Pensieri Sparsi

Post di una domenica sera qualunque….


Mi state davvero dicendo che anche questo weekend è ormai agli sgoccioli? No, scusate eh, ma quando è accaduto perchè, ve lo giuro, io non me ne sono mica accorta di come sia volato il tempo; cioè un minuto fa era venerdì sera e adesso praticamente, se chiudo gli occhi, sarà presto lunedì. Come è potuto succedere?

L’aria sembra essersi raffrescata in sti giorni, un fastidioso vento ulula alla mia finestra facendo sottofondo alla musica che risuona alla tv rendendo tutto stranamente statico, come se mi fossi ritrovata di colpo in un fermo immagine: sono seduta a gambe incrociate sul letto digitando parole un pò a caso sulla tastiera del mio iPad cercando di dare una direzione ai miei pensieri. La giusta direzione. Quella che vorrei trovare anche io.

E’ molto che non vi racconto realmente di me, passo il tempo (e i post) a sfiorare quello che accade nella mia quotidianità continuando ad inciampare continuamente negli stessi errori, evitando di sentirmi davvero forse per paura di quello che potrei provare o, purtroppo, perchè ho smesso di sentirmi da così tanto tempo da non esserne più davvero capace. 

Seduta su questo letto penso a quella gamma di emozioni che potrei/dovrei provare ma di cui, non so più davvero da quanto, sembra non esserne più in dotazione.

Triste? Felice? Arrabbiato? Soddisfatto? Colpevole? Ansioso? Tranquillo? Escluso? Calmo? Annoiato? Interessato? Coraggioso? Affezionato? Ostile? Spaventato? Incluso?

Come ti senti per davvero? Non lo so!!! Come si fa a saperlo?

Servirà il tuo abbraccio per farmi tornare a sentire qualcosa? Di nuovo?


Mondo Tag

30 Days Writing Challenge – 9


Buon #LunediBis!!!
Stasera stanchezza a livelli estremi, un pò di leggerezza in più e la gioia di essere nel mio letto [anche se il B&B in cui sono stata a Bologna era proprio figo assai].

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Ma voglio provare a riprendere il ritmo, quindi prima di lasciarmi coccolare dal mio piumone eccomi qui a rispondere al quesito del giorno.

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Giorno 9 – Condividi qualche perla di saggezza che parla di te.

giphy20Beh la risata direi che è più che d’obbligo: io e saggezza nella stessa frase ha un suono così ilare che quanto meno mi ha strappato un bel sorriso.

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Farsi trovare pronti con un badile per dare due colpi di sicurezza resta comunque sempre un ottimo consiglio. Non sono una persona vendicativa, adoro affidarmi al Karma che, a meno non faccia pagare a me qualcosa [mai affermato di essere una santa, in fin dei conti], sa sempre come regolare i conti con chi mi ha fatto del male. Spesso in tempi così brevi da farmi sentire imparentata con qualche strega [magari sei tu stessa una strega, soprattutto certi giorni con quei capelli che ti ritrovi].
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Karma is a bitch, but I’m even more.

 

Pensieri Sparsi

La domenica dovrebbe essere illegale…


…togliere il pigiama, alzarsi dal letto e smettere di recuperare le puntate SerieTv arretrate da troppo tempo per scendere a pranzo e socializzare.

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Non credete anche voi?

 

Pensieri Sparsi

Blue Monday


Mi state dicendo che oggi ho tutto il diritto di odiare il mondo e/o essere triste perché semplicemente perché, circa una decina di anni fa, uno psicologo inglese non avendo nulla di meglio da fare si è messo ad elaborare una sconclusionata formula matematica che ha stabilito che il terzo lunedì di gennaio è il giorno più triste in assoluto di tutto l’anno?

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Al diavolo questa psicologia spiccia, io odio il mondo e sono tendenzialmente triste ogni lunedì da sempre; il termostato del mio umore è impostato costantemente sul Blue Monday quando la sveglia interrompe il flusso dei miei sogni di lunedì mattina.

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Nonostante i buoni propositi in cui amo cullarmi la domenica sera prima di lasciarmi fagocitare dal calore del mio piumone, il lunedì la mia voglia di interagire con il mondo resta perpetuamente pari a zero, il mio desiderio di rimandare a domani quello che non ho voglia di fare oggi aumenta in maniera esponenziale al peggioramento delle condizioni climatiche in cui sono costretta a muovermi, la mia bramosia di tornare a letto e porre fine alla giornata raggiunge le stelle.

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Buon OdiaDì, come ogni lunedì

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

All American


Ammetto, con un velo di imbarazzo che mi colora il viso meglio di quanto abbia fatto la pennellata di blush questa mattina, che il crescente numerino di followers di questo spazio inizia ad inibire le mie parole, o quanto meno prova a farlo nella mie testolina. Mi spiego meglio, la mia difficoltà nel castrare pensieri e parole da spesso origine a post deliranti con tendenze acide con un dolce retrogusto adolescenziale, la caratteristica di questo mio spazio virtuale, probabilmente, è proprio quella di non avere delle caratteristiche; insomma chi inciampa nelle mie parole ha la consapevolezza di ritrovarsi in un vortice di no sense emozionale. Chi frequenta questo blog sa benissimo di non avere idea di cosa aspettarsi quando torna a farmi visita, io per prima non ho idea di cosa finirò per metterci di volta in volta. Insomma, tutte sto giro di parole inutili è per dire che, a dispetto del menefreghismo cosmico su cui avevo impostato il blog mi accorgo,sempre più spesso, di ritrovarmi a pormi una serie di domande stupide ogni volta che mi appresto a scrivere un nuovo post: ma cosa gli faccio leggere? A chi potrà mai interessare? Davvero voglio parlare ancora di questa roba?
Solitamente la risposta arriva da sola senza che io ci perda tempo a ragionare troppo: blog mio, spazio mio, deliri miei! 

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Ho una valigia da preparare e poca voglia di ragionare sul come riempirla, la musica che riecheggia nella stanza mi ricorda, in un rumoroso promemoria, di cosa volevo parlare in questo post prima di perdermi nei meandri dei pensieri che vorticano nella mia mente: yaaay, è uscito un nuovo cd di Nick Carter! E Sti cazzi!
{non sono impazzita so perfettamente che lo state pensando in coro}

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Il fatto che lui canti questa roba qui la dice lunga sul suo stato menale, il fatto che io trovi piacevole ascoltare questa roba là dice lunga sul mio, sulla mia voglia di leggerezza e il mio desiderio malcelato di voler restare ragazzina.
Siete ancora in tempo a fermarvi nella lettura e salvarvi da questo delirio; mi sono presa una settimana di tempo per ascoltare questa roba e leggerne i testi prima di poterne mettere nero su bianco le mie impressioni. Amo la capacità di questo uomo di riuscire a farmi tornare 15enne con la vuotezza delle sue parole e la ripetitività dei suoni che esco dalla sua bocca da troia [ops, non volevo essere scurrile ma non ci sono altre definizioni per le sue labbra].

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11 canzoni per un cd, All American, realizzato nel tempo che io ci impiego al mattino per scegliere cosa indossare, che denota il disperato bisogno del biondino che ha rapito il mio cuore di restare forever young illudendosi di nascondere le rughe che iniziano a contornare i suoi occhi con le immagini profonde evocate dalle parole dei suoi testi.

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Indecisa sul come impostare questa mia personalissima recensione del cd in questione, ho inviato un messaggio ad una carissima amica per chiedere consiglio sul da farsi; dopo averle inviato un pezzo di quello che avrei scritto le ho candidamente chiesto se ritenesse dovessi blaterare genericamente sulle canzoni o fare una critica puntuale di ogni brano. La sua risposta mi ha indotto alla seconda ipotesi: non odiatemi, in fondo sono solo 11 canzoni e voi potete ancora smettere di leggere.

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Il cd si apre con 19 in 99, sembrano numeri messi a caso, me ne rendo conto, semplicemente 19 erano gli anni che Nick aveva nel 1999 e che vorrebbe avere nuovamente per poter tornare a giocare con i videogiochi, indossare Reebook, ascoltare 2Pac o i Nirvana, incontrare ragazze di nome Lana con un tatuaggio sulla schiena. Insomma questo poveretto ha una voglia disperata di tornare a quando poteva spendere soldi fregandosene del resto facendo il bagordo sotto la scritta Hollywood; certo adesso con il mutuo da pagare, le bollette da saldare, i figli da mandare al college mica può permettersi di sperperare quei soldi che passano direttamente dal conto delle fans al suo?

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Per restare in tema grandi problemi esistenziali di un povero cantante di una boyband, troviamo Get over me, collaborazione con Avril Lavigne ed uno dei miei pezzi preferiti del cd.
Come ogni idolo delle teenagers, Nick era solito infilarlo allegramente un po’ qua e un po’ là mentre era in giro per il mondo; come dargliene una colpa? Era giovane, ricco, famoso e in ogni angolo del mondo trovava orde di ragazze pronte a spalancare le gambe [non che adesso la situazione sia cambiata di tanto, ma questa è un’altra storia]. Infila qui, infila lì, il povero Nick deve averlo messo nel posto sbagliato più di una volta se è finito con lo scriverci addirittura una canzone sulla psicopatica di turno che, convinta di essere il grande amore della sua vita, ha iniziato a stalkerarlo con la speranza di infilargli un anello al dito solo perché è un cantante. Che vita difficile, eh? Il fatto che io riesca a dare un viso ad almeno una psicolabile a cui potrebbe essere facilmente dedicata la canzone è sintomo di quanto io sappia decisamente troppo di questo uomo e di quanto lei si sia resa tanto ridicola da divenire leggenda.

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Questo poveretto ha una fan stalker, non può spendere soldi come quando aveva 19 anni ma fanculo a tutti lui vive in California e tutto va alla grande perché nel suo dorato stato d’animo ha il sesso, le spiagge, gli ossessionati del silicone, i Chiwawa con i collari di diamanti, i tossicodipendenti, il traffico e la sabbia e tutte quelle cose fighissime che tutti dicono di odiare ma invece vogliono.

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Eppure, dopo l’ennesimo risveglio ancora stordito da troppo alcol della sera precedente, un tatuaggio di cui non ricorda nulla, il sapore di liquore ancora in bocca, la playstation rotta e la macchina in doppia fila completamente rigata, si è reso conto che forse era il caso di cambiare rotta seguendo la direzione del suo Second Wind. Parlare della madre psicopatica che incontra la ragazza a cui vuole mettere un anello al dito, nonostante la voce da povero folle con cui canta quelle parole, smuove un certo senso di empatia che si perde, in un battito di ciglia, nella melodia della musica e nell’immagine di lui nudo nel letto evocata poco prima.

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In un moto di ribellione dalle canzoni sole-cuore-amore che usualmente canta con i Backstreet Boys, decide di inserire un pezzo come Swet nella playlist. Personalmente non amo molto la musicalità del brano [che non so per quale motivo mi ricorda tanto Swine di Lady Gaga], eppure non riesco a fermare le immagini mentali che in automatico partono nella mia testolina non appena le prime note del pezzo arrivano alle mie orecchie. Saranno gli ansimi di sottofondo, il modo lascivo con cui biascica le parole consapevole dell’effetto che avranno sugli ormoni di chi da anni fantastica fissando un suo poster appeso al muro, sarà che è uno stronzo e il pensiero di come questa canzone sarà eseguita live mi fa alzare la pressione, sarà che ancora devo riprendermi da Pony, sarà che odio quello che non posso avere…ma questo pezzo mi provoca una serie di squilibri ormonali che, per preservare quel minimo di dignità che forse ancora posseggo, eviterò di descrivere in maniera dettagliata.

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Il problema è che dopo aver ascoltato per 2 minuti e 42 il suo desiderio di affogare nel tuo amore, diventa davvero complicato sentirgli volere un pezzo dolce come una Cherry Pie, di voler scartare caramelle e sentire odore di sesso.

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Per la mia salute mentale, mio caro Carter, possiamo tornare a parlare della tua playstation rotta o dei tatuaggi sulla schiena che ami tanto? Possiamo parlare di come ti sei perso la fidanzata a Tijuana? Di come tu riesca a ricordare solo che stavate vomitando Tequila in questa tua vita loca?tina-mucho-calor

Per smorzare i miei ormoni, impazziti a metà cd fortunatamente inserisce una canzone dedicata a sua moglie e al portabagagli super dimensionato che si ritrova come fondoschiena in pieno stile All American, esattamente come la Kardashian [ti piacerebbe, aggiungo io]. Non so quanto sarei felice se mio marito affermasse: She’s super-sizing it, all American; All American, she’s like a battleship….ma chi sono io per giudicare?

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Per quanto trovi questo pezzo abbastanza noioso, non posso ascoltare con dolcezza Man on the Moon; a pochi giorni dall’uscita del cd mi è arrivato un messaggio dalla mia editor severa che mi ha fatto sorridere non poco: Ma Man on the Moon è ispirata a Eclisse?
Per chi avesse letto la storia di Chris, Desy e del piccolo Christian il collegamento è stato abbastanza immediato, dopotutto a chi credevate mi fossi ispirata per il mio Chris?

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E dopo aver capito che Paolo Fox deve aver tirato un brutto scherzo al biondino del mio cuore che non vuole conoscere il suo Horoscope ed essermi tagliata le vene con I will wait, brano scelto dalla sottoscritta che, pur di non sentirlo cantare, si sveglia immediatamente al mattino, sono arrivata alla fine del cd con una voglia matta di vederlo live e di poterlo riabbracciare anche solo per un istante e tornare ragazzina felice illudendomi che sarà per sempre.

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La verità è che per quanto trovi divertente distruggere tutto quello che fa questo povero uomo, ringrazio ogni giorno per la sua iperattività e la sua incapacità di restare per più di qualche giorno di seguito con il sedere piazzato sul divano a giocare alla sua amata playstation; adoro la vuotezza dei suoi testi, la sua voglia di restare giovane per sempre che è troppo simile alla mia, la spensieratezza che canzoni del genere riescono a regalarmi anche in periodi come questo in cui sono in pausa da me stessa.

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Ringrazio me stessa per la mia capacità di riuscire ancora ad emozionarmi e sognare come nel 1999, anche non ho più la stessa età di allora e ringrazio il biondino dalla bocca di troia che ha rapito il mio cuore per essere rimasto lo stesso di allora.

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It makes me wanna go back in time
I know you remember me
You and I, didn’t give a damn 

Non cresceremo mai per davvero,
e non cresceremo…insieme.

 

Pensieri Sparsi

Le domeniche a casa sono lente.


La domenica è uno di quei giorni in cui, soprattutto se sono a casa, mi sveglio già stanca; mi rigiro nel letto cercando il coraggio di abbandonarlo, mi lascio avvolgere dalle lenzuola come un caldo abbraccio, mi lascio coccolare dalla morbidezza dei cuscini abbandonandomi alla pigrizia che, lentamente, mi porge il suo buongiorno.

È uno di quei giorni in cui i pensieri scorrono lenti ed i movimenti ancor di più, uno di quei giorni in cui passo dal pigiama alla tuta, dal letto al divano…e poi, semplicemente, al contrario.

Uno di quei giorni in cui leggo, scrivo e inebetisco i neuroni tra serie Tv da recuperare e i programmi trash di Real Time [come fate a perdervi le trashate del Boss delle Cerimonie?].
Uno di quei giorni in cui, se sono a casa, resto un po’ spenta; aggiorno facebook senza leggere davvero cosa viene postato, rispondo ai messaggi con la velocità di un bradipo, ignoro gli stimoli fastidiosi.

E’ uno di quei giorni in cui faccio colazione col pranzo, merenda con le patatine e cena con la pizza senza sentirmi in colpa perché, in fondo, domani è lunedì e, sono certa che nessuno oserà obiettare, oggi posso concedermi di coccolarmi un pò.

Le domeniche a casa sono lente…ed io ancor di più.

Pensieri Sparsi

☆1 stellina ☆


Lascia perdere quel computer, vieni qui tra le mie braccia. Hai bisogno di me, non di digitare parole a caso seguendo il flusso dei tuoi pensieri stanchi e confusi.
Il mio letto mi sta chiamando, affascinante come una sirena ha iniziato il suo canto suadente che, imperterrita, continuo ad ignorare; fisso lo schermo del computer, la pagina bianca sulla quale sto per riversare i miei pensieri, e tiro un lungo sospiro.Convivo con me stessa da 30 anni, ormai, conosco i miei meccanismi mentali eppure non riesco a sfuggire ad essi. Simpatico, no? Essere consapevole di essere, semplicemente, inciampata in un pensiero fastidioso e non riuscire a rimettere in equilibrio i piedi con la semplicità che il caso richiederebbe; essere consapevole di aver messo il piede in una stupida pozzanghera emotiva e non riuscire a smettere di guardare il fango che macchia la mia scarpa nuova; essere consapevole di essersi abbandonata ai picci della stanchezza mentale e non riuscire a smettere di fare i capricci.Vi ho tediato l’esistenza con la pubblicazione del mio libro, vi ho raccontato i miei piccoli successi e ho gioito con voi per quei numeri che continuavano [e continuano] ad aumentare; ho esultato per aver letto recensioni che hanno inumidito i miei occhi emozionati e disegnato un sorriso sul mio viso. Ho condiviso con voi, in questo mio angolo di mondo, tutte le mie emozioni, probabilmente è per questo motivo che lascio fruire i miei pensieri senza ragionarci poi così tanto.Ieri controllavo le recensioni ricevute, lo ammetto, sono curiosa di sapere cosa pensano della mia storia le ormai oltre 470 persone che gli hanno dato fiducia:

5 stelle:
Letto tutto d’un fiato…una bellissima storia di vero amore con la giusta quantità’ di lacrime…per far sognare ad occhi aperti! – Alitek

5 stelle:
Ho letto questo libro con delle grandi aspettative e devo dire che sono state addirittura superate!
Il libro è scritto molto bene, ricco di vocabolario, per niente monotono anzi, il fatto che la storia sia raccontata con dei continui “flashback” fa si che il lettore rimanga sempre più catturato e concentrato sulla lettura.
Sin dal primo momento ho adorato “la piccola pulce bionda”, il dolcissimo Christian, e tifato come una matta per Desy, una donna forte, determinata e con una capacità di amare incredibile.
Ho avuto voglia di abbracciare e proteggere Chris, il dannato Chris, che mi ha fatta sospirare e volere essere al posto di Desy!
Insomma, dire che un libro cosi toccante e carico di emozioni non me l’aspettavo, ed ancora una volta mi ritrovo a ringraziare colei che ha scritto questa storia che posso solo definire INCANTEVOLE
. – Susana

5 stelle:
Non ho mai fatto una recensione di un libro per paura di non esprimere esattamente quello che penso, però con Eclisse non ho potuto evitarlo. L’ho letto in meno di due giorni, e per una straniera come me è a dir poco impressionante. Ti coinvolge subito alle prime parole. Non riesci a staccare, vuoi continuare a leggere per scoprire il destino dei personaggi. Lo consiglio vivamente. – Raquel –Ben 21 recensioni per le mie parole: 15 con il massimo della valutazione e tutte con parole che mi hanno toccato il cuore. Dovrei esserne statisticamente fiera, razionalmente lo so.
Vorrei spiegarlo alla mia testolina inceppata che, invece, di concentrarsi sulle belle parole di chi ha apprezzato il mio lavoro, continua a inciampare sulle uniche due pecore nere che hanno gettato fango sul mio ebook dandomi una sola stellina e insinuando di aver sprecato soldi nel cercare di leggere le mie parole.

Sia chiaro, sapevo che  mettendomi in gioco mi sarei esposta a critiche spesso tutto fuorché costruttive, eppure, con un’elevata probabilità, non sono riuscita a preparare degnamente la mia psiche alla lettura di cose del genere, non sono riuscita ad educare me stessa a riuscire a non restarci male se a qualcuno non sono piaciuta. Non sono riuscita ad impormi di fregarmene e scavalcare l’intoppo con un colpo di tacco.

Perché è così complicato essere me?

Parole e Storie

Eclisse #2


La risata argentea di Christian risuona gioiosa nell’aria rallegrando il mio cuore di mamma, corre felice arrampicandosi da una giostra all’altra, urla e sorride soddisfatto mentre l’altalena lo porta sempre un po’ più su, sempre più in alto verso quel cielo che, bramoso, vuole arrivare a sfiorare con la mano. Mi siedo su una panchina non molto distante dalle giostrine per dargli l’illusione di essere libero senza però perderlo di vista; si sente già un piccolo ometto il mio bambino, la sua voglia di scoprire il mondo riesce a sorprendermi giorno dopo giorno regalandomi emozioni che mai avrei immaginato di provare. I pensieri scemano nella mia mente, mi perdo osservando il mio piccolo correre spensierato inseguendo una farfalla dai mille colori, un’espressione vispa colora il suo viso mentre, come un piccolo tigrotto, studia la sua preda, sbuffa indispettito vedendola sfuggire per l’ennesima volta ma non si arrende. Caparbio e testardo. Proprio come il suo papà!
“Mamma, mamma! Guarda cosa ho catturato. Ce l’ho fatta! Guarda mamma.”
Con le mani strette a preservare il suo piccolo tesoro, Christian corre urlando a squarciagola verso di me, si agita forse un po’ troppo nella fretta di mostrarmi la sua conquista, le gambine gli si intrecciano, è un istante, e vedo il mio scricciolo capitombolare a terra, le sue mani si poggiano veloci sul terreno permettendo alla sua preda di tornare a volare libera e felice verso il verde prato.
“Christian!”
Afferro la borsa che avevo poggiato di fianco e, a grandi falcate, raggiungo quel piccolo angelo biondo, gli sorrido con dolcezza chinandomi a ripulirgli quei pantaloni che fino a poco fa erano di un candido azzurro. I suoi occhi brillano per le lacrime che li riempiono, tira su con il naso cercando con tutte le sue forse di non piangere, la vocina lamentosa e le manine si muovono concitatamente.
“Quella stupida farfalla, era mia ora. Non doveva andare via. L’avevo presa per te.”
“Non importa, amore mio, ascoltami: è volata via, adesso è di nuovo libera, può spostarsi di fiore in fiore, cercare nuovi prati, mica volevi tenerla prigioniera?”
“Certo che volevo. Era mia ora.”
Scuoto la testa con disappunto, Christian pende dalle mie labbra.
“Se qualcuno ti prendesse mentre stai scegliendo su quale giostra salire e ti portasse via dicendo: questo è mio adesso! Tu come ti sentiresti?”
“Io sono un bambino, non una stupida farfalla.”
“Un bambino cocciuto sei.”
Imbroncia le labbra incrociando le braccia indispettito.
“Era la mia.”
Gli passo una mano tra i capelli scompigliandoli un po’, un piccolo bacio sulla guancia e una dolce proposta. Basta poco per veder tornare il sorriso sul suo viso.
“Ho sentito che i cacciatori di farfalle mangiano molto gelato per restare in forma: mega coppa da Zacky?”
“Cioccolato e fragola?”
Annuisco rimettendomi in piedi, stringo la sua piccola mano nella mia e insieme ci incamminiamo verso la gelateria.
“Allora Christian, come la facciamo questa mega coppa di gelato?”
Zacky, il gelataio, un uomo sulla cinquantina dai capelli brizzolati e il viso bonaccione, inizia con il solito elenco di mille e più gusti, consapevole che la scelta del mio piccolo ricadrà sempre sui soliti due.
“Fragola e cioccolato.”
“Ma davvero non vuoi provare il gusto puffo?”
“Che schifo. Fragola e cioccolato.”
“Ma quanto è testardo questo bambino.”
“Cliente difficile.”
Sorrido divertita prendendo le due coppe dalle mani di Zacky e dirigendomi ad un tavolino non troppo distante dal bancone, Christian affonda felice il cucchiaino nel suo gelato concentrando su esso tutta la sua attenzione.
“Allora, scricciolo, pronto per domani?”
Distoglie lo sguardo dal cucchiaino strabordante di gelato che stava portando alla bocca, imbroncia le labbra corrucciando il viso in un’espressione seria.
“Non ci voglio andare. Io non ci vado eh.”
“Sono sicura che ti divertirai tantissimo, invece, ci sono molti tuoi amichetti di scuola e conoscerai tanti nuovi bambini…”
Lascia cadere nervosamente il cucchiaino nella coppa incrociando le braccia per dare più valenza alle sue parole.
“Non ci voglio andare. Se è così divertente perché non ci vai tu?”
Sorrido benevola assaggiando un po’ del suo gelato.
“Se avessi la tua età sarei contenta di andarci, ora sono po’ troppo cresciutella purtroppo. Comunque suor Mary è dolcissima, mi ha detto che vi porteranno tutti i giorni a mare e poi è attrezzatissimo il campus, pensa che hanno addirittura il campo di basket come quello dei veri campioni.”
Al suono delle ultime parole gli occhi gli si illuminano di gioia, impugna nuovamente il cucchiaino e riprende a mangiare il suo gelato riempiendomi di domande sul campo da basket, la testarda riluttanza di poco fa sembra essere solo un ricordo ormai, gli sorrido con dolcezza cercando di rispondere a tutti i suoi quesiti. E’ stata Maggie a suggerirmi di iscrivere Christian al campo estivo, dopo avermi ripetuto che come madre ho ancora troppo da imparare mi ha messo tra le mani il volantino pubblicitario del campus di suor Mary, l’ho scrutato interdetta per un po’ provando a immaginare come potesse essere per il mio bambino passare le vacanze in un posto del genere.
“Santa donna, non avrai mica intenzione di far trascorrere a questo piccoletto tutta l’estate in questo bar? Niente ma. Le iscrizioni chiudono oggi, quindi muoviti, alzati da quella sedia e cammina.”
Quasi di peso mi ha trascinato nel cortile dell’edificio, dove si svolgeranno le attività estive, di fronte a suor Mary, una donnina quasi della mia stessa età dai lineamenti minuti e lo sguardo profondamente misericordioso che, con aria affranta, mi faceva presente come era la situazione.
“Mi spiace davvero ma non ci sono più posti disponibili, quest’anno abbiamo avuto un elevato numero di iscrizioni e…”
Stavo per ringraziare e andare via quando ancora una volta Maggie ha intercesso per me ponendosi con le mani poggiate sulle anche e sguardo altero di fronte alla povera ragazza.
“Mi stia ben a sentire: non ho camminato per cinque isolati sotto questo sole torrido per sentirmi dire che a quel piccolo angelo biondo non è concesso di stare in questo campus e passare un’estate che abbia una parvenza di normalità, non mi importa chi santi in paradiso deve pregare: Christian avrà il suo campo estivo.”
La piccola suora mi ha guardato impaurita fare spallucce accennando un sorriso, ha alzato gli occhi al cielo posandomi una mano sulla spalla con fare caritatevole.
“A quanto sembra l’ultimissimo posto disponibile è del suo Christian.”
“Non so come ringraziarla.”
“Ringrazi il suo angelo custode.”
Ha accennato guardando Maggie andare via brontolando lasciandomi sola.
Il rumore squillante del metallo del cucchiaino che batte sulla coppa di vetro ormai vuota risuona nella mia mente disperdendo i ricordi.
“Diventerò un campione, mamma.”
“Ne sono certa, piccolo mio.”

Il bianco ovattato delle nuvole sfuma lentamente sotto il mio sguardo fisso sul finestrino, i colori assumono sfumature diverse, le figure iniziano a prendere forma nei miei occhi. Scruto ogni particolare su cui ricade la mia attenzione mentre una mesta malinconia mi pervade dal profondo, un paesaggio che conosco in ogni suo piccolo dettaglio per le troppe volte che ho percorso la stessa tratta. Le prime scosse di assestamento dell’aereo che ha toccato terra scuotono il mio corpo allontanando da me quegli stupidi ricordi che cercavano di invadere con prepotenza la mia mente.
Chiudo gli occhi lasciandomi cullare dalle ultime vibrazioni del veicolo.
Il suono metallico delle parole del capitano che annunciano il nostro arrivo a Barkley riecheggia nell’abitacolo. Un sorriso smorzato si fa largo sul mio viso al pensiero di quanto risuonassero dolci queste sterili parole nella mia mente solo qualche anno fa quando il mio unico desiderio era correre da lei.
“Hey, Chris, tutto bene?”
La voce di Alex spazza via la sua immagine dai miei pensieri, riacquisto possesso di me, sfodero un sorriso sfacciato e mi metto in piedi strizzando l’occhio all’hostess che mi mangia con gli occhi ancora eccitata dalla sveltina consumata in volo.
“Benissimo, amico, benissimo.”

Ho ascoltato qualche consiglio…a breve troverete il mio racconto su Amazon.
Ho condiviso con voi un altro pezzo in modo da darvi un’idea di cosa troverete in esso, di cosa potreste leggere se mi darete fiducia.

Una finestra sui personaggi che incontrerete…
Nulla di più.
Se vi va, ditemi cosa pensate.

Parole e Storie

Eclisse


Mi prenderò cura di te

“Perché lo hai fatto? Come hai potuto? Cosa cazzo ti è passato per la testa, cristo santo. Non dovevi. Perché diavolo lo hai fatto?”
Le sue urla strazianti riecheggiano nell’auricolare del telefono che stringo disperatamente tra le mani, mordo il labbro inferiore quasi fino a farlo sanguinare, respiro ritmicamente cercando di mantenere saldo il controllo della voce, nessuna sfumatura nella freddezza assente del mio tono deve svelare ciò che sento sempre più difficile nascondere.
“Mi dispiace. Avevo già deciso ormai, non avrebbe avuto alcun senso aspettare ancora.”
Una pausa pregna di dolore e disperazione.
“Ne avrebbe avuto per me, porca troia. Per noi. Come hai potuto farlo? Era nostro figlio, cazzo, come hai potuto decidere da sola? Cazzo, sei solo una stronza, come ti è saltato in mente? Sei un’egoista, era nostro figlio, cazzo. Lui. Cazzo. Lui era…”
Ascolto le sue parole spingendole lontano da me. Sfogati, amore mio, butta fuori tutta la rabbia che senti esplodere dentro di te, odiami pure se ti servirà a stare meglio. Piangi amore mio, liberati da quel dolore che ti stringe il cuore opprimendoti fino a impedirti quasi di respirare. Non rispondo alle sue accuse, sospiro stancamente cercando dentro di me quell’ultimo barlume di forza per mettere fine a questo strazio.
“Mi spiace, Chris. Il bambino non c’è più, è inutile parlarne ormai.”
Frasi dirette e concise di chi parole davvero non ne ha.
“Ti odio. Per me sei morta, Desy. Morta!!!”
Il suono muto del telefono attraversa la mia anima annientandola con un sol colpo, come uno specchio gettato a terra da un bambino dispettoso sento il mio io frantumarsi in mille pezzi, alcune schegge impazzite hanno infilzato il mio povero cuore provocandomi un dolore allucinante, mi manca il respiro mentre sento il mio male prendere forma, calde lacrime amare bagnano il viso rigandolo con la loro scia nerastra. Mi lascio cadere sul letto, il materasso sembra voglia fagocitarmi per quanto risucchia il mio corpo, l’odore di vecchio delle coperte si impossessa di me rendendomi parte dell’arredamento di questo squallido motel di terzo ordine in cui mi trovo.
La mano accarezza il ventre ancora piatto in un gesto lento e carico di dolcezza e sofferenza.
“Mi prenderò cura io di te.”

Buonanotte, Mr Stephens

Mi lascio cadere rovinosamente sul divano slacciandomi i pantaloni, senza molti preamboli afferro la testa della brunetta, che mi fissa con aria sognante, e la conduco con poca grazia sulla mia intimità, la sua bocca si muove golosamente intorno alle mie parti più sensibili seguendo il ritmo dettato dalla mia mano sulla sua nuca. Alzo gli occhi al cielo abbandonandomi ai miei gemiti fino a sfogare tutta la mia libido nella bocca della ragazza che, stravolta dall’eccitazione e dal desiderio, mi supplica con lo sguardo di farla godere.
“Bob, portala fuori!”
La porta alle mie spalle si apre lentamente, il mio uomo ombra entra sicuro mentre con pochi gesti scoordinati risistemo i pantaloni al meglio, la ragazza viene quasi alzata di peso dal mio bodyguard che, senza proferir parola, accontenta subito la mia richiesta facendola sparire in men che non si dica dalla mia vista.
Sono distrutto. Lo show di questa sera mi ha massacrato eppure il mio appetito sessuale non è ancora sazio, prendo una birra fresca da frigobar e una sigaretta speciale dal pacchetto che ho poggiato sul tavolino accanto a me, sento i miei sensi affievolirsi leggermente e la mia voce rauca chiedere l’ingresso della prossima troietta della serata, è una biondina questa volta, si avvicina sensuale a me guardandomi come se fossi un dio, le sue stupide parole inutili riempiono la stanza, una smorfia compare sul mio viso mentre l’afferro con forza facendola quasi cadere su di me, le mie labbra cercano fameliche le sue, la mia lingua fruga violentemente nella sua bocca quasi come se volessi succhiarne la più profonda essenza, le mie mani si muovono veloci sul suo corpo fino a spogliarla totalmente, in pochi gesti le sono dentro, mi muovo come un animale in calore tenendola saldamente per i fianchi, pochi colpi decisi per raggiungere di nuovo il piacere più assoluto, esco da lei e mi allontano senza degnarla nemmeno di uno sguardo.
“Puoi sparire adesso.”
Mugugna qualcosa con tono supplichevole e lamentoso cercando di fermarmi prendendomi un braccio, l’allontano da me con un movimento lesto, chiudo la porta del bagno alle mie spalle lasciando scemare nella mia testa il suono lagnoso della sua voce, lascio scorrere l’acqua sul mio corpo perdendomi nel tepore che mi regala il vapore che ha riempito la stanza.
Un altro giorno ha avuto fine.
Sbandando come se fossi ubriaco, mi lascio cadere sul morbido letto ricoperto da un caldo piumone rosso porpora, spalanco gli occhi fissando il soffitto cassonettato, un senso di spossatezza pervade il mio corpo eppure anche questa notte il sonno non sembra volersi impossessare di me. Sospiro rumorosamente accendendomi l’ennesima sigaretta farcita, aspiro profondamente fino a quando i miei polmoni saturi chiedono di essere liberati, inspiro lentamente inarcando le labbra per un sorriso ebete e vuoto, proprio come me. Chiudo gli occhi costringendomi a mettere fine a questa giornata, la testa si fa a mano a mano sempre più pesante fino a quando si spegne definitivamente anche l’ultimo pensiero.
Buonanotte, Mr Stephens.

Desy e Chris sono due mie vecchie conoscenze,
quei personaggi che tieni chiusi nel cassetto, che ogni tanto saluti facendoti prendere da mille dubbi, mille desideri.
Desy e Chris sono una storia scritta senza pretese, quelle storie a cui ti ci affezioni senza motivo, quelle storie che vorresti che gli altri conoscessero anche se non sai che non sono nulla di speciale, quelle storie che hai nel cuore…
Desy e Chris sono un piccolo progetto:
l’idea di un racconto che vorrei autopubblicare su Amazon…ma che, per paura di mettermi in gioco, continuo a mettere da parte.