Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

Pensieri Sparsi

Potere alle ciacione!!!


Tutte le donne sono belle: alte, basse, magre, grasse,bianche, nere, gialle o a pois, con i fianchi larghi, con il culo grosso, con i lineamenti mascolini, con i tratti da bambine, chi più ne ha più ne metta. Ogni donna è unica nel suo genere, ogni suo piccolo difetto ne è in realtà una sua caratteristica peculiare che, in un certo qual modo la rende speciale.
Ogni donna è perfetta semplicemente nel suo essere donna!
tumblr_njn1lyrrjo1qdgudso1_500Esplicitato questa sorta di pseudo manifesto femminista da due soldi, e sottolineato quanto io stessa sia lontana anni luci da poteressere considerata un femminone esagerato [anche se, ve lo posso giurare con la mano sul cuore, dal basso del mio metro e sessanta, la vita non è poi così malaccio] con i miei fiancotti larghi e i capelli in continua autogestione, posso trattare a cuor più leggero la questione pungente che, da ieri sera, mi solletica i pensieri:
Secondo voi, tutta questa storia del Politically Correct non sta sfuggendo un pò di mano?

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Trovo estremamente assurdo specificare quanto questo post non voglia risultare offensivo verso nessuna categoria, che poi già a parlare di categorie a ma personalmente sembra di fare discriminazione. Insomma, vivrò nel fantastico Mondo delle Meraviglie di Alice ma mi piace pensare alle persone semplicemente come essere umani, e come tali mi piace pensare che mi possano stare simpatici o collocarsi esattamente su quegli attributi che per conformazione naturale non posseggo ma che in casi eccezionali possono spuntare anche a me [per ben intenderci: a me dire mi stai sulle ovaia genera proprio l’orticaria].
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Per farla breve: che tu, mio caro prossimo, sia bianco, nero, arancione, a stelle o a strisce, che a te piacciano le donne, gli uomini o gli animali, che in camera da letto tu voglia essere legato come un insaccato o che ti scandalizzi al solo pensieri di finirci in una camera da letto, che tu sia bassa o dannatamente alta, che tu sia magra o che tu sia grassa, che sia fissata per la palestra o per la pancetta, che tu sia sferica, quadrata o ovale, insomma che tu sia un pò come cavolo ti pare io ho tutto il diritto di amarti o di odiarti semplicemente perchè sei tu.
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Magari, o mio caro prossimo, hai detto una frase sbagliata, magari il tono della tua voce mi urta il sistema nervoso, magari hai articolato le parole in modo armonico, forse hai sorriso nell’istante perfetto per farti entrare nelle mie grazie, forse non c’è un motivo preciso che ti abbia collocato nella lista di quelli che mi stanno a cuore o di quelli che vorrei sottoterra.
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Un solo fatto è poco più che certo: non è una questione di categoria umana!
Perchè, credetemi, è avvilente nel 2017 sentir ancora parlare di discriminazioni sessuali se si esprime un opinione diversa rispetto ad un omosessuale o discriminazione fisica se si esprime un parere estetico su una persona in sovrappeso, bassa, alta, troppo magra che magari semplicemente si è vestita al buio al mattino.
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Sia chiaro: non giustifico offese gratuite e, per l’appunto discriminazioni di alcun genere, ma difendo il sacrosanto diritto di un confronto sano e costruttivo: per quanto mi concerne, quando parlo con una persona dialogo con la sua mente non con la sua bellezza o con la sua sessualità, se tu che sei dall’altra parte poni fisicità e sessualità tra di noi come strumenti da manipolare nella discussione, con me, hai perso in partenza. Ma questa sono io.
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Ma perchè tutto questo sproloquio direte voi? Chi ha fatto cosa a questa povera psicopatica? Che problemi avrà mai questa volta?
Torniamo al nocciolo della questione e vi spiegherò tutto; dicevamo: tutte le donne sono belle e noi, a società moderna estremamente Politically Correct, non basta essere a conoscenza di tale verità per vivere bene. No, assolutamente.
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Noi società moderna estremamente Politically Correct abbiamo bisogno di indignarci e prendere posizione a favore di tutto e tutti [contro tutto e tutti, oserei direi io] per nutrire le nostre coscienze e/o il nostro bisogno di approvazione.
Ed è per questo motivo che uno spazio puramente ludico diviene piazza per la difesa dei diritti della bellezza delle donne di ogni forma, colore ed etnia.
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Vi avevo già accennato in qualche post precedente della mia nuova fissazione per un giochino di moda che consiste, nè più nè meno, nel creare outfit ideali per occasioni specifiche sfidando le altre fashioniste nella creazione del Top Look; in sostanza un mix tra il giocare con le Barbie ed una sorta di Gira la Moda moderno in cui perdersi esattamente come delle bambine un pò troppo cresciute che spendono soldi che non posseggono, indossano abiti, borse e accessori vari che non si possono permettere, presenziando ad occasioni surreali terreno fertile per la fantasia di chi, come me, un red carpet lo può solo sognare.
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Un gioco. Un passatempo. Un qualcosa di ludico con cui distrarsi. Errore!!!
Noi, società moderna estremamente Politically Correct, non possiamo assolutamente sottostare ad un giochino che mostra la donna come una bambolina, una modella dal corpo perfetto [nb: i fianchi erano comunque belli larghetti eh], uno stereotipo di bellezza dannoso per l’autostima della donna qualunque.

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Da settimane ormai nella chat del gioco, quella che avrebbe lo scopo di scambiarsi consigli di moda, la polemica infiamma: il sistema di votazione del gioco ha una politica di base corrotta e discriminatoria.
Quelle bionde hanno il punteggio più alto di quelle more.
Quelle bianche hanno il punteggio più alto di quelle nere.
Quelle con i capelli lunghi hanno il punteggio più alto di quelle con i capelli corti.
La gente che vota è razzista.
La gente che vota è discriminante.
Mi sento discriminata.
Il mondo è cattivo!
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Fatto sta che lagna di qua e lagna di là è stato apportato un aggiornamento al gioco: Celebriamo la bellezza in tutte le sue forme. Siamo orgolgiosi di presentarti, a partire da oggi, una nuova gamma di modelle Covet, ciascuna con la propria taglia, silhouette, altezza, carnagione e caratteristiche del volto. […] il nostro obiettivo è celebrare la bellezza in tutte le sue forme, non quello di paragonare una donna all’altra […] tutti i vestiti nel guardaroba e quelli che deciderai di acquistare si adattereanno automaticamente alla sua taglia, alla sua silhouette e alla sua altezza. Divertiti a provare i tuoi look preferiti sulle diverse modelle.

Noi, società moderna estremamente Politically Correct, non giochiamo più a vestire delle modelle alte, magre e della pelle del colore che meglio ci aggradava, mai e poi mai, noi giochiamo a vestire delle belle ciacione con gli stessi abiti che avevamo comprato per le modelle alte e magre che altro non fanno che sottolineare tutte le imperfezioni della bellezza dei corpi che esaltiamo evidenziando, ancora una volta, come a noi società moderna estremamente Politically Correct in realtà il bello piace, anche se è brutto ammetterlo, e, anche solo per finta in uno stupido giochino, non era poi così brutto vestire delle modelle alte, magre e della pelle del colore che meglio ci aggradava.

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Ma noi siamo Politically Correcte e forse non si può dire,
quindi: Potere alla Ciacione.
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Missing…


L’ultima persona a cui ho confidato di aver bisogno di un abbraccio era uno sconosciuto. Ha sorriso, fissandomi un istante tra il divertito e l’intenerito, e ha stretto le sue braccia intorno al mio corpo riempiendomi il viso di baci appena sfiorati. Non credo avesse idea dell’importanza di quel gesto, dettato probabilmente dalla troppa RedBull ingerita quella notte, eppure il suo sorriso mentre i suoi occhi fissi nei miei mi facevano lentamente morire era riuscito a scaldarmi il cuore come non accadeva da secoli ormai.
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Un istante prima ero in preda ad un panico che temevo non sarei stata in grado di gestire.
Un istante dopo avrei voluto il mondo smettesse di girare lasciandomi tra le braccia di quello sconosciuto.
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Non so perché questa notte la mia mente abbia deciso di farmi rivivere in loop quel millesimo di secondo in cui mi sono sentita fragile e vulnerabile, totalmente in balia delle mie emozioni, pienamente succube di una felicità di quelle che neanche utilizzando tutto il vocabolario riesci a spiegare a parole; non ho idea del motivo per cui adesso che tutto mi sembra così lontano e infantile mi sia venuto quel momento in cui, forse dopo troppo tempo, non mi sono sentita invisibile.
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It’s nice to see you again!
I need to see you again!
Pensieri Sparsi

Villaggio Vacanze


E’ da qualche giorno che sono in vacanza, ormai, credo lo si sia capito dalla frivolezza dei contenuti dei miei ultimi post di cui non me ne sto scusando, figuriamoci, sono la paladina della leggerezza dei pensieri estivi; il tempo per adesso sembra voler essere poco incline a donarmi l’abbronzatura dorata che sto bramando da settimane ma resto fiduciosa e approfitto dei tempi morti per mettere nero su bianco ciò che si rincorre nella mia mente.

Partiamo dal principio, sono anni che, volente o nolente, finisco a passare almeno una settimana delle mie vacanze in un villaggio turistico, di quelli tendenzialmente enormi con tutti i comfort del caso, di quelli pensati per famiglie e per adolescenti, di quelli con ristoranti giganti in cui accumulare chilogrammi che mai saranno smaltiti in inverno, di quelli in cui puntualmente mi chiedo: perché sono qui?

Senza perder tempo a parlare del perché e del per come io ci sia finita anche quest’anno, sono qui da un paio di giorni e ho osservato con interesse [e a tratti irritazione] la gente intorno a me. Adoro perdermi nei discorsi degli sconosciuti, rubare frammenti delle loro vite e tessere le loro storie nella mia mente. Mi sono bastati pochi giorni in un villaggio turistico per avere materiale su cui scrivere per un anno intero e, credetemi, non sto enfatizzando la cosa.
Insomma, non ditemi che non ci avete mai pensato, è come ritrovarsi in una sorta di zoo umano con elementi di varie specie messi a stretto contatto tra loro, un esperimento umano dai risvolti geniali.

Non importa in che zona dell’Italia vi troviate, la tipologia di persone presenti in un villaggio turistico rientrerà sempre, e sottolineo sempre, in uno dei seguenti stereotipi:

  • il cafone arricchito e tutta la sua rumorosa famiglia: soldi a sbafo che però non gli hanno consentito di comprare neanche un briciolo di educazione. Lo si può osservare mangiare l’inverosimile con la classica maglietta ultra griffata sporca di sugo, la sua voce riecheggia per tutto il villaggio, è impossibile non accorgersi della sua chiassosa presenza, mentre, con la simpatia di una foglia di ortica nelle mutandine, dispensa battutine irriverenti e freddure incomprensibili. Livello massimo di irritazione.

  • Lo sportivo ossessivo: partecipa a tutti i tornei organizzati dagli animatori, a tutti i giochi in spiaggia e tutte le attività che implichino il sudare come un maialotto in calore. Il suo motto è: mi fermerò solo da morto.

  • il malato di competizione: che sia il gioco in spiaggia o il torneo di briscola poco importa, lui [o lei] deve vincere a tutti i costi; si iscrive a tutte le attività che prevedono una vittoria che diviene, ovviamente, l’obiettivo primario delle sue vacanze. Nella settimana dei giochi di Ferragosto [volete davvero che vi racconti di cosa sto parlando?] lo vedrete cucire, sfilare, giocare a beach volley, salvare la donzella in pericolo, ballare la Waka Waka in equilibrio su un solo piede e con in bocca un palloncino…venderebbe anche la moglie pur di portare la sua squadra alla vittoria e goderne come un riccio in calore. Mai e poi mai provare a contestare una sua performance, potrebbe pestarvi senza pensarci due volte perché, si sa, una sana competizione sportiva è l’ideale per le vacanze.

  • la donna fitness: ha passato tutto l’anno ad ammazzarsi in palestra, a tendere i suoi muscoli e renderli flessibili e tonici solo per poterli sfoggiare con ostentata spavalderia in spiaggia dove la vedrete partecipare a tutte le attività di fitness previste nel corso della giornata: risveglio muscolare, acquagym, balli di gruppo, balli caraibici, zumba, capatina in sala attrezzi e, perché no, yoga. Mi stanco solo a guardarla, ho detto tutto.

  • l’isterica in vacanza: tendenzialmente ha tra i 30 e i 40 anni, in media 1 o 2 figli e un marito che la guarda indeciso sul come ammazzarla dopo l’ennesima sfuriata senza capo ne coda. La si può ascoltare brontolare sulla consistenza della pasta, sull’asciugamano ritirato tardivamente dal marito mentre lei attendeva per fare colazione, sulla bambina che non vuole mangiare e il bambino che mangia troppe schifezze. Siamo serie, la si può sentire brontolare con fare isterico, praticamente, su tutto. Averla nei paraggi è deleterio per le proprie orecchie: pericolo.

  • la gelosa petulante: labbra imbronciate e sguardo accusatorio, osserva tutte le donne con fare cagnesco mentre passa l’intera giornata a cercare prove dell’infedeltà del marito [stamane, giuro, ho ascoltato i discorsi di una donna di questa categoria, è stato difficile non ridere mentre lei lo accusava di aver perso troppo tempo nel comprare le sigarette; la faccia di lui era impagabile].

  • la mamma ossessivo compulsiva: il nome di suo figlio risuonerà per tutto il villaggio e, a fine vacanza, avrete una voglia spasmodica di prendere il suddetto bambino e chiuderlo in un collegio in Svizzera con la speranza di non vederlo mai più, neanche in fotografia.
    Gigio non fare questo. Gigio non fare quello. Gigio mangia. Gigio bevi. Gigio non mangiare la sabbia. Gigio non bere troppa Coca Cola…Gigio vai a giocare bendato in autostrada.

  • Lo scemo del villaggio: è un animatore mancato e ne soffre ad ogni estate quando sente il la sua essenza di clown bussare insistentemente alla porta del suo io; lo vedrete con gonne e parrucche, biberon e trecce alla Pippi calze lunghe, tutto pur di essere al centro dell’attenzione protagonista dei peggiori video delle vacanze di amici e conoscenti. Lui la vacanza se la gode a pieno, in fondo se non lo si fa in vacanza, quando? Mai, per esempio?

Ammetto che potrei continuare ancora per molto con il mio elenco,
ma poi cosa scriverei nei prossimi post?

Pensieri Sparsi

Il workout diventa social


Che io sia una persona estremamente pigra, presumo si sia capito anche qui; eppure quest’anno, complici magari i trent’anni che iniziano a pesare sulla mia psiche, sento l’imminente arrivo della prova costume come una costante minaccia che incombe su di me.

Fortunatamente [almeno credo] non sono l’unica a portare il peso di questo fardello sulle spalle, insomma, onestà per onestà, tutte vogliamo sentirci [e non ho scritto essere perché quello è un discorso a parte] in forma per affrontare il primo giorno di mare. Trovo già impegnativo il color bianco cadavere della mia pelle, non posso permettermi di sentirmi anche apparentata alla boa rossa che fa capolino in mezzo al mare.

Siamo a maggio, quindi, iscrivermi in palestra sarebbe una presa per i fondelli bella è buona; ben presto avrò troppo caldo anche solo per pensare di fare attività fisica; andare a correre al mattino implicherebbe puntare la sveglia troppo presto per poterlo accettare, andarci di sera risulta impensabile.

Eppure non voglio arrendermi all’idea di arrivare rotolando in spiaggia…e non sono l’unica. Su whatsapp con le mie amiche non si parla d’altro, è nata una vera e propria lotta al grasso in eccesso, una guerra con l’adipe da combattere ottimizzando i tempi e unendo le forze. E’ da queste continue discussioni intellettuali che è scaturita l’idea di utilizzare il mezzo che maggiormente ci unisce per il nostro workout quotidiano.

Possiamo mai negare di essere, oggi giorno, tutti assoggettati al dio SmartphoneAssolutamente no. Ci svegliamo con la sveglia programmata sullo smartphone, facciamo colazione controllando le notifiche, ci spostiamo utilizzando il navigatore su di esso installato, smistiamo mail e controlliamo la nostra vita sociale con esso, è il nostro compagno a pranzo e cena, alzi la mano chi non lo ha mai portato con se al bagno, non usciamo mai senza…insomma, per farla breve, chi potrebbe essere il migliore personal trainer per donne al limite della pigrizia se non il nostro telefono?

E quali potrebbero essere le migliori motivatrici al mondo se non le tue più care amiche che ti fomentano ricordando quanto stia lievitando il tuo girovita? Per spiegarvi bene il quadro completo dovrei allegarvi screenshot delle conversazioni…ma non lo farò.

Pochi minuti di delirio e entusiasmo generale sono bastati a far si che sui nostri telefonini siano comparse applicazioni malefiche come Seven, Runtastic Six Pack e Best Butt Fitness che, con allenamenti di pochi minuti al giorno, promettono di fare miracoli.

E’ una settimana, ormai, che è facile leggere messaggi del tipo:

“Ho fatto i miei sette minuti, sono morta”

“Avete fatto gli addominali?”

“Voglio il video come prova dei tuoi esercizi, non ti credo.”

Virtualmente ci siamo iscritte tutte alla stessa palestra, quanto durerà questa fissazione? Non lo so, ma, nel dubbio, tra 7 minuti e gli addominali due patatine le mangio lo stesso.

 Mi raccomando, mantenete il segreto.