Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

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Hello, brother!


Mettiamo in chiaro una cosa: le cose che finiscono non mi piacciono!!!
Parliamoci chiaro inizio a sentire un senso di vuoto ancora prima di afferrare l’ultima patatina dal pacchetto, centellino le ultime pagine di un libro per ritardare l’arrivo della sua conclusione, utilizzo il burro cacao fino a quando la plastica della confezione diviene il motivo per cui le mie labbra hanno bisogno dell’utilizzo del burro cacao. Sono una di quelle che piange alla fine di un concerto al solo pensiero che quella possa essere l’ultima canzone ascoltata live e conservo quel sentimento di mesta malinconia per giorni, settimane o addirittura mesi interi.

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Rientro in quella élite di persone a cui basta ascoltare una canzone di Adele per sentire la mancanza del tipo con cui i miei occhi si sono incrociati in metropolitana 3 anni e mezzo fa; non ho ancora superato il trauma di MSN divenuti troppo obsoleto per avere una conversazione con un’amica a fine giornata. Soffro così tanto di sindrome dell’abbandono che una parte di me, nonostante tutto, ancora un poco odia il Backstreet Boy uscito dal gruppo anni fa.

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E i saluti?!? Vogliamo davvero parlare dei saluti?
Al rassicurante suono di frasi come A domani! o Ci vediamo tra una settimana! si contrappone il ben più angosciante suono delle promesse vacue contenute in frasi come: Ci vediamo! o ancora peggio Alla prossima volta! quando pur sforzandovi con tutte le vostre forze la prossima  volta non avete idea di quando possa essere.

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Vi starete chiedendo il motivo di questo sproloquio tendenzialmente NoSense in questa domenica di marzo non ancora troppo primaverile ma neanche così tanto invernale; niente di pià semplice e banale: ieri ho dovuto salutare per sempre chi, per ben otto anni, mi ha tenuto compagnia con le sue storie e i suoi drammi.

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Ho dovuto dire addio al mio appuntamento settimanale con quel mondo soprannaturale che mi ha avvicinato alla dipendenza da streaming; a quei personaggi, tanto amati quanto odiati, che mi hanno trascinato in un mondo parallelo fatto di vampiri e streghe, di lupi mannari e fidanzati ossessivi, di fantasmi e feste scolastiche, di vestiti d’epoca e messaggi su cellulari ultra moderni sempre ben sapientemente inquadrati.

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Ho dovuto dire addio alla mia prima vera ship, quella nata ancora prima di capire chi fosse quel personaggio comparso sull’uscio della porta e quanto tempo sarebbe rimasto nello show, quella che, nonostante non fossi più una ragazzina, mi ha reso parte volente o nolente di un team, contrapponendomi di conseguenza ad un altro.

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Ho dovuto dire addio ai pianti disperati per l’ennesimo funerale, l’ennesimo saluto struggente o semplicemente l’ennesima scena sdolcinata promessa di un amore eterno che probabilmente sarà malamente ostacolato dal malvagio, sempre troppo poco malvagio, di turno.

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Ho dovuto dire addio allo squartatore con più sensi di colpa della storia televisiva, al ciuffo da eroe e lo sguardo da babbeo tendenzialmente disperato, al vittimismo cronico e al #maiunagioia fino alla fine come stile di vita.

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Ho dovuto dire addio al vampiro infame più tenero del mondo, a quello che uccideva per il gusto di farlo per poi diventare un agnellino incapace di elaborare un piano che non prevedesse una fregatura colossale; quello dallo guardo ammaliante manipolato da tutti al solo suono del nome della bella addormentata nella bara o del fratello smarrito sulla via delle redenzione.

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Ho dovuto alla figa di legno più desiderata delle serie TV, quella voluta dal protagonisti e da ogni malvagio che ha attraversato la serie anche solo di passaggio; alla sacca ambulante di sangue talmente utile per ogni cosa che ad un certo punto ho iniziato a domandarmi perché nessuno avesse mai pensato di avviarne una produzione in larga scala per sconfiggere tutti i mali del mondo o scatenare la distruzione totale della terra invece di limitarsi al piccolo paesino dove non succede mai niente.

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Ho dovuto dire addio al personaggio più inutile della serie televisiva, probabilmente il più inutile nel mondo delle serie televisive; l’unico umano in un mondo di vampiri che proprio non ce l’ha fatta a tirare le cuoia donandomi finalmente una gioia. [Foreve alone, ma con una panchina; giusto per ricordarlo eh.]

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Ho dovuto dire addio alle mie lamentele perchè ormai la storia aveva perso il suo fascino iniziale, i personaggi erano stati snaturati, i dialoghi erano divenuti ripetitivi. Ho dovuto dire addio alla fuga dallo spoiler [quanto meno per quanto riguarda le loro vicende], all’esilio da social network ogni venerdì mattina prima e ogni sabato poi; alle minacce più spietate per non conoscere quale dei personaggi sia stato il prescelto per una dolorosa morte, il più delle volte soltanto temporanea. tumblr_m8jmzukgw01qm98k7o1_500

Dopo otto lunghi anni è stato un pò come dire addio a dei vecchi amici lasciandoli alla loro pace ritrovata e continuando a fantasticare su un finale che, forse, se lo avessi scritto io mi avrebbe lasciato davvero disidrata per le troppe lacrime versate.

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I’m gonna miss you, Mystic Falls.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Missing…


L’ultima persona a cui ho confidato di aver bisogno di un abbraccio era uno sconosciuto. Ha sorriso, fissandomi un istante tra il divertito e l’intenerito, e ha stretto le sue braccia intorno al mio corpo riempiendomi il viso di baci appena sfiorati. Non credo avesse idea dell’importanza di quel gesto, dettato probabilmente dalla troppa RedBull ingerita quella notte, eppure il suo sorriso mentre i suoi occhi fissi nei miei mi facevano lentamente morire era riuscito a scaldarmi il cuore come non accadeva da secoli ormai.
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Un istante prima ero in preda ad un panico che temevo non sarei stata in grado di gestire.
Un istante dopo avrei voluto il mondo smettesse di girare lasciandomi tra le braccia di quello sconosciuto.
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Non so perché questa notte la mia mente abbia deciso di farmi rivivere in loop quel millesimo di secondo in cui mi sono sentita fragile e vulnerabile, totalmente in balia delle mie emozioni, pienamente succube di una felicità di quelle che neanche utilizzando tutto il vocabolario riesci a spiegare a parole; non ho idea del motivo per cui adesso che tutto mi sembra così lontano e infantile mi sia venuto quel momento in cui, forse dopo troppo tempo, non mi sono sentita invisibile.
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It’s nice to see you again!
I need to see you again!
Pensieri Sparsi

A.A.A. Cercasi Felicity Smoak


Che la vita non sia un telefilm l’ho capito da troppo tempo ormai e, per quanto ancora io non abbia superato il trauma e la delusione di questa scoperta, mi sono rassegnata ad accettare la triste verità per cui mi ritrovo costretta a vivere in questa mesta realtà priva di vampiri, lupi mannari o ibridi, mi sono rassegnata a non essere salvata da un miliardario amante del tiro con l’arco, rassegnata a non essere operata da un modello di Abercrombie e a vedere la mia casa bruciare tra le fiamme in attesa dei pompieri della 51. Niente incantesimi da formulare, nessun metaumano a movimentarmi la giornata in ufficio, nessuna cameriera sciroccata che mi fa pessime battute sulla salute della propria vagina. Nessuna feste in piscina in ville Californiane stile Marissa Cooper ne delle passeggiate su e giù in Limousine tra le strade dell’Upper East Side.

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Nessuna voce fuori campo che narra con enfasi i miei movimenti dando voce ai miei pensieri più nascosti; oh maledizione: ho sempre desiderato una voce fuori campo che donasse spessore alle azioni più banali rendendomi di colpo protagonista della scena.

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Come ogni qualvolta i pensieri diventano troppo pensanti, le dita battono convulsive sulla tastiera dando sfogo alla confusione che la scuote dall’interno. Non è tristezza, neanche malinconia, la semplice certezza che solo laddove nessuno davvero la conosce riesce ad essere se stessa smorza il sorriso sul suo viso. Solo in quello spazio solitario…

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Ok, lo ammetto: la mia voce fuori campo sarebbe tendenzialmente deprimente forse e le sue parole troverebbero adatto accompagnamento nelle nostalgiche melodie di un pianoforte in lontananza. Soprattutto in giornate come questa.

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Il punto della questione è semplice, l’ho già detto e lo ripeto: la vita non è un telefilm ma il vero problema è che le aspettative che questi episodi di 40 minuti hanno lasciato in eredità alla nostra mente sono decisamente troppo elevate!

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Per quanto io sia consapevole che se malauguratamente dovessi finire in ospedale posso già ritenermi fortunata se ne esco viva non riesco a non sperare che un giorno varcata la soglia del pronto soccorso io possa incontrare il mio Dottor Stranamore; per quanto io mi sia rassegnata che a voglia di strizzare gli occhi, muovere le mani, schioccare le dita o storcere il naso non ci sarà nessuna esplosione, il tempo non si bloccherà di colpo, il telecomando troppo lontano dal divano non comparirà magicamente nella mia mano, Nick Carter non si innamorerà mai di me… non credo di essere pronta a smettere di provarci.

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Ma è sulle piccole cose di ogni giorno che sento di essere stata ingannata maggiormente dalle serie TV. Non mi riferisco al vicino di casa strafigo o al capo estremamente stronzo che nasconde la sua profonda bontà dietro atteggiamenti tirannici solo per vederti finalmente, e con uno sguardo di soddisfazione, prendere il volo da sola; no, non mi riferisco a quegli sciocchi incidenti giornalieri che hanno il solo scopo di farmi capire in maniera irriverente importanti lezioni di vita.

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Mi riferisco a quelle cose molto più banali e pratiche.
Ad esempio: tutti abbiamo quell’amico/conoscente/collega che si vanta di essere un genio del computer e magari, per i livelli medio bassi di chi ha intorno, nel suo piccolo potrebbe essere pure vero; la verità è che noi siamo abituati a personaggi come la biondina occhialuta che con una serie di tap tap a velocità elevata sulla tastiera fa delle vere e proprie magie geolocalizzando un perfetto sconosciuto mediante una scansione facciale fatta ad una foto che per definirla nitida serve molto più che una fervida immaginazione.

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Cosa sarebbe mai per lei:
Scaricare quell’allegato che sembra essere rimasto incastrato nella rete?Convertire un documento in formati vari ed eventuali?
Recuperare foto da un telefono che sembrano essere perdute per sempre?
Impostare un file in modo che faccia le più banali operazioni consentite dal programma utilizzato?
Scattare una foto ad un documento in modo tale che esso appaia quanto meno leggibile?
Risolvere quel problemuccio informatico a cui non riuscite a venirne a capo da sole?

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Sono tutti bravissimi ad utilizzare il computer/telefono/aggeggio tecnologico random fino a quando non avete bisogno di aiuto voi. Sto ancora cercando di capire se sono semplicemente sfigata ad avere sempre problematiche tecnologiche che richiederebbero l’intervento di Felicity Smoak e il supporto tecnico di suo padre o semplicemente dietro alle chiacchiere c’è sempre e solo tanta fuffa.

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Fatto sta che, per quanto non sia bionda e non abbia rubato il cuore di un miliardario tutto addominali con la passione del turo con l’arco, probabilmente a causa degli occhiali che ancora mi ostino a portare quando sono al computer, per il mio istinto nerd e la mia poca pazienza per la risoluzione dei problemi per mano di altri, in breve tempo sono passata dalla ricerca della mia Felicity Smoak personale alla sua impersonificazione. Se tutto va bene, siamo rovinati.

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Se la vita fosse un telefilm prima o poi Oliver Queen mi chiederebbe di scaricargli un allegato che per qualche ragione mistica non vuole saperne di trasferirsi sul suo computer o di fargli un complicatissimo aggiornamento all’iPhone appena comprato…e si innamorerebbe di me. Passerei la giornata a fingere di lavorare e la nottata a contare i suoi addominali; indosserei vestiti fighissimi e avrei i capelli sempre perfetti senza dovermi preoccupare della lucidità della mia pelle quando la temperatura supera i 30 gradi e il tragitto auto-ufficio ha provato la mia capacità atletica alimentando il primo vaffanculo della giornata.

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La vita non è un telefilm, eh?

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Ho bisogno di un call center!


Io pretendo un centro assistenza per la Vita, possibile che non ci sia un call center a cui telefonare ed inoltrare un reclamo? Ci sono call center praticamente per tutto, per quale stupida ragione non dovrebbe esistere un numero verde a cui lagnarsi senza ottenere nulla quando le cose non vanno come le avevamo programmate? Sapreste fornirmi un buon motivo?

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 Ero armata di tutti i migliori propositi per la mia prima settimana seria dell’anno ma tra inconvenienti vari e questa stupida febbre che mi rende malaticcia da ieri posso affermare che i buoni propositi se ne sono andati ufficialmente a farsi benedire! È davvero non posso reclamare con un povero centralinista? State scherzando? 

Insomma dopo aver passato il pomeriggio tra cacciatori di demoni, cameriere squattrinate, vampiri, streghe e ibridi…aspetto la cena con l’ospedale con più alto grado di mortalità tra i medici lasciandomi cullare da un’unica domanda esistenziale: visto che non posso reclamare, posso almeno avere lui come rimborso settimanale

 In fondo, non chiedo mica la luna?

Parole e Storie

Prigioniero di una Menzogna


Il suo urlo muto riecheggò nella solitudine di quella casa.

Prigione invisibile della sua essenza nascosta.

Premette il polso sulle sue labbra,

sentì i suoi canini lacerargli la pelle.

Chiese di essere salvato nella sua silente preghiera,

in tutti i modi in cui solo lei poteva farlo.

Sentì le sue mani aggrapparsi con forza alla vita che lui stesso le stava ridonando.

Gocce di rugiada si posarono sulle sue iridi,

pungenti, come le ultime parole che le aveva sussurrato.

“Stai avendo le allucinazioni.”

Mentì.

E lei ne era certa.

Parole e Storie

Destinazione Mystic Falls


Per questo post ho bisogno di una piccola, ma importante premessa. Ho sempre scritto, mi sono sempre divertita a farlo…e ho una fervida immaginazione quando lo faccio.  E’ una storiella senza pretese, scritta probabilmente in un pomeriggio in cui mi annoiavo. Riguardavo l’account del sito dove mi divertivo a pubblicare i miei deliri [ebbene ho sempre condiviso col mondo le stranezze della mia testa, l’ho ritrovata, l’ho riletta e mi ha fatto sorridere…quindi perchè non condividerla con voi? Liberissimi di dirmi che potevo evitare di condividere questa cosa con voi…adoro la sincerità.

Destinazione Mystic Falls

Odio i giorni senza di lui. E ancora di più odio l’aver deciso di passare una giornata da adolescente normale, assecondando Charlie e il suo insolito entusiasmo per questa gita scolastica nella ridente cittadina di Mystic Falls in occasione della Festa dei Fondatori, un evento più unico che raro in città, a quanto dicono. Zaino in spalla, ed espressione smarrita sul viso, raggiungo, a lente falcate, lo sgangherato bus giallo che sosta fuori scuola, guardandomi intorno alla ricerca di visi familiari. Jessica indossa una sgargiante maglia fluo dai disegni psichedelici, sorride raggiante facendomi segno di raggiungerla, accenno appena un sorriso sperando che basti a rendere la mia espressione diversa dal mio stato d’animo.

“Hey, bella maglietta!”

“Oh, lo so. L’ho comprata sabato pomeriggio a Port Angeles, l’adoreranno a Mystic Falls, capiscono così poco di moda li. Ho letto su Google che le ragazze vanno ancora in giro con abiti ottocenteschi a queste feste, non è pazzesco?”

Annuisco arricciando il naso. Pazzesco.

“Non dovresti criticare in questo modo una cultura che non conosci – l’ammonisce Angela sistemandosi gli occhiali sul naso – i balli per la festa dei fondatori sono presi molto sul serio a Mystic Falls. Il debutto in società delle giovani debuttati è uno degli eventi cardini di tutta la cittadina, ogni ragazza che si rispetti pagherebbe oro per essere eletta Miss Mystic Falls.”

“Partecipate ad un concorso di bellezza?”

Non mi ero accorta della presenza di Mike alle mie spalle, lestamente sfila uno dei volantini-guida dalle mani di Angela e inizia a piegarlo con il chiaro intento di trasformarlo in un aeroplanino. Angela scuote la testa brontolando mentre Jessica, ormai disinteressata a noi, continua imperterrita a elencare posti assurdi che non vede l’ora di visitare. Sistemo lo zainetto rosso sulle spalle guardandomi intorno per un ultima volta, sospiro mestamente ricordando a me stessa che lui non verrà; salgo a rilento i pochi scalini del bus e prendo posto quasi in fondo ad esso. Ovviamente da sola.

Sarà una lunga giornata!

Ballo per la Festa dei Fondatori. Questa si che è una novità qui a Mystic Falls.

Mando già un’ampia sorsata del mio solito whiskey fissando il posto vuoto di Rick al mio fianco, a quanto pare il mio amico stamane ha deciso seriamente di continuare a fingere di essere un banale professore di storia; il mio caro fratellino si sta dando da fare nell’aiutare Elena e Caroline nell’organizzazione dell’evento dell’anno, e io mi sto decisamente annoiando. Mi guardo intorno alla ricerca di qualche buon bocconcino da mangiare ma stamane il Mystic Grill sembra essere l’emblema della sconsolatezza.

Noia. Noia. Noia. Noia.Noia. Noia. Noia. Noia.

Ordino un altro whiskey trattenendo la bottiglia al mio fianco, ho bisogno di trovarmi un diversivo. La mia attenzione viene di colpo catturata da un fastidioso vociare fuori dal locale, alzo lo sguardo verso la vetrina rendendomi conto che, quelle che al mio fine ero parse come oche starnazzanti, altro non sono che stupide ragazzine che, in maniera troppo rumorosa, stanno scendendo da un orrido bus dal colore giallognolo.

Bingo. Diversivo trovato. 

I miei occhi passano rapidamente in rassegna i loro corpi cercando il più succulento da poter gustare, allo stesso modo in cui sceglierei un hamburger dal menù. Tentativo disperato il mio, l’ordinarietà di queste persone mi fa storcere il naso. Sono quasi tentato a desistere dal mio disperato tentativo di distrarmi quando i miei occhi sono catturati dal suo sguardo. Mi fissa con insistenza attraverso il vetro, sembra quasi mi stia invitando ad abusare di lei. Come posso rifiutarle tale dono? Tracanno l’ultima sorsata di whiskey e mi alzo sistemando il colletto della camicia, i miei occhi non perdono di vista la mia giovane preda: lunghi capelli color nocciola incorniciano un viso pallido come il latte, labbra sottili e un espressione cupa sul viso, scialbi vestiti ricoprono il suo acerbo corpo di donna.

Sarà una giornata interessante!

Mystic Falls!

Dopo un estenuante viaggio finalmente siamo giunti a destinazione, Mike non ha fatto altro che tormentarmi con domande più o meno morbose sul mio rapporto con Edward, sembra che non riescano ancora a capire come un Cullen sia sceso dal suo piedistallo per degnare una come me delle sue attenzioni, non lo ammetterebbero mai sono consapevole che il motivo di tutta questa insistenza nell’interrogarmi sulla mia relazione sia proprio questo. Infilo lo zaino sulle spalle e, senza nascondere la mia riluttanza, scendo dal bus guardandomi attorno distrattamente. Nell’aria si respira vividamente l’aria di festa, festoni e lanterne adornano le strade facendomi sentire in un tempo lontano dal mio. Chissà se ad Edward sarebbe piaciuto tutto ciò. Sospiro ricacciando via i pensieri che si affollano nella mia mente. È solo un giorno senza di lui, non è la fine del mondo. Mi sforzo di sorridere inarcando lievemente le labbra, mi avvicino ad Angela e Mike per non restare sola, una strana sensazione di gelo si espande nelle mie vene, mi sento osservata e questo mi fa paura. Negli ultimi mesi questa sensazione è sempre stata presagio di eventi nefasti, da quando la mia vita si è trasformata in un teen horror  faccio fatica a credere che prima o poi non arriverà Godzilla desideroso di cibarsi di me. Provo a concentrarmi sui discorsi dei miei compagni per distrarmi da quella crescente angoscia che sento montarmi dentro, ma non ci riesco. Come attratti da un potente magnete i miei occhi sono catturati da due profondi  occhi azzurri che sembrano divorarmi l’anima. Non riesco a distogliere lo sguardo dallo sfacciato ragazzo che, seduto al bancone del bar, continua a fissarmi mentre un sorriso sghembo si disegna sul suo viso.

“Hey, Bella. Terra chiama Bella. Bella, rispondi!”

La voce squillante di Jessica mi distoglie dal turbine di emozione in cui quegli occhi mi avevano rilegato.

“Scusami, ero sovrappensiero.”

“Uhmm, Bella non credo che Edward Cullen sarebbe felice di vederti fare gli occhi dolci allo straniero!”

“Io non…cioè…Jessica, andiamo su!”

Prendo la mia amica sotto braccio in un esagerato slancio di affettuosità e ci incamminiamo per raggiungere il resto del gruppo, mi volto nuovamente verso la vetrina alla ricerca di quegli occhi e il mio cuore perde un battito nella triste constatazione di non trovarli più li. Tiro un lungo sospiro lasciandomi cullare da una strana sensazione di sollievo, come se solo la presenza di quello sconosciuto fosse riuscita a turbarmi nel profondo.

“Cercavi me, bambolina?”

Il suono della voce calda e vellutata mi fa trasalire, schiudo le labbra lievemente per lo stupore del ritrovarmi quegli occhi azzurri a pochi centimetri da me. Scuoto la testa mordendomi le labbra, strofino le mani deglutendo nervosamente.

“Devi esserti sbagliato!”

“Io non mi sbaglio mai, dolcezza!”

I suoi occhi catturano prepotente i miei, la sua voce nella mia mente come un ordine latente.

“Andiamo, bellezza.”

La mia mano nella sua, adesso ci divertiremo.

Non ho mai avuto bisogno di soggiogare una donna per convincerla a seguirmi, ma stamane sono talmente annoiato da non avere alcuna voglia di lasciare spazio al mio me carismatico e brillante. Fisso gli occhi in quelli della giovane preda e lascio che la mia voce suadente guidi i suoi gesti.

“Andiamo, bellezza, adesso io e te ci divertiremo.”

Sorride, o almeno credo stia sorridendo. Da quando ho iniziato a studiarne i lineamenti il suo volto sembra essere semplicemente contratto in una infinita smorfia di sofferenza, come se avesse le viscere dilaniate da fastidiosi crampi in maniera costante. Adolescenti, che mondo complicato da capire, per chi avesse tempo da perdere nel tentativo di farlo. Guido la ragazza lontano dalla scolaresca felice e rumorosa che ha invaso la città, le mie dita intrecciate alle sue cercano un calore che non sembra in grado di darmi, annuso il profumo della sua pelle osservando il sangue pulsare dalle vene violacee del suo braccio. Ha un buon odore, sarà stato questo a guidare la mia scelta. Le sorrido divertito mentre le faccio strada all’interno della mia abitazione, la silenziosa assenza di mio fratello accoglie il nostro ingresso.

“Allora, bellezza, pronta a passare la giornata più intensa della tua sciocca vita?”

Mi fissa sbigottita continuando a mordersi le labbra.

“E’ casa tua? Chi sei? Perché siamo qui?”

Beata innocenza, dovrei forse farle un disegnino?

“Il mio nome è Damon, Damon Salvatore. E tu sei…”

Bella Swan.”

Sussurra appena il suo nome, mi fissa spaventata. Adoro sentire la loro paura.

“Sarà uno spasso, Bella Swan! Rilassati.”

Inarca le labbra assecondando nuovamente il comando della sua mente, le mie labbra catturano le sue per un bacio profondo, la mia lingua viola con prepotenza la sua bocca mentre le mie braccia hanno già catturato il suo corpo in una stretta famelica.

“No! Fermo, che fai?”

Urla isterica scalciando come se fosse in preda ad una crisi epilettica.

“Mi sembra facile da intuire, ti bacio!”

“Lasciami subito. Ho un fidanzato, lui…”

“…non è qui, o sbaglio?”

Cosa le è sfuggito del: ci divertiremo a questa stupida ragazzina?

Allento leggermente la presa dandole l’illusione di potersi sottrarre al mio controllo, come morsa da una tarantola corre disperata fino alla porta. Illusa. Un solo balzo e le sono addosso, sono annoiato e stufo di tutte queste moine, le mie braccia intorno al suo corpo, le mie labbra sul suo collo tastano il punto in cui far affondare i miei canini.

“Ti prego, no!!! Edward ti ucciderà se provi a farmi del male!!!”

Soffoco una risata sul suo collo, lecco la pelle lattea lasciando traccia del passaggio della mia lingua. Rigiro la ragazza tra le mie braccia come fosse una bambolina di pezza, i miei occhi di nuovo dritti nei suoi.

“E’ solo sesso, rilassati.”

Prendo nuovamente possesso delle sue labbra e le mie mani si fanno audaci sul suo corpo, arrendevole ed eccitata si lascia guidare dai miei gesti esperti, in pochi istanti la privo dei vestiti assaporando famelico ogni millimetro della sua pelle. Non c’è delicatezza dei miei gesti, le mie mani si stringono intorno ai suoi capelli mentre un gemito sommesso abbandona le sue labbra.

“Sono vergine! Ti prego. Non posso, io…Edward…”

Ancora con questo Edward? Ora l’ammazzo! Lesta la mia mano sul suo collo la inchioda al muro in una morsa quasi letale, sono furioso. Nessuna fa tutte queste storie per farsi sbattere da me.

“Chi diavolo è questo Edward?”

Quasi ruggisco lasciandomi sopraffare dalla frustrazione che questa situazione mi provoca.

“Il mio fidanzato…lui è…”

“Cosa è Edward?”

I miei occhi nei suoi. La verità più assoluta.

“Un vampiro. Lui è un vampiro. Lui mi ama, io lo amo.”

Scoppio a ridere allentando la presa, è una situazione talmente assurda da essere paradossale.

“Sei fidanzata con un vampiro e sei….vergine?”

Neanche Stephan riuscirebbe a raggiungere simili livelli di idiozia.

“Edward non vuole fare sesso con me, dice che mi ucciderebbe!”

Povera ragazza, talmente sfigata da essere riuscita a trovare l’unico vampiro impotente al mondo.

“E dove diavolo è il tuo Edward adesso?”

Le mostro i canini lasciando che il mio viso si tramuti nel mostro che sono. La verità, Bella.

“E’ nei boschi, deve nutrirsi, lui…il sangue…”

“Perfetto. Un altro membro del fanclub di Bambi!”

La paura lentamente si allontana dai suoi occhi lasciando posto alla curiosità, la sua mano lenta segue il profilo del mio volto.

“Tu sei diverso. Oggi eri al sole, ti ho visto, il sole baciava il tuo viso e tu non brillavi!”

“Brillare? Di cosa diavolo parli? I vampiri bruciano al sole, bambolina. Chi ti ha mai detto un’idiozia simile?”

Inarco le sopracciglia cercando di capire a che gioco sta giocando la piccola mortale.

“Ti sei esposto…i Volturi…ti cercheranno…”

“I Vol…che? Devi aver battuto la testa più forte del previsto mentre….”

“Sono i capi di una famiglia di vampiri antica e potente chiamati Volturi, risiedono a Volterra, in Italia. Non seguono la dieta vegetariana come i Cullen, ma si cibano di sangue umano, attirando le vittime direttamente nella loro casa! Mostruoso.”

La fisso sconcertato. Ci mancavano solo i cugini italiani di Klaus ad allietarmi la giornata. Pensare che volevo farmi solo una sana scopata e una salutare bevuta! Dannati tutti!

Sto per conficcare una volta per tutte i miei denti nel collo dell’ormai irritante ragazza quando di colpo vedo spalancarsi la porta di casa mia, sbuffando sposto la mia attenzione sull’intruso. Indossa un impermeabile grigio topo e ha dei capelli cotonati che potrebbe far invidia a mio fratello.

“Levale le mani di dosso.”

Sibila digrignando i denti, non riesco a decifrare la sua espressione.

“Edward…”

Ecco l’uomo del momento. Se non sapessi che i vampiri non necessitano di soddisfare bisogni fisiologici penserei che il ragazzo abbia urgente bisogno di un bagno.

“Ti ho detto: levale le mani di dosso!”

Sorrido divertito fissando il ragazzo con troppo cerone sul viso avanzare verso me con aria minacciosa, mi sposta con violenza dal corpo di Bella facendomi urtare contro il mobile alle mie spalle.

“Bella, amore mio, stai bene?”

“Edward, ma come hai fatto?”

“Alice ha avuto una visione, sono corso subito da te.”

Bella, Elena, Edward, Stephan…c’è sempre uno stupido vampiro innamorato a rovinare le mie giornate. Sono stufo, totalmente e follemente stufo. Non posso liberarmi di mio fratello ma nulla mi vieta di sfogare tutta la mia rabbia su questo stramboide. Uno scatto veloce, gli sono addosso, un rapido gioco di polso, la mia mano nel suo petto, un sorriso sul mio viso.

“Ti hanno mai consigliato una lampada amico, sei troppo pallido!”

Il suo cuore tra le mie mani. L’urlo straziante della ragazza al suo capezzale.

Innamorarsi di un vampiro, che stupido errore.

Mi accovaccio accanto alla ragazza rapendo brutalmente i suoi occhi con i miei.

“Ascoltami bene, Bella Swan, Edward non era altro che uno stalker zoofilo con una passione sfrenata per Bambi, lo hai mollato tu perché lo hai beccato a sniffare glitter in compagnia di Campanellino. Non potevi essere innamorata di un essere del genere, hai letto un articolo su Vanity Fair che ti ha illuminato! Meriti di più, Bella. Hai passato una giornata fantastica a Mystic Falls e hai finalmente capito quanto può essere favolosa la tua normale e anonima vita senza vampiri! Adesso sorridi, Bella! Troverai il vero amore, un amore con un cuore che batte e un caldo respiro… fino ad allora ti concederai del sano sesso consolatorio!”

Un bacio sfiorato sulle sue labbra.

“Addio, Bella!”

Se  siete arrivati fino alla fine di questo delirio, vi ringrazio. Vampiri, libri, telefilm, la voglia di non crescere, un pò di noia….un mare di parole.