Pensieri Sparsi

Essere amiche a 30 anni.


Il seguente post l’ho letto ieri su Facebook, era stato condiviso da uno dei miei contatti e il titolo difficilmente poteva sfuggire ai miei occhi; l’ho letto di un sol fiato lasciandomi emozionare parola dopo parola mentre i volti delle mie amiche si susseguivano nella mie mente.

Ho deciso di riproporlo qui, perchè trovo giusto che sia letto, ma sopratutto come dedica alle mie amiche trentenni.

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L’amicizia è una cosa bellissima, a qualsiasi età, ma a trent’anni, forse, lo è ancora di più. Le amiche a trent’anni le hai scelte da tempo e, nel tempo, hai anche avuto modo di capire che alcune di loro sono delle grandissime stronze. Che alcune amiche le perdi per strada ma, ora lo sai, di sicuro quelle non erano buone amiche. Le amiche a trent’anni fanno quello che facevano quando avevano vent’anni, solo che ora c’è anche il lavoro, un marito, un figlio che assorbono le energie di tutte queste amiche, tenendole lontane per un po’. Ad incastrare gli impegni di tutte ci vuole una pazienza e una determinazione che a vent’anni ti dava fastidio solo il pensiero e per organizzare un aperitivo di mezz’ora, in media a trent’anni, ci si impiegano dai dieci ai quindici giorni. A volte anche un mese.

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A trent’anni con le amiche, la sera, ti vedi “prestino, perché poi devo tornare a casa, ché domani mattina la sveglia suona presto” e quando guardi il barman non pensi più alla storia di passione che potresti avere con lui sotto al bancone, ti auguri solamente che non ti metta alcol scadente nel cocktail: “Altrimenti domani di sicuro mi sveglio con un mal di testa pazzesco”.

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Le amiche a trent’anni non si vestono più tutte uguali. La regola del tacco, tutte o nessuna, non vale più. Ognuna si sente libera di uscire vestita come vuole, di affermare se stessa, risplendendo della bellezza di un gruppo di donne che hanno imparato ad amare tutto le une delle altre. Anche quegli orribili sandali con la zeppa sì, anche quelli. Gli uomini, per le amiche a trent’anni, di solito sono quasi tutti sposati, separati, divorziati, ex qualcosa (o di qualcuno) insomma, ma allergici ai legami proprio come quando avevano vent’anni. I problemi, invece, sono sempre gli stessi con l’aggiunta della comparsa delle prime rughe. E dei primi capelli bianchi. Poi c’è la cellulite che va sempre di moda, quella che già c’era a vent’anni e che ci sarà, di certo, pure a quaranta.

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C’è che prima non ti struccavi nemmeno, prima di infilarti nel letto alle quattro di notte e ora invece state lì a parlare per ore di routine serale e dei benefici del tonico utilizzato sempre dopo il latte detergente. C’è che prima andavate a ballare tutte le sere e ora, al massimo, tre volte all’anno. C’è che prima ci si vedeva sempre e solo nel locale più frequentato del momento e ora va bene tutto, purché la musica non sia troppo alta altrimenti non possiamo parlare in pace. C’è che tra amiche, a trent’anni, si può confessare di preferire il divano e la tv, per una sera almeno, trovando pure una discreta comprensione da parte delle altre.

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Le amiche a trent’anni lo sanno che quella tua mania di controllo, in realtà, è solo bisogno di essere amate. E lo capiscono. Sanno che sei stata illusa, tradita, ferita ma anche che hai tutte le carte in regola per rialzarti da sola. Mentre loro ti stanno vicino. Ed è solo questa parte della storia che ti ricorderanno quando, per l’ennesima volta, avrai bisogno di rimetterti in piedi. Sanno che ce la stai mettendo tutta per essere felice, per raggiungere i tuoi obiettivi, fare carriera oppure no, un figlio oppure no, una vita coniugale felice oppure no. Sanno che la vita può prendere pieghe inattese e che la capacità di reagire, nel bene e nel male, è la cosa più importante.

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Soprattutto le amiche a trent’anni sanno che non è mai o tutto bianco o tutto nero, per questo sanno anche che tu, come loro, hai bisogno adesso più che mai di un’amica che ti asciughi le lacrime e esulti dei tuoi successi. Sanno che avere accanto qualcuno è una scelta e si sentono fortunate ad essere state scelte da voi.

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Le amiche a trent’anni sono donne consapevoli di loro stesse, quasi sempre almeno, consapevoli del fatto che, a qualsiasi età, un’amica saprà dirti sempre: “E se andrà male, la supereremo insieme. Anche questa”.

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(Questo post è apparso per la prima volta su C’era una vodka e ora c’è una mamma che ha bisogno di un drink)

Parole e Storie

Una vacanza da sogno


Non ho mai avuto un’ottima memoria, soprattutto per le cose che scrivo; scrivendo di getto, probabilmente, perdo la connessione con alcune cose, perdo la conoscenza delle stesse…non saprei dare una spiegazione alla capacità di stupirmi quando, per puro caso, ritrovo qualcosa scritto da me di cui non ricordavo l’esistenza.

Una vacanza da sogno

Era da tempo che mi ero ripromessa di farlo, questa volta non mi sarei  lasciata scappare l’occasione. Mi sono imposta di non chiedere consiglio a nessuno e concedermi il brivido di seguire semplicemente l’istinto nel prendere la mia decisione; egoisticamente sapevo di meritarmi questo regalo: quindici giorni di crociera nel meraviglioso Oceano Indiano: Seychelles, Madagascar, le Mauritius e Zanzibar. Un viaggio da sogno, il mio viaggio da sogno. Quindici giorni lontani dal mondo, io e Micheal, chi potrebbe negare che ci siamo meritati una ricompensa, dopo tutto?
Sono giorni, ormai, che la nave è salpata, il clima a bordo è sereno e, finalmente, anche io sto iniziando a rilassarmi e a sciogliere la troppa tensione accumulata in questo periodo convulso che ho attraversato.
Ho aspettato con ansia che Micheal cedesse al richiamo di Morfeo abbandonandosi, beatamente, tra le sue braccia nel letto king size nostra cabina per potermi concedere una passeggiata solitaria lungo il ponte illuminato; c’è la luna piena stanotte e una strana sensazione aleggia nel mio cuore facendolo sentire stranamente pesante. Cammino sovrappensiero, perdendomi con lo sguardo nell’oscurità della notte, fino a quando i miei occhi si soffermano su una sagoma troppo familiare.

Non può essere lui. Sicuramente, sarà la mia immaginazione a giocarmi brutti scherzi. Con il cuore in gola, mi avvicino a quella figura che inizia a delinearsi sempre di più ai miei occhi, mi sento mancare il respiro quando i suoi occhi si incontrano con i miei e le sue labbra disegnano un dolce sorriso.
“Ashley…”
La sua voce calda e sensuale, proprio come era impressa nei miei ricordi, trapassa la mia anima. Non può essere lui, non può essere qui. La mia voce acida scandisce le poche parole che riesco a pronunciare.
“Che ci fai tu qui?”
Sgrano gli occhi incredula, cercando di controllare il battito convulso del mio cuore e di apparire meno agitata e isterica di quanto non sia in questo momento della mia vita.
“Probabilmente la stessa cosa che fai tu?”
I suoi occhi gelidi catturano i miei, mette le mani in tasca e, con aria distratta, si poggia alla balaustra del ponte, mordicchio le labbra cercando qualcosa di intelligente da dire ma mi rendo conto ben presto che i miei neuroni hanno deciso di prendersi le ferie proprio adesso che la loro presenza sarebbe a dir poco necessaria. Sospiro, cercando di guadagnare tempo, ma è tutto inutile. Alzo bandiera bianca e lascio liberi i miei pensieri, smetto di razionalizzare e lascio che sia la mia memoria muscolare a prendere possesso dei miei movimenti. In un incastro perfetto le mie braccia si stringono intorno al suo collo e le mie labbra si posano leggere sulla sua guancia, lo sento rilassarsi per una frazione di secondo prima di adagiare con decisione le sue mani lungo i miei fianchi e stringermi a se.
“Scusami, è solo che eri l’ultima persona che mi aspettavo di incontrare su questa nave…”
Sorride sarcastico, accarezzando il mio corpo con lo sguardo.
“…forse, l’ultima che avresti voluto incontrare.”
Sfioro il suo viso con il dorso della mia mano.
“E’ passato tanto tempo, ormai.”
Sembra passata una vita da quando io e lui eravamo una sola cosa, quando, giovani e innamorati, vivevamo nella nostra bolla d’amore convinti che non esistesse mondo al di fuori di noi due. La passione che ci travolgeva ardeva così prepotentemente in noi fino a consumarci, il nostro amore era una fiamma rovente che, tristemente, una folata di vento aveva spento di colpo. Di punto in bianco, i nostri migliori pregi erano diventati i nostri peggiori difetti; litigi, urla, crisi isteriche, la nostra storia idilliaca si era trasformata, all’improvviso, in un inferno a cui con grande dolore, ma forse anche grande liberazione, avevamo messo fine.
Sorride dolcemente fermando la mia mano con la sua per portarla lentamente all’altezza labbra che delicatamente la sfiorano in un lento baciamano, i suoi occhi verdi sorridono cercando complici i miei, un breve contatto che  fa fremere il mio corpo come se fosse attraversato da una scarica elettrica. Ritraggo timidamente la mano sfregandola nervosamente con l’altra, abbasso lo sguardo per impedirgli di leggere i pensieri che, troppo malinconici, rapiscono il mio cuore riportandolo indietro nel tempo a quando esisteva un noi.
“Sei sempre bellissima.”
Non saprei dire se è colpa del leggero dondolio della nave che miscela i miei pensieri confodendoli, del fantastico cielo stellato che ci fa da scenario o della voglia di vivere che, per troppo tempo, ho represso dentro di me ma non riesco a resistere a questa forza magnetica che mi attrae verso di lui, le mie labbra non riescono a respingere il suo bacio improvviso. Non abbiamo bisogno di parole, i nostri occhi si specchiano gli uni negli altri per confidarsi ciò che le nostre bocche hanno ancora paura di ammettere, la sua mano si intreccia alla mia, i suoi passi si fanno veloci e, ad ampie falcate, mi conduce nella sua cabina. Come  due ladri, ci infiliamo in camera, i suoi occhi cercano nuovamente i miei facendo vibrare la mia anima, non riesco percepire altro se non la mia voglia di essere sua; il suo sorriso malizioso mi fa tremare le gambe mentre le sue mani, forti e decise, prendono possesso del mio corpo. Le sue mani scendono lentamente lungo la mia schiena, si adagiano sicure sulle mie natiche alzandomi di peso, allaccio le gambe intorno al suo corpo percependo tutta la sua virilità. Sto impazzendo di desiderio, e lui lo sa. Non smette di baciarmi mentre mi adagia sul letto, ammira il mio corpo caldo e pronto ad accoglierlo fino a quando, impaziente, afferro il colletto della sua camicia bianca e lo tiro verso di me; non mi lascia bramare oltre le sue carezze, le sue mani iniziano a muoversi sul mio corpo, accarezzano lentamente le mie gambe risalendo verso le mie cosce, le labbra seguono le loro movenze lasciando una scia umida e luccicante, le sue dita si avventano con foga sui bottoni dei miei pantaloni per slacciarli e liberarmene. Accarezza la mia intimità, perdendosi nel lago del mio piacere, non riesco a trattenere i gemiti che risuonano nella stanza; i suoi occhi smeraldi studiano il mio viso, contempla con un ghigno soddisfatto la mia espressione estasiata. Sento la sua eccitazione crescere sempre più prendendo vita in mezzo alle sue gambe; mugugna qualcosa con la voce roca e rotta di piacere non appena le mie mani prendono ad accarezzare con ritmo più deciso la sua intimità, volge gli occhi al cielo, dal suo respiro spezzato riesco a percepire palesemente quanto sia vicino al limite. Senza indugiare ulteriormente, si fa largo tra le mie gambe, intreccia le sue mani con le mie portandole all’altezza della mia testa, lasciando il suo corpo aderire quasi completamente con il mio; i suoi occhi nei miei, il battito del mio cuore sincrono al suo, i nostri respiri affannosi, la sua voce rauca al mio orecchio.
“Non sai quanto ho desiderato questo momento.”

Con un colpo deciso entra dentro di me, le mie mani si stringono alle sue in un istante in cui resto senza fiato, mi sento donna come non accadeva da tempo sotto le spinte possenti del mio amante, il suo bacino batte con forza contro il mio regalandomi attimi da mille brividi, un urlo smorzato esce dalla sua bocca quando con un colpo più forte mi bagna con il suo piacere, tremo tutta tra le sue possenti braccia mentre stremata lo raggiungo in quell’attimo di paradiso tutto nostro.

Appagato, si lascia scivolare accanto al mio corpo, le mie mani sul suo petto ascoltano il ritmo accelerato del suo battito mentre la mia bocca ancora bramosa del suo sapore inizia a muoversi sul suo collo. Basta poco, fugaci carezze e baci proibiti e anche la sua eccitazione raggiunge i livelli della mia, bacio il suo addome scolpito scendendo pericolosamente verso le sue zone erogene, lo sento fremere di piacere sotto i colpi esperti della mia lingua, sorrido soddisfatta: ricordo ancora bene come farlo godere, come renderlo schiavo dei movimenti. Accarezza con veemenza i miei seni invitandomi a risalire verso la sua bocca, seguo le sue indicazioni da brava gattina, mi struscio sul suo corpo fino a unirmi nuovamente al suo, mi muovo sicura scandendo il ritmo della nostra frenetica danza, i nostri corpi sembrano non essere mai sazi: per troppo tempo sono stati a digiuno l’uno dell’altro. La mia lingua si infila avida nella sua bocca fino al momento in cui ancora una volta siamo scossi dal più alto dei piacere. Mi lascio cadere sul suo corpo, le sue braccia scolpite mi stringono a se fino a quando, ormai stremati, ci abbandoniamo al più dolce dei sonni.
È oramai mattina quando mi desto dal torpore in cui ero caduta, scruto i dolci lineamenti del suo viso e una fitta mi trafigge il cuore; raccolgo i miei vestiti e di fretta mi ricompongo senza far rumore.
“Addio, amore mio.”Come una ladra sgattaiolo fuori dalla sua cabina, chiudo la porta alle mie spalle e lascio che tristi lacrime bagnino il mio visi; la sua voce calda alle mie spalle mi trapassa l’anima. Non mi volto fino a che non sento le sue mani posarsi sulle mie spalle.
“Ashley, perché stai scappando da me?”
Raggiunge il mio viso, i suoi occhi penetranti raggiungono i miei.
“Non dovevo, Jason. Perdonami.”
Le sue mani si stringono intorno alle mie braccia, l’espressione del suo viso è un misto tra rabbia e delusione, abbasso lo sguardo impotente di fronte alla dolcezza del suo.
“Devo andare, ti prego lasciami. Micheal si starà per svegliare, non può non trovarmi accanto a lui.”
Lascia di scatto la presa lasciando scivolare le braccia lungo il suo corpo. Non dice una parola. Nei suoi occhi solo profondo disprezzo. Sento il mio cuore rompersi in mille pezzi, troppo piccoli per essere rincollati questa volta. Senza muovere bocca, mi volto per riprendere la mia strada, quella che mi conduce alla mia cabina, quella che mi porta nuovamente lontana da lui.
Con le lacrime che colmano i miei occhi rientro in camera, senza spogliarmi mi adagio a letto accanto a Micheal che, fortunatamente, dorme ancora come un angelo, sfioro il suo dolce viso e mi guardo intorno osservando cosa è diventata la mia vita adesso, quanto distante sono arrivata da quel sogno idilliaco di amore eterno che mi aveva legato a Jason, quel sogno che stanotte mi aveva rapita e stravolto la vita proprio come tanti anni fa. Non è più tempo per i rimpianti, non è più tempo per i rimorsi, non è più tempo per noi.
Quella che era iniziata come una vacanza da sogno si sta trasformando per me nel peggior incubo mai vissuto, da giorni ormai vivo con il terrore di incontrare nuovamente i suoi occhi  ,ogni porta che apro, ogni angolo che svolto, ogni singola attività a cui decido di prendere parte è una puntata azzardata nella partita della mia vita.

Pubblicando tutto il racconto, sarebbe stato troppo lungo;
magari vi avrei annoiato…

Parole e Storie

Una notte per dirsi addio.


Mi giro e mi rigiro tra le morbide lenzuola di seta che avvolgono il mio corpo pervaso da un insolito senso di spossatezza, mi raggomitolo su me stessa in pochi morbidi gesti, sento la testa schiacciarsi pesantemente sul cuscino mentre, ancora con gli occhi sigillati, mi lascio cullare beatamente dal torpore che avvolge le mie membra intorpidite e stanche. Un lieve tepore scalda il mio viso, una leggiadra carezza sulla mia pelle. Sogno o realtà? Non sono ancora sicura di volerlo scoprire. Sconnessi input pervadono la mia mente che si sforza inutilmente di comprendere quanto reale sia questo calore che sento farsi sempre più vicino a me. Devo avere decisamente esagerato con l’alcool ieri notte e quest’odioso stato di stordimento in cui mi trovo ne è la diretta conseguenza. Nuovamente quel lieve tepore sul mio viso, a rilento sfiora le mie guance, lambisce appena le mie labbra per poi perdersi tra i ricci dei miei capelli. Ascolto il silenzio intorno a me lasciandomi inebriare dall’intenso profumo di uomo che mi avvolge. Lentamente schiudo gli occhi, muovo le palpebre per lasciarli abituare gradualmente alla luce del giorno che li inonda rendendo più nitida l’immagine del dolce sorriso che illumina il suo viso. Ti fisso incredula, il cuore trema nel mio petto mentre il mio sguardo si posa rapido sui biondi capelli che ricadono morbidi sul tuo viso latteo, sfiora la tua bocca carnosa nascondendosi timido ai tuoi intensi occhi azzurro mare che si adagiano dolcemente sul mio viso.

“Buongiorno, piccola.”

La voce del roca del mattino. Un morbido bacio sulle mie labbra. Un dolce sorriso sul mio viso.

Ma cosa diavolo sta succedendo?

Non so bene neanche io perché anche questa volta avevo accettato il tuo invito a seguirti nell’ennesimo tour, la mia passione per i viaggi e la mia costante ricerca di nuovi stimoli per le mie mostre fotografiche avevano vinto ancora una volta su tutte le mie titubanze; in fondo non vi era stato tour a cui non avevo partecipato, non vi era città in cui non ti avevo seguito e, nonostante questa volta non era stato facile motivare la mia presenza alla tua nuova compagna, eri stato perentorio nel ricordarmi la promessa che ti avevo fatto il giorno in cui con la mano tremante aveva firmato il tuo primo contratto discografico: ci sarò sempre io con te Nicky!

Sebbene dentro di me sapessi che forse sarebbe stato meglio starmene a casa mia, ancora una volta mi sono trovata a urlarti felice a telefono che non avrei rinunciato a partire con te per nulla al mondo. Per quanto amassi farmi pregare, ho sempre adorato seguirti in giro per il mondo: la folla urlante, gli orari strampalati, jet-lag a non finire da superare, le emozioni dei live; vivere di riflesso il suo successo riuscendo a mantenerti in poche battute con i piedi per terra mi ha sempre regalato sensazioni che più vivo e più sento difficili da abbandonare.

È iniziato tutto così: la tua telefonata, la mia risposta, la nostra partenza.

L’espressione beata del tuo viso, mentre i tuoi occhi cercano quasi disperati i miei, mi confonde.

Era una bellissima giornata di sole ieri mattina, lo spettacolo della sera precedente era stato un successo strepitoso, la sveglia aveva suonato relativamente presto per entrambi, un’abbondante colazione e via: una sana mattinata di shopping per le strade di Tokyo era quello a cui avevamo deciso di dedicarci noi due.

“Allora, Kristal, mi aiuti a scegliere?”

Ho risposto annoiata avvicinandomi all’ennesimo stand che avevi deciso di spulciare alla ricerca del regalo perfetto per la tua dolce Marissa, mi guardavi interrogativo mostrandomi due kimoni in seta dai colori molto tenui.

“Allora rosa o blu? Farfalle o fiori?”

Fissavo indecisa i due eleganti abiti tradizionali giapponesi cercando di trovare in tempi brevi la risposta che fremevi di ricevere, sebbene conoscessi decisamente molto poco i gusti della tua nuova fidanzata l’ansia con cui ti apprestavi a prendere uno dei due capi mi aveva spinto a correre in tuo soccorso.

“Questo blu è bellissimo, molto delicato…”

“…e facile da far scivolare via.”

Una lieve risatina aveva accompagnato le tue parole alle quali mi ero ritrovata a sorridere leggermente portando gli occhi al cielo.

Lentamente disegni con un dito il mio profilo, restiamo sospesi nel pesante silenzio che ci avvolge. Ti sorrido timidamente mordicchiandomi le labbra mentre continuo a ripercorrere con la mente tutto ciò che ci ha portato qui.

Eri così soddisfatto del tuo acquisto, eri stato ore a raccontarmi di lei, di come vi eravate conosciuti, di cosa sentivi quando eravate vicini e del vuoto che provavi standole lontano, di quanto il cuore battesse nel tuo petto al solo vederla sorridere, ti sentivi finalmente completo e, anche se la delusione era stata enorme, in fondo avevi compreso anche il suo rifiuto alla tua richiesta di seguirti in tour: per una modella non era cosa semplice partire per mesi interi e tu eri ben consapevole che lei non avrebbe mai rinunciato alla sua vita per accompagnarti in giro per il mondo. Abbiamo camminato per ore in giro per la città mentre la tua voce riempiva l’aria intorno a noi e il tuo braccio cingeva la mia vita.

Perché non hai insistito per portare lei? Perché sei stato così accondiscendete? Poggio la mia mano sul tuo petto sperando che il tuo cuore risponda alle mie insistenti domande.

La giornata è trascorsa tranquillamente, mi hai costretta ad assaggiare il sushi a pranzo, canzonandomi tra un boccone e l’altro per le espressioni buffe del mio viso. Da bravi turisti, abbiamo vagabondato per le strade lasciando alla mia fedele macchina fotografica il compito di immortalare la bellezza, i colori, le sfumature e l’intensità della città. Stremati, siamo tornati in hotel alle prime luci del tramonto, i ragazzi ci aspettavano per cena e non potevamo assolutamente tardare; ancora ridendo per la tua ennesima battuta di cattivo gusto, ci siamo salutati con un rapido bacio sulle guance sparendo entrambi nelle nostre camere da letto per un rilassante bagno caldo.

La tua mano si poggia morbida sulla mia, l’avvolge completamente al tuo interno tenendola ferma sul tuo cuore.

Solita cena per noi, solite risate, solite battutine sciocche, solita telefonata di Marissa che ti ha tenuto per un bel po’ di tempo lontano da noi. Solita vita da tour. Sebbene siano passati anni ormai, nonostante i nuovi arrivi e qualche partenza, l’armonia del gruppo è rimasta sempre invariata nel tempo. Penso sia proprio di questo di cui parlavamo io e Alex al tuo ritorno tra noi, frettolosamente, ti sei inserito nel nostro discorso, il tuo fiume di parole ha placato le nostre lasciandoci in silenzio ad ascoltarti, sembravi particolarmente iperattivo e non hai provato neanche a mimetizzare il tuo sconforto quando tutti gli altri lentamente si sono ritirati nelle loro stanze per il giusto riposo.

“Non avrai sonno anche tu?”

Un vivido luccichio ha rischiarato i tuoi occhi al suono della mia risposta, la tua mano si è intrecciata alla mia, conducendomi nuovamente per le strade illuminate a festa di Tokyo. Come due bambini finiti di colpo nel paese dei baiocchi, ci siamo fatti fagocitare dalla vita notturna della città, naufraghi in quel mare di luci abbiamo trovato rifugio in un club dove, senza pensarci troppo, abbiamo iniziato ad assaporare un cocktail dietro l’altro.

“Questo non possiamo non assaggiarlo.”

Sempre la solita scusa. Sempre uno in più. La testa sempre più leggera. I sensi sempre più alterati. È forse questo che ci ha portato qui?

Decisamente entrambi su di giri abbiamo fatto ritorno in hotel, chiamare un taxi era stata una decisione più che sensata, seduta sui sedili posteriori dell’auto mi sono ritrovata con la testa poggiata sul tuo petto mentre la tua mano si districava tra i miei ricci ribelli. Le tue labbra morbide si sono poggiate sul mio collo per lievi carezze. Ero confusa, annebbiata dall’alcool, ho chiuso lievemente gli occhi lasciandomi trasportare dalle crescenti emozioni che quel contatto inaspettato stava suscitando dentro di me. La tua mano si è intrecciata ancora una volta alla mia per aiutarmi a scendere dal taxi, il tuo braccio si è stretto intorno alla mia vita mentre insieme abbiamo varcato silenziosamente il possente ingresso della hall per nasconderci velocemente nel vano ascensore che ci avrebbe portato al nostro piano. Ancora qualche istante e ci saremmo dati la buonanotte come sempre, ma ieri non era la solita sera e nessun vano ascensore mi è mai sembrato più piccolo, la mia schiena poggiata alle pareti, il tuo corpo adagiato al mio, il tuo sguardo eccitato aveva letteralmente rapito i miei occhi un istante prima che le tue labbra facessero lo stesso con le mie.

È stato così che tutto ha avuto inizio, la tua lingua come impazzita ha cercato la mia per una frenetica danza, le tue mani si sono strette intorno al mio corpo bramose di abbandonarsi a carezze proibite. Il suono dell’ascensore ha interrotto l’oblio dei sensi in cui eravamo finiti. Pochi istanti. Era ormai troppo tardi per spegnere ciò che ardeva di vita dentro noi. Stingendo la mia mano, hai cercato le chiavi della camera, senza accendere le luci mi hai lasciato entrare chiudendo la porta alle tue spalle, non riuscivo a vederti ma sentivo il tuo respiro farsi più vicino, le mie labbra schiuse in attesa delle tue, le tue mani decise sul mio corpo, lungo la mia schiena, sul mio sedere, e poi su fino a raggiungere il mio seno. La tua bocca affamata di me. Le mie mani desiderose di te. Spingendomi con il tuo corpo mi hai condotta al letto su cui giaciamo adesso, mi hai fatto stendere coprendomi con il tuo corpo, lentamente hai iniziato a liberarmi dei miei vestiti assaporando con la lingua ogni centimetro della mia pelle sempre più nuda ai tuoi occhi. Con decisione ti sei insinuato tra le mie gambe schiudendole delicatamente, le tue mani si sono intrecciate alle mie, i miei occhi hanno cercato il profondo oceano dei tuoi mentre, con una spinta, sei entrato dentro di me. I tuoi movimenti decisi, le tue carezze delicate, il nostro piacere che si espandeva nella stanza. I nostri corpi non sembravano essere mai sazi l’uno dell’altro, abbiamo sfamato la nostra bramosia  bramosia fino a quando, stremati di piacere, non ci siamo addormentati ancora stretti l’uno tra le braccia dell’altro.

Mi sorridi con dolcezza sfiorando nuovamente le mie labbra. È tutto così surreale. Lasciamo che il silenzio parli per noi, permettiamo ancora un po’ al nostro muto amico di conservare i mille pensieri che attanagliano le nostre menti. Le tue labbra si posano nuovamente sulle mie.

“E’ stata la notte più bella della mia vita.”

Mi sussurri appena, lasciandomi sorridere imbarazzata. Sono confusa, cerco le tue labbra come risposta alle tue parole. La tua mano sfiora le mie forme di donna risvegliando lentamente i sensi ancora intorpiditi, il tuo corpo si fa sempre più vicino al mio mentre la tua lingua ha ormai preso pieno possesso della mia bocca.

Il suono squillante del tuo cellulare ci distrae prepotentemente dall’ascolto dei nostri desideri, mugugni qualcosa stringendo il mio labbro tra la bocca, allontani il tuo corpo dal mio per allungarti ad afferrare il piccolo oggetto poggiato sul comodino. Fissi in display per qualche istante, dall’espressione smarrita non faccio fatica a capire che sia lei. Ti alzi nervosamente schiarendoti la voce prima di accettare la chiamata.

“Buongiorno, amore mio.”

Ti osservo camminare nervosamente di fronte la grande vetrata che da sulla città. Mi sento piccola e sporca in questo immenso letto.

“Ma che dici? Tu non mi disturbi mai…ma no, non stavo facendo niente di importante e poi, lo sai, che nulla è più importante di te, piccola mia.”

Sgattaiolo via dalle lenzuola che ricoprono il mio corpo caldo, senza fare alcun rumore, mi rivesto frettolosamente senza distogliere lo sguardo dal tuo corpo.

“Mi manchi da morire, amore mio, è tutto così triste senza di te. Non ce la faccio più a vivere così.” Mi avvicino furtivamente alla porta, un sorriso smorzato si fa largo sul mio viso osservando per un’ultima volta il tuo viso illuminarsi in un dolce sorriso al suono della sua voce.

“Ti amo anche io, tesoro.”

Chiudo la porta alle mie spalle abbandonandomi ad un lungo sospiro.

Non è facile lo so, ma questo è un addio. Il mio addio.

Se siete arrivati alla fine, non posso che ringraziarvi.

Oggi storie e ricordi del passato, quando bastava una foto per far viaggiare la fantasia.

Nessuna pretesa, solo noia in una lunga domenica pomeriggio.