Pensieri Sparsi

Non sono scomparsa…almeno credo.


Trovo inutile iniziare questo post con me che metto nero su bianco le solite scuse con l’intento di giustificare, per l’ennesima volta, il mio essere sparita da questo spazio. Non sono una persona costante, ve ne sarete accorti più e più volte: probabailmente chi stava seguendo i post delle mie vacanze estive avrà pensato che un bell’americano mi abbia rapito nel bel mezzo della mia avventura [prometto che prima o poi vi racconterò come è andata la mia seconda settimana in U.S.A.], chi si era abituato ai post del Salotto di Angel avrà pensato che mi avranno rubato il divano e le scorte di pasticcini che adoravo offrirvi ogni volta e chi si era rassegnato ai miei post lagnosi avrà tirati un sospiro di sollievo.

WordPress dice che sono passati 23 giorni dal mio ultimo post, a me sembra un’eternità che non entro qui dentro, che non metto nero su bianco pensieri più lunghi dei 140 caratteri di un tweet…e di tweet ne scrivo davvero tanti, credetemi.

Cosa mi è accaduto in questi 23 giorni? Tutto e niente, un pò come credo sia accaduto ad ognuno di voi.

Ritornare a lavoro dopo due settimane a spasso per l’America non è stato propriamente una passeggiata per la mia testolina incasinata, l’ansia è tornata a bussare alla mia porta facendomi mancare il respiro qualche volta di troppo e la voglia di rintanarmi in un eremo lontana da tutto e tutti ha riempito più spesso di quanto desiderassi i miei pensieri eppure, questa volta, ho deciso di non fermarmi ad analizzare il tutto e riversare in questo spazio il nero della mia testa.

Sono stata tormentata da una stalker psicopatica a cui avevo pensato di dedicare un post per rendere pubblica la sua follia, eppure neanche le offese malate di quel microcefalo di Lady Poverty e i suoi ridicoli tentativi di rendere la mia vita un inferno hanno sconfitto l’accidia delle mie dita. In fin dei conti, è davvero necessario dare spazio ad una povera cogliona il cui unico scopo della vita sembra essere diventato quello di spiarmi su ogni social network esistente e crearsi costantemente profili fake pur di riuscire ad avere un contatto con con me, nonostante continuassi semplicemente a bloccarla ovunque? Ovviamente no. Non ho tempo per la povertà.

La più grande novità, degna di avere un post tutto suo appena possibile, è quella che sconvolgerà maggiormente chi un pò mi segue ed ha imparato a conoscermi almeno un pochino, dopo averlo detto per mesi, forse anni, alla fine ho ceduto e…rullo di tamburi…MI SONO ISCRITTA IN PALESTRA!!! Di come sia andato il tutto, del mio primo impatto con il mondo del fitness e il magico regno dello spogliatoio della palestra e soprattutto del primo giorno post pseudo allenamento serio prometto che ve ne parlerò con calma, sempre che abbiate davvero voglia di leggere.


Vi ho aggiornato sulla mia vita…E voi come state? Cosa mi raccontate di bello?

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

19 anni d’amore


Nonostante il tempo tiranno continui a scorrere inesorabilmente, l’unico argomento su cui sembra io riesca a rimanere coerente e terribilmente costante è sempre e solo uno.
Sono la prima che è sempre stata convinta che prima o poi sarebbe sopraggiunta la noia e tutto questo accanimento sarebbe svanito per magia, esattamente come è iniziato.
A quanto pare mi sbagliavo, si sbagliavano tutti.

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Lo scorso anno mi sono dilungata, su questo blog, in un post [potete leggerlo qui] dall’elevato tasso glicemico, una sorta di manifesto di quell’amore adolescenziale che ancora caratterizza la mia vita rendendomi diversa da gran parte delle mie coetanee.

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Si dice che la musica salvi le persone, le guarisce con delicatezza, le prende per mano e le accompagna fuori dall’oblio. Per me è stato così! Ero persa e non lo sono più, avevo bisogno di un appiglio per ricominciare a parlare con la Vera me stessa e sono ripartita dall’unica cosa che mi ricordava chi fossi, quella passione che fosse mia e soltanto mia; avevo bisogno di credere che la felicità potesse essere facile ed effimera.

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Non chiedetemi come sia accaduto!
Non li incontrerai mai. Mi dicevano; ed io sono passata dal collezionare loro fotografie a collezionare fotografie con loro, a nutrire la mia anima di quei fuggenti attimi di felicità che solo un grande sogno può donare.
Sto iniziando ad interrogarmi sulla differenza tra l’essere fan ed essere stalker.

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Se questo è amore, è amore infinito.

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La coccolosità va ricordata!?!


/ì·do·lo/: Oggetto di un’ammirazione o di una dedizione gelosa o fanatica.

Partendo dal presupposto che l’unica persona per cui nutro una dedizione gelosa o fanatica sono io, e neanche mi sto propriamente sempre simpatica, non credo di essere portata realmente per questa forma di venerazione divina verso qualcuno e/o qualcosa [ammesso che questo qualcosa non siano Skittles].

E come la definiresti la tua fissazione malata per quel coso biondo di quella boyband che manco si sente più? Ah ma non si sono sciolti?
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A me non piace dare definizioni alle cose, perché mai dovrei eh?

E’ una cosa talmente irrazionale che, io per prima, ho smesso di pormi domande a riguardo, ho smesso di considerarmi sciroccata e/o infantile [a secondo della giornata], ho smesso di chiedermi se sia giusto o meno continuare ad essere una ragazzina quando si tratta di lui.

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Quindi perchè scrivere l’ennesimo post sullo stesso argomento?

Tralasciando il fatto che sul mio blog in fin dei conti ci scrivo un pò quello che mi pare, questo post è un semplice Promemoria di Coccolosità che, se non bastasse la piacevolezza del suono dovuto all’accostamento delle due parole, è semplicemente un modo per ricordarmi di aver scelto di essere irrazionale per una persona che, non so per quale congiunzione astrale, riesce a dare segni di vita sempre quando ce n’è più bisogno.

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Per quanto qualche parola in più rispetto a tutte queste emojii sarebbe gradita, continua a farmi tenerezza il pensiero che 20 anni fa [come suona male, mamma mia] non avrei mai immaginato possibile una roba del genere.
I poster possono digitare messaggi? Ma per davvero?
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E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. E io non riesco a non sorridere per quello stupido cuore e a domandarmi, ogni maledetta volta, come l’immagine di biondino stronzetto e spocchioso si riesca a sposare perfettamente con la dolcezza che, a modo tuo per carità dimostri ogni volta. Non riesco a capire come gli altri non riescano a vedere quello che vedo io quando ti guardo, come possano definirti odioso o scostante, come possano non avere semplicemente voglia di perdersi in un tuo abbraccio prima di tornare alla vita reale [perchè non sono ancora rincoglionita del tutto, ve lo giuro].
E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. Ma a me piace assai quello stupido cuore.
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Perchè la verità è io sarò una piccola stalker ma lui resta l’amore.
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Il giochino nuovo


Il fatto che a 31 anni io affronti il mondo ancora come se fossi una bambina, appassionandomi alle cose esattamente come farebbe una bimba con un giocattolo nuovo, deve finire. O forse no.
E’ che non posso farci nulla: non riesco a non farmi ammaliare dal fascino della novità, dall’euforia della scoperta, dal luccichio che solo le cose nuove possiedono; non riesco a resistere a quella sensazione di stupore che ancora certe cose riescono a regalarmi.

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Non sto parlando del nuovo gioco per cui tutto il mondo sta impazzendo, per il quale inutile sottolineare che anche io mi sono rincretinita ritrovandomi a cercare e catturare Pokemon nella mia pausa pranzo ed a raccogliere sfere Pokè nel percorso abituale verso la mia macchina quando esco dall’ufficio.

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La mia nuova droga, il mio nuovo giochino, si chiama Twitter; esattamente il social network dall’uccellino blu, non avete letto male. Uhmm sento il coro di Buuuh levarsi in automatico nelle vostre menti e il naso storcersi con fare saccente:
Come può un social network creato nel 2006 essere oggetto di stupore e novità?
A sto giro, cara psicopatica, hai dimostrato di essere un pò arretrata. Sarà che stai perdendo colpi?

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Nulla di più sbagliato.           
Devo sottolineare che, pur facendone parte dall’ormai lontano Febbraio 2009, il social network con l’uccellino non è mai stato tra i miei preferiti; per una logorroica come me l’imposizione del 140 caratteri per esprimere il proprio pensiero equivale ad una sorta di condanna da scontare; il dono della sintesi non è mai stato il mio forte e l’idea di tornare a scrivere utilizzando quei vecchi stratagemmi utilizzati quando gli SMS erano gratuiti solo in periodo di Christmas Card [o Summer Card che dir di voglia] non ha mai stuzzicato la mia fantasia.

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Inizialmente non mi era ben chiaro il concetto per cui avrei dovuto lasciar fluttuare nella rete un mio pensiero random, senza alcuna foto o video [inizialmente Twitter lo permetteva], senza possibilità di avviare una vera e propria discussione visto l’impossibilità di commentare come invece era possibile fare su Facebook; il tutto tenendo ben presente il discorso sulla privacy che personalmente ci ho messo un poco ad accettare. Il vero senso di Twitter è l’integrazione mondiale attraverso un social network, io scrivo un pensiero seduta bellamente alla scrivania del mio ufficio e PincoPallo dall’altro lato del mondo senza avere idea di chi sia io ma attraverso l’hashtag che sicuramente avrò utilizzato [lingua permettendo] potrà leggere il mio pensiero ed eventualmente rispondere ad esso. Figo.

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Oh certo, a meno che io non decida di proteggere i miei Tweet manco fossero l’anello trasportato da Frodo rendendo, in tal caso, i miei pensieri leggibili esattamente solo ad io, mammeta e tu o, per dirla in maniera più consona, rendendo i miei tweet accessibili solo a chi mi followa. Mi sembra più che giusto mi direte voi. Certo, peccato che tale restrizione valga esattamente per tutti: sento il bisogno impellente di comunicare a PincoPallo che i pantaloni con i risvolti indossati nell’ultima foto postata sono tremendi? A meno che PincoPallo sia un mio follower, e visti i terribili pantaloni ne dubito fortemente, devo rassegnarmi a far abortire il mio pensiero e lasciare a PincoPallo la libertà di continuare a commettere crimini di moda andando in giro così conciato.

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Eppure, nonostante tutto, dopo ben 7 anni dalla mia iscrizione a questo social network che proprio non riuscivo a capire non posso non ammettere di adorarlo letteralmente…esattamente come un giochino nuovo.

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Il motivo è decisamente molto pù semplice e banale di quanto possiate immaginare: sono figlia degli anni ’90, cresciuta a pane e cazzate scritte sul Cioè, costretta a credere a tutto quello che mi veniva raccontato su giornaletti da due lire su quel mondo magico e distante contornato da boyband e teen idol.
Sono cresciuta con l’impensabile desiderio di scovare l’indirizzo di casa dei Signori Carter per inviare una lettera al figlio e dichiarargli tutto il mio amore [quanto è stato duro avere 13 anni è difficile da raccontarlo], ho passato l’adolescenza ad ascoltare i racconti della mia compagna di classe che passava i pomeriggi interi a telefonare a tutti i Cremonini di Bologna e dintorni solo per poter dire a Cesare che un giro sulla sua 50Special lo avrebbe fatto volentieri.

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Capirete che quando arriva un social network che ti mette, allo stesso tempo, liberamente in contatto con PincoPallo dagli orribili risvoltini e il tuo gruppo preferito, l’iscrizione ad esso parte in automatico. Quanto poi sia facile o meno riuscire ad avere quel contatto tanto desiderato è decisamente un discorso molto più articolato; il motto la speranza è l’ultima a morire è decisamente uno dei pilastri fondamentali del popolo di Twitter.

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Quando mi sono iscritta al social network dell’uccellino mai avrei realmente immaginato che i miei sciocchi tweet random avessero  avuto una risposta da un personaggio più famoso del succitato PincoPallo ovviamente; la certezza di questa convizione, fomentata dalla presa coscienza di quanto avessi avuto ragione ad elaborare un tale pensiero, aveva fatto si che relegassi Twitter ad ameno luogo per un silente stalkeraggio.
La noia insomma, dopo ben poco tempo.

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Si ma sono pur sempre passati 7 anni da quando hai iniziato ad usare Twitter, cosa vuoi con questo post oggi?
La verità è che stamane mi sono resa conto che stavo twittando mentre mi lavavo i denti [si, lo so: il disagio proprio] e la cosa mi ha fatto tanto ridere pensando a come considerassi questo social network fino a poco tempo fa. Mi sono chiesta come sia possibile che adesso ci fossi entrata in fissazione e la risposta più logica è stata quella del giochino nuovo.

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E io adoro i giochini nuovi…
…finchè non mi annoio!!!

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All American


Ammetto, con un velo di imbarazzo che mi colora il viso meglio di quanto abbia fatto la pennellata di blush questa mattina, che il crescente numerino di followers di questo spazio inizia ad inibire le mie parole, o quanto meno prova a farlo nella mie testolina. Mi spiego meglio, la mia difficoltà nel castrare pensieri e parole da spesso origine a post deliranti con tendenze acide con un dolce retrogusto adolescenziale, la caratteristica di questo mio spazio virtuale, probabilmente, è proprio quella di non avere delle caratteristiche; insomma chi inciampa nelle mie parole ha la consapevolezza di ritrovarsi in un vortice di no sense emozionale. Chi frequenta questo blog sa benissimo di non avere idea di cosa aspettarsi quando torna a farmi visita, io per prima non ho idea di cosa finirò per metterci di volta in volta. Insomma, tutte sto giro di parole inutili è per dire che, a dispetto del menefreghismo cosmico su cui avevo impostato il blog mi accorgo,sempre più spesso, di ritrovarmi a pormi una serie di domande stupide ogni volta che mi appresto a scrivere un nuovo post: ma cosa gli faccio leggere? A chi potrà mai interessare? Davvero voglio parlare ancora di questa roba?
Solitamente la risposta arriva da sola senza che io ci perda tempo a ragionare troppo: blog mio, spazio mio, deliri miei! 

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Ho una valigia da preparare e poca voglia di ragionare sul come riempirla, la musica che riecheggia nella stanza mi ricorda, in un rumoroso promemoria, di cosa volevo parlare in questo post prima di perdermi nei meandri dei pensieri che vorticano nella mia mente: yaaay, è uscito un nuovo cd di Nick Carter! E Sti cazzi!
{non sono impazzita so perfettamente che lo state pensando in coro}

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Il fatto che lui canti questa roba qui la dice lunga sul suo stato menale, il fatto che io trovi piacevole ascoltare questa roba là dice lunga sul mio, sulla mia voglia di leggerezza e il mio desiderio malcelato di voler restare ragazzina.
Siete ancora in tempo a fermarvi nella lettura e salvarvi da questo delirio; mi sono presa una settimana di tempo per ascoltare questa roba e leggerne i testi prima di poterne mettere nero su bianco le mie impressioni. Amo la capacità di questo uomo di riuscire a farmi tornare 15enne con la vuotezza delle sue parole e la ripetitività dei suoni che esco dalla sua bocca da troia [ops, non volevo essere scurrile ma non ci sono altre definizioni per le sue labbra].

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11 canzoni per un cd, All American, realizzato nel tempo che io ci impiego al mattino per scegliere cosa indossare, che denota il disperato bisogno del biondino che ha rapito il mio cuore di restare forever young illudendosi di nascondere le rughe che iniziano a contornare i suoi occhi con le immagini profonde evocate dalle parole dei suoi testi.

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Indecisa sul come impostare questa mia personalissima recensione del cd in questione, ho inviato un messaggio ad una carissima amica per chiedere consiglio sul da farsi; dopo averle inviato un pezzo di quello che avrei scritto le ho candidamente chiesto se ritenesse dovessi blaterare genericamente sulle canzoni o fare una critica puntuale di ogni brano. La sua risposta mi ha indotto alla seconda ipotesi: non odiatemi, in fondo sono solo 11 canzoni e voi potete ancora smettere di leggere.

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Il cd si apre con 19 in 99, sembrano numeri messi a caso, me ne rendo conto, semplicemente 19 erano gli anni che Nick aveva nel 1999 e che vorrebbe avere nuovamente per poter tornare a giocare con i videogiochi, indossare Reebook, ascoltare 2Pac o i Nirvana, incontrare ragazze di nome Lana con un tatuaggio sulla schiena. Insomma questo poveretto ha una voglia disperata di tornare a quando poteva spendere soldi fregandosene del resto facendo il bagordo sotto la scritta Hollywood; certo adesso con il mutuo da pagare, le bollette da saldare, i figli da mandare al college mica può permettersi di sperperare quei soldi che passano direttamente dal conto delle fans al suo?

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Per restare in tema grandi problemi esistenziali di un povero cantante di una boyband, troviamo Get over me, collaborazione con Avril Lavigne ed uno dei miei pezzi preferiti del cd.
Come ogni idolo delle teenagers, Nick era solito infilarlo allegramente un po’ qua e un po’ là mentre era in giro per il mondo; come dargliene una colpa? Era giovane, ricco, famoso e in ogni angolo del mondo trovava orde di ragazze pronte a spalancare le gambe [non che adesso la situazione sia cambiata di tanto, ma questa è un’altra storia]. Infila qui, infila lì, il povero Nick deve averlo messo nel posto sbagliato più di una volta se è finito con lo scriverci addirittura una canzone sulla psicopatica di turno che, convinta di essere il grande amore della sua vita, ha iniziato a stalkerarlo con la speranza di infilargli un anello al dito solo perché è un cantante. Che vita difficile, eh? Il fatto che io riesca a dare un viso ad almeno una psicolabile a cui potrebbe essere facilmente dedicata la canzone è sintomo di quanto io sappia decisamente troppo di questo uomo e di quanto lei si sia resa tanto ridicola da divenire leggenda.

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Questo poveretto ha una fan stalker, non può spendere soldi come quando aveva 19 anni ma fanculo a tutti lui vive in California e tutto va alla grande perché nel suo dorato stato d’animo ha il sesso, le spiagge, gli ossessionati del silicone, i Chiwawa con i collari di diamanti, i tossicodipendenti, il traffico e la sabbia e tutte quelle cose fighissime che tutti dicono di odiare ma invece vogliono.

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Eppure, dopo l’ennesimo risveglio ancora stordito da troppo alcol della sera precedente, un tatuaggio di cui non ricorda nulla, il sapore di liquore ancora in bocca, la playstation rotta e la macchina in doppia fila completamente rigata, si è reso conto che forse era il caso di cambiare rotta seguendo la direzione del suo Second Wind. Parlare della madre psicopatica che incontra la ragazza a cui vuole mettere un anello al dito, nonostante la voce da povero folle con cui canta quelle parole, smuove un certo senso di empatia che si perde, in un battito di ciglia, nella melodia della musica e nell’immagine di lui nudo nel letto evocata poco prima.

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In un moto di ribellione dalle canzoni sole-cuore-amore che usualmente canta con i Backstreet Boys, decide di inserire un pezzo come Swet nella playlist. Personalmente non amo molto la musicalità del brano [che non so per quale motivo mi ricorda tanto Swine di Lady Gaga], eppure non riesco a fermare le immagini mentali che in automatico partono nella mia testolina non appena le prime note del pezzo arrivano alle mie orecchie. Saranno gli ansimi di sottofondo, il modo lascivo con cui biascica le parole consapevole dell’effetto che avranno sugli ormoni di chi da anni fantastica fissando un suo poster appeso al muro, sarà che è uno stronzo e il pensiero di come questa canzone sarà eseguita live mi fa alzare la pressione, sarà che ancora devo riprendermi da Pony, sarà che odio quello che non posso avere…ma questo pezzo mi provoca una serie di squilibri ormonali che, per preservare quel minimo di dignità che forse ancora posseggo, eviterò di descrivere in maniera dettagliata.

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Il problema è che dopo aver ascoltato per 2 minuti e 42 il suo desiderio di affogare nel tuo amore, diventa davvero complicato sentirgli volere un pezzo dolce come una Cherry Pie, di voler scartare caramelle e sentire odore di sesso.

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Per la mia salute mentale, mio caro Carter, possiamo tornare a parlare della tua playstation rotta o dei tatuaggi sulla schiena che ami tanto? Possiamo parlare di come ti sei perso la fidanzata a Tijuana? Di come tu riesca a ricordare solo che stavate vomitando Tequila in questa tua vita loca?tina-mucho-calor

Per smorzare i miei ormoni, impazziti a metà cd fortunatamente inserisce una canzone dedicata a sua moglie e al portabagagli super dimensionato che si ritrova come fondoschiena in pieno stile All American, esattamente come la Kardashian [ti piacerebbe, aggiungo io]. Non so quanto sarei felice se mio marito affermasse: She’s super-sizing it, all American; All American, she’s like a battleship….ma chi sono io per giudicare?

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Per quanto trovi questo pezzo abbastanza noioso, non posso ascoltare con dolcezza Man on the Moon; a pochi giorni dall’uscita del cd mi è arrivato un messaggio dalla mia editor severa che mi ha fatto sorridere non poco: Ma Man on the Moon è ispirata a Eclisse?
Per chi avesse letto la storia di Chris, Desy e del piccolo Christian il collegamento è stato abbastanza immediato, dopotutto a chi credevate mi fossi ispirata per il mio Chris?

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E dopo aver capito che Paolo Fox deve aver tirato un brutto scherzo al biondino del mio cuore che non vuole conoscere il suo Horoscope ed essermi tagliata le vene con I will wait, brano scelto dalla sottoscritta che, pur di non sentirlo cantare, si sveglia immediatamente al mattino, sono arrivata alla fine del cd con una voglia matta di vederlo live e di poterlo riabbracciare anche solo per un istante e tornare ragazzina felice illudendomi che sarà per sempre.

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La verità è che per quanto trovi divertente distruggere tutto quello che fa questo povero uomo, ringrazio ogni giorno per la sua iperattività e la sua incapacità di restare per più di qualche giorno di seguito con il sedere piazzato sul divano a giocare alla sua amata playstation; adoro la vuotezza dei suoi testi, la sua voglia di restare giovane per sempre che è troppo simile alla mia, la spensieratezza che canzoni del genere riescono a regalarmi anche in periodi come questo in cui sono in pausa da me stessa.

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Ringrazio me stessa per la mia capacità di riuscire ancora ad emozionarmi e sognare come nel 1999, anche non ho più la stessa età di allora e ringrazio il biondino dalla bocca di troia che ha rapito il mio cuore per essere rimasto lo stesso di allora.

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It makes me wanna go back in time
I know you remember me
You and I, didn’t give a damn 

Non cresceremo mai per davvero,
e non cresceremo…insieme.

 

Pensieri Sparsi

Non avevo mai visto Dirty Dancing!!!


Ammettere con le proprie amiche di essere arrivata a 30 anni senza aver mai visto Dirty Dancing equivale, senza troppi giri di parole, al trovarsi, una domenica sera random, legata al letto, sommersa di patatine e caramelle, costretta a subirsi l’intero dvd di questo bellissimo ed imperdibile film che, a quanto pare, è entrato nel cuore di milioni di ragazze della mia generazione, tranne che nel mio.Forse dovrei ammettere, per evitare di indurvi a pensare che io frequenti solo gente poco sana di mente, che non mi hanno letteralmente legata al letto ma, e questo posso giurarvelo con tanto di mano sul cuore, ho udito perfettamente la frase “Prendile il telefono, altrimenti si distrae!” che, se ci riflettete bene, è quanto meno simile ad un vero e proprio sequestro della mia persona. Insomma, la storia è andata più o meno così: dopo aver preso parte alla festa della nostra nipotina preferita, ci siamo ritrovate in tre sul letto con mille pacchi di patatine, caramelle gommose come se non ci fosse un domani, il tiramisù in frigo e un dvd tra le mani.Ho provato a fare la vaga ma è stato inutile; seduta nel bel mezzo del comitato “Dirty Dancing è l’emblema del romanticismo” non ho avuto molta scelta se non quella di farmi rapire dalla storia di Jhonny, Baby e dei loro balli proibiti.

Lungi da me risultare banale e superficiale ma la domanda che ha tormentato la mia povera mente, sottoposta a cotanta tortura sin dalle prime immagini, riguarda la bellissima Baby. Ho ben chiaro lo stereotipo, sin troppo utilizzato nella cinematografia del genere, dell’idea della protagonista tendenzialmente sfigata che, innamorata del bello e dannato di turno, ottiene la sua rivincita, alla fine della pellicola, divenendo figa di colpo facendo rimbecillire totalmente il belloccio di turno sconvolgendo tutti; ma mi domando e dico: le attrici belle le avevano finite quando hanno fatto il casting per la scelta di Baby?Un misto tra Andrea, una delle protagoniste più sfigate di Beverly Hills, e un ornitorinco con la miopia, la faccia di Baby mi ha tediato per tutta la durata del film con le sue espressioni da perennemente stitica. Non posso essere l’unica ad aver notato la varietà di emozioni espresse esattamente sempre con la medesima espressione da pesce lesso, a cui hanno tolto gli occhiali in un moto di cattiveria, con cui Jennifer Grey ci delizia per tutto il tempo che, accostate ai dialoghi dall’elevato spessore intellettuale, mi hanno fatto desiderare più e più volte che una delle caramelle gommose ingerite bloccasse le mie vie respiratorie.Ma parliamo di Jhonny! Dire che da frequentatrice di villaggi turistici sin da ragazzina, mi sia rivista, per una frazione minuscola di secondo, in Baby che lo fissa estasiata con tanto di bavetta alla bocca è scontato: chi non ha mai avuto una cotta stratosferica per l’animatore gnocco da paura che non ti degna neanche di uno sguardo perché potrebbe avere tutte ai suoi piedi? Inutile mentire, quella fase, nel bene e nel male l’abbiamo vissuta tutte. Che Patrick Swayze nel 1987 fosse un bel pezzo di uomo è innegabile; che la chiave di volta per rotolarsi tra le lenzuola di un tale portatore di addominali fosse un cocomero mi ha sconvolto l’esistenza.La trama del film è sintetizzabile in poche battute: Baby va in vacanza con i genitori bigotti, vede l’istruttore di mambo Jhonny Castle e diviene una stalker; gli porta un cocomero, dona soldi alla compagna di ballo di lui per farla abortire e decide di passare le vacanze estive ad imparare il mambo per sostituire la poverina che stava per restarci secca a causa del macellaio a cui avevano fatto fare l’intervento. Da cocca di papino diviene, nel giro di poche scene, una mezza ballerina che si contorce meglio tra le lenzuola che sul palco, dove un palo della luce avrebbe più grazia e sinuosità.Tromba qua, tromba là; i due vengono scoperti dalla milf rifiutata da Jhonny e questo poveraccio viene accusato di furto. Il genio del crimine, Baby, utilizza tutto il suo acume per scagionarlo dalle infamanti accuse e ammette a gran voce, per la gioia del paparino, di essere poco meno di una bagascia. Jhonny viene licenziato, capendo che forse era meglio rubare portafogli che portarsi al letto la stitica. Si salutano con uno struggente, mica tanto, addio e, mentre lei si trova alla sagra dello scemo del villaggio…tadan, compare lui con la sua frase epica: Nessuno può mettere Baby in un angolo!Capitemi, non avevo mai visto il film ma, tenendo conto che ogni qual volta Mediaset lo propina in tv almeno metà dei miei contatti la scrive su Facebook, capirete quanto tale frase mi fosse nota; ammetto, mio malgrado, di non aver mai visto, prima di ieri sera, la suddetta frase motivo per cui, nella mia testolina dalla fervida immaginazione, avevo creato scenari epici e fantasiosi degni di cotanta epicità verbale. Che povera illusa! Nessuno può mettere Baby in un angolo, solo perché quella povera sfigata era seduta in un punto della sala in cui la sporgenza del pilastro creava un angolo con il muro.Dopo essermi ripresa dalla risata isterica sopraggiunta senza chiedere il permesso, mi sono lasciata rapire dal ballo finale, quello ben noto perfino a me, dove, magicamente, Baby smette di essere una ciompa e si candida a futura partecipante di Dancing with The Stars.  

In conclusione: belle le serate con le amiche,
ma la prossima volta il film lo scelgo io!