essenza ma che giorno dopo giorno mi aveva lentamente fagocitato. In poco tempo mi sono trasformata in quel tipo di persona che esce di casa al mattino abbinando alla borsa del computer il borsone della palestra, una di quelle pazze che in palestra ci finiva anche il sabato mattina, addirittura una di quelle che prima di fare l’albero il giorno dell’Immacolata è andata a farsi un corso in palestra perchè se ho la possibilità di andarci di mattina con calma, non posso sprecarla.
48c8b8dce3ae4d93bbb5a0a2f9497f19_th
 
Insomma per ben 6 mesi e mezzo circa ho consolidato una storia d’amore con la parte sportiva di me [una parte che neanche immaginavo di avere ma che a quanto pare si era nascosta ben bene negli scorsi anni]. Illusa. E’ bastato un viaggio dall’altra parte del mondo e una serie di impegni che mi hanno impigrito di colpo per indurmi al tradimento, un colpo alle spalle della MeSportiva che, in un batter di ciglia, è stata legata, imbavagliata e nascosta in un covo segreto. Almeno fino a ieri.
tumblr_m9e6d99lpi1ro2d43
 
Combattendo contro il richiamo della combo malefica divano+Netflix post lavoro, ho costretto il mio sedere a varcare nuovamente le soglie della palestra. Non potete neanche immaginare che fatica.
Tralasciando il fatto di essermi sentita già più agile e attiva solo attraversando la porta in vetri dell’entrata, quest’anno ho deciso di sfidare ulteriormente me stessa costringendomi ad abbinare ai corsi, a cui ormai mi ero abituata, una roba odiosa e malefica come la sala attrezzi.
http3a2f2fmashable-com2fwp-content2fuploads2f20132f012fworkout-barbell
Dopo questa premessa lunga una vita e mezza, siamo arrivati a quanto annunciato nel titolo del post: il traumatico primo giorno di palestra.
Potrebbe essere una nuova mia tradizione quella di avere un impatto terribile con la palestra, una prima sessione di allenamento che mi fa pensare in quanti modi avrei potuto investire i soldi sprecati in quell’abbonamento che già odio con tutto il cuore. Lo scorso anno è stato il corso di Cycling a traumatizzarmi, quest’anno la sala attrezzi.
http3a2f2fmashable-com2fwp-content2fuploads2f20132f012frat-workout
 
Partendo dal presupposto che, involontariamente, ho scelto come mio primo giorno di allenamento il compleanno della palestra stessa e che quindi c’era più o meno il mondo tra spogliatoi, sale, bar e terrazza [vi giuro che c’era una vera e propria festa con tanto di dj e consolle], sono arrivata tardi rispetto alla tempistica che mi ero data e quindi già snervata dal profondo. Sono salita negli spogliatoi, salutato un pò di persone [superando il senso di solitudine ed isolamento del mio reale primo giorno di palestra], indossato leggins e canotta e ripetendomi mentalmente quanto sei sportiva oggi mi sono addentrata nella sala attrezzi.
http3a2f2fmashable-com2fwp-content2fuploads2f20132f012fworkout-olsen-twin
Tutta la convinzione con cui mi ero caricata è sparita nel momento stesso in cui mi sono resa conto che:
– non avevo la benché minima idea di cosa dovessi fare;
– avrei dovuto puntare un trainer per farmi dare indicazioni;
– sarei stata un’impedita nel fare tutto quello che mi avrebbe in qualche modo spiegato.
http3a2f2fmashable-com2fwp-content2fuploads2f20132f012fhomer-exercise
Con aria da Alice nel Paese delle Meraviglie mi sono avvicinata ai tizi con la maglia brandizzata.
Ciao, sono nuova e non ho idea di cosa fare.
Giuro che avevo elaborato una presentazione meno sfigata, ma non sono brava a seguire i copioni. La ragazza bassina con una lunga coda bionda e delle orribili sopracciglia nere mi ha sorriso tendendomi la mano, peccato che fossi troppo distratta dalle sue sopracciglia mostruose per prestare attenzione al suo nome.
tenor.gif
Mi rivolge un paio di domande per testare il mio livello di pigrizia motoria e le mie eventuali patologie e mi fa salire sul tapis roulant dove, senza smettere di parlarmi e farmi domande, regola tempo e velocità, mi fa registrare con bracciale da carcerata che mi hanno dato in dotazione con l’iscrizione, mi fornisce una scheda esercizi provvisoria da perfezionare con il trainer che mi verrà assegnato e mi abbandona alla mia camminata veloce intimandomi di on premere in alcun modo il tasto rosso con la scritta EMERGENCY STOP.
incredibleflawedgodwit-max-1mb
Passano i 10 minuti in cui credo di aver pigiato tutti i pulsanti del touch screen, stupendomi della presenza di Netflix su un dispositivo su cui al massimo immagino di passare 10/15 minuti a sessione; ho finto di fare il defaticamento mentre cercavo di capire dalla scheda che magicamente è comparsa sul mio cellulare dove mi sarei dovuta spostare.
Bike: 8 minuti. – Ok, questo posso farlo anche da sola.
gaseousseparatehoverfly-small
 
Ho preso  coraggio e ho infilato le cuffie nell’apposito foro [arrendendomi alla mia incapacità di connettere le cuffie bluetooth] e faccio un giro su YouTube. Ho iniziato a sentire familiarità con l’ambiente circostante e, senza distogliere lo sguardo dal display, ho cercato di assumere una posizione naturale e meno tesa fingendo di non avere un’insegna luminosa sulla mia testa con la scritta PIVELLA NOVELLA.
giphy
Finiti gli 8 minuti, il panico ha nuovamente preso possesso di me: dovevo tornare dalla tipa dalle improbabili sopracciglia e passare al prossimo esercizio che vede come protagonista una panca. Mi ha spiegato come fare gli addominali ed io ho finto di non averne mai fatto uno, ho ripetuto i movimenti come una scimmia ammaestrata e, dopo aver controllato che stavo buttando fuori l’aria e stavo facendo lavorare l’addome, mi ha abbandonato su quella panca lasciandomi col mio dubbio esistenziale: ma quante volte devo andare su e giù?
Ci ho messo un poco per capire che probabilmente sarebbe stato nuovamente il cellulare a rispondere alla mia domanda.
Ottimo: 3 serie da 12 e 45 secondi di pausa. Ma devo davvero conteggiare i 45 secondi?
Ho deciso che il tempo è relativo e ho stabilito che 4 sospiri erano il tempo giusto di riposo.
img1
Per l’esercizio successivo, l’dea di tornare da Miss Sopracciglia mi aveva già avvilito quindi, approfittando del fatto che non si capisse se stessi usando la panca per riposare o mi servisse davvero, ho chiesto ad un altro tizio dalla maglia brandizzata cosa dovesse esserne della mia vita. Mi sono impegnata per altri 5 minuti buoni prima di accorgermi che ero davvero in ritardo sulla tabella di marcia e, per arrivare in tempo a cena, avrei avuto a disposizione altri 15 minuti scarsi di tempo per allenarmi.
tumblr_mvi0lhmazp1sp7gozo1_500
Ho recuperato il tizio che mi aveva spiegato l’ultimo esercizio e, approfittando del fatto che l’attrezzo che avrei dovuto utilizzare, gli ho spiegato che non avevo molto tempo. Mi ha guardato sconvolto, facendomi sentire di colpo un alieno con 5 occhi, 2 code, un paio di corna e un solo orecchio. Palesemente impanicato, non aveva idea di cosa farmi fare in così poco tempo quindi, mossa da un moto di generosità, gli ho spiegato che magari un pò di stretching mi avrebbe fatto bene. E’ tornato a respirare, smettendo di essere violaceo.
02bf8246-7cb3-443f-9a14-4f970330d1e7
 
L’ho seguito ad una macchina infernale che aveva lo scopo di chiudermi come uno Startac [citazioni vintage], mi sono semi-sdraita e ho lasciato che mi alzasse le gambe fino a che ho temuto di spezzarmi a metà e l’ho fermato.
Più le tiri su, più fa bene.
Sicuramente, ma se mi lacero i muscoli nel mentre magari non è proprio una buona soluzione.
Ok, ripetilo ancora una volta. Ed è sparito.
giphy1
A questo punto avevo già mandato a prostituirsi tutte le mie buone intenzioni e tutta la mia volta di seguire i fantastici tizi che devono illuminare il mio cammino; ho salutato il tizio ripescato nei meandri dei macchinari e ho finto una fretta che non credo di avere per davvero.
Mi raccomando: vai al desk e prendi appuntamento con un trainer per farti fare la tua scheda personalizzata.
Ho sorriso fingendomi desiderosa di tornare a torturare la mia autostima in quella sala, avevo già indietreggiato di qualche passo pronta a scappare quando con un sorriso che andava da orecchio ad orecchio mi ha dato il cinque. Odio queste cose da giovani.
owtm
 
Credo di non averci mai messo così poco tempo per farmi una doccia ed uscire da quel posto. Ve lo giuro, per davvero. Ma mi sono fermata al desk per prendere appuntamento con il mio trainer, perchè in fondo forse sono masochista.
what-did-you-just-say
Da settimana prossima però riprendo a fare FitBoxe [si torna sempre dove si è stati bene].
you-can-do-it-gif-4
Ce la farà la nostra eroina???
Pensieri Sparsi

Tutti amano giocare con le bamboline.


Era sempre stata diversa, sin da quando era poco più che una bambina; piccolina e delicata, aveva sempre amato osservare il mondo immaginando di vivere nel regno incantato che aveva creato nella sua testa. Non correva, non urlava, non poggiava i gomiti sul tavolo quando era ora di cena. Passava il tempo a leggere storie e reinventarle a modo suo, fissava il vuoto e si perdeva nell’intricato labirinto che pian piano stava prendendo forma nella sua mente.

giphy4

Non le era mai importato di essere uguale alle altre, aveva imparato ad essere diversa dal primo momento in cui l’avevano etichettata come tale, soffrendo in silenzio ogni volta che qualcuno l’allontanava cercando di sminuire il suo valore.
Aveva lasciato che il mondo le insegnasse che essere diversa non è poi così lontano dall’essere speciale.

200

Nascondeva i suoi pensieri ribelli dietro a stupidi capricci, dietro quei modi da principessina fuori dal tempo; mascherava le sue insicurezze dietro una sciocca ingenuità, dietro quella ricerca della perfezione che pian piano l’aveva chiusa in una casa di bambola.

aesthetic-background-cry-baby-doll-house-Favim.com-4012955.gif

Era diversa dalle altre.
La smania di essere desiderata da un ragazzo non l’aveva sfiorata fino a quando era stata travolta dalla prima cotta, quella che l’aveva confusa facendola sentire di colpo fragile e non così diversa: voleva qualcosa che non sapeva come avere. Non era abituata ad una sensazione del genere, non voleva cedere a quei meccanismi ridicoli in cui aveva visto pian piano inciampare tutte le sue amiche. Eppure, dopo tutte le attenzioni che proprio quel ragazzo le aveva dedicato nel tempo, non riusciva ad accettare la delusione di non aver imparato come essere la sua prima scelta, di non essere stata abbastanza bella, gentile, simpatica o femminile.
Non riusciva ad accettare semplicemente di non essere stata abbastanza.

2dfd

Le bamboline sono aggraziate e delicate, niente delusione sul loro volto.
Non saprei dire se avesse imposto a se stessa di essere forte o se, semplicemente, avesse indossato l’ennesima maschera. Nessuna lacrima sul suo viso, un triste sorriso e un atto di gentilezza.

tumblr_inline_nrl2sikznd1qimtha_250

Le bamboline sono tenere e vanno sempre difese.
Non aveva bisogno di essere difesa da nessuno, ma aveva iniziato ad amare i cavalieri, seppur privi di cavallo bianco, che avevano iniziato ad attorniarla, a cullarsi di quelle attenzioni e di quei gesti che, giorno dopo giorno, la rinchiudevano in quella gabbia dorata in cui non aveva avuto la percezione di entrare. Era intoccabile. Nessuno avrebbe potuto farle del male, non lo avrebbero permesso. L’avrebbero difesa a tutti i costi.
Ma chi avrebbe difeso lei da loro?

nc

Le bamboline sono dolci e vanno coccolate.
Tutti quei gesti che lei vedeva come tenere attenzioni, altro non erano che vani tentativi di creare una connessione con lei, reti dorate gettate nella speranza che la favola che lei credeva di vivere avesse un finale tutt’altro che lieto. Avvoltoi pronti a cibarsi del suo povero cuore quando quello che lei credeva essere il suo per sempre avesse lasciata in una valle di lacrime.

Elena.gif

Le bamboline piangono, ma nessuno osserva davvero le loro lacrime.
Distrutta nella sua essenza più profonda, non era poi così diversa dalle altre eppure non riusciva a dimenticare come fosse sentirsi speciale. Nessuno le avrebbe più spezzato il cuore, lo aveva promesso a se stessa quando tra le lacrime aveva visto il suo volto allo specchio e non lo aveva più riconosciuto.
Nessuno l’avrebbe più resa fragile e vulnerabile.

damon-salvatore-eyes

Aveva il viso di una bambolina, le movenze di una principessina, l’essenza di una strega.
Era inesorabilmente cambiato qualcosa dentro di lei, ma non avrebbe saputo spiegare cosa fosse; nel momento stesso in cui aveva smesso di essere triste per quello che non poteva avere, aveva iniziato ad avere tutto. Peccato che non le importasse più.

tumblr_mkstggcpmi1s28iwao1_500

La sua prima cotta era tornata a bussare alla sua porta, cercava la sua bambolina, voleva la sua principessina. Aveva avuto paura della donna che aveva trovato…e non era stato l’unico.
Per anni aveva camminato in bilico su quella linea sottile tra il senso di onnipotenza nel riuscire avere tutto ciò che si desidera senza dovergli correre dietro e la delusione dell’inconcludenza in cui costantemente finiva per inciampare.

tumblr_nv4zdkyqz91uch1hio1_500

Non ci fosse uomo che desiderasse che non finisse per volerla, almeno per un po’.
Perché tutti vogliono una bambolina, per giocarci un pochino e poi riporla al proprio posto.

tumblr_msyrhjkkdy1sinkn0o1_500

Anche tu.

 

 

Pensieri Sparsi · Weird World ❤

E se a diventare virale fossi tu?


Nel bene o nel male purché se ne parli.

Probabilmente nessuna frase potrebbe esprimere meglio lo stereotipo di società in cui, consapevoli o meno, siamo stati tutti risucchiati da così tanto tempo che difficilmente saprei dire quando sia accaduto. Siamo tutti in cerca di una qualche forma di visibilità, anche quando ci ergiamo sul nostro piedistallo fatto di disgusto e spocchiosità e iniziamo a sindacare tutto ciò che è trash, esibizionismo o, banalmente, lontano dal nostro modo di vedere le cose.

9829959

La società si divide tra quelli che si scattano milioni di selfie e quelli che passano il tempo a storcere il naso alla loro vista puntando il dito e condividendo farlocche ricerche scientifiche che etichettano come malati gli amanti delle foto a se stessi; tra quelli che tweettano usando l’hashtag #GfVip per commentare la qualunque e chi usa lo stesso hashtag per commentare chi commenta la qualunque. 

tenor

Si divide tra le pancine psicopatiche che, direttamente dal medioevo in cui sono rinchiuse, chiedono consigli sul nulla alle loro simili e le adepte stereotipate del Signor Distruggere che le giudicano lasciando commenti tutti uguali tra loro e ripetendo sempre le stesse 4/5 baggianate che la competizione in demenza scatta facile e decretare un vincitore diviene sempre più complesso. 

19247987_1403761773032922_4058900364807799038_n-320x313

Si divide tra chi usa il web come un luogo ameno in cui condividere ogni proprio stato d’animo lagnandosi della propria vita, del prossimo, del cibo, delle lagne e di chi prende le distanze dalle lagne e chi si lagna di chi si lagna.

Si critica Chiara Ferragni facendo un post su Chiara Ferragni, dando quindi pubblicità a Chiara Ferragni pur desiderando di non leggere ovunque di Chiara Ferragni. Un po’ per capire di cosa io stia parlando.

giphy

 Siamo tutti un po’ blogger, un po’ Instagramers, un po’ influencer, un po’ poser (anche se questo termine non sono sicura si utilizzi ancora). Siamo tutti un po’ critici cinematografici, critici letterari, critici culinari. Siamo, semplicemente, tutti critici.

La nostra opinione conta, sempre e comunque. Ma è realmente così?

Ho citato prima non a caso le pancine e le adepte di Distruggere. Troppo facile puntare il dito contro un genio del male che ha ben capito come sfruttare a suo vantaggio la voglia di deridere il prossimo che è insita dell’animo umano; troppo facile puntare il dito contro le pancine vittime della loro stessa demenza. Il motivo del suo successo è banale e scontato, è quello che ha portato ogni Mean Girl che si rispetti ad essere popolare e dominare sul resto della popolazione: prendi un soggetto debole ed esponilo al giudizio di chi si crede più furbo. Boom! Il gioco è fatto! 

giphy1

Lui lo trovo geniale! Chi lo segue in maniera maniacale un po’ meno! Chi ne invidia il successo per niente! Chi arriva a stampare gli attestati di Petalogia, però, mi fa una tristezza infinita.

Potremmo analizzare sommariamente il caso di Timidamente Amore: una poraccia crede di saper scrivere, condivide questo suo testo senza capo né coda in un gruppo (o forse una pagina, non sono sicura della fonte); questi capitoli sconclusionati vengono postati sulla pagina di Distruggere e, loro malgrado, diventano virali! C’è chi invia video sulle reazioni alla lettura del favoloso testo, chi si impegna a disegnare la pianta dell’appartamento dove si svolgono i fatti, chi studia le dinamiche cercando un senso logico e chi, addirittura, decide di creare un piccolo corto dedicato ad ogni capitolo!

tenor1

Tutto molto divertente, direte voi! 
Eppure, se ci ragioniamo almeno un attimo, dietro le parole a sconclusionate di quella sottospecie di romanzo c’è una persona, probabilmente ignorante e senza alcuna nozione di scrittura, che, nel suo mondo, ha un sogno, forse troppo grande e troppo irraggiungibile (e toglierei anche il forse), ma chi siamo noi altri per deriderla rendendola lo zimbello del web?

Sicuramente gloria ai personaggi della sua immaginazione, in un certo senso, è stata donata: ma era questa gloria quella a cui ambivano? E se così fosse: non stiamo forse creando dei mostri?

tenor2

E finalmente arrivo a parlare di ciò che, più di ogni cosa sopra citata, mi ha spinta a parlare di ciò: la signora della pelliccetta. E non fate finta di non sapere di cosa io stia parlando eh, che non ci crede nessuno.

tenor3

Da un lato abbiamo una signora un pò verace che, in modi rozzi e teatrali, cerca di far valere un suo diritto (raccontata così educatamente sembra addirittura un’altra storia, me ne rendo conto), dall’altro un’entità sconosciuta che, fiutata la potenzialità di un video del genere sul web, ha filmato l’intera scena, svenimento compreso, e lo ha postato sulla rete. Non saprei darvi una tempistica ma, all’improvviso, il video della signora dall’improbabile maglione bicolore era praticamente ovunque.

sddefault

Anche sulla mia bacheca di facebook, se ve lo stavate domandando o mi stavate già etichettando come una di quelle che sale sul suo piedistallo a giudicare; resistere a quel concentrato di trash e teatralità è stato impossibile anche per me, domandarmi del perché cose del genere non accadano mai in mia presenza è stato il passo successivo.

Diciamoci la verità: la reazione della signora è perfettamente esilarante!

La dialettica sconnessa mista di chi sente di avere come unica arma la sua voce grossa e le sue minacce urlate un pò a casaccio, la commessa maleducata incapace di gestire la situazione e la vigilanza che, con garbo ed educazione, cerca di portare la calma in una situazione degenerata ormai da un bel pò. Fosse stata una sceneggiata sarebbe stata perfetta. Ma non si tratta di finzione, e il problema alla fine della fiera è proprio questo.

is-this-real-life-gif-15

Perché il popolo del web è avaro, non si accontenta di ridere guardando un video che probabilmente non sarebbe dovuto finire on line; non gli basta deridere la signora per la scenata. Il popolo del web deve indagare, dare un nome a quella donna, geolocalizzarla; ha bisogno di vedere quella povera pelliccetta che ormai ha assorbito il colore del vestito oggetto del contendere, deve vedere la foto della cerimonia da 150 invitati a cui la signora ha partecipato facendo una pessima figura, deve andare a scavare negli strafalcioni regalati a facebook dalla stessa signora che con l’italiano proprio non riesce ad andare d’accordo. 

giphy2

E’ un popolo strano quello del web!

Non che la gente reale sprizzi normalità da tutti i pori eh, ma dal web a volte sembra più facile osservare quanto disagio ci circonda, quanto disagio ci ingloba. 

Una signora senza arte ne parte è stata trasformata in un fenomeno da baraccone, prima, e in una sottospecie di celebrità dopo; perché tutta l’empatia  provata per questa signora presa di mira dal popolo del web si è persa nel momento esatto in cui l’ennesimo video della signora che racconta di essere fermata per strada per fare foto e lasciare la firma (parlare di autografi è troppo complicato per lei), nel momento esatto in cui ci sono siti che parlano di una possibile ospitata della signora nei salotti della d’Urso o, peggio mi sento, dell’ospitata come guest star della donna della pelliccetta in una o più discoteche del napoletano (il video qui). Ma siamo seri?

tumblr_n9vm6zjcta1smcbm7o1_500

E se a diventare virale fossi tu? Come reagiresti?

Pensieri Sparsi

Lei ha un contatto Skype???


Una domanda semplice, all’apparenza, che diviene leggermente più complessa quando effettuata durante un colloquio lavorativo e tu sei consapevole che il contatto Skype era stato creato con l’unico scopo di cazzeggiare in video con le tue amiche dopo un lungo viaggio e per tanto il nickname di riferimento non può essere così facilmente condiviso.
Lei ha un contatto Skype?
Sorridi, arricci i capelli intorno ad un dito e metti su un’aria lievemente svampita:
Certo che ho un contatto Skype che le invierò non appena avrò recuperato la mail per accedervi. Bugia condita da un sorriso sarcastico e una sicurezza sfacciata.

E’ stato più o meno così che mi sono ritrovata un venerdì sera incastrata nel mio primo colloquio/presentazione via Skype; insomma, dopo il primo colloquio di persona andato bene serviva la presentazione ufficiale all’altro socio a km di distanza, ma davvero si parla di distanza ai giorni nostri?
Come per tutte le cose nuove, dire che avevo una leggera ansia a riguardo sarebbe usare un eufemismo, ho passato tutta la giornata ad interrogare me stessa su come si sarebbe svolta la cosa.
Onestà per onestà, a me Skype tutta simpatia non ha mai fatto: l’idea di mostrarmi in video mentre sono impegnata in una conversazione non mi hai mai entusiasmato più di tanto, insomma, io mentre sono impegnata in una conversazione telefonica sono solita fare 1200 cose e ancora più espressioni assurde che il mio interlocutore può decisamente risparmiarsi.

Trovo già estremamente complicato capire come vestirsi, muoversi e parlare ad un colloqui lavorativo normale; effettuare il tutto tramite un pc mi risulta, a dir poco, un’esperienza mistica, ancor più per una donna.
Bisogna:

  • tener conto del fatto che la web cam mostra una finestra sulla nostra persona, un mezzo busto, nel migliore dei casi, o uno zoom sul nostro viso che, in maniera del tutto involontaria, si ritroverà a riempire tutto lo schermo. Io sono riccia, capirete tutto il mio disagio a riguardo.
  • truccarsi in modo appropriato: né troppo e rischiare di sembrare delle battone, né troppo poco e risultare sciatte e poco interessanti.
  • scegliere un outfit appropriato: sobrio ma non noioso, non provocante ma, assolutamente, non anonimo.
  • Tener presente delle condizioni di luce a cui saremo esposte cercando di evitare, allo stesso tempo, l’effetto Madonna scesa in terra e donna delle catacombe.

Altro problema, non poco rilevante, è la location in cui effettuare un colloqui lavorativo via Skype; nel mio caso sono andata via prima dall’ufficio per evitare spiacevoli inconvenienti; per questo motivo, ho dovuto posizionare il mio pc in una stanza della mia casina, evitando saggiamente:
–  il bagno, ovvero la stanza meglio illuminata di tutta l’abitazione;
–  la camera da letto, perché ritrovarmi come sfondo la locandina di un concerto del 2008 o la serie di foto abbracciata a Nick Carter probabilmente non mi avrebbe dato molto credito;
– il disimpegno invaso dalle mie scarpe;
– il tavolo del salone, anche se il tapis roulant come sfondo mi avrebbe fatto passare, sicuramente, per una persona estremamente attiva.
Dopo aver valutato tutte le prospettive possibili ed immaginabili, ho quindi optato per il divano: pc sulle gambe, telecamera puntata sul mio viso quasi in maniera perpendicolare e sfondo neutro del muro. Sobria e composta.

Ultimo punto, non meno importante, bisogna essere sicure di avere una buona connessione, di aver bene configurati audio e video per rischiare di fare la figura dell’impedita che magari fissa lo schermo con sguardo inebetito pigiando tasti a caso sulla tastiera.

In conclusione, dopo mille paranoie, mezz’ora prima dell’appuntamento on line ero già connessa e in attesa; superata la fase di imbarazzo iniziale, ho dimenticato totalmente tutte le mie ansie e ho semplicemente parlato come avrei fatto se le due persone dall’altra parte dello schermo fossero state sedute in un grande ufficio.
Ho superato indenne anche questa, messaggiando di nascosto a piedi scalzi.

E adesso aspettiamo Settembre con tutte le sue notizie…speriamo siano buone.