Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You can call me: Hey!


Sono giorni che cerco tra i meandri della mia testa quale fosse quella canzone che parlava di giochi mai vinti che tanto avrei voluto usare come didascalia di alcune foto postate al ritorno da questo ennesimo folle viaggio. L’unica frase che mi torna in mente è quella della Pausini: sei un gioco che non vinco mai, sei il mio sbaglio più grande…non era la citazione che cercavo.
Probabilmente la ricorderò quando non ne avrò più bisogno o forse, molto più verosimilmente, non è mai esistita.

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L’ennesimo giro di parole inutili per iniziare un post che di parole forse ne avrà un milione o due. Perché succede ogni volta così quando torno da un viaggio…soprattutto se in quel viaggio ci sei Tu.

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È passata una settimana, sembra già una vita fa.
Ormai è quasi scontato per me pensare di non avere più tempo per queste cose, non avere più la testa per questa leggerezza. E’ come se ogni volta temessi quasi di non avere più voglia di tornare quella 15enne che tanto mi sta simpatica.
È ormai scontato che mi bastano poche ore post partenza per smentire ogni paranoia precedente.

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Anche questa volta è stato così, lo dimostra il fatto che io abbia preso il biglietto del treno che mi avrebbe portato a Roma, dove tutto avrebbe avuto inizio, solo il giorno prima della partenza; ancor di più, forse, lo dimostra il mio riscontrare silenziosamente in ogni piccolo intoppo un segnale che tutto sarebbe stato uno scatafascio.
Ho sbagliato strada per andare in stazione.
Non sono riuscita a prendere il treno prima perché c’è stato un incidente.
Ho aspettato un’ora in stazione e le patatine mi hanno disturbato lo stomaco.
Un tizio ha lasciato uno zaino a terra affermando si trattasse di una bomba.

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Eppure questa volta non c’era l’ansia a farmi compagnia…e la cosa mi metteva un’ansia strana addosso.
Il pensiero che potesse finalmente essermi passata ha tormentato le ore trascorse in attesa che la magia avesse inizio; la sola idea che le farfalle nello stomaco fossero morte e che neanche più Tu riuscissi a farmi sentire viva mi terrorizzava.
Se fossi cresciuta pur non avendo mai chiesto di farlo?

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Abbiamo sopportato la pioggia, mangiato cibo liquido, corso e sconfitto le vacche montagne ragazze tizie svizzere e conquistato la transenna; siamo sopravvissute alla puzzona che scorreggiava come se avesse appena ingerito un cadavere putrido, abbiamo atteso con ansia il momento in cui l’enorme schermo è sceso giù e le luci si sono spente…e poi finalmente loro…finalmente Tu.

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Il non averti incontrato il pomeriggio aveva lasciato spazio nella mia mente per il più catastrofico dei pensieri: non sarebbe mai stato come le altre volte, non avevi idea che saremmo state li. Ed è stupido e patetico ma non riuscivo a non provare un senso di tristezza per questa inutile consapevolezza; non giudicatemi voi che mi state accompagnando in questo viaggio strano tra le emozioni di una quindicenne: un loro concerto è spettacolare perché la loro musica tocca le corde della mia anima ogni volta…ma è sempre Lui a renderlo unico toccando corde che neanche vi sto a raccontare.

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Adoro come riesci ogni volta a trovarmi tra la folla, come ridi, come la tua faccia assume espressioni che portano lontano i miei pensieri, come ormai abbia deciso di cambiare nome sulla carta d’identità per diventare la tua Hey.
Ma soprattutto adoro come io riesca ancora a stupirmi di tutto ciò.

Non ero sicura di essere pronta ad incontrarti davvero. Non lo sono mai. Mi hai sorriso, come sempre.Mi hai detto ciò che ormai mi dici sempre, ti ho rimproverato per la scarsa memoria, hai finto dispiacere, abbiamo sorriso…poco prima che Mike mi spostasse di peso perché ogni volta rompiamo il cazzo a qualcuno per quei pochi secondi rubati in più.

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Il party a Zurigo è stato un delirio, mi sentivo piccola e schiacciata da quelle montagne con le gambe. Ancora una volta hai sorriso vedendomi ancora li (prima o poi dovrai pagarmi la pensione, amico bello), la tua mano ha cercato la mia proprio subito dopo che avevo appena dato una botta alla demente che continuava a poggiarmi il braccio sulla testa, hai sorriso probabilmente per la scenetta appena vista e l’hai stretta forte fissandomi negli occhi.
Ed io sono diventata brava a non piangere ogni volta che vorrei farlo, sto migliorando.

E’ quando la stanchezza inizia a farsi sentire per davvero che inizi a percepire che i ventanni sono ormai un ricordo e che, nonostante lo spirito sia in piena adolescenza, il corpo non è più lo stesso. Sia chiaro, non credo che né io né le mie amiche siamo propriamente delle vecchie decrepite, ma davvero non riesco a ricordare di essermi sentita così stanca come quando finalmente ho poggiato la testa sul cuscino nel nostro monolocale di Zurigo.
Inutile dire che non ci fosse tempo per riposare: nuovo giorno, nuova corsa, nuovo aereo da prendere, nuova città da raggiungere, nuove emozioni da cui farsi travolgere.

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Credo che nessuna di noi avesse ragionato molto quando abbiamo scelto la compagnia che ci avrebbe portato a Praga, non mi spiego altrimenti il nostro stupore quando abbiamo realizzato che avremmo volato con una compagnia cinese e che quello con Cinciulin sarebbe potuto essere il nostro ultimo viaggio in tutti i sensi.
Il ritrovarsi il gruppo di supporto seduto nei seggiolini avanti ed averli usati per farci sistemare la valigie ha sicuramente tranquillizzato i nostri animi inquieti (sicuramente lo scoprire che fosse un aereo da tratta intercontinentale ha funzionato di più)…ma le hostess con il grembiule da Panda hanno vinto assolutamente su tutto.

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Se Zurigo era stato un assaggio di come fosse tornare ragazzina, Praga è stata la portata principale; perché la verità è che quando siamo tutte insieme peggioriamo fantasticamente e la nostra età mentale cala vertiginosamente. Credo sia questo il motivo per cui prima di andare al palazzetto, ma subito dopo aver mangiato, ci siamo ritrovate a scivolare su un bob in mezzo alla natura urlando peggio delle bambine.
Si, avrei dovuto dire come delle vere e proprie deficienti…e ci amo per questo.

Scontrarsi con il Backstreet’s Time non è mai piacevole, dire ad che tu il suo lavoro lo fai meglio però non ha prezzo; sbattertene i coglioni delle sue direttive ed organizzare una rivolta per prendere quello che è tuo di diritto è pura poesia.
La velocità del momento è sempre qualcosa di disarmante e a sto giro vuoi la stanchezza, vuoi il preciclo, vuoi che ormai sto diventando una vecchia bisbetica, vuoi che avevo voglia di scamazzarlo già il giorno prima ma Mike che mi si è avvicinato per invitarmi a muovermi a fare la foto mi ha proprio urtato il sistema nervoso e ringrazierò sempre il mio pessimo carattere per la dolce reazione avuta.

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Mi hai assecondata, come sempre. Hai seguito le direttive ricevute personalizzandole a modo tuo…come sempre, l’ho già detto? Mi hai stretto come se fossi un bambino che stesse soffocando e tu ti stessi impegnando nell’effettuare la Manovra di Heimlich.
Il mondo si è fermato, come sempre.

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Il concerto è stato pazzesco, Tu sei stato pazzesco.
E non so per quale stupida ragione ti diverti a giocare con me, ma ho smesso di pormi domande e ho iniziato a godermi il momento. Per un solo istante i tuoi occhi si intrecciano con i miei e mi regali il Paradiso.
E poco importa se sembro patetica, se quando ti guardo ho la faccia da ebete e gli occhi a cuoricino; se mi dedichi attenzioni perché sono una povera cogliona che ti regala soldi o che magari ridi alle mie spalle quando vedi l’emozione colorare il mio viso. Poco importa se è solo un istante che durerà per sempre, se mi sento sempre un po’ più persa nelle mie emozioni, se mi isoli e mi isolo per paura di esternare cosa penso davvero, se mi sento sola quando invece vorrei piangere ed urlare, se vorrei parlare per ore di ogni tuo gesto e finisco per minimizzare perché sono la prima a sentirsi cogliona. Poco importa quello che mi circonda, se per un solo istante il mondo si ferma e ci sei solo Tu.

img_3250 Non so neanche io perché ho dato tutta questa libertà ai miei pensieri questa volta, sarà che esattamente 20 anni fa assistevo al mio primo concerto, sarà che sono passati 20 anni esatti dal mio primo questo sarà l’ultimo perché poi si sciolgono, sarà che so che ci saranno altre lacrime e altri abbracci pensando che davvero sarà l’ultimo prima o poi.

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20 anni fa ero un puntino tra la folla…adesso sono il puntino che cerchi tra la folla.

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You think you know, but you have no idea. 2.0


You think you know, but you have no idea.
Sono anni che questa frase risuona nella mia testa ogni qual volta i miei pensieri si soffermano su quella parte della mia vita che ormai mi caratterizza da quando ero poco più che una bambina, quell’aspetto che mi rende così diversa da troppe mie coetanee da farmi sentire spesse volte a disagio con me stessa e con gli altri a mano a mano che gli anni passano e le prospettive di vita inesorabilmente cambiano.

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Prima di lasciare che le emozioni prendano possesso delle mie dita, prima di lasciar defluire quel fiume in piena di sensazioni che da quando ho rimesso piede in Italia cerco di arginare, prima di dimenticarmi totalmente di aver superato i trent’anni e lasciare che sia semplicemente ciò che sta facendo esplodere il mio cuore a parlare al posto mio, è doverosa una breve ma necessaria premessa.

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Nonostante tutte le promesse fatte a me stessa nel corso degli ultimi anni, nonostante il percorso fatto negli ultimi mesi e il costante lavorare su me stessa e sulla gestione delle mie ansie, tutto posso affermare tranne di aver governato in modo corretto tutta la fase di preparazione alla partenza. Lo so, ogni volta è sempre la stessa storia (e la prossima volta sarà anche peggio) eppure nonostante io abbia la consapevolezza che ciò che ti rende felice non può essere poi così sbagliato, la mia difficoltà nel vivere con leggerezza certi aspetti della mia vita resta un qualcosa di assolutamente enorme.
Enorme ma non insormontabile.
Me lo ripeto ogni qual volta decido di andare contro tutti quei pensieri fottutamente razionali che incasinano la mia mente quando devo effettuare l’ennesima prenotazione, contro tutte le ansie che fanno battere fin troppo forte il mio cuore togliendomi il respiro fino a farmi male, contro quella parte di me stessa che ha così paura di essere felice da rischiare ogni volta di restare paralizzata in quella nuvola nera che fin troppo spesso mi avvolge.

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Vorrei davvero poter dire che questo anno trascorso dal momento in cui ho deciso di perdermi nuovamente per 4 lunghi giorni su una nave da crociera sia stato una passeggiata di salute, che il pensiero felice di quanto mi aspettasse sia stato il faro nelle mie notti buie. Chi ben mi conosce sa che non è stato così, che il solo pensiero di dover partire mi terrorizzava fino alle lacrime, che non mi sentivo nel giusto mood e non volevo rovinare tutti i ricordi belli costruiti fino ad allora.
Può un pensiero così felice essere così terrificante? Vi basterebbe fare un giro nella mia testa per potervi dare una risposta.

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Eppure nonostante tutto, nonostante me stessa, alla vigilia della partenza, dopo aver trascorso due settimane infernali a lavoro, mentre ero seduta da sola in un ristorantino di Roma a sorseggiare vino aspettando la cena ho deciso che sarebbe andato tutto bene. Ho deciso che io sarei stata bene. In quel preciso istante ho svuotato la mia valigia di tutte le ansie e di tutte le paure che mi avevano schiacciato nei mesi precedenti, questa volta sarei partita più leggera. E così è stato.

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Abbracciare le mie amiche in aeroporto mi ha dato la certezza che non stavo sognando ed 11 ore dopo i miei piedi avrebbero toccato nuovamente il suolo americano! Ero emozionata ed agitata, così tanto da inzuppare i miei jeans, e quelli del povero ometto seduto accanto a me, di vino. A mia difesa posso tranquillamente che sia stata colpa anche delle turbolenze eh.

IMG_4710Il sole caldo di Miami e il dolce sapore di Moijto ben hanno accolto la nostra voglia di staccare la spina prima che il delirio, quello vero, iniziasse. Abbiamo deciso di mettere ancora una volta da parte l’agitazione e goderci al meglio la vacanza e, credetemi, adoro il modo in cui ci siamo riuscite. Ho adorato ogni singolo istante di ogni singolo giorno vissuto in Florida: lo shopping sfrenato al Dolphin Mall, il barcaiolo di cui mi sono innamorata a Bayside, i capelli fuxia della signora mentre sorseggiavamo l’ennesimo drink della giornata prima del giro in barca, il giro in bus con il vento tra i capelli e l’odore di mare che inebriava i nostri sensi.

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Ho amato il giro sull’airboat all’Everglades nonostante l’acqua paludosa che ci ha schizzato un po’ ovunque facendoci temere di aver contratto la qualunque, l’aver preso in braccio un coccodrillo ed un serpente, il mio amico Emu che voleva beccare la mia mano per fregarmi i semini, il viaggio in auto fino a Key West cantando le canzoni di Cristina D’Avena mentre attraversavamo il lungo ponte in mezzo all’oceano.

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Ho amato Nick il receptionist e lo champagne che ci ha regalato perché Elena si sposa, il tramonto con lo sguardo sognante verso l’oceano, quella serenità che ha disteso i miei muscoli e riscaldato i miei sensi donando nuovi colori alla mia essenza più profonda, i galli per strada e i gatti di Hemingway, il vento tra i capelli e la sabbia tra le dita dei piedi, la musica che accompagnava ogni nostro movimento.

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Ho amato scoprirmi in grado di poter guidare in America nonostante le mie paure, il tempo che si è oscurato appena un certo qualcuno ha twittato di essere arrivato a Miami, la cena in costume per un fottuto contrattempo [sta roba della sfiga ci avrebbe anche un po’ stancato eh], i cocktail giganti sulla Ocean’s Drive contando le ore dal momento che probabilmente aspettavo da quando ho messo piede sull’aereo.

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Credo sia stato quando eravamo a pranzo, dopo essere state rimproverate dal Signor Mitch Buchannon perché stavamo giocando con le sue cose di salvataggio alla torretta, che abbiamo capito che avremmo potuto continuare a nasconderlo quanto volessimo ma il panico ormai la stava iniziando a fare da padrone tra noi e che la cosa migliore da fare sarebbe stata iniziare a prepararci per la serata.
Ma come diavolo ci si prepara per una serata per cui non si è preparati?
Che fossimo in panico l’ho già accennato, quanto lo fossimo lo lascio alla vostra immaginazione.

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E’ che semplicemente vorrei capire perché quando mi aspetta qualcosa di importante il mio corpo decide che è il momento di riempirsi di strane macchie, lividi di varie forme e nature, brufoli orripilanti, capelli di merda, borse agli occhi che potrebbero essere inserite nella nuova collezione di Micheal Kors…e di tutti quei difetti vari ed eventuali che non fanno altro che aumentare panico ed insicurezze.
Per una sola volta, non chiedo così tanto eh, non potrei guardarmi allo specchio e vedere una strafiga stratosferica pronta ad affrontare la serata?
Anche quella sera il riflesso allo specchio rimandava semplicemente il mio viso, sfatto ed emozionato; una ragazzina impaurita con gli occhi lucidi ed il cuore in gola.

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È da qui che davvero la parte razionale che ancora dava un senso alle mie parole fino ad ora è stata mandata in vacanza; siete ancora liberi di salvarvi da questo delirio adolescenziale che sta per inondare questo spazio, liberi di continuare a leggere questo blog senza pregiudizio alcuno sulla mia persona. Giuro che non mi offendo se decidete di scappare. Forse anche io lo farei.

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Chiudo gli occhi, penso a te e sento il cuore battere più forte.
Sapevo che sarebbe stato difficile parlarne questa volta, non immaginavo di certo di sentire le dita formicolarmi al solo pensiero di scrivere di te.

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E’ complicato descrivere una serata speciale senza rischiare di essere noiosi e ridondanti; è difficile non risultare mielose e sdolcinate quando l’unica parola degna di essere usata resta sempre e soltanto una: Perfetto.
Il party all’Hard Rock di Miami è stato a dir poco perfetto.
Lui era perfetto. Noi eravamo perfette, a modo nostro.
Le nostre coroncine di fiori erano perfette.
Per terminare la celebrazione dell’addio al nubilato di Elena, quella sera, serviva solo la foto perfetta e Nick non poteva farci regalo migliore.

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Io sarò di parte, ormai credo che lo sappiano anche i muri, ma come diavolo si fa a non considerarlo un amore di essere umano? Come si fa a non sciogliersi nella dolcezza di un suo abbraccio? A non morire quando la sua voce ti sussurra all’orecchio? A non lasciarsi travolgere dalla sua follia e ritrovarsi a ridere felici senza ricordare nemmeno il perché?

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Per una sera mi hai reso una principessa. La principessa di Robin Hood. [e chi osa contraddirti?]
Per pochi istanti lo sei stato anche tu.
Ed il mondo ha ripreso a girare per il verso giusto.

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Descrivere l’esatto momento in cui i nostri piedi hanno toccato l’ingresso della nave è quasi imbarazzante: sei felice, eccitata, impaurita ed estremamente agitata. Non sono pronta. Te lo ripeti fino alla nausea mentre lo stomaco si contorce per l’emozione. Non sai come sarà la tua cabina, che tipologia di mare troverai, con che esemplari di esseri umani ti scontrerai a questo giro…di che umore saranno loro.
Perché inutile girarci intorno: in questi 4 giorni sono loro 5 il centro di tutto il mondo tuo e delle tue amiche. Non è una cosa surreale?

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 Lo so, ci sto girando intorno dall’inizio di questo post e ancora non vi ho fatto salire con me su quella nave. Ho riletto il post che avevo scritto due anni fa nella speranza di aiutarmi a non sembrare troppo idiota, mi sono accorta che ancora una volta è tutto così diverso che è impossibile fare una comparazione.
Avete presente le montagne russe?
Sai cosa ti aspetta quando ti metti in fila per salire sul trenino, scegli il posto migliore per sentire al meglio l’adrenalina e ti lasci avvolgere dalle imbracature di sicurezza. Nel preciso istante in cui il trenino inizia a muoverti si insinua nella tua testa un solo pensiero: ormai non posso più scendere, cosa diavolo mi ha detto il cervello? Lentamente arrivi al punto più alto, quello da cui non avrai più tempo di pensare e il cuore ti finisce in gola. Non sono pronto. Te lo ripeti come fosse un mantra. È una frazione di secondo ed inesorabilmente inizia la discesa e tutte le paure che ti avevano annebbiato il cervello di colpo spariscono e sei pronto per fare un secondo giro. È così ogni volta per me.

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È stata una folle corsa, iniziata sin dalle prime ore che abbiamo preso possesso della nave. Uno stupido nascondino che ci ha regalato il premio più bello di tutti: la prima foto con il ciacione del mio cuore. E poco importa se per poco non faceva cadere il mio IPhone X a terra per sfilarmelo da mano ed essere lui a scattare il nostro selfie, se per ogni foto mi sbilancia rischiando di farmi inciampare. Un abbraccio veloce, il mondo potrebbe anche finire in quel preciso istante e tutto andrebbe bene.

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Dovrei raccontarvi dei noiosi giochi stile villaggio turistico che si ostinano a fare, delle nuove canzoni che ci hanno fatto ascoltare, dello spumante con cui Nick mi ha praticamente fatto la doccia nel tentativo di farmi semplicemente bere, della meraviglia del vederli cantare le canzoni che hanno accompagnato la mia vita, delle corse lungo le scale cercando di mantenere un contegno ogni qual volta i suoi occhi si scontravano con le nostre figure ansimanti, delle corse a perdi fiato che mi hanno fatto ringraziare i giorni passati in palestra, delle attese semplicemente per vederli passare.

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Dovrei raccontarvi di ogni singolo istante in cui ho assaporato la felicità, quella vera.
Dei balletti del granchietto fatti con le amiche lungo i corridoi di quella nave che era diventata un po’ casa nostra, dei profumi vaginali e dei riti scaramantici, di quei cinque battuti ad ogni piccola conquista. Degli abbracci silenziosi pregni di significato e dolcezza con quelle amiche che sono diventate ancora più essenziali istante dopo istante.

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Di un Kevin che sembrava spuntare da ogni dove, apparire esattamente come Gesù Cristo e distribuire la sua parolae la sua immagine al popolo con quel fare calmo e serafico nettamente in contrasto con tutto ciò che stava accadendo intorno. Della porta dell’ascensore chiusagli in faccia perché semplicemente di trovarcelo tra i piedi non ne potevamo più, delle confessioni dell’ultima serata/mattinata. Di un Keith che tra il rassegnato e il divertito scuote la testa ogni qual volta uno dei nostri volti intercetta un suo sguardo, per poi salutarti con un lungo abbraccio quando tutto ormai è quasi finito ed è arrivato il tempo di dirsi Ciao.

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 Di un Howie costantemente ubriaco e pronto a fare la pipì [sia benedetta la sua Santa pipì], della sua disponibilità e della nostra capacità di considerarlo tutto tranne che un Backstreet Boys.

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 Di un Brian sempre troppo Brian, con una voce messa sempre peggio e delle braccia che ti fanno dimenticare la sua afonia, anche nel cercare solo di parlare. Di sua moglie, sempre più di plastica, che lo tirava via con aria annoiata quando scattava l’ora di andare in camera e dare sfogo alle sue pulsioni sessuali. Della foto negata e del karma che lo ha punito sotto forma di palo in faccia appena 3 passi dopo.

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 Di un Alex entusiasta della nuova musica che forse questa volta ce la farà a prendere vita. Oddio davvero ho così poco da dire su di lui? 

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Degli outfit delle 4 serate, del tornare bambina e vestirsi da Sailor Moon o dell’indossare una divisa scolastica e sentirmi finalmente di nuovo un pochino Blair Waldorf, dell’essermi innamorata di un nerd ciacione e disagiato, del vederli indossare nuovamente gliabiti di quando mi hanno rapito il cuore, della loro trasformazione in Spice Girls e la presa di coscienza che passano gli anni ma resto innamorata di 5 perfetti idioti. Ed è la cosa che continuo ad amare di più.

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 Dovrei raccontarvi delle splendide amiche con cui ho condiviso questa esperienza; della giornata alcolica passata a Nassau, della pazza psicopatica che voleva pestarmi dopo che si stava portando via la mia Micheal Kors con il suo enorme culone da vacca, della ragazza spagnola che ci ha aiutato sconvolta di cotanta pazzia, della mamma strafiga che ci ha fatto desiderare di divenire come lei alla sua età. Della sorpresa di aver trovato fans italiane carine su quella nave, in netto contrasto con le solite cagne arrapate che hanno inquinato l’aria con la loro puzza di randagie.

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E lo so che dovrei raccontarvi di lui.
Mi si stringe il cuore al solo pensiero. Mi ero ripromessa di non utilizzare parole come coccoloso, morbidoso, cuccioloso ma non immaginavo potesse essere così complicato.
Come si fa a descrivere l’amore? Non credo di esserne capace.

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Chiudo gli occhi e penso a questa crociera passata, il suo sorriso si fa largo tra i miei pensiero. La mia crociera è stato lui. Lo è stato dal primo istante, dal momento in cui mi ha dato il primo abbraccio, in ogni mano sfiorata, in ogni linguaccia e ogni espressione strana, in ogni complimento e ogni giochino assurdo con cui hai sconvolto i miei pensieri in quei 4 giorni.

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Mi hai addomesticato, o forse io ho addomesticato te (come mi ha fatto notare qualcuno).
Sono passata dal non riuscire a non trattarti male a dovermi trattenere nelle dimostrazioni di dolcezza.
Io dolce? Hai capito cosa diavolo sei riuscito a fare?
Tu tenero? Il mondo è ormai alla fine dei suoi giorni.

IMG_2590 Tutti le emozioni che hanno pervaso la mia essenza sono già teneri ricordi. Sorrido ripensando alla dolcezza dei tuoi ultimi abbracci e al mio timore nel non riuscire a salutarti. Ancora una volta hai capito di cosa avessi bisogno. Ti sei divertito spruzzandomi con la vodka e inzuppandomi tutta la maglietta, hai riso come un cretino e poi mi hai abbracciato. Mi sono sentita schiacciata e felice, piccola e indifesa. Non ho mai desiderato così tanto che il mondo potesse finire in quell’istante. Una foto terribile: io sembro un koala e tu un ciccione. Mi hai abbracciato di nuovo e io non mi sarei mai più staccata. Hai sorriso e hai iniziato a farmi facce stupide [no, Carter, quelle non erano facce sensuali].
Hai reso tutto speciale, fino all’ultimo istante.

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Scrivo. Cancello. Riscrivo. Cancello.
Mi ritornano in mente le parole dell’oroscopo di Paolo Fox lette la sera prima di salire su quella nave, quel brivido che mi è corso lungo la schiena alla folle consapevolezza che non si sarebbe sbagliato neanche questa volta. Un insano pensiero che ancora adesso mi fa sorridere, come se la ragione avesse abbandonato del tutto il mio corpo lasciandomi in balia delle mie sensazioni. Come una magia che ti rapisce e ti proietta in un mondo in cui la realtà supera la fantasia.
Bisogna stare attenti a cosa si desidera, potrebbe avverarsi…e potresti non essere davvero pronto ad affrontarlo.

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Passi la vita ad immaginare cose, a costruire attimi e momenti perfetti, a scrivere sceneggiature mentali che farebbero incetta di premi e poi… no, no…e no!
Il respiro ti manca davvero, le parole non escono dalla tua bocca e l’ansia ti paralizza facendoti desiderare di scappare.
E’ un solo istante. Tutto quello che hai sempre voluto, tutto quello che ti fa più paura.
Tutto o niente.
Ricordi l’immagine che avevi riflessa allo specchio e ti domandi come diavolo sia possibile. Prendi fiato e abbracci le tue amiche, respiri a fondo e cerchi di dominare il panico, allontani i pensieri e semplicemente speri che…a dir la verità cosa speri non lo sai neanche tu.

Elena_so_cute-2Sono arrivata alla fine di questo post chilometrico, mi viene difficile pensare che qualcuno possa essere davvero arrivato alla fine. Ho le lacrime agli occhi ed un peso sullo stomaco. Mi manca già tutto di quei giorni, mi mancano le mie amiche, mi mancano quei 5 idioti, mi manca la spensieratezza con cui ho vissuto lontana da tutto e da tutti.

IMG_6930 Nessun particolare ringraziamento conclusivo, rileggo le parole già scritte e mi rendo conto che ogni singola sillaba sia stata un immenso grazie a chi ha reso speciale questa vacanza sopra le righe.
Nessuno potrà mai capire cosa abbiamo vissuto su quella nave, nessuno potrà mai capire cosa spinge delle persone adulte a tornare quindicenni, nessuno potrà mai capire l’amore incondizionato per quei 5 uomini che hanno preso la mia vita in mano quando ero poco più di una bambina e l’hanno trasformata in quello che è adesso.
Nessuno potrà mai capire…ed è la cosa che amo di più di tutta questa storia.
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Si scrive fan, si legge amore.

 

 

Pensieri Sparsi

Mi salvi chi può.


Come fate a capire cosa scrivere quando avete la testa piena zeppa di cose che vogliono trovare posto sul foglio vuoto dinanzi a voi?
Sembra quasi che solo adesso che, finalmente, dopo un’eternità io abbia trovato voglia e tempo di sedermi di fronte a questo spazio bianco i pensieri nella mia testa abbiano deciso di mettersi a ballare una rumba rendendomi complicato il tentativo di metterli in ordine.

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Avrei così tanto da raccontare…ma non so da dove iniziare. Oh, sai che novità.
La verità è che è un mese che succedono cose per cui mi ritrovo a pensare questa cosa qui devo assolutamente raccontarla sul blog e poi semplicemente di sera arrivo così stanca e infastidita dal rumore dei tasti sulla tastiera del mio pc che aggiornare il blog diviene l’ultimo dei miei pensieri. Arrivo così stanca che non riesco neanche più a trovare forza e voglia di andare in palestra (regaliamoli i soldi di questo abbonamento eh), così stanca che non riesco più a seguire decentemente una serie televisiva (ci credereste se vi dicessi che prima ne seguissi almeno 15 diverse a settimana?), così stanca che troppo spesso le parole di chi mi circonda non trovano spazio nella mia testa.

tumblr_inline_nafspk2cuu1slto11Il punto è che da quando ho cambiato mansione a lavoro sono decisamente più stanca, più esaurita (io ancora mi domando perché le barche non si spostino da sole eh), più ansiosa rispetto alle cose da fare il giorno dopo, più maniaca del controllo con i miei post-it, i miei evidenziatori, la mia agenda e i miei mille quaderni, spesso più confusa (devo decisamente migliorare il mio switch italiano/inglese)…eppure sono decisamente più soddisfatta.

tenor_zpskulamuq6Ed è strano sapete? Perché, per quanto io sia consapevole di aver studiato per essere un architetto da grande, nell’ultimo mese credo di aver assunto le mansioni più svariate: sono stata un pò avvocato, un pò facchino, un pò agente di viaggi, un pò assicuratore, un pò segretaria, un pò ragazza del caffè, un pò la nuova tizia dell’ufficio marketing e comunicazione, un pò social media manager, un pò controllore, un pò l’assistente del capo,  un pò trasportatrice di brochure e cassette degli attrezzi vari…si ok, a tratti brevi, sono stata anche un poco architetto.

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Lo sto facendo di nuovo, anche qui: quando smetto di lavorare…parlo di lavoro. 
AIUTATEMI!!!
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Mi rendo conto che dopo tutto questo delirio vi sarà complicato credere che ho delle distrazioni inquietante questo periodo, che avrei mille e trecento cose a cui pensare quando finalmente lascio l’ufficio/il cantiere/la barca/l’ennesimo posto in cui sono dovuta andare. 
Ma se vi dicessi che le distrazioni attualmente mi mettono più ansia cosa mi rispondereste?

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Questo post è un delirio ma è il frutto della consapevolezza che i prossimi 19 giorni saranno un’unica ed infinita corsa, perché mi sono resa conto solo oggi che mancano appena 19 giorni e ho ancora fin troppe cose per pensare anche solo lontanamente di essere pronta ad affrontare tutto questo.

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Mi salvi chi può!

 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Oggi è una di quelle giornate strane, una di quelle che già dal mattino sai bene che sarai un pò gne probabilmente fino al momento in cui tornerai a letto, resetterai i pensieri e darai inizio ad una nuova giornata. Forse migliore. Il fatto che, in realtà, non sia accaduto nulla che abbia potuto condizionare il mio umore sottolinea, come se ce ne fosse bisogno, che è tutto nella mia testa.

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Scappare da se stessi è sempre una roba complicata. Rifugiare in un pensiero felice può essere una distrazione…in attesa della fuga.

Meno male che il mio pensiero felice è un gran figo.

Pensieri Sparsi

Welcome, February!


Tutti ad inveire contro Gennaio che sembrava non volesse finire mai, eppure a me sto Febbraio che deve arrivare non mi pare tutto sto Carnevale di Rio; insomma, se Gennaio è un pò come il Lunedì dell’anno, in fin dei conti, Febbraio altro non è che un Martedì.

E voi conoscete qualcuno a cui piace il Martedì?

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E’ un mese strano quello di Febbraio per me, sarà che è il mese prima del mio compleanno e io odio il mio compleanno, sarà che è un mese di cambiamenti e io ho difficoltà ad affrontare i cambiamenti, sarà che fa freddo e io odio il freddo; sarà che sono particolarmente lagnosa ed insofferente.
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Esattamente il 2 febbraio dello scorso anno mettevo per la prima volta piede in questo ufficio piena di ansie e aspettative, piena di speranze e paure. Esattamente ad un anno di distanza mi domando come io abbia fatto a sopravvivere un anno in questo posto senza impazzire e/o ammazzare qualcuno. [grazie fiori di Bach].
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Esattamente ad un anno di distanza attendo con ansia l’arrivo di San Valentino per vedere la fine del mio contratto di lavoro e poter, con un lungo sospiro di sollievo, voltare pagina.
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Cosa mi aspetta dopo ancora non lo so. Ok, teoricamente lo so, ma lasciatemi essere scaramantica questa volta.

Ho una valigia di sogni che mi trascino da troppo tempo dietro, speranze di cambiamenti, desideri da soddisfare…tutto nuovamente affidato al mese di Febbraio anche per quest’anno.
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Oh mio caro Febbraio,

non mi deludere. Non lo sopporterei.

Xoxo

A.




 

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30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.
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30 Days Writing Challenge – 13


Buon Sabato!
Non percepite il suono melodioso di queste parole??? Se pure Jovanotti ha sentito il bisogno di scriverci una canzone sul Sabato un motivo deve pur esserci, eh; quindi beatevi della melodia e della leggerezza di questo Sabato.
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Ma non perdiamoci in futili chiacchiere. E’ sabato, e noi abbiamo una domanda a cui rispondere che ci attende.30-day-writing-challenge2

Giorno 13 – Per cosa sei entusiasta.

In questo specifico momento della mia vita?

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Sono entusiasta per i cambiamenti che mi aspettano nel mio prossimo futuro [sperando sempre di non finire dalla padella alla brace], per questa nuova avventura che mi aspetta e per questa nuova porta che si sta lentamente aprendo nella mia vita. Una nuova occasione. Tutto quello che sembra essere una buona base di partenza per avere un cambiamento in quella routine che mi sta lentamente deteriorando.

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Sono entusiasta per il prossimo viaggio che sto organizzando, nonostante tutte le remore e tutte le difficoltà, nonostante le mie ansie e le mie paranoie.

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Sono entusiasta perchè stasera vedrò Cristina D’avena in concerto e non vedo l’ora di ritrovarmi ad urlare sulle note della sigla di Sailor Moon. animaatjes-sailor-moon-3134670
Buon Sabato ♥