Pensieri Sparsi

A te e famiglia…


Il mondo di internet in questi giorni sembra essere terrorizzato dall’avvento del temutissimo A te e famiglia, dalle pericolosissime foto di alberi di Natale decorati, dai video di piccoli cantori o di California Dream Man minuti di cappellini in posti improbabili, dalle odiose catene di Sant’Antonio che girano dai tempi di Megan Gale e la sua Christmas card, dalle foto delle tavole imbandite.
Come ogni anno la gente inizia a lamentarsi giorni prima di cose che, diciamocela tutta, finirà a fare mettendo il pilota automatico. Come ogni anno.

Sia chiaro: odio tutte le cose citate e le evito come la peste. Ma è davvero questo il vero problema del Natale?

Ci state pensando pure troppo per i miei gusti ed è evidente come stiate cercando di ricoprirvi di finto spirito natalizio provando a credere alla cazzata del a Natale siamo tutti più buoni.

La cosa più fastidiosa del Natale sono le domande dei parenti/amici che probabilmente incontrate puntualmente solo durante i giorni di festa e che sono lì a farvi da promemoria di tutte quelle cose che, soprattutto durante i giorni di festa, vorreste eliminare dalla vostra mente.

E la scuola come va? Stai studiando?
Ma quanti esami ti mancano alla laurea?
E il fidanzatino?
A quando il matrimonio? 
Ma quando il primo figlio? E il secondo?

E’ una sorta di tradizione, un po’ come la più antica delle diatribe: Panettone o Pandoro? Un po’ come il solito simpaticone che all’estrazione del primo numero urla Ambo con tanto di risata divertita. Esilarante. 
Ci passiamo tutti. Ogni santo Natale.

Per quanto riguarda me, dopo qualche anno ho capito di avere una versione personalizzata delle su citate domande che si racchiude in un’unica domanda:
Allora, quando ci dai una bella notizia?

Resto sempre un po’ tontolona di natura e non vi nascondo che, in un primo momento, poco capivo a cosa si riferissero.
Una bella notizia?
Cosa volevano sapere da me?
Quando sarei stata al prossimo concerto?
Quando avevo programmato il prossimo viaggio?
Quando avrei fatto shopping la prossima volta?
Ma poi bella notizia, per chi?

A 33 suonati e senza uno straccio di fidanzato all’orizzonte, ho capito che l’unica bella notizia che il mondo (Ok, sto esagerando ma compatitemi eh) sembra aspettare sia l’avvento di un uomo che mi porti all’altare perché gli anni passano e non posso aspettare ancora molto per essere al tuo matrimonio.

Ho imparato a sorridere a tale domanda capendo la tenera preoccupazione che si mal cela dietro questa inopportuna domanda, ho imparato a dare risposte sarcasticamente educate e a pensare che in fondo Natale arriva una volta l’anno.

E ho imparato ad amare quei parenti che, invece, mi domandano:
A quando il prossimo viaggio? Quale parte del mondo vedrai questa volta?

Buon Natale, a te e famiglia.
(E’ meno irritante adesso, no?)

Pensieri Sparsi

L’invasione dei bambini che fanno cose.


Io al fatto che un figlio ti cambia la vita ci credo eh. Ve lo giuro solennemente su tutto il giurabile che esiste al mondo. Ci credo davvero a quella storia dell’imprinting che avviene quando posi lo sguardo per la prima volta su quelle guanciotte rosee  [che poi, dai diciamoci le cose come stanno: appena nati i bambini piacciono solo ai genitori. Sono dei piccoli alieni, e se lo state negando state mentendo spudoratamente].

Non ho alcun problema neanche a credere che l’universo cambi baricentro, che l’intero sistema solare modifichi le sue orbite e scelga come fulcro intorno cui ruotare il sorriso sdentato del cucciolo d’uomo che è uscito dalla vostra patata. Ecco, capisco pure che tutto il dolore eventualmente provato durante il lieto evento sentiate il dovere di condividerlo con il mondo. Chi non vorrebbe sapere quanto larga è diventata la vostra vagina o che lavoro di punto a croce hanno dovuto ricamare su di essa? Chi non vorrebbe immaginare un melone spuntare tra le vostre gambe? Chi non vorrebbe immaginarvi urlanti e sudate imprecare in aramaico antico?

Certo, posso solo provare ad immaginare cosa possa significare smettere di dormire o addirittura di lavarsi, fare fatica ad andare in bagno o ad ascoltare il suono disperato dei propri pensieri. Quella stanchezza immane che paventate su Facebook deve essere davvero estenuante.

Posso solo provare ad immaginare la gioia indescrivibile percepita quando il frutto del vostro amore eterno finalmente vi lascerà dormire più di due ore consecutive o quando, dopo l’ennesima purghetta, finalmente il pannolino emanerà una puzza vomitevole che vi farà fare i salti di gioia.

Tutta questa sofferenza cosa sarà mai paragonata al sorrisino angelico che si disegna su  visino rotondo al suono della vostra voce isterica? Pura poesiaSono davvero una persona molto empatica, vorreste osare dire il contrario?

La verità è che per quanto possa capire e comprendere tutto, per quanto possa comprendere i grandi cambiamenti della vita di una madre faccio davvero fatica a capire in quale preciso momento dell’intero processo avvenga. 
Quando avviene cosa? Davvero ve lo state chiedendo?

La LOBOTOMIA. 

E’ importante capirlo in tempo eh. Oh, non che io abbia intenzione di sfornare una pagnotta a breve ma credo sia giusto arrivare preparate al momento; perché credetemi: sono terrorizzata!!! Non fate finta di non capire di cosa io stia parlando, smettiamola di fare i finti buonisti e buttiamo via le maschere: 
odiamo tutti quelle mamme che parlano solo dei loro figli.

Parliamone!!!
Sei in un gruppo WhatsApp? Che tu stia parlando di fisica quantistica o dei numeri di Rocco Siffredi puoi stare certa che, nel bel mezzo del discorso, arriverà una foto di un bambino sorridente che sta facendo cose. Non avevo la più pallida idea che i bambini facessero tutte queste cose. E’ quello il momento in cui: cala il gelo più profondo. Perché a te la foto di quel bambino che fa cose magari andava anche di vederla, ma sicuramente non in quel momento, non in quel contesto, non quando finalmente mi stavo concedendo 10 minuti di svago sparando puttanate o stavo per scoprire il senso della vita.

Ignorare il problema di chi ha una visione Bambinocentrica del mondo sarebbe come smettere di ridere leggendo le teorie dei Terrapiattisti: IMPOSSIBILE!?!
Il vero problema è che sono ovunque.
E’ una vera e propria invasione…e non siamo preparati al peggio.

Entri in un qualsiasi gruppo Facebook, che sia incentrato sull’ortofrutta o su un gruppo musicale anni ’90, qualsiasi spunto di riflessione sarà quello giusto per postare una foto di un bambino che fa cose, per raccontare di un bambino che fa cose, per cercare di creare feeling con altre mamme di bambini che fanno cose e creare un esercito di mamme con bambini che fanno cose che conquisteranno il mondo, o quanto meno quello dei social network.

Il punto è che sarà pure adorabile avere bambini che fanno cose, ma anche se nessuno ha il coraggio di dirvelo quelle cose interessano solo a VOI.

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30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere
Pensieri Sparsi

Kindle Unlimited & Eclisse


Un promemoria di tanto in tanto non fa assolutamente male, ne sono certa.
Forse è presunzione, o semplicemente spirito imprenditoriale, ma secondo me la storia di Desy, Chris e Christian dovreste davvero leggerla tutti, non sto scherzando; sarà che proprio ieri ne parlavo a lavoro, nella famosa pausa pranzo di cui vi ho raccontato, in uno di quei discorsi che sanno di tutto e sanno di niente.

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Oh davvero ti piace leggere?
Cosa stai leggendo adesso?
Hai letto After?
Oh no, ti prego…dovresti leggere Io prima di te.
Sono una lettrice pignola…perché in realtà io scrivo.

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Insomma mi sono ritrovata a parlare del mio piccino con il cuore pieno d’orgoglio, come una mamma che racconta che il proprio figlio ha iniziato a pronunciare le prime paroline [saranno quelle che dicono tutti, ma come li dice lui nessuno mai].
Mi sono accorta di essere ancora tanto legata a questa esperienza per stiparla nel cassetto dei ricordi ed archiviarla come una cosa passata, troppo orgogliosa del percorso che abbiamo fatto insieme per abbandonare questa storia a se stessa, troppo legata ad essa per smettere di parlarne nella speranza di arrivare al cuore, e agli occhi, di chi ancora non si è lasciato rapire dalle mie parole.
Stai diventando presuntuosa, signorinella.

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Tutto questo giro di parole serviva a spiegare il motivo dell’ennesimo post sul mio libro, come se dovessi davvero trovare una giustificazione per scrivere di me sul mio blog.
La novità è che, da un mesetto circa, Eclisse lo trovate in forma gratuita nel programma Kindle Unlimited di Amazon.

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Buona lettura, per chi non lo avesse ancora letto.

 

Parole e Storie

Insieme.


Il crepitio del camino riempiva l’enorme salone ben arredato dai toni caldi, tutto in quella stanza suggeriva che il Natale era ormai alle porta, fiori e ghirlande ornavano fieri i mobili in noce che lei stessa aveva scelto, candele dorate illuminavano il focolare in marmo che lui aveva fortemente voluto, dolci melodie di voci bianche riempivano l’aria. Tutto era in festa, come il suo cuore che scoppiava della gioia riflessa delle risate del suo piccolo angelo. Risate e urla riempivano la stanza, coloravano di sorrisi i loro volti, stretti nella morsa di quell’amore che li teneva al sicuro da tutto e da tutti. Non era stato facile affrontare le conseguenze della loro scelta d’amore, ma insieme ci erano riusciti. Insieme. Esattamente come si erano ripromessi quel giorno tra le lacrime mentre disperata lei cercava di allontanarlo dalla sua vita. Insieme. Come nelle più belle favole mai scritte. Osservava il suo piccolo diavoletto biondo correre per la stanza cantando a squarciagola canzoni natalizie, utilizzando gli addobbi natalizi come palline di baseball per colpire il suo papà, le risate divertite di Chris per ogni vaso salvato per miracolo sotto il suo sguardo fintamente severo. L’enorme albero di natale dominava l’intero spazio pronto ad accogliere la moltitudine di pacchettini regalo che, come ogni anno come tradizione, lo avrebbero invaso; le lucine colorate illuminavano a festa la stanza risplendendo nella lucentezza dei loro occhi innamorati.
“Manca solo l’angioletto in cima.”
Chris aveva baciato con dolcezza le sue labbra carezzandole il viso, il volto soddisfatto della sua opera, la stessa espressione di suo figlio. Identici. Christian aveva ridacchiato come ogni volta che vedeva i suoi genitori scambiarsi teneri gesti d’amore, si era stretto alle sue gambe, forte, quasi fino a farle perdere l’equilibrio e l’aveva fissata con i suoi occhi profondi. I suoi occhi.
“Posso mettere io l’angioletto quest’anno?”
Si era morso le labbra speranzoso mentre aveva visto spuntarle un sorriso materno sul viso.
“Che dici, papà, è stato abbastanza bravo ad aiutarti?”
Chris aveva intrecciato le braccia pensieroso, un espressione seria sul viso, la mano ad accarezzare il mento con fare meditabondo.
“Ti prego, papà, dai. Dai. Dai.”
Aveva visto il suo bambino volare tra le braccia del suo compagno. Suo marito. Le loro risate argentee si erano fuse nell’aria creando una dolce armonia per le sue orecchie, il cuore le scoppiava di gioia. Era quello il più bel regalo di Natale che avesse mai potuto desiderare.
“Certo, campione. L’angioletto è tutto tuo.”
Osservava gli uomini della sua vita intenti a sistemare l’angioletto dorato in cima a quell’albero davvero forse troppo grande anche per casa loro, le gambe del piccolo Christian penzoloni sul petto di Chris mentre, seduto sulle sue spalle, si allungava quanto più poteva verso la cima ancora troppo distante.
“ Mamma, non restare imbambolata, vieni ad aiutarci.”
Christian l’aveva tirata di scatto stringendola forte a se. Avevano sistemato l’angioletto rompendo qualche pallina di troppo, ma non importava a nessuno. Erano felici. Erano insieme.

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Gli oltre 30 gradi che ci sono in questo momento mi hanno fatto venir voglia di tirar fuori una storia natalizia, una scena…un momento rubato alle vite di Christian e Desy.
Se volete leggere di più di loro [e vi consiglio di farlo] dovreste darmi fiducia,
spendere 2,99 euro [che non sono poi così tanti] ed acquistare il mio ebook su Amazon: Eclisse.
In fondo tutti abbiamo bisogno di qualcuno che inizi a credere in noi. 

Parole e Storie

Eclisse #2


La risata argentea di Christian risuona gioiosa nell’aria rallegrando il mio cuore di mamma, corre felice arrampicandosi da una giostra all’altra, urla e sorride soddisfatto mentre l’altalena lo porta sempre un po’ più su, sempre più in alto verso quel cielo che, bramoso, vuole arrivare a sfiorare con la mano. Mi siedo su una panchina non molto distante dalle giostrine per dargli l’illusione di essere libero senza però perderlo di vista; si sente già un piccolo ometto il mio bambino, la sua voglia di scoprire il mondo riesce a sorprendermi giorno dopo giorno regalandomi emozioni che mai avrei immaginato di provare. I pensieri scemano nella mia mente, mi perdo osservando il mio piccolo correre spensierato inseguendo una farfalla dai mille colori, un’espressione vispa colora il suo viso mentre, come un piccolo tigrotto, studia la sua preda, sbuffa indispettito vedendola sfuggire per l’ennesima volta ma non si arrende. Caparbio e testardo. Proprio come il suo papà!
“Mamma, mamma! Guarda cosa ho catturato. Ce l’ho fatta! Guarda mamma.”
Con le mani strette a preservare il suo piccolo tesoro, Christian corre urlando a squarciagola verso di me, si agita forse un po’ troppo nella fretta di mostrarmi la sua conquista, le gambine gli si intrecciano, è un istante, e vedo il mio scricciolo capitombolare a terra, le sue mani si poggiano veloci sul terreno permettendo alla sua preda di tornare a volare libera e felice verso il verde prato.
“Christian!”
Afferro la borsa che avevo poggiato di fianco e, a grandi falcate, raggiungo quel piccolo angelo biondo, gli sorrido con dolcezza chinandomi a ripulirgli quei pantaloni che fino a poco fa erano di un candido azzurro. I suoi occhi brillano per le lacrime che li riempiono, tira su con il naso cercando con tutte le sue forse di non piangere, la vocina lamentosa e le manine si muovono concitatamente.
“Quella stupida farfalla, era mia ora. Non doveva andare via. L’avevo presa per te.”
“Non importa, amore mio, ascoltami: è volata via, adesso è di nuovo libera, può spostarsi di fiore in fiore, cercare nuovi prati, mica volevi tenerla prigioniera?”
“Certo che volevo. Era mia ora.”
Scuoto la testa con disappunto, Christian pende dalle mie labbra.
“Se qualcuno ti prendesse mentre stai scegliendo su quale giostra salire e ti portasse via dicendo: questo è mio adesso! Tu come ti sentiresti?”
“Io sono un bambino, non una stupida farfalla.”
“Un bambino cocciuto sei.”
Imbroncia le labbra incrociando le braccia indispettito.
“Era la mia.”
Gli passo una mano tra i capelli scompigliandoli un po’, un piccolo bacio sulla guancia e una dolce proposta. Basta poco per veder tornare il sorriso sul suo viso.
“Ho sentito che i cacciatori di farfalle mangiano molto gelato per restare in forma: mega coppa da Zacky?”
“Cioccolato e fragola?”
Annuisco rimettendomi in piedi, stringo la sua piccola mano nella mia e insieme ci incamminiamo verso la gelateria.
“Allora Christian, come la facciamo questa mega coppa di gelato?”
Zacky, il gelataio, un uomo sulla cinquantina dai capelli brizzolati e il viso bonaccione, inizia con il solito elenco di mille e più gusti, consapevole che la scelta del mio piccolo ricadrà sempre sui soliti due.
“Fragola e cioccolato.”
“Ma davvero non vuoi provare il gusto puffo?”
“Che schifo. Fragola e cioccolato.”
“Ma quanto è testardo questo bambino.”
“Cliente difficile.”
Sorrido divertita prendendo le due coppe dalle mani di Zacky e dirigendomi ad un tavolino non troppo distante dal bancone, Christian affonda felice il cucchiaino nel suo gelato concentrando su esso tutta la sua attenzione.
“Allora, scricciolo, pronto per domani?”
Distoglie lo sguardo dal cucchiaino strabordante di gelato che stava portando alla bocca, imbroncia le labbra corrucciando il viso in un’espressione seria.
“Non ci voglio andare. Io non ci vado eh.”
“Sono sicura che ti divertirai tantissimo, invece, ci sono molti tuoi amichetti di scuola e conoscerai tanti nuovi bambini…”
Lascia cadere nervosamente il cucchiaino nella coppa incrociando le braccia per dare più valenza alle sue parole.
“Non ci voglio andare. Se è così divertente perché non ci vai tu?”
Sorrido benevola assaggiando un po’ del suo gelato.
“Se avessi la tua età sarei contenta di andarci, ora sono po’ troppo cresciutella purtroppo. Comunque suor Mary è dolcissima, mi ha detto che vi porteranno tutti i giorni a mare e poi è attrezzatissimo il campus, pensa che hanno addirittura il campo di basket come quello dei veri campioni.”
Al suono delle ultime parole gli occhi gli si illuminano di gioia, impugna nuovamente il cucchiaino e riprende a mangiare il suo gelato riempiendomi di domande sul campo da basket, la testarda riluttanza di poco fa sembra essere solo un ricordo ormai, gli sorrido con dolcezza cercando di rispondere a tutti i suoi quesiti. E’ stata Maggie a suggerirmi di iscrivere Christian al campo estivo, dopo avermi ripetuto che come madre ho ancora troppo da imparare mi ha messo tra le mani il volantino pubblicitario del campus di suor Mary, l’ho scrutato interdetta per un po’ provando a immaginare come potesse essere per il mio bambino passare le vacanze in un posto del genere.
“Santa donna, non avrai mica intenzione di far trascorrere a questo piccoletto tutta l’estate in questo bar? Niente ma. Le iscrizioni chiudono oggi, quindi muoviti, alzati da quella sedia e cammina.”
Quasi di peso mi ha trascinato nel cortile dell’edificio, dove si svolgeranno le attività estive, di fronte a suor Mary, una donnina quasi della mia stessa età dai lineamenti minuti e lo sguardo profondamente misericordioso che, con aria affranta, mi faceva presente come era la situazione.
“Mi spiace davvero ma non ci sono più posti disponibili, quest’anno abbiamo avuto un elevato numero di iscrizioni e…”
Stavo per ringraziare e andare via quando ancora una volta Maggie ha intercesso per me ponendosi con le mani poggiate sulle anche e sguardo altero di fronte alla povera ragazza.
“Mi stia ben a sentire: non ho camminato per cinque isolati sotto questo sole torrido per sentirmi dire che a quel piccolo angelo biondo non è concesso di stare in questo campus e passare un’estate che abbia una parvenza di normalità, non mi importa chi santi in paradiso deve pregare: Christian avrà il suo campo estivo.”
La piccola suora mi ha guardato impaurita fare spallucce accennando un sorriso, ha alzato gli occhi al cielo posandomi una mano sulla spalla con fare caritatevole.
“A quanto sembra l’ultimissimo posto disponibile è del suo Christian.”
“Non so come ringraziarla.”
“Ringrazi il suo angelo custode.”
Ha accennato guardando Maggie andare via brontolando lasciandomi sola.
Il rumore squillante del metallo del cucchiaino che batte sulla coppa di vetro ormai vuota risuona nella mia mente disperdendo i ricordi.
“Diventerò un campione, mamma.”
“Ne sono certa, piccolo mio.”

Il bianco ovattato delle nuvole sfuma lentamente sotto il mio sguardo fisso sul finestrino, i colori assumono sfumature diverse, le figure iniziano a prendere forma nei miei occhi. Scruto ogni particolare su cui ricade la mia attenzione mentre una mesta malinconia mi pervade dal profondo, un paesaggio che conosco in ogni suo piccolo dettaglio per le troppe volte che ho percorso la stessa tratta. Le prime scosse di assestamento dell’aereo che ha toccato terra scuotono il mio corpo allontanando da me quegli stupidi ricordi che cercavano di invadere con prepotenza la mia mente.
Chiudo gli occhi lasciandomi cullare dalle ultime vibrazioni del veicolo.
Il suono metallico delle parole del capitano che annunciano il nostro arrivo a Barkley riecheggia nell’abitacolo. Un sorriso smorzato si fa largo sul mio viso al pensiero di quanto risuonassero dolci queste sterili parole nella mia mente solo qualche anno fa quando il mio unico desiderio era correre da lei.
“Hey, Chris, tutto bene?”
La voce di Alex spazza via la sua immagine dai miei pensieri, riacquisto possesso di me, sfodero un sorriso sfacciato e mi metto in piedi strizzando l’occhio all’hostess che mi mangia con gli occhi ancora eccitata dalla sveltina consumata in volo.
“Benissimo, amico, benissimo.”

Ho ascoltato qualche consiglio…a breve troverete il mio racconto su Amazon.
Ho condiviso con voi un altro pezzo in modo da darvi un’idea di cosa troverete in esso, di cosa potreste leggere se mi darete fiducia.

Una finestra sui personaggi che incontrerete…
Nulla di più.
Se vi va, ditemi cosa pensate.