Pensieri Sparsi

✨Aᥣᥣ ყoᥙ ᥒᥱᥱd ιs ᥲ ρᥲssρort | L.A. 3.0✨


“Sogna, ragazzina. Sogna in grande. Sempre.”

Se potessi, anche solo per un momento, parlare con la me 14enne credo che non mi direi molto altro. Nessun grande spoiler sul futuro insomma, la sola consapevolezza che nessun sogno possa essere troppo grande per essere realizzato.

Quando nel 2011 ho messo per la prima volta piede sul suolo americano ricordo a pieno la sensazione di euforia mista ad un velo di malinconia: chissà se e quando avrei mai più rifatto un viaggio del genere. La me appena ventiseienne non avrebbe mai potuto immaginare quanto l’America sarebbe diventata vicina di li a pochi anni. Perché diciamocela tutta partire per la California per starci appena 4 giorni e mezzo così normale non credo possa essere [Si, sono consapevole del fatto che sono stata a Las Vegas il tempo di due concerti].

Insomma a sto giro avevo una scusa inattaccabile per apporre un altro timbro sul passaporto: il matrimonio di un’amica. Avrei potuto mai mancare?

Dopo aver passato metà anno a raccontare a Raimondo e tutto il mondo che ero stata invitata ad un matrimonio a Los Angeles insieme ad almeno un Backstreet Boys e a mentire all’altra metà del mondo affermando che ma figurati se ci saranno i Backstreet Boys anche se hanno un concerto proprio a Los Angeles il giorno dopo…avevo davvero possibilità di non salire su quell’altro?

La verità è che io quel rapporto l’ho visto nascere dall’inizio, lo avevo intuito anche quando le parole negavano l’evidenza, lo avevo osservato e capito anche quando avevo finto di ignorarlo; ero dall’altra parte del telefono quando l’ansia della proposta più importante della vita aveva sconvolto i piani della persona che meno al mondo avrei immaginato di scoprire così fragile. Potevo davvero non tenere fede all’affermazione il volo lo prendo a qualunque costo esso sia? {si ringrazia Alitalia per avermi messo veramente all prova}.

Vacanze, lavoro e vita si sono piegati al viaggio dell’anno: i 4 giorni in California.

Ok che poi in 4 giorni ci abbia infilato: 1 matrimonio, 2 concerti, 1 meet and greet ed un parco di divertimenti….si chiama capacità organizzative elevata.

Riuscire a partire a sto giro è stato ancor più complicato e problematico delle altre partenze di quest’anno, come se ogni volta staccare qualche giorno dalla quotidianità fosse una sfida contro l’intero universo; credo di aver lavorato fino a qualche istante prima di oltrepassare il gate e salire su quell’aereo che mi avrebbe imprigionata per oltre 13 ore {perché ovviamente è partito con oltre un’ora di ritardo}.

L’aperitivo easy sul terrazzino del favoloso appartamento di Hollywood in cui abbiamo soggiornato ha segnato il vero inizio della vacanza. Quando posso trasferirmi definitivamente in quel l’appartamento? Prima di subito, grazie.

Come in una sorta di pellegrinaggio {si, fa ridere anche a me questa cosa}, la prima tappa non poteva non essere la stella delle mie stelle. Nonostante non fosse la prima volta, è sempre divertente perdere tempo alla ricerca della nuova foto perfetta da condividere sui social.

E nonostante la stanchezza, dopo la cena prematrimoniale, potevamo non scattare qualche foto all’Urban Lamps del Lacma. Grazie Serena per averci fatto da fotografa.

Il giorno del matrimonio è stato un susseguirsi di ansie e frenesia; sia chiaro non siamo rinomate per la nostra puntualità e probabilmente anche le nostre capacità organizzative a sto giro erano proprio ai minimi storici perché altrimenti è difficile spiegare la folle decisione di iniziare a prepararci in sei all’una di pomeriggio dovendo essere fuori casa alle tre e mezza.

La verità è che nessuna di noi aveva voglia di rinunciare a scattare una foto instagrammabile della scritta Hollywood

…o a fare visita alla casa di Brenda e Brendon Walsh

…o ad accendere un lumino fuori la casa di Dylan McKay

…dovevamo pur celebrare il ritorno di Beverly Hills 90201 a modo nostro, o no?

Praticamente Mascia (salvando i nostri portafogli dall’unutile costosità della beauty americana) ha dovuto fare i salti mortali per renderci presentabili: ma che principesse spettacolari eravamo?

Tra il nostro tempismo alla Backstreet’s Time e il traffico di Los Angeles abbiamo rischiato di perdere la cerimonia; grazie al nostro essere fantasticamente italiane ce ne siamo fregate dal diniego dell’organizzatrice e abbiamo preso posto poco prima dell’ingresso degli sposi. Eravamo lì al loro ingresso, questo è quello che conta.

Assistere al matrimonio di un’amica è sempre un’esperienza estremamente emozionante; felicità mista ad una strana malinconia si fondono nell’anima al suono delle loro parole d’amore, il pensiero che quelle dolci promesse siano il preludio di un cambiamento a cui non sai se sei davvero abituata è difficile da tenere lontano. Eravamo salite su delle montagne russe emozionali ma nessuno di noi ancora ne aveva la consapevolezza, eppure l’uscita dei biglietti dall’afterparty che ci ha reso autistiche giusto alla fine della celebrazione doveva essere un buon indizio.

“Siamo le cugine delle sposo…”

“Uhmm…si, piacere…cazzo ma a voi è passata la carta?….oh si, i cugini…ma ci sarà Nick?…Silvia fai conversazione…oddio non ho letto quale Back ci sia…”

Il tempo di alleggerire le nostre carte di credito e siamo tornate ad essere le perfette invitate ad un matrimonio, nei nostri vestiti eleganti, i nostri bicchieri pieni e un sorriso in più. A differenza di quanto si possa pensare questo è stato il momento in cui il nostro stato di fans ha raggiunto il punto più altro del fansometro quella giornata; perché quanto te ne sbatti degli oltre 1000 euro del biglietto aereo per essere al matrimonio di una tua amica la presenza di uno dei Backstreet Boys alla cerimonia può solo accompagnare.

Abbiamo riso e abbiamo pianto, abbiamo brindato e cantato, ballato e brindato, fatto amicizia con gente improbabile che ci ha un po’ deriso quando i riflettori si sono accesi su di noi in quanto fans, ci siamo abbracciate e abbiamo brindato e lasciato che per una volta fosse lui a guardare noi (si ringrazia la madre della sposa per averci capito più di chiunque altro quella sera). Abbiamo celebrato la nostra amicizia vincendo l’imbarazzo di salire sul palco e, microfono alla mano, leggere il nostro discorso agli sposi; quel discorso che avevamo provato in strada mimando anche la gestualità ma che poi si è tramutato in pianto e parole biascicate (pessimo inglese per me).

Sfido chiunque a provare di evitare gli sguardi degli sposi per non piangere e trovarsi quello di un Backstreet Boys che ti fissa probabilmente cercando di capire in che lingua stai parlando, scegliere di guardare gli sposi e sentire il proprio sistema emozionale andare in crash. Una tragedia insomma.

Eppure ce l’abbiamo fatta…nonostante tutto.

Ed il giorno dopo eravamo pronte ad un altro giro di giostra per le nostre finanze: shopping, shopping e ancora shopping.

Inutile che fate quella faccia, non è mai abbastanza (e il tempo che mi viene concesso è sempre troppo poco).

Ora diciamoci la verità: sei a Los Angeles e di sera c’è un concerto dei Backstreet Boys, puoi non andarci? Ovviamente dopo aver fatto un giro all’inutile mostra a loro dedicata (se pensate che sia una pessima fan, non continuate a leggere il resto) ci siamo dirette allo Staples Center dove il momento più bello della serata è stato quello delle foto.

Perché tra l’afterparty cancellato a mezz’ora dal concerto e i posti fuori dal palazzetto la serata è stata un vero flop.

Ecco, qui devo fermarmi un attimo in questo mio racconto per una triste riflessione: i concerti dei Backstreet Boys visti dalla fanculonia delle tribune fanno schifo. Non mi sovviene un’altra espressione meno antipatica per descrivere le due ore di insofferenza vissute quella sera, meno male che almeno avevamo i Nachos…ma dico sul serio, sarà che eravamo davvero praticamente fuori dal palazzetto ma che roba terribile. Credo sia stata questa insofferenza e Uber che non riusciva a capire da quale lato della strada fossimo (si lo so eravamo noi a non capire lui) che, come se fossimo sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente, durante il tragitto verso casa non riuscivamo a smettere di ridere (siamo delle brutte persone).

La scelta di andare agli Universal Studios, anche se solo in tre, non è stata azzeccatissima per questo viaggio; tornare bambine anche solo per un giorno è stato terapeutico. Passeggiare per le strade di Springfield, abbracciare un Minion, visitare la scuola di Harry Potter e diventare dei teneri unicorni…tutto nella norma insomma.

Ho adorato ogni singolo momento, anche le file interminabili alla fine hanno avuto un loro perché tra pop corn e chiacchiere nessun minuto è andato sprecato.

Senza neanche accorgermene è arrivato il 5 Agosto: il giorno prima del ritorno a casa, il giorno dei primi saluti malinconici, il giorno delle grandi ansie…il giorno in cui finalmente Lo avrei davvero rivisto.

Se il tempo nuvoloso che ci ha accolto a Santa Monica ha rovinato le nostre favolose foto…

…il pranzo nuovamente tutte insieme da Bubba Gump ha riempito di sole i nostri animi.

Il di fondo però era quello di affrontare le nostre ansie, i nostri ritardi, il traffico maledetto di Los Angeles e la distanza da Anaheim. Un delirio. Scene di panico e paura che mi hanno fatto riscoprire una calma interiore che mai avrei immaginato di avere.

Senza neanche rendermene conto è arrivata l’ora X, quando il cuore batte così forte da sentirlo in gola e l’aria a fatica entra nei polmoni (secondo me era l’aria condizionata ad essere troppo forte ad attentare la mia salute).

Ogni volta è come se fosse la prima, la voce va via per qualche istante e alla solite domande di Josh arrivano sempre le solite risposte:

Come stai?

Non lo so.

Sei pronta.

Credo di no.

A sto giro era diverso; niente sorpresa dietro il paravento…semplicemente l’ansia di essere la prossima della fila.

Sbirciare per capire di che morte morire e incrociare il Tuo sguardo, la Tua espressione sorpresa, il Tuo affacciarti per guardare e capire meglio chi ci fosse dopo, le Tue smorfie da cretino. Non erano nella mia testa.

A sto giro erano invertiti, il primo ad accogliere il mio arrivo è stato Howie. Probabilmente è stata l’unica volta in cui l’ho davvero salutato in questo tour.

L’abbraccio di Kevin è stato volutamente lento, non ho idea di cosa mi abbia detto persa come ero a guardare le espressioni da idiota sul Tuo viso. Te la stavi preparando e non vedevi l’ora di fare il tuo show, possibile che fosse così palese sul tuo viso?

Italianoooooo!”

Lo hai urlato soddisfatto allargando le braccia per accogliermi in un abbraccio.

Ho riso come una cretina. Come non avevo mai fatto prima.

Bravoooo!!!”

La voce di Kevin mista a quella degli altri che mi facevano il verso era solo un brusio, il suono divertito della tua risata soddisfatta era melodia. Come quell’amico cretino a cui vuoi bene e non sai perché. A sto giro non ho dovuto chiedere come volessi la foto, hai fatto tutto TU. Non mi sono accorta di Justin che staccava perché hai deciso che il momento giusto per parlarmi all’orecchio fosse proprio quello.

Il sorriso che ho nella foto è la risposta migliore che potessi dare alle tue parole; sai sempre come ricordarmi che della ragazzina che aveva paura di essere invisibile al mondo adesso è rimasto ben poco. Mi hai guardato negli occhi e mi hai detto che rivedermi è sempre bello. Tu. A me. Il mondo funziona male, caro Carter.

E saranno frasi di circostanza, saranno i miei soldi che ti piace rivedere, sarà la mia espressione idiota che ti diverte, sarà che davvero ricordi cosa ci diciamo, sarà che sono il Tuo puntino tra la folla, sarà che ormai sai quanto mi fai bene…sarà che sei semplicemente perfetto e non potrei desiderare di più.

Il concerto è stato bellissimo. Non perfetto, non eravamo abbastanza vicine per esserlo, ma bellissimo. Sarà stato il vino che ho bevuto nella Lounge o le chiacchiere che hanno riempito l’attesa ma a sto giro la musica mi ha toccato l’anima. Ho pianto come se non ci fosse un domani, come non accadeva da tempo ad un loro concerto, come forse ne avevo bisogno.

Non so quanto avessi bisogno di aspettare oltre due ore che uscissero da quel palazzetto, maledetti!

Quando un viaggio giunge al termine è difficile non perdersi nei ricordi appena creati, è quasi impossibile non fermarsi e tirare le somme. Rendersi conto che è stato quasi tutto perfetto è la gioia più grande che ci possa raggiungere. Pensare che al pensiero della partenza non poche ansie avevano alloggiato nella tua testa.

È stata una folle corse fatta di troppe emozioni che neanche questo post chilometrico potrebbe mai contenere, è stato un riscoprirsi diverse e ritrovarsi unite sotto un cielo a stelle e strisce. È stato mettere a nudo i propri pensieri, condividere le proprie sensazioni più profonde di fronte ad una ipercalorica ciambella alle sei del mattino. Abbracciarsi e sentirsi vicine; riscoprirsi bambine e ritrovarsi donne.

“𝐷𝑜𝑣𝑒 𝑣𝑖 𝑠𝑖𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑒?”

𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎? 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑒 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒𝑟𝑐𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑣𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐𝘩𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑑𝑖𝑐𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑠𝑒: “𝐴𝑑 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜.”

𝐶𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑔𝑖𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐𝘩𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑖𝑎 𝑒 𝑙’𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑛𝑠𝑖𝑎, 𝑎𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒…𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒 𝑑𝑖 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝘩𝑒…𝑒 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑐𝑖 𝑞𝑢𝑖 𝑎𝑑𝑒𝑠𝑠𝑜.

𝑆𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎𝑚𝑝𝑎𝑡𝑒 𝑙’𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑎𝑠𝑜, 𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑐𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒.

Piccole stelle, grazie per questi fantastici ricordi.

Vi voglio bene 💛

Pensieri Sparsi

A te e famiglia…


Il mondo di internet in questi giorni sembra essere terrorizzato dall’avvento del temutissimo A te e famiglia, dalle pericolosissime foto di alberi di Natale decorati, dai video di piccoli cantori o di California Dream Man minuti di cappellini in posti improbabili, dalle odiose catene di Sant’Antonio che girano dai tempi di Megan Gale e la sua Christmas card, dalle foto delle tavole imbandite.
Come ogni anno la gente inizia a lamentarsi giorni prima di cose che, diciamocela tutta, finirà a fare mettendo il pilota automatico. Come ogni anno.

Sia chiaro: odio tutte le cose citate e le evito come la peste. Ma è davvero questo il vero problema del Natale?

Ci state pensando pure troppo per i miei gusti ed è evidente come stiate cercando di ricoprirvi di finto spirito natalizio provando a credere alla cazzata del a Natale siamo tutti più buoni.

La cosa più fastidiosa del Natale sono le domande dei parenti/amici che probabilmente incontrate puntualmente solo durante i giorni di festa e che sono lì a farvi da promemoria di tutte quelle cose che, soprattutto durante i giorni di festa, vorreste eliminare dalla vostra mente.

E la scuola come va? Stai studiando?
Ma quanti esami ti mancano alla laurea?
E il fidanzatino?
A quando il matrimonio? 
Ma quando il primo figlio? E il secondo?

E’ una sorta di tradizione, un po’ come la più antica delle diatribe: Panettone o Pandoro? Un po’ come il solito simpaticone che all’estrazione del primo numero urla Ambo con tanto di risata divertita. Esilarante. 
Ci passiamo tutti. Ogni santo Natale.

Per quanto riguarda me, dopo qualche anno ho capito di avere una versione personalizzata delle su citate domande che si racchiude in un’unica domanda:
Allora, quando ci dai una bella notizia?

Resto sempre un po’ tontolona di natura e non vi nascondo che, in un primo momento, poco capivo a cosa si riferissero.
Una bella notizia?
Cosa volevano sapere da me?
Quando sarei stata al prossimo concerto?
Quando avevo programmato il prossimo viaggio?
Quando avrei fatto shopping la prossima volta?
Ma poi bella notizia, per chi?

A 33 suonati e senza uno straccio di fidanzato all’orizzonte, ho capito che l’unica bella notizia che il mondo (Ok, sto esagerando ma compatitemi eh) sembra aspettare sia l’avvento di un uomo che mi porti all’altare perché gli anni passano e non posso aspettare ancora molto per essere al tuo matrimonio.

Ho imparato a sorridere a tale domanda capendo la tenera preoccupazione che si mal cela dietro questa inopportuna domanda, ho imparato a dare risposte sarcasticamente educate e a pensare che in fondo Natale arriva una volta l’anno.

E ho imparato ad amare quei parenti che, invece, mi domandano:
A quando il prossimo viaggio? Quale parte del mondo vedrai questa volta?

Buon Natale, a te e famiglia.
(E’ meno irritante adesso, no?)

Pensieri Sparsi · Weird World ❤

WTF!


Tizio al lavoro: ah ma il tuo fidanzato sta nella marina?

Io: EH?

Tizio: uhmm aviazione?

Io: ma chi?

Tizio: il tuo fidanzato…

Io: uhmm

Tizio: ho visto la foto.

Io: è più complicata di così…

Tizio: Oh… – ride – non sapevo fossi sposata.
Io: ehmm… [WTF]

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La foto incriminata è quella dello sfondo del mio cellulare che deve essersi illuminato mentre io guardavo altrove

Mi domando:
non sarebbe più semplice farsi i fatti propri?

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Welcome, Odin Reign.


Oddio, un altro post da bimbominchia nel giro di neanche 24 ore…ma perchè ancora sto seguendo il blog di questa psicopatica? Oh no, che avete capito: non mi sto assolutamente scusando per il tema di questo post. Come mai potrei?            
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In una mattina di fine ottobre i miei sogni di adolescente sono stati infranti da quella notizia che mai mi sarei aspettata sarebbe potuta arrivare in quella mattina così simile alle altre: Amara is coming! Ok, alla fine si è scoperto che per quanto volessi una femminuccia se proprio qualcosa doveva arrivare, Amara in realtà era Amaro.

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Stamane mi interrogavo sul perché i nomi delle più grandi catastrofi siano sempre femminili, che siano uragani o reincarnazioni demoniache pronte a distruggere la Terra e/o succhiare anime si tratta sempre e solo di nomi di donne; insomma adesso che nome posso dare a questo bambino in arrivo?
E mentre io in un post di Novembre mi scervellavo su che nome apocalittico dare al marmocchio in arrivo, i Carters sono riusciti a stracciarmi mettendomi al tappeto in un colpo solo.13062130_10209190589152070_2956798432317107236_n

E’ una sensazione stranissima quella che sento dentro osservando questa foto; è la fine di un sogno, un promemoria grande come una casa che mi ricorda in maniera insistente che tutti prima o poi devono accettare di crescere. E’ la consapevolezza che la fine del mondo è vicina, è la dolcezza di un bambino appena nato che stringe la manina intorno al suo papà inconsapevole di tutto quello che lo attenderà nella vita. Nei giorni scorsi avevo provato ad immaginare come sarebbe stato questo momento, come sarebbe stato rendersi conto che quell’era che sembrava essere finita il giorno del suo matrimonio, il 19 aprile si è del tutto conclusa. E’ la felicità per un perfetto sconosciuto che ha accompagnato gli anni migliori della tua vita, un’emozioni inspiegabile che ti scalda il cuore.

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Benvenuto al mondo, piccolo Odin Reign Carter.

 

Pensieri Sparsi

Post-non-Post


È lunedì eppure oggi, nonostante il ritorno a lavoro dopo quasi 10 giorni di ferie con pioggia e freddo, nonostante la noia del traffico che mi ha tediato nel mio svolgere il compito di sorella maggiore, nonostante il fastidio di essere donna, nonostante tutto non avrei voluto tediarvi con il solito post del lunedì. Evviva. Avevo iniziato a scrivere un post sulla dipendenza da smartphone, invece di dedicarmi al recupero delle serie Tv che prima o poi mi sommergeranno, quando un rumore una musica fastidiosa ha iniziato a rimbombare dalla strada coprendo il suono della Tv di sottofondo che mi stava tenendo compagnia.

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Invece di alzare il volume della tv, ho assecondato la mia scimmiesca curiosità e, sfidando il gelo, ho aperto la finestra e sono uscita in terrazza e mi sono ritrovata, mio malgrado, in una puntata del Boss delle cerimonie. Niente telecamere né Don Antonio a dirigere il tutto, semplicemente un’assordante musica neomelodica che rimbombava nell’aria al grido gioioso di Auguriiii Floraaaa.

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Lungi da me essere contraria alle tradizioni matrimoniali, insomma c’è gente a cui la serenata potrà sembrare un estremo atto di romanticismo, una dimostrazione d’amore estremo che si è trasformata dalla stonata canzoncina accennata su una pessima base musicale all’assunzione di un cantantuncolo professionista che tedierà con la sua melodica voce tutto il vicinato perché la suddetta Flora deve essere consapevole dell’amore che il futuro sposo non riesce più a contenere nel suo cuore neomelodico.

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Grazie a Flora ho, quindi, rinunciato al mio post sulla dipendenza dal mio smartphone a favore di un insieme di parole senza senso dedicate alla futura sposina; perché se a quanto pare rientro nel vicinato della fortunata donna a cui è stato dedicato questo sperpetuo musicale come faccio ad astenermi dal commentare il lieto evento?

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Stavo iniziando a blaterare sulla serenata insolente che mi ha disturbata mentre provavo a scrivere, sempre senza guardare alcun telefilm della mia lunga lista da recuperare, ma poi ho sentito una musica familiare che mi ha fatto sorridere all’istante rimettendo a posto il mio mood come per magia. Come si fa a restare acidi e sarcastici quando risuona nella stanza la canzoncina della pubblicità del Pandoro Bauli?

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Non si può! Quindi con questo post-non-post vi auguro la buonanotte ♥♥♥♥

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Pensieri Sparsi

Qualcuno salvi la sposa!


Gioite tutti, ci risiamo! Dopo una breve e forzata pausa, dovuta al caldo infernale del mese di agosto, con l’avvento di settembre ricomincia la stagione dei matrimoni. Evviva!!!

Non crediate che sia una cinica strega contraria alla più aulica celebrazione dell’amore, al contrario, per un periodo della mia vita ho anche ipotizzato di diventare una wedding planner [ma questa è un’altra storia]; i matrimoni mi piacciono, le spose felici mi piacciono, gli sposi emozionati li adoro, il banchetto nuziale, a dirla tutta, lo adoro…e, ultimamente, ho iniziato ad apprezzare gli Addii al Nubilato.

Non sono una di quelle persone che, purtroppo o per fortuna, ha partecipato a tanti eventi del genere, direi che si contano sulle dita di una mano [quelli a cui ho partecipato nell’organizzazione si riducono al numero di uno], eppure, dopo la mia ultima esperienza, non potevo non condividere con voi il mio pensiero. Ma procediamo con ordine.

E’ usanza convalidata, per l’uomo come per la donna, salutare la propria condizione di nubilato/celibato insieme agli amici più stretti; inizialmente si trattava dell’ultima serata di libertà per i futuri sposini, oggi giorno, spesse volte, si tratta di veri e propri weekend di follia sulla scia di Una notte da leoni.

L’idea di base, se ci pensate, è geniale.
L’uomo? Sentendosi un novello Frodo, prima di prendere tra le sue mani l’Anello, ha bisogno del supporto dei suoi amici di sempre…e poi, chi rinuncia ad una serata di baldoria?
La donna dopo aver gioito per il brillocco ricevuto, manco avesse tra le mani la coppa del mondo, dopo aver passato mesi ad organizzare, con fare maniacale, ogni minimo dettaglio della cerimonia stando ben attenta a posizionare la vecchia zia Gertrude con l’alitosi lontana dal tavolo nuziale, dopo essere impazzita tra partecipazioni e bomboniere, tra trucco e parrucco, prove e controprove per essere perfetta…ha diritto alla sua notte di libertà.

La tipologia dell’Addio al Nubilato è, senza ombra di dubbio, legata alla natura della futura sposa:
– una semplice pizza tra amiche indossando un discreto velo bianco lasciandosi andare a qualche battutina dal sapore volgarotto con le amiche più intime;
– una rilassante giornata alla terme;
– un viaggio con le amiche di una vita;
– una serata di baldoria come se non ci fosse un domani.

Nell’organizzazione dell’evento, le amiche dovranno tenere bene a mente fino a dove potranno spingersi con i vari giochi a cui sottoporre la sposina; fatto sta che qualunque sia la tipologia di serata e la natura della sposa, i riferimenti sessuali durante la serata si sprecano, tendenzialmente, si sprecano; passaggio che non mi è mai stato molto chiaro per una serie di ragioni, insomma, è davvero necessario che la futura sposa giri indossando un cerchietto ornato da ridicoli piccoli peni rosa? E, credetemi, ho visto di peggio.

Basta decisamente poco per trasformare un Addio al Nubilato nella registrazione di una puntata di Geordie Shore: prendete un gruppo di ragazze capitanate dalla sposa intenzionata a festeggiare degnamente l’addio alla sua vita libertina, rimpinzatele di alcol e musica assordante, mischiatele alla folla di una discoteca in piena estate, aggiungete un’ulteriore spruzzata di alcol, mettetevi seduti, prendete i pop corn e gustatevi lo spettacolo.

In fin dei conti si sa:
Girls want have fun!

Pensieri Sparsi

L’imbarazzante momento del lancio del bouquet della sposa


Reduce da un matrimonio, tra la stanchezza delle mie fauci per il troppo mangiare e il dolore dei miei poveri piedi al limite dalla disperazione, mi sono ritrovata ad interrogarmi sul una consolidata tradizione legata all’evento. Oh no, non mi riferisco al lauto pranzo [che nel mio caso aveva il fine sapore dell’infinito], bensì all’aulico momento del lancio del bouquet.

Non sono mai stata una ragazza romantica, brucerò all’inferno per questo me ne rendo conto, ed è proprio per questo motivo che ho sempre trovato interessante questo particolare rito, quel frangente in cui tutte le donne nubili sono invitate a radunarsi alle spalle della sposa per ricevere il propiziatorio bouquet; perché la tradizione vuole che la fanciulla che afferra o viene sfiorata dal bouquet nuziale sarà la prossima ad attraversare la navata in abito bianco.

Spiegatemi bene come funziona: prendo il bouquet…sono favorita nello sposarmi!

Ok, carina come cosa; ma quando ho espresso il desiderio di volerlo fare?

Quanti bouquet devo collezionare prima che il mio principe azzurro si materializzi letteralmente dinanzi ai miei occhi?

Perché conosco gente che ne ha presi un paio nel corso degli anni, ma di un uomo nella propria vita neanche l’ombra. Lo so, probabilmente questa è la zitella acida che è in me a parlare o, forse più semplicemente, è la me estremamente critica a parlare a gran voce; ma ritrovarmi costretta, nonostante le mie reticenze, a contendermi un mazzo di fiori ancora mi provoca l’orticaria.

Perché non importa se la sposa in questione ti eviterebbe come la peste, è nel momento del lancio del bouquet che la sua soave voce rimbomberà per tutta la location invocando il tuo nome a gran voce, invitandonti con fare minaccioso ad unirti alla massa di eterne fidanzate in attesa dell’agognato anello, alle zitelle incallite che credono fermamente al potere propiziatorio del bouquet e qualche bambina che ancora non ha ben capito che quell’oggetto, a quanto pare, sia dotato di poteri magici.

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Insomma, non c’è volontà che tenga, se sei nubile e sei ad un matrimonio, a meno che tu non riesca strategicamente a recarti al bagno ad incipriarti il naso in quel momento, tu e il tuo sorriso di circostanza finirete alle spalle della sposa, vi sposterete amalgamandovi alla massa [probabilmente spinte da qualche parente simpaticone che ha intuito le vostre intenzioni di fuga], terrete le braccia tese in attesa di scansarle all’ultimo istante fingendo un crampo….e osserverete, fingendo divertimento, la sposa dilettarsi nelle prove di lancio tra gli Ohhh e gli Uhhh degli invitati e le risatine isteriche di chi quel bouquet lo brama davvero.

Perché, per quanto se ne dica, ogni donna sogna di indossare l’abito bianco e coronare il suo sogno d’amore….e ogni donna presente alla cerimonia lo realizza nell’istante esatto in cui i fiori abbandonano le dita della sposa e volteggiano per un interminabile secondo nell’aria prima  di essere afferrati con bramosia dalla prescelta dal fato [riconoscibile dagli occhi iniettati di sangue e l’espressione truce camuffata da un dolce e ingenuo sorriso].

C’è una sola vincitrice. La buona sorte bacerà soltanto una prescelta, colei che con aria sognante e espressione stupita esclamerà al limite della commozione “Mi è finito tra le mani…oddio…che emozione” nascondendo i suoi più reconditi pensieri.

E’ quello il momento esatto in cui, nella stessa sala, nella mente del poco lontano fidanzato della raggiante vincitrice risuona a gran voce un solo pensiero:

Insomma, quanto amo io andare ai matrimoni.