Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

Pensieri Sparsi

A casa proprio non mi piace stare!


Sono sull’aereo di ritorno casa mentre, senza lasciarmi sconfiggere dalla stanchezza, butto giù l’ennesimo pezzo post-viaggio. Non ho più la valigia fuxia a farmi compagnia (chi mi legge da un po’ sa di cosa parlo) e un po’ me ne dispiaccio, ma il trolley sempre pronto non manca mai.

È stato uno di quei viaggi da quasi quasi prenoto anche io e mi unisco a voi; uno di quelli nati quasi per caso e prenotati in una notte d’estate poco prima delle vacanze estive. Uno di quei viaggi in cui ho dovuto pensa solo a cosa mettere in valigia insomma. È che Londra è sempre una buona idea, potevo davvero rinunciarci?

E così mi ritrovo qui, dopo un weekend londinese caratterizzato da freddo, pioggia, cibo, tanto cibo, risate e tante foto Instagrammabili.

Perché basta davvero poco per staccare la spina dalla vita di sempre, almeno per un po’, e ricordarsi che il mondo è un posto così bello e grande che restare fermi ed immobili è lo spreco più grande che si possa fare nella propria vita.

E poi ci sono troppi posti da fotografare…come si fa a non pensare già a quando ripartire?

Pensieri Sparsi

Una candelina in più…cosa vuoi che sia?


Fermi tutti! Restiamo calmi e tiriamo un profondo respiro: sta accadendo di nuovo, è nuovamente arrivato quel giorno lì [fortunatamente, oserei dire con una certa enfasi]. Se mi concentro, posso farcela a superarlo indenne anche quest’anno.

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Lo so, non posso non ammetterlo, sono leggermente melodrammatica sull’argomento ma non riesco a farne a meno: non mi piacciono i compleanni [leggesi: odio i compleanno di tutti ma in particolar modo non riesco ad accettare il mio].

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Nessun trauma particolare da ricercare nei miei ricordi, nessun evento traumatico da cui poter partire con un’attenta psicanalisi, se tralasciamo la capacità del mio ex di farmi arrivare pessime notizie sempre nel giorno del mio compleanno e il pericolo scampato di dover condividere il mio giorno con i Carters. Insomma, parliamo di un’infanzia felice con torte di compleanno, candeline da spegnere e feste con amici in cui, non si sa perché o per come, mi ritrovavo sempre in lacrime.

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Per quanto, con il passare degli anni, ci abbiano provato tutti a farmi apprezzare questo giorno riempendolo sempre un po’ di più di affetto e sorprese, invadendomi casa per un weekend o festeggiandolo insieme a me in un locale trashissimo a Londra; per quanto c’è chi ha saputo renderlo davvero speciale realizzando uno dei miei sogni da bambina… 

  …credo che non riuscirò mai a liberarmi di quel senso di malinconia che accompagna questa giornata, di quel retrogusto amaro che mi ricorda che sto crescendo e non era come lo avevo immaginato.

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Insomma, anche se quest’anno non ho diademi da indossare, afterparty a cui andare, serate trash a cui partecipare, amiche con cui ballare; anche se quest’anno non riceverò i miei auguri speciali [dopo due anni avevo iniziato a prenderci gusto, lo ammetto] è pur sempre il mio giorno.
E il giorno in cui ho messo piede a questo mondo va celebrato, no?

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Buon Compleanno a me.

Pensieri Sparsi

Ciao ciao, 2015!


Quando un anno praticamente perfetto sta volgendo al termine e le premesse per quello che deve arrivare sono tutt’altro che  rosee è davvero difficile trovare qualcosa per cui festeggiare la notte di Capodanno; il 2014 era stato un anno talmente carico di emozioni e piacevoli avvenimenti che lo scorrere lento delle ultime ore della sua ultima giornata le ho trascorse ripetendo come una litania la stessa frase: non voglio che finisca!
Le mie speranze per questo 2015 ormai giunto al termine erano praticamente nulle: avrei compiuto 30 anni, non sarebbe stato un anno Back, molto presto il mio gruppo di amici avrebbe subito dei cambiamenti e troppi pochi eventi riempivano la mia agenda!
Sarebbe stato un disastro, ne ero sicura…eppure alla fine non è andata proprio così!

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Il bello della vita è che quando meno te lo aspetti sceglie di sorprenderti, prende le carte che hai in mano e le sconvolge regalandoti una nuova giocata, a volte più fortunata altre un po’ meno ma sempre completamente diversa da come l’avevi immaginata!
Questo 2015 è stato esattamente così e avrei dovuto capirlo dal primo giorno dell’anno quando, mentre, ero in fila per prendere delle patatine ho letto del primo cambio di rotta di questo anno: dopo tutto non sarebbe stato totalmente un anno non Back!

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Penserete che come prima reazione nell’apprendere che avrei beccato i Backstreet Boys a Londra, viaggio appena prenotato per celebrare al meglio i miei 30 anni, io abbia fatto i salti di gioia e ringraziato il fato magnanimo per questo inaspettato regalo! Nulla di più sbagliato!
Per quanto avessi adorato il sentigli cantare per me Happy Birthday lo scorso anno, il mio odio per gli imprevisti non mi ha lasciato gioire a pieno di questo inaspettato regalo: chi li aveva invitati anche quest’anno al mio compleanno? In fondo, capitemi, era il mio compleanno sarei dovuta essere io la protagonista del weekend, non loro eh!

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Eppure, nonostante le mille mila paranoie che hanno accompagnato le settimane precedenti alla partenza, il viaggio a Londra per i miei 30 anni è sicuramente uno dei ricordi che serbo con più tenerezza…e loro sono stati la ciliegina sulla torta o, per meglio dire, sui cupcakes della serata pop trash che io e le mie amiche ci siamo regalate per accogliere il mio ingresso negli -enta.
Cosa c’è di meglio di sentirsi ragazzina in momenti come questi? Assolutamente nulla!11081363_10206195633320046_6309600204601367040_n

E questa era solo la premessa…
In fin dei conti, quello di Londra era l’unico viaggio che avevo in programma a dicembre dello scorso anno! Ho sfogliato il mio album su Facebook dedicato a questo anno ormai finito [voi non potete saperlo ma tra la mia ossessione nel fotografare tutto e la mia paura di dimenticare le cose che vivo, ogni anno è catalogato a mo’ di promemoria del mio vissuto in uno specifico album sul mio profilo Facebook, con tanto di data e luogo in cui è stata scattata la foto] e, guardando tutti i posti in cui sono state scattate le varie foto, ho sorriso alla sensazione di staticità che mi attanagliava pensando al 2015 che doveva arrivare!

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Il 2015 è stato l’anno dei viaggi: Londra, Praga, ancora Londra e, infine, Parigi; l’anno dei consueti weekend a Como e del Salone del Mobile di Milano, dell’estate in Puglia e in Liguria, del weekend sulla neve e del Museo di Barbie, della mansarda ad attendermi ad Ostia! L’anno degli infiniti weekend romani, del cibo spazzatura e la distruzione di Dirty Dancing️.

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Il 2015 è stato l’anno dei concerti: Backstreet Boys (seppure solo per venti minuti), Ligabue, Lindsey Stirling, Tiziano Ferro, Robbie Williams, Jovanotti e i Linkin Park. L’anno della trottolina in giro per l’Italia che prenota tutto troppo ravvicinate e si ritrova , puntualmente, a fare delle vere e proprie maratone.

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Il 2015 è stato l’anno del mio Eclisse e delle soddisfazioni che mi ha regalato; della gratitudine immensa verso chi ha creduto in me ancor prima che iniziassi a farlo io, verso chi ha dato fiducia alle mie parole e verso chi le mie parole non le ha gradite ricordandomi che nella vita non posso piacere a tutti, in fin dei conti non tutti possono avere buon gusto!

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Il 2015 è stato l’anno del “adesso voglio sentire un urlo!”; del calcio in culo quando per troppa razionalità e paura ho rischiato di rinunciare ad una cosa a cui tenevo tanto; del pianto di gioia attaccata ad un telefono quando tutte le difese sono crollate e l’emozione prende il sopravvento. L’anno in cui lo stupore di sapere che qualcuno avrebbe fatto qualcosa per me solo per il gusto di vedermi felice mi ha scaldato il cuore.

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Il 2015 è stato l’anno delle amicizie: quelle che giorno dopo giorno sono divenute indispensabili certezze, quelle assopite ma mai dimenticate, quelle riscoperte come una piacevole sorpresa, quelle che ti ricordano che non sei sola, quelle giunte al termine dopo 10 anni, quelle messe in discussione che ti fanno piangere come una cretina chiedendoti in cosa sei sbagliata. È stato l’anno della consapevolezza che ho scelto di avere intorno persone che mi capiscono, e che, quando non lo fanno, mi accettano così come sono.

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Il 2015 è stato l’anno in cui questo spazio virtuale ha preso vita e io ho ritrovato il piacere di mettere nero su bianco i miei pensieri, di non vergognarmi delle parole confuse che chiedono di trovare una collocazione, delle opinioni che non riesco a tacere, delle ansie che chiedono di essere ascoltate.

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Il 2015 è stato l’anno dell’operazione al mio occhio troppo pigro per guardare il mondo; l’anno in cui mi sono ricordata che da sola funziono alla grande ma non per questo devo fare tutto in solitudine.

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Il 2015 è stato un anno di cambiamenti: alcuni grandi e visibili, altri impercettibili ma fondamentali. È stato un anno di quelli che un po’ ti deludono, un po’ ti confondono, un po’ ti regalano sorrisi inaspettati e lacrime di gioia; uno di quegli anni colmo di momenti da fotografare e ricordare.

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Anche per quest’anno il mio principe azzurro deve aver smarrito la giusta via [dovevo chiedere a Babbo Natale di regalargli un navigatore nuovo, maledizione] e al suo posto sono arrivate delle fatine {lucciole poteva essere frainteso} che hanno illuminato anche i miei giorni più bui regalandomi un sorriso, che hanno combattuto contro i miei silenzi e distrutto i muri che nei giorni di pioggia sono brava ad indossare, che, proprio in quei giorni lì, hanno aperto il proprio ombrello offrendomi un passaggio finché non tornassi a vedere il sole.

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Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!

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Ma davvero qualcuno ha letto tutto questo papiro?

 

Pensieri Sparsi

Ma voi siete pronti al freddo?


L’inverno è ormai alle porte, ne sento l’alito freddo dritto sul collo e già rabbrividisco.
Mettiamo in chiaro le cose: non ho alcuna intenzione di tediarvi raccontandovi il mio incondizionato odio per la stagione fredda; non ho voglia di annoiarvi spiegandovi che, se non il mio amore per il Natale e la sua magia non fosse maggiore del mio odio verso il gelo, preferirei entrare in letargo tipo a Settembre per risvegliarmi, magari grazie al bacio di un bel principe azzurro super accessoriato, direttamente a Maggio; non voglio chiarirvi il semplice concetto per cui preferirei crogiolarmi nel sudore estivo piuttosto che stringere amicizia con i pinguini che, ben presto, affolleranno le strade.
Oh no, questo non è un post lamentela…è un post di protesta.

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Sarà che sono reduce da una lunga doccia calda di circa 40 minuti, sarà che il freddo del novembre londinese si è infiltrato dritto nelle mie ossa, sarà che il solo pensiero che nei mesi a venire i miei migliori amici saranno il mio condizionatore e il mio plaid morbidoso, sarà che, ogni qualvolta si avvicina questo periodo, una sola gigantesca domanda aleggia nella mia testa:
Ma come diavolo fanno le donne a restare perfettamente donne in inverno? Come, nonostante il freddo pungente, riescono a restare impeccabili femme fatales? Qual è il vostro maledetto segreto?

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Chiariamo una cosa fondamentale: non sono affetta da alcuna maledizione stile Shrek che al sopraggiungere dell’inverno mi trasforma in uno Yeti…ma ci vado moooolto vicino.
Ed è per questo motivo per cui capirete il senso della mia frustrazione ogni qualvolta il termostato inizia a precipitare; il punto focale della questione è che la quantità di vestiti da me indossata è inversamente proporzionale alla gradazione segnata dal termostato. Capirete, quindi, che, mentre in estate tendo a ridurre ai minimi termini la metratura di stoffa utilizzata per coprirmi, in inverno arrivo letteralmente a perdere il conto dei capi d’abbigliamento indossati.

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Osservo con bonaria invidia quelle donne che sfidano il freddo indossando un cappottino, possibilmente aperto per mostrare il vestito di lanetta leggera indossato, indiscutibilmente, utilizzando calze nude quasi impercettibili e stivaletti dal tacco vertiginoso, il tutto impreziosito da un foulard leggero che, svolazzando mosso dal vento gelido, crea quel tocco di enfasi in più che non fa mai male. Invidio la loro capacità di indossare guanti sottilissimi semplicemente per fare scena, la loro abilità di camminare impettite nonostante la Bora, la loro abilità di mantenere intatto trucco e parrucco nonostante il rischio evidente di ipotermia.

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Con l’arrivo del primo freddo io subisco una qualche trasformazione genetica che rende il mio corpo incapace di produrre calore o, quantomeno, di percepirlo. Il mio armadio di riempie di maglioni extralarge super colorati, di quelli che sono un abbraccio caldo di lana; le calzine colorate in ciniglia diventano le mie amiche per la pelle, non esco di casa senza essermi avvolta nel mio piumino stile omino michelin, bardata nella mia sciarpona e rintanata nel mio berretto.  Non prendo proprio in considerazione l’idea di indossare gonne con calze spesse quasi quanto un pantalone; indosso talmente tanti indumenti da riuscire a far desistere un maniaco al solo pensiero dell’immane sforzo di spogliarmi.

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Forse sono un tanti nello esagerata, ma avete iniziato a pensare al momento in cui al mattino dovrete abbandonare il caldo tepore del vostro piumone per andare a lavoro? Mi si gela il naso al solo pensiero.
Dovrebbero dichiarare tale meschinità illegale! E’ una vera e propria tortura, siamo onesti, prendere la terribile decisione di mettere fuori i primi centimetri di pelle al mattino [grazie condizionatore programmato che mi fai svegliare già al calduccio, ti amo]; è una violenza contro se stessi abbandonare il pigiamone di pile e costringersi a vestirsi. Non è assolutamente giusto.

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E vogliamo parlare del terribile momento in cui, dopo 40 minuti passati sotto al getto bollente della doccia, arriva il fatidico momento in cui bisogna chiudere l’acqua e protendere il braccio verso l’accappatoio? Non importa che si è deciso di utilizzare il termo arredo come appendino per rubarne il calore, ne tantomeno che, oltre ai caloriferi, si è scelto di tenere accesa anche una piccola sfufetta nel piccolo bagno in cui si consumerà il misfatto…il momento esatto in cui il braccio lascerà il calore asfissiante del box doccia ci sarà, sempre, Elsa pronta a creare stalattiti e stalagmiti intorno al nostro braccio con un suo raggio congelante.

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Ho detto che non mi sarei lamentata, mentivo.
Ma voi, siete pronti al freddo?

Pensieri Sparsi

Tornata all’ovile!


Messo piede da poco sul suolo italico e ad attendermi trovo freddo e pioggia; si chiama cattiveria questa {che è sinonimo di inverno} perché, dopo aver lasciato il freddo gelido di Londra, mi aspettavo di trovare ad accogliermi il tepore del sole di casa. Illusa. 

Eppure, nonostante quel freddo che mi ha costretto ad outfit anti sesso {devo assolutamente scrivere un post sul mio rapporto col freddo}, ho amato ogni singolo istante trascorso in questa città. L’avevo adorata a Febbraio, l’ho amata avvolta in questa veste natalizia!   Nessuno comprende quanto sia stupendo viaggiare finché ritorna a casa ed appoggia la testa sul suo solito, vecchio e familiare cuscino