Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You Think you Know…


Quando la vita inizia a somigliare sempre più un trenino delle montagne russe da cui è impossibile scendere, inizi a chiederti se sarai davvero in grado di staccare da tutto e tutti almeno per un giorno.
Inizi a temere che lo switch per tornare 15enne possa non funzionare più, come se all’alba dei tuoi 34 anni essere grandi possa essere l’unico modo di affrontare la vita.
Inizi a non sentire per davvero le solite ansie che hanno da sempre accompagnano questi eventi, non hai tempo per ascoltare quella vocina flebile nella tua testa che cerca invano di attirare la tua attenzione.

me

Funziona che prendi un aereo di corsa subito dopo un’intensa giornata di lavoro, riabbracci le tue amiche mentre cercate un posto in cui mangiare poiché tutto quello che hai in corpo sono due mini Philadelphia e 4 patatine prese dal distributore automatico, finisci sotto il loro hotel assecondando il tuo animo da stalker ma, anche dopo aver chiacchierato con Mike, sei lì a pensare alla serratura della porta della barca che non sei riuscita a recuperare prima di partire.

tenor

Succede che sei davvero stanca eppure pian piano le chiacchiere e le risate delle amiche che man mano iniziano a circondarti iniziano a fare la magia; non sai bene dove sia nascosto quel pulsante magico ma senti che, quasi senza rendertene conto, lo switch avviene. Senti il suono della tua risata, forse un po’ più isterica del solito, che risuona nell’aria…e l’ansia, quella che aspettavi, finalmente prendere possesso della tua testa.

tenor-1

È sempre un viaggio strano nei meandri dei sentieri tortuosi della mia testa, eppure ogni volta è una nuova avventurache, anche se a rilento, adoro mettere nero su bianco.

3233410337_1_10_lxtxrihy

E’ stato un viaggio strano. Credo che ce lo siamo ripetute un miliardo di volte a sto giro.
L’aver deciso, circa 7 mesi fa, che ancora una volta sarebbe stato compito nostro rendere quella serata magica si è rilevata un’impresa più complicata di quanto potessimo immaginare. Le reazioni incredule e felici di 5 anni fa erano ancora troppo impresse nelle nostre retine e, nonostante lo scetticismo iniziale, provare a scappare da questo impegno sembrava impossibile. E così è stato.
La mole infinita di cose che possono cambiare in 5 anni è, a dir poco, infinita.
Ma 7 mesi fa non potevamo neanche lontanamente immaginarlo.

giphy

Sono stati 7 mesi intensi.
7 mesi in cui, oltre alla confusione e agli impegni delle nostre vite (che in 5 anni sono diventate stressanti e complicate in maniera esponenziale), ci siamo ritrovate a combattere contro a restrizioni e autorizzazioni, presentazioni e progetti da sottoporre a Sony e Live Nation, attese per il benestare del managment americano, fornitura e logistica dei materiali, ansie e liti, risate isteriche e battibecchi telefonici alla ricerca della pura magia.

47cdffd38129c251c9cf1a873ad9bf4ce29d30fc82404de98eb53f7e5334928a

E’ con un carico maggiorato di ansia che è iniziata la giornata del 15 Maggio.
Mentre tutti erano a programmare come beccarli fuori dall’albergo, noi eravamo a ritoccare gli schemi da attuare per riuscire a far funzionare la macchina da guerra che avevamo messo su. Mentre mettevamo in ordine trucco e parrucco ripetevamo come delle ossesse il materiale da portare, le persone da chiamare, le cose da non dimenticare. Si, esattamente come delle pazze.

blair-waldorf-judging-you-gif

Siamo passate fuori dall’albergo forse più per sentirci almeno per 5 minuti delle fans normali che non stavamo morendo di ansia da prestazione.
I 5 minuti che a me sono serviti a ricordare il senso di tutta la giornata.
Ero nervosa, agitata e forse più acida del solito…fino a quando, grazie a chi forse aveva capito più di me di cosa avessi bisogno, finalmente TU.

img_5807

La scena è stata tragicomica, forse più del solito.
“C’è Nick, salutalo.”
“No. Non voglio.”
Cosa mi avesse detto il cervello io ancora non lo so. A te, per fortuna, non importa.
Uno sguardo. Il solito. Una linguaccia. Come sempre. Un bacio. Le mie lacrime.

tenor-2

Perché diciamolo pure: mi hanno vista tutti piangere.
Probabilmente c’è chi ha goduto non capendo il momento, forse c’è chi mi ha giudicato male…a qualcuno magari ho fatto anche tenerezza (si, lo so, è impossibile).
Ho pianto perché era passato un anno ma in realtà non era passato un solo istante.
Ho pianto perché era passato un anno ma non era cambiato nulla.

img_5573
Il mio umore è cambiato, almeno per un po’.
Ma non c’era tempo per crogiolarsi, la corsa contro il tempo era ormai iniziata: la corsa al filaforum di Assago, il controllo della correzione delle stampe sbagliate, il pranzo al volo che ti fa rendere conto che sei passata dai panini del Mc Donald’s al risotto con i gamberetti, l’incontro con i tipi di Live Nation mentre stai ancora cercando di portare il cibo alla bocca, lo scarico della mole infinita di materiale, il dissuasore del traffico che non ne voleva sapere di lasciarci libera la strada, il biglietto del concerto finalmente tra le mani, ritardi non giustificati e assenze poco chiare, ansia, stress ma tanti volti amici che con passione erano li a ricordarci che Siamo una squadra fortissima.

img_5808

Si ringrazia Alessandra per avermi reso presentabile nonostante la stanchezza e lo stress sul viso; per aver cercato di rendermi nuovamente una persona normale.

img_5809

Ci eravamo preparate per 7 mesi per quel momento e non poter essere dentro con le ragazze ad ammazzarci fisicamente di lavoro e coordinare tutto il lavoro lentamente ci ha ucciso. Essere in fila per dare inizio al divertimentoe non riuscire a staccarsi dal telefono per capire se le ragazze sono entrate, se è fattibile fare il lavoro in quel poco tempo, se il lavoro di tutti riesca a non essere vano. Essere in fila e capire che hanno fatto casino con le autorizzazioni, temere che nel parterre non si potesse mettere più nulla, cercare un piano di riserva senza smettere di trovare una soluzione per far andare avanti il primo.

giphy-2

Fare il giro del backstage, vedersi passare Briandi fianco e continuare ad osservare se le ragazze stanno posizionando i fogli in maniera corretta. Scorgere i cuori in platea e sentire il proprio scoppiare nel petto.

e524f665-fe84-4c57-b15e-4d75cc944abd

Credo di essermi ritrovata in fila per fare la foto senza neanche rendermene conto, di aver capito cosa stesse accadendo solo quando sono entrata in quella stanza.
Finalmente loro. Finalmente Lui.
Dopo anni mi sono ritrovata a pensare: Esistono davvero.Non ero pronta a quel momento, non mi ero preparata affatto. Era tanto che non mi sentivo così impreparata.

giphy-3

Le braccia di Brian le prime ad accogliermi. Adoro i suoi abbracci.
Di Alex ricordo sempre troppo poco…i miei occhi erano stati già calamitati dai suoi.
“Oh…Hey.”
E persa tra le tue braccia mi sono sentita nuovamente a casa. E tu sei uno stronzo e lo sai.
I want a BIG hug from you!”
Chissà cosa volessi veramente dire in quel momento. Kevin ha riso e sottolineato che io volessi un BIG HUG FROM YOU…GRANDE…hai riso…io volevo morire…mi hai abbracciato e stretto più forte al momento della foto (grazie, mi ero preoccupata di non riuscire ad avere la solita faccia da allucinata cronica). Hai riso di nuovo e mi hai abbracciato di nuovo. Ti ho dato un bacio sul collo perché non si dica che la testa mi assista in quei momenti. Mi hai abbracciato di più mentre Kevin guardava divertito probabilmente pensando ancora che sono un’analfabeta funzionale.
Ho salutato Kevin, due baci sulle guance e lui mi ha abbracciato. Come fa sempre, con tutti, come per dire Grazie.
Mi sono trovata Howie sulla strada verso l’uscita…puoi davvero non salutarlo?

79d896e9-bb2c-4b57-8106-298a3be58524

Ho lasciato la stanza frastornata e la prima frase che ho sentito è stata:
“C’è un problema con la Fan Action.”
Sono sbiancata. Anche il tizio della sicurezza aveva capito quanto fosse facile prenderci in giro in quel momento.

img_5794
Ho bevuto. Tanto e di gusto. Ho riso in compagnia delle mie vecchie amiche di sempre e di quelle nuove appena scoperte. Abbiamo brindato come se non ci fosse un domani  perché del domani poco ci importava: in quel momento eravamo felici, ma felici per davvero.
Era la quiete prima della tempesta. E lo sapevamo.

Arrivata nel circle è iniziata la battaglia: ancora fogli da consegnare, direttive da fornire, starlights da far brillare, una stronza da mandare a cagare (perchè quando deciderò di portare croccantini per calmare gli animi di quelle animali sarà sempre troppo tardi).
Che poi, apro e chiudo parentesi, ma io dico: piccola imbecille davvero credevi di poterla avere vinta contro di me? PORACCITUDINE HAS NO LIMITS.

giphy-1

Insomma, il telone è calato letteralmente sulle nostre teste e lo spettacolo ha avuto inizio.
E’ stato strano.Il cuore batteva forte, Tu eri semplicemente il solito Tu a cui sono ormai affezionata, l’adrenalina era a mille eppure i nostri occhi fissavano la scaletta in attesa del momento della verità.

img_5803

Sulle prime note di Incomplete mi è mancato il respiro. Ho chiuso gli occhi per una frazione di secondo. Speriamo vada tutto bene. Li ho riaperti ed è stata magia.
Siiiii. La prima è andata. Abbiamo urlato, le nostre mani si sono incontrate in un battito di gioia. Possiamo respirare, per un po’.

Avevamo superato il primo test, ma il vero esame lo avremmo sostenuto a breve.
Ho perso un battito quando Shape of my Heart ha iniziato a risuonare nel forum, ho ascoltato tutta la parte di Nick quasi senza respirare…e credo che il video spieghi meglio di me cosa sia accaduto.

Abbiamo pianto. Ci siamo abbracciate tra i singhiozzi di chi sa di esserci riuscita, nella consapevolezza di aver creato qualcosa di grande. Tremavamo incredule della magia che due teste vuote erano riuscite a tirare fuori da un cappello fatto di ansie, sogni e testardaggine da vendere. Piangevamo per le ragazze che ci avevano dato fiducia, per chi ci aveva dato soldi e chi era diventato le nostre braccia e le nostre gambe. Piangevamo per lo stupore disegnato sui volti di chi da anni ci regala emozioni.
Lacrime e gioia. Ce l’abbiamo fatta. Finalmente potevamo goderci la serata, la nostra serata.

Il concerto è stato pazzesco. Loro sono stati pazzeschi. Noi siamo state pazzesche.
Ma neanche a questo punto della storia c’era il tempo per fermarsi a festeggiare, di corsa in macchina per raggiungere un locale dalla parte opposta di Milano per l’afterparty.
Ovviamente in ritardo, ovviamente le ultime ad entrare nell’area Vip praticamente pochi istanti prima che arrivassi Tu e l’altro.

giphy-4

Altro giro, altra corsa.
Solo adesso che metto nero su bianco il tutto, mi rendo conto di non aver salutato Howie; sono venuta direttamente da te.  Il tuo sorriso mi uccide ogni volta.
“Hello, Kitty.” – Ti è concesso solo perché sei Nick Carter, lo sai, si?
Mi hai abbracciato e hai riso quando ti ho detto che Howie nella foto non lo volevo.
E’ solo in questo momento che mi sono resa conto di lui, con voce carina e coccolosa gli ho detto:
“Facciamo che tu ti metti qui e fai un po’ quello che vuoi. Ecco, bravo qui. Sorridi. Fai la faccia arrabbiata. Fai quello che vuoi. Non ci mettiamo in la, eh!”

84c748cb-eef4-46fd-8495-5a40319ff997

Tu hai riso divertito. E’ l’effetto che ti faccio.Un altro bacio…un altro segno.

img_6383.png
Ricordate lo switch di cui parlavo un milione di parole fa?
Ricordate tutte le ansie di non essere più capace di vivere il momento?
Parole…parole…parole.
Mi perdo nell’azzurro dei Tuoi occhi ogni volta come fosse la prima, mi sento a casa quando mi stringi tra le tue braccia cicciottose, la morbidezza della tua pelle e il suono della tua risata. E’ sempre un fiume di parole senza senso quando provo a raccontare cosa vivo in quel momento, perdo il filo insieme al senno ogni volta che i miei occhi si incrociano con i tuoi. Torno 15enne e torno stupida, sono felice. Di quella felicità puttana che è come una droga. Un’astinenza continua che mi spinge a fregarmene delle poche ore di sonno prima di tornare a lavoro, a fregarmene delle risatine di chi non capisce, a fregarmene di chi  vuole fare i conti nel mio portafogli.

source

E’ l’ansia che torna a scalfire la mia serenità; un uragano che ogni volta mi lascia per giorni in balia di quelle emozioni che mi stravolgono l’esistenza e mi ricordano che non viva. Ma viva per davvero.

img_5811Come ogni volta è un libro più che un racconto…ed è neanche la metà di cosa si affolla nella mia mente.
Come ogni volta i gioielli più brillanti sono le amiche con cui condivido questi momenti, eppure questa volta c’è qualcuno in più da ringraziare. Lo abbiamo fatto per giorni ma non è mai abbastanza.

img_5812

Come sempre però il grazie più grande lo devo a Me stessa per ogni volta che osservo impaurita le mie ansie fissarmi e deciso di essere più forte di loro; per tutte le volte che temo di non farcela e mi dimostro che mi sbagliavo; per quando cedo alla tenerezza di un abbraccio o al bisogno di avere vicino le mie amiche; per quando metto il telefono in modalità aereo e decido che il tempo per me è un momento sacro.

Grazie a me che mi concedo di essere Me quando sono con Te.

Pensieri Sparsi

Tutti amano giocare con le bamboline.


Era sempre stata diversa, sin da quando era poco più che una bambina; piccolina e delicata, aveva sempre amato osservare il mondo immaginando di vivere nel regno incantato che aveva creato nella sua testa. Non correva, non urlava, non poggiava i gomiti sul tavolo quando era ora di cena. Passava il tempo a leggere storie e reinventarle a modo suo, fissava il vuoto e si perdeva nell’intricato labirinto che pian piano stava prendendo forma nella sua mente.

giphy4

Non le era mai importato di essere uguale alle altre, aveva imparato ad essere diversa dal primo momento in cui l’avevano etichettata come tale, soffrendo in silenzio ogni volta che qualcuno l’allontanava cercando di sminuire il suo valore.
Aveva lasciato che il mondo le insegnasse che essere diversa non è poi così lontano dall’essere speciale.

200

Nascondeva i suoi pensieri ribelli dietro a stupidi capricci, dietro quei modi da principessina fuori dal tempo; mascherava le sue insicurezze dietro una sciocca ingenuità, dietro quella ricerca della perfezione che pian piano l’aveva chiusa in una casa di bambola.

aesthetic-background-cry-baby-doll-house-Favim.com-4012955.gif

Era diversa dalle altre.
La smania di essere desiderata da un ragazzo non l’aveva sfiorata fino a quando era stata travolta dalla prima cotta, quella che l’aveva confusa facendola sentire di colpo fragile e non così diversa: voleva qualcosa che non sapeva come avere. Non era abituata ad una sensazione del genere, non voleva cedere a quei meccanismi ridicoli in cui aveva visto pian piano inciampare tutte le sue amiche. Eppure, dopo tutte le attenzioni che proprio quel ragazzo le aveva dedicato nel tempo, non riusciva ad accettare la delusione di non aver imparato come essere la sua prima scelta, di non essere stata abbastanza bella, gentile, simpatica o femminile.
Non riusciva ad accettare semplicemente di non essere stata abbastanza.

2dfd

Le bamboline sono aggraziate e delicate, niente delusione sul loro volto.
Non saprei dire se avesse imposto a se stessa di essere forte o se, semplicemente, avesse indossato l’ennesima maschera. Nessuna lacrima sul suo viso, un triste sorriso e un atto di gentilezza.

tumblr_inline_nrl2sikznd1qimtha_250

Le bamboline sono tenere e vanno sempre difese.
Non aveva bisogno di essere difesa da nessuno, ma aveva iniziato ad amare i cavalieri, seppur privi di cavallo bianco, che avevano iniziato ad attorniarla, a cullarsi di quelle attenzioni e di quei gesti che, giorno dopo giorno, la rinchiudevano in quella gabbia dorata in cui non aveva avuto la percezione di entrare. Era intoccabile. Nessuno avrebbe potuto farle del male, non lo avrebbero permesso. L’avrebbero difesa a tutti i costi.
Ma chi avrebbe difeso lei da loro?

nc

Le bamboline sono dolci e vanno coccolate.
Tutti quei gesti che lei vedeva come tenere attenzioni, altro non erano che vani tentativi di creare una connessione con lei, reti dorate gettate nella speranza che la favola che lei credeva di vivere avesse un finale tutt’altro che lieto. Avvoltoi pronti a cibarsi del suo povero cuore quando quello che lei credeva essere il suo per sempre avesse lasciata in una valle di lacrime.

Elena.gif

Le bamboline piangono, ma nessuno osserva davvero le loro lacrime.
Distrutta nella sua essenza più profonda, non era poi così diversa dalle altre eppure non riusciva a dimenticare come fosse sentirsi speciale. Nessuno le avrebbe più spezzato il cuore, lo aveva promesso a se stessa quando tra le lacrime aveva visto il suo volto allo specchio e non lo aveva più riconosciuto.
Nessuno l’avrebbe più resa fragile e vulnerabile.

damon-salvatore-eyes

Aveva il viso di una bambolina, le movenze di una principessina, l’essenza di una strega.
Era inesorabilmente cambiato qualcosa dentro di lei, ma non avrebbe saputo spiegare cosa fosse; nel momento stesso in cui aveva smesso di essere triste per quello che non poteva avere, aveva iniziato ad avere tutto. Peccato che non le importasse più.

tumblr_mkstggcpmi1s28iwao1_500

La sua prima cotta era tornata a bussare alla sua porta, cercava la sua bambolina, voleva la sua principessina. Aveva avuto paura della donna che aveva trovato…e non era stato l’unico.
Per anni aveva camminato in bilico su quella linea sottile tra il senso di onnipotenza nel riuscire avere tutto ciò che si desidera senza dovergli correre dietro e la delusione dell’inconcludenza in cui costantemente finiva per inciampare.

tumblr_nv4zdkyqz91uch1hio1_500

Non ci fosse uomo che desiderasse che non finisse per volerla, almeno per un po’.
Perché tutti vogliono una bambolina, per giocarci un pochino e poi riporla al proprio posto.

tumblr_msyrhjkkdy1sinkn0o1_500

Anche tu.

 

 

Pensieri Sparsi

Thirteen Reasons Why


Decidere di iniziare una nuova serie TV quando tutte quelle arretrate sono lì a puntare il dito contro di te ricordandoti l’impegno preso con loro ha un non so che di ribelle, un pò come avere la consapevolezza di avere del lavoro da finire e decidere di fregarsene altamente, prendere la macchina e passare del tempo al mare. La verità è che quel velo di triste malinconia che aleggiava intorno a Thirteen Reasons Why non avrebbe potuto in alcun modo lasciarmi indifferente, sopratutto in questo periodo della mia vita.
Non vi prometto che non ci saranno spoiler in questo mio pezzo, non sono brava ad arginare le mie parole, ne tanto meno ho alcuna intenzione di farlo, quindi se non lo avete visto ma avete voglia di farlo…beh potete sempre salvare il link del blog e ritornare quando parleremo la stessa lingua.

8238711ffb48cd6eaa51b5b7dfda495e

Esattamente come Hannah Baker sento il bisogno di parlare, di raccontare, di dare voce a quello che ho dentro; non ho alcuna intenzione di suicidarmi, almeno su questo potete stare sereni. La verità è che, mentre tutti o quasi pensano che il suicidio sia la conseguenza di una sconfitta, la decisione di un vile che ha semplicemente smesso di lottare contro la vita, io continuo a vederci un atto di coraggio, sicuramente malato e/o non giustificabile, un atto disperato di chi, probabilmente troppo stanco di cosa continua ad offrirgli la vita, decide di affrontare la morte nella piena consapevolezza che per se stesso sarà dolorosa per un instante ma lascerà delle cicatrici profonde e sanguinanti nell’anima di chi, sopravvissuto a tale atto sconsiderato, dovrà fare fronte alla macabra realtà: potevo davvero fare qualcosa per evitarlo? Potevo io in qualche modo salvarla? sono stato io, anche solo in parte, artefice del suo destino?

tumblr_oo62u8qlia1rrwnsbo1_500

Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro all’anima.
Lo siamo stati da adolescenti quando cercavamo di farci accettare dagli altri, quando tutto quello di cui avevamo bisogno era un’amica che fosse leale, che ci sostenesse nel bene e nel male, che ridesse e piangesse con noi, che semplicemente ci fosse in quegli anni che credevamo fossero i più duri. Poveri illusi.

large

Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
O quanto meno lo siamo stati quando abbiamo dato fiducia al ragazzetto che ha preso il nostro cuore e lo ha calpestato come fosse carta straccia, quando le attenzioni di quel ragazzo provocavano le invidie delle altre e le loro parole cattive riecheggiavano nei corridoi e nelle strade, quando il nostro nome era conosciuto anche quando noi non conoscevamo nessuno di chi osava pronunciarlo raccontando cose che risuonavano nuove anche a noi stessi.tumblr_onyzj9ekhf1sflf2eo7_r1_400

Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
Lo siamo stati a quella festa in cui tutti erano un pò ubriachi e/o fatti e noi non sapevamo cosa fare, quando ci siamo ritrovati di fronte alla scelta di essere accettati dal gruppo ed essere come loro o dare ascolto alla nostra coscienza e continuare ad essere un outsider, la ragazzina perfettina un pò noiosetta che al massimo beve Coca Cola e non tocca una sigaretta neanche a pagarla oro, quella tanto timida da sembrare algida, distaccata dal mondo, persa nelle sue fantasie.
Lo siamo stati quando abbiamo organizzato feste fighe a casa semplicemente per creare una giusta immagine di noi stesse, per farci notare dal ragazzetto che sembra guardare tutte tranne te, per sentire il nostro nome associato a complimenti ridondanti che a diciassette anni ti fanno sentire semplicemente grande.

tenor

Siamo tutti un pò Hannah Baker dentro l’anima.
Anche se non abbiamo più diciassette anni e non andiamo più al liceo; persi in quella solitudine paralizzante che ci rende fragili e vulnerabili, quel bisogno di essere capiti, di ricevere quella parola di conforto che sembra non arrivare mai. Siamo Hannah quando aspettiamo quel messaggio che non arriva, quando cerchiamo quell’amica che non ha più tempo per noi, quando il nostro mondo sembra crollare pezzo dopo pezzo e continuiamo a nasconderci dietro ad un finto sorriso, quando nessuno si rende conto della lotta che affrontiamo ogni giorno, delle ferite che ci lacerano l’anima, delle lacrime che rigano il nostro viso quando crediamo che nessuno ci stia guardando.

tumblr_oo1w45wpqn1qg8dzlo1_500

Siamo Hannah quando mentiamo dicendo che va tutto bene, quando ascoltiamo i problemi degli altri senza assecondare il bisogno di urlare che ci dilania dall’interno; quando restiamo paralizzati cercando di ricordare quanto sia facile respirare, quando stringiamo le mani a pugno per smettere di farle tremare, quando mordiamo le labbra per bloccare le parole che temiamo possano uscire. Siamo Hannah quando teniamo insieme i pezzi di noi stesse con la colla e con lo scotch vivendo nella costante paura che le nostre crepe mostrino agli altri quanto siamo realmente danneggiate, quando ci perdiamo con lo sguardo fisso nel vuoto cercando di tenere il mondo fuori, o quanto meno di illuderci di poterlo fare, almeno per un pò, quanto basta per riuscire a far tornare il respiro regolare. Almeno per questa volta.tenor1

Siamo Hannah quando cerchiamo di apparire normali mentre affrontiamo le piccole battaglie di ogni giorno, quando ci nascondiamo dietro a grossi occhiali da sole nella speranza che non si noti quanto ci sentiamo perse nell’affrontare cose nuove, persone nuove, luoghi diversi da quelli familiari. Quando cerchiamo di essere easy nell’affrontare un nuovo lavoro, nuovi colleghi, nuove difficoltà ma in realtà la paura più grande resta quella di non piacere, di essere quella che parla troppo o troppo poco, quella che non sa stare al gioco o ci sta troppo facilmente. clay

Siamo Hannah quando ci sentiamo invisibili agli occhi del mondo, quando decidiamo di esserlo almeno per un poco, quando il nostro silenzio è pieno di parole che nessuno ha voglia di ascoltare, quando i pensieri fanno male e ogni battito del nostro cuore è una pugnalata in pieno petto. Quando siamo vivi fuori ma sempre più morti dentro!

13reasons

Siamo Hannah…sono Hannah.

Ogni giorno un poco in più, ma non mi basterebbero 7 musicassette per raccontarvi le ragioni per cui la vita proprio non ce la fa ad andare come vorrei, come in un mondo ideale dovrebbero andare, come semplicemente sarebbe giusto andasse. Almeno per un po’.13-reasons-why

Sono Hannah…eppure, in questo mondo dove ognuno di noi è sia vittima che carnefice, non posso negare di essere anche Justin, Jessica, Zach e Clay; e non potete farlo neanche voi. La verità è che nessuno sa cosa succede davvero nella vita di un altro e tu non saprai mai quanto i tuoi comportamenti incidono sulla vita degli altri. Chi di noi non ha mai mentito? Chi non ha mai ingigantito una storia semplicemente spinto da un desiderio di accettazione? Chi non ha alterato la realtà per salvare la propria di faccia senza pensare alle conseguenze? Chi non ha ceduto al richiamo dell’amore, al canto infame ed incantatore della gelosia, al dolce amaro sapore della vendetta? Chi non ha mai ignorato una richiesta d’aiuto perchè troppo preso dai propri pensieri, dai propri problemi, dalla propria vita?

16bafd19efa33c7dd3058bd87bff80cc

Chi di noi è davvero innocente? 

 

Pensieri Sparsi

Il girone dell’inferno dei gruppi su Whatsapp!


Se Dante Alighieri avesse scritto la sua Divina Commedia ai giorni nostri sono più che sicura che avrebbe dedicato un intero girone agli abusatori dei gruppi whatsapp, probabilmente vagando con Virgilio avrebbe incontrato Brian Acton e Jan Koum [si, mi sono andata a documentare sugli ideatori di Whatsapp per scrivere codesta idiozia] costretti a rispondere incessantemente ai settordicimila messaggi al secondo che riempiono di notifiche i propri smartphone mentre Zucherberg gli balla intorno lanciandogli coriandoli a forma di emoticon al suono di fastidiosissimi messaggi vocali pregni di sconcerie, rumori molesti e pipponi che funzionerebbero da sonnifero meglio del fuso della Bella Addormentata nel Bosco.

what-excuse-me-say-what-gif

Inutile negare quel senso di frivola gioia iniziale che la possibilità di creare gruppi Whatsapp ha donato in tutti noi orfani delle megachat di MSN; quella malinconica sensazione di poter tornare indietro nel tempo quando chiacchierare virtualmente in 20 persone regalava un nuovo senso di aggregazione abbattendo le distanze e avvicinando i cuori. Una visione forse un pò troppo poetica di quelli che restano ricordi di una tarda adolescenza condivisa attraverso uno schermo del computer con persone decisamente lontane da me ma con le quali condividevo un’immensa passione.

typing-gif

Il punto è che ognuno di noi ha, inizialmente, gioito della possibilità di poter evitare il fastidioso copia ed incolla dello stesso messaggio per comunicare il luogo di ritrovo per una serata, di poter evitare di riportare pezzi di conversazioni per giungere ad un accordo sulla scelta del suddetto luogo, di poter evitare quel frustrante giro di messaggi/telefonate tipiche dell’organizzazione per la scelta e l’acquisto di un regalo di compleanno di gruppo per un’amica o, peggio mi sento, i dettagli di un viaggio.

ejmxx

I gruppi Whatsapp sembravano destinati ad essere la chiave di volta di tutti quei problemi logistici che tanto ci davano noia prima della loro comparsa. Scrivo una cosa, la leggono in 10 in una volta sola, mi rispondono tutte nello stesso posto, ci confrontiamo: tutto risolto in 10 minuti, facile e veloce.
Oh che bella cosa l’illusione.

00007092La verità è che essere inserito in un gruppo Whatsapp è come entrare a far parte di una setta, si sa quando si entra ma non si ha mai ben chiaro come, quando e se si riesce ad uscire [quanto meno senza mandare al diavolo qualcuno o senza passarci per stronza maleducata]. 

save-me-barry-o

I gruppi Whatsapp rappresentano a pieno un esempio perfetto di sistema anarchico: non esistono regole da rispettare! [laddove esistessero, non andrebbero comunque rispettate…quindi perchè perderci tempo?]
Bisogna, però, ricordare giusto un paio di cosucce utili per non soccombere in questo mondo fatto di messaggi deliranti, screenshots inutili, messaggi audio irritanti:
  • Non bisogna mai farsi ingannare dal nome del gruppo perché esso rappresenta, il più delle volte, un mero specchietto per le allodole; insomma se vi inseriscono in un gruppo chiamato Regalo PincoPalla [dopo aver capito se PincoPalla davvero la conoscete e rientra nelle persone degne della vostra attenzione] potete stare tranquille che su 200 messaggi ricevuti forse solo 10 parleranno effettivamente del regalo in questione.
  • Silenziare un gruppo Whatsapp è sempre cosa buona e giusta per salvaguardare la propria salute mentale e la batteria del proprio smartphone.
  • Non dire alle persone partecipanti alla conversazione di gruppo che le avete silenziate ed intervenire di tanto in tanto con faccine random per fingersi presenti [quella che ride fino alle lacrime resta perfetta per ogni situazione].

emoticons

  • Bloccare il download automatico delle immagini per evitare di ritrovarsi la galleria del telefono piena di screenshot sgrammaticati, uomini mezzi nudi, outfits vari ed eventuali, in definitiva roba compromettente random.
  • Dotarsi di tantissima pazienza: più sono le partecipanti alla conversazione meno si riuscirà a capirsi in maniera logica e lineare; dall’esaurimento al ritrovarsi a rimpiangere il vecchio giro di telefonate il passo è breve.
  • Ignorare le conversazioni a cui non si è interessate evitando di lasciarsi andare a risposte acide [su questo punto ci sto ancora lavorando anche io].
  • Skippare le note audio di quelle che si divertono a mandarle a ripetizione, soprattutto se sei fuori casa.

1423063379-anigif_enhanced-buzz-20303-1395949600-8

Ricordare che in fin dei conti: è solo l’ennesimo gruppo whatsapp.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

23 anni di amore ❤️


Ero a lavoro ieri quando, fissando il calendario per segnare un appunto ed ignorando che se uso la bocca per esprimere i miei pensieri essi vengono ascoltati da altre persone, ho esclamato con una certa enfasi:
“Oh, ma domani è il 20 aprile.”
Sarà stato il suono stridulo della mia voce che ha rotto il silenzio o, forse, il sorriso incondizionato spuntato sul mio viso ma la curiosità del collega con cui divido la stanza ha avuto la meglio ed io mi sono ritrovata di fronte all’imbarazzante domanda:
Cosa ti ricorda di bello il 20 aprile? 

1106878460

Ho sorriso scuotendo la testa e, moderna Giuda, ho mentito. Niente di importante. Ho abbassato la testa fingendo di concentrarmi sui documenti che avevo dinanzi provando, invano, a frenare il flusso dei miei pensieri.
Per quanto si possa essere orgogliosa delle proprie passioni, spiegare le emozioni che una semplice data può smuovere dentro senza perdere quel minimo di credibilità che ci si sta costruendo diviene davvero difficile.

tumblr_nxn2ozjdrg1u8xpfio2_500

Ai più golosi il 20 aprile ricorderà la nascita della Nutella [e già solo per questo non capisco perchè questo giorno non sia stato dichiarato Festa Nazionale]; per quelle come me affette da questa strana malattia il 20 aprile è l’anniversario di una grande storia d’amore.

tumblr_lsfe0182hg1qh2z3w

Correva l’anno 1993, la storia racconta che alle due del pomeriggio del 19 Aprile, durante la sua lezione di Storia Americana, l’allora diciottenne Brian Littrell viene stato chiamato fuori dall’aula per rispondere ad una telefonata urgente. Suo cugino Kevin, fregandosene altamente che l’altro fosse a scuola, gli propone un’audizione per entrare a far parte di una boyband un gruppo Pop. Brian, entusiasta di saltare l’ora di Storia, decide di fare la sua audizione telefonica. 

E’ bastata quella telefonata a dare inizio alla magia: il pezzo mancante del puzzle perfetto era stato trovato. Brian prende il primo volo per Orlando e il 20 Aprile 1993 insieme ad altri 4 ragazzetti di età compresa tra i 13 e i 22 anni, probabilmente senza averne la benché minima idea, danno vita a qualcosa di meravigliosamente unico.

bsb

Stamane Facebook mi ha ricordato questo post scritto di getto 3 anni fa:

“Il punto è che hai 28 anni e ti rendi conto che sei fan da così tanto tempo che quasi non ti ricordi come fosse la tua vita prima che loro ne facessero parte. Ti rendi conto che eri l’unica che non sapeva chi diavolo fossero e fingevi il contrario per non essere diversa. Ti rendi conto che tutti ti dicevano “sono solo poster, non li incontrerai mai”. Ti rendi conto che è dal primo concerto che ripeti: “Tanto è l’ultimo, si sciolgono e non li vedrò mai più.” E sei passata dal “devo entrare a scuola altrimenti non mi mandano al concerto” allo “speriamo che non ho problemi al lavoro per partire” passando per “prendiamo i vip e poi ripeto la tesi” il giorno prima della Laurea, sei passata dal papà che ti urla “non avvicinarti al cancello” ad essere una pseudobarbona sotto al sole per stare attaccata al cancello, sei passata dal gelato per non svenire tra la folla alla birra mentre suonano i tizi che aprono il concerto, sei passata dal “respiriamo la stessa aria <3” al rompergli un microfono rischiando di essere uccisa da Marcus.
Sei passata dall’essere bambina all’essere donna….e loro sono sempre la.
Nessuno che non ha vissuto le stesse esperienze può capire davvero questo delirio, nessuno può comprendere quella valigia sempre pronta e quei battiti accelerati che ti fanno sentire viva, viva come non lo sei mai stata, viva come molte volte avevi dimenticato di essere.
Sono emozioni e lacrime, gioie e dolori, affiatamento e gelosie.

img_75989168671768

Sono passata dal collezionare foto dei Backstreet Boys a collezionare foto con i Backstreet Boys. Sono passati 23 anni da quel giorno e io non posso fare a meno di chiedermi:
Come sarei io adesso se a 15 anni fossi stata costretta a vedere la mia “isola felice” scossa da un terremoto del genere? Come sarei io adesso se la musica dei back non mi avesse salvato negli anni tutte le volte che mi sono sentita persa? Come sarei io adesso se tutto fosse finito con il loro quarto album? Come sarei io adesso se non avessi un nuovo album da ascoltare e una data di un concerto segnata in rosso sul calendario da attenere con ansia?
Sarei diversa. Forse un po’ persa. Semplicemente un’altra me. [leggi qui]

10410276_10205463409534909_4574981019296221394_n.jpg

Si scrive FAN…si legge AMORE. 
 

 

Pensieri Sparsi

/em•pa•tì•a/


Ci sono parole che hanno un non so che di affascinante già dal suono con cui vengono pronunciate, dal modo in cui le labbra si schiudono e la lingua si muove per dare origine alla vibrazione che genererà quel suono specifico.
Amo il suono di alcune parole, quelle buffe e ridondanti così come quelle la cui pronuncia possiede il fascino intrinseco del proprio significato.

Sono sempre stata una persona empatica, forse più che simpatica.
Il concetto secondo cui alcune persone riescono ad entrare in sintonia con le altre con più facilità riuscendo a capire meglio sensazioni ed emozioni altrui l’ho compreso benissimo sin da ragazzina vivendolo sulla mia pelle; seppur non conoscessi il termine giusto per definire quella capacità di connessione con le persone che si sentivano quasi in dovere di raccontarmi gioie e dolori della propria vita e  non riuscissi a spiegarmi le motivazioni per cui, anche perfetti sconosciuti, sentissero il bisogno di sfogarsi con me, comprendevo a pieno come funzionasse la cosa.

Non ho mai capito fino in fondo cosa spingesse le persone ad aprirsi con me, a mostrarmi quel mondo che tenevano nascosto ai più, forse i lineamenti del mio viso e la mia voce delicata, forse l’idea illusoria che molte persone avevano costruito intorno a me, forse la mia capacità di ascoltare anche quando vorrei essere km lontani [non ho mai affermato di essere davvero una persona stupenda]…davvero non ne ho la più pallida idea.Ancor meno riesco a comprendere, a voler essere sincera, è la tremenda difficoltà a trovare una qualità come l’empatia nelle persone che ci circondano; tutti si sforzano di essere simpatici, pochi di essere empatici, molti non ne colgono neppure la differenza.
Questa non vuole essere una lamentela, non proprio almeno, solo una mera constatazione.
Non dimentichiamo che è lunedì, è autunno, sono donna e i pensieri random sono la mia specialità.Empatia: capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore.
La capacità di comprendere questi stati d’animo non implica, allo stesso tempo, l’abilità di rapportarsi con gli stessi; insomma, non è una grande scoperta sottolineare l’esistenza di persone capaci di rapportarsi con il prossimo quando questo esprime mera felicità e di persone che, invece, sembrano capaci di farlo solo quando percepiscono nell’altro un’aurea pregna del colore tetro della tristezza.Tutti abbiamo quell’amico perfetto da chiamare quando ci sentiamo pronti a finire sotto un treno, lo stesso che, però, diventerà assente e irritabile quando finalmente la ruota della fortuna inizia a girare bene dalla nostra parte; quello che si sentirà in diritto di criticare le nostre scelte, gettare fango sulla nostra strada semplicemente per il bisogno di riuscire a trovare la sua giusta connessione con noi, quella fatta di compassione e tristezza, di fittizi pensieri di speranze vane e gelati virtuali da condividere a telefono.Tutti abbiamo quell’amica che proprio non riesce a capire come prenderci quando ci svegliamo con la luna storta, quella perfetta da chiamare quando il nostro umore è alle stelle, la stessa da cui sfuggire come dalla peste quando ci alziamo dal letto con il piede storto. Quella che osserva da lontano la nuvola nera che ci avvolge e scappa via prima di essere risucchiata dal vortice nero dei brutti pensieri o quella che, per quanto ci provi, proprio non riesce a ricordarsi come era entrare nel tuo mondo quando eri tu a chiuderle le porte in faccia, quando i silenzi prendono il posto delle parole e i pensieri sembrano sfuggire dal tuo controllo.Non tutti abbiamo quell’amica che, nonostante quella porta chiusa, nei suoi mille modi sbagliati e irritanti, continua a bussare chiedendo di entrare; quella che cerca le scorciatoie anche quando tu gli hai minato tutte le strade possibili. Non tutti abbiamo quella che, al diavolo le definizioni e i pugni in pieno viso, nonostante tutto continua a provarci anche quando sei talmente odiosa da irritare anche te stessa; quella che prenderesti a pugni semplicemente perché hai sognato che ti ha indispettito durante la notte, quella che siamo noi, e io ci credo.Io ce l’ho, quella a cui rendo la vita più difficile di tutti e che peggio sa relazionarsi a me quando non è giornata. Un modo strano e perverso per scegliersi la migliore amica, non trovate? Un modo strano, questo post lungo e contorto, per dirle ti voglio bene.Cause you’re the salt to my pepper
You’re the moon to my sun
We’re like Batman and Robin
When we’re out having fun
And we’re gonna be together
Till we’re old and grey.

[Solo citazioni colte per noi]

Pensieri Sparsi

Urlare è terapeutico!


Quando a 19 anni sono stata mollata da quello che credevo il grande amore della mia vita [povera e tenera pazza] alcuni amici di quel tempo mi portarono in riva al mare. Era una sera d’inverno, l’aria era pungente e salata; non avevo posto molte domande sui programmi della serata, non ponevo molta attenzione a quello che mi accadeva intorno in quel periodo persa come ero nella mia disperazione. Non avevo mai pianto con loro, non avevo mai ammesso a voce alta quanto mi sentissi morire dentro in quei giorni. Non credevo possedessero i mezzi giusti per comprendermi.

Mi sbagliavo. Giunti di fronte al mare scuro increspato dal vento, mi avevano accompagnato soddisfatti lungo la riva posizionando il mio sguardo verso l’infinito. Mi ero sforzata di sorridere chiedendo cosa stessimo facendo.
“Urla!!!”

Avevo scosso la testa, cercando di scacciare la convinzione di aver iniziato a frequentare un gruppo di pazzi, magari strafattoni, senza essermene accorta; avevo provato ad indietreggiare ma le loro mani tese mi avevano bloccato posizionandomi nuovamente di fronte il mare nero e sempre più arrabbiato.

“Siamo venuti qui per farti urlare!”
Avrei riso di gusto, avessi solo ricordato come fare. Mi sono limitata a guardarli sconcertati: io non urlo! Siete matti!

“Urla. Grida quello che senti dentro contro le onde del mare, sovrasta il loro rumore con la tua voce. Urla. Tira fuori quel dolore che ti sta uccidendo, sputa quelle parole che stai reprimendo. Smetti di stare in silenzio, smetti di essere educata nel tuo stare male. Urla contro il mare, lascia che il vento porti via le tue parole, lascia che il rumore assorba il tuo dolore. Chiudi gli occhi e urla.”

Non avevo abbastanza forza per esprimere il mio dissenso, avevo lasciato fluire flebilmente la mia voce, i miei pensieri. Quasi un sussurro sempre più forte, ancora più forte…un urlo contro il mare.

Gli occhi velati di lacrime, il fiato corto e la gola in fiamme. Mai in vita mia avevo urlato così tanto…mai in vita mia mi ero sentita così leggera. Il dolore non era sparito, quello ci ha messo un bel pò ad andare via, ma il soffio del vento, al rabbia del mare e le mie parole urlate nella notte  avevano tirato fuori quelle emozioni moleste che mi stavano spegnendo lentamente.Ieri ho urlato!!!
Non avevo una distesa di mare arrabbiato di fronte a me, ma un gruppetto di ragazzetti che mi stavano il giardino di casa vecchia. Ho urlato la mia rabbia e sfogato la frustrazione dei giorni passati, ho tirato fuori tutte le parole che diplomaticamente avevo rinchiuso dentro. Ho urlato forse più per me che per loro [4 calci in culo non sarebbero sufficienti a raddrizzargli la schiena]…e non potete immaginare quanto mi sia sentita leggera dopo.

Le parole non vanno imprigionate!!!
Urlate alla vita!!!