Pensieri Sparsi

Ma se ti dico Tik Tok, tu…


Facciamo un post su Tik Tok Cheeeeeeck!!!

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Non sono impazzita, se ve lo stesse chiedendo, e se avete fatto almeno una volta un giro su Tik Tok sapete benissimo di cosa io stia parlando.
Ma facciamo un passo indietro.
La scusa per cui ho installato Tik Tok sul mio Iphone, nonostante io sia decisamente un over 30, è la più banale di tutte: sono curiosa di capire di cosa si tratta. Se ci aggiungiamo il fatto che da un paio di anni, tra le altre cose, posso raccontare in giro di essere Social Media Manager (praticamente quella autorizzata a stare su Instagram durante l’orario lavorativo), la sperimentazione, o quantomeno lo studio, del social network che sta facendo impazzire letteralmente tutto il mondo è quanto meno obbligatoria.

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Dopo aver installato Tik Tok, a differenza di quanto solitamente accade con gli altri social network, seppure senza aver effettuato alcuna registrazione mi è possibile visualizzare tutti i contenuti; certo non posso lasciare cuori o commentare ma nulla mi impedisce di essere risucchiata da un vortice di trash dall’effetto lobotomizzante.
Credo sia proprio questo il segreto di Tik Tok, non mi ci vuole molto per scoprirlo: è tutto così dannatamente trash, assurdo e surreale da divenire quasi ipnotico.

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Senza rendermene conto, al suono di no va beh, ma cos’è quest’idiozia, oddio non ci voglio credere che stia facendo questa roba seriamente che mi sono ritrovata a sprecare ore della mia vita a guardare video della durata massima di 60 secondi fatti del nulla più assoluto.

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Parliamo appunto di cosa sia possibile trovare su Tik Tok.
Senza voler alcun modo generalizzare, credo che in maniera molto semplice sia possibile suddividere i TikToker in poche macro categorie:

–            I creatori di Trend.

Non ho idea di come si diventi famosi su Tik Tok nè perché, è palese però che il sistema sia completamente differente da quanto avviene su Instagram. A divenire famos* sono ragazzin* che ai diciotto anni difficilmente sono già arrivati, che non sono particolarmente ricchi o promotori della bella vita ma che semplicemente fanno cose.
In effetti ciò che fanno è creare trend, ovvero dei contenuti che poi saranno emulati, interpretati e riproposti da altri migliaia di aspiranti TikToker.

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Anche per i trend è necessario fare una sorte di schematizzazione:

Balletti demenziali: ci sono i creatori di queste mossettine demoniache che interessano per lo più la parte superiore del corpo. Di base sono sempre gli stessi 6/7 movimenti che, mischiati con sapienza, danno origine a queste mossettine che finiscono per entrarti nel cervello: una rotazione del busto in 3 tempi, un respiro con le mani (giuro che lo definiscono così), un colpo di pistola, un tocco alternato delle guance e piroette varie ed eventuali come a volersi svitare le mani dal braccio.
Da quanto ho potuto capire, la regina indiscussa di questi balletti è una certa Charli D’Amelio, una ragazzina di 15 anni del Connecticut che vanta ben 13Mil di followers sulla piattaforma cinese.

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Scenette comiche e demenziali: di base è semplicissimo, si tratta di rendere virale uno sketch comico rendendolo demenziale all’ennesima potenza. E’ così che Fernandoooo è divenuto un tormentone e sono tornati in auge i dementi da discoteca che inzuppano il biscottino.

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Lip Sync addicted: unite i balletti demenziali ad un perfetto playback su una canzone accattivante ed il gioco è fatto. La scelta della canzone è importante, deve essere inutilmente piena di versettini e consentire di aggiungere in maniera random occhiolini, leccatine e sospiri…oppure deve essere oltremodo triste e deprimente…o estiva legata all’amore, ai tradimenti e tutto ciò che rende la vita di un adolescente un mondo complicato.

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Scenari apocalittici e/o demenziali: parliamo di comparse di puntini colorati sulle mani che indicano se vivrete o morirete, anni della vostra morte che compaiono sulla vostra fronte. Per non parlare del “Tu sarai la fidanzata, ma io sono Jessica calcetto“. Non volete che io vada avanti oltre…

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–            I creatori di POV.  

Per i comuni mortali sto parlando dei famosi Point of view.
Ecco, questa cosa va spiegata: oltre ad eccellenti ballerini, su Tik Tok è presente un numero quasi spropositato di attori. Ovviamente i prossimi premi Oscar racconteranno di aver iniziato a muovere i loro primi passi nel mondo della recitazione proprio su Tik Tok.
E’ in questo modo che una canzone e pochi oggetti di scena bastano per dare vita a dei momenti da brivido…con tanto di commenti di approvazione che Joaquin Phoenix scansati proprio.

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–            I vorrei ma non posso. 

Fanno parte di questa schiera tutti quelli che fanno di tutto per finire nei Per Te e divenire popolari ma proprio non ce la fanno; tutti quelli che appena superati i 10K followers fanno video pieni di umiltà in cui raccontano di come la gente a scuola racconti che sia famosa e finiscono per essere umiliati nei commenti da chi sottolinea quanto siano pochi quei 10K poveri fessi.

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–            Le coppie da TikTok.

TikToker pseudo-famoso maschio che si fidanza con TikToker psuedo-famosa femmina 2 e non con TikToker pseudo-famosa 1 con cui era sempre insieme fino a 2 video fa… e parte la ship che la lotta tra Delena e Stelena ai tempi d’oro era una roba da dilettanti.

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–            Le tipe incinta.

Mi rifiuto di credere che ci sia un boom demografico di tale portata stando a quanto riportato dai video di TikTok in cui metà della popolazione non Lella sembra essere in attesa di…a Child.

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–            Le Proud Lelle.

Io capisco perfettamente che ad oggi c’è libertà di espressione e dichiarare il proprio orientamento sessuale non è più questa grande cosa. Ma davvero al mondo sono quasi tutte lesbiche?

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–            I fighi senza maglia.          

I miei occhi dicono: Dio li benedica…il mio cervello si domanda: ma perché?

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–       I creatori di contenuti originali.

Questa categoria l’adoro. L’originalità dovrebbe essere sempre premiata, anche quando la base è demenziale. Anche quando il personaggio creato è un mostro dalle labbra enormi che sponsorizza Water, un po’ meno quando il tizio deve ripetere la parola cornoni in ogni video.

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–            I personaggi famosi.

Da Barbara D’Urso a Fiorello tutti sono sbarcati in maniera più o meno grottesca su TikTok. Il peggiore? Matteo Salvini, ovviamente, ma questa è un’altra storia.

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E voi avete TikTok?
Cosa ne pensate?

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A casa proprio non mi piace stare!


Sono sull’aereo di ritorno casa mentre, senza lasciarmi sconfiggere dalla stanchezza, butto giù l’ennesimo pezzo post-viaggio. Non ho più la valigia fuxia a farmi compagnia (chi mi legge da un po’ sa di cosa parlo) e un po’ me ne dispiaccio, ma il trolley sempre pronto non manca mai.

È stato uno di quei viaggi da quasi quasi prenoto anche io e mi unisco a voi; uno di quelli nati quasi per caso e prenotati in una notte d’estate poco prima delle vacanze estive. Uno di quei viaggi in cui ho dovuto pensa solo a cosa mettere in valigia insomma. È che Londra è sempre una buona idea, potevo davvero rinunciarci?

E così mi ritrovo qui, dopo un weekend londinese caratterizzato da freddo, pioggia, cibo, tanto cibo, risate e tante foto Instagrammabili.

Perché basta davvero poco per staccare la spina dalla vita di sempre, almeno per un po’, e ricordarsi che il mondo è un posto così bello e grande che restare fermi ed immobili è lo spreco più grande che si possa fare nella propria vita.

E poi ci sono troppi posti da fotografare…come si fa a non pensare già a quando ripartire?

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#SocialDown


Non ti rendi conto di avere una dipendenza fino a quando qualcosa o qualcuno non ti priva di quella cosa senza il tuo volere.

È da circa mezz’ora [essenzialmente da quando sono tornata a casa dopo un po’ di shopping veloce e me ne sono accorta] che impreco contro la Fastweb, la Vodafone e il mio IPhone cercando di capire perché non funziona più nulla. Grazie Twitter per aver risposto ai miei dubbi esistenziali.

Entri su Facebook…il vuoto cosmico.

Entri su Instagram…il nulla più assoluto.

Entri su Whatsapp…e senti l’eco del silenzio.

Il punto è che pur non avendo foto da postare su Instagram, pur non dovendo fare grandi annunci su Facebook, pur essendo consapevole che le importanti comunicazioni da inviare su Whatsapp altro non sono che enormi idiozie per ingannare il tempo…non riesco a non sentirmi irritata da questa impossibilità comunicativa.

Insomma è domenica e fuori piove, il privarmi della libertà di inebetire sul web è cattiveria. Punto.

Ma come passavamo il tempo prima dei social?

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

#10yearschallenge


Sono giorni che sui social, da Instagram a Twitter passando per Facebook, spuntano come funghi collage accompagnate dall’hashtag #10yearschallenge (si lo so, anche foto di uova ma mi rifiuto categoricamente di dare importanza a questa follia globale).
Di cosa si tratta? Ad essere onesta la rima volta che ho visto l’hashtag richiedeva espressamente di postare la prima foto profilo usata su Facebook e di confrontarla con l’ultima utilizzata: una forma di autodenuncia di quanto tutti siamo diventati bravi ad utilizzare i filtri giusti per postare foto sui social abbandonando definitivamente, e finalmente oserei direi, quelle oscenità che venivano fuori da siti come Picnik (eddai, devo davvero sottolineare che adoravo rovinare le mie foto con quelle mostruosità?)
Insomma, per poter sfociare su tutti i social e generare una vera e propria invasione dal sapore retro’, il tutto è stato semplificato diventando: metti a confronto una foto di dieci anni fa con una di adesso.
Nel giro di pochi giorni l’ormai dimenticato 2009 della maggior parte della popolazione socialmente attiva ha trovato nuovo lustro. Come se di colpo tutti, dalla più popolare delle influencer alla figlia del salumiere sotto casa, avessero sentito l’irrefrenabile bisogno di mostrare al mondo quanto si possa cambiare in 10 anni, quanto si possa crescere, quanto si possa migliorare.
Il web è stato inondato da questo mare di ricordi, ricoperto da un velo di malinconia per gli anni trascorsi e da uno strato di fierezza della bellezza della foto più recente. Ho già menzionato il fatto che siamo diventati tutti più bravi ad utilizzare i filtri per migliorare le foto postate?
Per quanto mi riguarda: non posso farci nulla, non riesco proprio a resistere; non riesco a volgere lo sguardo altrove e restare indifferente. Lo ammetto: anche a questo giro ci sono cascata.
2009 – 2019
Sono cambiata così tanto?
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𝙅𝙪𝙨𝙩 𝙢𝙚…


𝙰𝚟𝚛𝚎𝚒 𝚙𝚘𝚝𝚞𝚝𝚘 𝚖𝚎𝚝𝚝𝚎𝚛𝚎 𝚞𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝙸𝚗𝚜𝚝𝚊𝚐𝚛𝚊𝚖𝚖𝚊𝚋𝚒𝚕𝚎: 𝚜𝚏𝚘𝚗𝚍𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚘, 𝚌𝚊𝚙𝚎𝚕𝚕𝚒 𝚒𝚗 𝚘𝚛𝚍𝚒𝚗𝚎, 𝚜𝚐𝚞𝚊𝚛𝚍𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚜𝚘 𝚟𝚎𝚛𝚜𝚘 𝚕’𝚒𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒𝚝𝚘.

𝙷𝚘 𝚙𝚛𝚎𝚏𝚎𝚛𝚒𝚝𝚘 𝚞𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚖𝚒 𝚛𝚊𝚙𝚙𝚛𝚎𝚜𝚎𝚗𝚝𝚊𝚜𝚜𝚎 𝚖𝚎𝚐𝚕𝚒𝚘: 𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚒𝚖𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚊…

𝚙𝚛𝚘𝚙𝚛𝚒𝚘 𝚌𝚘𝚖𝚎 𝚖𝚎.

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E’ davvero così divertente?


Se a diventare virale fossi tu?
Me lo ero chiesta con poca leggerezza quando la signora della pelliccetta aveva iniziato a girare per il web; prima di vederle fare il tour delle trasmissioni trash e delle serate in discoteca, mi ero chiesta come dovesse sentirsi una qualsiasi persona a ritrovare un proprio video su internet e pensare a quanta gente stesse ridendo di lei in quel momento.

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Forse dovrei smetterla di farmi domande, perché poi la vita finisce inesorabilmente per rispondermi.
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde.

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Succede che vai in vacanza, ti scattano una foto live e in quel momento un’onda ti trascina via. Divertente. La tipica differenza tra le foto postate su internet e la realtà di quello che accade in realtà. Paola Turani fa millemila stories in cui ironizza sulla cosa. Divertente… fino a che non inizia ad essere pesante sentir parlare di quel video come la cosa più divertente di un’intera vacanza trascorsa tra Miami e le Bahamas.

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Succede che il video viene inviato/mostrato a tutte le tue amiche perché è troppo divertente. sono le tue amiche, ti hanno visto fare cose decisamente peggiori. È divertente. 

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Succede che dopo due mesi ti sei rotta tre quarti di cazzo annoiata di sentir parlare di quel video. Decidi di chiudere il cerchio. Prendi la foto e il video che l’accompagna, scegli una frase stupida e li posti sulle tue IG stories. Sai ridere di te stessa e i messaggi dei tuoi amici sono divertenti; le loro reazioni sono divertenti. Sono i tuoi amici. E’ il tuo profilo. Hai deciso tu.tenor1

Succede che un tizio a cui hai espressamente negato il consenso a postare quel video che neanche eri stata tu a inviargli decide che è tutto troppo divertente e a ridere di te devono essere i suoi followers. Succede che il tizio posta quel video sul suo profilo abbinandolo ad una didascalia di merda che ti fa passare per una morta di fama, decide che se sai ridere di te stessa, tutti possono ridere di te. Non è divertente.

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Smette di esserlo nell’esatto momento in cui i commenti ti ridicolizzano [ed i primi commenti sono quelli delle tue amiche che probabilmente non conoscono un cazzo di te], smette di esserlo se guardi il numero di followers del tipo e conosci il bacino di utenza, smette di esserlo quando capisci che sei stata messa in ridicolo. Smette di esserlo quando pensi al tempo passato a scegliere ogni volta il vestito perfetto, il trucco perfetto, l’atteggiamento perfetto per poi rischiare di essere la ragazza del video ridicolo.

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Smette di essere divertente quando hai la piena consapevolezza che quel video potrebbe essere stato visto da una di quelle persone che sono sul poster appeso in camera tua da quando eri una bambina. Smette di esserlo quando ti è sorto il dubbio che potesse vederlo LUI, e ti sei sentita morire dentro.
Smette di esserlo quando a smettere di ridere sei tu.

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Perchè io so ridere di me stessa,
ma mi piacerebbe poter decidere chi deve ridere di me.

Pensieri Sparsi · Recensiti per Voi ♥

Recensione: mascara Moodstruck 3D fiber Lashes+ Younique


Lo so, sono tremendamente incostante in questo periodo ma credetemi ogni giorno torno a casa, prendo l’iPad e mi ripeto: è il momento giusto per scrivere…solo che poi succedono cose, la mia attenzione è così labile e poof è già sera e finisco a rimandare al giorno successivo.
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È passato circa un mese da quando avrei dovuto scrivere questa recensione ma non me ne dispiaccio in realtà: tutto questo tempo, che sembra io abbia perso, mi è stato utile per meglio conoscere il prodotto di cui oggi vi voglio parlare.
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Decidere di collaborare con una ciompetta come me e lasciarle testare un proprio prodotto di make-up è sicuramente sinonimo di grande fiducia nel prodotto stesso che si sta proponendo perché, diciamocelo, è stato un gesto assolutamente coraggioso; soprattutto se, come in questo caso, parliamo di uno dei prodotti di make-up che maggiormente io detesto: il mascara.
Sia chiaro, nessuno scovolino ha mai usato violenza sulla sottoscritta ma la natura delicata stessa dei miei occhi ha fatto si che negli anni io generassi una vera e propria ostilità verso questa tipologia di prodotto; insomma rientro nella categoria di ragazze che mai senza rossetto ma il mascara potrebbe tranquillamente dimenticare di metterlo [nonostante sia consapevole di quanto sia importante per il risultato finale eh].
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Ma procediamo con ordine, o facciamo solo confusione.
È stato grazie alla collaborazione con Alessandra, una rivenditrice Younique, che ho avuto la possibilità di provare il mascara Moodstruck 3D fiber Lashes+.
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Younique è un brand di make-up relativamente giovane, fondato nel 2012 nello Utah è approdato da pochi mesi in Italia; utilizza un sistema di vendita basato essenzialmente sui social network, in particolar modo attraverso le pagine Facebook delle proprie consulenti, associato a metodi tradizionali come riunioni e “party face to face“.
Non conoscevo molto di questo brand prima di aver modo di provare questo mascara, motivo per cui ho deciso nell’attesa di ricevere il prodotto di fare un giro sul sito per conoscere la gamma di prodotti offerti; il fatto che abbia voluto ordinarne almeno la metà posso scriverlo tranquillamente vero?
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Insomma in tempi brevissimi e in una confezione che non posso che definire fighissima è arrivato a casa il mio nuovo mascara preferito. Lo so, mi sono bruciata tutta la suspense della recensione ma dovete credermi è stato amore a prima vista [o a primo utilizzo].
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Dal momento dell’ordine alla ricezione del prodotto sono passati giusto un paio di giorni, il mascara è arrivato tramite corriere perfettamente imballato e sopratutto in un package veramente fighissimo, aperto il quale ho trovato un sacchettino in stoffa in cui erano bellamente alloggiati i due componenti del mascara.
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Non nascondo la mia perplessità nello scoprire che avrei dovuto utilizzare due prodotti, pigra come sono; mi è bastato un veloce sguardo alla confezione per capire il metodo di applicazione:
– prima si applica l’ UpLift EyeSerum, che, oltre ai aiutare a rinforzare le ciglia naturali, crea la base perfetta per l’applicazione delle fibbre;
– poi si applicano le fibre, che unendosi al siero donano una maggiore definizione dello spessore delle ciglia naturali;
– infine, si applica nuovamente l’ UpLift EyeSerum per ottenere il fissaggio delle fibre stesse.
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Il mio primo pensiero, dopo aver letto le istruzioni. è stato: sai quanto mi appesantirà la palpebra sta roba?
Non ero scettica, di più…e mi sono dovuta ricredere.
Ora, se fossi una vera fashion blogger vi posterei foto fighe e/o tutorial per un’applicazione perfetta del prodotto, ma sono una ciompettina e quindi al massimo delle mie capacità vi mostro come sia stato facile anche per me applicare il prodotto ed ottenere un buon risultato.
L’effetto che si ottiene secondo me è davvero notevole e l’estrema leggerezza del prodotto è sicuramente uno dei punti di forza del mascara. Non nascondo che, nell’applicazione delle fibre bisogna sicuramente spendere un pò di attenzione in più per non ritrovarsele spolverate sulle guance [direi che non sarebbe per nulla carina come cosa eh].
Per quanto riguarda la durata posso affermare senza mentire di ritenermi soddisfatta, l’ho testato in svariate situazioni: giornata lavorativa [in ufficio ed in cantiere], giornata di vacanza sotto il cocente sole di Las Vegas, concerto con inondazione di lacrime annessa, viaggio in aereo di 13 ore…e i risultati sono stati impeccabili.

Per avere maggiori informazioni su questo prodotto e per conoscerne molti altri, vi consiglio di fare un giro su Instagram spulciando l’hashtag#YouniquebyAleGuzzetti

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Acquistare i prodotti della linea Younique è semplicissimo, basta semplicemente cliccare sullo shop on line di Alessandra e sbizzarrirvi con gli ordini:

https://www.youniqueproducts.com/AleGuzzetti

Infine, se siete interessate ad entrare a far parte dl mondo Younique e diventare anche voi delle rivenditrici non ci sono delle info specifiche anche per voi, infatti, l’azienda offre la possibilità di entrare a far parte della propri famiglia in due semplici modi:

– aprendo un party on line: acquistando verranno dati punti riunione e in base a questi punti si accumulano y-cash e prodotti a metà prezzo
– acquistando il kit in promo x le nuove consulenti a 107 euro, invece che a 416 euro. [i n questo modo, oltre ai punti che consentono l’accumulo di y-cash, si ottiene un guadagno sulle provvigioni.

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Allora, cosa ci fate ancora li?
Cosa aspettate a fare il vostro ordine?

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Instagram mi mancava!!!


Dopo aver invaso Facebook e Twitter, poteva mai mancare il profilo Instagram per questo Blog Psicopatico???
instagram-logoDomanda retorica, inutile sottolinearlo.
Se volete seguirmi anche su quest’altro social, vi aspetto  QUI

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Condividere oppure no?


Non più di qualche giorno fa, parlando con un’amica, mi è venuto spontaneo consigliarle di non donare troppo della sua vita privata al mondo social. Del perché io mi ostini ad elargire consigli non richiesti visto il casino che mi ritrovo in testa magari parleremo un’altra volta, il punto è che vedere le sue debolezze e le sue paure bellamente esposte alla mercé di tutti mi aveva spaventato. giphy8

La gente è cattiva.
La gente ti giudica.
La gente non capisce.
La gente non aspetta altro che ridere di te.
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Le ho suggerito di aprire un blog, uno spazio suo su cui riversare i propri pensieri e le proprie paure, un po’ come in parte, in fondo, faccio io stessa perché è vero che la gente è sempre gente ma la lettura di un blog è un qualcosa di più profondo; non sono i 140 caratteri di Twitter o la foto su Instagram, non è un link condiviso su Facebook o una citazione copiata qua e là. La lettura di un blog è una conoscenza più consapevole, più profonda ed interessata.
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La scrittura su un blog è la consapevolezza che la maggior parte delle persone che leggeranno le tue paranoie non ti conoscono se non attraverso le tue parole, non ti giudicano perché non sanno quasi nulla di te se non quello che hai scelto di raccontare, non ti compatiscono perché costretti da legami di sangue o di amicizia. Se quello che hai da dire non gli interessa semplicemente vanno oltre, se interagiscono con te è perché hanno provato empatia o forse le tue parole hanno toccato le corde giuste per essere realmente comprese.
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Eppure dietro al mio consiglio, in realtà, c’è un’altra verità, di quelle latenti nel proprio subconscio che solo di tanto in tanto tornano a galla per farsi percepire: la consapevolezza che, per quanto parlare con qualcuno possa essere essenziale, ci sono situazioni che neanche quattro chiacchiere con un’amica possono cambiare, figuratevi uno sfogo nel mondo virtuale.
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Siamo onesti: se vi raccontassi che inizia ad essere pesante essere sempre quella sola, quella che il +1 ha dimenticato da tempo ormai cosa sia, che inizio ad accorgermi del tempo che passa e la paura di restare sola con dei gatti ha preso residenza nella mia mente, che inizio a percepire me stessa come merce danneggiata, una bambola rotta che nessuno vuole più, che la vita è un’avventura ma non mi ricordo più come era viverla in due, farebbe comparire il mio principe azzurro dinanzi alla mia porta? Non credo proprio.
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Le paure vanno condivise.
Ma a volte no!
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30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.