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30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

La coccolosità va ricordata!?!


/ì·do·lo/: Oggetto di un’ammirazione o di una dedizione gelosa o fanatica.

Partendo dal presupposto che l’unica persona per cui nutro una dedizione gelosa o fanatica sono io, e neanche mi sto propriamente sempre simpatica, non credo di essere portata realmente per questa forma di venerazione divina verso qualcuno e/o qualcosa [ammesso che questo qualcosa non siano Skittles].

E come la definiresti la tua fissazione malata per quel coso biondo di quella boyband che manco si sente più? Ah ma non si sono sciolti?
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A me non piace dare definizioni alle cose, perché mai dovrei eh?

E’ una cosa talmente irrazionale che, io per prima, ho smesso di pormi domande a riguardo, ho smesso di considerarmi sciroccata e/o infantile [a secondo della giornata], ho smesso di chiedermi se sia giusto o meno continuare ad essere una ragazzina quando si tratta di lui.

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Quindi perchè scrivere l’ennesimo post sullo stesso argomento?

Tralasciando il fatto che sul mio blog in fin dei conti ci scrivo un pò quello che mi pare, questo post è un semplice Promemoria di Coccolosità che, se non bastasse la piacevolezza del suono dovuto all’accostamento delle due parole, è semplicemente un modo per ricordarmi di aver scelto di essere irrazionale per una persona che, non so per quale congiunzione astrale, riesce a dare segni di vita sempre quando ce n’è più bisogno.

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Per quanto qualche parola in più rispetto a tutte queste emojii sarebbe gradita, continua a farmi tenerezza il pensiero che 20 anni fa [come suona male, mamma mia] non avrei mai immaginato possibile una roba del genere.
I poster possono digitare messaggi? Ma per davvero?
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E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. E io non riesco a non sorridere per quello stupido cuore e a domandarmi, ogni maledetta volta, come l’immagine di biondino stronzetto e spocchioso si riesca a sposare perfettamente con la dolcezza che, a modo tuo per carità dimostri ogni volta. Non riesco a capire come gli altri non riescano a vedere quello che vedo io quando ti guardo, come possano definirti odioso o scostante, come possano non avere semplicemente voglia di perdersi in un tuo abbraccio prima di tornare alla vita reale [perchè non sono ancora rincoglionita del tutto, ve lo giuro].
E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. Ma a me piace assai quello stupido cuore.
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Perchè la verità è io sarò una piccola stalker ma lui resta l’amore.
Pensieri Sparsi

Warning!!!


Non sono mai stata brava a valutare le persone, lo dimostra il fatto che la mia migliore amica è quella tipa un pò strana che mi divertivo a prendere in giro perchè troppo invadente e appiccicosa nei miei confronti, il mio ex storico era il più brutto della classe il primo giorno di scuola al liceo, e tutte quelle persone a cui nella vita ho dato fiducia a primo impatto si sono definite delle grandissime fregature.


Si dice che crescendo si impara e che tutti gli errori fatti nella vita servono per spiegarci lezioni che diversamente non avremmo mai appreso; mi rendo conto che due sono le cose:

– Non sono ancora cresciuta.

– Sono diversamente sveglia e non imparo dai miei errori di valutazione.


Fatto sta che se mi sentite dare giudizi positivi su qualcuno, beh fate attenzione: potrebbero essere dei serial killer e la vostra vita potrebbe essere seriamente in pericolo.

Io vi ho avvisato!

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Arrivi tu…


Che ieri fosse stata una giornata psicologicamente impossibile, probabilmente, lo avrete intuito dal post delirante del mattino; quello che non vi avevo raccontato è che, ad accrescere lo stato di labilità del mio già precario equilibrio emozionale, ci aveva pensato un sogno. Non un incubo, forse più un ricordo o per meglio dire una proiezione di quello che sarebbe potuto essere se e solo se.
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Uno di quei sogni talmente vividi da lasciarti al risveglio in uno stato di stordimento emozionale pregna di sensazioni contrastanti che hanno un solo scopo: farti scendere dal letto con il piede sbagliato e la testa piena di pensieri confusi e nostalgici.

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Uno di quei sogni che ti tormenta l’anima riportandoti in un passato a cui sei sicura di aver voltato le spalle ma che, di tanto in tanto, torna a bussare ricordandoti cosa hai perso e rendendo effimero cosa hai trovato nel tuo nuovo percorso.

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Insomma uno di quei sogni che rendono la giornata semplicemente da archiviare perchè l’ultima cosa che ti serve, tra gli stessi 4 stramaledetti faldoni su quel maledetto tavolino del cavolo e immagini cruente di omicidi immaginari che sarei bravissima a commettere, è stare a rimuginare su quel maledetto sogno, sul perchè ti torni in mente ogni qual volta le cose sembrino non andare come le avevi programmate e sullo stato di ansia da catastrofe imminente che la sua presenza scatena da anni del tuo subconscio. Perchè, per quanto sia infantile e probabilmente poco intelligente, ormai non riesci a cancellare dalla tua mente il binomio che vede associato il suo viso allo scatenarsi di eventi che ti cambieranno l’umore e la giornata.

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Uno di quei giorni in cui avevo creduto di sbagliarmi, ma anche no!

Perchè alla fine arrivi tu…

 

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e la bimbominchia che è in me prende il sopravvento sulla lagnosa adulta che sono diventata in questi giorni mesi per ricordami che la vita può deve essere sempre un pò più leggera di come la viviamo.

Basta poco a cambiarmi l’umore e la giornata.

Basti tu!!!
 
Pensieri Sparsi

Sole spento


La storia della nostra evoluzione è la storia di ciò che ci lasciamo alle spalle. Di ciò che abbiamo scartato. I nostri corpi trattengono le cose che ci servono assolutamente. Le cose che non ci servono più.. Le eliminiamo. Le lasciamo andare.

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E’ assolutamente chiaro, così talmente semplice che oserei definirlo cristallino: il passato è passato. Le cose di cui non abbiamo bisogno devono svanire, evaporare, dileguarsi dalla nostra mente per fare spazio alle cose nuove che attendono di affollarla. E’ un processo semplice, forse non immediato per carità, ma assolutamente lineare: il passato pian pianino deve svanire in una nuvola di fumo e smetterla di tormentarmi di notte.

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Caro subconscio, io e te mi sa che abbiamo bisogno di fare una bella chiacchierata, ma una di quelle lunghe dal retrogusto amaro, una di quelle che magari ti sfiancano ma alla fine ti portano, finalmente, ad una conclusione perché così non si può andare avanti.
Partendo dal presupposto che dire che sono passati anni è un eufemismo, sono passati secoli, forse addirittura millenni; insomma stiamo parlando del paleolitico e il pensiero di intraprendere un viaggio stile Ritorno al Futuro non mi hai mai, e sottolineo mai, neanche lontanamente sfiorato, non riesco assolutamente a capire, ne tanto meno ad accettare, che ancora i miei sogni siano tormentati da un passato che non mi manca neanche se provo a sforzarmi con tutta me stessa.

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Capirei se pensassi a quei momenti con nostalgia durante il giorno, se avessi visto un film che con la mente mi avesse portato a quei tempi, che presa da un profondo moto di disperazione sentissi il bisogno di perdermi in quei dolci ricordi ma la verità è che stiamo parlando di un passato a cui mai e poi mai vorrei tornare, ad una versione di me che mai e poi mai vorrei veder apparire di nuovo dinanzi allo specchio.
E’tutto quello che vorrei in versione diversa tutto quello che non voglio più.

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Sole spento
Io ti sento con me.

Pensieri Sparsi

Guardarsi indietro fa bene!


Non ho idea del perché io sia finita sul tuo profilo Facebook, probabilmente, in questi giorni di confusione emotiva in cui il pulsante rabbia della mia mente deve essersi bloccato, avevo bisogno di ricordarmi quale fosse stato il punto di svolta della mia vita.Forse era solo semplice curiosità, sapere che fine avessi fatto Tu, sapere come era andata avanti la tua vita senza me…chiedermi se di quella vita avrei voluto farne ancora parte.

Si dice che il miglior modo per andare avanti sia non voltarsi mai indietro: stronzate!
Stamane mentre mi maledicevo me stessa per non essermi ricordata di aver cambiato telefono e aver provveduto, di conseguenza, a silenziare le notifiche domenicali e imprecavo contro chi di domenica mattina scrive su whatsapp invece di dormire, mi sono concessa di guardare indietro.

Mi sono concessa di immaginare che quel giorno di ormai tanto tempo fa le cose fossero andate diversamente, che tutte le volte successive siano andate in modo diverso, che di colpo non mi sia trovata a dover pensare ad una me 2.0, una me senza te. Mi sono immaginata ad ascoltare musica di merda solo per compiacere te e i tuoi stupidi amici, a ridere al suono di battute che non mi hanno mai fatto ridere, a visitare i luoghi che avresti voluto tu, a recitare la parte della ragazzina perfetta e viziata che riempivi di regali, ad essere l’unico puntino rosa in un ammasso di nero informe!

Ho osservato le tue foto, i tuoi post idioti su Facebook, i commenti dementi della gente che frequenti e ho capito che guardare indietro era la cosa migliore che io potessi fare starmene!
Mentre scrivo questo post ascolto delle lagnose canzoni dei Backstreet Boys e sorrido  pensando al futuro, sorrido pensando a tutte le cose che ho fatto da quel giorno in cui credevo di aver perso il mio mondo, quel giorno in cui pensavo di aver perso me.

Sorrido pensando ai traguardi che ho raggiunto, ai sogni che ho realizzato, ai posti che ho visitato, alle persone che ho incontrato. Sorrido alla forza che ho trovato in me stessa, al coraggio di cambiare e ripartire da zero. Sorrido all’immagine sbiadita che stamane si era materializzata nella mia mente e al senso di oppressione che l’aveva accompagnata; sorrido a tutto quello che poteva essere e che, per fortuna, non è stato.

Sorrido alla gabbia dorata che ho intravisto stamane…
 …sorrido perché ne sono fuori.

Pensieri Sparsi

Cosa vuoi fare da grande?


Avete presente quella fase della vita in cui sei solamente una bambina e, come fosse la cosa più ovvia del mondo, ti viene posta la più sciocca delle domande:
cosa vuoi fare da grande? 

Ecco, tralasciando il fatto che ho 30 anni e non credo di aver ancora realmente capito cosa voglio fare da grande, da bambina avevo capito tutto!

Oh no, niente ballerina, principessa o attrice per me; io da bambina volevo essere l’omino che attacca i manifesti. L’attacchino. Mi immaginavo con la mia salopette di jeans e il cappello creato con i fogli di giornale mentre canticchiavo sulla mia bella scala con il secchio pieno di colla e lo spazzolone extra large per stenderla per benino.

Non ho idea del perché avessi questa visione di me stessa; mi immaginavo serena e senza preoccupazioni, allegra e senza responsabilità. Il mio unico problema sarebbe stato quello di non creare fastidiose grinze sui miei bellissimi manifesti. Avrei fatto un lavoro fighissimo, avrei appeso solo manifesti allegri e colorati, il mondo sarebbe stato un posto migliore.

Poi sono cresciuta, a quella stessa stupida domanda ho iniziato a rispondere che sarei diventata un ingegnere; la ballerina evidentemente mi faceva proprio schifo. Mentre le altre bimbe giocavano a far la spesa, io vendevo travi e pilastri perché la casa va comprata a pezzi no? Beata ingenuità.

Sono cresciuta ancora e ho iniziato a rispondere con delle domande a quello stupido quesito.
Cosa vuoi fare da grande?
In cosa sono realmente brava? Cosa mi piace fare? Cosa mi farà trovare lavoro? Cosa mi aiuterà a trovare il mio posto nel mondo?

A 18 anni ho scelto quello che sarebbe stato il mio percorso universitario, non quello che sarei stata da grande. Volevo rendere il mondo bello e mi piacevano le case. Non avevo idea di quale sarebbe stato il mio posto nel mondo, ma a 18 anni ero piena di quella sicurezza e di quell’ambizione che mi donavano la certezza che qualunque fosse stato il mio posto, sarebbe stato bellissimo; a 18 anni ero ebbra della convinzione che il mio posto nel mondo non era stato ancora creato, lo avrei creato io a misura di me stessa.

La verità è che in una giornata come oggi, in una settimana come quella trascorsa, non riesco a non pensare che da bambina avevo capito tutto. L’attacchina dovevo fare. L’attacchina.

Pensieri Sparsi

Più che una recensione…


Quando chiedi ad un’amica di leggere qualcosa di tuo e dirti sinceramente cosa ne pensa non sai mai cosa aspettarti; tendenzialmente sai che dall’altra parte troverai supporto ma sai che, allo stesso modo, sarai travolta da una dose massiccia di sincerità.
Un estraneo che legge le tue parole si fermerà sempre alla semplice storia da te raccontata; un’amica che legge quelle stesse parole non potrà imporsi di ignorare il non raccontato, non potrà ignorare quello che, forse in maniera del tutto inconscia, hai scritto tra le righe. Un’amica non può ignorare la persona che c’è dietro quella storia, il suo passato…il vostro passato.

Quando ho chiesto ad Ilaria di dirmi cosa pensasse di Eclisse, sapevo che, in un modo o nell’altro, le sue parole mi avrebbero velato gli occhi. Sapevo che la sua non sarebbe stata una semplice recensione, e non mi sbagliavo.

Questo stupido blog non mi consente di rebloggarvela in maniera semplice [figuriamoci se questa settimana qualcosa poteva essere semplice e lineare], motivo per cui, oltre a consigliarvi di leggerla per intero qui, vi incollo alcuni passaggi:

“E’ una storia che già conoscevo, anche se non ne ricordavo con precisione ogni dettaglio leggermente sbiadito dal tempo: ne ho visto nascere la versione iniziale. […] Ricordo che quello che Angela scriveva aveva il potere di smuovermi la voglia di fare altrettanto. Leggendola, iniziai a scrivere anche io storie, la prima aveva proprio una delle sue come base, per poi finire con l’aprire un numero imprecisato di blog su cui raccontavo qualsiasi cosa mi passasse per la mente, per poi chiudere tutto, smettere, ricominciare dopo un po’ di tempo…. l’idea di scrivere non mi aveva mai sfiorata prima, anzi. Non mi ritenevo particolarmente capace di raccontare qualcosa. Angela fu la prima a smentirmi, e la prima a minacciarmi di morte lunga e dolorosa se non mi fossi decisa a diventare scrittrice, cosa che tuttora fa ogni volta che può visto che non esistono mie pubblicazioni in nessun angolo di mondo. Non so se ne esisteranno in futuro, forse si o forse no, ma di certo se adesso sono qui e nel tempo ho ricevuto qualche riscontro positivo lo devo al calcio nel c..o che non sa di avermi dato con i suoi racconti. […] I protagonisti sono tre: la paura, il perdono e l’orgoglio. Una decisione sbagliata finisce per incastrare in una situazione senza via d’uscita. Il dolore di chi subisce la decisione incastra in una situazione senza via d’uscita. La vicenda si muove sui binari del “cosa potevo fare?“: i protagonisti si sentono costantemente vittime degli eventi, spostati di peso da quello che volevano ad una vita che non appartiene loro, nonostante si ostinino a raccontarsi che va bene così. […] “Eclisse” è una storia che mi sento addosso per svariati motivi. Ha tratti comuni al mio rapporto con Angela: abbiamo vissuto una forte vicinanza ed una lunga lontananza, come i protagonisti. Come loro, abbiamo saputo trovare nuovi stimoli per ridurla, senza arrenderci ad un contesto che in apparenza lo rendeva difficoltoso.”

Questo post è un ringraziamento per te, amica mia, e un augurio speciale…aspettiamo insieme che torni il sole. Ti voglio bene.

Pensieri Sparsi

Mai abbastanza…


Avete mai sognato di salire una scala ma di non riuscire mai a raggiungere la cima? Non importa quanto sentiate la fatica, quanto il respiro inizi a diventare corto, quanto vi sentiate ormai allo stremo…voi, arrancando, continuate a salire. Ad un certo punto volgete lo sguardo verso l’alto, ormai speranzosi di vedere la vetta, e vi scontrate con la realtà: ancora scale, infinite scale, e nessun punto di arrivo all’orizzonte.

Come se tutta la fatica fatta non fosse stata abbastanza, tutti gli sforzi e gli affanni non fossero stati abbastanza, la strada percorsa non fosse stata abbastanza, gli ostacoli superati non fossero stati abbastanza. Tutti i sacrifici non fossero stati abbassa. Tu non fossi abbastanza.

Non ho mai amato psicanalizzare i sogni, sempre troppo contorti, oserei dire al limite dalla follia. Eppure, non credo di aver bisogno di Freud, per capire cosa voglia velatamente suggerirmi il mio subconscio.

Non ricordo il momento esatto in cui ho iniziato a sentirmi mai abbastanza, è successo e basta, da un giorno all’altro la mia sfrontata sicurezza nelle mie capacità si è affievolita lasciando uno sfocato alone di quella che ero un tempo. E’ come se di colpo mi fossi svegliata da un lungo sonno in cui credevo che tutto fosse possibile per me, che avrei potuto toccare la luna con un dito, se solo avessi voluto.

Sono sempre stata brava in tutto quello che ho fatto nella vita, lo dico senza falsa modestia; sono sempre stati i risultati a parlare per me sin da quando indossavo un orribile grembiulino blu e i miei capelli erano un ammasso di ricci senza forma. Sempre la prima della classe, la preferita della maestra, le prescelta per le interviste, la solista nel saggio di musica, la vincitrice del premio di scrittura, la voce narrante nelle recite.

Sono sempre stata la prima, fino a quando non mi rendevo conto di esserlo. Era in quel momento in cui sentivo nascere pian piano il panico, quella sensazione di non essere mai abbastanza. Ero brava, la più brava…ma meritavo di esserlo? Era quello il momento in cui, di punto in bianco, mollavo.

Ho smesso di suonare il piano quando il mio maestro voleva mi iscrivessi al conservatorio, ho smesso di scrivere quando tutti sembravano amare le mie storie, ho smesso di progettare quando mi hanno detto che per farlo dovevo liberare la mente dalle mie rigidità. Ho smesso di crederci quando gli altri ci credevano troppo.

Ho sempre avuto paura, paura di non essere abbastanza. Paura di sperarci davvero, paura di dimostrare agli altri che hanno sbagliato, che hanno visto una luce in me che in realtà non esiste, il riflesso di una lucciola che troppo spesso si dimentica come volare.

Anche adesso lo sento, sono brava… ma mai abbastanza.

Pensieri Sparsi

Quello che doveva essere….è.


Vittima dei ricordi suscitati dalla nostalgica voce di Tiziano Ferro ieri notte, senza volerlo, ho lasciato libera la mia mente di vagare all’indietro nel tempo. Complice un post ritrovato su un vecchio blog, sbiadita traccia di una me tanto distante quanto sconosciuta al mio presente ho, ripercorso il flusso dei ragionamenti senza senso in cui ero solita perdermi quando tutte le luci si spegnevano.

È difficile addomesticare i pensieri, imbrigliargli in una fitta rete di razionalità, impedirgli di toccare corde ormai impolverate della nostra essenza più recondita.
Parole e musica, armonie e sensazioni.
Un susseguirsi di ricordi che confondono la mente, punti di domanda che riempiono lo stomaco fino alla nausea. Dubbi che diventano certezze, dolci bugie dal retrogusto amaro.

Stiamo calmini eh.
È così facile ricadere nel loop mentale del come poteva essere, lasciarsi ingannare dalle immagini offuscate di laconici desideri che, sadicamente, la nostra mente continua a riproporci al richiamo di ogni dannata canzone malinconica. Come le repliche di Dawson’s Creek su Italia Uno non appena si avvicina la bella stagione, ci costringiamo a rivedere i film mentali che, con maestria da premio Oscar, la nostra mente propone e ripropone. È dannatamente allettante annegare nella disperazione del sarebbe stato perfetto se solo se, perdersi nella straziante convinzione di aver perso la migliore occasione della propria vita, di aver scelto il bivio sbagliato, di aver lasciato decidere qualcun altro al posto nostro.

La verità è che: è andata esattamente come sarebbe dovuta andare.
Non lasciatevi ingannare dalla vostra mente bastarda, non lasciatevi fregare da quel che poteva essere. Non poteva essere nient’altro, altrimenti lo sarebbe stato. Non era il principe azzurro se non vi ha donato il vissero per sempre felici e contenti. Imparare dagli sbagli del passato non significa vivere nel rimpianto schiacciati dalla paura dell’inevitabile errore.

Forse quel treno perso era un buon treno, ma di certo non era l’ultimo.