Pensieri Sparsi

Essere una donna con la minigonna.


Non è la prima volta che mi ritrovo a mettere nero su bianco considerazioni sul fatto di essere una donna in un mondo di uomini; ne avevo parlato dopo una calda giornata in cantiere, quando il peso delle parole mi aveva fatto porre delle domande, quando essere una donna mi era risultata una cosa difficile…e sono sicura che se avessi spulciato bene il blog avrei trovato ancora qualche altro post sull’argomento.

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Consapevole del fatto che Ogni donna che sa il fatto suo, sa che deve lavorare il doppio di un uomo per ottenere la metà del riconoscimento ma da sempre grande sostenitrice del fatto che una donna può fare le stesse cose di un uomo, meglio e indossando i tacchi, sono anni che in un modo o nell’altro mi ritrovo ad avere a che fare, dal punto di vista lavorativo, più con uomini che con donne.
Non me ne sono mai lamentata davvero, non è mai stato davvero un problema.

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Affrontiamo brutalmente la verità: gli uomini sono di base esseri semplici, elementari direi; una volta assimilato questo semplice concetto non risulta molto difficile averci a che fare, sfruttare le loro debolezze e, perché no, capire come manipolarli. Ops, forse questo non dovevo dirlo.

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Insomma a meno che non ti trovi dinanzi un vero stronzo (e ho collezionato anche quella categoria negli anni), il gioco resta molto semplice: basta essere gentili, educate e carine e dire le peggio cose con tono mieloso.
Sono bravissima a minacciare in maniera subdola, a sorridere carina mentre scrivo mail per mettere a sicuro me stessa, a rispondere in maniera gentile mentre progetto come rigirare la frittata a modo mio.

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Leggevo l’altro giorno delle donne vittime di mansplaining e mi veniva da sorridere: tendenzialmente adoro quando mi spiegano le cose e gli dimostro di saperle fare meglio.
Ammetto che capita molto poco spesso, che lavoro in un ambiente in cui mi rispettano e spesso dimenticano che io sia donna…ed è esattamente quando mi viene chiesto qualcosa che non mi va di fare che sono io stessa a ricordarlo trovando qualcuno che faccia quella cosa per me.

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Nel tempo ho trovato un compromesso, un buon equilibrio, e davvero di norma non avrei da lamentarmi, eppure…

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…eppure è un po’ di tempo che questa condizione mi snerva il sistema nervoso.

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La premessa è che so che per un breve lasso di tempo ho lasciato che mi vedessero più umana, e forse ho sbagliato. Ma porca miseria, non schifare tutti a prescindere può essere considerato un peccato? Probabilmente si.

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Ed è questo che poi forse inizia a renderti paranoica, inizia a farti vedere tante piccole sfumature come campanelli d’allarme che ti spostano il sistema nervoso e ti rendono davvero irritata, irritabile e nevrotica.

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E’ quando la tua voce è poco melodiosa che ti senti rispondere:
Cosa hai oggi? Come mai sei irascibile? – Niente, semplicemente non ho voglia di fare la simpatica.
Oh certo, vuoi questo preventivo perché qui c’è la corsia preferenziale. – No, perché è il mio lavoro e tu mi stai facendo perdere tempo.
Oh ragazzi, ma così non si può lavorare. – Certo, perché sei tu che non fai bene il tuo lavoro.

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E’ quando mandi un messaggio per chiedere informazioni di lavoro che ogni risposta sembra forzatamente simpatica e lievemente allusiva anche se ti domandi quale tuo atteggiamento possa aver scaturito una tale confidenza.

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E’ quando ricevi una telefonata post-lavoro e decidi di non rispondere perché devi iniziare a pesare la confidenza che dai alle persone; quando ti senti costretta ad alzare muri per mantenere il rispetto che ti è dovuto, quando le parole degli altri iniziano a intrufolarti nei tuoi pensieri rendendoti paranoica.

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E’ quando decidi di tornare ad essere quella di un tempo, quella che saliva le scale senza accorgersi della persona che ha di fronte, quella che vive in un mondo tutto suo e non concede a nessuno il permesso di entrare…quella che tiene le distanze per poter continuare silenziosamente a comandare.

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Troppe domande…troppe elucubrazioni mentali.
Tutto ciò che odio.

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Vi odio tutti.

Pensieri Sparsi

Caro 2020…parliamone!


Solitamente mi rifiuto di stilare una lista di propositi per il nuovo anno, ma il 2020 come numero ha un qualcosa che mi ispira simpatia (e so che mi pentirò di aver scritto questa cosa) e a sto giro voglio fare le cose diversamente. Hai visto mai che funzioni.

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  1. Non parlarne più.
    Tu sai di cosa. E’ il primo step per liberarsene.

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  1. Non dare importanza a chi non te ne dà.
    Non sarebbe neanche da spiegare, ma magari ti distrai. Non ha senso stare a rimuginare su chi, quando tu provi a far capire che c’è qualcosa che non va, ti risponde con foto di cibo o, peggio mi sento, con frasi di circostanza.
    [Hai fatto bene stesse felice da sola.] …ma cosa???

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  1. Smettere di lamentarmi.
    Non è che se attacchi la lagna dopo ogni telefonata che ti fa girare i coglioni, le cose cambiano. Cioè non è che stai li a lamentarti per ogni cosa che ti fa spostare il sistema nervoso, e sono tante, la situazione per magia si ribalta. Sei solo noiosa…e le persone noiose a te non piacciono.

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  1. Utilizzare meno i social, non sei Chiara Ferragni.
    Non ti sto dicendo di sparire del tutto dai radar, ma anche meno.
    Le foto instagrammalibi te le concedo, ma non credo sia possibile che tu ne abbia una ogni due giorni eh.

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  1. Meno Nick Carter.
    E’ palese che c’è qualcosa che non va quando pure i parenti finiscono per chiederti di Nick; quando tu hai la guerra in testa ma per il mondo il vero problema della tua vita è Nick Carter. C’è qualcosa che palesemente non funziona.

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  1. Piccola Blair, ricorda di lasciar lavorare il Karma.
    Lo so, la tua indole vendicativa ne soffre in questo momento, ma hai davvero tempo ed energie da sprecare per vendicare ogni torto subito. Lasciati scivolar tutto addosso e vai avanti, niente distrazioni inutili.

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  1. Tornare ad essere Candy Candy…ma non dimenticare di essere Lilith.
    Nessuno ti sta dicendo di diventare scema tutto in un colpo, ma non è necessario palesare al mondo che di indole sei una stronza: aria da svampita e sorriso da Pollyanna. Bisogna confondere il nemico, sempre.

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  1. Meno chiacchiere inutili.
    E’ decisamente collegato al punto 3, ma non solo. Non ti perdere il ragionamenti che non portano a nulla, illazioni e masturbazioni mentali sono solo inutili perdite di tempo.
    Ti deludono? Non stare a fare comizi.
    Hai paura? Ascolta te stessa e razionalizza.
    Ti manca? Ha senso? Parlarne cambierà qualcosa?

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  1. Più organizzazione.
    Non perdere di vista gli obiettivi che ti sei prefissata, non lasciare alle cose inutili di distrarti. La testa tra le nuvole non ha mai portato risultati.

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  1. Non diventare una pallina.
    Va bene il piacersi, ma non aver rinnovato l’abbonamento in palestra non è il giusto pretesto per arrivare a Luglio rimbalzando.

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Direi che 10 punti possano bastare. Ah dimenticavo:
Non dimenticare di essere felice.
Non sempre sarà facile, ma puoi farcela.
Gioisci delle piccole cose, sorridi quando c’è il sole e vedi il mare, piangi quando ne hai bisogno. La cosa più importante del tuo mondo sei sempre e solo TU, non dimenticarlo mai.

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E voi? Avete propositi per questo nuovo anno?

Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

Pensieri Sparsi

Ma voi li ascoltate davvero i consigli che chiedete?


Forse la vera domanda da porre è: ma voi davvero chiedete dei consigli?
Vi interessa davvero avere la visione lucida di chi sembra di sapere perfettamente cosa fare se fosse al posto vostro anche se del posto vostro di base non sa assolutamente nulla?
Avete davvero bisogno di ascoltare la voce del sapientone di turno portatore della più indiscutibile verità quando di vero non sapete più neanche voi cosa ci sia in tutta la situazione?

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Dopo aver passato anni a dispensare consigli amorosi, che poi ancora mi chiedo perché tutti chiedessero consiglio a me che sono single da quado sulla Terra ancora esistevano i dinosauri, quest’anno mi sono ritrovata ad essere dall’altro lato della medaglia. Insomma nonostante sembri che la mia vita sentimentale abbia da anni linea piatta semplicemente per colpa mia, perché sono io che…e non perché gli uomini siano un branco di coglioni…ma sto tergiversando.

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Insomma, dopo anni di Posta del cuore, mi sono ritrovata io a dover ascoltare i consigli di chi, genuinamente preoccupato per me, cercava di dirmi cosa fare.
E’ in quel momento che mi sono ricordata una cosa fondamentale dei consigli:
NESSUNO VUOLE ASCOLTARLI.

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Tutti adoriamo che ci sia qualcuno che si preoccupi per noi (ho amato davvero ogni messaggio o telefonata che mi chiedesse come stessero andando le cose e ancora faccio fatica a perdonare chi non c’è stato e neanche prova ancora a capire come io ci stia), ma la verità è che ci sono momenti in cui l’unica cosa giusta da fare è fare la cosa sbagliata.

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Avete presente quando avete già scritto l’ennesimo messaggio di cui vi pentirete? Quello pieno di parole senza senso che non si capisce se siete sul punto di compiere un omicidio o stiate dichiarando il vostro amore? Quando ogni singola lettera di quell’ammasso di parole confuse ha convinto la vostra anima che inviarlo sia la cosa più giusta? Ecco, in quel preciso istante arriva la voce della coscienza che guardandovi con disappunto vi spiega che: Non pensare neanche a mandare quel messaggio, sarebbe un errore perché…

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Il punto principale è che è vero sarebbe un maledetto errore inviare quel messaggio, una parte di voi ne è dannatamente consapevole eppure non inviarlo vi farebbe impazzire. Perché probabilmente quando non riceverete risposta ci starete peggio…ma quanto vi consumerebbe l’anima restare con il dubbio del: e se lo avessi inviato???

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La verità è che nel momento in cui chiediamo un consiglio sappiamo esattamente cosa vorremmo ascoltare, probabilmente sappiamo cosa in realtà ascolteremo, e quasi sicuramente sappiamo a cosa presteremo attenzione.

Nessuno vuole consigli – solo conferme.

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Ci sono storie sbagliate dal primo gioco di sguardi, eppure sono quelle storie che in un qualche modo vanno vissute. Non parlo di storie violente, sia chiaro, quelle vanno evitate e fatte evitare al costo di divenire molesti nel voler intervenire nella vita della persona a rischio. Parlo di quelle storie con alta percentuale di fallimento, quelle che già sai che non finiranno bene eppure…

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Ci sono situazioni strane, di quelle che non sono ne bianco ne nero eppure bisogna andare avanti per scoprire la tonalità di grigio che si presenta dinanzi ai propri occhi.
Ci sono persone rischiose, poco chiare, che però stuzzicano aspetti della vita che sembravano sopiti da anni.

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Ci sono momenti in cui i consigli non servono, quello che serve davvero è tendere la mano e tenere stretta la presa perché stai sbagliando, ti farai male ma io sono qui con te.

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Troppe volte anche io ho preteso di sapere cosa fosse meglio per gli altri, di avere una visione esterna e lucida che mi consentisse di esprimere il mio parere, di elargire consigli richiesti e non…
Ho peccato di poca empatia quando la preoccupazione della possibile sofferenza di chi a me caro ha oscurato ogni altra sensibilità; ho giudicato senza capire e rivolto gli occhi al cielo quando quanto a me ovvio non risultava palese al mio interlocutore.

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Troppe volte ho chiesto consiglio per poi non avere la benché minima intenzione di prenderlo anche lontanamente in considerazione, irritandomi per le parole ricevute in cambio tacciandole di poca sensibilità e prive di empatia.

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Il consiglio è ciò che chiediamo quando conosciamo già la risposta ma desidereremmo non conoscerla.

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E voi che rapporto avete con i consigli e con i consiglieri? 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Ferma non ci riesco a stare.


Non credo sia mai passato così tanto tempo prima che mettessi nero su bianco le emozioni di un viaggio di questo tipo; solitamente non riesco a controllare l’entusiasmo e le parole sono così concitate da divenire puntualmente quasi confuse…e invece a sto giro Boh!
Cioè capiamoci, è stata un’esperienza intensa, come sempre, eppure è stato tutto un po’ diverso questa volta.

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Ennesima partenza post-lavoro, ennesima valigia fatta quasi buttandoci dentro cose random, ennesimo viaggio con tempistiche ad incastro e switch sempre più veloci.
Fino a pochi giorni prima di salire su quell’aereo che mi avrebbe portato in Germania aleggiava pesantemente il timore che alla fine l’abbraccio che tanto attendevo non sarebbe arrivato. Per fortuna mi sbagliavo.

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A sto giro, per quanto avessi la consapevolezza di aver bisogno di perdermi nelle mie certezze, ero sicura che sarebbe stato diverso…che, nonostante tutta la gioia del mondo, difficilmente quel retrogusto amaro mi avrebbe abbandonato.
Non c’era davvero ansia questa volta, era più trepidazione, una frenetica attesa del momento in cui non avrei più pensato a ciò che, per quanto non volessi, ancora turbava i miei pensieri.

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La scelta di iniziare da chi non avessi mai incontrato mi era sembrata quella più giusta da fare, ma non potevo neanche immaginare quanto di più sbagliata potesse essere. Disorganizzazione e isterismo hanno caratterizzato le prime ore della giornata, sentivo già la puzza della sfiga quando ho optato per un cambio di programma.
Non credo di aver avuto il tempo di metabolizzare dove fossi quando ho incrociato il suo sorriso. La situazione era la classica da catena di montaggio, quasi più rapida del solito…insomma è arrivato il mio turno e non avevo idea se i miei capelli fossero apposto, se il rossetto fosse sbavato, se io fossi pronta…se si fosse ricordato di me.

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Il suo sorriso ha resettato ogni mio dubbio, dissipato ogni mio timore.
Mi ha abbracciato e mi sono ricordata come ci si sente quando va tutto bene.
Come stai?
Adesso bene.
Perché?

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Che vuol dire perché?!?
No veramente, non credevo fosse necessario un disegnino per spiegare il motivo. Ovvio. Lampante. Talmente scontato da essere banale…eppure lui ti fissa quasi preoccupato e tenendoti per le spalle ti chiede perché.

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Perché ci sei tu?
So che non è carino scuotere la testa per sottolineare l’ovvietà di un’affermazione, ma sono totalmente incapace di controllare la mia mimica. Ha riso, per fortuna. Mi ha stretto per la foto per poi bloccarmi mentre stavo andando via.

Aspetta devo raccontarti una cosa!!

Io avrei voluto avere una fotografia della mia faccia in quel preciso istante. Devo aver strabuzzato gli occhi cercando di capire con chi stesse parlando.

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Credo che in quell’istante anche lui deve essersi reso conto di aver bloccato tutto il meccanismo perfetto, come un ingranaggio che ha smesso di girare.

Hai un’altra foto, no?

Non adesso, domani.

Ok. Perché devo raccontarti una cosa troppo divertente. Ho scoperto una cosa davvero divertente. Devo raccontarti una cosa troppo divertente.

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Ho scoperto che il mio secondo nome è italiano.
Fermiamoci un secondo ed immaginate che la persona che avete amato da sempre vi abbia appena detto una cagata pazzesca. Fatto? Bene, quale sarebbe la vostra espressione?
La mia quella di una perfetta ebete che cercava di assecondare quel delirio cercando di non ridere fingendo un interesse smisurato per questa storia esilarante.
Italiano? Ma davvero? Voglio saperlo.
La sua mano sulla mia spalla. I suoi occhi nei miei.
Dopo te lo dico. Si, dopo ti dico tutto.

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Sono andata via perplessa. Non riesco a pensare ad una parola differente per il mio stato d’animo in quel momento. Negli anni di cose senza senso me ne aveva dette, ma a quello pseudo discorso proprio non riuscivo a dare una motivazione.
Non che ci avessi perso il sonno, insomma la questione è stata ben presto archiviata con un classico è un idiota.

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La giornata è stata lunga, l’isterismo intenso, la sua patatosità infinita.
Hello, Italy.
Al nome ci stiamo ancora lavorando, prima o poi sarò io a pensare di avere un nome differente a seconda dello stupido nomignolo che usa ogni volta, ma è palese che adori sottolineare la mia provenienza. E ammetto di adorarlo.

Il secondo giorno forse è stato ancora più un delirio del primo: tutti avevano paura di non riuscire a fare tutto ciò che avevano programmato.
Il momento foto è stato talmente veloce da non essere quasi classificabile…di altra storia sono stati invece i selfie.

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Devi ancora dirmi del secondo nome italiano.
Ti prometto che ti dico tutto.

In realtà non mi ha detto il nome neanche il giorno dopo, ma giusto qualche giorno fa ha scoperto di non essere un Carter e, stando all’indizio lasciato, sembrerebbe proprio che le sue origini siano italiane. Insomma, le sue parole hanno smesso di essere un totale NoSense.

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E’ stato tutto perfetto…o quasi.
La verità è che quando una ha un bel carattere, ha un bel carattere sempre.
Così quando nel momento dell’ultimo selfie di questo folle viaggio ho avuto la sensazione di non aver meritato quante attenzioni meritassi, non ho esitato un solo istante a brontolare.

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Non sono riuscita a darti neanche un bacio.
Perché?
Perché tu sei alto. Io sono corta.
Ah, ok.

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Ok???
Quelle che voi vedete alla fine sono bellissime foto, si…fanculo la modestia.
Io rido perché ok, lo dici a tua sorella…Ehmm…
Sarebbe stato meglio avessi detto di non aver capito.
Lo so, dovrei imparare a stare zitta…ma stare zitta non è proprio arte mia.
Anche se ti chiami Nick Carter.

Lo so, a sto giro poco amore…poche frasi da romanzetto rosa.
Mi mancava da morire eppure la magia ha funzionato un po’ meno.
E’ sempre Lui…io ero solo un po’ meno Me.

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È stato un weekend caratterizzato da un mal di testa atroce che non mi ha dato tregua, dagli antidolorifici presi come fossero caramelle, dalle file interminabili e da quelle saltate perché di base odio aspettare.

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Un weekend fatto di luci di Natale e würstel giganti, di boccali di birra e odore di zucchero, di punsh di mele e rhum che ti scaldano l’anima.

 

Un weekend di delirio e odio verso i tedeschi, di parole a caso e conversazioni senza senso.

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E’ stato il weekend di Hello, brother.
Perché anche dopo aver desiderato di dargli fuoco e vederlo divenire cenere come fanno i vampiri, alla fine, nell’esatto momento in cui non ci credevo più, è successo…ed è stato un momento tenerissimo. I suoi occhi fissi nei miei mi hanno fatto mancare l’aria rendendomi di colpo una ragazzina, la foto venuta male è stata il biglietto magico per un altro giro tra le sue braccia.

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…e adesso non mi resta che aspettare la prossima avventura.

Pensieri Sparsi

Oggi c’è il ☀️


ᥒᥲᥣmᥱᥒt oggι ᥱ̀ torᥒᥲto ι soᥣᥱ, qιdι:
1. So
o dι bo mor;
2. No
vogιo ᥙᥴᥴιdr ᥒᥱssᥙᥒo;
3. So
o mᥱᥒo ᥣᥲmᥱᥒtos;
4. V
do fr shoρριg;
5. Pot
t rιvogrmι ᥣᥲ ρroᥣᥲ.

E voi come state?

Pensieri Sparsi

Pause.


E’ che di base tutto ciò che ha un inizio ha una fine, è una cosa naturale, niente di eccezionale…eppure non riesci a smettere di pensarci.
Non riesci a smettere di chiederti come sia possibile che ogni cosa porti alla mente esattamente quello che provi a seppellire da settimane, come se il Karma (o la tua testa malata) avesse deciso che non funziona esattamente come l’avevi immaginata tu, che non basta decidere di voltare pagina per farlo. Ma lo hai deciso per davvero?

Passano gli anni eppure sembra tu non sia in grado di imparare dai tuoi errori, come se l’esperienza non ti servisse a nulla. Si, proprio come accadeva ad Alice; vaghi raminga nel tuo Paese delle Meraviglie illudendoti ogni mattina che sarà la giornata giusta, quella in cui i tuoi pensieri smetteranno di inciampare sempre nello stesso punto, smetteranno di cadere sempre nel solito burrone.
Poi basta una parola, un suono, un nome, un colore, una qualunque cosa…e ti ritrovi a pensare che non lo senti ormai da un pò (una settimana è tanto tempo) e che a sto giro sai che i giorni si accumuleranno uno dietro l’altro fino a perderne il conto. Doveva accadere mesi fa eh, perché diavolo stai ancora a perderci il sonno? Sai che non c’è un motivo per cui questa sensazione è ormai una certezza, come quando due persone si guardano un’ultima volta e, pur senza dirselo, sanno che non si rivedranno più.
Il motivo è razionale. La scelta è mia. L’attesa è insensata. Non ti scriverà più. Le parole sono inutili. Nessuna chiacchiera leggera. Fingere che non sia mai esistito. Non è mai esistito.
So solo che ho voglia di piangere oggi ed è tremendamente da sfigati sentirsi così! Perché in fronte al muro mi ci sono schiantata con consapevolezza, perché ho finto di saper gestire non so neanche io cosa, perché vorrei essere arrabbiata ma posso esserlo solo con me stessa. Perché non è giusto!!!
Devo solo tornare me stessa. Posso farcela. Ho solo premuto il tasto pause alla solita me, basta far ripartire il nastro.
Ma oggi voglio piangere un po’.
Pensieri Sparsi

Cara me, vorrei poterti dire che…


Rileggere i post scritti in passato su questo spazio è come fare un viaggio nel tempo senza allacciare le cinture di sicurezza; sei sempre tu la persona che ha impresso quelle parole sul foglio bianco eppure è come se ti ritrovassi ad entrare in punta di piedi nella vita di una sconosciuta. È strano. Decisamente strano.

Un viaggio tra speranze e paure, in sentieri costernati di ansia e tristezza, piccoli sprazzi di serenità come flebili raggi di sole in una giornata piena di pioggia e grigiume.

Ricordo di aver vissuto quei momenti ma le sensazioni provate sono un ricordo sfocato che mi ha colpito come un pugno allo stomaco man mano che i miei occhi scorrevano le parole di quei post così lontani.

Ero sempre io. Ero così diversa.

Vorrei poter tornare da quella me e raccontarle che ci è riuscita; che è riuscita a perdere il controllo come provava a fare con tutta se stessa…ed è stato bellissimo.

Vorrei dirle che nonostante tutto non si è persa, che anzi ha scoperto di avere un mondo dentro di se e sta imparando che nasconderlo è un gran peccato.

Vorrei rassicurarla: gli occhi si riempiranno ancora di lacrime ma saranno lacrime diverse, non sarà la paura a guidare le sue emozioni ma la consapevolezza di saper scegliere cosa sia giusto per lei, nonostante tutto. Dirle che ha imparato che il suono della sua risata sarà fastidioso ma è un suono bellissimo; che è vero che bisogna pensare a cosa si dice ma è fottutamente divertente non avere tutti quei filtri che le inibiscono il cervello.

Vorrei abbracciarla e dirle che il dolore al petto pian piano sarà un lontano ricordo, che il fiato le mancherà sempre meno e saprà come controllare quell’ansia che sempre meno frequentemente tornerà a trovarla. Vorrei carezzarle i capelli e rassicurarla, non è più sola: non lo è mai stata ma non riusciva a vederlo.

Vorrei raccontarle di quante cose possono accadere se si guarda intorno davvero, se smette di evitare gli sguardi della gente, se sorride di più…se smette di ignorare il mondo che la circonda.

Vorrei dirle che il mondo la osserva anche quando è persa nel suo malumore e nelle sue paranoie, ma ha paura di entrare in sintonia con lei perché sembra sempre così lontana. Rassicurarla che qualcuno le ricorderà come essere più umana; che anche se in maniera sbagliata le insegneranno a guardarsi attraverso altri occhi e a capire che forse non ha del tutto dimenticato come è essere dolcemente vulnerabile. Rassicurarla che resterà sempre fedele a se stessa ma imparerà a sorridere di più. E le persone che sorridono piacciono sempre di più.

Vorrei spiegarle che quel lavoro che sembrava impossibile adesso è diventato il suo lavoro; che chi voleva mandarla via adesso andrebbe in crisi se la vedesse andare via. Vorrei ricordarle che è brava, lo è sempre stata ma doveva solo ricordare come ci si sentisse ad esserlo.

Inciamperà di nuovo, ci saranno giornate grigie di nuovo, avrà voglia di piangere di nuovo, penserà che nella sua vita non c’è spazio per la felicità di nuovo ma vorrei dirle che arriverà il momento in cui starà bene davvero e quasi le sembrerà inverosimile poterlo dire per davvero.

Vorrei sussurrarle che attenderà sempre la tempesta dopo il sole, ma di stare tranquilla perché ha imparato a ballare sotto la pioggia.

Pensieri Sparsi

A casa proprio non mi piace stare!


Sono sull’aereo di ritorno casa mentre, senza lasciarmi sconfiggere dalla stanchezza, butto giù l’ennesimo pezzo post-viaggio. Non ho più la valigia fuxia a farmi compagnia (chi mi legge da un po’ sa di cosa parlo) e un po’ me ne dispiaccio, ma il trolley sempre pronto non manca mai.

È stato uno di quei viaggi da quasi quasi prenoto anche io e mi unisco a voi; uno di quelli nati quasi per caso e prenotati in una notte d’estate poco prima delle vacanze estive. Uno di quei viaggi in cui ho dovuto pensa solo a cosa mettere in valigia insomma. È che Londra è sempre una buona idea, potevo davvero rinunciarci?

E così mi ritrovo qui, dopo un weekend londinese caratterizzato da freddo, pioggia, cibo, tanto cibo, risate e tante foto Instagrammabili.

Perché basta davvero poco per staccare la spina dalla vita di sempre, almeno per un po’, e ricordarsi che il mondo è un posto così bello e grande che restare fermi ed immobili è lo spreco più grande che si possa fare nella propria vita.

E poi ci sono troppi posti da fotografare…come si fa a non pensare già a quando ripartire?