Pensieri Sparsi

Una linea sottile


È una linea sottile quella del cambiamento, lo sai?
È effimera, fugace e spesso trasparente, non sempre sei consapevole di star facendo quel passo decisivo che ti porterà al di là di essa, te ne accorgi sempre troppo tardi…sempre un momento dopo!

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Ci sono periodi in cui quella linea diventa una vera e propria ossessione, un chiodo fisso, il pensiero che ti sveglia al mattino e ti culla la sera; quei periodi in cui forse non hai idea di dove trovarla quella linea ma sei deciso a tracciarla tu.

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Ho bisogno di cambiare!
Te lo ripeti come un mantra a tutte le ore del giorno e della notte convinta che basti questo per trovare la giusta convinzione che porterà il cambiamento che stai rincorrendo; inizi a fare cose in maniera forzatamente diversa imponendo alla tua vita, alle tue abitudini, quel cambiamento di rotta che presto diverrà normalità.

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Voglio cambiare! Devo cambiare!
È un’esigenza, un bisogno…l’unica via per sopravvivere e non annegare nelle sabbie mobili di quella realtà troppo rarefatta che lentamente ti sta inglobando; è  l’uscita di sicurezza a malapena illuminata quando la stanchezza ha già rallentato i tuoi passi e la via di fuga sembra un’effimera illusione.

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Sono cambiata.
È uno spazio stretto e angusto quello del cambiamento, una zona non confortevole in cui alloggiare. Dentro o fuori. Non si cambia mai a metà. Come si può restare in bilico su una linea sottile?Un passo di troppo, una parole non detta, una mano non allungata…è una questione di un istante e sei già oltre quella linea, un battito di ciglia e quella linea diventa un muro.

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Prima e dopo…com’era e com’è!
Una linea sottile…nulla è più come prima.

Pensieri Sparsi

Se tolgo gli occhiali, il mondo scopre che sono SuperGirl!


Una delle prime cose che ho letto stamattina mentre bevevo il caffè è stato il messaggio di un’amica che,  commentando l’ultima puntata di Supergirl e mi ha scritto:

 “Per fortuna la tua operazione di sabato non ti permetterà di eliminare gli occhiali, altrimenti tutti avrebbero scoperto la tua identità segreta.”

Un semplice messaggio ironico per commentare lo sciocco escamotage usato dalla bella aliena, e ancor prima dal suo più famoso cugino, per nascondere la propria identità di supereroina, eppure da quando ho letto queste parole non riesco a fare a meno di pensarci…e sorridere.

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Avevo poco più di un anno quando i miei genitori hanno scoperto che il motivo per cui strizzavo di continuo gli occhi era legato ad un problema di vista e che, da quel momento, avrei dovuto indossare gli occhiali. Che sarà mai, direte voi; ed è difficile anche per me darvi torto adesso, ben diverso è stato per me circa 30 anni fa e per tutto il periodo della mia infanzia quando mia madre per prima è stata costretta a subire l’ignoranza della gente che, guardandomi, osservava solo una bambina difettosa. Frasi dal peso di “Mangia, bella di mamma, o diventi come quella bimba lì”, difficilmente abbandonano la memoria di chi si è trovato ad ascoltarle senza trovare il coraggio di ribattere alcunché, difficilmente sbiadiscono dai ricordi di chi quel racconto lo ha ascoltato, forse, troppe volte per restarne indifferente.

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E’ da quando che ho memoria che ho dovuto osservare il mondo da un paio di lenti indossando montature che si sposassero alla bene e meglio con il visino smagrito di una bambina con troppi capelli; costretta dal mio occhio pigro [certo, riesco a cogliere l’ironia della cosa persino io] ad andare a scuola con una benda sul viso, manco fossi la figlia di Capitano Uncino, e sentirmi diversa dagli altri bambini perché io, a differenza loro, di occhi ne avevo quattro, o a volte soltanto uno, maledetta benda…o maledetti bambini?

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Crescere nella speranza che prima o poi sarei stata come gli altri è stata, forse, la sensazione più fastidiosa che mi sono portata dietro negli anni; attendere invano quel momento è stato il mio tormento più grande ed è per questo che il messaggio ricevuto stamattina non può che farmi sorridere ripensando alla visione che ho sempre avuto di me stessa a causa degli occhiali, mi sarei sentita meno difettosa se mi avessero raccontato che quelle lenti che ero costretta a tenere sul naso servivano a nascondere al mondo i miei superpoteri.

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Ho iniziato a scrivere il post sperando di mettere nero su bianco le mie ansie per l’intervento di sabato, la mia delusione del non riuscire a guarire del tutto, la mia gioia nel riuscire comunque a migliorare la vista del mio occhio stupido e difettoso…eppure le parole non ne vogliono sapere di uscire.  

A quanto pare il mondo non è pronto a scoprire che sono una Supereroina.
Grazie, amica, per avermelo ricordato.

 

 

Pensieri Sparsi

Yaaay! TGIF!


Lo so, lo so, questa settimana corta quanto avrà potuto distruggermi mentalmente da gioire così tanto per l’arrivo del weekend? Non così tanto da ritrovarmi a saltellare stile cangurotta per la gioia, ma quel che basta per trovarmi a scambiare un sorriso d’intesa con il mio migliore amico: il mio trolley fuxia! Nessun viaggio oltre Italia a sto giro, semplicemente un paio di giorni da trascorrere con le amiche prima di essere inglobate dalle festività natalizie e dal l’ansia dei regali da comprare!    
Si, lo ammetto: non ho ancora comprato neanche un solo regalo di Natale ancora per quest’anno…e siamo già all’undici dicembre. Niente panico: posso farcela! In fondo, non mi ritrovo nella stessa situazione ogni anno? Se avete idee o suggerimenti per facilitare il mio compito, è il momento giusto per lasciare un commento al blog!   

Buon weekend a voi…e a me ❤

Pensieri Sparsi

L’ardua scelta dell’albero di Natale


Oh oh oh, Merry Christmas!
Indossate il vostro cappellino nataloso, riesumate Micheal Bublè dal vostro iPod, chiudete gli occhi ed inspirate a pieni polmoni l’aria natalizia che si è sprigionata intorno a voi!

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Benvenuti nel periodo dell’anno che amo di più, ovviamente sempre dopo l’estate ma non c’era bisogno di sottolinearlo. Rientro nella categoria di persone che, tornata dalle vacanze estive, si reca al centro commerciale e, nonostante i rimasugli di costumi da bagno ancora in saldo, si guarda intorno ed esclama: “Lo sentite il Natale che sta arrivando? È già nell’aria.” Poco importa se puntualmente oltre al sentirmi dare della pazza mi tocca subirmi l’elenco dei mesi che ancora ci separano dal 24 dicembre e, peggio ancora, di tutte le festività che anticipano il Natale; a poco serve spiegare che il calendario lo conosco ma semplicemente me ne frego di tutto ciò che intercorre tra i mesi estivi e il Natale. Lo so, scelgo sempre concetti troppo difficoltosi da recepire.

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Bando alle ciance, siamo arrivati in quel momento dell’anno in cui Facebook si riempie di foto di alberi di Natale e di link contro chi posta foto del proprio albero di Natale, di post gente che inveisce contro l’uvetta che si finge cioccolato nei panettoni e di gente che si lagna perché anche quest’anno il portafogli si è svuotato a forza di comprare regali di Natale senza riceverne di decenti in cambio. Iniziano i post contro l’anno passato e gli scongiuri verso quello pronto a venire, le battute squallide legate all’edizione S dell’anno precedente pronta a solarci non appena ci distraiamo un attimo, all’imprevedibilità della serata di Capodanno e ai pinguini che arriveranno a farci compagnia.

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Personalmente faccio parte della prima categoria, quella che anno dopo anno fotografa il suo bellissimo anno di Natale e, con un moto di orgoglio, si compiace di quanto sia stata brava per l’ennesimo anno a decorarlo esattamente come l’anno precedente e, giuro, di non farlo di proposito, semplicemente ogni decorazione trova il suo posto ideale e, di certo, non è colpa mia se il suo posto ideale puntualmente è sempre lo stesso.

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Ma non perdiamo il punto della questione: stufa già da un po’ del solito albero, divenuto lievemente spennacchiotto dopo anni di onorato servizio, finite le scorse feste di Natale, invece di riporlo al suo solito posto, gli ho detto addio con il solo scopo di evitare di ritrovarmi vittima, anche questo Natale, della stessa pignoleria che mi aveva costretto, lo scorso anno, ad abbandonare l’idea di acquistarne uno nuovo.  Siamo al 7 Dicembre ed, ovviamente, non mi ero ancora posta il problema: dove metto le mie bellissime decorazioni natalose quest’anno?
E’ partita, quindi, la ricerca dell’albero perfetto.

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L’acquisto di un nuovo albero di Natale è una roba seria, non può essere presa sotto gamba.
Scartata l’idea di comprare un abete vero, ed essermi fatta odiare dall’omino del vivaio per aver analizzato con fare scientifico tutti gli alberelli che voleva affibbiarmi, ho optato per il classico albero finto; la motivazione è semplice e banale: il 99% degli abeti che volevano vendermi erano privi di radici, quindi impossibili da piantare in giardino finito il periodo natalizio; il 99% degli abeti erano bassi, grassocci e ben lontani dalla mia idea di albero perfetto.

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Sono, quindi, tornata all’idea originaria di acquistare un albero finto. Lo ammetto, cercare un albero perfetto e affermare di non avere molte pretese è mentire con la consapevolezza di farlo; per un’adoratrice del Natale come me, trovare l’albero giusto è come cercare l’anima gemella, non ci si può accontentare del primo spennacchiotto che ci si para dinanzi nella sua veste pomposa fatta di pigne farlocche, bisogna pazientare, continuare a cercare senza smettere di credere che quello giusto per noi esista e non costi un occhio della testa.

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Sul concetto di pazienza devo ancora lavorarci, ma, esattamente come l’amore, quando meno te lo aspetti, quando ormai non ci credevi più, arriva lui: l’albero perfetto…o quasi [non sono una che si accontenta facilmente]. Me lo ha venduto un tizio che sembrava Oliver Queen disperso sull’isola Lian Yu, è alto solo 2,10 m ma me lo faccio bastare, è verde e cicciotto…e decorato sarà bellissimo.

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♥ It’s Christmas Time again ♥

 

Pensieri Sparsi

Letargo mentale


Sono giorni che ho voglia di scrivere ma troppa svogliatezza per sedermi al pc e mettere nero su bianco quelle parole che chiedono di uscire; non che sia mia consuetudine scrivere regolarmente seduta dinanzi al mio computer, è storia nota la mia preferenza per l’applicazione note del mio smartphone come raccoglitore di quei pensieri random che, spesso senza troppe limature, diventano veri post per questo blog. E’ storia meno nota, forse, la mia folle predilezione per la scrittura nei momenti meno opportuni: quando sono intenta a truccarmi al mattino, poco prima di pranzo, mentre sono in treno o in auto…quando sono a lavoro e finisco per fingere di scrivere e-mail lunghissime destinate a me stessa.

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Sarà il freddo che mi gela le dita e i pensieri, il richiamo del piumone che vuole avvolgermi nel suo caldo abbraccio, il mal di schiena che mi costringe ad imbottirmi di antinfiammatori, la valigia da preparare e i telefilm da recuperare; sarà che, non saprei neanche spiegarmi il perché, sono giorni che ho la sensazione di non avere mai tempo come se il mio orologio perdesse minuti, ore o forse intere settimane e io me ne rendessi conto sempre troppo tardi.

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Sarà colpo dell’inverno, del buio che arriva troppo in fretta e della voglia di fare che mi abbandona sempre sul più bello; sarà che ho in mente cosa devo fare ma continuo a tergiversare incolpando la mia ben nota poltroneria. Sarà che sono stufa di troppe cose o forse di niente, sarà che tutto cambia ma resta uguale, sarà che mi osservo intorno e faccio fatica a non sentirmi confusa.

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Sarà che ho iniziato a prendere coscienza del letargo mentale che mi ha colpito senza chiedermi il permesso, ho smesso di giustificarmi per le mie mancanze e le mie assenze, smesso di arrancare scuse usando inutili giri di parole pur di non ammettere quella candida verità che ufficializzerebbe la pausa da me stessa in cui sono inciampata, che paleserebbe il limbo in cui mi sono adagiata.

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Non ho tempo per perdere tempo.
Non ho tempo di perdermi nel tempo.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Una parte di me, diversa da me.


Sin da quando ero ragazzina ho creduto più al destino che alle favole; in età universitaria poi, forse complice un amico dalle credenze mistiche tendenzialmente esoteriche, mi sono lasciata infatuare dal fascino delle coincidenze, dall’ammaliante presenza di segni che mi indicassero la giusta via. Una via che spesso, ignorando i chiari segni disseminati dal fato per il semplice gusto di giocare secondo regole diverse, ho scelto di non seguire scoprendo che il destino, in qualche modo, avrebbe comunque rimediato ai miei errori.

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È stato così quando, circa dieci anni fa, ho ascoltato quella canzone che mi ha ricordato chi fossi indicandomi il sentiero da cui ripartire per ritrovarmi; è stato così che, arrivata in stazione una mattina di ormai otto anni fa ho visto partire dinanzi ai miei occhi il treno che mi avrebbe portato a Roma per vedere i Backstreet Boys. Avevo fatto tardi perché avevo dimenticato il telefonino a casa. Io avevo dimenticato il telefono, l’estensione naturale della mia mano. Assurdo.

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Sconcertata avevo preso il treno successivo, più lento, sul quale mi ero scontrata con una triste realtà: quella che credevo essere la mia partner in crime si era rivelata essere poco più che una stronzetta invidiosa che, senza pensarci due volte, mi aveva scaricato. Non sto qui a tediarvi su questa inutile perdita, col tempo ho capito quanto anche lei fosse semplicemente una pedina nelle mani del destino, un pezzo di un meraviglioso puzzle che avrei completato solo in seguito.

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Sono passati otto anni da quel giorno, da quando, delusa ed eccitata allo stesso tempo, ho percorso la strada che mi avrebbe condotto alla Mondadori…o più propriamente a quello che avrei trovato lì.
Sono passati otto anni e la mia memoria è quello che è, non ricordo le prime parole che ci siamo rivolte quel giorno, sicuramente c’è stato qualche abbraccio di troppo, odiavo gli abbracci e ancora oggi mi domando come il destino mi abbia rifilato una persona così abbracciosa; quello che ricordo però è quell’assurda connessione che ho provato, quella strana strana sensazione che non sarei più stata sola. La certezza di aver trovato una sorella di madre diversa.

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Oggi lo chiamo destino, in alcuni giorni la chiamo sfiga. E’ bastato un attimo affinché le nostre vite si intrecciassero, con tutto quello che ne è scaturito dopo. Eravamo come Romeo e Giulietta, non nel senso romantico della cosa; amiche di amiche che si odiavano costrette a scambiarsi informazioni in segreto, tediate dagli sguardi odiosi di chi non capiva questa amicizia nata un pò per gioco… un pò per stalkeraggio [sono stata una povera vittima, dovete credermi].

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Era il 24 Novembre del 2007, il primo momento in cui Nick Carter si è ricordato di me, il giorno in cui ho incontrato la mia migliore amica [a cui consiglio vivamente di approfittare di questo momento di dolcezza]. Eravamo due ragazzine, così diverse da non centrare nulla l’una con l’altra, così uguali da sceglierci per la vita. Quanto può essere strana la vita?

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Due anni dopo, nello stesso giorno, in una città diversa siamo riuscite ad avere il nostro momento perfetto, la nostra foto perfetta, quella che racchiudeva in una sola immagine tutto il nostro mondo.
♥♥♥ Io + lei + Nick Carter  ♥♥♥

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Lo so, roba da ragazzine starete pensando voi, ma, credetemi, se vi dico che non potete neanche immaginare la gioia di quel momento. Non ho mai messo mie foto sul blog, ma a sto giro è diverso, quando rileggerò queste parole voglio vedere la felicità sui nostri volti, ricordarmi, ancora una volta, che sapore ha la gioia pura se condivisa con chi è parte fondamentale della tua vita.

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E’ complicato spiegarvi il nostro rapporto, ci avevo provato qualche post fa, ma le parole non sempre riescono ad esprimere la complessità delle emozioni; non ho mai creduto all’amicizia vera, non ho mai amato le amicizie morbose, non ho mai sopportato le amicizie gelose. Noi siamo tutto e siamo niente, la amo e la odio. Il bianco e il nero che quando si fondono creano un arcobaleno di colori, ma quando si scontrano generano il caos più totale.

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Sono passati otto anni, e mi sembra solo ieri quando, per la prima volta, quando le nostre strade si sono incontrate. Non è la migliore amica più perfetta del mondo, neanche io lo sono…ma è la mia migliore amica.

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Una parte di me, diversa da me.

 

Pensieri Sparsi

Post-non-Post


È lunedì eppure oggi, nonostante il ritorno a lavoro dopo quasi 10 giorni di ferie con pioggia e freddo, nonostante la noia del traffico che mi ha tediato nel mio svolgere il compito di sorella maggiore, nonostante il fastidio di essere donna, nonostante tutto non avrei voluto tediarvi con il solito post del lunedì. Evviva. Avevo iniziato a scrivere un post sulla dipendenza da smartphone, invece di dedicarmi al recupero delle serie Tv che prima o poi mi sommergeranno, quando un rumore una musica fastidiosa ha iniziato a rimbombare dalla strada coprendo il suono della Tv di sottofondo che mi stava tenendo compagnia.

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Invece di alzare il volume della tv, ho assecondato la mia scimmiesca curiosità e, sfidando il gelo, ho aperto la finestra e sono uscita in terrazza e mi sono ritrovata, mio malgrado, in una puntata del Boss delle cerimonie. Niente telecamere né Don Antonio a dirigere il tutto, semplicemente un’assordante musica neomelodica che rimbombava nell’aria al grido gioioso di Auguriiii Floraaaa.

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Lungi da me essere contraria alle tradizioni matrimoniali, insomma c’è gente a cui la serenata potrà sembrare un estremo atto di romanticismo, una dimostrazione d’amore estremo che si è trasformata dalla stonata canzoncina accennata su una pessima base musicale all’assunzione di un cantantuncolo professionista che tedierà con la sua melodica voce tutto il vicinato perché la suddetta Flora deve essere consapevole dell’amore che il futuro sposo non riesce più a contenere nel suo cuore neomelodico.

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Grazie a Flora ho, quindi, rinunciato al mio post sulla dipendenza dal mio smartphone a favore di un insieme di parole senza senso dedicate alla futura sposina; perché se a quanto pare rientro nel vicinato della fortunata donna a cui è stato dedicato questo sperpetuo musicale come faccio ad astenermi dal commentare il lieto evento?

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Stavo iniziando a blaterare sulla serenata insolente che mi ha disturbata mentre provavo a scrivere, sempre senza guardare alcun telefilm della mia lunga lista da recuperare, ma poi ho sentito una musica familiare che mi ha fatto sorridere all’istante rimettendo a posto il mio mood come per magia. Come si fa a restare acidi e sarcastici quando risuona nella stanza la canzoncina della pubblicità del Pandoro Bauli?

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Non si può! Quindi con questo post-non-post vi auguro la buonanotte ♥♥♥♥

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Pensieri Sparsi

Ma voi siete pronti al freddo?


L’inverno è ormai alle porte, ne sento l’alito freddo dritto sul collo e già rabbrividisco.
Mettiamo in chiaro le cose: non ho alcuna intenzione di tediarvi raccontandovi il mio incondizionato odio per la stagione fredda; non ho voglia di annoiarvi spiegandovi che, se non il mio amore per il Natale e la sua magia non fosse maggiore del mio odio verso il gelo, preferirei entrare in letargo tipo a Settembre per risvegliarmi, magari grazie al bacio di un bel principe azzurro super accessoriato, direttamente a Maggio; non voglio chiarirvi il semplice concetto per cui preferirei crogiolarmi nel sudore estivo piuttosto che stringere amicizia con i pinguini che, ben presto, affolleranno le strade.
Oh no, questo non è un post lamentela…è un post di protesta.

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Sarà che sono reduce da una lunga doccia calda di circa 40 minuti, sarà che il freddo del novembre londinese si è infiltrato dritto nelle mie ossa, sarà che il solo pensiero che nei mesi a venire i miei migliori amici saranno il mio condizionatore e il mio plaid morbidoso, sarà che, ogni qualvolta si avvicina questo periodo, una sola gigantesca domanda aleggia nella mia testa:
Ma come diavolo fanno le donne a restare perfettamente donne in inverno? Come, nonostante il freddo pungente, riescono a restare impeccabili femme fatales? Qual è il vostro maledetto segreto?

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Chiariamo una cosa fondamentale: non sono affetta da alcuna maledizione stile Shrek che al sopraggiungere dell’inverno mi trasforma in uno Yeti…ma ci vado moooolto vicino.
Ed è per questo motivo per cui capirete il senso della mia frustrazione ogni qualvolta il termostato inizia a precipitare; il punto focale della questione è che la quantità di vestiti da me indossata è inversamente proporzionale alla gradazione segnata dal termostato. Capirete, quindi, che, mentre in estate tendo a ridurre ai minimi termini la metratura di stoffa utilizzata per coprirmi, in inverno arrivo letteralmente a perdere il conto dei capi d’abbigliamento indossati.

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Osservo con bonaria invidia quelle donne che sfidano il freddo indossando un cappottino, possibilmente aperto per mostrare il vestito di lanetta leggera indossato, indiscutibilmente, utilizzando calze nude quasi impercettibili e stivaletti dal tacco vertiginoso, il tutto impreziosito da un foulard leggero che, svolazzando mosso dal vento gelido, crea quel tocco di enfasi in più che non fa mai male. Invidio la loro capacità di indossare guanti sottilissimi semplicemente per fare scena, la loro abilità di camminare impettite nonostante la Bora, la loro abilità di mantenere intatto trucco e parrucco nonostante il rischio evidente di ipotermia.

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Con l’arrivo del primo freddo io subisco una qualche trasformazione genetica che rende il mio corpo incapace di produrre calore o, quantomeno, di percepirlo. Il mio armadio di riempie di maglioni extralarge super colorati, di quelli che sono un abbraccio caldo di lana; le calzine colorate in ciniglia diventano le mie amiche per la pelle, non esco di casa senza essermi avvolta nel mio piumino stile omino michelin, bardata nella mia sciarpona e rintanata nel mio berretto.  Non prendo proprio in considerazione l’idea di indossare gonne con calze spesse quasi quanto un pantalone; indosso talmente tanti indumenti da riuscire a far desistere un maniaco al solo pensiero dell’immane sforzo di spogliarmi.

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Forse sono un tanti nello esagerata, ma avete iniziato a pensare al momento in cui al mattino dovrete abbandonare il caldo tepore del vostro piumone per andare a lavoro? Mi si gela il naso al solo pensiero.
Dovrebbero dichiarare tale meschinità illegale! E’ una vera e propria tortura, siamo onesti, prendere la terribile decisione di mettere fuori i primi centimetri di pelle al mattino [grazie condizionatore programmato che mi fai svegliare già al calduccio, ti amo]; è una violenza contro se stessi abbandonare il pigiamone di pile e costringersi a vestirsi. Non è assolutamente giusto.

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E vogliamo parlare del terribile momento in cui, dopo 40 minuti passati sotto al getto bollente della doccia, arriva il fatidico momento in cui bisogna chiudere l’acqua e protendere il braccio verso l’accappatoio? Non importa che si è deciso di utilizzare il termo arredo come appendino per rubarne il calore, ne tantomeno che, oltre ai caloriferi, si è scelto di tenere accesa anche una piccola sfufetta nel piccolo bagno in cui si consumerà il misfatto…il momento esatto in cui il braccio lascerà il calore asfissiante del box doccia ci sarà, sempre, Elsa pronta a creare stalattiti e stalagmiti intorno al nostro braccio con un suo raggio congelante.

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Ho detto che non mi sarei lamentata, mentivo.
Ma voi, siete pronti al freddo?

Pensieri Sparsi

Una di quelle giornate lì…


Oggi è una di quelle giornate lì, quelle che passeresti rintanata sotto il piumone tra caramelle gommose e programmi spazzatura, magari con un’amica di fianco e un tiramisù nel frigorifero che, in caso di emergenza  può sempre essere utile.È una di quelle giornate in cui, in realtà, ci sono 25 gradi e sotto il piumone finirei per coltivare funghi, fa caldo ma il cielo minaccia pioggia irradiando una luce odiosa che è una vera goduria per i miei occhi, un mal di testa lancinante ha iniziato a tormentarmi ancor prima della voce di Nick Carter che mi fa da sveglia [questo è masochismo, ne sono consapevole] e mi ritrovo a fissare con sguardo ebete lo schermo cercando un barlume di interesse per quello che sto facendo dovrei fare.È una di quelle giornate in cui ogni voce rimbomba nella mia testa e la mia voglia di comunicare con il mondo è pari a zero, l’operatore dell’Enel non risponde a telefono e il mio odio verso il mondo cresce in modo esponenziale ad ogni sillaba della voce preregistrata che mi rimbalza da un codice all’altro.

È una di quelle giornate in cui ho il viso gonfio, voglia di tiramisù, bisogno di caffè e coccole.

Necessito di silenzio e tenerezza.
Caffè, mi serve decisamente del caffè.

È una di quelle giornate in cui…
…forse era meglio se restavo a letto.