Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Missing…


L’ultima persona a cui ho confidato di aver bisogno di un abbraccio era uno sconosciuto. Ha sorriso, fissandomi un istante tra il divertito e l’intenerito, e ha stretto le sue braccia intorno al mio corpo riempiendomi il viso di baci appena sfiorati. Non credo avesse idea dell’importanza di quel gesto, dettato probabilmente dalla troppa RedBull ingerita quella notte, eppure il suo sorriso mentre i suoi occhi fissi nei miei mi facevano lentamente morire era riuscito a scaldarmi il cuore come non accadeva da secoli ormai.
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Un istante prima ero in preda ad un panico che temevo non sarei stata in grado di gestire.
Un istante dopo avrei voluto il mondo smettesse di girare lasciandomi tra le braccia di quello sconosciuto.
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Non so perché questa notte la mia mente abbia deciso di farmi rivivere in loop quel millesimo di secondo in cui mi sono sentita fragile e vulnerabile, totalmente in balia delle mie emozioni, pienamente succube di una felicità di quelle che neanche utilizzando tutto il vocabolario riesci a spiegare a parole; non ho idea del motivo per cui adesso che tutto mi sembra così lontano e infantile mi sia venuto quel momento in cui, forse dopo troppo tempo, non mi sono sentita invisibile.
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It’s nice to see you again!
I need to see you again!
Pensieri Sparsi

Essere amiche a 30 anni.


Il seguente post l’ho letto ieri su Facebook, era stato condiviso da uno dei miei contatti e il titolo difficilmente poteva sfuggire ai miei occhi; l’ho letto di un sol fiato lasciandomi emozionare parola dopo parola mentre i volti delle mie amiche si susseguivano nella mie mente.

Ho deciso di riproporlo qui, perchè trovo giusto che sia letto, ma sopratutto come dedica alle mie amiche trentenni.

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L’amicizia è una cosa bellissima, a qualsiasi età, ma a trent’anni, forse, lo è ancora di più. Le amiche a trent’anni le hai scelte da tempo e, nel tempo, hai anche avuto modo di capire che alcune di loro sono delle grandissime stronze. Che alcune amiche le perdi per strada ma, ora lo sai, di sicuro quelle non erano buone amiche. Le amiche a trent’anni fanno quello che facevano quando avevano vent’anni, solo che ora c’è anche il lavoro, un marito, un figlio che assorbono le energie di tutte queste amiche, tenendole lontane per un po’. Ad incastrare gli impegni di tutte ci vuole una pazienza e una determinazione che a vent’anni ti dava fastidio solo il pensiero e per organizzare un aperitivo di mezz’ora, in media a trent’anni, ci si impiegano dai dieci ai quindici giorni. A volte anche un mese.

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A trent’anni con le amiche, la sera, ti vedi “prestino, perché poi devo tornare a casa, ché domani mattina la sveglia suona presto” e quando guardi il barman non pensi più alla storia di passione che potresti avere con lui sotto al bancone, ti auguri solamente che non ti metta alcol scadente nel cocktail: “Altrimenti domani di sicuro mi sveglio con un mal di testa pazzesco”.

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Le amiche a trent’anni non si vestono più tutte uguali. La regola del tacco, tutte o nessuna, non vale più. Ognuna si sente libera di uscire vestita come vuole, di affermare se stessa, risplendendo della bellezza di un gruppo di donne che hanno imparato ad amare tutto le une delle altre. Anche quegli orribili sandali con la zeppa sì, anche quelli. Gli uomini, per le amiche a trent’anni, di solito sono quasi tutti sposati, separati, divorziati, ex qualcosa (o di qualcuno) insomma, ma allergici ai legami proprio come quando avevano vent’anni. I problemi, invece, sono sempre gli stessi con l’aggiunta della comparsa delle prime rughe. E dei primi capelli bianchi. Poi c’è la cellulite che va sempre di moda, quella che già c’era a vent’anni e che ci sarà, di certo, pure a quaranta.

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C’è che prima non ti struccavi nemmeno, prima di infilarti nel letto alle quattro di notte e ora invece state lì a parlare per ore di routine serale e dei benefici del tonico utilizzato sempre dopo il latte detergente. C’è che prima andavate a ballare tutte le sere e ora, al massimo, tre volte all’anno. C’è che prima ci si vedeva sempre e solo nel locale più frequentato del momento e ora va bene tutto, purché la musica non sia troppo alta altrimenti non possiamo parlare in pace. C’è che tra amiche, a trent’anni, si può confessare di preferire il divano e la tv, per una sera almeno, trovando pure una discreta comprensione da parte delle altre.

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Le amiche a trent’anni lo sanno che quella tua mania di controllo, in realtà, è solo bisogno di essere amate. E lo capiscono. Sanno che sei stata illusa, tradita, ferita ma anche che hai tutte le carte in regola per rialzarti da sola. Mentre loro ti stanno vicino. Ed è solo questa parte della storia che ti ricorderanno quando, per l’ennesima volta, avrai bisogno di rimetterti in piedi. Sanno che ce la stai mettendo tutta per essere felice, per raggiungere i tuoi obiettivi, fare carriera oppure no, un figlio oppure no, una vita coniugale felice oppure no. Sanno che la vita può prendere pieghe inattese e che la capacità di reagire, nel bene e nel male, è la cosa più importante.

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Soprattutto le amiche a trent’anni sanno che non è mai o tutto bianco o tutto nero, per questo sanno anche che tu, come loro, hai bisogno adesso più che mai di un’amica che ti asciughi le lacrime e esulti dei tuoi successi. Sanno che avere accanto qualcuno è una scelta e si sentono fortunate ad essere state scelte da voi.

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Le amiche a trent’anni sono donne consapevoli di loro stesse, quasi sempre almeno, consapevoli del fatto che, a qualsiasi età, un’amica saprà dirti sempre: “E se andrà male, la supereremo insieme. Anche questa”.

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(Questo post è apparso per la prima volta su C’era una vodka e ora c’è una mamma che ha bisogno di un drink)

Pensieri Sparsi

Oggi mi sono svegliata picciosa.


Non alzate gli occhi al cielo, mica solo ai bambini è concesso di fare i picci?
Certo, dire che a 30 anni [si va beh, 31 anni] uno abbia voglia di battere i piedi a terra e urlare fino a sentire la gola bruciare non è propriamente carino, affermare di aver voglia di mettersi in un angolo e frignare per qualsiasi motivo solo per il gusto di farlo, forse, non è propriamente maturo, ammettere di provare fastidio al solo suono della voce del prossimo per il semplice motivo che costui senta il bisogno di rivolgermi la parola non è un atteggiamento educato.

Confessare di voler fare i capricci come una bambina piccola non è decisamente carino…ma sti cazzi dove ce lo mettiamo?
Probabilmente dopo aver passato la notte a sognare che con la faccia colorata di rosa shocking e glitter passo il tempo a fare selfie con due dei Backstreet Boys mentre vomito arcobaleni, forse [ma giusto forse, eh] potrebbe essere un chiaro segnale del carico di stress misto ad ansia che mi porto addosso da un pochino di tempo a questa parte.

Che poi, a pensarci giusto un attimino, ancora mi va bene di non aver sognato di rincorrere Pokemon come se non ci fosse un domani visto che ieri, per vincere la noia serale, ho deciso che il mio letto fosse il luogo adatto per canalizzare questi piccoli mostricciattoli colorati che, di conseguenza, sono stati l’ultima cosa su cui ho posato i miei occhi.

Questo è un post piccioso, di una persona picciosa.

Pensieri Sparsi

A.A.A. Cercasi Felicity Smoak


Che la vita non sia un telefilm l’ho capito da troppo tempo ormai e, per quanto ancora io non abbia superato il trauma e la delusione di questa scoperta, mi sono rassegnata ad accettare la triste verità per cui mi ritrovo costretta a vivere in questa mesta realtà priva di vampiri, lupi mannari o ibridi, mi sono rassegnata a non essere salvata da un miliardario amante del tiro con l’arco, rassegnata a non essere operata da un modello di Abercrombie e a vedere la mia casa bruciare tra le fiamme in attesa dei pompieri della 51. Niente incantesimi da formulare, nessun metaumano a movimentarmi la giornata in ufficio, nessuna cameriera sciroccata che mi fa pessime battute sulla salute della propria vagina. Nessuna feste in piscina in ville Californiane stile Marissa Cooper ne delle passeggiate su e giù in Limousine tra le strade dell’Upper East Side.

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Nessuna voce fuori campo che narra con enfasi i miei movimenti dando voce ai miei pensieri più nascosti; oh maledizione: ho sempre desiderato una voce fuori campo che donasse spessore alle azioni più banali rendendomi di colpo protagonista della scena.

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Come ogni qualvolta i pensieri diventano troppo pensanti, le dita battono convulsive sulla tastiera dando sfogo alla confusione che la scuote dall’interno. Non è tristezza, neanche malinconia, la semplice certezza che solo laddove nessuno davvero la conosce riesce ad essere se stessa smorza il sorriso sul suo viso. Solo in quello spazio solitario…

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Ok, lo ammetto: la mia voce fuori campo sarebbe tendenzialmente deprimente forse e le sue parole troverebbero adatto accompagnamento nelle nostalgiche melodie di un pianoforte in lontananza. Soprattutto in giornate come questa.

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Il punto della questione è semplice, l’ho già detto e lo ripeto: la vita non è un telefilm ma il vero problema è che le aspettative che questi episodi di 40 minuti hanno lasciato in eredità alla nostra mente sono decisamente troppo elevate!

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Per quanto io sia consapevole che se malauguratamente dovessi finire in ospedale posso già ritenermi fortunata se ne esco viva non riesco a non sperare che un giorno varcata la soglia del pronto soccorso io possa incontrare il mio Dottor Stranamore; per quanto io mi sia rassegnata che a voglia di strizzare gli occhi, muovere le mani, schioccare le dita o storcere il naso non ci sarà nessuna esplosione, il tempo non si bloccherà di colpo, il telecomando troppo lontano dal divano non comparirà magicamente nella mia mano, Nick Carter non si innamorerà mai di me… non credo di essere pronta a smettere di provarci.

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Ma è sulle piccole cose di ogni giorno che sento di essere stata ingannata maggiormente dalle serie TV. Non mi riferisco al vicino di casa strafigo o al capo estremamente stronzo che nasconde la sua profonda bontà dietro atteggiamenti tirannici solo per vederti finalmente, e con uno sguardo di soddisfazione, prendere il volo da sola; no, non mi riferisco a quegli sciocchi incidenti giornalieri che hanno il solo scopo di farmi capire in maniera irriverente importanti lezioni di vita.

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Mi riferisco a quelle cose molto più banali e pratiche.
Ad esempio: tutti abbiamo quell’amico/conoscente/collega che si vanta di essere un genio del computer e magari, per i livelli medio bassi di chi ha intorno, nel suo piccolo potrebbe essere pure vero; la verità è che noi siamo abituati a personaggi come la biondina occhialuta che con una serie di tap tap a velocità elevata sulla tastiera fa delle vere e proprie magie geolocalizzando un perfetto sconosciuto mediante una scansione facciale fatta ad una foto che per definirla nitida serve molto più che una fervida immaginazione.

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Cosa sarebbe mai per lei:
Scaricare quell’allegato che sembra essere rimasto incastrato nella rete?Convertire un documento in formati vari ed eventuali?
Recuperare foto da un telefono che sembrano essere perdute per sempre?
Impostare un file in modo che faccia le più banali operazioni consentite dal programma utilizzato?
Scattare una foto ad un documento in modo tale che esso appaia quanto meno leggibile?
Risolvere quel problemuccio informatico a cui non riuscite a venirne a capo da sole?

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Sono tutti bravissimi ad utilizzare il computer/telefono/aggeggio tecnologico random fino a quando non avete bisogno di aiuto voi. Sto ancora cercando di capire se sono semplicemente sfigata ad avere sempre problematiche tecnologiche che richiederebbero l’intervento di Felicity Smoak e il supporto tecnico di suo padre o semplicemente dietro alle chiacchiere c’è sempre e solo tanta fuffa.

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Fatto sta che, per quanto non sia bionda e non abbia rubato il cuore di un miliardario tutto addominali con la passione del turo con l’arco, probabilmente a causa degli occhiali che ancora mi ostino a portare quando sono al computer, per il mio istinto nerd e la mia poca pazienza per la risoluzione dei problemi per mano di altri, in breve tempo sono passata dalla ricerca della mia Felicity Smoak personale alla sua impersonificazione. Se tutto va bene, siamo rovinati.

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Se la vita fosse un telefilm prima o poi Oliver Queen mi chiederebbe di scaricargli un allegato che per qualche ragione mistica non vuole saperne di trasferirsi sul suo computer o di fargli un complicatissimo aggiornamento all’iPhone appena comprato…e si innamorerebbe di me. Passerei la giornata a fingere di lavorare e la nottata a contare i suoi addominali; indosserei vestiti fighissimi e avrei i capelli sempre perfetti senza dovermi preoccupare della lucidità della mia pelle quando la temperatura supera i 30 gradi e il tragitto auto-ufficio ha provato la mia capacità atletica alimentando il primo vaffanculo della giornata.

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La vita non è un telefilm, eh?

Pensieri Sparsi

La pioggia di notte dovrebbe essere illegale!


Piove! Anzi no, il termine giusto sarebbe diluvia; vi sembra una cosa carina da farsi a quest’ora? E mica sei sotto l’acqua a bagnarti [cosa che potrebbe avere anche delle sfumature affascinanti] direte voi, in realtà sono a letto cercando di rilassarmi e non riesco a trovare simpatico il sentire di essere finita nell’occhio del ciclone! 

Sto esagerando? Ovvio, sono donna e odio la pioggia e il vento; detesto i fulmini che illuminano a festa il cielo mandando in tilt qualche centralina Enel [giusto per restare in tema con questi giorni] e lasciandomi al buio!  

La verità è che odio il buio e il rumore inquietante della pioggia! Non dormirò e…domani meglio non parlarmi!

Pensieri Sparsi

/em•pa•tì•a/


Ci sono parole che hanno un non so che di affascinante già dal suono con cui vengono pronunciate, dal modo in cui le labbra si schiudono e la lingua si muove per dare origine alla vibrazione che genererà quel suono specifico.
Amo il suono di alcune parole, quelle buffe e ridondanti così come quelle la cui pronuncia possiede il fascino intrinseco del proprio significato.

Sono sempre stata una persona empatica, forse più che simpatica.
Il concetto secondo cui alcune persone riescono ad entrare in sintonia con le altre con più facilità riuscendo a capire meglio sensazioni ed emozioni altrui l’ho compreso benissimo sin da ragazzina vivendolo sulla mia pelle; seppur non conoscessi il termine giusto per definire quella capacità di connessione con le persone che si sentivano quasi in dovere di raccontarmi gioie e dolori della propria vita e  non riuscissi a spiegarmi le motivazioni per cui, anche perfetti sconosciuti, sentissero il bisogno di sfogarsi con me, comprendevo a pieno come funzionasse la cosa.

Non ho mai capito fino in fondo cosa spingesse le persone ad aprirsi con me, a mostrarmi quel mondo che tenevano nascosto ai più, forse i lineamenti del mio viso e la mia voce delicata, forse l’idea illusoria che molte persone avevano costruito intorno a me, forse la mia capacità di ascoltare anche quando vorrei essere km lontani [non ho mai affermato di essere davvero una persona stupenda]…davvero non ne ho la più pallida idea.Ancor meno riesco a comprendere, a voler essere sincera, è la tremenda difficoltà a trovare una qualità come l’empatia nelle persone che ci circondano; tutti si sforzano di essere simpatici, pochi di essere empatici, molti non ne colgono neppure la differenza.
Questa non vuole essere una lamentela, non proprio almeno, solo una mera constatazione.
Non dimentichiamo che è lunedì, è autunno, sono donna e i pensieri random sono la mia specialità.Empatia: capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore.
La capacità di comprendere questi stati d’animo non implica, allo stesso tempo, l’abilità di rapportarsi con gli stessi; insomma, non è una grande scoperta sottolineare l’esistenza di persone capaci di rapportarsi con il prossimo quando questo esprime mera felicità e di persone che, invece, sembrano capaci di farlo solo quando percepiscono nell’altro un’aurea pregna del colore tetro della tristezza.Tutti abbiamo quell’amico perfetto da chiamare quando ci sentiamo pronti a finire sotto un treno, lo stesso che, però, diventerà assente e irritabile quando finalmente la ruota della fortuna inizia a girare bene dalla nostra parte; quello che si sentirà in diritto di criticare le nostre scelte, gettare fango sulla nostra strada semplicemente per il bisogno di riuscire a trovare la sua giusta connessione con noi, quella fatta di compassione e tristezza, di fittizi pensieri di speranze vane e gelati virtuali da condividere a telefono.Tutti abbiamo quell’amica che proprio non riesce a capire come prenderci quando ci svegliamo con la luna storta, quella perfetta da chiamare quando il nostro umore è alle stelle, la stessa da cui sfuggire come dalla peste quando ci alziamo dal letto con il piede storto. Quella che osserva da lontano la nuvola nera che ci avvolge e scappa via prima di essere risucchiata dal vortice nero dei brutti pensieri o quella che, per quanto ci provi, proprio non riesce a ricordarsi come era entrare nel tuo mondo quando eri tu a chiuderle le porte in faccia, quando i silenzi prendono il posto delle parole e i pensieri sembrano sfuggire dal tuo controllo.Non tutti abbiamo quell’amica che, nonostante quella porta chiusa, nei suoi mille modi sbagliati e irritanti, continua a bussare chiedendo di entrare; quella che cerca le scorciatoie anche quando tu gli hai minato tutte le strade possibili. Non tutti abbiamo quella che, al diavolo le definizioni e i pugni in pieno viso, nonostante tutto continua a provarci anche quando sei talmente odiosa da irritare anche te stessa; quella che prenderesti a pugni semplicemente perché hai sognato che ti ha indispettito durante la notte, quella che siamo noi, e io ci credo.Io ce l’ho, quella a cui rendo la vita più difficile di tutti e che peggio sa relazionarsi a me quando non è giornata. Un modo strano e perverso per scegliersi la migliore amica, non trovate? Un modo strano, questo post lungo e contorto, per dirle ti voglio bene.Cause you’re the salt to my pepper
You’re the moon to my sun
We’re like Batman and Robin
When we’re out having fun
And we’re gonna be together
Till we’re old and grey.

[Solo citazioni colte per noi]