Pensieri Sparsi

L’invasione dei bambini che fanno cose.


Io al fatto che un figlio ti cambia la vita ci credo eh. Ve lo giuro solennemente su tutto il giurabile che esiste al mondo. Ci credo davvero a quella storia dell’imprinting che avviene quando posi lo sguardo per la prima volta su quelle guanciotte rosee  [che poi, dai diciamoci le cose come stanno: appena nati i bambini piacciono solo ai genitori. Sono dei piccoli alieni, e se lo state negando state mentendo spudoratamente].

Non ho alcun problema neanche a credere che l’universo cambi baricentro, che l’intero sistema solare modifichi le sue orbite e scelga come fulcro intorno cui ruotare il sorriso sdentato del cucciolo d’uomo che è uscito dalla vostra patata. Ecco, capisco pure che tutto il dolore eventualmente provato durante il lieto evento sentiate il dovere di condividerlo con il mondo. Chi non vorrebbe sapere quanto larga è diventata la vostra vagina o che lavoro di punto a croce hanno dovuto ricamare su di essa? Chi non vorrebbe immaginare un melone spuntare tra le vostre gambe? Chi non vorrebbe immaginarvi urlanti e sudate imprecare in aramaico antico?

Certo, posso solo provare ad immaginare cosa possa significare smettere di dormire o addirittura di lavarsi, fare fatica ad andare in bagno o ad ascoltare il suono disperato dei propri pensieri. Quella stanchezza immane che paventate su Facebook deve essere davvero estenuante.

Posso solo provare ad immaginare la gioia indescrivibile percepita quando il frutto del vostro amore eterno finalmente vi lascerà dormire più di due ore consecutive o quando, dopo l’ennesima purghetta, finalmente il pannolino emanerà una puzza vomitevole che vi farà fare i salti di gioia.

Tutta questa sofferenza cosa sarà mai paragonata al sorrisino angelico che si disegna su  visino rotondo al suono della vostra voce isterica? Pura poesiaSono davvero una persona molto empatica, vorreste osare dire il contrario?

La verità è che per quanto possa capire e comprendere tutto, per quanto possa comprendere i grandi cambiamenti della vita di una madre faccio davvero fatica a capire in quale preciso momento dell’intero processo avvenga. 
Quando avviene cosa? Davvero ve lo state chiedendo?

La LOBOTOMIA. 

E’ importante capirlo in tempo eh. Oh, non che io abbia intenzione di sfornare una pagnotta a breve ma credo sia giusto arrivare preparate al momento; perché credetemi: sono terrorizzata!!! Non fate finta di non capire di cosa io stia parlando, smettiamola di fare i finti buonisti e buttiamo via le maschere: 
odiamo tutti quelle mamme che parlano solo dei loro figli.

Parliamone!!!
Sei in un gruppo WhatsApp? Che tu stia parlando di fisica quantistica o dei numeri di Rocco Siffredi puoi stare certa che, nel bel mezzo del discorso, arriverà una foto di un bambino sorridente che sta facendo cose. Non avevo la più pallida idea che i bambini facessero tutte queste cose. E’ quello il momento in cui: cala il gelo più profondo. Perché a te la foto di quel bambino che fa cose magari andava anche di vederla, ma sicuramente non in quel momento, non in quel contesto, non quando finalmente mi stavo concedendo 10 minuti di svago sparando puttanate o stavo per scoprire il senso della vita.

Ignorare il problema di chi ha una visione Bambinocentrica del mondo sarebbe come smettere di ridere leggendo le teorie dei Terrapiattisti: IMPOSSIBILE!?!
Il vero problema è che sono ovunque.
E’ una vera e propria invasione…e non siamo preparati al peggio.

Entri in un qualsiasi gruppo Facebook, che sia incentrato sull’ortofrutta o su un gruppo musicale anni ’90, qualsiasi spunto di riflessione sarà quello giusto per postare una foto di un bambino che fa cose, per raccontare di un bambino che fa cose, per cercare di creare feeling con altre mamme di bambini che fanno cose e creare un esercito di mamme con bambini che fanno cose che conquisteranno il mondo, o quanto meno quello dei social network.

Il punto è che sarà pure adorabile avere bambini che fanno cose, ma anche se nessuno ha il coraggio di dirvelo quelle cose interessano solo a VOI.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Sono stata violentata… #MeToo


Ci sono argomenti talmente delicati che anche solo sfiorarli fa tremare le gambe e vibrare l’anima, situazioni così terribili anche solo da immaginare che il solo pensare di potersi trovare a doverle vivere fa scoppiare il cuore in petto e bloccare il respiro. Il desiderio di sparire pur di non sentirsi più sporca, la voglia di essere invisibile al mondo per paura che possa succedere ancora, la rabbia di sentirsi sbagliata pur sapendo di non aver fatto nulla di male, pur sapendo di aver subito un sopruso, di essere vittima e non complice… il bisogno di dimenticare quello che è accaduto, di scendere a compromessi con se stessi e con un passato che fa così male da rischiare di distruggere ogni briciolo di felicità presente e futura.

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Denunciare di aver subito una violenza sessuale è probabilmente, per una donna, l’atto di più estremo coraggio e amore verso se stessa che ella possa compiere; troppe volte, ancora oggi, denunciare equivale a rimettersi al giudizio degli altri. Troppe volte, invece di avere supporto e sostegno si finisce per scontrarsi con un dito puntato contro; come se il fatto stesso di possedere genitali femminili desse ad un uomo il diritto di poterne abusare come e quando vuole a suo piacimento, come se bastasse un vestito o un sorriso in più per concedere il lasciapassare verso le proprie mutande.

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Potrei essere una puttana, ma ho il diritto di dire no ed essere puttana con chi dico io!
L’ho sentita l’altro giorno in tv e meglio non potrebbe esprimere il mio pensiero a riguardo.
Non posso negare che è da quando tutta questa storia delle denunce di molestie sessuali è iniziata che cerco di non mettermi di fronte ad un foglio bianco per mettere nero su bianco i miei pensieri; è dalle prime dichiarazioni di donne come Asia Argento che costringo le mie dita a stare ferme, la mia voce a tacere, i miei pensieri a volgersi verso differenti lidi.
Che io non abbia mai avuto problemi ad esprimere cosa mi passi per la testa è cosa ben nota, eppure un argomento così delicato ha messo in imbarazzo anche me.

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In fin dei conti, chi sono io per giudicare?
Come può una donna non schierarsi apertamente, e senza ragionarci troppo su, con un’altra donna?
Perché mai non ho indossato ad occhi chiusi una bella fascia con la scritta #MeToo e mi sono unita alla protesta che, dopo il caso Weinstein, ha invaso tutti i social network e le prime pagine di tutte le testate giornalistiche?
Perché, nonostante abbia un’idea ben solida sulla violenza sulle donne e su ogni forma di abuso in generale, non sono riuscita a sentirmi solidale a queste storie?

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La risposta è semplice, forse anche banale: la caccia alle streghe non mi è mai piaciuta e, sin dai primi articoli e le prime dichiarazioni sull’argomento, mi è stato subito palese che la Sagra della Poraccitudine sarebbe stata servita in breve tempo. Come mi piacerebbe avere torto di tanto in tanto.
Ogni giorno, da mesi ormai, da un vaso di Pandora, che assomiglia più ad una sorta di dimenticatoio per morte di fama, esce una nuova specie di mostro sociale che punta il dito verso un tizio famoso a caso e, come per magia, ricorda che 10 o 15 anni fa è stata abusata sessualmente. Inutile sottolineare che all’epoca la violenza era stata taciuta per non subire conseguenze sulla propria carriera, però adesso che unite facciamo la forza, posso raccontare che l’ho data un pò qua e un pò là per fare l’attrice/cantante/tizia pseudo famosa a caso ma il tutto è avvenuto assolutamente contro la mia volontà.

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Avendo già fatto tutte le premesse del caso, capirete senza ulteriori indugi il motivo delle mie parole: vero è che l’unione fa la forza, ma i vantaggi dell’aprire le gambe a tizio o a caio in questi ultimi 10/15 anni sono stata io che continuo a sgobbare per farmi spazio nel mondo ad averli avuti O la malcapitata di turno che adesso ha deciso di sporgere denuncia mediatica dal salotto della propria villa extra lusso?
Non sono nessuno io per giudicare i mezzi per raggiungere un proprio sogno, per carità, ma se per diventare Belen Rodriguez devo donare il mio fondoschiena al politico di turno, è davvero lecito 15 anni dopo pretendere di passar per vittima ed accusarlo perché mi ha messo a 90 gradi?

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La violenza è violenza…e come tale va denunciata!

Lo sottolineo perché non dimenticarlo fa sempre bene; eppure non riesco a non cercare una sorta di dignità e rispetto anche in queste situazioni; rispetto per le vittime reali, quelle costrette davvero a subire molestie senza ottenere alcun tipo di beneficio se non la distruzione psicologica ed emotiva.
Siamo giunte al punto in cui non esiste più distinzione tra accusato e condannato!!!
Da settimane viviamo in un mondo in cui ormai aspettiamo solo di ritrovarci la denuncia di Minnie contro Topolino, un post sul blog di Biancaneve in cui racconta l’abuso subito dai sette nani, la denuncia della Bella Addormentata per aver subito violenza da parte di  Filippo durante il sonno.
Storielle più o meno inventate che ci distolgono dalla realtà dei fatti, dalle vere violenze che troppe donne sono costrette a subire.

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E’ in questo mondo più o meno distorto che da due giorni circa sta rimbalzando un nuovo nome, che va ad aggiungersi alla ormai lunga lista di condannati senza una sentenza. Al suono di un’infanzia rovinata, il nuovo stupratore, sbattuto nelle notizie dei vari siti web mondiali, ha il volto noto dell’angelico biondino dei Backstreet Boys.

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Nick Carter ha stuprato…
NO!
Nick Carter è stato accusato da una certa Melissa NonMiRicordoIlCognomePerchèTantoNonFregaAnessuno di stupro!?!
Non è stato denunciato, non è stato condannato! 

Lui è stato accusato su un blog da questa pseudo cantante e tutto il mondo ha preso una grossa etichetta e gliel’ha appiccicata sulla fronte.
NICK CARTER HA STUPRATO UNA VERGINE!

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La storia, comparsa sul blog della presunta vittima e non nelle aule di un tribunale, è più o meno questa:
Melissa è una pseudo cantante sulla quale ammetto di non essermi documentata poi così tanto, ho letto che faceva parte di un gruppo chiamato Dreams  e ad un certo punto ha provato, senza riuscirci altrimenti saprei di chi sto parlando, a fare carriera come solista. Senza dilungarci troppo sulla sua storia personale, ci racconta che conosce Nick sul set di un film, o qualcosa del genere, ed una sera lui invita lei ed un’amica ad una pseudo festa molto ristretta.
Lei, all’epoca dei fatti diciottenne, giustamente coglie l’occasione di fare baldoria con uno dei Backstreet Boys e va alla festa in questa casa semi vuota; giocano ai videogiochi fino a quando lui le propone di vedere la sua collezione di farfalle, che per un cantante equivale a dire: vieni ti faccio ascoltare la musica fighissima su cui sto lavorando.

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Lei, incuriosita di ascoltare questi capolavori inediti al panorama musicale del 2002, lascia la mega festa in soggiorno a base di Nintendo e va nello studio del biondo protagonista di questa storia. Spengono le luci e, invece di usare delle normali candele, si accontentano della luce del monitor per creare atmosfera e lasciarsi rapire dalla musica. Ovviamente, i due iniziano a baciarsi; il tutto avviene naturalmente, o almeno così racconta lei; in fin dei conti sei al buio con Nick Carter e non ti lasci infilare la lingua in bocca?tenor2

Lo studio non sembra però essere il posto adatto per un limone e quindi i due baldi giovani, come nella più moderna delle favole, si spostano in bagno. L’ingenua Melissa, vergine dichiarata e devota all’Immacolata Concezione, non immagina neanche lontanamente che forse non è propriamente molto furbo chiudersi in un bagno per limonare con un ragazzo ormonalmente su di giri e quindi, senza porsi troppe domande, lo segue senza proferir parola rificcandogli la lingua in bocca.

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Il demone del sesso [cit.] che si impossessa del corpo e della mente di Nick, impone al giovane di inginocchiarsi al cospetto della fanciulla per farle un’attenta visita ginecologica con la lingua. La povera Melissa, a questo punto della storia, è talmente schifata dalla situazione [cosa che avrebbe tutto il diritto di essere] e decide di reagire; no lei non gli ha tirato i capelli e facendolo cristonare in aramaico, non gli ha dato uno spintone o un calcio o un pugno in testa, non ha provato ad aprire la porta ne ad urlare. Con le mani perfettamente libere di fare quello che volevano lei decide di spegnere la luce.

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Probabilmente Melissa ha iniziato a pregare perché a questo punto, il Signore deve aver ascoltato il suo silenzioso grido di aiuto e ha inviato un suo messaggero a bussare alla porta di quel bagno che, in pochi istanti, ha fatto dimenticare il ben più famoso armadio di Ignazio e Chechu.
Interrotti sul più bello i due escono dal bagno ma a questo punto penserete voi, lei cerca di andare via dal violento stupratore,  prova a raggiungere l’amica o forse cerca di allontanarsi in qualche modo.  E invece NO! Semplicemente, i due cambiano bagno. Evidentemente a Nick Carter eccita la ceramica dei sanitari.
Oh ognuno avrà le sue perversioni.
Insomma, cambiano bagno e il biondo cantante le chiede di ricambiare il favore.

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Un poco a te e un poco a me dopo, i due si ritrovano a letto e danno vita ad un nuovo episodio degno delle migliori Pancine Hot del Signor Distruggere: lui sale su di lei, talmente pesante che lei non può neanche pensare di spostarlo [non è carino ricordargli che era grassottello eh] e decide che avrebbero fatto sesso. Lei recita qualche Ave Maria mentre lui mette qualcosa dentro di lei, sconvolta Meli sgrana gli occhi che Giulia de Lellis scansati e gli domanda cosa sia e lui, con la stessa enfasi di un moderno Christian Grey, gli svela il misterioso arcano:
“E’ tutto me stesso, piccola!”

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A questo punto della storia sono IO che voglio denunciare Melissa perchè in una sola frase ha smontato tutti i miei sogni da adolescente: Nick Carter deve avercelo per forza di cose piccolo se lei è stata costretta a chiedere cosa fosse finito nella sua vagina.
E’ tutto me stessa, piccola!
Io starei ancora ridendo per una frase del genere, anche se sono passati 15 anni; ma c’è gente a cui il Non scopo, ma fotto forte di Mr Grey piace quindi forse non è questo il punto.

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Ma non perdiamo il filo di questa avvincente storia: insomma, lui ruba la virtù della giovane che, a quanto pare, girava con un cartello propagandistico della sua verginità [non mi spiego altrimenti il perché tutti fossero a conoscenza della cosa], e la povera fanciulla si addormenta tra le braccia dell’orco cattivo.
Il giorno dopo viene svegliata  dall’amica, e le due tornano a casa commentando la bellissima festa.
Passano mesi e Melissa incide una canzone con Nick, duettano insieme in uno showcase, lei diventa una fallita, lo segue su twitter, condivide i loro video insieme, gli fa le condoglianze per la morte del padre, lo supporta quando lui diviene un Fedez americano in un programma televisivo e,  infine,  lo accusa tramite un post sul blog, senza però procedere per vie legali.

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Quando ho deciso di scrivere questo post, volevo raccontarvi di come Nick Carter avesse usato violenza sulla mia persona; volevo ironizzare con leggerezza, come ho fatto tutto il giorno, su una notizia così inverosimile da essere quasi grottesca eppure, man mano che le parole prendevano forma, mi sono resa conto che non ci sarei riuscita. Non questa volta. Non quando è evidente che basta così poco per distruggere la vita di una persona, per gettare fango su tutto quello che si è costruito negli anni, per sgretolare ogni sforzo per divenire una persona migliore. Non quando menzogne come queste sminuiscono il dolore di chi ha subito davvero una violenza di questa portata, non quando per un poco di popolarità si decide di schiacciare in un modo avvilente la dignità di chi queste violenze le ha vissute davvero.


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#MeToo perchè io a favore delle donne lo sarò sempre, ma delle donne vere.

 

Pensieri Sparsi

A.A.A. Cercasi Felicity Smoak


Che la vita non sia un telefilm l’ho capito da troppo tempo ormai e, per quanto ancora io non abbia superato il trauma e la delusione di questa scoperta, mi sono rassegnata ad accettare la triste verità per cui mi ritrovo costretta a vivere in questa mesta realtà priva di vampiri, lupi mannari o ibridi, mi sono rassegnata a non essere salvata da un miliardario amante del tiro con l’arco, rassegnata a non essere operata da un modello di Abercrombie e a vedere la mia casa bruciare tra le fiamme in attesa dei pompieri della 51. Niente incantesimi da formulare, nessun metaumano a movimentarmi la giornata in ufficio, nessuna cameriera sciroccata che mi fa pessime battute sulla salute della propria vagina. Nessuna feste in piscina in ville Californiane stile Marissa Cooper ne delle passeggiate su e giù in Limousine tra le strade dell’Upper East Side.

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Nessuna voce fuori campo che narra con enfasi i miei movimenti dando voce ai miei pensieri più nascosti; oh maledizione: ho sempre desiderato una voce fuori campo che donasse spessore alle azioni più banali rendendomi di colpo protagonista della scena.

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Come ogni qualvolta i pensieri diventano troppo pensanti, le dita battono convulsive sulla tastiera dando sfogo alla confusione che la scuote dall’interno. Non è tristezza, neanche malinconia, la semplice certezza che solo laddove nessuno davvero la conosce riesce ad essere se stessa smorza il sorriso sul suo viso. Solo in quello spazio solitario…

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Ok, lo ammetto: la mia voce fuori campo sarebbe tendenzialmente deprimente forse e le sue parole troverebbero adatto accompagnamento nelle nostalgiche melodie di un pianoforte in lontananza. Soprattutto in giornate come questa.

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Il punto della questione è semplice, l’ho già detto e lo ripeto: la vita non è un telefilm ma il vero problema è che le aspettative che questi episodi di 40 minuti hanno lasciato in eredità alla nostra mente sono decisamente troppo elevate!

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Per quanto io sia consapevole che se malauguratamente dovessi finire in ospedale posso già ritenermi fortunata se ne esco viva non riesco a non sperare che un giorno varcata la soglia del pronto soccorso io possa incontrare il mio Dottor Stranamore; per quanto io mi sia rassegnata che a voglia di strizzare gli occhi, muovere le mani, schioccare le dita o storcere il naso non ci sarà nessuna esplosione, il tempo non si bloccherà di colpo, il telecomando troppo lontano dal divano non comparirà magicamente nella mia mano, Nick Carter non si innamorerà mai di me… non credo di essere pronta a smettere di provarci.

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Ma è sulle piccole cose di ogni giorno che sento di essere stata ingannata maggiormente dalle serie TV. Non mi riferisco al vicino di casa strafigo o al capo estremamente stronzo che nasconde la sua profonda bontà dietro atteggiamenti tirannici solo per vederti finalmente, e con uno sguardo di soddisfazione, prendere il volo da sola; no, non mi riferisco a quegli sciocchi incidenti giornalieri che hanno il solo scopo di farmi capire in maniera irriverente importanti lezioni di vita.

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Mi riferisco a quelle cose molto più banali e pratiche.
Ad esempio: tutti abbiamo quell’amico/conoscente/collega che si vanta di essere un genio del computer e magari, per i livelli medio bassi di chi ha intorno, nel suo piccolo potrebbe essere pure vero; la verità è che noi siamo abituati a personaggi come la biondina occhialuta che con una serie di tap tap a velocità elevata sulla tastiera fa delle vere e proprie magie geolocalizzando un perfetto sconosciuto mediante una scansione facciale fatta ad una foto che per definirla nitida serve molto più che una fervida immaginazione.

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Cosa sarebbe mai per lei:
Scaricare quell’allegato che sembra essere rimasto incastrato nella rete?Convertire un documento in formati vari ed eventuali?
Recuperare foto da un telefono che sembrano essere perdute per sempre?
Impostare un file in modo che faccia le più banali operazioni consentite dal programma utilizzato?
Scattare una foto ad un documento in modo tale che esso appaia quanto meno leggibile?
Risolvere quel problemuccio informatico a cui non riuscite a venirne a capo da sole?

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Sono tutti bravissimi ad utilizzare il computer/telefono/aggeggio tecnologico random fino a quando non avete bisogno di aiuto voi. Sto ancora cercando di capire se sono semplicemente sfigata ad avere sempre problematiche tecnologiche che richiederebbero l’intervento di Felicity Smoak e il supporto tecnico di suo padre o semplicemente dietro alle chiacchiere c’è sempre e solo tanta fuffa.

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Fatto sta che, per quanto non sia bionda e non abbia rubato il cuore di un miliardario tutto addominali con la passione del turo con l’arco, probabilmente a causa degli occhiali che ancora mi ostino a portare quando sono al computer, per il mio istinto nerd e la mia poca pazienza per la risoluzione dei problemi per mano di altri, in breve tempo sono passata dalla ricerca della mia Felicity Smoak personale alla sua impersonificazione. Se tutto va bene, siamo rovinati.

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Se la vita fosse un telefilm prima o poi Oliver Queen mi chiederebbe di scaricargli un allegato che per qualche ragione mistica non vuole saperne di trasferirsi sul suo computer o di fargli un complicatissimo aggiornamento all’iPhone appena comprato…e si innamorerebbe di me. Passerei la giornata a fingere di lavorare e la nottata a contare i suoi addominali; indosserei vestiti fighissimi e avrei i capelli sempre perfetti senza dovermi preoccupare della lucidità della mia pelle quando la temperatura supera i 30 gradi e il tragitto auto-ufficio ha provato la mia capacità atletica alimentando il primo vaffanculo della giornata.

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La vita non è un telefilm, eh?