Pensieri Sparsi

1, 2 ,3…1200!


Era un pò di tempo che non controllavo quanti eravate a leggere i miei consueti deliri, probabilmente da quando mi ero ripromessa di non farmi condizionare da quel numero che mi dava la sensazione di frenare quell’idiozia galoppante che aveva trovato terreno estremamente fertile in questo spazio.

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Ma si sa io e le promesse non abbiamo un rapporto propiamente ottimale, ed oggi, all’enesima notifica di nuovo follower, mi sono lasciata incuriosire da quel simpatico numerino.

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1200siete davvero tanti!!!
Per quanto leggermente inibitorio visto l’andazzo del blog in questo periodo, è decisamente lusinghiero.
Sono solo numeri, magari si e no ti leggono 10 persone.
Come sempre la mia mente mi aiuta a mettere il tutto in una posizione diversa: minimizzare sempre, crederci quasi mai sembra essere il suo motto in questo periodo.
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Ringraziarvi ancora una volta forse potrebbe risultarvi scontato eppure non riesco a farne a meno, condividere questo spazio con voi lo rende un pò meno solitario, un pò meno folle, un pò meno delirante. Bella cosa l’illusione.
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1200 volte grazie.
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Ps: se vi va, un saluto sarebbe gradito
Pensieri Sparsi

Cosa vuoi fare da grande?


Avete presente quella fase della vita in cui sei solamente una bambina e, come fosse la cosa più ovvia del mondo, ti viene posta la più sciocca delle domande:
cosa vuoi fare da grande? 

Ecco, tralasciando il fatto che ho 30 anni e non credo di aver ancora realmente capito cosa voglio fare da grande, da bambina avevo capito tutto!

Oh no, niente ballerina, principessa o attrice per me; io da bambina volevo essere l’omino che attacca i manifesti. L’attacchino. Mi immaginavo con la mia salopette di jeans e il cappello creato con i fogli di giornale mentre canticchiavo sulla mia bella scala con il secchio pieno di colla e lo spazzolone extra large per stenderla per benino.

Non ho idea del perché avessi questa visione di me stessa; mi immaginavo serena e senza preoccupazioni, allegra e senza responsabilità. Il mio unico problema sarebbe stato quello di non creare fastidiose grinze sui miei bellissimi manifesti. Avrei fatto un lavoro fighissimo, avrei appeso solo manifesti allegri e colorati, il mondo sarebbe stato un posto migliore.

Poi sono cresciuta, a quella stessa stupida domanda ho iniziato a rispondere che sarei diventata un ingegnere; la ballerina evidentemente mi faceva proprio schifo. Mentre le altre bimbe giocavano a far la spesa, io vendevo travi e pilastri perché la casa va comprata a pezzi no? Beata ingenuità.

Sono cresciuta ancora e ho iniziato a rispondere con delle domande a quello stupido quesito.
Cosa vuoi fare da grande?
In cosa sono realmente brava? Cosa mi piace fare? Cosa mi farà trovare lavoro? Cosa mi aiuterà a trovare il mio posto nel mondo?

A 18 anni ho scelto quello che sarebbe stato il mio percorso universitario, non quello che sarei stata da grande. Volevo rendere il mondo bello e mi piacevano le case. Non avevo idea di quale sarebbe stato il mio posto nel mondo, ma a 18 anni ero piena di quella sicurezza e di quell’ambizione che mi donavano la certezza che qualunque fosse stato il mio posto, sarebbe stato bellissimo; a 18 anni ero ebbra della convinzione che il mio posto nel mondo non era stato ancora creato, lo avrei creato io a misura di me stessa.

La verità è che in una giornata come oggi, in una settimana come quella trascorsa, non riesco a non pensare che da bambina avevo capito tutto. L’attacchina dovevo fare. L’attacchina.

Pensieri Sparsi

Oggi non mi va!


E’ un pò che non scrivo, trascurando i post deliranti figli di giornate decisamente troppo pesanti; è un pò che non mi concedo un momento che sia tutto mio, uno spazio dedicato ai miei pensieri; è come se avessi deciso [consapevolmente o meno] di tenerli fuori da me per un pò e non ne riesco a capire il motivo. E’ un pò che non mi soffermo sul lato divertente delle cose, che non guardo con ironia e sarcasmo ciò che mi fa storcere il naso. Un pò che non sono me.

Sono alla ricerca del mio posto nel mondo, mi rendo conto giorno dopo giorno di quanto stia diventando una vera e propria esigenza riuscire a trovare la mia collocazione in questa vita che inizia a sfuggirmi di mano.
Da ragazzina sembrava tutto più semplice, tutto più lineare…solo crescendo mi sono accorta di quanto avessi toppato a pensarla in questo modo, di quanto mi fossi concessa di essere superficiale, di quanto avessi idealizzato la mia vita futura basandomi sulle mie presunte capacità come se nulla avesse ostacolato il mio cammino, come se tutto mi fosse dovuto, come se fossi davvero invincibile come immaginavo.

Che crescere sia complicato, un bambino lo capisce nel momento stesso in cui viene messo al mondo. Piange perché sa benissimo che dall’istante stesso in cui ha lasciato il suo porto sicuro tutto non sarà più lo stesso, piange perché sa che dal primo sorrisino che donerà al mondo inizieranno a riversarsi su di lui aspettative e frustrazioni.
Un bambino apre gli occhi al mondo e per un solo brevissimo istante ha una visione completa di cosa la vita gli stia riservando, un battito di ali di farfalla, un sospiro prolungato, e tutta la sua comprensione del grande gioco della vita svanisce; dovrà imparare tutto da capo, tutto da solo.

Oggi non ho voglia di imparare, non ho voglia di capire, forse non ho voglia neanche di pensare.