Pensieri Sparsi · Recensiti per Voi ♥

Recensione: mascara Moodstruck 3D fiber Lashes+ Younique


Lo so, sono tremendamente incostante in questo periodo ma credetemi ogni giorno torno a casa, prendo l’iPad e mi ripeto: è il momento giusto per scrivere…solo che poi succedono cose, la mia attenzione è così labile e poof è già sera e finisco a rimandare al giorno successivo.
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È passato circa un mese da quando avrei dovuto scrivere questa recensione ma non me ne dispiaccio in realtà: tutto questo tempo, che sembra io abbia perso, mi è stato utile per meglio conoscere il prodotto di cui oggi vi voglio parlare.
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Decidere di collaborare con una ciompetta come me e lasciarle testare un proprio prodotto di make-up è sicuramente sinonimo di grande fiducia nel prodotto stesso che si sta proponendo perché, diciamocelo, è stato un gesto assolutamente coraggioso; soprattutto se, come in questo caso, parliamo di uno dei prodotti di make-up che maggiormente io detesto: il mascara.
Sia chiaro, nessuno scovolino ha mai usato violenza sulla sottoscritta ma la natura delicata stessa dei miei occhi ha fatto si che negli anni io generassi una vera e propria ostilità verso questa tipologia di prodotto; insomma rientro nella categoria di ragazze che mai senza rossetto ma il mascara potrebbe tranquillamente dimenticare di metterlo [nonostante sia consapevole di quanto sia importante per il risultato finale eh].
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Ma procediamo con ordine, o facciamo solo confusione.
È stato grazie alla collaborazione con Alessandra, una rivenditrice Younique, che ho avuto la possibilità di provare il mascara Moodstruck 3D fiber Lashes+.
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Younique è un brand di make-up relativamente giovane, fondato nel 2012 nello Utah è approdato da pochi mesi in Italia; utilizza un sistema di vendita basato essenzialmente sui social network, in particolar modo attraverso le pagine Facebook delle proprie consulenti, associato a metodi tradizionali come riunioni e “party face to face“.
Non conoscevo molto di questo brand prima di aver modo di provare questo mascara, motivo per cui ho deciso nell’attesa di ricevere il prodotto di fare un giro sul sito per conoscere la gamma di prodotti offerti; il fatto che abbia voluto ordinarne almeno la metà posso scriverlo tranquillamente vero?
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Insomma in tempi brevissimi e in una confezione che non posso che definire fighissima è arrivato a casa il mio nuovo mascara preferito. Lo so, mi sono bruciata tutta la suspense della recensione ma dovete credermi è stato amore a prima vista [o a primo utilizzo].
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Dal momento dell’ordine alla ricezione del prodotto sono passati giusto un paio di giorni, il mascara è arrivato tramite corriere perfettamente imballato e sopratutto in un package veramente fighissimo, aperto il quale ho trovato un sacchettino in stoffa in cui erano bellamente alloggiati i due componenti del mascara.
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Non nascondo la mia perplessità nello scoprire che avrei dovuto utilizzare due prodotti, pigra come sono; mi è bastato un veloce sguardo alla confezione per capire il metodo di applicazione:
– prima si applica l’ UpLift EyeSerum, che, oltre ai aiutare a rinforzare le ciglia naturali, crea la base perfetta per l’applicazione delle fibbre;
– poi si applicano le fibre, che unendosi al siero donano una maggiore definizione dello spessore delle ciglia naturali;
– infine, si applica nuovamente l’ UpLift EyeSerum per ottenere il fissaggio delle fibre stesse.
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Il mio primo pensiero, dopo aver letto le istruzioni. è stato: sai quanto mi appesantirà la palpebra sta roba?
Non ero scettica, di più…e mi sono dovuta ricredere.
Ora, se fossi una vera fashion blogger vi posterei foto fighe e/o tutorial per un’applicazione perfetta del prodotto, ma sono una ciompettina e quindi al massimo delle mie capacità vi mostro come sia stato facile anche per me applicare il prodotto ed ottenere un buon risultato.
L’effetto che si ottiene secondo me è davvero notevole e l’estrema leggerezza del prodotto è sicuramente uno dei punti di forza del mascara. Non nascondo che, nell’applicazione delle fibre bisogna sicuramente spendere un pò di attenzione in più per non ritrovarsele spolverate sulle guance [direi che non sarebbe per nulla carina come cosa eh].
Per quanto riguarda la durata posso affermare senza mentire di ritenermi soddisfatta, l’ho testato in svariate situazioni: giornata lavorativa [in ufficio ed in cantiere], giornata di vacanza sotto il cocente sole di Las Vegas, concerto con inondazione di lacrime annessa, viaggio in aereo di 13 ore…e i risultati sono stati impeccabili.

Per avere maggiori informazioni su questo prodotto e per conoscerne molti altri, vi consiglio di fare un giro su Instagram spulciando l’hashtag#YouniquebyAleGuzzetti

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Acquistare i prodotti della linea Younique è semplicissimo, basta semplicemente cliccare sullo shop on line di Alessandra e sbizzarrirvi con gli ordini:

https://www.youniqueproducts.com/AleGuzzetti

Infine, se siete interessate ad entrare a far parte dl mondo Younique e diventare anche voi delle rivenditrici non ci sono delle info specifiche anche per voi, infatti, l’azienda offre la possibilità di entrare a far parte della propri famiglia in due semplici modi:

– aprendo un party on line: acquistando verranno dati punti riunione e in base a questi punti si accumulano y-cash e prodotti a metà prezzo
– acquistando il kit in promo x le nuove consulenti a 107 euro, invece che a 416 euro. [i n questo modo, oltre ai punti che consentono l’accumulo di y-cash, si ottiene un guadagno sulle provvigioni.

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Allora, cosa ci fate ancora li?
Cosa aspettate a fare il vostro ordine?

Pensieri Sparsi

Oggi mi sono svegliata picciosa.


Non alzate gli occhi al cielo, mica solo ai bambini è concesso di fare i picci?
Certo, dire che a 30 anni [si va beh, 31 anni] uno abbia voglia di battere i piedi a terra e urlare fino a sentire la gola bruciare non è propriamente carino, affermare di aver voglia di mettersi in un angolo e frignare per qualsiasi motivo solo per il gusto di farlo, forse, non è propriamente maturo, ammettere di provare fastidio al solo suono della voce del prossimo per il semplice motivo che costui senta il bisogno di rivolgermi la parola non è un atteggiamento educato.

Confessare di voler fare i capricci come una bambina piccola non è decisamente carino…ma sti cazzi dove ce lo mettiamo?
Probabilmente dopo aver passato la notte a sognare che con la faccia colorata di rosa shocking e glitter passo il tempo a fare selfie con due dei Backstreet Boys mentre vomito arcobaleni, forse [ma giusto forse, eh] potrebbe essere un chiaro segnale del carico di stress misto ad ansia che mi porto addosso da un pochino di tempo a questa parte.

Che poi, a pensarci giusto un attimino, ancora mi va bene di non aver sognato di rincorrere Pokemon come se non ci fosse un domani visto che ieri, per vincere la noia serale, ho deciso che il mio letto fosse il luogo adatto per canalizzare questi piccoli mostricciattoli colorati che, di conseguenza, sono stati l’ultima cosa su cui ho posato i miei occhi.

Questo è un post piccioso, di una persona picciosa.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You think you know, but you have No idea!


Non avrei mai creduto sarebbe stato così complicato mettere nero su bianco quello che mi ha regalato questa esperienza, di viaggi ne ho fatti tanti eppure nessuno mi ha mai lasciato questo profondo senso di smarrimento che provo dentro. Nessuno mi ha mai proiettato per 4 lunghissimi giorni in una realtà così da sogno da non sembrarmi reale neanche adesso che le emozioni stanno pian piano diventando ricordi. E’ come se tutti i miei pensieri fossero incastrati, li sento sovrapporsi e scontrarsi nel vano tentativo di prendere forma, il raffreddore che mi accompagna da stamattina non mi rende facile il metterli in ordine rendendomi ancora più tonta ed ovattata di quanto non fossi da quando sono scesa da quella nave.

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Come si fa a tornare alla realtà, dopo aver vissuto in un sogno?
Sono giorni che me lo domando costringendomi ad accettare che tutte le emozioni vissute nei giorni scorsi siano stati follemente reali e non meramente frutto della mia fervida immaginazione; la verità è che quando la realtà supera la migliore delle fantasie si fa davvero fatica a realizzare che non si trattava dell’ennesimo sogno ad occhi aperti in cui ti sei smarrita quando la concretezza della vita vera inizia ad andarti un pò stretta.

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Quando poco più di un anno fa ho prenotato questo viaggio non avevo la benché minima idea dello stato mentale in cui sarei ricaduta al suo termine, come mai avrei potuto? Oh certo, potrebbe sembrare un collegamento immediato quello che sto per presentarvi ma, credetemi, non lo è stato; insomma se scegli di prendere parte ad una crociera nel Mediterraneo in compagnia del tuo gruppo preferito forse, e dico forse, potresti quanto meno immaginare che non ne saresti uscita con una discreta lucidità mentale. Voi magari potreste, io a quanto pare no.

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Ero così dannatamente scettica e spaventata da questo viaggio da aver rischiato di rinunciarvi ancor prima di effettuare la prenotazione, al primo intoppo riscontrato; quando le paure si travestono da razionalità l’unico rimedio è avere qualcuno che ti prende per mano e ti costringe a saltare fregandosene se la rete di sicurezza è stata posizionata sotto i vostri piedi. Ho ancora vivida nella mia memoria quella telefonata: Adesso voglio solo sentirti urlare. Sento ancora l’umidità delle lacrime incredule che erano straripate dai miei occhi. Ero stata spinta in un vortice che non avrei potuto più fermare.
Chiudi gli occhi e salta. Tutto il resto vien da se.

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E’ stato un anno di attese e aspettative, di ansie e paure che mi tenevano sveglia di notte costringendomi ad incubi dal sapore raccapricciante, è stato stress nella sua più pura delle forme. Non volevo assolutamente ricevere una delusione da questa esperienza, sentivo di non potermi concedere fantasie e rischiare di cadere rovinosamente dalla nuvoletta rosa dei sogni beati in cui mi rifuggivo.
Quante masturbazioni mentali una persona può farsi in un anno? Oh, voi non ne avete la benché minima idea.

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Il nocciolo della questione è che a me ha sempre fatto paura la felicità.
Capirete da soli quanto diviene complicato, in questa prospettiva, decidere di regalarsi una dose infinita di felicità e decidere di farlo utilizzando quanto avessi guadagnato con le vendite del mio libro. Nella mia testa era un pò come se avessi deciso di puntare i piedi a terra contro il destino costringendolo a donarmi quanto meritassi. Almeno per una volta. Al destino tale posizione probabilmente non deve essere piaciuta così tanto se, soltanto nel mio secondo giorno di vacanza, ha deciso che avessi un telefono troppo figo da poter utilizzare in nave e che, di conseguenza, fosse giusto farne dono alla popolazione spagnola. #fanculo

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Questo piccolo imprevisto avrebbe potuto compromettere tutto il mio viaggio ed è inutile fingere che, se non fosse stato per le persone meravigliose che riempiono la mia vita, ci sarebbe riuscito perfettamente; sono bravissima a frignare chiudendomi nella nuvola nera della commiserazione ed il sentirmi nell’occhio del ciclone della sfiga non ha certamente aiutato il mio già labile stato mentale.
Volevo tornare a casa! Temevo non sarei mai riuscita a vivere serenamente i giorni che mi attendevano con quel senso di perdita che mi tormentava, mi sentivo violentata nella costrizione di dire addio a tutto quello di personale fosse contenuto nel telefono.
Eppure sono riuscita a stupire me stessa, e non posso esimermi dal ringraziarmi per averlo fatto.

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Salita su quella nave non sapevo cosa aspettarmi, tutta quella mole di gente con cui condividevo passione e desideri, in realtà, mi spaventava; sarei riuscita a vivermi a pieno la mia esperienza, nonostante tutto?
Ancora una volta la mia ansia costringeva la mia mente a sottovalutarmi, ed ancora una volta le mie compagne di viaggio sono state le mie fatine turchine facendomi capire sin da subito come sarebbe stato il nostro viaggio: una figata!

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E’ stato proprio senza sapere cosa aspettarmi che mi sono trovata a fare il giro del solarium con Kevin che non riusciva a capire dove fosse l’ingresso della Spa, ad abbracciarlo con le mie amiche e fargli fare una foto con il mussillo [dicesi anche bocca a culo] anche se lui la bocca non è proprio che ce l’abbia.

E’ stato per l’orribile maglia con la scritta CIAONE di Deb che Nick, curioso come una scimmia, si è avvicinato a noi al Sail Away Party regalandoci una schiacciatina di amore [e uno scombussolamento di ormoni]. Perchè aldilà delle foto scattate, è stato un momento bellissimo essere noi tre strette [schiacciate dalla folla] tra le sue braccia.

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E’ stata fortuna [o forse il Karma pagato profumatamente con il mio telefono] se la sera del primo party noi ci siamo ritrovate in prima fila senza aver fatto neanche 10 minuti di attesa; è stata la loro dolcezza e la loro disponibilità se quella serata abbiamo riso come se non ci fosse un domani nonostante fossimo schiacciate come delle sardine [forse il cocktail offerto da Nick, la birra da Howie e la vodka dallo staff ha aiutato, ma sono dettagli], è stata la carineria di Leighanne nel fare le foto a bimbominchia come una ragazzina insieme a noi, la pazienza di Brian nello scattare foto e fare video, i calzini orribili di Howie ed il suo tentativo di muoversi in maniera sensuale; è stata la presenza delle migliori amiche che potessi desiderare con me li in quel momento a rendere quella serata esilarante.

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E’ stato grazie ad un bisogno fisiologico se ho potuto stampargli un bacio sulla guancia anche quando era decisamente una roba brutta da guardare vestito da Principessa Leila; è stata l’assenza di neuroni a farmi strofinare la mano sulla guancia per togliere il segno del mio rossetto rosso sul suo viso mentre sorridendo mi diceva di non preoccuparmi. E’ stata la sua dolcezza nel riuscire a darmi un bacio sulla guancia nonostante il marasma di gente gli rendesse complicato passare.

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I ricordi si sovrappongono nella mia mente rendendomi complicato ricordare tutto quello che è successo, è stato tutto così intenso e compresso in un lasso di tempo così breve che giorno e notte si accavallano nella mia mente, si confondono creando un’unica linea temporale scandita dalle emozioni più che dalle lancette dell’orologio.
Tutti i ricordi portano a lui.13256116_10209391463933814_1097103883437920635_n.jpg

Che io sia monotematica sull’argomento credo che ormai lo sappiano anche i muri, e come potrebbe essere diversamente; per quanto io adori i Backstreet Boys come gruppo, per quanto trovi Brian, Alex, Kevin ed Howie degli uomini straordinari, nessuno di loro può anche solo pensare di competere con il biondino che mi ha rubato il cuore quando ancora non avevo idea che un cuore potesse battere così forte da fare male.

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Questo post chilometrico pregno di deliri di una quindicenne forse troppo cresciuta è in realtà per me stessa, per placare la mia pace di dimenticare tutto quello che ho vissuto! Per quanto sia vero quello che dal primo istante non ho smesso di ripetere a chiunque io abbia raccontato quello che ho vissuto, per quanto sia vero che sono sconvolta da me stessa per essere riuscita a vincere le mie paranoie costringendomi a ricordare di avere una voce e di sapere usarla, la verità più intima e nascosta è che non so se riuscirò mai a superare lo stupore che sia accaduto proprio a me. Le cose belle mi fanno paura, le cose belle succedono così raramente che non sono abituata a viverle.

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E’ probabilmente questo il motivo per cui, quando Nick si è avvicinato all’ingresso del Privè dicendo che avrebbe portato dentro tre ragazze, non mi sono stupita neanche un pochino nel vedere che la terza fosse esattamente quella che si era infilata poc’anzi avanti a me. Nella mia mente risuonavano già le note di Ironic di Alanis Morrisette, colonna sonora perfetta del #maiunagioia grosso come una casa che mi era caduto in testa in quel momento, quando la mia mano gelida è stata afferrata da qualcosa di caldo e la sua voce ha ribadito al buttafuori che deve entrare anche lei, solo lei e basta.

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Potrei farmi figa e dire che in fin dei conti lo sapevo che mi avrebbe fatto entrare o che mi sono sentita come in quei film che guardavo da ragazzina in cui la Popstar nota la ragazzina regalandole una notte da sogno…la verità è che quando la sua mano ha preso la mia per farmi entrare in quel privè tutta la razionalità di questo mondo è andata a puttane e il mio unico pensiero era cerca di non piangere, risparmiati questa figuraccia te ne prego. Non avere le mie amiche con me mi ha mandato in panico e non so per quale connessione mentale l’abbraccio di cui avevo bisogno in quel momento l’ho chiesto a lui, forse perché se proprio dovevo morire volevo morire su quella camicia bianca che spero di non aver sporcato di fondotinta. Il problema di fondo è che lui lo sa che tu stai morendo e si diverte troppo a farti morire lentamente, non so dare altra spiegazione al modo in cui mi ha stretta in quell’abbraccio, al modo in cui mi ha riempita di bacini il viso mentre io cercavo di ricordare come si facesse a respirare evitando di fare facce da pesce lesso.

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Il vero dramma è che lui ti fissa negli occhi quando ti parla, ed è così che mentre mi chiedeva conferma del fatto che io fossi italiana, tenendo il viso ad una distanza troppo pericolosa per i miei ormoni, io pensavo che avrei dovuto sistemare le mie sopracciglia che erano decisamente un disastro in quel momento.
Mai nella vita avrei sognato di parlargli, ma parlargli davvero; di ritrovarmi a scherzare sulla sua età e sul suo sentirsi così giovane da poter essere un One Direction; mai avrei immaginato di percularlo per la sua poca conoscenza geografica e di raccontargli candidamente che per regalarmi questa esperienza sono rimasta praticamente al verde; mai avrei immaginato di parlargli di suo figlio e osservare i suoi occhi alle mie parole. Mai avrei immaginato di ricevere così tanti abbracci da sentirmi sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente [si chiama amore adolescenziale] come se di colpo il mondo intorno a me avesse perso tutti i colori, come se l’unica cosa ad avere senso fosse la sua voce. Ed io odio la sua voce.8726514

Tutte abbiamo bisogno di sentici speciali, c’è poco da girarci intorno, ed il modo in cui lui riesce a regalarti quell’illusione è un qualcosa difficile da spiegare a parole.
Me lo ha dimostrato ancora una volta la mattina successiva [sarebbe più corretto parlare di poche ore dopo] quando, dopo che l’ho abbracciato stile koala, prima che potessi sporcargli la guancia di rossetto rosso come mio solito ha anticipato i miei movimenti con un bacio morbido e lento all’angolo della bocca. Sia chiaro, probabilmente è stata la mia mente a regalarmi tutta la scena come se fossi finita in una sorta di filmato slow motion in cui le mie connessioni mentali erano praticamente azzerate, oppure la sensazione di vivere a rallentatore mi ha salvato dal perdere il famoso battito di cuore come accade nelle migliori fan fiction. Insomma, se già volevo morire, quando mi ha sussurrato all’orecchio “It’s nice to see you again!” sarei rimasta abbracciata come stavo e avrei iniziato a frignare come una bimba piccola a cui hanno regalato la casa delle Barbie più figa dell’intero universo.

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Ed è esattamente senza capire nulla che mi sono messa in posa per quella che sarebbe stata la foto ufficiale dell’intera crociera, dopo aver dormito mezz’ora la notte precedente e con i capelli non propriamente puliti perché l’acqua della nave non va molto d’accordo con i capelli ricci; è così che mi sono appena accorta che stava cercando di spostare i capelli dal mio viso per regalarmi una foto che non smetterà mai di farmi sorridere ogni qual volta i miei occhi cadranno su di essa.

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E’ irrazionale, privo di qualsiasi logica o buon senso, quello scontro di emozioni che avviene nella mia essenza quando le sua braccia si stringono intorno al mio corpo; per una frazione di secondo mi consento di sognare, per una frazione di secondo mi cullo nell’illusione di un’effimera felicità, per un istante dal sapore infinito mi lascio rapire dall’illusione che se il mondo dovesse finire in quel preciso istante io mi sentirei a casa.

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Tornare alla vita reale non è mai stato così difficile, eppure forse è proprio questo contrasto tra sogno e realtà a rendere tutto così magico ogni volta; è questo il motivo per cui, quando durante il concerto hanno cantato le canzoni che ascoltavo da bambina fantasticando su come un giorno avrei incontrato Nick Carter, non sono riuscita a trattenere l’emozione e ho lasciato che le lacrime rigassero il mio viso lasciandomi travolgere, senza alcuna protezione sentimentale, dalla scarica emotiva che mi ha scosso il cuore. Guardarsi intorno e vedere le stesse emozioni colorare i volti di chi gremiva il teatro mi ha fatto sentire meno sola, meno pazza in questo viaggio eccezionale che è la vita di una fan di un gruppo che sta insieme da 23 anni e che, ormai, è parte essenziale della mia vita.

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You think you know, but you have No idea. 

Pensieri Sparsi

I open my eyes!


L’uomo ha due occhi per vedere, la donna ha due occhi per essere guardata.

E a quanto pare anche io potrò essere guardata senza più nulla a schermare i miei occhi. In questo mio piccolo spazio ho raccontato dell’intervento all’occhio e della finta accettazione del fatto che non mi sarei mai liberata dei miei compagni di vita, ho condiviso con voi le mie ansie nell’affrontare quel momento che aspettavo da tutta una vita! È proprio per questo motivo che, con un incredulo sorriso, mi ritrovo qui stasera a digitare queste mie parole nella speranza di fissarle bene nella mia stessa mente; perché quando una cosa la desideri da un tempo così lontano fai davvero fatica a credere che possa essere accaduta davvero.  

Adesso mi da la gradazione per gli occhiali nuovi?

Non ti servono gli occhiali ❤️

Posso essere felice? Direi proprio di sì ✌🏻️

Pensieri Sparsi

Ciao ciao, 2015!


Quando un anno praticamente perfetto sta volgendo al termine e le premesse per quello che deve arrivare sono tutt’altro che  rosee è davvero difficile trovare qualcosa per cui festeggiare la notte di Capodanno; il 2014 era stato un anno talmente carico di emozioni e piacevoli avvenimenti che lo scorrere lento delle ultime ore della sua ultima giornata le ho trascorse ripetendo come una litania la stessa frase: non voglio che finisca!
Le mie speranze per questo 2015 ormai giunto al termine erano praticamente nulle: avrei compiuto 30 anni, non sarebbe stato un anno Back, molto presto il mio gruppo di amici avrebbe subito dei cambiamenti e troppi pochi eventi riempivano la mia agenda!
Sarebbe stato un disastro, ne ero sicura…eppure alla fine non è andata proprio così!

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Il bello della vita è che quando meno te lo aspetti sceglie di sorprenderti, prende le carte che hai in mano e le sconvolge regalandoti una nuova giocata, a volte più fortunata altre un po’ meno ma sempre completamente diversa da come l’avevi immaginata!
Questo 2015 è stato esattamente così e avrei dovuto capirlo dal primo giorno dell’anno quando, mentre, ero in fila per prendere delle patatine ho letto del primo cambio di rotta di questo anno: dopo tutto non sarebbe stato totalmente un anno non Back!

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Penserete che come prima reazione nell’apprendere che avrei beccato i Backstreet Boys a Londra, viaggio appena prenotato per celebrare al meglio i miei 30 anni, io abbia fatto i salti di gioia e ringraziato il fato magnanimo per questo inaspettato regalo! Nulla di più sbagliato!
Per quanto avessi adorato il sentigli cantare per me Happy Birthday lo scorso anno, il mio odio per gli imprevisti non mi ha lasciato gioire a pieno di questo inaspettato regalo: chi li aveva invitati anche quest’anno al mio compleanno? In fondo, capitemi, era il mio compleanno sarei dovuta essere io la protagonista del weekend, non loro eh!

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Eppure, nonostante le mille mila paranoie che hanno accompagnato le settimane precedenti alla partenza, il viaggio a Londra per i miei 30 anni è sicuramente uno dei ricordi che serbo con più tenerezza…e loro sono stati la ciliegina sulla torta o, per meglio dire, sui cupcakes della serata pop trash che io e le mie amiche ci siamo regalate per accogliere il mio ingresso negli -enta.
Cosa c’è di meglio di sentirsi ragazzina in momenti come questi? Assolutamente nulla!11081363_10206195633320046_6309600204601367040_n

E questa era solo la premessa…
In fin dei conti, quello di Londra era l’unico viaggio che avevo in programma a dicembre dello scorso anno! Ho sfogliato il mio album su Facebook dedicato a questo anno ormai finito [voi non potete saperlo ma tra la mia ossessione nel fotografare tutto e la mia paura di dimenticare le cose che vivo, ogni anno è catalogato a mo’ di promemoria del mio vissuto in uno specifico album sul mio profilo Facebook, con tanto di data e luogo in cui è stata scattata la foto] e, guardando tutti i posti in cui sono state scattate le varie foto, ho sorriso alla sensazione di staticità che mi attanagliava pensando al 2015 che doveva arrivare!

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Il 2015 è stato l’anno dei viaggi: Londra, Praga, ancora Londra e, infine, Parigi; l’anno dei consueti weekend a Como e del Salone del Mobile di Milano, dell’estate in Puglia e in Liguria, del weekend sulla neve e del Museo di Barbie, della mansarda ad attendermi ad Ostia! L’anno degli infiniti weekend romani, del cibo spazzatura e la distruzione di Dirty Dancing️.

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Il 2015 è stato l’anno dei concerti: Backstreet Boys (seppure solo per venti minuti), Ligabue, Lindsey Stirling, Tiziano Ferro, Robbie Williams, Jovanotti e i Linkin Park. L’anno della trottolina in giro per l’Italia che prenota tutto troppo ravvicinate e si ritrova , puntualmente, a fare delle vere e proprie maratone.

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Il 2015 è stato l’anno del mio Eclisse e delle soddisfazioni che mi ha regalato; della gratitudine immensa verso chi ha creduto in me ancor prima che iniziassi a farlo io, verso chi ha dato fiducia alle mie parole e verso chi le mie parole non le ha gradite ricordandomi che nella vita non posso piacere a tutti, in fin dei conti non tutti possono avere buon gusto!

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Il 2015 è stato l’anno del “adesso voglio sentire un urlo!”; del calcio in culo quando per troppa razionalità e paura ho rischiato di rinunciare ad una cosa a cui tenevo tanto; del pianto di gioia attaccata ad un telefono quando tutte le difese sono crollate e l’emozione prende il sopravvento. L’anno in cui lo stupore di sapere che qualcuno avrebbe fatto qualcosa per me solo per il gusto di vedermi felice mi ha scaldato il cuore.

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Il 2015 è stato l’anno delle amicizie: quelle che giorno dopo giorno sono divenute indispensabili certezze, quelle assopite ma mai dimenticate, quelle riscoperte come una piacevole sorpresa, quelle che ti ricordano che non sei sola, quelle giunte al termine dopo 10 anni, quelle messe in discussione che ti fanno piangere come una cretina chiedendoti in cosa sei sbagliata. È stato l’anno della consapevolezza che ho scelto di avere intorno persone che mi capiscono, e che, quando non lo fanno, mi accettano così come sono.

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Il 2015 è stato l’anno in cui questo spazio virtuale ha preso vita e io ho ritrovato il piacere di mettere nero su bianco i miei pensieri, di non vergognarmi delle parole confuse che chiedono di trovare una collocazione, delle opinioni che non riesco a tacere, delle ansie che chiedono di essere ascoltate.

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Il 2015 è stato l’anno dell’operazione al mio occhio troppo pigro per guardare il mondo; l’anno in cui mi sono ricordata che da sola funziono alla grande ma non per questo devo fare tutto in solitudine.

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Il 2015 è stato un anno di cambiamenti: alcuni grandi e visibili, altri impercettibili ma fondamentali. È stato un anno di quelli che un po’ ti deludono, un po’ ti confondono, un po’ ti regalano sorrisi inaspettati e lacrime di gioia; uno di quegli anni colmo di momenti da fotografare e ricordare.

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Anche per quest’anno il mio principe azzurro deve aver smarrito la giusta via [dovevo chiedere a Babbo Natale di regalargli un navigatore nuovo, maledizione] e al suo posto sono arrivate delle fatine {lucciole poteva essere frainteso} che hanno illuminato anche i miei giorni più bui regalandomi un sorriso, che hanno combattuto contro i miei silenzi e distrutto i muri che nei giorni di pioggia sono brava ad indossare, che, proprio in quei giorni lì, hanno aperto il proprio ombrello offrendomi un passaggio finché non tornassi a vedere il sole.

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Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!

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Ma davvero qualcuno ha letto tutto questo papiro?

 

Pensieri Sparsi

Va tuttooooo bene!


Ve ne avevo parlato qualche giorno fa, stamane ho subito l’operazione all’occhio per curare l’ipermetropia; con me siete sempre così carini e teneri che, esattamente come avrei fatto con degli amici, sento il bisogno di dirvi come è andata! Mi piacerebbe dirvi che, da brava donna coraggio, io abbia affrontato il tutto a testa alta; la verità è che stanotte non ho chiuso occhio al pensiero di un raggio laser brucia roba cattiva. So bene che dal punto di vista medico non è andata proprio così, ma vi ricordo che io sono convinta di avere gli esserino di Esplorando il corpo umano nell’organismo quindi perdonatemi la licenza poetica.  

Insomma, tra l’ansia che avevo, l’attesa e il tizio che ha subito l’operazione prima di me che è uscito dalla sala operatoria triste e lacrimante manco lo avessero riempito di botte, diciamo che se mi fossi alzata per andare al patibolo avrei percorso la strada fino alla saletta preparatoria con più allegria. Certo la strafottenza di avrebbe dovuto sostenermi non mi ha di certo giovato, eppure anche in questo caso ho imparato qualcosa e, nonostante gli scenari apocalittici della mia testa, l’intervento è andato bene! Domani ho i primi controlli e magari riesco anche a capire quanto sia realmente migliorata [ansia ne abbiamo?].  

Gli occhialoni neri anche in casa, in fondo, fanno molto diva, no?

Grazie ancora per la vostra carineria ❤️

Pensieri Sparsi

Mezzo pieno…mezzo vuoto!


Provate ad immaginarvi legati su un vagoncino delle montagne russe ed essere costretti a girare in loop senza possibilità di scendere…benvenuti nel mio mondo emozionaleIl moto altalenante del mio stesso umore riesce a spiazzare anche me, rendendo complicato condividere con i pensieri e le emozioni che affollano la mia mente, un caos di rumori e sensazioni che condizionano le mia esistenza.
È così che mi ritrovo seduta immobile ad osservare questo bicchiere a metà a domandarmi,con fare impertinente, se lo vedo mezzo pieno o mezzo vuoto! È così che, indecisa sul da farsi, metto a tacere le mie emozioni; non i miei pensieri, a quelli non ho ancora capito come togliere la voce.

Ho ricevuto la telefonata che stavo aspettando! Sto metabolizzando la risposta.
Sto osservando la mia parte razionale lottare ferocemente con la mia parte emotiva per riuscire a prendere il controllo della situazione!
Una lotta tra gioia e tristezza su chi deve prendere il  mio joystick emozionale e nominarsi comandate delle mie sensazioni, padrone del mio umore.

Sapevo che non sarebbe mai successo, lo sapevo quando ancora ero una bambina e puntualmente speravo fosse la volta buona! Sapevo che non dovevo aggrapparmi a quella flebile speranza, eppure forse l’idea di togliere quel filtro tra me e il mondo che osservo non mi spiaceva poi così tanto.
Avevo smesso di vedermi come la bambina strana con gli occhiali sempre un po’ troppo grandi, avevo smesso di vedermi come quella nata un po’ difettata…poi però un po’ ci ho sperato di non esserlo davvero.

Il bicchiere resta a metà: mezzo pieno e mezzo vuoto.
Io resto difettata, magari lo sarò un pò meno…