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30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.
Il Salotto di Angel ★

Il Salotto di Angel ★ #1


Sono una pessima padrona di casa!
Dopo tante moine per invitarmi nel mio Salotto, vi ho lasciato sull’uscio di casa ad attendere di entrare per troppo tempo.1433194460-kept-waiting-hp

È tipico di me, lo stupore, come reazione, non è neanche minimamente contemplabile; se avete un po’ di pazienza vi accompagno per mano a fare un giro nei meandri della mia testolina contorta.
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Immaginare di trovarvi all’interno della mia testa, ovviamente popolata dagli esserini di Inside Out che lottano con il vecchietto barbuto di Esplorando il corpo umano per definire a chi sia stata affidata la leadership di tutto questo caos. Nel bel mezzo dell’ennesima faida tra Gioia e il Maestro, mentre di fatti mi stavo lavando i denti, è spuntata un’idea:
Potrei aprire un nuovo spazio sul blog: il Salotto di Angel. giphy22

Il suono delle sirene ha annunciato l’arrivo dell’illuminazione bloccando, di colpo, tutti i presenti: PERICOLO, PERICOLO! UNA NUOVA IDEA!! animation1

Gioia ha iniziato a saltellare per tutta la stanza [uhmm speriamo sia ben arredata] battendo le mani e lanciando gridolini striduli:

E’ un’idea fantastica. Sarà una cosa divertentissima! Piacerà a tutti!dworr_f-maxage-0

Disgusto ha storto il naso roteando gli occhi abbandonandosi ad un lungo sospiro:

Che schifo! E’ un’idea terribile.giphy21

Rabbia ha iniziato a scalpitare mentre un irruento fuoco è divampato sulla sua nuca:

Non abbiamo tempo. Non abbiamo bisogno di altri impegni, di altre scadenze. Dobbiamo distruggere quel maledetto blog. t6bkht

Paura si è nascosto di corsa in un angolino riparato, ranicchiato in posizione fetale, ginocchia al petto mentre terribili tremori hanno iniziato a pervadergli tutto il corpo:

E’ pericoloso. Un’esposizione del genere potrebbe finire per farci male. Aiutooooo!!!635982446934756418-1674077008_tumblr_nr3mx0s5va1swhyllo3_r1_500

Tristezza, ancor prima di capire le reazioni degli altri, si è accasciata a terra abbandonandosi al suo oblio:

E’ un’idea terribile, non piacerà a nessuno. Non badate a me, lasciatemi qui a soffrire e lagnarmi. Soffro troppo per rialzarmi.tumblr_ns5x2svxmj1u7n54ro1_500

Il Maestro, ignorando totalmente l’intera faccenda, è tornato immediatamente a concentrarsi sull’ennesima colonia di virus che sembra aver preso di mira il mio sistema immunitario, lasciando i bambini a fare giochi da bambini [e sei un pò un vecchio di m…. eh] lavandosi totalmente le mani dalla pungente questione.1280x720-ebt

Come avrete ben notato, alla fine è stata Gioia a prendere in mano le redini e a decidere, senza pensarci poi così tanto, che poteva essere sicuramente una buona idea e, con un sorrisino irriverente sulle labbra, ha digitato il post con cui vi ho invitato nel mio fantastico Salotto.oozx1_f-maxage-0

Si ma dopo tutto questo blaterare, nel Salotto ancora non ci siamo entrati!?!
E pure voi avete ragione! Il punto è che Paura e Tristezza devono aver legato e imbavagliato Gioia insediandosi nella cabina di controllo, mentre Maestro ancora cerca di preservare il mio sistema immunitario, e hanno iniziato a rimpire la mia mente con i loro pensieri.
Hai visto quanta gente ha risposto?
E adesso che ti inventi?
Penseranno tutti che questa storia è una cazzata pazzesca.
Nessuno leggerà più il tuo stupido blog.

Non hai argomenti interessanti.

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E’ sempre lo stesso processo:
Penso sia una cazzata pazzesca e nessuno mi darà credito: la faccio!
La gente mi da credito: vado in panico e mi blocco.

Tutto nella norma insomma. Che bella cosa la mia testolina. 764045

Ma voi siete ancora sull’uscio di casa mia, o forse non più dopo tutto sto poema insensato, e sarei estremamente maleducata se non vi facessi entrare; i pasticcini sono pronti, la cioccolata calda è sul fuoco [per chi mi aveva chiesto le birre, quelle sono già al fresco nel frigo insieme alla scorta di patatine] e, in realtà, la testa mi brulica di domande per voi.

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Istinto o razionalità? A cosa date ascolto quando avete bisogno di prendere una decisione, importante o meno che essa sia?

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Ho bellamnte scartato la domanda che mi frullava in mente quando ho deciso di dare vita a questo nostro spazio, perchè dopo tutto questo sproloquio credo che la domanda più corretta da porre oggi non potrebbe essere diversa.I giri della mia mente ve li ho raccontati, volendone fare una sintetica analisi [lo so che uso la parola sintetica in modo impreciso ma voi provate sempre a contestualizzarla con la mia essenza] credo che, quando ho bisogno di prendere una decisione, potrei definirmi un perfetto mix tra razionalità e istintività.

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Non vedo l’ora di leggere le vostre risposte.

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Ps: Ho trovato particolamente interessante questo post sulle decisioni e lo scrivere, magari potreste dargli un occhio anche voi.
Il Salotto di Angel ★ · Pensieri Sparsi

Benvenuti nel Salotto di Angel.


Quando ho creato questo spazio, lo avevo immaginato come un luogo di nessuno dove lasciare i miei pensieri; i primi post erano qualcosa di totalmente impersonale che però nasceva sempre da esperienze da me vissute che non riuscivo a non osservare e descrivere con un mix di cinismo e di sarcasmo.
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Col passare dei mesi, però, la connotazione di questo spazio è decisamente cambiata: il luogo di nessuno è iniziato a divenire sempre più un posto tutto mio nel quale ho lasciato fluire, post dopo post, emozioni e sensazioni che sempre più raccontavano di me. Mettendo spesse volte da parte cinismo e sarcasmo, tra racconti di debolezze e paure, momenti di felicità e di sconforto, ho lasciato che la mia vita fluisse tra le pagine virtuali di questo mio spazio.
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Eppure neanche mi piace come definizione di questo posto nel web, è carente di qualcosa. E’ carente di Voi; si, proprio tu che stai leggendo questo post perchè la verità è che non avevo mai pensato ad un blog come ad un posto di scambio di idee, un posto dove conoscere, semplicemente attraverso le parole, persone meravigliose.

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Ed è proprio questo il motivo di questo nuovo spazio che vorrei introdurre tra i miei deliri: uno spazio dove delirare insieme, dove interagire, uno scambio di idee, quattro chiacchiere come se fossimo seduti nel salotto di casa mia dinanzi ad una buonissima cioccolata calda ed un vassoio pieno di pasticcini.
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Il tutto potrebbe nascere in maniera semplice, inizio io a dirvi cosa mi passa per la testa, a porvi una domanda [non per forza roba seria eh, anzi] e semplicemente voi nei commenti mi lasciate la vostra risposta e ognuno può sentirsi di rispondere a chi meglio gli aggrada.
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Sperando che l’idea vi piaccia:

Benvenuti nel Salotto di Angel.

Pensieri Sparsi

Like a flower in the wind…


– È il vento che ci sta parlando!
– Cosa dice?
– Non lo so, non lo parlo il ventoso!

 ekt1od0Eppure sarei non poco curiosa di sapere cosa ha da urlare così tanto il vento oggi, cosa ha da lamentarsi in modo così rumoroso, perchè mai senta il bisogno di disperarsi così tanto da far oscillare le antenne e sbattere i panni stesi di chi, sfidandone l’ira funesta non è corso ai ripari battendo in ritirata.cliomakeup-capelli-brutto-tempo-pioggia-vento-soluzioni

Odio il vento, non che è pioggia mi faccia simpatia per carità, ma c’è qualcosa nel vento che mi mente ansia. Tutto ti mette ansia.
E’ come se ci fosse qualcosa, nella potenza del suo ululato, che annuncia l’arrivo di qualcosa che non va.   Il vento ha portato Mary Poppins, non dire cavolate.
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Sarà che finalmente è venerdì, uno di quei venerdì tanto attesi come l’acqua piovana dopo un lungo periodo di siccità; sarà che con tutto il sonno che mi trascino addosso da giorni questo tempo un pò sospeso non fa altro che dilatare lo spazio temporale che mi separa dalla fine fine della giornata, sarà che ho già finito tutto il lavoro in programma per oggi, sarà semplicemente che sono metereopatica ma questo grigiume proprio non aiuta. Non era il vento che ti irritava all’inizio del post?
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Quanto manca per tornare sotto il mio piumone?
Pensieri Sparsi

IncontrandoMi!


Tutto quello che avevo intenzione di fare oggi [ovviamente invece di lavorare, perchè tutto quello che avevo in programma di fare l’ho già finito] era dedicarmi al mio resoconto di fine anni; volevo perdermi nei meandri di questi 12 mesi appena trascorsi lasciandomi rapire dai ricordi e dalle emozioni che mi hanno acompagnato in questi 366 giorni [363, ado oggi, lo so che siete estremamente pignoli].
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Il problema di fondo, però, è che non possiedo una buona memoria che mi consenta di evocare i momenti trascorsi senza correre il rischio di perderne di importanti, e questo non è una novità; in mio soccorso ho, quindi, scelto di chiedere aiuto alla sola persona che potesse ben raccontarmi, attraverso parole e emozioni, quest’anno ormai agli sgoccioli: me stessa.
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Non sono impazzita, o almeno non ancora del tutto!?!
L’unico vero modo per parlare realmente di me è quello di dialogare con me; e non credo esista un modo migliore per farlo se non attraverso i vari post di questo blog che, come briciole di un moderno Pollicino, hanno guidato il mio viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di quanto sia accaduto nei mesi passati…alla scoperta di quanto, senza accorgermene, io sia cambiata.
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Rileggendo le parole da me scritte appena 12 mesi mi presentano una persona così simile a me, ma così profondamente diversa; piena di malinconia, come sempre, ma carica di speranza e di aspettative per un futuro che, seppur non roseo, aveva smesso di promettere tempesta.
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Una me sarcastica e, forse a volte, un pò troppo pungente che non aveva paura di usare tutte la parole a disposizione per dare voce ai suoi pensieri; una me a cui non importava chi avesse letto queste parole perchè queste parole chiedono di uscire, non sono io che le scelgo.
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Una me arrabbiata, quello sempre un pò troppo, delusa e nostalgica che non nascondeva le proprie emozioni per paura di mostrare le proprie debolezze. Una me spensierata, sempre pronta a prendere il suo amato trolley fuxia e staccare la spina per un pò; una me che si sentiva a casa anche quando fisicamente a casa non era.
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Una me diversa, che ho letto sopirsi lentamente con lo scorrere di questi mesi; una me che è diventata cupa ed ad un certo punto si è un pò persa, una me che ha teso la mano e non ha trovato nessuno dall’altra parte a stringerla forte. Una me che pian piano ha chiuso le porte al mondo esterno passando il tempo a sospirare più che a sorridere, a singhiozzare più che a ridere.
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Ho incontrato una me,
diversa da me,
che voglio torni ad essere me.
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You think you know, but you have No idea!


Non avrei mai creduto sarebbe stato così complicato mettere nero su bianco quello che mi ha regalato questa esperienza, di viaggi ne ho fatti tanti eppure nessuno mi ha mai lasciato questo profondo senso di smarrimento che provo dentro. Nessuno mi ha mai proiettato per 4 lunghissimi giorni in una realtà così da sogno da non sembrarmi reale neanche adesso che le emozioni stanno pian piano diventando ricordi. E’ come se tutti i miei pensieri fossero incastrati, li sento sovrapporsi e scontrarsi nel vano tentativo di prendere forma, il raffreddore che mi accompagna da stamattina non mi rende facile il metterli in ordine rendendomi ancora più tonta ed ovattata di quanto non fossi da quando sono scesa da quella nave.

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Come si fa a tornare alla realtà, dopo aver vissuto in un sogno?
Sono giorni che me lo domando costringendomi ad accettare che tutte le emozioni vissute nei giorni scorsi siano stati follemente reali e non meramente frutto della mia fervida immaginazione; la verità è che quando la realtà supera la migliore delle fantasie si fa davvero fatica a realizzare che non si trattava dell’ennesimo sogno ad occhi aperti in cui ti sei smarrita quando la concretezza della vita vera inizia ad andarti un pò stretta.

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Quando poco più di un anno fa ho prenotato questo viaggio non avevo la benché minima idea dello stato mentale in cui sarei ricaduta al suo termine, come mai avrei potuto? Oh certo, potrebbe sembrare un collegamento immediato quello che sto per presentarvi ma, credetemi, non lo è stato; insomma se scegli di prendere parte ad una crociera nel Mediterraneo in compagnia del tuo gruppo preferito forse, e dico forse, potresti quanto meno immaginare che non ne saresti uscita con una discreta lucidità mentale. Voi magari potreste, io a quanto pare no.

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Ero così dannatamente scettica e spaventata da questo viaggio da aver rischiato di rinunciarvi ancor prima di effettuare la prenotazione, al primo intoppo riscontrato; quando le paure si travestono da razionalità l’unico rimedio è avere qualcuno che ti prende per mano e ti costringe a saltare fregandosene se la rete di sicurezza è stata posizionata sotto i vostri piedi. Ho ancora vivida nella mia memoria quella telefonata: Adesso voglio solo sentirti urlare. Sento ancora l’umidità delle lacrime incredule che erano straripate dai miei occhi. Ero stata spinta in un vortice che non avrei potuto più fermare.
Chiudi gli occhi e salta. Tutto il resto vien da se.

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E’ stato un anno di attese e aspettative, di ansie e paure che mi tenevano sveglia di notte costringendomi ad incubi dal sapore raccapricciante, è stato stress nella sua più pura delle forme. Non volevo assolutamente ricevere una delusione da questa esperienza, sentivo di non potermi concedere fantasie e rischiare di cadere rovinosamente dalla nuvoletta rosa dei sogni beati in cui mi rifuggivo.
Quante masturbazioni mentali una persona può farsi in un anno? Oh, voi non ne avete la benché minima idea.

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Il nocciolo della questione è che a me ha sempre fatto paura la felicità.
Capirete da soli quanto diviene complicato, in questa prospettiva, decidere di regalarsi una dose infinita di felicità e decidere di farlo utilizzando quanto avessi guadagnato con le vendite del mio libro. Nella mia testa era un pò come se avessi deciso di puntare i piedi a terra contro il destino costringendolo a donarmi quanto meritassi. Almeno per una volta. Al destino tale posizione probabilmente non deve essere piaciuta così tanto se, soltanto nel mio secondo giorno di vacanza, ha deciso che avessi un telefono troppo figo da poter utilizzare in nave e che, di conseguenza, fosse giusto farne dono alla popolazione spagnola. #fanculo

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Questo piccolo imprevisto avrebbe potuto compromettere tutto il mio viaggio ed è inutile fingere che, se non fosse stato per le persone meravigliose che riempiono la mia vita, ci sarebbe riuscito perfettamente; sono bravissima a frignare chiudendomi nella nuvola nera della commiserazione ed il sentirmi nell’occhio del ciclone della sfiga non ha certamente aiutato il mio già labile stato mentale.
Volevo tornare a casa! Temevo non sarei mai riuscita a vivere serenamente i giorni che mi attendevano con quel senso di perdita che mi tormentava, mi sentivo violentata nella costrizione di dire addio a tutto quello di personale fosse contenuto nel telefono.
Eppure sono riuscita a stupire me stessa, e non posso esimermi dal ringraziarmi per averlo fatto.

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Salita su quella nave non sapevo cosa aspettarmi, tutta quella mole di gente con cui condividevo passione e desideri, in realtà, mi spaventava; sarei riuscita a vivermi a pieno la mia esperienza, nonostante tutto?
Ancora una volta la mia ansia costringeva la mia mente a sottovalutarmi, ed ancora una volta le mie compagne di viaggio sono state le mie fatine turchine facendomi capire sin da subito come sarebbe stato il nostro viaggio: una figata!

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E’ stato proprio senza sapere cosa aspettarmi che mi sono trovata a fare il giro del solarium con Kevin che non riusciva a capire dove fosse l’ingresso della Spa, ad abbracciarlo con le mie amiche e fargli fare una foto con il mussillo [dicesi anche bocca a culo] anche se lui la bocca non è proprio che ce l’abbia.

E’ stato per l’orribile maglia con la scritta CIAONE di Deb che Nick, curioso come una scimmia, si è avvicinato a noi al Sail Away Party regalandoci una schiacciatina di amore [e uno scombussolamento di ormoni]. Perchè aldilà delle foto scattate, è stato un momento bellissimo essere noi tre strette [schiacciate dalla folla] tra le sue braccia.

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E’ stata fortuna [o forse il Karma pagato profumatamente con il mio telefono] se la sera del primo party noi ci siamo ritrovate in prima fila senza aver fatto neanche 10 minuti di attesa; è stata la loro dolcezza e la loro disponibilità se quella serata abbiamo riso come se non ci fosse un domani nonostante fossimo schiacciate come delle sardine [forse il cocktail offerto da Nick, la birra da Howie e la vodka dallo staff ha aiutato, ma sono dettagli], è stata la carineria di Leighanne nel fare le foto a bimbominchia come una ragazzina insieme a noi, la pazienza di Brian nello scattare foto e fare video, i calzini orribili di Howie ed il suo tentativo di muoversi in maniera sensuale; è stata la presenza delle migliori amiche che potessi desiderare con me li in quel momento a rendere quella serata esilarante.

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E’ stato grazie ad un bisogno fisiologico se ho potuto stampargli un bacio sulla guancia anche quando era decisamente una roba brutta da guardare vestito da Principessa Leila; è stata l’assenza di neuroni a farmi strofinare la mano sulla guancia per togliere il segno del mio rossetto rosso sul suo viso mentre sorridendo mi diceva di non preoccuparmi. E’ stata la sua dolcezza nel riuscire a darmi un bacio sulla guancia nonostante il marasma di gente gli rendesse complicato passare.

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I ricordi si sovrappongono nella mia mente rendendomi complicato ricordare tutto quello che è successo, è stato tutto così intenso e compresso in un lasso di tempo così breve che giorno e notte si accavallano nella mia mente, si confondono creando un’unica linea temporale scandita dalle emozioni più che dalle lancette dell’orologio.
Tutti i ricordi portano a lui.13256116_10209391463933814_1097103883437920635_n.jpg

Che io sia monotematica sull’argomento credo che ormai lo sappiano anche i muri, e come potrebbe essere diversamente; per quanto io adori i Backstreet Boys come gruppo, per quanto trovi Brian, Alex, Kevin ed Howie degli uomini straordinari, nessuno di loro può anche solo pensare di competere con il biondino che mi ha rubato il cuore quando ancora non avevo idea che un cuore potesse battere così forte da fare male.

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Questo post chilometrico pregno di deliri di una quindicenne forse troppo cresciuta è in realtà per me stessa, per placare la mia pace di dimenticare tutto quello che ho vissuto! Per quanto sia vero quello che dal primo istante non ho smesso di ripetere a chiunque io abbia raccontato quello che ho vissuto, per quanto sia vero che sono sconvolta da me stessa per essere riuscita a vincere le mie paranoie costringendomi a ricordare di avere una voce e di sapere usarla, la verità più intima e nascosta è che non so se riuscirò mai a superare lo stupore che sia accaduto proprio a me. Le cose belle mi fanno paura, le cose belle succedono così raramente che non sono abituata a viverle.

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E’ probabilmente questo il motivo per cui, quando Nick si è avvicinato all’ingresso del Privè dicendo che avrebbe portato dentro tre ragazze, non mi sono stupita neanche un pochino nel vedere che la terza fosse esattamente quella che si era infilata poc’anzi avanti a me. Nella mia mente risuonavano già le note di Ironic di Alanis Morrisette, colonna sonora perfetta del #maiunagioia grosso come una casa che mi era caduto in testa in quel momento, quando la mia mano gelida è stata afferrata da qualcosa di caldo e la sua voce ha ribadito al buttafuori che deve entrare anche lei, solo lei e basta.

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Potrei farmi figa e dire che in fin dei conti lo sapevo che mi avrebbe fatto entrare o che mi sono sentita come in quei film che guardavo da ragazzina in cui la Popstar nota la ragazzina regalandole una notte da sogno…la verità è che quando la sua mano ha preso la mia per farmi entrare in quel privè tutta la razionalità di questo mondo è andata a puttane e il mio unico pensiero era cerca di non piangere, risparmiati questa figuraccia te ne prego. Non avere le mie amiche con me mi ha mandato in panico e non so per quale connessione mentale l’abbraccio di cui avevo bisogno in quel momento l’ho chiesto a lui, forse perché se proprio dovevo morire volevo morire su quella camicia bianca che spero di non aver sporcato di fondotinta. Il problema di fondo è che lui lo sa che tu stai morendo e si diverte troppo a farti morire lentamente, non so dare altra spiegazione al modo in cui mi ha stretta in quell’abbraccio, al modo in cui mi ha riempita di bacini il viso mentre io cercavo di ricordare come si facesse a respirare evitando di fare facce da pesce lesso.

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Il vero dramma è che lui ti fissa negli occhi quando ti parla, ed è così che mentre mi chiedeva conferma del fatto che io fossi italiana, tenendo il viso ad una distanza troppo pericolosa per i miei ormoni, io pensavo che avrei dovuto sistemare le mie sopracciglia che erano decisamente un disastro in quel momento.
Mai nella vita avrei sognato di parlargli, ma parlargli davvero; di ritrovarmi a scherzare sulla sua età e sul suo sentirsi così giovane da poter essere un One Direction; mai avrei immaginato di percularlo per la sua poca conoscenza geografica e di raccontargli candidamente che per regalarmi questa esperienza sono rimasta praticamente al verde; mai avrei immaginato di parlargli di suo figlio e osservare i suoi occhi alle mie parole. Mai avrei immaginato di ricevere così tanti abbracci da sentirmi sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente [si chiama amore adolescenziale] come se di colpo il mondo intorno a me avesse perso tutti i colori, come se l’unica cosa ad avere senso fosse la sua voce. Ed io odio la sua voce.8726514

Tutte abbiamo bisogno di sentici speciali, c’è poco da girarci intorno, ed il modo in cui lui riesce a regalarti quell’illusione è un qualcosa difficile da spiegare a parole.
Me lo ha dimostrato ancora una volta la mattina successiva [sarebbe più corretto parlare di poche ore dopo] quando, dopo che l’ho abbracciato stile koala, prima che potessi sporcargli la guancia di rossetto rosso come mio solito ha anticipato i miei movimenti con un bacio morbido e lento all’angolo della bocca. Sia chiaro, probabilmente è stata la mia mente a regalarmi tutta la scena come se fossi finita in una sorta di filmato slow motion in cui le mie connessioni mentali erano praticamente azzerate, oppure la sensazione di vivere a rallentatore mi ha salvato dal perdere il famoso battito di cuore come accade nelle migliori fan fiction. Insomma, se già volevo morire, quando mi ha sussurrato all’orecchio “It’s nice to see you again!” sarei rimasta abbracciata come stavo e avrei iniziato a frignare come una bimba piccola a cui hanno regalato la casa delle Barbie più figa dell’intero universo.

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Ed è esattamente senza capire nulla che mi sono messa in posa per quella che sarebbe stata la foto ufficiale dell’intera crociera, dopo aver dormito mezz’ora la notte precedente e con i capelli non propriamente puliti perché l’acqua della nave non va molto d’accordo con i capelli ricci; è così che mi sono appena accorta che stava cercando di spostare i capelli dal mio viso per regalarmi una foto che non smetterà mai di farmi sorridere ogni qual volta i miei occhi cadranno su di essa.

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E’ irrazionale, privo di qualsiasi logica o buon senso, quello scontro di emozioni che avviene nella mia essenza quando le sua braccia si stringono intorno al mio corpo; per una frazione di secondo mi consento di sognare, per una frazione di secondo mi cullo nell’illusione di un’effimera felicità, per un istante dal sapore infinito mi lascio rapire dall’illusione che se il mondo dovesse finire in quel preciso istante io mi sentirei a casa.

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Tornare alla vita reale non è mai stato così difficile, eppure forse è proprio questo contrasto tra sogno e realtà a rendere tutto così magico ogni volta; è questo il motivo per cui, quando durante il concerto hanno cantato le canzoni che ascoltavo da bambina fantasticando su come un giorno avrei incontrato Nick Carter, non sono riuscita a trattenere l’emozione e ho lasciato che le lacrime rigassero il mio viso lasciandomi travolgere, senza alcuna protezione sentimentale, dalla scarica emotiva che mi ha scosso il cuore. Guardarsi intorno e vedere le stesse emozioni colorare i volti di chi gremiva il teatro mi ha fatto sentire meno sola, meno pazza in questo viaggio eccezionale che è la vita di una fan di un gruppo che sta insieme da 23 anni e che, ormai, è parte essenziale della mia vita.

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You think you know, but you have No idea. 

Pensieri Sparsi

In the Dark


La luce crede di viaggiare più veloce di ogni altra cosa,
ma si sbaglia.
Per quanto veloce viaggi,
 la luce scopre che l’oscurità arriva sempre prima,
ed è lì che l’aspetta.


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Quando diamo spazio alle nostre paure e alle nostre ansie,
siamo più spaventati o più sinceri?