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30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.
Il Salotto di Angel ★ · Pensieri Sparsi

Il Salotto di Angel ★ #2


Bentornati nel mio Salotto!

Se siete tornati qui, forse come padrona di casa non sono poi così male; la cioccolata calda era gradevole e i pasticcini delle vere leccornie…e tutto questo bon ton da signorina per bene ha qualcosa di raccapricciante.

Che ne dite se, per questa volta, chiacchieriamo dinanzi a del buon vino? Offro io.

 

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Il problema che mi affligge oggi è una di quelle questioni pungenti a cui da anni non sono capace di dare una risposta:
Perchè non sono capace a viaggiare leggera? Perchè sento, ogni maledettissima volta, la necessità di portarmi dietro tutta la casa neanche fossi una chioccola?
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Ogni volta è sempre la stessa maledetta storia, mi racconto che questa volta sarà diverso, che sarò in grado di affrontare un weekend fuori porta senza dare la sensazione di essere in procinto di un trasloco, senza apparire come una sfollata in cerca di una nuova dimora.
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Mi racconto che a sto giro arriverò in stazione con lo stesso stile di Chiara Ferragni, trascinerò con grazia il mio trolley fuxia indossando con leggiadria la mia borsetta all’avambraccio agitando leggermente la manina che stringe il telefono mentre mi guardo intorno con aria fintamente smarrita alla ricerca del mio treno.
Oh guarda, un unicorno che corre felice su un arcobaleno.
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Tralasciando che, essendo una ritardataria cronica, non riesco mai ad arrivare neanche lontanamente rilassata in stazione, figuriamoci alla mia carrozza [una delle ultime volte ho temuto realmente mi scoppiasse il cuore per lo sforzo fatto per non perdere il treno]; la scena che si presenta ogni volta è sempre la stessa.
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Mi trascino dietro il mio trollery rosa come se al suo interno ci fosse il cadavere di un ciccione fatto a pezzettini, arrancando con la mia borsa all’avambraccio in cui, dovendo giudicare dal peso, probabilmente sono stati infilati i pezzi restanti del suddetto cadavere, agitando isterica la manina che stringe il telefono da cui penzolano disperati gli auricolari, mentre mi guardo intorno con aria smarrita ed espressione da pesce lesso cercando di togliermi dal viso i capelli che, nello sforzo, si sono infilati negli occhiali da sole per un effetto sipario che mi fa credere di aver visto realmente un unicorno correre felice su un arcobaleno.
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La prossima volta, viaggerò leggera.
Me lo ripeto consapevole di quanto ridicola sia tale affermazione associata alla mia essenza, di quanto la mia incapacità di rinunciare alle mie comodità mi costringa puntualmente a girare per il mondo con una borsa che Mary Poppins scansati che sei una povera dilettante.
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La prossima volta, noleggerò un assistente personale.
Cose come portare il peso di una valigia dovrebbero essere delegate a qualcuno con le giuste competenze per farlo. Insomma, non chiedo tanto, anche banalmente un uomo sarebbe capace ed io potrei fare la mia entrata scenica alla Chiara Ferragni dei Poveri.
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E voi, siete più brave di me? Avete sposato il motto: leggero è meglio? Riuscite a non portare con voi l’intera casa quando dovete partire?
Illuminatemi.
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Ps.: Accetto ogni tipologia di consiglio utile per riuscire a non essere più una Chioccoletta.
Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Coincidenze? Non credo!


Il bello di aver creato una categoria apposita per raccogliere le stranezze della vita e di ciò che ti circonda è quello di ricordarsene nel momento in cui sussiste una di quelle situazioni che vi costringerebbe a creare una categoria apposita se non esistese già.
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Voi credete alle coincidenze?
Non sto parlando del vecchietto rimbambito che puntualmente vi ritrovate dinanzi alla vostra macchina quando siete in ritardo [esiste un girone dell’inferno apposta per loro, sappiatelo] o del computer che blocca il caricamento dell’ultimo allegato esattamente qualche minuto prima dell’orario di uscita da lavoro quando avete preso appuntamento con la parrucchiera [quella si chiama sfiga].
E’ un ragionamento a più ampio spettro il mio.
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Avete presente quelle cose che quando accadono ti fanno sorridere e affermare: Devo assolutamente scriverci un post su questa roba qua; con la piena consapevolezza che questa roba qua è posizionata sulla sottile linea di confine tra cazzata epocale che se tieni per te fai più bella figura e pura follia.
Se la cosa non vi spaventa neanche un poco, benvenuti nel posto giusto, miei cari folli e temerari lettori.
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Stando ai miei contatti Facebook la prima gioia del 2017 è stata regalata all’universo femminile dalla Vodafone. Il caro Bruce e la sua fibra avevano abbondandemente scartavetrato i…ehmm distrutto le palline di Natale, motivo per cui la visione celestiale di Patrick Dempsey alla fine del nuovo spot della compagnia telefonica ha rallegrato occhi e ovaia delle donne, e non solo.
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Tralasciando il fatto che il Dottor Stranamore sia assolutamente uno gnocco pazzesco come lo giri e come lo metti e, probabilmente, l’idea di farlo solo sorridere con aria da piacione mentre abbraccia un gatto, invece di cantare come un demente jingle demenziali stile You give me Fibra, è dettata dalla volontà di farti dimenticare completamente cosa abbia pubblicizzato tutta la manfrina trasmessa prima della sua comparsa sullo schermo; dobbiamo andare un pò più indietro nel tempo per dare un senso a questo delirio.
Tu sei sicura che un senso ce l’abbia, si?
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Vi starete chiedendo che connessione sussiste tra le concidenze e Patrick Dempsey. [E se non lo state facendo siete dei lettori poco attenti, eh.]

Apparentemente nessuna, nel mio mondo, ovviamente, è tutta un’altra storia.
Partiamo dal principio: faccio parte di quella categoria di persona che quando vede un’immagine di Patrick Dempsey ha una sola associazione mentale plausibile: Derek Shepherd, il suo amore per quella pera cotta di Meredith, il post-it attaccato alla parete del letto, la sua stupida morte. [ormai lo sa anche il mio gatto che Derek è morto, quindi non è spolier.].

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Se mai dovessi rinascere attrice, mi è ben chiaro uno degli assiomi fondamentali del mestiere: mai far arrabbiare la sceneggiatrice perchè postresti ritrovarta non solo morta, che sarebbe il minimo, ma morta in un modo talemente stupido da non essere neanche triste e/o drammatico. Sappiamo tutti che il povero Derek è morto in modo talmente stupido che la sua stupidità è stata superata soltanto una volta nella storia dei telefilm con la morte del padre di Dawson e il gelato.
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Sono proprio queste morti stupide, e la loro connessione con lo stare alla guida di un’autovettura, il punto di partenza del mio post; da quando ho cambiato lavoro, con l’esigenza di trascorrere fin troppo tempo in auto per raggiungere l’ufficio, ho preso l’abitudine di ottimizzare i tempi e utilizzare il percorso lavoro/casa per stare a telefono con un’amica.
Scendo dall’ufficio e metto su gli auricolari per staccare totalmente con tutto quello che lascio alle mie spalle: un’abitudine a cui, ad oggi, non sarei più in grado di rinunciare.
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Ed è proprio lungo questo tragitto che, causa problemi di ricezione della mia linea Vodafone, che tra un Mi senti? e un Oddio, l’ho persa! che è nato il Tratto Derek. Cosa c’entra Derek? State leggendo il blog di una psicopatica vi siete mai chiesti perchè? Appunto.
Il Tratto Derek nasce dalla mia paranoia di ritrovarmi in auto senza linea telefonica, senza il mio fidato Siri che mi fa da assistente, e fare la fine del caro buon comunicazioniche, finito in un buco nero delle comunicazioni, si ritrova schiacciato da un tir proprio nel momento in cui il telefono riprende a squillare.
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E’ una cosa che mi ansia talmente tanto che, ogni qualvolta mi ritrovo in quel tratto di strada ed inizio a sentire la mia amica dall’altro lato del telefono parlare a singhizzi, inizio ad invocare la mia Meredith.
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Tratto Derek. Tratto Derek.

Una sorta di Mayday moderno per indicare che la Vodafone sta tradendo la mia fiducia.

E’ un anno buono che va avanti questa manfrina e che Derek Shepherd è diventato il mio personale testimonial della Vodafone. Adesso lo capite il sorriso nato sul mio viso quando, tra tutto quel rosso che caratterizza tale compagnia telefonica, è comparso il viso di Patrick Dempsey?
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Caro, Patrick, sono ancora in attesa della mia percentuale sul tuo compenso.

In fondo, è un pò anche merito mio se passi le giornate ad accarezzare gattini adesso.

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E voi credete alle coincidenze?
Pensieri Sparsi

Di emojis…e altri disagi!


In settimana la Apple ha finalmente rilasciato l’aggiornamento del fantastico sistema operativo iOS10 forse più atteso, quello che avrebbe dovuto risolvere quel leggermente fastidioso bug relativo alla durata della batteria che ha donato a molti proprietari del Melafonino dei favolosi fermaporte già a metà giornata o, in alternativa, una trendissima dipendenza da corrente elettrica [siano benedette le Power Bank e chi le ha inventate per tutta la vita].

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Lungi da me impelagarmi in recensioni informatico/tecnologiche visto che l’unico criterio con cui ho scelto il mio telefono è stato la possibilità di averlo rose gold e sfanculizzare il mio Samsung Viola colpevole di aver fallito al suo primo selfie con Nick Carter, decretando, in una manciata di secondi e una miriade di imprecazioni, tutto il mio odio verso di esso nel giro di una settimana dal suo acquisto.
[Senza voler sottolineare che, giusto per mettere i puntini sulle i, quello poggiato al momento sulla mia scrivania è il terzo iPhone in un anno che passa tra le mie graziose mani].

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Mentre cerco di capire se il motivo per cui la batteria del mio Melafonino sembri durare di più sia legato semplicemente al fatto che è praticamente nuovo, al fatto che sto avendo delle giornate in cui riesco a smanettare con il telefono, per cose non inerenti il lavoro, solo il tempo di andare al bagno [o per vestire la mia favolosa modella di Covet Fashion, su cui mi sembra assurdo io non abbia ancora scritto un post vista la mia insana fissazione per questo gioco] o al fatto che effettivamente, per questa volta, sembra che l’aggiornamento abbia fatto quello per cui era tanto atteso; insomma mentre, in realtà, mi beo del fatto che finalmente ho un telefono che mi duri più di 4 ore,  non sono riuscita a non focalizzare la mia attenzione sulla novità più eclatante dell’aggiornamento 10.2:
le nuove emojis comparse sulla mia tastiera.

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Non mi vergogno ad ammettere di avere una certa adorazione verso queste faccine con le quali, fin troppo spesso, sostituisco quelle parole che trovo sprecato pronunciare, figuriamoci scrivere.

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Sarà che sono una di quelle persone che nella vita reale gesticola tanto, una di quelle che trova rafforzativo accompagnare determinate affermazioni con movimenti più o meno ampi delle mani e con particolari espressioni facciali che mi sono costate l’appellativo di Joey Potter [quella smorfiosa di Dawson’s Creek, per intenderci] ai tempi del liceo; sarà che mi reputo ancora orfana delle chat di MSN e della possibilità di tramutare determinate espressioni o, il più delle volte, insiemi confusi di lettere direttamente in gif animate che ben esplicitavano quello che passava per la testa della me ventenne che passava le serate con le amiche perdendosi in megachat epiche e deliranti.

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Fatto sta che difficilmente le parole nei miei messaggi risultano privi di un disegnino colorato che esprima visivamente il mio pensiero, o che gli conferisca una connotazione diversa: avete mai provato ad aggiungere un bel cuoricino rosso ad un’affermazione acida? ❤

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Premesso tutto ciò, secondo voi quante possibilità avevano ben 100 nuove emojis di non catturare la mia attenzione?

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Parliamone!
Finalmente, oserei dire dopo secoli che fandom di tutto il mondo l’hanno richiesta a gran voce, è arrivata la faccina che meglio mi descrive ogni qualvolta Nick Carter posta una foto mentre finge di fare esercizio fisico in palestra…

 … o in alternativa quella da usare quando è la moglie a deliziare il popolo di Instagram con un suo selfie o con la foto del suo bambino.

Forse sarebbe meglio sottolineare che la mia è semplice ironia e non rischiare di far indispettire il Karma e ritrovarmi, in questi giorni di Natale, in mesta compagnia di quel fedele amico bianco, morbido e spesso fin troppo ricoperto di balsamo.

Quanto posso essere felice, proprio in questo che è il periodo giusto dell’anno, dell’avvento di Mamma Natale e del Principe Azzurro che smetterà di lasciar da sola la sua principessa.

Sono 100!
E tra nuovo cibo, nuovi mestieri, nuovi gesti, clown, pinocchio, cowboy e perfino il braccettino per i selfie le parole sono sempre più superflue…ma anche no!

Questa è la mia preferita!
E voi avete già scelto
qualla che meglio vi rappresenta?

Pensieri Sparsi

Giovani…no grazie.


Mi sono accorta di non essere più tanto giovane quanto credessi di essere quando esclamazioni come adesso muorociaone e/o #escile hanno iniziato ad intaccare il mio sistema nervoso anziché provocarmi, per chissà quale ragione inspiegata, un moto di ilarità.
Sopravvissuta, quasi dignitosamente, alla funesta epidemia del tvb in tutte le sue declinazioni immaginabili e non ed al ti lovvo e similari di cui ho rimosso l’esistenza, immaginavo ingenuamente che il peggio fosse ormai passato.
Quanta illusione in una sola speranza.

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Ho 30 anni, seguo una boyband e il mio sogno adolescenziale come se ne avessi 20, leggo libri per ragazzine su cacciatori di demoni, guardò più serie TV che telegiornali, compro cover di Sailor Moon per il mio iPhone e le mostro con orgoglio su Instagram, adoro i selfie, non che mi reputi bella ma questa sono e mi faccio andare bene, guardo tutorial su YouTube per imparare a truccarmi con scarsi risultati, uso internet per sfuggire dalla noia, ho lo smartphone pieno di sciocchi gruppi whatsapp i cui messaggi audio non sono ascoltabili in pubblico, ho un account su tutti i social network anche solo per capire di cosa si tratta e il cd dei One Direction in macchina…eppure così giovane, forse, non lo sono più.

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Non lo affermo con rammarico o malinconia, sia ben chiaro, ho vissuto la mia giovinezza nel pieno degli anni ’90 quando internet stava facendo capolino nella quotidianità e il cellulare era una conquista, lo squillo nascondeva un intero pensiero d’amore e dieci messaggi ti costavano un addebito di 2.000 lire della Omnitel; quando si usava la chat per giocare ad essere grandi ed inventarsi vite palesemente di fantasia, quando si lasciava il numero di telefono solo per farsi chiamare da poveri polli che, rimbambiti di chiacchiere vuote, alimentavano l’autoricarica del cellulare e la tua popolarità tra le amiche.

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Sono stata giovane quando le foto tra amici si inviavano con gli mms e non tramite whatsapp, la risoluzione era pessima e si preferivano sciocchi disegnini per esprimere emozioni piuttosto che foto che lasciano ben poco alla fantasia, quando si cercava un’interazione diversa da uno sterile like sotto una fotografia. Sono stata giovane quando si beveva e fumava di nascosto e non postando foto su Facebook con una canna da un lato, un cocktail dall’altro e la bocca ancora sporca di latte.

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Sono stata giovane quando, prendendo il telefono del ragazzetto che lavora con te per inviarti una foto appena scattata con il cellulare, non si rischiava di visionare foto che mai nella vita avresti voluto vedere; quando scattarsi foto delle proprie parti intime da utilizzare per flirtare non passava per l’anticamera del cervello a nessuno e alcuna ragazza ipotizzava che mostrare un ciuffetto di peli potesse essere il modo giusto per conquistare un ragazzo, quando semplici giochi di parole guidavano immaginazione e sensualità.

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Giovani sin da giovani. 
Lo trovi scritto sotto i selfie delle ventenni di oggi, didascalia perfetta per la foto degli shottini dai nomi palesemente a sfondo sessuale, inno urlato a squarciagola tra un brindisi e l’altro, slogan ripetuto come un mantra per osannare uno stato mentale che a quell’età sembra essere destinato a durare per sempre o quanto meno fino a quando un sabato sera qualunque il cameriere non distrugge quell’effimera illusione con un “A lei, signora, cosa porto?635610984604084337-1212160641_img_2935

Meno male che non sono più così giovane.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Amara is coming!


Warning: questo post è stato scritto da una 15enne i cui feelings sono stati distrutti in malo modo non appena ha aperto gli occhi stamattina, il contenuto fortemente bimbominchioso potrebbe danneggiare gravemente alla salute dei vostri neuroni.

La verità è che oggi vorrei avere davvero 15 anni per potermi sentire in pieno diritto di dare vita alla mia disperazione interiore, invece di essere dinanzi a questo computer persa nei meandri dei miei pensieri a fissare un disegno da completare e una pratica da terminare fingendo, probabilmente neanche in maniera magistrale, che me ne importi un fico secco dello spessore delle linee.

Non è stato il suono della sveglia a destarmi questa mattina, ero ancora beatamente cullata dalle braccia di Morfeo quando una spiacevole sensazione si è attanagliata, come un gatto aggrappato ai maroni, al mio stomaco; probabilmente mangiare patatine gusto barbecue di sera non è stata esattamente una furbata o, e di questo ne sono convinta, il mio stomaco aveva avvertito prima di me l’aria nefasta che avrebbe tirato questa mattina.

Troppi messaggi su whatsapp al mattino, a meno che non ci sia stato Dancing with the stars la notte precedente, non sono mai un buon presagio; ancor prima di aprire tutte le notifiche che stavano facendo impazzire il mio telefono ne avevo la piena consapevolezza: era giunto il momento.
La me 30enne è scappata in un angolo a nascondersi per l’imbarazzo delle parole che la me 15enne sente il bisogno disperato di mettere nero su bianco.
E’ INCINTO!!! Ok, tecnicamente è lei a portare in grembo un piccolo mostro, ma LUI ASPETTA UN BAMBINO!

Respira, respira….respira un cazzo!
Per una tragedia del genere minimo, e sottolineo minimo, avrebbero dovuto concedermi una settimana di ferie, riempirmi di barattoli di gelato e, non siamo avari, di Nutella su cui riversare la mia disperazione; dovrei avere il diritto di passare la giornata sotto il piumone, che visto che fuori piove non sarebbe poi tanto male, a guardare live dei suoi concerti quando la sua mano non era inquinata da quell’anello sul dito e non esisteva nessuna pagnotta in forno da aspettare. Dovrei avere il sacrosanto diritto di prendere a pugni tutti qualcuno, scaricare il nervoso facendo shopping senza sentirmi in colpa per i soldi spesi; dovrei stare a telefono a piangere con le mie amiche 15enni sentendo il nostro perfetto mondo di fantasia sgretolarsi sotto i piedi.E’ INCINTO!!!
Siamo seri è come se di colpo vi dicessero che Ken avesse ingravidato Barbie: assurdo!!!
E’ come se vi dicessero che domattina un’invasione di Mini Pony malvagi distruggerà la terra a colpi di arcobaleni: un abominio!!!
E’ come se vi dicessero che la fine del mondo è vicina, perché, credetemi, è la cosa più plausibile che accada arrivati a questo punto della storia.

Tralasciando il fatto che forse, e sottolineo forse, io stia leggermente, proprio poco, esagerando con la mia reazione a questa nefasta notizia; voglio poter essere libera di sentirmi disperata ed esigo silenzio da parte di chi non sente di condividere queste mie sensazioni. Oggi pretendo rispetto per il mio dolore, voglio sentirmi 15enne e il mondo deve lasciarmelo fare…in silenzio.Che poi l’arrivo di un bambino è sempre una cosa bella, in linea teorica, ma non in questo caso, non quando sembra essere arrivato lo strillone del paese ad urlarti nell’orecchio: è ora di crescere; non quando è il tuo sogno adolescenziale a diventare papà. Non può essere vero, uccidetemi. Non quando tutti i presagi sembrano annunciare la venuta di Amara, la succhia-anime a tradimento [e chi guarda Supernatural può capire cosa io intenta con ciò].Oggi è un giorno strano, di questo ne sono convinta.
Svegliarsi in questo modo dovrebbe essere illegale, leggere queste notizie dovrebbe esserlo. Ho aperto gli occhi su un mondo differente, e la consapevolezza che non basterà chiuderli per tornare alla realtà perfetta rende tutto molto triste.Dovrei concentrarmi sulle cose da fare, la me 30enne reclama invano attenzioni che oggi non avrà; voglio crogiolarmi nei miei feelings infranti per tutto il giorno continuando a visionare scenari apocalittici nella mia mente, voglio leccare le ferite del mio piccolo cuoricino infranto.
Voglio avere il diritto di essere di cattivo umore, senza dover chiedere scusa per esso.

È INCINTO! NICK CARTER È INCINTO!
E io voglio sentirmi triste come se non ci fosse un domani perché la prima cosa che ho letto stamane è stata questa e, nonostante tutto, non sono potuta tornare a letto e fingere che questo giorno non sia mai esistito perché, per quanto la voce della me 15enne sia estremamente alta in questa giornata, ho dovuto indossare i miei vestiti da 30enne e andare a lavoro.

Ditemi se questa non è cattiveria.

Pensieri Sparsi

Una di quelle giornate lì…


Oggi è una di quelle giornate lì, quelle che passeresti rintanata sotto il piumone tra caramelle gommose e programmi spazzatura, magari con un’amica di fianco e un tiramisù nel frigorifero che, in caso di emergenza  può sempre essere utile.È una di quelle giornate in cui, in realtà, ci sono 25 gradi e sotto il piumone finirei per coltivare funghi, fa caldo ma il cielo minaccia pioggia irradiando una luce odiosa che è una vera goduria per i miei occhi, un mal di testa lancinante ha iniziato a tormentarmi ancor prima della voce di Nick Carter che mi fa da sveglia [questo è masochismo, ne sono consapevole] e mi ritrovo a fissare con sguardo ebete lo schermo cercando un barlume di interesse per quello che sto facendo dovrei fare.È una di quelle giornate in cui ogni voce rimbomba nella mia testa e la mia voglia di comunicare con il mondo è pari a zero, l’operatore dell’Enel non risponde a telefono e il mio odio verso il mondo cresce in modo esponenziale ad ogni sillaba della voce preregistrata che mi rimbalza da un codice all’altro.

È una di quelle giornate in cui ho il viso gonfio, voglia di tiramisù, bisogno di caffè e coccole.

Necessito di silenzio e tenerezza.
Caffè, mi serve decisamente del caffè.

È una di quelle giornate in cui…
…forse era meglio se restavo a letto.