Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

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Hello, brother!


Mettiamo in chiaro una cosa: le cose che finiscono non mi piacciono!!!
Parliamoci chiaro inizio a sentire un senso di vuoto ancora prima di afferrare l’ultima patatina dal pacchetto, centellino le ultime pagine di un libro per ritardare l’arrivo della sua conclusione, utilizzo il burro cacao fino a quando la plastica della confezione diviene il motivo per cui le mie labbra hanno bisogno dell’utilizzo del burro cacao. Sono una di quelle che piange alla fine di un concerto al solo pensiero che quella possa essere l’ultima canzone ascoltata live e conservo quel sentimento di mesta malinconia per giorni, settimane o addirittura mesi interi.

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Rientro in quella élite di persone a cui basta ascoltare una canzone di Adele per sentire la mancanza del tipo con cui i miei occhi si sono incrociati in metropolitana 3 anni e mezzo fa; non ho ancora superato il trauma di MSN divenuti troppo obsoleto per avere una conversazione con un’amica a fine giornata. Soffro così tanto di sindrome dell’abbandono che una parte di me, nonostante tutto, ancora un poco odia il Backstreet Boy uscito dal gruppo anni fa.

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E i saluti?!? Vogliamo davvero parlare dei saluti?
Al rassicurante suono di frasi come A domani! o Ci vediamo tra una settimana! si contrappone il ben più angosciante suono delle promesse vacue contenute in frasi come: Ci vediamo! o ancora peggio Alla prossima volta! quando pur sforzandovi con tutte le vostre forze la prossima  volta non avete idea di quando possa essere.

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Vi starete chiedendo il motivo di questo sproloquio tendenzialmente NoSense in questa domenica di marzo non ancora troppo primaverile ma neanche così tanto invernale; niente di pià semplice e banale: ieri ho dovuto salutare per sempre chi, per ben otto anni, mi ha tenuto compagnia con le sue storie e i suoi drammi.

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Ho dovuto dire addio al mio appuntamento settimanale con quel mondo soprannaturale che mi ha avvicinato alla dipendenza da streaming; a quei personaggi, tanto amati quanto odiati, che mi hanno trascinato in un mondo parallelo fatto di vampiri e streghe, di lupi mannari e fidanzati ossessivi, di fantasmi e feste scolastiche, di vestiti d’epoca e messaggi su cellulari ultra moderni sempre ben sapientemente inquadrati.

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Ho dovuto dire addio alla mia prima vera ship, quella nata ancora prima di capire chi fosse quel personaggio comparso sull’uscio della porta e quanto tempo sarebbe rimasto nello show, quella che, nonostante non fossi più una ragazzina, mi ha reso parte volente o nolente di un team, contrapponendomi di conseguenza ad un altro.

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Ho dovuto dire addio ai pianti disperati per l’ennesimo funerale, l’ennesimo saluto struggente o semplicemente l’ennesima scena sdolcinata promessa di un amore eterno che probabilmente sarà malamente ostacolato dal malvagio, sempre troppo poco malvagio, di turno.

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Ho dovuto dire addio allo squartatore con più sensi di colpa della storia televisiva, al ciuffo da eroe e lo sguardo da babbeo tendenzialmente disperato, al vittimismo cronico e al #maiunagioia fino alla fine come stile di vita.

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Ho dovuto dire addio al vampiro infame più tenero del mondo, a quello che uccideva per il gusto di farlo per poi diventare un agnellino incapace di elaborare un piano che non prevedesse una fregatura colossale; quello dallo guardo ammaliante manipolato da tutti al solo suono del nome della bella addormentata nella bara o del fratello smarrito sulla via delle redenzione.

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Ho dovuto alla figa di legno più desiderata delle serie TV, quella voluta dal protagonisti e da ogni malvagio che ha attraversato la serie anche solo di passaggio; alla sacca ambulante di sangue talmente utile per ogni cosa che ad un certo punto ho iniziato a domandarmi perché nessuno avesse mai pensato di avviarne una produzione in larga scala per sconfiggere tutti i mali del mondo o scatenare la distruzione totale della terra invece di limitarsi al piccolo paesino dove non succede mai niente.

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Ho dovuto dire addio al personaggio più inutile della serie televisiva, probabilmente il più inutile nel mondo delle serie televisive; l’unico umano in un mondo di vampiri che proprio non ce l’ha fatta a tirare le cuoia donandomi finalmente una gioia. [Foreve alone, ma con una panchina; giusto per ricordarlo eh.]

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Ho dovuto dire addio alle mie lamentele perchè ormai la storia aveva perso il suo fascino iniziale, i personaggi erano stati snaturati, i dialoghi erano divenuti ripetitivi. Ho dovuto dire addio alla fuga dallo spoiler [quanto meno per quanto riguarda le loro vicende], all’esilio da social network ogni venerdì mattina prima e ogni sabato poi; alle minacce più spietate per non conoscere quale dei personaggi sia stato il prescelto per una dolorosa morte, il più delle volte soltanto temporanea. tumblr_m8jmzukgw01qm98k7o1_500

Dopo otto lunghi anni è stato un pò come dire addio a dei vecchi amici lasciandoli alla loro pace ritrovata e continuando a fantasticare su un finale che, forse, se lo avessi scritto io mi avrebbe lasciato davvero disidrata per le troppe lacrime versate.

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I’m gonna miss you, Mystic Falls.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

GneGneDì


Il lunedì è quel momento della settimana in cui gli altri ritengono che tu sia vivo, ma tu mica ce l’hai davvero tutta questa certezza; vorresti comunicarglielo in maniera garbata ma gli unici suoni che riesci ad emettere al mattino ti rendono più simile ad uno zombie alla ricerca di un cervello di cui nutrirsi che ad un essere umano [figuriamoci alla fanciulla carina e coccolosa che fingi di essere].

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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui il lettore mp3 collegato allo stereo della macchina sembra aver deciso che riproduzione random di 250.000 canzoni equivalga a dire devi ascoltare i pezzi di un solo gruppo in qualsiasi salsa possibile ed immaginabile incluse quelle canzoni che loro stessi hanno dimenticato anche solo di aver fischiettato per sbaglio.
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui anche Facebook sembra prenderti in giro con il maledetto Accadde oggi riproponendoti foto che hanno il solo scopo di accrescere il tuo stato di malinconia ansiolitica che ti rende una povera pazza agli occhi della popolazione normale, perché certe mancanze e certe ansie come le spieghi a chi ha una mente troppo chiusa per poter capire?
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui, soprattutto se il tuo corpo ti ricorda che Eva ha mangiato quella cavolo di mela e tu devi patire le pene dell’inferno ogni mese per espiare le sue colpe manco si fosse cibata ad un all you can eat demoniaco, il mondo dovrebbe chinare il capo e darti ragione a prescindere, donarti un cestino di caramelle ed una scatola di cioccolatini al caramello e sussurrarti dolcemente: puoi uccidere chi vuoi, qualsiasi giudice ti assolverebbe in tribunale. 
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Il lunedì è quel giorno della settimana a cui non riesco a non dedicare puntualmente un post pieno di inutili parole; quel giorno a cui tutti amano modificare il nome [OdiaDì, TraumaDì, GneGneDì, LagnaDì, TristeDì] per cercare di sdrammatizzare ed esorcizzare quel concentrato di malumore che questo nefasto giorno porta con se.
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui mi piace lagnarmi a sbuffo.
Non si era capito eh?
 
 
Pensieri Sparsi

Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!


Ero in macchina con delle amiche l’altro giorno, solite conversazioni futili e allegre che accompagnano quei giorni spensierati in cui quello della leggerezza è l’unico peso che si ha voglia di portare; la voce del navigatore flebile sottofondo alle canzoni a cui neanche stavamo prestando realmente attenzione. Si chiacchierava immaginando i giorni felici che ci attendono tra un pò, quelli che aspettiamo da circa un anno e che, al solo pensiero che manchi così poco, ci fanno tremare le gambe per l’ansia e l’emozione.

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Tutto aveva il dolce gusto della gioia fino a quando, con estrema nonchalance, è stata pronunciata la nefasta frase che, nonostante siano passati un paio di giorni, ancora risuona come una minaccia nella mia povera testolina:
Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!

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Sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto il momento, semplicemente non ero pronta ad affrontarlo con tutto questo anticipo.
Siamo onesti, mentire non ci aiuterà in questo caso: nonostante i mille buoni propositi in cui ci rintaniamo a settembre, ogni anno si ripete la stessa tragedia.

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La verità è che, se ci ragionate bene, ne abbiamo colpa solo fino ad un certo punto, siamo vittime di un circolo vizioso dalla cui spirale malefica è complicatissimo venirne fuori.

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Ogni estate ci si guarda allo specchio con gli occhi pieni di lacrime di coccodrillo e lo stomaco ancora pieno della lasagna appena divorata, si notano tutti, e sottolineo tutti, i difetti che, fino a 5 minuti prima, avevamo ignorato di avere e, dopo una travagliata espiazione mentale dei propri peccati di sola, si arriva all’unica soluzione plausibile: l’accettazione.

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Quando è ormai troppo tardi per mutare la forma sferica assunta dal proprio corpo nel lungo periodo invernale e il costume da bagno sta scalciando dal cassetto in cui è riposto per essere portato finalmente a mare, ricordarsi di amarsi sempre e comunque (qualsiasi sia la propria forma) risulta essere fondamentale per non ritrovarsi a fissarsi i piedi sul bordo di un burrone interrogandosi su quanto farà male saltare giù.

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E’ un processo lungo quanto meno fino alla prima vera e propria abbronzatura perchè, si sa, il nero sfina e l’abbronzatura rende tutti più belli; una preoccupazione che sparisce tra un mojito ed uno spriz in compagnia quando i colori del tramonto e il luccichio del mare rendono tutto più magico ed etereo, quando la sagoma riflessa allo specchio diviene uno sbiadito ricordo di quando si era bianchicci e poco estivi.

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Puntualmente ci si ritrova a salutare l’estate ed il suo calore con la solita solenne promessa: il prossimo anno non mi troverai impreparata. 
Ci si crede veramente a quelle parole quando, con la mano sul cuore, le si pronuncia fissando il sole che tramonta portando via la spensieratezza dei giorni estivi; ci si crede a quella promessa fatta a se stessi di riuscire, almeno per questo nuovo anno, a non trasformarsi nella versione femminile di Winnie The Pooh durante i mesi invernali che sopraggiungeranno.

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Uno ci crede davvero; se non fosse che Settembre è troppo amico di agosto e del suo estivo tepore, ad Ottobre cosa vuoi che siano un paio di buste di patatine guardando le SerieTv che finalmente sono ricominciate, a Novembre ho bisogno di cibo perchè sta arrivando il freddo e mi mette tristezza.

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Vuoi iniziare la dieta a Dicembre? Hai dimenticato il Natale e tutte le calorie che pranzi e cenoni in famiglia ti costringeranno ad assumere? A Gennaio mica si possono cestinare i dolciumi delle calze portate dalla Befana, non diciamo eresia.

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Ovvio che, oltre mangiare meno, sarebbe carino provare a fare un pò di attività fisica per rendere il corpo tonico, ma la realtà dei fatti è che Febbraio è il mese più corto dell’anno, iniziare a mangiare meno o fingere di andare a correre a Febbraio mi sembrerebbe un’offesa bella e buona. A Marzo arriva la primavera, solo a me aumenta l’appetito e il senso di stanchezza? Aprile dolce dormire, non credo che bisogna aggiungere altro. Maggio

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Porca miseria: siamo già a Maggio?
Io non sono psicologicamente pronta a tutto quello che deve accadere.

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Non posso farcela.

 

Pensieri Sparsi

Kindle Unlimited & Eclisse


Un promemoria di tanto in tanto non fa assolutamente male, ne sono certa.
Forse è presunzione, o semplicemente spirito imprenditoriale, ma secondo me la storia di Desy, Chris e Christian dovreste davvero leggerla tutti, non sto scherzando; sarà che proprio ieri ne parlavo a lavoro, nella famosa pausa pranzo di cui vi ho raccontato, in uno di quei discorsi che sanno di tutto e sanno di niente.

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Oh davvero ti piace leggere?
Cosa stai leggendo adesso?
Hai letto After?
Oh no, ti prego…dovresti leggere Io prima di te.
Sono una lettrice pignola…perché in realtà io scrivo.

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Insomma mi sono ritrovata a parlare del mio piccino con il cuore pieno d’orgoglio, come una mamma che racconta che il proprio figlio ha iniziato a pronunciare le prime paroline [saranno quelle che dicono tutti, ma come li dice lui nessuno mai].
Mi sono accorta di essere ancora tanto legata a questa esperienza per stiparla nel cassetto dei ricordi ed archiviarla come una cosa passata, troppo orgogliosa del percorso che abbiamo fatto insieme per abbandonare questa storia a se stessa, troppo legata ad essa per smettere di parlarne nella speranza di arrivare al cuore, e agli occhi, di chi ancora non si è lasciato rapire dalle mie parole.
Stai diventando presuntuosa, signorinella.

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Tutto questo giro di parole serviva a spiegare il motivo dell’ennesimo post sul mio libro, come se dovessi davvero trovare una giustificazione per scrivere di me sul mio blog.
La novità è che, da un mesetto circa, Eclisse lo trovate in forma gratuita nel programma Kindle Unlimited di Amazon.

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Buona lettura, per chi non lo avesse ancora letto.

 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

È l’ora della ninna ❤️


Non credevi di avere un tale livello di stanchezza addosso fino a quando, tornata a casa di giovedì, non dimentichi l’appuntamento più importante della settimana: quello con Oliver Queen! Sacrilegio! È una di quelle cose che andrebbero considerate illegali, come si può anche solo pensare di dimenticare una roba del genere? 

Impossibile! Per fortuna che i miei neuroni da fangirl tendenzialmente need si sono incontrati e mi hanno salvato dalla terribile dimenticanza. Va beh, si è capito, questo è l’ennesimo post senza capo né coda in cui mi ritrovo a straparlare del nulla semplicemente perché mi va di mettere nero su bianco i pensieri senza connessione che affollano la mia testolina.  

La verità è che guardo l’orologio e penso che sarebbe carino provare a dormire per non essere per l’ennesima volta uno zombie domattina ma questa sera sonno non ne ho neanche un po’. Che palle! 

Una buonanotte a voi ❤️ piena di sogni speciali da raccontare domattina con il sorriso sulle labbra.

  Nel mio mondo dei sogni ad aspettarmi c’è lui ❤️ 

Pensieri Sparsi

Ma non si era detto che arrivava la Primavera?


Per quanto non sia tra i fan sfegatati della Stagione delle Allergie, mi stavo affezionando all’idea di mettere via, non tanto i maglioni, quanto meno sciarpe e cappelli di lana. Mi sentivo già mentalmente pronta ad abbandonare il mio mood invernale a favore di una versione più frivola e leggera di me stessa; ero preparata a sfoggiare gli occhiali da sole nuovi e gli ultimi acquisti dai toni allegri e colorati della primavera che sta sbocciando.
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Piccola illusa, quanta tenerezza mi fai.
Tra il torcicollo con cui mi sono svegliata stamane e il freddo gelido che mi prende a schiaffi la faccia, della tiepida aria primaverile stamane c’è decisamente ben poco se non la speranza che, passata Pasquetta e il brutto tempo che tendenzialmente ogni anno porta con sé, tornerà a splendere il sole.
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Ho bisogno di sentirmi estiva.
[possibilmente prima di Maggio].
Pensieri Sparsi

Lonely as a raindrop


In fin dei conti, se ben ci pensi, è un pò come quando da bambina, fissando il finestrino bagnato dall’auto, osservavi le gocce fare a gara tra di loro; puntavi tutta la tua fiducia su quella piccina, la seguivi con lo sguardo incitandola silenziosamente nella tua mente fino a quando, in un moto di delusione, la osservavi dissolversi lentamente fino a diventare poco altro che una lieve ed umida scia. Non ti è mai davvero importato che la tua gocciolina arrivasse per prima, inconsciamente sapevi che non sarebbe mai successo eppure, neanche per un istante, riuscivi a smettere di sperarci.

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Sarà la pioggia di questa giornata che di primavera ha solo lo sfondo del desktop del mio Pc qui in ufficio; sarà l’isterica malinconia del traffico del mattino; sarà il cambio di stagione che manda completamente in tilt il mio, già poco stabile, umore; saranno i giorni che si rincorrono e il countdown che diventa quasi un ossessione; sarà quella  nostalgia mista ad ansia che ti manda in tumulto i pensieri costringendoti a perderti dietro la corsa senza meta di quella piccola gocciolina.

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E oggi mi sento un pò gocciolina.

Pensieri Sparsi

Il dramma della pausa pranzo


Quando smetti di lavorare ad uno sputo da casa uno dei problemi più gravosi che sei costretto ad affrontare, oltre all’ingente mole di stress da traffico che sarai costretta ad accettare già al secondo giorno ritrovandoti a svegliarti prima ancora del suono della sveglia al solo pensiero di restare imbottigliata anche oggi, è quello del momento del pranzo.

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Tralasciando per un istante il fatto che, fregandomene altamente di quello che praticamente tutti i nutrizionisti e/o dietologi affermano, io al mattino, pur rientrando brutalmente nella categoria di persone che prima del caffè non esistono [o mordono in alcune giornate non iniziate propriamente con il piede giusto] non riesco a toccare cibo [se non dopo aver sognato di mangiare biscotti tutta la notte, in quel caso i Pan di Stelle diventano esigenza vitale]. Insomma, capirete bene che giunta a metà mattina nel mio stomaco scatta una riunione di condominio tra tirannosauri inferociti.
Una dramma, che sarà solo il preludio della vera tragedia: la pausa pranzo.

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Perché la verità è che, quando sei l’ultima arrivata, le dinamiche dell’ufficio non ti sono ancora del tutto chiare e rientri in quella categoria di persone per cui il crearsi problemi inesistenti dovrebbe essere una disciplina olimpica, ritrovarsi a mangiare dopo poche ore con dei perfetti sconosciuti non può essere una passeggiata di salute. L’ansia che accompagna lo scorrere delle ore che ti avvicinano inesorabilmente alla pausa pranzo è pari solo a quella di non creare disastri non appena posizionata nella tua nuova postazione; i minuti che si rincorrono poco prima dello scoccare delle 13.00 sembrano interminabili mentre, nella tua mente, inizi già ad elaborare possibili argomenti di conversazione perché nulla c’è di più imbarazzante del silenzio in compagnia di chi conosci ancora così poco.

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Se si rientra nella fortunata categoria dei fruitori di mensa aziendale, il maggior trauma da affrontare sarà quello di capire in maniera smart il funzionamento del tutto: la fila, la scelta, il menù, il tavolo a cui sedersi e quello a cui non avvicinarsi. Un po’ come ritrovarsi, di colpo, in quei film adolescenziali americani in cui la nuova ragazzetta della scuola deve capire come funziona la mensa scolastica, insomma, una tragedia annunciata perché, per quanto tu voglia dissimulare disinvoltura, non ci sono dubbi che: sbaglierai ad ordinare, rischierai di inciampare e rovesciare tutto il contenuto del vassoio in terra, ti volerà qualcosa via dal piatto, avrai difficoltà a capire come sederti senza sembrare goffa su quei malefici sgabelli girevoli, la signora della mensa ti scambierà per una ragazzina spaventata e denutrita e deciderà di adottarti rivolgendosi a te esclusivamente utilizzando vezzeggiativi e incoraggiandoti a mangiare di più magari regalandoti cibo sotto banco.

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Se, in alternativa, si rientra nella categoria del hai un’ora di tempo per mangiare cazzi tuoi come hai intenzione di fare il discorso cambia decisamente perché quando nessuna convenzione giunge in tuo aiuto, piuttosto che spendere metà stipendio in cibo e ritrovarsi ad imprecare ad ogni boccone ingerito, l’unica soluzione è quella di dotarsi di tanta pazienza e di pranzo a sacco.
Facile a dirsi, ma mica è così semplice come sembra?
La consapevolezza che i tuoi nuovi colleghi avranno affrontato le tue stesse difficoltà all’inizio del loro percorso non allevierà in alcun modo le ansie legate alla scelta del tuo primo pasto perché, soprattutto se sei una sana donnina dall’aspetto delicato e lo stomaco di un muratore, dovrai riuscire a scegliere un alimento sostanzioso ed appagante dall’aspetto leggero. Facile no?

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Inizierai, quindi, con la prima fase: l’illusione.
Cercherai con tutte le tue forze di abbagliare te stessa, ed ingannare gli altri, con la più stupida delle scuse:
Mi bastano due tramezzini a pranzo, non mangio così tanto.
Sentirai nel mentre il tuo stomaco imprecare in aramaico, tenterai invano di sfuggire alle sadiche immagini che ti ripropone la tua mente cercando di non assumere in alcun modo la classica espressione di Homer Simpson di fronte ad una ciambella al solo pensiero di mettere sotto i denti qualcosa di solido.

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Questa squallida finzione potrebbe durare all’incirca una settimana, tempo utile per studiare in maniera metodica il pasto di ogni singolo collega e prepararsi in maniera perfetta alla seconda fare: l’emulazione. Stessi contenitori, stessa bottiglina d’acqua, stesso cibo, stessa tovaglietta, stesse posate.

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Perché la verità è che si è disposti a tutto pur di abbandonare quell’imbarazzo che, giorno dopo giorno, diverrà solo un flebile ricordo, un qualcosa di buffo che ha accompagnato i vostri primi giorni in azienda e che, in breve tempo, si trasformerà in un simpatico argomento di conversazione tra un panino con cotoletta e salsa barbecue e un piatto di pasta fredda.

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In fin dei conti, allo stomaco non si comanda.