Pensieri Sparsi

Come ci si sente alla fine di una pandemia?


Si, lo so, non è ancora finito un bel nulla ma permettetemi di dire che il peggio è passato. O almeno spero.
È che la vita di tutti i giorni, quella normale, mi ha assorbito così tanto che quasi faccio fatica a ricordare come fosse vivere in quarantena. Ho detto quasi.

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Con tutte la parole che solitamente affollano la mia testa ero certa che in questo posto avrei trovato un’inondazione di pensieri e di emozioni…e invece il nulla cosmico. Il vuoto più assoluto.
Il motivo non è poi così difficile da capire: nei due mesi e mezzo chiusa in casa tutto era sospeso…anche i pensieri. Ma quelli non puoi tenerli bloccati per sempre e, prima o poi, arriva il momento di metabolizzare, di provare a razionalizzare quanto emotivamente è successo. Perché se è vero che questo anno lo ritroveremo nei libri di storia, sono certa che difficilmente qualcuno racconterà delle nostre emozioni, delle nostre crisi di panico, dell’angoscia del non sapere quando avremo avuto nuovamente la normalità, delle foto sul terrazzo o dei balletti su Tik Tok. Tutto avrà un sapore melodrammatico. Ritroveremo il nome del Presidente Conte, ma nessuno scriverà delle sue bimbe. Forse si parlerà dei Presidenti di Regione, ma difficilmente sui libri di storia troveremo i meme sullo sceriffo della Campania. Si parlerà di numeri e di morti, per dare un tocco di romantico patriottismo forse dei canti dal balcone e gli arcobaleni con la scritta andrà tutto bene. Si parlerà dei medici che scopriranno il vaccino e degli infermieri, ma solo perché ci sono foto testimonianza della loro stanchezza che ormai hanno fatto la storia.

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Nessuno racconterà di quanta gente ha imparato a fare la pizza e il pane a casa, ma forse si saprà che ad un certo punto la gente avrebbe ammazzato per un panetto di lievito. Forse nessuno saprà mai che abbiamo creduto davvero saremmo usciti migliori da tutto questo. Che poi mi chiedo chi ci abbia creduto davvero a questa idiozia.

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Una pandemia. Forse non avevo neanche idea di cosa fosse prima del Covid-19, perché alla fine siamo riusciti a dare un nome specifico a chi ci stava sterminando.
La verità è che ognuno di noi porterà un ricordo diverso di quanto abbiamo vissuto; c’è chi porterà cicatrici profonde chi, come me, ha avuto la fortuna di vivere solo il disagio dell’obbligo di dover stare a casa e tuttalpiù di dover lottare con i propri demoni personali.

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Siamo sopravvissuti ad una pandemia…almeno per ora. Ma cosa ci è rimasto dentro di quei giorni?

Non ho imparato a fare il pane e non ho sfornato dolci in quantità industriale, ok non ho sfornato proprio nulla a dover essere sincera; non ho tagliato i capelli ma ho ricominciato a mettere lo smalto da sola. Non ho fatto le grandi pulizie di primavera ma ho messo in ordine la libreria e cestinato scheletri del periodo universitario. Non ho imparato una nuova lingua, ma ho letto due libri. Non ho divorato serie tv e nemmeno ho scritto su questo spazio. Non mi sono allenata, non così tanto almeno, ma ho perso 3 kg. Ho affrontato la mia ansia che a tratti non mi faceva respirare e ho iniziato a fare video su Tik Tok scoprendo che a prendermi in giro alla fine sono davvero brava. Ho iniziato a fare balletti idioti e nella mia scoordinatezza sono davvero favolosa. Ho capito che dividere il peso dei pensieri può essere d’aiuto a sentire meno la stanchezza, ma la verità è che i pensieri nessuno può toglierli davvero dalla tua testa…restano li, si nascondono dietro risate forzate e ritornano a galla quando meno ce lo si aspetta.

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Ho imparato che ci si riempie di promesse quando si condivide una realtà assurda e contorta, promesse che si scontrano con la realtà che torna a bussare alla propria porta.

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Come ci si sente alla fine di una pandemia?
La verità è che alla fine di tutto proprio non saprei come ci si sente. So che quando tutto è iniziato ero stanca e incazzata con il mondo…dopo 77 giorni avevo uno strano sorriso; ho incontrato nuovamente me stessa anche se pensavo di essermi persa di nuovo. Ho capito che alla fine mi piaccio con tutte le mie debolezze e ho capito che, molto in fondo, la presenza degli altri nella mia vita è essenziale. Lo avreste mai detto? Proprio io ho scoperto che alla fine le persone non mi dispiacciono così tanto…senza abbracci…o forse qualcuno.

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Avete già riabbracciato qualcuno? Vi hanno già abbracciato?
Vorrei sentire le storie di tutti, capire quanto questa situazione vi ha toccato, ascoltare come sia stato tornare alla vita di tutti giorni…sentirmi vicina a tutti voi.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

You think you know, but you have no idea. 2.0


You think you know, but you have no idea.
Sono anni che questa frase risuona nella mia testa ogni qual volta i miei pensieri si soffermano su quella parte della mia vita che ormai mi caratterizza da quando ero poco più che una bambina, quell’aspetto che mi rende così diversa da troppe mie coetanee da farmi sentire spesse volte a disagio con me stessa e con gli altri a mano a mano che gli anni passano e le prospettive di vita inesorabilmente cambiano.

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Prima di lasciare che le emozioni prendano possesso delle mie dita, prima di lasciar defluire quel fiume in piena di sensazioni che da quando ho rimesso piede in Italia cerco di arginare, prima di dimenticarmi totalmente di aver superato i trent’anni e lasciare che sia semplicemente ciò che sta facendo esplodere il mio cuore a parlare al posto mio, è doverosa una breve ma necessaria premessa.

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Nonostante tutte le promesse fatte a me stessa nel corso degli ultimi anni, nonostante il percorso fatto negli ultimi mesi e il costante lavorare su me stessa e sulla gestione delle mie ansie, tutto posso affermare tranne di aver governato in modo corretto tutta la fase di preparazione alla partenza. Lo so, ogni volta è sempre la stessa storia (e la prossima volta sarà anche peggio) eppure nonostante io abbia la consapevolezza che ciò che ti rende felice non può essere poi così sbagliato, la mia difficoltà nel vivere con leggerezza certi aspetti della mia vita resta un qualcosa di assolutamente enorme.
Enorme ma non insormontabile.
Me lo ripeto ogni qual volta decido di andare contro tutti quei pensieri fottutamente razionali che incasinano la mia mente quando devo effettuare l’ennesima prenotazione, contro tutte le ansie che fanno battere fin troppo forte il mio cuore togliendomi il respiro fino a farmi male, contro quella parte di me stessa che ha così paura di essere felice da rischiare ogni volta di restare paralizzata in quella nuvola nera che fin troppo spesso mi avvolge.

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Vorrei davvero poter dire che questo anno trascorso dal momento in cui ho deciso di perdermi nuovamente per 4 lunghi giorni su una nave da crociera sia stato una passeggiata di salute, che il pensiero felice di quanto mi aspettasse sia stato il faro nelle mie notti buie. Chi ben mi conosce sa che non è stato così, che il solo pensiero di dover partire mi terrorizzava fino alle lacrime, che non mi sentivo nel giusto mood e non volevo rovinare tutti i ricordi belli costruiti fino ad allora.
Può un pensiero così felice essere così terrificante? Vi basterebbe fare un giro nella mia testa per potervi dare una risposta.

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Eppure nonostante tutto, nonostante me stessa, alla vigilia della partenza, dopo aver trascorso due settimane infernali a lavoro, mentre ero seduta da sola in un ristorantino di Roma a sorseggiare vino aspettando la cena ho deciso che sarebbe andato tutto bene. Ho deciso che io sarei stata bene. In quel preciso istante ho svuotato la mia valigia di tutte le ansie e di tutte le paure che mi avevano schiacciato nei mesi precedenti, questa volta sarei partita più leggera. E così è stato.

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Abbracciare le mie amiche in aeroporto mi ha dato la certezza che non stavo sognando ed 11 ore dopo i miei piedi avrebbero toccato nuovamente il suolo americano! Ero emozionata ed agitata, così tanto da inzuppare i miei jeans, e quelli del povero ometto seduto accanto a me, di vino. A mia difesa posso tranquillamente che sia stata colpa anche delle turbolenze eh.

IMG_4710Il sole caldo di Miami e il dolce sapore di Moijto ben hanno accolto la nostra voglia di staccare la spina prima che il delirio, quello vero, iniziasse. Abbiamo deciso di mettere ancora una volta da parte l’agitazione e goderci al meglio la vacanza e, credetemi, adoro il modo in cui ci siamo riuscite. Ho adorato ogni singolo istante di ogni singolo giorno vissuto in Florida: lo shopping sfrenato al Dolphin Mall, il barcaiolo di cui mi sono innamorata a Bayside, i capelli fuxia della signora mentre sorseggiavamo l’ennesimo drink della giornata prima del giro in barca, il giro in bus con il vento tra i capelli e l’odore di mare che inebriava i nostri sensi.

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Ho amato il giro sull’airboat all’Everglades nonostante l’acqua paludosa che ci ha schizzato un po’ ovunque facendoci temere di aver contratto la qualunque, l’aver preso in braccio un coccodrillo ed un serpente, il mio amico Emu che voleva beccare la mia mano per fregarmi i semini, il viaggio in auto fino a Key West cantando le canzoni di Cristina D’Avena mentre attraversavamo il lungo ponte in mezzo all’oceano.

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Ho amato Nick il receptionist e lo champagne che ci ha regalato perché Elena si sposa, il tramonto con lo sguardo sognante verso l’oceano, quella serenità che ha disteso i miei muscoli e riscaldato i miei sensi donando nuovi colori alla mia essenza più profonda, i galli per strada e i gatti di Hemingway, il vento tra i capelli e la sabbia tra le dita dei piedi, la musica che accompagnava ogni nostro movimento.

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Ho amato scoprirmi in grado di poter guidare in America nonostante le mie paure, il tempo che si è oscurato appena un certo qualcuno ha twittato di essere arrivato a Miami, la cena in costume per un fottuto contrattempo [sta roba della sfiga ci avrebbe anche un po’ stancato eh], i cocktail giganti sulla Ocean’s Drive contando le ore dal momento che probabilmente aspettavo da quando ho messo piede sull’aereo.

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Credo sia stato quando eravamo a pranzo, dopo essere state rimproverate dal Signor Mitch Buchannon perché stavamo giocando con le sue cose di salvataggio alla torretta, che abbiamo capito che avremmo potuto continuare a nasconderlo quanto volessimo ma il panico ormai la stava iniziando a fare da padrone tra noi e che la cosa migliore da fare sarebbe stata iniziare a prepararci per la serata.
Ma come diavolo ci si prepara per una serata per cui non si è preparati?
Che fossimo in panico l’ho già accennato, quanto lo fossimo lo lascio alla vostra immaginazione.

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E’ che semplicemente vorrei capire perché quando mi aspetta qualcosa di importante il mio corpo decide che è il momento di riempirsi di strane macchie, lividi di varie forme e nature, brufoli orripilanti, capelli di merda, borse agli occhi che potrebbero essere inserite nella nuova collezione di Micheal Kors…e di tutti quei difetti vari ed eventuali che non fanno altro che aumentare panico ed insicurezze.
Per una sola volta, non chiedo così tanto eh, non potrei guardarmi allo specchio e vedere una strafiga stratosferica pronta ad affrontare la serata?
Anche quella sera il riflesso allo specchio rimandava semplicemente il mio viso, sfatto ed emozionato; una ragazzina impaurita con gli occhi lucidi ed il cuore in gola.

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È da qui che davvero la parte razionale che ancora dava un senso alle mie parole fino ad ora è stata mandata in vacanza; siete ancora liberi di salvarvi da questo delirio adolescenziale che sta per inondare questo spazio, liberi di continuare a leggere questo blog senza pregiudizio alcuno sulla mia persona. Giuro che non mi offendo se decidete di scappare. Forse anche io lo farei.

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Chiudo gli occhi, penso a te e sento il cuore battere più forte.
Sapevo che sarebbe stato difficile parlarne questa volta, non immaginavo di certo di sentire le dita formicolarmi al solo pensiero di scrivere di te.

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E’ complicato descrivere una serata speciale senza rischiare di essere noiosi e ridondanti; è difficile non risultare mielose e sdolcinate quando l’unica parola degna di essere usata resta sempre e soltanto una: Perfetto.
Il party all’Hard Rock di Miami è stato a dir poco perfetto.
Lui era perfetto. Noi eravamo perfette, a modo nostro.
Le nostre coroncine di fiori erano perfette.
Per terminare la celebrazione dell’addio al nubilato di Elena, quella sera, serviva solo la foto perfetta e Nick non poteva farci regalo migliore.

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Io sarò di parte, ormai credo che lo sappiano anche i muri, ma come diavolo si fa a non considerarlo un amore di essere umano? Come si fa a non sciogliersi nella dolcezza di un suo abbraccio? A non morire quando la sua voce ti sussurra all’orecchio? A non lasciarsi travolgere dalla sua follia e ritrovarsi a ridere felici senza ricordare nemmeno il perché?

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Per una sera mi hai reso una principessa. La principessa di Robin Hood. [e chi osa contraddirti?]
Per pochi istanti lo sei stato anche tu.
Ed il mondo ha ripreso a girare per il verso giusto.

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Descrivere l’esatto momento in cui i nostri piedi hanno toccato l’ingresso della nave è quasi imbarazzante: sei felice, eccitata, impaurita ed estremamente agitata. Non sono pronta. Te lo ripeti fino alla nausea mentre lo stomaco si contorce per l’emozione. Non sai come sarà la tua cabina, che tipologia di mare troverai, con che esemplari di esseri umani ti scontrerai a questo giro…di che umore saranno loro.
Perché inutile girarci intorno: in questi 4 giorni sono loro 5 il centro di tutto il mondo tuo e delle tue amiche. Non è una cosa surreale?

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 Lo so, ci sto girando intorno dall’inizio di questo post e ancora non vi ho fatto salire con me su quella nave. Ho riletto il post che avevo scritto due anni fa nella speranza di aiutarmi a non sembrare troppo idiota, mi sono accorta che ancora una volta è tutto così diverso che è impossibile fare una comparazione.
Avete presente le montagne russe?
Sai cosa ti aspetta quando ti metti in fila per salire sul trenino, scegli il posto migliore per sentire al meglio l’adrenalina e ti lasci avvolgere dalle imbracature di sicurezza. Nel preciso istante in cui il trenino inizia a muoverti si insinua nella tua testa un solo pensiero: ormai non posso più scendere, cosa diavolo mi ha detto il cervello? Lentamente arrivi al punto più alto, quello da cui non avrai più tempo di pensare e il cuore ti finisce in gola. Non sono pronto. Te lo ripeti come fosse un mantra. È una frazione di secondo ed inesorabilmente inizia la discesa e tutte le paure che ti avevano annebbiato il cervello di colpo spariscono e sei pronto per fare un secondo giro. È così ogni volta per me.

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È stata una folle corsa, iniziata sin dalle prime ore che abbiamo preso possesso della nave. Uno stupido nascondino che ci ha regalato il premio più bello di tutti: la prima foto con il ciacione del mio cuore. E poco importa se per poco non faceva cadere il mio IPhone X a terra per sfilarmelo da mano ed essere lui a scattare il nostro selfie, se per ogni foto mi sbilancia rischiando di farmi inciampare. Un abbraccio veloce, il mondo potrebbe anche finire in quel preciso istante e tutto andrebbe bene.

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Dovrei raccontarvi dei noiosi giochi stile villaggio turistico che si ostinano a fare, delle nuove canzoni che ci hanno fatto ascoltare, dello spumante con cui Nick mi ha praticamente fatto la doccia nel tentativo di farmi semplicemente bere, della meraviglia del vederli cantare le canzoni che hanno accompagnato la mia vita, delle corse lungo le scale cercando di mantenere un contegno ogni qual volta i suoi occhi si scontravano con le nostre figure ansimanti, delle corse a perdi fiato che mi hanno fatto ringraziare i giorni passati in palestra, delle attese semplicemente per vederli passare.

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Dovrei raccontarvi di ogni singolo istante in cui ho assaporato la felicità, quella vera.
Dei balletti del granchietto fatti con le amiche lungo i corridoi di quella nave che era diventata un po’ casa nostra, dei profumi vaginali e dei riti scaramantici, di quei cinque battuti ad ogni piccola conquista. Degli abbracci silenziosi pregni di significato e dolcezza con quelle amiche che sono diventate ancora più essenziali istante dopo istante.

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Di un Kevin che sembrava spuntare da ogni dove, apparire esattamente come Gesù Cristo e distribuire la sua parolae la sua immagine al popolo con quel fare calmo e serafico nettamente in contrasto con tutto ciò che stava accadendo intorno. Della porta dell’ascensore chiusagli in faccia perché semplicemente di trovarcelo tra i piedi non ne potevamo più, delle confessioni dell’ultima serata/mattinata. Di un Keith che tra il rassegnato e il divertito scuote la testa ogni qual volta uno dei nostri volti intercetta un suo sguardo, per poi salutarti con un lungo abbraccio quando tutto ormai è quasi finito ed è arrivato il tempo di dirsi Ciao.

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 Di un Howie costantemente ubriaco e pronto a fare la pipì [sia benedetta la sua Santa pipì], della sua disponibilità e della nostra capacità di considerarlo tutto tranne che un Backstreet Boys.

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 Di un Brian sempre troppo Brian, con una voce messa sempre peggio e delle braccia che ti fanno dimenticare la sua afonia, anche nel cercare solo di parlare. Di sua moglie, sempre più di plastica, che lo tirava via con aria annoiata quando scattava l’ora di andare in camera e dare sfogo alle sue pulsioni sessuali. Della foto negata e del karma che lo ha punito sotto forma di palo in faccia appena 3 passi dopo.

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 Di un Alex entusiasta della nuova musica che forse questa volta ce la farà a prendere vita. Oddio davvero ho così poco da dire su di lui? 

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Degli outfit delle 4 serate, del tornare bambina e vestirsi da Sailor Moon o dell’indossare una divisa scolastica e sentirmi finalmente di nuovo un pochino Blair Waldorf, dell’essermi innamorata di un nerd ciacione e disagiato, del vederli indossare nuovamente gliabiti di quando mi hanno rapito il cuore, della loro trasformazione in Spice Girls e la presa di coscienza che passano gli anni ma resto innamorata di 5 perfetti idioti. Ed è la cosa che continuo ad amare di più.

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 Dovrei raccontarvi delle splendide amiche con cui ho condiviso questa esperienza; della giornata alcolica passata a Nassau, della pazza psicopatica che voleva pestarmi dopo che si stava portando via la mia Micheal Kors con il suo enorme culone da vacca, della ragazza spagnola che ci ha aiutato sconvolta di cotanta pazzia, della mamma strafiga che ci ha fatto desiderare di divenire come lei alla sua età. Della sorpresa di aver trovato fans italiane carine su quella nave, in netto contrasto con le solite cagne arrapate che hanno inquinato l’aria con la loro puzza di randagie.

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E lo so che dovrei raccontarvi di lui.
Mi si stringe il cuore al solo pensiero. Mi ero ripromessa di non utilizzare parole come coccoloso, morbidoso, cuccioloso ma non immaginavo potesse essere così complicato.
Come si fa a descrivere l’amore? Non credo di esserne capace.

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Chiudo gli occhi e penso a questa crociera passata, il suo sorriso si fa largo tra i miei pensiero. La mia crociera è stato lui. Lo è stato dal primo istante, dal momento in cui mi ha dato il primo abbraccio, in ogni mano sfiorata, in ogni linguaccia e ogni espressione strana, in ogni complimento e ogni giochino assurdo con cui hai sconvolto i miei pensieri in quei 4 giorni.

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Mi hai addomesticato, o forse io ho addomesticato te (come mi ha fatto notare qualcuno).
Sono passata dal non riuscire a non trattarti male a dovermi trattenere nelle dimostrazioni di dolcezza.
Io dolce? Hai capito cosa diavolo sei riuscito a fare?
Tu tenero? Il mondo è ormai alla fine dei suoi giorni.

IMG_2590 Tutti le emozioni che hanno pervaso la mia essenza sono già teneri ricordi. Sorrido ripensando alla dolcezza dei tuoi ultimi abbracci e al mio timore nel non riuscire a salutarti. Ancora una volta hai capito di cosa avessi bisogno. Ti sei divertito spruzzandomi con la vodka e inzuppandomi tutta la maglietta, hai riso come un cretino e poi mi hai abbracciato. Mi sono sentita schiacciata e felice, piccola e indifesa. Non ho mai desiderato così tanto che il mondo potesse finire in quell’istante. Una foto terribile: io sembro un koala e tu un ciccione. Mi hai abbracciato di nuovo e io non mi sarei mai più staccata. Hai sorriso e hai iniziato a farmi facce stupide [no, Carter, quelle non erano facce sensuali].
Hai reso tutto speciale, fino all’ultimo istante.

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Scrivo. Cancello. Riscrivo. Cancello.
Mi ritornano in mente le parole dell’oroscopo di Paolo Fox lette la sera prima di salire su quella nave, quel brivido che mi è corso lungo la schiena alla folle consapevolezza che non si sarebbe sbagliato neanche questa volta. Un insano pensiero che ancora adesso mi fa sorridere, come se la ragione avesse abbandonato del tutto il mio corpo lasciandomi in balia delle mie sensazioni. Come una magia che ti rapisce e ti proietta in un mondo in cui la realtà supera la fantasia.
Bisogna stare attenti a cosa si desidera, potrebbe avverarsi…e potresti non essere davvero pronto ad affrontarlo.

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Passi la vita ad immaginare cose, a costruire attimi e momenti perfetti, a scrivere sceneggiature mentali che farebbero incetta di premi e poi… no, no…e no!
Il respiro ti manca davvero, le parole non escono dalla tua bocca e l’ansia ti paralizza facendoti desiderare di scappare.
E’ un solo istante. Tutto quello che hai sempre voluto, tutto quello che ti fa più paura.
Tutto o niente.
Ricordi l’immagine che avevi riflessa allo specchio e ti domandi come diavolo sia possibile. Prendi fiato e abbracci le tue amiche, respiri a fondo e cerchi di dominare il panico, allontani i pensieri e semplicemente speri che…a dir la verità cosa speri non lo sai neanche tu.

Elena_so_cute-2Sono arrivata alla fine di questo post chilometrico, mi viene difficile pensare che qualcuno possa essere davvero arrivato alla fine. Ho le lacrime agli occhi ed un peso sullo stomaco. Mi manca già tutto di quei giorni, mi mancano le mie amiche, mi mancano quei 5 idioti, mi manca la spensieratezza con cui ho vissuto lontana da tutto e da tutti.

IMG_6930 Nessun particolare ringraziamento conclusivo, rileggo le parole già scritte e mi rendo conto che ogni singola sillaba sia stata un immenso grazie a chi ha reso speciale questa vacanza sopra le righe.
Nessuno potrà mai capire cosa abbiamo vissuto su quella nave, nessuno potrà mai capire cosa spinge delle persone adulte a tornare quindicenni, nessuno potrà mai capire l’amore incondizionato per quei 5 uomini che hanno preso la mia vita in mano quando ero poco più di una bambina e l’hanno trasformata in quello che è adesso.
Nessuno potrà mai capire…ed è la cosa che amo di più di tutta questa storia.
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Si scrive fan, si legge amore.

 

 

Pensieri Sparsi

Promesse!


Questo posto tornerà quello di una volta!
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Lo sto promettendo a me stessa prima ancora che a chi ancora mi dimostra fiducia e affetto passando in questo mio angolino virtuale e spendendo due paroline per me.
[Devo ancora rispondere ai commenti dell’altro post e me ne scuso davvero.]
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Vorrei poter dire che questa promessa nasce da un miglioramento del mio umore, da una presa di coscienza che in qualche modo il malumore in cui sono inciampata è stato una scivolata e nulla di più, che, seppur non ho ancora ritrovato la strada per uscire da questo dannato tunnel in cui sono precipitata, inizio a vederne la fine.
La verità è continuo a brancolare nel buio, continuo a piangere quando sono certa che nessuno possa vedermi e continuo a ricercare un silenzio assordante per chi come me utilizza anche troppo l’uso della parola.
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Eppure:
Prometto che questo posto tornerà quello di una volta!
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Io tornerò quella di una volta.
Pensieri Sparsi

Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!


Ero in macchina con delle amiche l’altro giorno, solite conversazioni futili e allegre che accompagnano quei giorni spensierati in cui quello della leggerezza è l’unico peso che si ha voglia di portare; la voce del navigatore flebile sottofondo alle canzoni a cui neanche stavamo prestando realmente attenzione. Si chiacchierava immaginando i giorni felici che ci attendono tra un pò, quelli che aspettiamo da circa un anno e che, al solo pensiero che manchi così poco, ci fanno tremare le gambe per l’ansia e l’emozione.

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Tutto aveva il dolce gusto della gioia fino a quando, con estrema nonchalance, è stata pronunciata la nefasta frase che, nonostante siano passati un paio di giorni, ancora risuona come una minaccia nella mia povera testolina:
Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!

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Sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto il momento, semplicemente non ero pronta ad affrontarlo con tutto questo anticipo.
Siamo onesti, mentire non ci aiuterà in questo caso: nonostante i mille buoni propositi in cui ci rintaniamo a settembre, ogni anno si ripete la stessa tragedia.

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La verità è che, se ci ragionate bene, ne abbiamo colpa solo fino ad un certo punto, siamo vittime di un circolo vizioso dalla cui spirale malefica è complicatissimo venirne fuori.

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Ogni estate ci si guarda allo specchio con gli occhi pieni di lacrime di coccodrillo e lo stomaco ancora pieno della lasagna appena divorata, si notano tutti, e sottolineo tutti, i difetti che, fino a 5 minuti prima, avevamo ignorato di avere e, dopo una travagliata espiazione mentale dei propri peccati di sola, si arriva all’unica soluzione plausibile: l’accettazione.

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Quando è ormai troppo tardi per mutare la forma sferica assunta dal proprio corpo nel lungo periodo invernale e il costume da bagno sta scalciando dal cassetto in cui è riposto per essere portato finalmente a mare, ricordarsi di amarsi sempre e comunque (qualsiasi sia la propria forma) risulta essere fondamentale per non ritrovarsi a fissarsi i piedi sul bordo di un burrone interrogandosi su quanto farà male saltare giù.

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E’ un processo lungo quanto meno fino alla prima vera e propria abbronzatura perchè, si sa, il nero sfina e l’abbronzatura rende tutti più belli; una preoccupazione che sparisce tra un mojito ed uno spriz in compagnia quando i colori del tramonto e il luccichio del mare rendono tutto più magico ed etereo, quando la sagoma riflessa allo specchio diviene uno sbiadito ricordo di quando si era bianchicci e poco estivi.

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Puntualmente ci si ritrova a salutare l’estate ed il suo calore con la solita solenne promessa: il prossimo anno non mi troverai impreparata. 
Ci si crede veramente a quelle parole quando, con la mano sul cuore, le si pronuncia fissando il sole che tramonta portando via la spensieratezza dei giorni estivi; ci si crede a quella promessa fatta a se stessi di riuscire, almeno per questo nuovo anno, a non trasformarsi nella versione femminile di Winnie The Pooh durante i mesi invernali che sopraggiungeranno.

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Uno ci crede davvero; se non fosse che Settembre è troppo amico di agosto e del suo estivo tepore, ad Ottobre cosa vuoi che siano un paio di buste di patatine guardando le SerieTv che finalmente sono ricominciate, a Novembre ho bisogno di cibo perchè sta arrivando il freddo e mi mette tristezza.

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Vuoi iniziare la dieta a Dicembre? Hai dimenticato il Natale e tutte le calorie che pranzi e cenoni in famiglia ti costringeranno ad assumere? A Gennaio mica si possono cestinare i dolciumi delle calze portate dalla Befana, non diciamo eresia.

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Ovvio che, oltre mangiare meno, sarebbe carino provare a fare un pò di attività fisica per rendere il corpo tonico, ma la realtà dei fatti è che Febbraio è il mese più corto dell’anno, iniziare a mangiare meno o fingere di andare a correre a Febbraio mi sembrerebbe un’offesa bella e buona. A Marzo arriva la primavera, solo a me aumenta l’appetito e il senso di stanchezza? Aprile dolce dormire, non credo che bisogna aggiungere altro. Maggio

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Porca miseria: siamo già a Maggio?
Io non sono psicologicamente pronta a tutto quello che deve accadere.

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Non posso farcela.

 

Pensieri Sparsi

Una storia vecchia 100 anni!


Avevo 15 anni quando la ragazzina della casa di fianco è divenuta la mia migliore amica, era stato suo padre a presentarci dopo aver ascoltato per l’ennesima mattina la musica che ad alto volume rimbombava dalla mia stanzetta.
“A mia figlia piace Nick, ha visto i poster appesi alla tua stanza. Potreste diventare amiche.”
Era stato proprio quel particolare ad unirci come sorelle, a 15 anni basta poco per scambiarsi promesse di amicizie eterne…eppure a me quelle promesse non sono mai piaciute.
“Saremo amiche per sempre. Nulla potrà mai dividerci. Ci sarò sempre per te.”

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Erano stati i ragazzi col tempo ad allontanarci, così come in maniera platonica ci avevano unito. Era stata lei a baciare il ragazzino per cui avevo una cotta stratosferica, io quella brava a mettersi da parte fingendo una maturità che non avevo. Era stata lei ad essere usata dal ragazzino pazzo di me per farmi ingelosire, io quella che gliel’aveva resa facile mettendo in chiaro che non piace quando la storia si ripete. Era un periodo diverso quello, quando a scandire lo scorrere del tempo non era il susseguirsi delle stagioni ma il succedersi delle cotte adolescenziali, dei colori dei capelli e la larghezza dei jeans che variava a seconda della moda e non del peso; quando tutto sembrava più semplice e più difficile allo stesso tempo, quando inizi a sentire di non essere più una ragazzina ma tutto il tuo mondo continua essere racchiuso nelle sicurezze di quando ti sentivi tale.

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Eravamo noi con il nostro equilibrio precario, noi con il nostro rapporto unico e indissolubile, noi con il nostro sogno di incontrare Nick Carter e farlo innamorare di noi, noi con le nostre vite che iniziavano a diventare sempre più quelle di due piccole donne. Non era bastato il suo trasferimento a chilometri lontani a cambiare quel noi a cui eravamo tanto legate; c’ero con la mia prima storia seria, lei con l’amore incontrato in treno mentre mi raggiungeva per il mio diciottesimo compleanno.
Un equilibrio precario che si sarebbe rotto molto presto!

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Ero una ragazzina quando la mia storia importante si è eclissata facendomi provare sensazioni che mai avrei immaginato di essere in grado di sentire; è stato in quel preciso momento in cui ho avuto bisogno di credere in quelle promesse con cui per anni mi era stata riempita la testa.
Ci sarò sempre per te.
Avevo voluto crederci e, dispersa in una valle di lacrime manco mi si fosse rotta una diga nel dotto lacrimale, avevo chiamato lei convinta ci sarebbe stata per me. Lo aveva promesso. Era bastata una sola frase a farmi capire che erano state solo parole quelle con cui mi aveva incasinato la testa; non erano stati i chilometri a dividerci ma l’uomo perfetto che aveva di fianco e che lentamente aveva preso il mio posto nella sua vita rendendo vane le sue promesse. Non aveva tempo per ascoltare quanto stessi male, non aveva empatia per comprendere il mio dolore, non aveva interesse a tenere fede a quelle promesse adesso che quelle promesse richiedevano l’impegno che da sempre avevano custodito in esse.

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La verità è che quando un’amica trova un nuovo uomo, inesorabilmente, quelle promesse che aleggiavano nella bolla di sapone in cui vi eravate rifuggiate diventano effimere. Non è cattiveria, per carità, oserei dire che è uno strano fenomeno dell’evoluzione della specie umana che forse qualche seguace di Darwin potrebbe prendersi la briga di esaminare perché, e di questo ne sono certa, il caro vecchio Charles non se n’è occupato semplicemente per mancanza di tempo.
In fin dei conti, mica poteva fare tutto lui?

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Nella mia visione utopistica dell’argomento: amicizia e amore non sono assolutamente in competizione. Ci tengo a precisare la mia posizione a riguardo, insomma al di là dei dettagli pratici [e aggiungerei con tutta la malizia del caso: fisici] che rendono i due rapporti differenti, credo che ogni essere umano, uomo o donna, dovrebbe essere in grado di far convivere questi due aspetti fondamentali della vita senza alcun tipo di sforzo.
Insomma in una giornata ci sono abbastanza ore per dedicarsi a tutto, non trovate? Bisogna davvero fare pulizia per dare spazio a quel qualcosa di meraviglioso che sta nascendo? Non dovrebbe essere quello il momento in cui si ha più bisogno dell’amica fidata? E non solo per lagnarsi delle mancanze del povero malcapitato di turno, ma per condividere insieme quelle emozioni che stanno nascendo, per cullarsi nelle vecchie abitudini facendo pian pianino spazio alle nuove, per lasciarsi rassicurare per quelle stupide paure che solo un’amica che ti conosce da una vita può definire sciocche ed inutili.
Non è questo il momento in cui, forse proprio per paura, si tiene più stretta la mano di chi ci è sempre stato? Non è questo il momento in cui quelle promesse fatte in un momento di solitudine dovrebbero diventare qualcosa di reale? Buuuuuh [uhmm, non mi venivano in mente suoni assimilabili a quelli di una risposta sbagliata, accontentatevi].

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Ricerche scientifiche affermano che nulla di quanto sopra affermato potrebbe essere più sbagliato, anche senza alcun suono a sottolinearne la drammaticità. Non sono imparentata al caro vecchio Charles, ma un po’ di evoluzione ve la posso spiegare anche io.
Per prima cosa, bisogna smentire tutto il discorso relativo alla lunghezza delle 24h di una giornata; non raccontiamoci eresie, per favore, quando un uomo entra a far parte dell’universo della vostra amica si crea un vortice spazio temporale che altera il susseguirsi dei minuti e delle ore, saltando tutta la parte relativa agli algoritmi che definiscono questa strana mutazione si potrebbe semplificare l’intera faccenda con un gigantesco: non ho tempo/non ho avuto tempo.

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E’ una questione di sfumature, ed ancora una volta non sono le 50 di Christian Grey, pian piano il vortice spazio temporale modificherà tutte quelle piccole certezze e/o abitudini di cui si nutriva quell’amicizia che sembrava indissolubile.
Pian piano iniziano a sparire tutte quelle accortezze che erano rivolte a te, quelle gentilezze educate e anche un po’ inquietanti come il buongiorno che arrivava un minuto dopo il suono della tua sveglia, quella certezza di avere sempre qualcuno dall’altra parte del telefono pronto ad ascoltarti, quelle piccole attenzioni fatte di gesti abitudinari che pian piano scompariranno susseguiti da bugie bianche pronte a riempire quelle mancanze che diverranno lentamente voragini ponendoti in una prospettiva completamente diversa da cui osservare il tutto.
E a quel punto non serve il caro vecchio Charles per capire che le cose cambiano solo quando si decide che è arrivato il momento di farle cambiare, quando si è deciso di farsi scivolare una persona tra le dita come sabbia al vento, quando i nodi vengono al pettine e tutto diviene effimero…proprio come quelle promesse a cui non credi più.

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Il povero malcapitato di turno non ha colpa alcuna, di questo bisogna prenderne coscienza prima di chiamare Will Smith e la sua squadra di Men in Black per disintegrare l’alieno e sparaflashare la perfetta sconosciuta che un tempo eravate solite chiamare amica; semplicemente per una strana legge dell’evoluzione che non saprei spiegarvi la vostra presenza non è più così indispensabile quanto poteva esserlo prima di quel cambiamento non richiesto.
Quelle da sparaflashare probabilmente a questo punto siete proprio voi perché rendersi conto di essere stata una sorta di surrogato per sopperire la mancanza di altro probabilmente potrebbe urtare la vostra sensibilità.

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Per quanto mi riguarda credevo di aver imparato la lezione da ragazzina, in fin dei conti, quando a 19 anni ti ritrovi da sola con un pugno di parole vuote ti rendi conto di avere dentro una forza che non conoscevi e che quelle promesse vuote sono solo chiacchiere fatte per essere trasportate via dal vento; mi sbagliavo sulla mia capacità di apprendere dalle lezioni della vita. Sono passati anni, si sono susseguite promesse vuote, delusioni e prese di coscienza…eppure sto ancora imparando.

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Nessuna amica è stata maltrattata per la stesura di tale post.

Parole e Storie

In un istante


E per un istante si rivide bambina,

In un mondo pieno di sogni forse un po’ troppo grandi

Tra promesse che, ormai lo sapeva, non sarebbero state mantenute.

Tra persone di cui avrebbe dimenticato i volti,

Tra parole altisonanti che avrebbe scoperto vuote.

Si rivide bambina,

E per un solo istante abbracciò se stessa

Le sue bambole, le sue certezze, le sue illusioni.

Un istante dal sapore infinito.

Fissò il vuoto dinanzi a se

E saltò!

***

Sempre dallo scatolone dei ricordi…non so se ero particolarmente ottimista o bisognosa di un cambiamento. Rileggo le mie parole, e incontro un’altra me stessa…quella che di tanto in tanto ritorna a farmi visita in quelle notti un po’ così, quando il sonno non arriva e i pensieri si rincorrono.