Pensieri Sparsi

Consigli.


Tempo fa mi è stato consigliato di provare a lasciarmi guidare da qualcun altro ogni tanto, in piccole cose, sia ben chiaro; avete presente no? Qualcosa tipo smettere di voler avere il controllo di tutto e di tutti; provare a non pianificare eventi e situazioni nella mia mente e semplicemente provare a restare a guardare cosa accade…quando accade.
Avevo sorriso a quel consiglio.
Avevo sorriso alla consapevolezza che difficilmente mi lascio guidare nelle mie scelte. non sono capace di fidarmi neanche quando si tratta di cose banali come provare un cibo diverso da quelli che potrei mangiare di solito, un qualcosa che a priori ho già scelto non sarebbe nelle mie corde, figuriamoci se potrei mai semplicemente aspettare come andrà.giphy2

Mi è stato consigliato di provare a smettere di pianificare ogni singolo spostamento prima di un viaggio  [daaaaaai, questa è pura follia], farmi giusto un’idea di massima su quello che potrei/vorrei fare e poi vedere come va.
Alzami la mattina e lasciarmi ispirare dalla giornata.

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Insomma, chiariamoci, mi è stato detto che non dovrei:

  1. Stilare un programma dettagliato di cosa fare e quando;
  2. Stilare un elenco dettagliato di outfit comprensivi di accessori da indossare;
  3. Associare ogni outfit scelto ad un particolare momento;
  4. Cercare su google i posti migliori per scattare delle belle foto;
  5. Controllare i cibi da assaggiare/poter mangiare;
  6. Capire cosa bere e dove;
  7. Calcolare le tempistiche di ogni spostamento e valutarne le migliori opzioni;
  8. Pensare costantemente a cosa potrebbe andare storto;
  9. Prevedere cosa potrebbe andare storto e cercare di trovarne una soluzione;
  10. Cercare di capire se sotto agli outfit sopra citati sia possibile utilizzare Converse in previsione di stanchezza e poca voglia di essere una fighetta;
  11. Calcolare tempi di riposo;
  12. Compilare una lista delle cose da portare;
  13. Compilare una lista di cose da comprare;
  14. Riprovare tutti gli outfits selezionati e iniziare a pensare a delle opzioni supplementari in caso di: freddo, caldo, vento, sporcizia;
  15. Essere sicura di dimenticare qualcosa nonostante le mille liste sparse per casa.

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Oh certo, direi che sono molto brava a farlo.

Pensieri Sparsi

Like a flower in the wind…


– È il vento che ci sta parlando!
– Cosa dice?
– Non lo so, non lo parlo il ventoso!

 ekt1od0Eppure sarei non poco curiosa di sapere cosa ha da urlare così tanto il vento oggi, cosa ha da lamentarsi in modo così rumoroso, perchè mai senta il bisogno di disperarsi così tanto da far oscillare le antenne e sbattere i panni stesi di chi, sfidandone l’ira funesta non è corso ai ripari battendo in ritirata.cliomakeup-capelli-brutto-tempo-pioggia-vento-soluzioni

Odio il vento, non che è pioggia mi faccia simpatia per carità, ma c’è qualcosa nel vento che mi mente ansia. Tutto ti mette ansia.
E’ come se ci fosse qualcosa, nella potenza del suo ululato, che annuncia l’arrivo di qualcosa che non va.   Il vento ha portato Mary Poppins, non dire cavolate.
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Sarà che finalmente è venerdì, uno di quei venerdì tanto attesi come l’acqua piovana dopo un lungo periodo di siccità; sarà che con tutto il sonno che mi trascino addosso da giorni questo tempo un pò sospeso non fa altro che dilatare lo spazio temporale che mi separa dalla fine fine della giornata, sarà che ho già finito tutto il lavoro in programma per oggi, sarà semplicemente che sono metereopatica ma questo grigiume proprio non aiuta. Non era il vento che ti irritava all’inizio del post?
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Quanto manca per tornare sotto il mio piumone?
Pensieri Sparsi

Ma non si era detto che arrivava la Primavera?


Per quanto non sia tra i fan sfegatati della Stagione delle Allergie, mi stavo affezionando all’idea di mettere via, non tanto i maglioni, quanto meno sciarpe e cappelli di lana. Mi sentivo già mentalmente pronta ad abbandonare il mio mood invernale a favore di una versione più frivola e leggera di me stessa; ero preparata a sfoggiare gli occhiali da sole nuovi e gli ultimi acquisti dai toni allegri e colorati della primavera che sta sbocciando.
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Piccola illusa, quanta tenerezza mi fai.
Tra il torcicollo con cui mi sono svegliata stamane e il freddo gelido che mi prende a schiaffi la faccia, della tiepida aria primaverile stamane c’è decisamente ben poco se non la speranza che, passata Pasquetta e il brutto tempo che tendenzialmente ogni anno porta con sé, tornerà a splendere il sole.
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Ho bisogno di sentirmi estiva.
[possibilmente prima di Maggio].
Pensieri Sparsi

La pioggia di notte dovrebbe essere illegale!


Piove! Anzi no, il termine giusto sarebbe diluvia; vi sembra una cosa carina da farsi a quest’ora? E mica sei sotto l’acqua a bagnarti [cosa che potrebbe avere anche delle sfumature affascinanti] direte voi, in realtà sono a letto cercando di rilassarmi e non riesco a trovare simpatico il sentire di essere finita nell’occhio del ciclone! 

Sto esagerando? Ovvio, sono donna e odio la pioggia e il vento; detesto i fulmini che illuminano a festa il cielo mandando in tilt qualche centralina Enel [giusto per restare in tema con questi giorni] e lasciandomi al buio!  

La verità è che odio il buio e il rumore inquietante della pioggia! Non dormirò e…domani meglio non parlarmi!

Pensieri Sparsi

Urlare è terapeutico!


Quando a 19 anni sono stata mollata da quello che credevo il grande amore della mia vita [povera e tenera pazza] alcuni amici di quel tempo mi portarono in riva al mare. Era una sera d’inverno, l’aria era pungente e salata; non avevo posto molte domande sui programmi della serata, non ponevo molta attenzione a quello che mi accadeva intorno in quel periodo persa come ero nella mia disperazione. Non avevo mai pianto con loro, non avevo mai ammesso a voce alta quanto mi sentissi morire dentro in quei giorni. Non credevo possedessero i mezzi giusti per comprendermi.

Mi sbagliavo. Giunti di fronte al mare scuro increspato dal vento, mi avevano accompagnato soddisfatti lungo la riva posizionando il mio sguardo verso l’infinito. Mi ero sforzata di sorridere chiedendo cosa stessimo facendo.
“Urla!!!”

Avevo scosso la testa, cercando di scacciare la convinzione di aver iniziato a frequentare un gruppo di pazzi, magari strafattoni, senza essermene accorta; avevo provato ad indietreggiare ma le loro mani tese mi avevano bloccato posizionandomi nuovamente di fronte il mare nero e sempre più arrabbiato.

“Siamo venuti qui per farti urlare!”
Avrei riso di gusto, avessi solo ricordato come fare. Mi sono limitata a guardarli sconcertati: io non urlo! Siete matti!

“Urla. Grida quello che senti dentro contro le onde del mare, sovrasta il loro rumore con la tua voce. Urla. Tira fuori quel dolore che ti sta uccidendo, sputa quelle parole che stai reprimendo. Smetti di stare in silenzio, smetti di essere educata nel tuo stare male. Urla contro il mare, lascia che il vento porti via le tue parole, lascia che il rumore assorba il tuo dolore. Chiudi gli occhi e urla.”

Non avevo abbastanza forza per esprimere il mio dissenso, avevo lasciato fluire flebilmente la mia voce, i miei pensieri. Quasi un sussurro sempre più forte, ancora più forte…un urlo contro il mare.

Gli occhi velati di lacrime, il fiato corto e la gola in fiamme. Mai in vita mia avevo urlato così tanto…mai in vita mia mi ero sentita così leggera. Il dolore non era sparito, quello ci ha messo un bel pò ad andare via, ma il soffio del vento, al rabbia del mare e le mie parole urlate nella notte  avevano tirato fuori quelle emozioni moleste che mi stavano spegnendo lentamente.Ieri ho urlato!!!
Non avevo una distesa di mare arrabbiato di fronte a me, ma un gruppetto di ragazzetti che mi stavano il giardino di casa vecchia. Ho urlato la mia rabbia e sfogato la frustrazione dei giorni passati, ho tirato fuori tutte le parole che diplomaticamente avevo rinchiuso dentro. Ho urlato forse più per me che per loro [4 calci in culo non sarebbero sufficienti a raddrizzargli la schiena]…e non potete immaginare quanto mi sia sentita leggera dopo.

Le parole non vanno imprigionate!!!
Urlate alla vita!!!

Parole e Storie

Il vento stava cambiando!


Luce  riusciva a percepire l’aria di cambiamento sfiorarle la pelle, scavare in profondità lacerando le sue deboli ossa, permeare inarrestabile fino nel profondo della sua anima. Strinse la braccia al proprio corpo, strette in un abbraccio consolatorio.

Nulla sarebbe più stato come prima. Sapeva che era giunta l’ora di lasciarsi trasportare.

Lo aveva sempre saputo eppure non riusciva a contrastare le lacrime che le solcavano il viso, come flebili carezze lambivano le sue guance bianchicce, scivolando lungo la linea del suo collo.

Un lungo sospiro per cercare di contrastare i singhiozzi che sentiva montarle dal profondo. Si sentiva una stupida, ancora una volta non era stata in grado di non lasciarsi coinvolgere, non aveva saputo restare abbastanza distante da quel fuoco che le stava lacerando l’anima.

Ancora una volta. Osservava il suo corpo bruciare, la sua pelle sciogliersi come cera mostrando la nudità delle sue ossa scarne. Gli occhi di Daniel pregni di lacrime e disperazione. Ancora una volta. Lacrime. Dolore. Sofferenza. Un alito di vento la scuote dal profondo.

Neanche il tempo di un bacio…e già era volata via.

Parole e Storie

Come sabbia nel vento


Sospiro lentamente, lasciando fluire l’aria a pieno nei miei polmoni nel tentativo di fermare la valanga di pensieri che si è accalcata nella mia mente, inspiro ed espiro ad occhi chiusi lasciandomi cullare dal ritmato suono delle onde che si infrangono sul bagnasciuga. Schiudo lentamente le palpebre facendo filtrare la luce del tramonto,   sono giunta fino al mare per rilassarmi, per lasciarmi scivolare di dosso tutto quello schifo che, nell’ultima notte dell’anno mi è apparsa la mia vita, sono venuta a cercare la mia rinascita, sono venuta a cercare te!!!

Chiudo nuovamente gli occhi, finalmente posso sentirti vicina!

Il suono argenteo della tua risata riempie l’aria facendo vibrare di gioia il mio cuore, i tuoi capelli rossi scompigliati dal vento, le tue guance rosse per il freddo, i tuoi occhi verdi e grossi sempre fissi su di me, quegli occhi che sapevano vedermi come io non ero mai stata in grado di fare, le tue mani strette nelle mie. La tua malattia. La mia triste malinconia.

“Chiudi gli occhi, Izzie. – la tua voce, chiara, adesso come allora – devi imparare ad ascoltare il mare. Devi ascoltare il calore del sole! Devi imparare ad ascoltare quello che ti circonda, così riuscirai ad ascoltare anche me quando sarò andata via. Ti sembrerò lontana, ma sarò sempre qui. Dovrai solo imparare ad ascoltare la mia voce.”

Calde lacrime bagnano il mio viso. Adesso, come allora. Non apro gli occhi. Non sono ancora pronta a perderti. Non lo sono mai stata. Mi lascio cullare dal dolce ricordo di quell’ultimo pomeriggio passato qui, lo stesso freddo tramonto di oggi a fare dal scenario al nostro addio. Sapevi di non avere più tempo, con feroce crudeltà quella malattia che credevi di aver sconfitto era venuta a reclamare il suo tributo. Sapevi che non ero pronta a perderti, non ero capace a camminare da sola sulle mie gambe, non ero pronta ad affrontare la vita senza di te, la mia più cara amica, la sorella che non avevo mai avuto. La metà della mia stessa anima.

La tua mano si stringe attorno alla mia, adesso, come allora, mentre raccolgo un po’ di sabbia, stringo forte per non perdere neanche un solo granello e l’avvicino alle mie labbra.

“Sarò come questa sabbia. Minuta e fragile, cullata dal vento che mi porterà via, verso nuove avventure – i tuoi occhi brillanti di amare lacrime –  fino a quando un bambino, un innamorato, un sognatore, alla luce del tramonto continuerà a soffiarmi via. Volerò sui mari più azzurri, nei cieli più sconfinati. Ma tornerò sempre da te, Izzie. Ci sarò sempre per te, ma devi lasciarmi andare ora!”

Un soffio leggero e la sabbia vola via dalle mie mani, stai volando nuovamente via da me.

Buon viaggio, amica mia.

***

E’ una vecchi storia scritta tempo fa, avevo visto una foto in bianco e nero che mi aveva messo addosso tanta tristezza, una panchina vuota e la sabbia che fluttuava nel vento…forse una roba del genere. Non sono riuscita a trovare la foto, ma queste parole non mi andava andassero perdute.