Parole e Storie · Pensieri Sparsi

Alyssa


C’è stato un tempo in cui scrivere storie per me era una cosa normalissima, adesso è un pò come se fosse un evento. Non vi sto dicendo che è arrivato il momento di festeggiare, anche se forse dovrei. Insomma per una serie di ragioni troppo lunghe da spiegare, in un noioso pomeriggio domenicale ho assecondato chi volesse sapere la storia di Alyssa. Chi è Alyssa? Luuuuunga storia che prima o poi magari vi racconterò.
Prendete il racconto per quello che è: un qualcosa senza arte ne parte di una persona a cui le serate passati a raccontare storie forse mancano un pò.

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Fisso il nome comparso sul display del mio telefono. Non posso credere sia davvero lui. Il cuore ha iniziato a battere forte nel mio petto, non riesco a respirare; chiudo gli occhi ed inizio a contare. Perché diavolo non funziona questa volta? Perché non riesco a calmare il flusso dei ricordi che, come un fiume in piena inonda la mia essenza più nascosta. Mi concentro sul respiro, l’aria entra ed esce dai miei polmoni mentre i contorni della stanza che mi circonda iniziano a tremare, colori e suoni si confondono nella mia mente riportandomi di colpo a quella notte di circa due anni fa.
Neanche ci dovevo essere su quella nave, era stata un’amica a prenotare per me facendo leva sul periodo del cavolo che stavo attraversando. Era stato tutto così assurdo dal primo momento in cui il mio sguardo aveva incontrato il suo; c’era qualcosa di diverso, qualcosa che non avevo mai notato prima. Eppure non era la prima volta che lo avessi incontrato, sono sempre stata molto fiera della mia vita da fan e di quei viaggi che col tempo erano diventati parte della mia vita.
Aveva sorriso. Un sorriso strano che mi aveva trapassato l’anima facendo correre un brivido lungo la mia schiena. I primi tre giorni su quella nave erano stati al limite della follia, la mia sanità mentale vacillava un poco in più ogni qual volta i miei passi si incrociavano con i suoi.  Un solo suo sguardo bastava per farmi sentire nuda, le sue mani trovavano residenza sul mio corpo ogni volta fossimo abbastanza vicini. Forse avevo scelto una gonna troppo corta la sera in cui la sua mano ha sfiorato le mie mutandine mentre stavamo scattando una foto. Forse erano stati i miei occhi adoranti a dargli il lasciapassare per quel bacio rubato stampato sulle mie labbra poco prima della nostra foto.
Continuo a tormentarmi pensando a quante volte avessi immaginato tutto ciò e quanto, in realtà fossi stata impreparata ad affrontare quanto accaduto quella notte.
Era il terzo giorno di navigazione, avevamo appena scattato l’ennesima foto insieme, le sue mani si erano strette con più insistenza sui miei fianchi e le sue labbra mi avevano sussurrato lascive parole che avevano fatto accendere i miei desideri più nascosti. Un calore insolito aveva irradiato le mie viscere e fatto vacillare le mie gambe quando ero stata avvicinata dal suo bodyguard che, con il fare di chi avesse fatto quella medesima cosa innumerevoli volte, mi aveva illustrato tutti i dettagli sul nostro incontro. Non potevo credere a quanto avessi sentito, ero corsa dalle mie amiche con gli occhi pieni di lacrime e il cuore impazzito. Non sempre la strada verso il Paradiso è lastricata di petali rossi, ma conta davvero così tanto come ci si arriva alla felicità?
Avevo passato le ore che mi separavano a quell’incontro fantasticando sugli scenari più romantici che avesse potuto formulare la mia mente, avevo atteso con ansia e trepidazione la sua chiamata e senza neanche rendermene davvero conto avevo raggiunto la sua cabina. Avevo fissato quella porta con il cuore in gola. Inferno o Paradiso? Cosa avrei trovato? Solo in quel preciso istante avevo realizzato in che situazione mi stessi cacciando.
I miei piedi avevano varcato la soglia della sua camera e tutti i miei pensieri avevano cessato di esistere, la sua bocca famelica si era impossessatala della mia, le sue mani padroneggiavano sul mio corpo. Ero una bambolina in preda alle sue voglie, schiava dei suoi desideri che avevo fatto diventare anche i miei.Gemiti, sudore, graffi sulla schiena, le sue mani tra i miei capelli.
Un animale bisognoso di soddisfare i sui istinti primordiali, aveva dato poco peso all’assenza di preservativi in quel caos di vestiti e bottiglie che ci circondava, le sue mani si erano strette sui miei fianchi stringendomi ancora più vicino al suo corpo mentre raggiungeva l’apice del piacere e sfinito si lasciava cadere su di me. Aveva mugugnato parole incomprensibili stringendo forte i miei capelli poco prima di addormentarsi sfatto e appagato.
Ero rimasta immobile per ore su quel letto incapace di compiere ogni singola azione. Era successo davvero. Osservavo il suo viso schiacciato sul cuscino e ascoltavo il suono del suo russare chiedendomi come fossi finita in quella situazione.
Un nuovo messaggio.Il suono della notifica mi riporta alla realtà, fisso ancora il suo nome sul display mentre Alyssa inizia a chiamarmi dal suo lettino.
Blocco lo schermo del telefono e metto tutti i miei pensieri in pausa.
“Amore della mamma, arrivo.”

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Era una vita che non scrivevo e spero di non aver annoiato nessuno con questi miei deliri. Magari non ho più il “tocco magico” che avevo un tempo…e non mi sono mai fatta tutti questi problemi nel pubblicare qualcosa.
Insomma, se lo avete letto ditemi cosa ne pensate…

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Sono stata violentata… #MeToo


Ci sono argomenti talmente delicati che anche solo sfiorarli fa tremare le gambe e vibrare l’anima, situazioni così terribili anche solo da immaginare che il solo pensare di potersi trovare a doverle vivere fa scoppiare il cuore in petto e bloccare il respiro. Il desiderio di sparire pur di non sentirsi più sporca, la voglia di essere invisibile al mondo per paura che possa succedere ancora, la rabbia di sentirsi sbagliata pur sapendo di non aver fatto nulla di male, pur sapendo di aver subito un sopruso, di essere vittima e non complice… il bisogno di dimenticare quello che è accaduto, di scendere a compromessi con se stessi e con un passato che fa così male da rischiare di distruggere ogni briciolo di felicità presente e futura.

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Denunciare di aver subito una violenza sessuale è probabilmente, per una donna, l’atto di più estremo coraggio e amore verso se stessa che ella possa compiere; troppe volte, ancora oggi, denunciare equivale a rimettersi al giudizio degli altri. Troppe volte, invece di avere supporto e sostegno si finisce per scontrarsi con un dito puntato contro; come se il fatto stesso di possedere genitali femminili desse ad un uomo il diritto di poterne abusare come e quando vuole a suo piacimento, come se bastasse un vestito o un sorriso in più per concedere il lasciapassare verso le proprie mutande.

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Potrei essere una puttana, ma ho il diritto di dire no ed essere puttana con chi dico io!
L’ho sentita l’altro giorno in tv e meglio non potrebbe esprimere il mio pensiero a riguardo.
Non posso negare che è da quando tutta questa storia delle denunce di molestie sessuali è iniziata che cerco di non mettermi di fronte ad un foglio bianco per mettere nero su bianco i miei pensieri; è dalle prime dichiarazioni di donne come Asia Argento che costringo le mie dita a stare ferme, la mia voce a tacere, i miei pensieri a volgersi verso differenti lidi.
Che io non abbia mai avuto problemi ad esprimere cosa mi passi per la testa è cosa ben nota, eppure un argomento così delicato ha messo in imbarazzo anche me.

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In fin dei conti, chi sono io per giudicare?
Come può una donna non schierarsi apertamente, e senza ragionarci troppo su, con un’altra donna?
Perché mai non ho indossato ad occhi chiusi una bella fascia con la scritta #MeToo e mi sono unita alla protesta che, dopo il caso Weinstein, ha invaso tutti i social network e le prime pagine di tutte le testate giornalistiche?
Perché, nonostante abbia un’idea ben solida sulla violenza sulle donne e su ogni forma di abuso in generale, non sono riuscita a sentirmi solidale a queste storie?

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La risposta è semplice, forse anche banale: la caccia alle streghe non mi è mai piaciuta e, sin dai primi articoli e le prime dichiarazioni sull’argomento, mi è stato subito palese che la Sagra della Poraccitudine sarebbe stata servita in breve tempo. Come mi piacerebbe avere torto di tanto in tanto.
Ogni giorno, da mesi ormai, da un vaso di Pandora, che assomiglia più ad una sorta di dimenticatoio per morte di fama, esce una nuova specie di mostro sociale che punta il dito verso un tizio famoso a caso e, come per magia, ricorda che 10 o 15 anni fa è stata abusata sessualmente. Inutile sottolineare che all’epoca la violenza era stata taciuta per non subire conseguenze sulla propria carriera, però adesso che unite facciamo la forza, posso raccontare che l’ho data un pò qua e un pò là per fare l’attrice/cantante/tizia pseudo famosa a caso ma il tutto è avvenuto assolutamente contro la mia volontà.

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Avendo già fatto tutte le premesse del caso, capirete senza ulteriori indugi il motivo delle mie parole: vero è che l’unione fa la forza, ma i vantaggi dell’aprire le gambe a tizio o a caio in questi ultimi 10/15 anni sono stata io che continuo a sgobbare per farmi spazio nel mondo ad averli avuti O la malcapitata di turno che adesso ha deciso di sporgere denuncia mediatica dal salotto della propria villa extra lusso?
Non sono nessuno io per giudicare i mezzi per raggiungere un proprio sogno, per carità, ma se per diventare Belen Rodriguez devo donare il mio fondoschiena al politico di turno, è davvero lecito 15 anni dopo pretendere di passar per vittima ed accusarlo perché mi ha messo a 90 gradi?

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La violenza è violenza…e come tale va denunciata!

Lo sottolineo perché non dimenticarlo fa sempre bene; eppure non riesco a non cercare una sorta di dignità e rispetto anche in queste situazioni; rispetto per le vittime reali, quelle costrette davvero a subire molestie senza ottenere alcun tipo di beneficio se non la distruzione psicologica ed emotiva.
Siamo giunte al punto in cui non esiste più distinzione tra accusato e condannato!!!
Da settimane viviamo in un mondo in cui ormai aspettiamo solo di ritrovarci la denuncia di Minnie contro Topolino, un post sul blog di Biancaneve in cui racconta l’abuso subito dai sette nani, la denuncia della Bella Addormentata per aver subito violenza da parte di  Filippo durante il sonno.
Storielle più o meno inventate che ci distolgono dalla realtà dei fatti, dalle vere violenze che troppe donne sono costrette a subire.

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E’ in questo mondo più o meno distorto che da due giorni circa sta rimbalzando un nuovo nome, che va ad aggiungersi alla ormai lunga lista di condannati senza una sentenza. Al suono di un’infanzia rovinata, il nuovo stupratore, sbattuto nelle notizie dei vari siti web mondiali, ha il volto noto dell’angelico biondino dei Backstreet Boys.

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Nick Carter ha stuprato…
NO!
Nick Carter è stato accusato da una certa Melissa NonMiRicordoIlCognomePerchèTantoNonFregaAnessuno di stupro!?!
Non è stato denunciato, non è stato condannato! 

Lui è stato accusato su un blog da questa pseudo cantante e tutto il mondo ha preso una grossa etichetta e gliel’ha appiccicata sulla fronte.
NICK CARTER HA STUPRATO UNA VERGINE!

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La storia, comparsa sul blog della presunta vittima e non nelle aule di un tribunale, è più o meno questa:
Melissa è una pseudo cantante sulla quale ammetto di non essermi documentata poi così tanto, ho letto che faceva parte di un gruppo chiamato Dreams  e ad un certo punto ha provato, senza riuscirci altrimenti saprei di chi sto parlando, a fare carriera come solista. Senza dilungarci troppo sulla sua storia personale, ci racconta che conosce Nick sul set di un film, o qualcosa del genere, ed una sera lui invita lei ed un’amica ad una pseudo festa molto ristretta.
Lei, all’epoca dei fatti diciottenne, giustamente coglie l’occasione di fare baldoria con uno dei Backstreet Boys e va alla festa in questa casa semi vuota; giocano ai videogiochi fino a quando lui le propone di vedere la sua collezione di farfalle, che per un cantante equivale a dire: vieni ti faccio ascoltare la musica fighissima su cui sto lavorando.

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Lei, incuriosita di ascoltare questi capolavori inediti al panorama musicale del 2002, lascia la mega festa in soggiorno a base di Nintendo e va nello studio del biondo protagonista di questa storia. Spengono le luci e, invece di usare delle normali candele, si accontentano della luce del monitor per creare atmosfera e lasciarsi rapire dalla musica. Ovviamente, i due iniziano a baciarsi; il tutto avviene naturalmente, o almeno così racconta lei; in fin dei conti sei al buio con Nick Carter e non ti lasci infilare la lingua in bocca?tenor2

Lo studio non sembra però essere il posto adatto per un limone e quindi i due baldi giovani, come nella più moderna delle favole, si spostano in bagno. L’ingenua Melissa, vergine dichiarata e devota all’Immacolata Concezione, non immagina neanche lontanamente che forse non è propriamente molto furbo chiudersi in un bagno per limonare con un ragazzo ormonalmente su di giri e quindi, senza porsi troppe domande, lo segue senza proferir parola rificcandogli la lingua in bocca.

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Il demone del sesso [cit.] che si impossessa del corpo e della mente di Nick, impone al giovane di inginocchiarsi al cospetto della fanciulla per farle un’attenta visita ginecologica con la lingua. La povera Melissa, a questo punto della storia, è talmente schifata dalla situazione [cosa che avrebbe tutto il diritto di essere] e decide di reagire; no lei non gli ha tirato i capelli e facendolo cristonare in aramaico, non gli ha dato uno spintone o un calcio o un pugno in testa, non ha provato ad aprire la porta ne ad urlare. Con le mani perfettamente libere di fare quello che volevano lei decide di spegnere la luce.

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Probabilmente Melissa ha iniziato a pregare perché a questo punto, il Signore deve aver ascoltato il suo silenzioso grido di aiuto e ha inviato un suo messaggero a bussare alla porta di quel bagno che, in pochi istanti, ha fatto dimenticare il ben più famoso armadio di Ignazio e Chechu.
Interrotti sul più bello i due escono dal bagno ma a questo punto penserete voi, lei cerca di andare via dal violento stupratore,  prova a raggiungere l’amica o forse cerca di allontanarsi in qualche modo.  E invece NO! Semplicemente, i due cambiano bagno. Evidentemente a Nick Carter eccita la ceramica dei sanitari.
Oh ognuno avrà le sue perversioni.
Insomma, cambiano bagno e il biondo cantante le chiede di ricambiare il favore.

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Un poco a te e un poco a me dopo, i due si ritrovano a letto e danno vita ad un nuovo episodio degno delle migliori Pancine Hot del Signor Distruggere: lui sale su di lei, talmente pesante che lei non può neanche pensare di spostarlo [non è carino ricordargli che era grassottello eh] e decide che avrebbero fatto sesso. Lei recita qualche Ave Maria mentre lui mette qualcosa dentro di lei, sconvolta Meli sgrana gli occhi che Giulia de Lellis scansati e gli domanda cosa sia e lui, con la stessa enfasi di un moderno Christian Grey, gli svela il misterioso arcano:
“E’ tutto me stesso, piccola!”

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A questo punto della storia sono IO che voglio denunciare Melissa perchè in una sola frase ha smontato tutti i miei sogni da adolescente: Nick Carter deve avercelo per forza di cose piccolo se lei è stata costretta a chiedere cosa fosse finito nella sua vagina.
E’ tutto me stessa, piccola!
Io starei ancora ridendo per una frase del genere, anche se sono passati 15 anni; ma c’è gente a cui il Non scopo, ma fotto forte di Mr Grey piace quindi forse non è questo il punto.

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Ma non perdiamo il filo di questa avvincente storia: insomma, lui ruba la virtù della giovane che, a quanto pare, girava con un cartello propagandistico della sua verginità [non mi spiego altrimenti il perché tutti fossero a conoscenza della cosa], e la povera fanciulla si addormenta tra le braccia dell’orco cattivo.
Il giorno dopo viene svegliata  dall’amica, e le due tornano a casa commentando la bellissima festa.
Passano mesi e Melissa incide una canzone con Nick, duettano insieme in uno showcase, lei diventa una fallita, lo segue su twitter, condivide i loro video insieme, gli fa le condoglianze per la morte del padre, lo supporta quando lui diviene un Fedez americano in un programma televisivo e,  infine,  lo accusa tramite un post sul blog, senza però procedere per vie legali.

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Quando ho deciso di scrivere questo post, volevo raccontarvi di come Nick Carter avesse usato violenza sulla mia persona; volevo ironizzare con leggerezza, come ho fatto tutto il giorno, su una notizia così inverosimile da essere quasi grottesca eppure, man mano che le parole prendevano forma, mi sono resa conto che non ci sarei riuscita. Non questa volta. Non quando è evidente che basta così poco per distruggere la vita di una persona, per gettare fango su tutto quello che si è costruito negli anni, per sgretolare ogni sforzo per divenire una persona migliore. Non quando menzogne come queste sminuiscono il dolore di chi ha subito davvero una violenza di questa portata, non quando per un poco di popolarità si decide di schiacciare in un modo avvilente la dignità di chi queste violenze le ha vissute davvero.


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#MeToo perchè io a favore delle donne lo sarò sempre, ma delle donne vere.

 

Parole e Storie

Una vacanza da sogno


Non ho mai avuto un’ottima memoria, soprattutto per le cose che scrivo; scrivendo di getto, probabilmente, perdo la connessione con alcune cose, perdo la conoscenza delle stesse…non saprei dare una spiegazione alla capacità di stupirmi quando, per puro caso, ritrovo qualcosa scritto da me di cui non ricordavo l’esistenza.

Una vacanza da sogno

Era da tempo che mi ero ripromessa di farlo, questa volta non mi sarei  lasciata scappare l’occasione. Mi sono imposta di non chiedere consiglio a nessuno e concedermi il brivido di seguire semplicemente l’istinto nel prendere la mia decisione; egoisticamente sapevo di meritarmi questo regalo: quindici giorni di crociera nel meraviglioso Oceano Indiano: Seychelles, Madagascar, le Mauritius e Zanzibar. Un viaggio da sogno, il mio viaggio da sogno. Quindici giorni lontani dal mondo, io e Micheal, chi potrebbe negare che ci siamo meritati una ricompensa, dopo tutto?
Sono giorni, ormai, che la nave è salpata, il clima a bordo è sereno e, finalmente, anche io sto iniziando a rilassarmi e a sciogliere la troppa tensione accumulata in questo periodo convulso che ho attraversato.
Ho aspettato con ansia che Micheal cedesse al richiamo di Morfeo abbandonandosi, beatamente, tra le sue braccia nel letto king size nostra cabina per potermi concedere una passeggiata solitaria lungo il ponte illuminato; c’è la luna piena stanotte e una strana sensazione aleggia nel mio cuore facendolo sentire stranamente pesante. Cammino sovrappensiero, perdendomi con lo sguardo nell’oscurità della notte, fino a quando i miei occhi si soffermano su una sagoma troppo familiare.

Non può essere lui. Sicuramente, sarà la mia immaginazione a giocarmi brutti scherzi. Con il cuore in gola, mi avvicino a quella figura che inizia a delinearsi sempre di più ai miei occhi, mi sento mancare il respiro quando i suoi occhi si incontrano con i miei e le sue labbra disegnano un dolce sorriso.
“Ashley…”
La sua voce calda e sensuale, proprio come era impressa nei miei ricordi, trapassa la mia anima. Non può essere lui, non può essere qui. La mia voce acida scandisce le poche parole che riesco a pronunciare.
“Che ci fai tu qui?”
Sgrano gli occhi incredula, cercando di controllare il battito convulso del mio cuore e di apparire meno agitata e isterica di quanto non sia in questo momento della mia vita.
“Probabilmente la stessa cosa che fai tu?”
I suoi occhi gelidi catturano i miei, mette le mani in tasca e, con aria distratta, si poggia alla balaustra del ponte, mordicchio le labbra cercando qualcosa di intelligente da dire ma mi rendo conto ben presto che i miei neuroni hanno deciso di prendersi le ferie proprio adesso che la loro presenza sarebbe a dir poco necessaria. Sospiro, cercando di guadagnare tempo, ma è tutto inutile. Alzo bandiera bianca e lascio liberi i miei pensieri, smetto di razionalizzare e lascio che sia la mia memoria muscolare a prendere possesso dei miei movimenti. In un incastro perfetto le mie braccia si stringono intorno al suo collo e le mie labbra si posano leggere sulla sua guancia, lo sento rilassarsi per una frazione di secondo prima di adagiare con decisione le sue mani lungo i miei fianchi e stringermi a se.
“Scusami, è solo che eri l’ultima persona che mi aspettavo di incontrare su questa nave…”
Sorride sarcastico, accarezzando il mio corpo con lo sguardo.
“…forse, l’ultima che avresti voluto incontrare.”
Sfioro il suo viso con il dorso della mia mano.
“E’ passato tanto tempo, ormai.”
Sembra passata una vita da quando io e lui eravamo una sola cosa, quando, giovani e innamorati, vivevamo nella nostra bolla d’amore convinti che non esistesse mondo al di fuori di noi due. La passione che ci travolgeva ardeva così prepotentemente in noi fino a consumarci, il nostro amore era una fiamma rovente che, tristemente, una folata di vento aveva spento di colpo. Di punto in bianco, i nostri migliori pregi erano diventati i nostri peggiori difetti; litigi, urla, crisi isteriche, la nostra storia idilliaca si era trasformata, all’improvviso, in un inferno a cui con grande dolore, ma forse anche grande liberazione, avevamo messo fine.
Sorride dolcemente fermando la mia mano con la sua per portarla lentamente all’altezza labbra che delicatamente la sfiorano in un lento baciamano, i suoi occhi verdi sorridono cercando complici i miei, un breve contatto che  fa fremere il mio corpo come se fosse attraversato da una scarica elettrica. Ritraggo timidamente la mano sfregandola nervosamente con l’altra, abbasso lo sguardo per impedirgli di leggere i pensieri che, troppo malinconici, rapiscono il mio cuore riportandolo indietro nel tempo a quando esisteva un noi.
“Sei sempre bellissima.”
Non saprei dire se è colpa del leggero dondolio della nave che miscela i miei pensieri confodendoli, del fantastico cielo stellato che ci fa da scenario o della voglia di vivere che, per troppo tempo, ho represso dentro di me ma non riesco a resistere a questa forza magnetica che mi attrae verso di lui, le mie labbra non riescono a respingere il suo bacio improvviso. Non abbiamo bisogno di parole, i nostri occhi si specchiano gli uni negli altri per confidarsi ciò che le nostre bocche hanno ancora paura di ammettere, la sua mano si intreccia alla mia, i suoi passi si fanno veloci e, ad ampie falcate, mi conduce nella sua cabina. Come  due ladri, ci infiliamo in camera, i suoi occhi cercano nuovamente i miei facendo vibrare la mia anima, non riesco percepire altro se non la mia voglia di essere sua; il suo sorriso malizioso mi fa tremare le gambe mentre le sue mani, forti e decise, prendono possesso del mio corpo. Le sue mani scendono lentamente lungo la mia schiena, si adagiano sicure sulle mie natiche alzandomi di peso, allaccio le gambe intorno al suo corpo percependo tutta la sua virilità. Sto impazzendo di desiderio, e lui lo sa. Non smette di baciarmi mentre mi adagia sul letto, ammira il mio corpo caldo e pronto ad accoglierlo fino a quando, impaziente, afferro il colletto della sua camicia bianca e lo tiro verso di me; non mi lascia bramare oltre le sue carezze, le sue mani iniziano a muoversi sul mio corpo, accarezzano lentamente le mie gambe risalendo verso le mie cosce, le labbra seguono le loro movenze lasciando una scia umida e luccicante, le sue dita si avventano con foga sui bottoni dei miei pantaloni per slacciarli e liberarmene. Accarezza la mia intimità, perdendosi nel lago del mio piacere, non riesco a trattenere i gemiti che risuonano nella stanza; i suoi occhi smeraldi studiano il mio viso, contempla con un ghigno soddisfatto la mia espressione estasiata. Sento la sua eccitazione crescere sempre più prendendo vita in mezzo alle sue gambe; mugugna qualcosa con la voce roca e rotta di piacere non appena le mie mani prendono ad accarezzare con ritmo più deciso la sua intimità, volge gli occhi al cielo, dal suo respiro spezzato riesco a percepire palesemente quanto sia vicino al limite. Senza indugiare ulteriormente, si fa largo tra le mie gambe, intreccia le sue mani con le mie portandole all’altezza della mia testa, lasciando il suo corpo aderire quasi completamente con il mio; i suoi occhi nei miei, il battito del mio cuore sincrono al suo, i nostri respiri affannosi, la sua voce rauca al mio orecchio.
“Non sai quanto ho desiderato questo momento.”

Con un colpo deciso entra dentro di me, le mie mani si stringono alle sue in un istante in cui resto senza fiato, mi sento donna come non accadeva da tempo sotto le spinte possenti del mio amante, il suo bacino batte con forza contro il mio regalandomi attimi da mille brividi, un urlo smorzato esce dalla sua bocca quando con un colpo più forte mi bagna con il suo piacere, tremo tutta tra le sue possenti braccia mentre stremata lo raggiungo in quell’attimo di paradiso tutto nostro.

Appagato, si lascia scivolare accanto al mio corpo, le mie mani sul suo petto ascoltano il ritmo accelerato del suo battito mentre la mia bocca ancora bramosa del suo sapore inizia a muoversi sul suo collo. Basta poco, fugaci carezze e baci proibiti e anche la sua eccitazione raggiunge i livelli della mia, bacio il suo addome scolpito scendendo pericolosamente verso le sue zone erogene, lo sento fremere di piacere sotto i colpi esperti della mia lingua, sorrido soddisfatta: ricordo ancora bene come farlo godere, come renderlo schiavo dei movimenti. Accarezza con veemenza i miei seni invitandomi a risalire verso la sua bocca, seguo le sue indicazioni da brava gattina, mi struscio sul suo corpo fino a unirmi nuovamente al suo, mi muovo sicura scandendo il ritmo della nostra frenetica danza, i nostri corpi sembrano non essere mai sazi: per troppo tempo sono stati a digiuno l’uno dell’altro. La mia lingua si infila avida nella sua bocca fino al momento in cui ancora una volta siamo scossi dal più alto dei piacere. Mi lascio cadere sul suo corpo, le sue braccia scolpite mi stringono a se fino a quando, ormai stremati, ci abbandoniamo al più dolce dei sonni.
È oramai mattina quando mi desto dal torpore in cui ero caduta, scruto i dolci lineamenti del suo viso e una fitta mi trafigge il cuore; raccolgo i miei vestiti e di fretta mi ricompongo senza far rumore.
“Addio, amore mio.”Come una ladra sgattaiolo fuori dalla sua cabina, chiudo la porta alle mie spalle e lascio che tristi lacrime bagnino il mio visi; la sua voce calda alle mie spalle mi trapassa l’anima. Non mi volto fino a che non sento le sue mani posarsi sulle mie spalle.
“Ashley, perché stai scappando da me?”
Raggiunge il mio viso, i suoi occhi penetranti raggiungono i miei.
“Non dovevo, Jason. Perdonami.”
Le sue mani si stringono intorno alle mie braccia, l’espressione del suo viso è un misto tra rabbia e delusione, abbasso lo sguardo impotente di fronte alla dolcezza del suo.
“Devo andare, ti prego lasciami. Micheal si starà per svegliare, non può non trovarmi accanto a lui.”
Lascia di scatto la presa lasciando scivolare le braccia lungo il suo corpo. Non dice una parola. Nei suoi occhi solo profondo disprezzo. Sento il mio cuore rompersi in mille pezzi, troppo piccoli per essere rincollati questa volta. Senza muovere bocca, mi volto per riprendere la mia strada, quella che mi conduce alla mia cabina, quella che mi porta nuovamente lontana da lui.
Con le lacrime che colmano i miei occhi rientro in camera, senza spogliarmi mi adagio a letto accanto a Micheal che, fortunatamente, dorme ancora come un angelo, sfioro il suo dolce viso e mi guardo intorno osservando cosa è diventata la mia vita adesso, quanto distante sono arrivata da quel sogno idilliaco di amore eterno che mi aveva legato a Jason, quel sogno che stanotte mi aveva rapita e stravolto la vita proprio come tanti anni fa. Non è più tempo per i rimpianti, non è più tempo per i rimorsi, non è più tempo per noi.
Quella che era iniziata come una vacanza da sogno si sta trasformando per me nel peggior incubo mai vissuto, da giorni ormai vivo con il terrore di incontrare nuovamente i suoi occhi  ,ogni porta che apro, ogni angolo che svolto, ogni singola attività a cui decido di prendere parte è una puntata azzardata nella partita della mia vita.

Pubblicando tutto il racconto, sarebbe stato troppo lungo;
magari vi avrei annoiato…

Parole e Storie

Eclisse


Mi prenderò cura di te

“Perché lo hai fatto? Come hai potuto? Cosa cazzo ti è passato per la testa, cristo santo. Non dovevi. Perché diavolo lo hai fatto?”
Le sue urla strazianti riecheggiano nell’auricolare del telefono che stringo disperatamente tra le mani, mordo il labbro inferiore quasi fino a farlo sanguinare, respiro ritmicamente cercando di mantenere saldo il controllo della voce, nessuna sfumatura nella freddezza assente del mio tono deve svelare ciò che sento sempre più difficile nascondere.
“Mi dispiace. Avevo già deciso ormai, non avrebbe avuto alcun senso aspettare ancora.”
Una pausa pregna di dolore e disperazione.
“Ne avrebbe avuto per me, porca troia. Per noi. Come hai potuto farlo? Era nostro figlio, cazzo, come hai potuto decidere da sola? Cazzo, sei solo una stronza, come ti è saltato in mente? Sei un’egoista, era nostro figlio, cazzo. Lui. Cazzo. Lui era…”
Ascolto le sue parole spingendole lontano da me. Sfogati, amore mio, butta fuori tutta la rabbia che senti esplodere dentro di te, odiami pure se ti servirà a stare meglio. Piangi amore mio, liberati da quel dolore che ti stringe il cuore opprimendoti fino a impedirti quasi di respirare. Non rispondo alle sue accuse, sospiro stancamente cercando dentro di me quell’ultimo barlume di forza per mettere fine a questo strazio.
“Mi spiace, Chris. Il bambino non c’è più, è inutile parlarne ormai.”
Frasi dirette e concise di chi parole davvero non ne ha.
“Ti odio. Per me sei morta, Desy. Morta!!!”
Il suono muto del telefono attraversa la mia anima annientandola con un sol colpo, come uno specchio gettato a terra da un bambino dispettoso sento il mio io frantumarsi in mille pezzi, alcune schegge impazzite hanno infilzato il mio povero cuore provocandomi un dolore allucinante, mi manca il respiro mentre sento il mio male prendere forma, calde lacrime amare bagnano il viso rigandolo con la loro scia nerastra. Mi lascio cadere sul letto, il materasso sembra voglia fagocitarmi per quanto risucchia il mio corpo, l’odore di vecchio delle coperte si impossessa di me rendendomi parte dell’arredamento di questo squallido motel di terzo ordine in cui mi trovo.
La mano accarezza il ventre ancora piatto in un gesto lento e carico di dolcezza e sofferenza.
“Mi prenderò cura io di te.”

Buonanotte, Mr Stephens

Mi lascio cadere rovinosamente sul divano slacciandomi i pantaloni, senza molti preamboli afferro la testa della brunetta, che mi fissa con aria sognante, e la conduco con poca grazia sulla mia intimità, la sua bocca si muove golosamente intorno alle mie parti più sensibili seguendo il ritmo dettato dalla mia mano sulla sua nuca. Alzo gli occhi al cielo abbandonandomi ai miei gemiti fino a sfogare tutta la mia libido nella bocca della ragazza che, stravolta dall’eccitazione e dal desiderio, mi supplica con lo sguardo di farla godere.
“Bob, portala fuori!”
La porta alle mie spalle si apre lentamente, il mio uomo ombra entra sicuro mentre con pochi gesti scoordinati risistemo i pantaloni al meglio, la ragazza viene quasi alzata di peso dal mio bodyguard che, senza proferir parola, accontenta subito la mia richiesta facendola sparire in men che non si dica dalla mia vista.
Sono distrutto. Lo show di questa sera mi ha massacrato eppure il mio appetito sessuale non è ancora sazio, prendo una birra fresca da frigobar e una sigaretta speciale dal pacchetto che ho poggiato sul tavolino accanto a me, sento i miei sensi affievolirsi leggermente e la mia voce rauca chiedere l’ingresso della prossima troietta della serata, è una biondina questa volta, si avvicina sensuale a me guardandomi come se fossi un dio, le sue stupide parole inutili riempiono la stanza, una smorfia compare sul mio viso mentre l’afferro con forza facendola quasi cadere su di me, le mie labbra cercano fameliche le sue, la mia lingua fruga violentemente nella sua bocca quasi come se volessi succhiarne la più profonda essenza, le mie mani si muovono veloci sul suo corpo fino a spogliarla totalmente, in pochi gesti le sono dentro, mi muovo come un animale in calore tenendola saldamente per i fianchi, pochi colpi decisi per raggiungere di nuovo il piacere più assoluto, esco da lei e mi allontano senza degnarla nemmeno di uno sguardo.
“Puoi sparire adesso.”
Mugugna qualcosa con tono supplichevole e lamentoso cercando di fermarmi prendendomi un braccio, l’allontano da me con un movimento lesto, chiudo la porta del bagno alle mie spalle lasciando scemare nella mia testa il suono lagnoso della sua voce, lascio scorrere l’acqua sul mio corpo perdendomi nel tepore che mi regala il vapore che ha riempito la stanza.
Un altro giorno ha avuto fine.
Sbandando come se fossi ubriaco, mi lascio cadere sul morbido letto ricoperto da un caldo piumone rosso porpora, spalanco gli occhi fissando il soffitto cassonettato, un senso di spossatezza pervade il mio corpo eppure anche questa notte il sonno non sembra volersi impossessare di me. Sospiro rumorosamente accendendomi l’ennesima sigaretta farcita, aspiro profondamente fino a quando i miei polmoni saturi chiedono di essere liberati, inspiro lentamente inarcando le labbra per un sorriso ebete e vuoto, proprio come me. Chiudo gli occhi costringendomi a mettere fine a questa giornata, la testa si fa a mano a mano sempre più pesante fino a quando si spegne definitivamente anche l’ultimo pensiero.
Buonanotte, Mr Stephens.

Desy e Chris sono due mie vecchie conoscenze,
quei personaggi che tieni chiusi nel cassetto, che ogni tanto saluti facendoti prendere da mille dubbi, mille desideri.
Desy e Chris sono una storia scritta senza pretese, quelle storie a cui ti ci affezioni senza motivo, quelle storie che vorresti che gli altri conoscessero anche se non sai che non sono nulla di speciale, quelle storie che hai nel cuore…
Desy e Chris sono un piccolo progetto:
l’idea di un racconto che vorrei autopubblicare su Amazon…ma che, per paura di mettermi in gioco, continuo a mettere da parte.