Pensieri Sparsi

Ma come nasce un post sul blog?


Non che io mi sia mai realmente posta un problema del genere, soprattutto visto che non ho mai fatto mistero sul fatto che una buona percentuale delle cose che pubblico riempie la mia mente, e di conseguenza le bozze delle mail e/o le note del mio cellulare, quando sono di fronte allo specchio del bagno della mia mansarda; come se i pensieri trovassero confortevole prendere vita tra il mio dentifricio all’aloe e la confusione variopinta dei mie trucchi, in quella fase che è un pò un mix tra un sano stordimento mattutino e una meno sana ansia da ritardo perenne ovviamente tendenzialmente crescente quando decido che in alcun modo i miei deliri possano essere sprecati e, ovviamente, cerco di svolgere tutte le funzioni essenziali senza smollare un solo istante il cellulare per paura che anche una sola sillaba possa andare perduta nel fare cose di futile importanza come muovermi a finire di truccarmi ed uscire di casa.Il punto focale di questo ennesimo delirio, però, nasce proprio dal fatto che in un anonimo venerdì pomeriggio di Maggio io abbia deciso di svuotare queste famose bozze lasciate un pò qui e un pò diventate ormai post condivisi; è proprio nel fare ciò che mi sono trovata faccia a faccia con quelle parole lasciate un pò a metà, quei deliri iniziati e mai finiti, quei pensieri elaborati in uno di quei momenti in cui la mente ha scelto di lavorare nei momenti meno opportuni e fuggiti rapidi alle mie dita impegnate, purtroppo o per fortuna, a fare altro.

Parole pregne di potenziale…o sciocchezze colossali digitate un pò a caso e abbandonate in quelle bozze a cui prima o poi tornerò a lavorare. Bugiarda!!!

Perchè la triste verità è che un pensiero lasciato a metà è quasi sempre un pensiero perso.

Ecco: questo potrebbe essere semplicemente un post fatto di pensieri a metà; un memoriale per quei post meravigliosi che a causa del mondo esterno siete stati costretti a perdere. Una sorta di tributo verso quelle parole disperse, verso quel potenziale sprecato.

▶️ Ci sono cose a cui di solito non faccio caso, svampita come sono; potrei tranquillamente percorrere 1200 volte la stessa strada e non essere in grado di ricordare la presenza o meno di un tale negozio/insegna/palazzo dal color ciliegio; potrei parlare per ore con una persona e non essere in grado di rimembrare il colore dei vestiti che indossava in quel momento. Pienamente consapevole della distrazione in sui spesso smarrisco me stessa…


▶️Sono smartphone dipendente e, per quanto sia consapevole che al giorno d’oggi non sia poi questa grandissima confessione da fare, l’ammettere di avere una dipendenza è da sempre il primo passo verso la sua guarigione [???].

▶️Ma le sensitive vanno ancora di moda?

Non che mi sia mai immaginata seduta dietro ad un tavolino adornato di carte, candele e orpelli vari a fissare una telecamera con fare maniacale ed incitare la gente a chiamare il numero in sovrimpressione per ascoltare i miei mistici consigli. Non l’ho mai fatto, ma potrei iniziare a pensarci. Sia chiaro, non vorrei mai che nella vostra mente la mia immagina fosse associata ad una Bonnie Bennet qualsiasi, ad accomunarmi alla fastidiosa strega di The Vampire Diaries probabilmente sono solo la sfiga e i capelli indisciplinati (tanto per essere fine nel descriverli). 


▶️”Alza quel giocattolo da terra.”

“Ok. Dopo.”

“Puoi mandare un messaggio a Tizio per dirgli…”

“Certo. Lo faccio dopo.”

“Puoi andare a compare il latte?”

“Si, ok. Ma vado dopo.”

Probabilmente avrei dovuto prendere in considerazione le parole di mio padre quando diceva che “dopo” potrebbe essere tranquillamente il mio secondo nome; semplicemente non saprei dirvi se sono bravissima a tergiversare fino a dimenticare completamente quello che in realtà mi ero ripromessa di fare o, senza troppi giri di parole, sono semplicemente una persona pigra.


Parole che si rincorrono. Parole che si sono perse. Parole che sarebbero potute diventare un pensiero completo se non fossero state lasciate sospese un pò a metà. Parole. In fin dei conti è così che nasce un post, semplicemente da parole che vogliono sfuggire via dal dimenticatoio in cui altrimenti sarebbero rilegate.


A me piacciono le parole. Anche quelle lasciate in sospeso.

 


Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Hello, brother!


Mettiamo in chiaro una cosa: le cose che finiscono non mi piacciono!!!
Parliamoci chiaro inizio a sentire un senso di vuoto ancora prima di afferrare l’ultima patatina dal pacchetto, centellino le ultime pagine di un libro per ritardare l’arrivo della sua conclusione, utilizzo il burro cacao fino a quando la plastica della confezione diviene il motivo per cui le mie labbra hanno bisogno dell’utilizzo del burro cacao. Sono una di quelle che piange alla fine di un concerto al solo pensiero che quella possa essere l’ultima canzone ascoltata live e conservo quel sentimento di mesta malinconia per giorni, settimane o addirittura mesi interi.

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Rientro in quella élite di persone a cui basta ascoltare una canzone di Adele per sentire la mancanza del tipo con cui i miei occhi si sono incrociati in metropolitana 3 anni e mezzo fa; non ho ancora superato il trauma di MSN divenuti troppo obsoleto per avere una conversazione con un’amica a fine giornata. Soffro così tanto di sindrome dell’abbandono che una parte di me, nonostante tutto, ancora un poco odia il Backstreet Boy uscito dal gruppo anni fa.

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E i saluti?!? Vogliamo davvero parlare dei saluti?
Al rassicurante suono di frasi come A domani! o Ci vediamo tra una settimana! si contrappone il ben più angosciante suono delle promesse vacue contenute in frasi come: Ci vediamo! o ancora peggio Alla prossima volta! quando pur sforzandovi con tutte le vostre forze la prossima  volta non avete idea di quando possa essere.

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Vi starete chiedendo il motivo di questo sproloquio tendenzialmente NoSense in questa domenica di marzo non ancora troppo primaverile ma neanche così tanto invernale; niente di pià semplice e banale: ieri ho dovuto salutare per sempre chi, per ben otto anni, mi ha tenuto compagnia con le sue storie e i suoi drammi.

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Ho dovuto dire addio al mio appuntamento settimanale con quel mondo soprannaturale che mi ha avvicinato alla dipendenza da streaming; a quei personaggi, tanto amati quanto odiati, che mi hanno trascinato in un mondo parallelo fatto di vampiri e streghe, di lupi mannari e fidanzati ossessivi, di fantasmi e feste scolastiche, di vestiti d’epoca e messaggi su cellulari ultra moderni sempre ben sapientemente inquadrati.

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Ho dovuto dire addio alla mia prima vera ship, quella nata ancora prima di capire chi fosse quel personaggio comparso sull’uscio della porta e quanto tempo sarebbe rimasto nello show, quella che, nonostante non fossi più una ragazzina, mi ha reso parte volente o nolente di un team, contrapponendomi di conseguenza ad un altro.

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Ho dovuto dire addio ai pianti disperati per l’ennesimo funerale, l’ennesimo saluto struggente o semplicemente l’ennesima scena sdolcinata promessa di un amore eterno che probabilmente sarà malamente ostacolato dal malvagio, sempre troppo poco malvagio, di turno.

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Ho dovuto dire addio allo squartatore con più sensi di colpa della storia televisiva, al ciuffo da eroe e lo sguardo da babbeo tendenzialmente disperato, al vittimismo cronico e al #maiunagioia fino alla fine come stile di vita.

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Ho dovuto dire addio al vampiro infame più tenero del mondo, a quello che uccideva per il gusto di farlo per poi diventare un agnellino incapace di elaborare un piano che non prevedesse una fregatura colossale; quello dallo guardo ammaliante manipolato da tutti al solo suono del nome della bella addormentata nella bara o del fratello smarrito sulla via delle redenzione.

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Ho dovuto alla figa di legno più desiderata delle serie TV, quella voluta dal protagonisti e da ogni malvagio che ha attraversato la serie anche solo di passaggio; alla sacca ambulante di sangue talmente utile per ogni cosa che ad un certo punto ho iniziato a domandarmi perché nessuno avesse mai pensato di avviarne una produzione in larga scala per sconfiggere tutti i mali del mondo o scatenare la distruzione totale della terra invece di limitarsi al piccolo paesino dove non succede mai niente.

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Ho dovuto dire addio al personaggio più inutile della serie televisiva, probabilmente il più inutile nel mondo delle serie televisive; l’unico umano in un mondo di vampiri che proprio non ce l’ha fatta a tirare le cuoia donandomi finalmente una gioia. [Foreve alone, ma con una panchina; giusto per ricordarlo eh.]

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Ho dovuto dire addio alle mie lamentele perchè ormai la storia aveva perso il suo fascino iniziale, i personaggi erano stati snaturati, i dialoghi erano divenuti ripetitivi. Ho dovuto dire addio alla fuga dallo spoiler [quanto meno per quanto riguarda le loro vicende], all’esilio da social network ogni venerdì mattina prima e ogni sabato poi; alle minacce più spietate per non conoscere quale dei personaggi sia stato il prescelto per una dolorosa morte, il più delle volte soltanto temporanea. tumblr_m8jmzukgw01qm98k7o1_500

Dopo otto lunghi anni è stato un pò come dire addio a dei vecchi amici lasciandoli alla loro pace ritrovata e continuando a fantasticare su un finale che, forse, se lo avessi scritto io mi avrebbe lasciato davvero disidrata per le troppe lacrime versate.

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I’m gonna miss you, Mystic Falls.

Pensieri Sparsi

Consigli per non piangere ne abbiamo?


Essere una persona emotivamente instabile è una grandissima fregatura, passare dall’essere una terribile stronza all’essere una frignona senza precedenti equivale ad essere legata stile salamino sul vagone delle montagne russe subito dopo aver ingerito l’intero cenone di Capodanno;  in giornate simili a quelle di ieri potrei, senza troppe complicazioni, risolverei la piaga della siccità africana nel giro di pochissime ore.

Il vero problema non sono le lacrime in sé, voglio dire ho sempre creduto fermamente che piangere sia estremamente catartico e per questo motivo decisamente utile, soprattutto per persone ansiose come me; il vero dramma è il non riuscire a controllare tempi e luoghi in cui le mie maledette lacrime decidono di irrigarmi gli occhi.

Piangere da sola in camera annegando la mia melodrammaticità in dolci e patatine è un conto, sentire le guance bagnarsi come se ci fosse una perdita incontrollata da qualche parte più su del mio naso.
Tu sei li che cerchi di continuare a parlare, cerchi di controllare il pizzicorio al naso, di non sbattere le palpebre, di non fare assolutamente nulla e boom loro iniziano a sgorgare in maniera incontrollabile e tu vorresti solo prendere la tua bella testolina e sbatterla al muro fino a che non riesci a riprendere il controllo dei tuoi stupidi occhi, fino a che quel ridicolo singhiozzo che ti scuote dall’interno non diventi uno sbiadito ricordo.La parte peggiore del tutto? Riuscire a spiegare al mondo che ti osserva pensando povera pazza che tu, in quel preciso istante, preferiresti prendere fuoco come un vampiro al sole piuttosto che mostrare in quel modo plateale le tue debolezze, spiegare a chi ti osserva, con aria di chi non potrà mai capire la tua reazione, che quelle lacrime sono rabbia e frustrazione, emotività e ansia, un mix di stupide sensazioni che fanno a cazzotti con tutte le tue imposizioni mentali.

Consigli per riuscire a gestire la situazione?

Parole e Storie

Destinazione Mystic Falls


Per questo post ho bisogno di una piccola, ma importante premessa. Ho sempre scritto, mi sono sempre divertita a farlo…e ho una fervida immaginazione quando lo faccio.  E’ una storiella senza pretese, scritta probabilmente in un pomeriggio in cui mi annoiavo. Riguardavo l’account del sito dove mi divertivo a pubblicare i miei deliri [ebbene ho sempre condiviso col mondo le stranezze della mia testa, l’ho ritrovata, l’ho riletta e mi ha fatto sorridere…quindi perchè non condividerla con voi? Liberissimi di dirmi che potevo evitare di condividere questa cosa con voi…adoro la sincerità.

Destinazione Mystic Falls

Odio i giorni senza di lui. E ancora di più odio l’aver deciso di passare una giornata da adolescente normale, assecondando Charlie e il suo insolito entusiasmo per questa gita scolastica nella ridente cittadina di Mystic Falls in occasione della Festa dei Fondatori, un evento più unico che raro in città, a quanto dicono. Zaino in spalla, ed espressione smarrita sul viso, raggiungo, a lente falcate, lo sgangherato bus giallo che sosta fuori scuola, guardandomi intorno alla ricerca di visi familiari. Jessica indossa una sgargiante maglia fluo dai disegni psichedelici, sorride raggiante facendomi segno di raggiungerla, accenno appena un sorriso sperando che basti a rendere la mia espressione diversa dal mio stato d’animo.

“Hey, bella maglietta!”

“Oh, lo so. L’ho comprata sabato pomeriggio a Port Angeles, l’adoreranno a Mystic Falls, capiscono così poco di moda li. Ho letto su Google che le ragazze vanno ancora in giro con abiti ottocenteschi a queste feste, non è pazzesco?”

Annuisco arricciando il naso. Pazzesco.

“Non dovresti criticare in questo modo una cultura che non conosci – l’ammonisce Angela sistemandosi gli occhiali sul naso – i balli per la festa dei fondatori sono presi molto sul serio a Mystic Falls. Il debutto in società delle giovani debuttati è uno degli eventi cardini di tutta la cittadina, ogni ragazza che si rispetti pagherebbe oro per essere eletta Miss Mystic Falls.”

“Partecipate ad un concorso di bellezza?”

Non mi ero accorta della presenza di Mike alle mie spalle, lestamente sfila uno dei volantini-guida dalle mani di Angela e inizia a piegarlo con il chiaro intento di trasformarlo in un aeroplanino. Angela scuote la testa brontolando mentre Jessica, ormai disinteressata a noi, continua imperterrita a elencare posti assurdi che non vede l’ora di visitare. Sistemo lo zainetto rosso sulle spalle guardandomi intorno per un ultima volta, sospiro mestamente ricordando a me stessa che lui non verrà; salgo a rilento i pochi scalini del bus e prendo posto quasi in fondo ad esso. Ovviamente da sola.

Sarà una lunga giornata!

Ballo per la Festa dei Fondatori. Questa si che è una novità qui a Mystic Falls.

Mando già un’ampia sorsata del mio solito whiskey fissando il posto vuoto di Rick al mio fianco, a quanto pare il mio amico stamane ha deciso seriamente di continuare a fingere di essere un banale professore di storia; il mio caro fratellino si sta dando da fare nell’aiutare Elena e Caroline nell’organizzazione dell’evento dell’anno, e io mi sto decisamente annoiando. Mi guardo intorno alla ricerca di qualche buon bocconcino da mangiare ma stamane il Mystic Grill sembra essere l’emblema della sconsolatezza.

Noia. Noia. Noia. Noia.Noia. Noia. Noia. Noia.

Ordino un altro whiskey trattenendo la bottiglia al mio fianco, ho bisogno di trovarmi un diversivo. La mia attenzione viene di colpo catturata da un fastidioso vociare fuori dal locale, alzo lo sguardo verso la vetrina rendendomi conto che, quelle che al mio fine ero parse come oche starnazzanti, altro non sono che stupide ragazzine che, in maniera troppo rumorosa, stanno scendendo da un orrido bus dal colore giallognolo.

Bingo. Diversivo trovato. 

I miei occhi passano rapidamente in rassegna i loro corpi cercando il più succulento da poter gustare, allo stesso modo in cui sceglierei un hamburger dal menù. Tentativo disperato il mio, l’ordinarietà di queste persone mi fa storcere il naso. Sono quasi tentato a desistere dal mio disperato tentativo di distrarmi quando i miei occhi sono catturati dal suo sguardo. Mi fissa con insistenza attraverso il vetro, sembra quasi mi stia invitando ad abusare di lei. Come posso rifiutarle tale dono? Tracanno l’ultima sorsata di whiskey e mi alzo sistemando il colletto della camicia, i miei occhi non perdono di vista la mia giovane preda: lunghi capelli color nocciola incorniciano un viso pallido come il latte, labbra sottili e un espressione cupa sul viso, scialbi vestiti ricoprono il suo acerbo corpo di donna.

Sarà una giornata interessante!

Mystic Falls!

Dopo un estenuante viaggio finalmente siamo giunti a destinazione, Mike non ha fatto altro che tormentarmi con domande più o meno morbose sul mio rapporto con Edward, sembra che non riescano ancora a capire come un Cullen sia sceso dal suo piedistallo per degnare una come me delle sue attenzioni, non lo ammetterebbero mai sono consapevole che il motivo di tutta questa insistenza nell’interrogarmi sulla mia relazione sia proprio questo. Infilo lo zaino sulle spalle e, senza nascondere la mia riluttanza, scendo dal bus guardandomi attorno distrattamente. Nell’aria si respira vividamente l’aria di festa, festoni e lanterne adornano le strade facendomi sentire in un tempo lontano dal mio. Chissà se ad Edward sarebbe piaciuto tutto ciò. Sospiro ricacciando via i pensieri che si affollano nella mia mente. È solo un giorno senza di lui, non è la fine del mondo. Mi sforzo di sorridere inarcando lievemente le labbra, mi avvicino ad Angela e Mike per non restare sola, una strana sensazione di gelo si espande nelle mie vene, mi sento osservata e questo mi fa paura. Negli ultimi mesi questa sensazione è sempre stata presagio di eventi nefasti, da quando la mia vita si è trasformata in un teen horror  faccio fatica a credere che prima o poi non arriverà Godzilla desideroso di cibarsi di me. Provo a concentrarmi sui discorsi dei miei compagni per distrarmi da quella crescente angoscia che sento montarmi dentro, ma non ci riesco. Come attratti da un potente magnete i miei occhi sono catturati da due profondi  occhi azzurri che sembrano divorarmi l’anima. Non riesco a distogliere lo sguardo dallo sfacciato ragazzo che, seduto al bancone del bar, continua a fissarmi mentre un sorriso sghembo si disegna sul suo viso.

“Hey, Bella. Terra chiama Bella. Bella, rispondi!”

La voce squillante di Jessica mi distoglie dal turbine di emozione in cui quegli occhi mi avevano rilegato.

“Scusami, ero sovrappensiero.”

“Uhmm, Bella non credo che Edward Cullen sarebbe felice di vederti fare gli occhi dolci allo straniero!”

“Io non…cioè…Jessica, andiamo su!”

Prendo la mia amica sotto braccio in un esagerato slancio di affettuosità e ci incamminiamo per raggiungere il resto del gruppo, mi volto nuovamente verso la vetrina alla ricerca di quegli occhi e il mio cuore perde un battito nella triste constatazione di non trovarli più li. Tiro un lungo sospiro lasciandomi cullare da una strana sensazione di sollievo, come se solo la presenza di quello sconosciuto fosse riuscita a turbarmi nel profondo.

“Cercavi me, bambolina?”

Il suono della voce calda e vellutata mi fa trasalire, schiudo le labbra lievemente per lo stupore del ritrovarmi quegli occhi azzurri a pochi centimetri da me. Scuoto la testa mordendomi le labbra, strofino le mani deglutendo nervosamente.

“Devi esserti sbagliato!”

“Io non mi sbaglio mai, dolcezza!”

I suoi occhi catturano prepotente i miei, la sua voce nella mia mente come un ordine latente.

“Andiamo, bellezza.”

La mia mano nella sua, adesso ci divertiremo.

Non ho mai avuto bisogno di soggiogare una donna per convincerla a seguirmi, ma stamane sono talmente annoiato da non avere alcuna voglia di lasciare spazio al mio me carismatico e brillante. Fisso gli occhi in quelli della giovane preda e lascio che la mia voce suadente guidi i suoi gesti.

“Andiamo, bellezza, adesso io e te ci divertiremo.”

Sorride, o almeno credo stia sorridendo. Da quando ho iniziato a studiarne i lineamenti il suo volto sembra essere semplicemente contratto in una infinita smorfia di sofferenza, come se avesse le viscere dilaniate da fastidiosi crampi in maniera costante. Adolescenti, che mondo complicato da capire, per chi avesse tempo da perdere nel tentativo di farlo. Guido la ragazza lontano dalla scolaresca felice e rumorosa che ha invaso la città, le mie dita intrecciate alle sue cercano un calore che non sembra in grado di darmi, annuso il profumo della sua pelle osservando il sangue pulsare dalle vene violacee del suo braccio. Ha un buon odore, sarà stato questo a guidare la mia scelta. Le sorrido divertito mentre le faccio strada all’interno della mia abitazione, la silenziosa assenza di mio fratello accoglie il nostro ingresso.

“Allora, bellezza, pronta a passare la giornata più intensa della tua sciocca vita?”

Mi fissa sbigottita continuando a mordersi le labbra.

“E’ casa tua? Chi sei? Perché siamo qui?”

Beata innocenza, dovrei forse farle un disegnino?

“Il mio nome è Damon, Damon Salvatore. E tu sei…”

Bella Swan.”

Sussurra appena il suo nome, mi fissa spaventata. Adoro sentire la loro paura.

“Sarà uno spasso, Bella Swan! Rilassati.”

Inarca le labbra assecondando nuovamente il comando della sua mente, le mie labbra catturano le sue per un bacio profondo, la mia lingua viola con prepotenza la sua bocca mentre le mie braccia hanno già catturato il suo corpo in una stretta famelica.

“No! Fermo, che fai?”

Urla isterica scalciando come se fosse in preda ad una crisi epilettica.

“Mi sembra facile da intuire, ti bacio!”

“Lasciami subito. Ho un fidanzato, lui…”

“…non è qui, o sbaglio?”

Cosa le è sfuggito del: ci divertiremo a questa stupida ragazzina?

Allento leggermente la presa dandole l’illusione di potersi sottrarre al mio controllo, come morsa da una tarantola corre disperata fino alla porta. Illusa. Un solo balzo e le sono addosso, sono annoiato e stufo di tutte queste moine, le mie braccia intorno al suo corpo, le mie labbra sul suo collo tastano il punto in cui far affondare i miei canini.

“Ti prego, no!!! Edward ti ucciderà se provi a farmi del male!!!”

Soffoco una risata sul suo collo, lecco la pelle lattea lasciando traccia del passaggio della mia lingua. Rigiro la ragazza tra le mie braccia come fosse una bambolina di pezza, i miei occhi di nuovo dritti nei suoi.

“E’ solo sesso, rilassati.”

Prendo nuovamente possesso delle sue labbra e le mie mani si fanno audaci sul suo corpo, arrendevole ed eccitata si lascia guidare dai miei gesti esperti, in pochi istanti la privo dei vestiti assaporando famelico ogni millimetro della sua pelle. Non c’è delicatezza dei miei gesti, le mie mani si stringono intorno ai suoi capelli mentre un gemito sommesso abbandona le sue labbra.

“Sono vergine! Ti prego. Non posso, io…Edward…”

Ancora con questo Edward? Ora l’ammazzo! Lesta la mia mano sul suo collo la inchioda al muro in una morsa quasi letale, sono furioso. Nessuna fa tutte queste storie per farsi sbattere da me.

“Chi diavolo è questo Edward?”

Quasi ruggisco lasciandomi sopraffare dalla frustrazione che questa situazione mi provoca.

“Il mio fidanzato…lui è…”

“Cosa è Edward?”

I miei occhi nei suoi. La verità più assoluta.

“Un vampiro. Lui è un vampiro. Lui mi ama, io lo amo.”

Scoppio a ridere allentando la presa, è una situazione talmente assurda da essere paradossale.

“Sei fidanzata con un vampiro e sei….vergine?”

Neanche Stephan riuscirebbe a raggiungere simili livelli di idiozia.

“Edward non vuole fare sesso con me, dice che mi ucciderebbe!”

Povera ragazza, talmente sfigata da essere riuscita a trovare l’unico vampiro impotente al mondo.

“E dove diavolo è il tuo Edward adesso?”

Le mostro i canini lasciando che il mio viso si tramuti nel mostro che sono. La verità, Bella.

“E’ nei boschi, deve nutrirsi, lui…il sangue…”

“Perfetto. Un altro membro del fanclub di Bambi!”

La paura lentamente si allontana dai suoi occhi lasciando posto alla curiosità, la sua mano lenta segue il profilo del mio volto.

“Tu sei diverso. Oggi eri al sole, ti ho visto, il sole baciava il tuo viso e tu non brillavi!”

“Brillare? Di cosa diavolo parli? I vampiri bruciano al sole, bambolina. Chi ti ha mai detto un’idiozia simile?”

Inarco le sopracciglia cercando di capire a che gioco sta giocando la piccola mortale.

“Ti sei esposto…i Volturi…ti cercheranno…”

“I Vol…che? Devi aver battuto la testa più forte del previsto mentre….”

“Sono i capi di una famiglia di vampiri antica e potente chiamati Volturi, risiedono a Volterra, in Italia. Non seguono la dieta vegetariana come i Cullen, ma si cibano di sangue umano, attirando le vittime direttamente nella loro casa! Mostruoso.”

La fisso sconcertato. Ci mancavano solo i cugini italiani di Klaus ad allietarmi la giornata. Pensare che volevo farmi solo una sana scopata e una salutare bevuta! Dannati tutti!

Sto per conficcare una volta per tutte i miei denti nel collo dell’ormai irritante ragazza quando di colpo vedo spalancarsi la porta di casa mia, sbuffando sposto la mia attenzione sull’intruso. Indossa un impermeabile grigio topo e ha dei capelli cotonati che potrebbe far invidia a mio fratello.

“Levale le mani di dosso.”

Sibila digrignando i denti, non riesco a decifrare la sua espressione.

“Edward…”

Ecco l’uomo del momento. Se non sapessi che i vampiri non necessitano di soddisfare bisogni fisiologici penserei che il ragazzo abbia urgente bisogno di un bagno.

“Ti ho detto: levale le mani di dosso!”

Sorrido divertito fissando il ragazzo con troppo cerone sul viso avanzare verso me con aria minacciosa, mi sposta con violenza dal corpo di Bella facendomi urtare contro il mobile alle mie spalle.

“Bella, amore mio, stai bene?”

“Edward, ma come hai fatto?”

“Alice ha avuto una visione, sono corso subito da te.”

Bella, Elena, Edward, Stephan…c’è sempre uno stupido vampiro innamorato a rovinare le mie giornate. Sono stufo, totalmente e follemente stufo. Non posso liberarmi di mio fratello ma nulla mi vieta di sfogare tutta la mia rabbia su questo stramboide. Uno scatto veloce, gli sono addosso, un rapido gioco di polso, la mia mano nel suo petto, un sorriso sul mio viso.

“Ti hanno mai consigliato una lampada amico, sei troppo pallido!”

Il suo cuore tra le mie mani. L’urlo straziante della ragazza al suo capezzale.

Innamorarsi di un vampiro, che stupido errore.

Mi accovaccio accanto alla ragazza rapendo brutalmente i suoi occhi con i miei.

“Ascoltami bene, Bella Swan, Edward non era altro che uno stalker zoofilo con una passione sfrenata per Bambi, lo hai mollato tu perché lo hai beccato a sniffare glitter in compagnia di Campanellino. Non potevi essere innamorata di un essere del genere, hai letto un articolo su Vanity Fair che ti ha illuminato! Meriti di più, Bella. Hai passato una giornata fantastica a Mystic Falls e hai finalmente capito quanto può essere favolosa la tua normale e anonima vita senza vampiri! Adesso sorridi, Bella! Troverai il vero amore, un amore con un cuore che batte e un caldo respiro… fino ad allora ti concederai del sano sesso consolatorio!”

Un bacio sfiorato sulle sue labbra.

“Addio, Bella!”

Se  siete arrivati fino alla fine di questo delirio, vi ringrazio. Vampiri, libri, telefilm, la voglia di non crescere, un pò di noia….un mare di parole.

Parole e Storie

Dirsi Addio…


“Non devi restare, vai pure!”

La frase era scivolata troppo velocemente dalle labbra di Damon, il suo cuore non era pronto ad accogliere il dolore che gli era scoppiato dentro lacerando ogni microscopica fibra del suo essere! Aveva senso per un essere non mortale avvertire un dolore così maledettamente mortale?

Aveva immaginato in ogni minimo dettaglio la scena che si sarebbe presentata dinanzi ai suoi occhi al pronunciare freddo di quelle sue parole.Lei avrebbe avuto gli occhi pieni di lacrime, emozionati e tremolanti, si sarebbe morsa le labbra alla ricerca delle parole giuste da dire, avrebbe sorriso titubante tirando su con il naso con quell’aria da bambina che lo aveva fatto innamorare al loro primo incontro. Lui l’avrebbe guardata sorridendo pronto ad accoglierla tra le sue braccia, si sarebbero baciati con la foga di chi si è ritrovato dopo un lungo addio promettendosi di non lasciare mai più pensieri simili annidarsi tra loro. Inseparabili si sarebbero concessi una lunga notte d’amore lasciando ai propri compiti il dolce compito di raccontarsi il loro amore!

Ma non era andata così!

Lei aveva annuito mestamente allontanando lo sguardo da lui, dal suo mondo, dal loro amore; aveva sospirato concedendosi il tempo di ordinare le parole nella sua mente, la sua mano aveva carezzato il viso di Damon per un’ultima carezza:

“Non ho detto che voglio lasciarti!”

Parole sospirate pregne di una illusoria bugia.

Un lungo silenzio aveva avvolto il vuoto delle loro vite per un tempo che era parso a entrambi infinito.

“Lo hai appena fatto!”

Un lieve sussurro. Le sue parole che riecheggiano nella mente e fanno male.

A volte il coraggio sta nel sapersi dire: Addio!!!