Pensieri Sparsi

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𝚀𝚞𝚎𝚕 𝚖𝚘𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘, 𝚚𝚞𝚎𝚕𝚕’𝚒𝚜𝚝𝚊𝚗𝚝𝚎 𝚒𝚗 𝚌𝚞𝚒 𝚕𝚎 𝚍𝚒𝚝𝚊 𝚜𝚒 𝚌𝚑𝚒𝚞𝚍𝚘𝚗𝚘 𝚊𝚝𝚝𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚊𝚒 𝚖𝚊𝚗𝚒𝚌𝚒 𝚍𝚒 𝚞𝚗 𝚜𝚊𝚌𝚌𝚑𝚎𝚝𝚝𝚘 𝚕𝚞𝚌𝚒𝚍𝚘 𝚎 𝚊𝚗𝚌𝚘𝚛𝚊 𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚕𝚒𝚜𝚌𝚒𝚘, 𝚎 𝚝𝚞𝚝𝚝𝚎 𝚕𝚎 𝚏𝚊𝚗𝚝𝚊𝚜𝚝𝚒𝚌𝚑𝚎 𝚌𝚘𝚜𝚎 𝚗𝚞𝚘𝚟𝚎 𝚊𝚕 𝚜𝚞𝚘 𝚒𝚗𝚝𝚎𝚛𝚗𝚘 𝚍𝚒𝚟𝚎𝚗𝚝𝚊𝚗𝚘 𝚝𝚞𝚎, 𝚊 𝚌𝚘𝚜𝚊 𝚜𝚒 𝚙𝚞𝚘̀ 𝚙𝚊𝚛𝚊𝚐𝚘𝚗𝚊𝚛𝚎? 𝙴’ 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚛𝚒𝚎𝚖𝚙𝚒𝚛𝚜𝚒 𝚕𝚊 𝚋𝚘𝚌𝚌𝚊 𝚍𝚒 𝚙𝚊𝚗𝚎 𝚝𝚘𝚜𝚝𝚊𝚝𝚘 𝚎 𝚒𝚖𝚋𝚞𝚛𝚛𝚊𝚝𝚘 𝚍𝚘𝚙𝚘 𝚊𝚟𝚎𝚛 𝚏𝚊𝚝𝚝𝚘 𝚕𝚊 𝚏𝚊𝚖𝚎 𝚙𝚎𝚛 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚒. 𝙴’ 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚜𝚟𝚎𝚐𝚕𝚒𝚊𝚛𝚜𝚒 𝚊𝚕 𝚖𝚊𝚝𝚝𝚒𝚗𝚘 𝚎 𝚛𝚎𝚗𝚍𝚎𝚛𝚜𝚒 𝚌𝚘𝚗𝚝𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚎̀ 𝚜𝚊𝚋𝚊𝚝𝚘. 𝙴’ 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚒 𝚖𝚘𝚖𝚎𝚗𝚝𝚒 𝚖𝚒𝚐𝚕𝚒𝚘𝚛𝚒 𝚍𝚎𝚕 𝚜𝚎𝚜𝚜𝚘. 𝚃𝚞𝚝𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚛𝚎𝚜𝚝𝚘 𝚜𝚌𝚘𝚖𝚙𝚊𝚛𝚎 𝚍𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎. 𝙴’ 𝚞𝚗 𝚙𝚒𝚊𝚌𝚎𝚛𝚎 𝚙𝚞𝚛𝚘, 𝚊𝚜𝚜𝚘𝚕𝚞𝚝𝚘, 𝚝𝚘𝚝𝚊𝚕𝚎.

(𝚂𝚘𝚙𝚑𝚒𝚎 𝙺𝚒𝚗𝚜𝚎𝚕𝚕𝚊)

Perché ci sono dei giorni in cui la tristezza bussa alla tua porta, i pensieri si fanno pesanti e non sai neanche davvero il perché. Giorni in cui sembra tu ti senta un po’ persa, un po’ vuota, un po’ assente. Giorni in cui ti senti in balia degli eventi; rinchiusa su un treno in corsa di cui hai dimenticato la destinazione.

Sono esattamente quelli i giorni in cui devi amarti di più.

Pensieri Sparsi

Addio 2018.


Mancano poche ore alla fine di questo anno ed io mi ritrovo qui a scrivere invece che in giro ad ubriacarmi, significherà pure qualcosa? Che frequenti gente di merda, che sei una cretina e che senza resoconto di fine anno proprio non ci riesci a stare.

Ma cerchiamo di non tergiversare.
E’ da quando mi sono svegliata questa mattina che cerco di immaginare cosa potesse essere appropriato scrivere in questo post, cosa avrei voluto ricordare, cosa sarebbe stato giusto annotare e rendere eterno di questo anno trascorso. Ho scorso le immagini dei 365 trascorsi e mi sono resa conto che, come ogni anno, le esperienze vissute sono sempre superiori alle aspettative.

E’ stato un anno strano,complicato ed estremamente intenso.Un anno in cui sono cresciuta e cambiata; un anno in cui ho acquisito una nuova consapevolezza di me stessa; in cui ho capito, ancora una volta, che i limiti esistono solo per essere superati.

Il mio 2018 è iniziato con la finta consapevolezza che l’ansia non avrebbe più preso decisioni al posto mio; una sorta di presa di coscienza di quello che avrei voluto per me. Ma tra il dire e il mare c’è di mezzo il mare ed ammettiamolo pure: i primi mesi di questo anno non sono stati proprio una passeggiata per me e la mia povera testa. Avere la consapevolezza di stare meglio e non riuscire ad esserlo a pieno può essere davvero frustrante.


Era una giornata di febbraio e c’era la neve (qui non è così normale essere bloccati dalla neve al mattino per andare in ufficio) quando questo anno ha preso una svolta differente, un bivio che non avrei mai potuto calcolare ma che, come mi è stato fatto notare, in fin dei conti avevo desiderato fin dal principio. Un cambiamento al lavoro, una nuova opportunità. Un qualcosa così lontano da quanto avessi studiato, così vicino a quelle che sono le mie attitudini più profonde.

Ho compiuto 33 anni. Sono davvero tanti eh se penso a quanto mi ero ripromessa avrei fatto entro questa età. E da marzo ad oggi è stato un treno in corsa su cui sono salita probabilmente senza neanche rendermene conto per davvero.

E’ stato l’anno del mio primo viaggio in Florida, la mia seconda crociera. L’anno della vita in vacanzacantata ed urlata a squarciagola con quell’amica pazza come te. L’anno del vento tra i capelli e la sensazione di leggerezza crescente Mojito dopo Mojito.

Scorro le foto e vedo te. Anche quest’anno la parte migliore di questi 12 mesi. I tuoi sorrisi, i tuoi baci, i tuoi abbracci, il tuo tutto che forse resta un po’ troppo per me. Una me troppo incredula ogni volta, una me che adesso è terrorizzata all’idea di rivederti. Un me che ha paura di averti deluso, di non essere stata abbastanza, di non essere stata all’altezza delle tue aspettative.

E’ stato l’anno del mio primo Salone Nautico a Cannes, del mio primo giro in elicottero. L’anno in cui per la prima volta mi sono detta che sono davvero brava, in cui mi è stato detto che sono stata brava. L’anno in cui ho capito che, se voglio, posso fare tutto.

E’ stato un anno in cui ho gettato le basi per 365 giorni futuri così intensi da fare quasi paura.

Mancano poche ore alle fine di questo 2018…ed io non so se sono pronta all’anno nuovo e a tutto quello che ha in serbo per me.

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30 Days Writing Challenge – 19


E’ ancora martedì, giusto per ricordarvelo eh.
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Giorno 19 – Racconta del tuo primo amore.
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Maledizione! Ecco a cosa mi sarebbe servito avere un fidanzatino all’asilo, oggi avrei avuto una storia dolce da raccontare, una di quelle che avrebbe trasformato i vostri occhi in cuoricini dipingendo me come una bambina dal cuore tenero e le gote rosee. Invece nada, nessun amore dal sapore di latte; la prima cotta e il primo amore sono arrivati quando bambina ormai non lo ero più.

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Gli amici se sapessero che sono proprio io
pensare che credevano
che fossi quasi un dio
perche non mi fermavo mai
nessuna storia inutile
uccidersi d’amore ma per chi?
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Max Pezzali e i suoi 883 ben avevano inquadrato la mia situazione, almeno fino agli anni del liceo. Io osservavo le mie amiche struggersi d’amore per qualche stupido ragazzino e non riuscivo a non domandarmi del perchè dovessero essere così sciocche? Perchè perdere tempo con chi tempo non ha alcuna voglia di dedicarti? I ragazzi erano i miei più cari amici, nella mia testa mi consideravano quasi uno di loro senza pene. Solo anni dopo avrei capito che mi sbagliavo, e non poco.

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Insomma, per parlare della mia prima cotta dobbiamo aspettare gli anni del liceo, quando, sicuramente senza prevederlo, mi sono infatuata di un mio compagno di classe. Lui era bello, ve lo posso giurare; di un bello quasi tenebroso già a quell’età, con me era sempre tanto carino e premuroso, mi portava lo zaino quando andavamo a fare ginnastica e mica è roba da poco. Ma io ero una ragazzina timida e rincoglionita, una di quelle che neanche sotto tortura ti faceva capire cosa le passasse per la testa e così, ad una festa credo, la mia migliore amica [a cui difesa devo dire che non aveva idea della mia cotta] mise gli occhi sullo stesso ragazzo che mi faceva sorridere al solo pensiero.
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Non ricordo bene come sia andata la cosa, fatto sta che mi sono ritrovata ad essere il loro postino dell’amore; non avevamo ancora i cellulari e il loro scambio epistolare avveniva tramite me. Sentivo il cuore farsi più piccolo ad ogni foglietto trasportato eppure tacevo quello che mi dilaniava dall’interno per troppo orgoglio, che senso avrebbe avuto raccontarle di quello che provavo se ormai lui l’aveva scelta?

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E’ stato solo qualche giorno prima della festa in cui avrebbero concluso che, non ricordo se dopo la descrizione dell’ansia per il primo bacio tra loro o qualche altro dettaglio che non avrei voluto sentire, non sono più riuscita a tattenere le mie emozioni. Non avevo intenzione di ostacolare il loro amore [quattro baci di una serata eh, non fatevi strane idee in testa] semplicemente non volevo saperne i dettagli, stavo male ma non le avrei mai chiesto di rinunciare.
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Ed è così che ho passato la serata della festa a cercare di non piangere e non ammazzare un altro compagno di classe che da mesi era diventato la mia ombra; aveva passato la serata a dirmi che mi vedeva strana e io, per levarmelo di torno, gli avevo presentato una mia amica stando ben attenta a sussurrargli della cotta che lei aveva per lui.
mrw-coming-out-as-mtf-transgendered-to-my-best-friend-and-his-first-question-is-if-he-can-touc-boobs-158225Il ragazzo fastidioso malamente scacciato tra le braccia di un’altra quella sera alla festa è stato il mio primo amore, quello che conserva la terenezza dei ricordi adolescenziali, quello su cui avrebbero potuto girare un teen drama che non avrebbe avuto nulla da invidiare a colossi come Dawson’s Creek.

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Non era bello, neanche lontanamente, eppure nonostante lo scacciassi in tutti i modi [alcuni veramente terribili] lui era sempre lì a cercare di entrare in quel mondo a cui continuamente gli negavo l’accesso. Era stato l’unico a capire del perchè quella sera io stessi male, l’unico a capire che stessi male, l’unico a capire cosa volesse significare provare un sentimento per qualcuno e non essere corrisposto.

“Io so a te chi piace perchè io non ascolto le tue parole, io osservo i tuoi occhi.”

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Una storia travagliata che mi ha accompagnato fino ai primi anni di università, che mi ha tediato almeno altri 5 anni dopo che una sera di gennaio, piangendo come un bambino, lui ha messo la parola fine ai nostri progetti, ai nostri sogni, e un pò quella sera anche a me. Alla vecchia me.
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Ti lascio perchè non so cosa provo adesso, ti lascio ma so che senza di te starò malissimo e avrò bisogno di te. Ti amo, non chiedermi di dirti che ho smesso di farlo, ma ti lascio perchè è meglio così.

Credevo di aver consumato tutte le mie lacrime quella sera, credevo mi avesse distrutta. Mi aveva chiesto se avesse potuto tenere il braccialetto d’oro con il nome inciso dentro, mi ero staccata la collana e gliel’avevo tirata addosso urlando di non volere nulla che mi ricordasse di lui. Avevo pianto con una disperazione che non avevo mai provato prima.
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Tralascerei il karma che lo ha punito immediatamente quella sera con una brutta rapina in cui ha dovuto dire addio alla macchina del padre che di li a qualche giorno sarebbe diventata sua e mi concentrerei sui ricordi ormai sbiaditi di quell’amore che mi ha stravolto la vita costringendomi a ritrovare una parte di me che forse avevo perso, costringendomi ad affrontare le mie paure e crescere. Costringendomi a capire che si sopravvive al dolore.

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Si dice che il primo amore non si dimentica mai,
io sto aspettando l’ultimo.

Pensieri Sparsi

Paola…oh Paola.


Ti ricordi di Paola, la figlia della mia vicina di casa? Come no? Ha la tua età, da piccola andavi a giocare a casa sua. Tu eri brava a scuola e lei era una capra. Ora vive a Londra, ha un fidanzato inglese e il prossimo anno si sposa.

Tralasciando il fatto che parliamo di una vicina di casa estiva e io, in tutta la mia esistenza, sarò stata pochissime volte in modalità vacanza, e non modalità visita di cortesia, in quella casa, per quanto mi sforzi, continuo a non avere idea di chi diavolo fosse questa Paola e, mi domando, ma senza neanche soffermar mici troppo, per quale strana congiunzione astrale, in una cena di famiglia di qualche sera fa, avrebbe dovuto interessarmi cosa una perfetta sconosciuta avesse fatto della propria vita.

Fatto sta che, tra una pizza e l’altra, la povera Paola [di cui, ho ben capito, di aver fermamente rimosso l’esistenza ma, facendo un ulteriore sforzo di memoria, forse, ricordo la piscina che aveva in giardino] è entrata di prepotenza nei nostri discorsi perché, lo sappiamo tutti, in una cena di famiglia arriva sempre quel momento in cui la cosa migliore da fare è sorridere, annuire e smettere di ascoltare; quel momento in cui uno dei tuoi parenti random decide di puntare un faro dritto sulla tua faccia e, sempre senza smettere di sorridere, mettere in bella mostra tutte le imperfezioni della tua vita.

Avrei potuto provare un moto di empatia per Paola che l’anno prossimo si sposa con un inglese nonostante a scuola fosse una capra, se solo riuscissi ad associare un volto al suo nome e se solo le sue vicissitudini non fossero state l’imput ideale di una sorta di censimento delle ragazze della mia età che hanno trovato fidanzato, in una sorta di epidemia generale, a differenza mia. Perché, non va assolutamente dimenticato mai, che ho 30 anni e sono single e, se mai il mondo dovesse finire domani, non ho nessuno a cui urlare in extremis ti ho sempre amato.

Grazie a Paola, di cui non ricordo neanche il colore dei capelli, nel corso di una serata molto interessante, sono riuscita a scoprire cose di me stessa di cui, evidentemente, avevo bisogno di essere a conoscenza ma non lo sapevo; ho appreso:
– di avere delle unghie troppo corte, ben decorate [ma perché proprio gialle?] ma decisamente troppo corte;
–  di possedere una laurea tendenzialmente inutile e di dovermi ritenere, allo stesso modo, estremamente fortunata perché…te lo ricordi il figlio della mia amica PincoPalla? Ha la tua stessa laurea ma per mantenere la famiglia saltuariamente fa il muratore.
–  di non aver capito molto delle relazioni sociali e con la storia che odio i giochi dementi che ti propongono nei villaggi turistici rischio di precludermi l’opportunità di trovare il grande amore della mia vita. Non lo sapevi? La zia di quel ragazzino amico di tuo fratello si è fidanzata con l’animatore turistico del nostro villaggio un paio di estati fa. Eh si, ha la tua età lei…forse un po’ più piccola, ma si sposerà a breve eh.
– di essere bravissima a fingere di ascoltare con un discreto interesse.

In conclusione, cara Paola, tornata dall’Inghilterra per raccontare al mondo di doverti sposare il prossimo anno…non potevi restartene dove stavi almeno qualche altro giorno?