Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 4


Sto iniziando a sentirmi come un superstite su un’isola deserta con questo conteggio dei giorni. Sono passati 4 giorni da quando la mia barca è affondata, mio padre ha usato la sua pistola per uccidere se stesso e l’unico membro dell’equipaggio che si era salvato per consentire a me di sopravvivere con le poche scorte di cibo a noi rimaste….ah no, quello era Oliver Queen, mi sto confondendo!?!

Ammetto che oggi è una di quelle giornate in cui potrei racchiudere tutto il mio stato d’animo con un enorme: non mi va. Non mi va di essere a lavoro, eppure ci sono; non mi va parlare con la gente, eppure ci parlo; non mi va non mi va di muovermi, eppure non ho ancora le radici; non mi va di sorridere e…no quello oggi non lo faccio.

Non mi va poi così tanto di rispondere a delle domande, un quesito, una curiosità, oggi eppure sono dinanzi al mio iPad a digitare questi pensieri sconnessi perchè non è poi così difficile mantenere un impegno. Bugiarda.

Giorno 4 – Scrivi di qualcuno che ti ispira.

Se avessi risposto a questa domanda intorno ai 10 anni quasi sicuramente avrei risposto: Sailor Moon. Non giudicatemi eh, ero una bambina eppure avevo le idee molto chiare. Di base Bunny era una ragazzetta che non aveva molta voglia di studiare [ok, in questo eravamo decisamente diverse] che, senza sapere bene nè come e nè perchè, combatteva indossando una gonnellina cortissima e un fighissimo diadema contro dei mostri più idioti che cattivi. Aveva un fidanzato più grande, Marzio, stronzetto quanto basta e figo da morire, che, per non farsi mancare nulla, combatteva i cattivi lanciando rose e indossando mantello e cilindro. Non dimentichiamo una cosa, oserei dire, fondamentale: Bunny, in realtà, era in realtà la reincarnazione della Principessa Serenity e il bel Marzio altri non è che la reincarnazione del suo amato Principe Endymion.

Insomma da ragazzina scansafatiche a Principessa nel giro di una serie televisiva; come potevo non esserne ispirata?


Crescendo ho abbandonato l’idea di farmi ispirare da una combattente che veste alla marinara, per rivolgere le miei ispirazioni verso ben altri lidi. Per quanto i miei natali non fossero stati così generosi, ad un certo punto del mio periodo universitario, la mia musa ispiratrice era una soltanto: Paris Hilton. E’ chiaro che la donna dall’elevato quoziente intellettivo mi ha sempre ispirato.

Mentre io mi barcamenavo nella mia vita fatta di professori che ritenevano che le donne non potessero essere architetti, autocad e i suoi errori irreversibili e ragazzetti che si ostinavano ad inviarmi rose nonostante i chiari rifiuti, osservavo la vita della ricca ereditiera chiedendomi: perchè non sono una Hilton? Non avevo chiesto poi così tanto alla vita, eh: una vita da ricca ereditiera io la meritavo davvero. E invece della ricca ereditiera avevo preso solo lo stile di vita al suono di: se sei felice vestiti di rosa [Confessioni di un’ereditiera ben spiegava il decalogo della vita da ereditiera,eh] e i capelli biondi [che a riguardarli adesso mi domando: ma cosa mi raccontava la testa?].

Fortunatamente sono cresciuta e, per quanto ancora aspetto la telefonata di papà Hilton che mi comunica che hanno sbagliato a darmi in adozione e c’è parte della mia legittima eredità ad attendermi, ho capito finalmente chi sono le persone che davvero mi sono di ispirazione: i miei genitori. E come potrebbe essere diversamente? Vorrei un giorno riuscire ad essere almeno un pò più simile ad entrambi e renderli davvero orgogliosi di me. Vorrei avere la pazienza di mia madre e la sua bontà d’animo, la sua forza nell’affrontare la vita senza portare rancore verso nessuno, la sua gentilezza e la sua dolcezza, il suo modo di stare al mondo riuscendo a fare spazio a chi ne ha più bisogno sempre e comunque anche a costo di dover fare un passo indietro. Vorrei avere la tenacia e la caparbietà di mio padre, riuscire ad avere successo e diventare qualcuno esattamente come ha fatto lui, guadagnarmi il rispetto della gente semplicemente con il mio lavoro, la mia bravura e la mia capacità di risolvere i problemi esattamente come lui, vorrei avere la sua generosità verso chi ne ha bisogno, la sua capacità di tendere la mano verso il prossimo mettendosi sempre un pò in disparte perchè si sa: il bene non si dice, si fa.


Vorrei riuscire a trovare un uomo, quello giusto, che mi ami allo stesso modo in cui mio padre ama mia madre, riuscire a costruire una famiglia, una vita, una mia felicità seguendo i loro insegnamenti, vorrei che i miei figli [se mai dovessi averne eh] un giorno guardandomi provino lo stesso sentimento di profondo amore e ammirazione che riempie i miei occhi quando guardo i miei genitori.


Vorrei, decisamente, essere più simile a loro…anche se fossi una Hilton.


Pensieri Sparsi

Oggi non mi va!


E’ un pò che non scrivo, trascurando i post deliranti figli di giornate decisamente troppo pesanti; è un pò che non mi concedo un momento che sia tutto mio, uno spazio dedicato ai miei pensieri; è come se avessi deciso [consapevolmente o meno] di tenerli fuori da me per un pò e non ne riesco a capire il motivo. E’ un pò che non mi soffermo sul lato divertente delle cose, che non guardo con ironia e sarcasmo ciò che mi fa storcere il naso. Un pò che non sono me.

Sono alla ricerca del mio posto nel mondo, mi rendo conto giorno dopo giorno di quanto stia diventando una vera e propria esigenza riuscire a trovare la mia collocazione in questa vita che inizia a sfuggirmi di mano.
Da ragazzina sembrava tutto più semplice, tutto più lineare…solo crescendo mi sono accorta di quanto avessi toppato a pensarla in questo modo, di quanto mi fossi concessa di essere superficiale, di quanto avessi idealizzato la mia vita futura basandomi sulle mie presunte capacità come se nulla avesse ostacolato il mio cammino, come se tutto mi fosse dovuto, come se fossi davvero invincibile come immaginavo.

Che crescere sia complicato, un bambino lo capisce nel momento stesso in cui viene messo al mondo. Piange perché sa benissimo che dall’istante stesso in cui ha lasciato il suo porto sicuro tutto non sarà più lo stesso, piange perché sa che dal primo sorrisino che donerà al mondo inizieranno a riversarsi su di lui aspettative e frustrazioni.
Un bambino apre gli occhi al mondo e per un solo brevissimo istante ha una visione completa di cosa la vita gli stia riservando, un battito di ali di farfalla, un sospiro prolungato, e tutta la sua comprensione del grande gioco della vita svanisce; dovrà imparare tutto da capo, tutto da solo.

Oggi non ho voglia di imparare, non ho voglia di capire, forse non ho voglia neanche di pensare.