Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

Pensieri Sparsi

Semplicemente un post domenicale


E’ il mood domenicale quello che accompagna le mie dita che battono sui tasti del mio Mac, quella specie di ozio misto a voglia di non pensare che domani inizia una nuova settimana.
A volte mi chiedo se prima o poi riuscirò a superare l’avversione per il lunedi, anche se dovreste apprezzare il fatto che da una vita ho smesso di tediarvi con i miei Post del Lunedi.

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La verità è che sono giorni che mi riprometto di trovare del tempo per scrivere, ma scrivere davvero di me, poi puntualmente mi fermo ancor prima ritrovarmi di fronte al foglio bianco.

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Continuo a rimandare i buoni propositi che mi ero prefissa ad inizio anno. E va bene che Gennaio abbiamo deciso di fingere che non esista, ma siamo giunti già quasi alla metà di Febbraio e ancora non sono uscita da questo letargo in cui sono caduta.

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Insomma riuscirò davvero:
– ad iniziare la dieta?
– a riprendere seriamente la palestra?
– rendermi conto che questo 2019 è iniziato?

Pensieri Sparsi

/pro·cra·sti·nà·re/


– Io odio il mese di Gennaio.
° A chi lo dici, lo detesto proprio.
– Cioè veramente ho un problema con questo mese.
° E’ peggio del mese di Settembre.
– A Settembre ero distratta, adesso sono triste. Anzi non riesco ad essere neanche triste. Non riesco ad essere niente a Gennaio.
° Esatto, mi prende l’apatia.
– Ecco, brava. Sono apatica. A Gennaio sono apatica. Anzi sono tristemente apatica.

Tema ricorrente della telefonata di ieri con un’amica è stato l’odio per il mese di Gennaio; ad un certo punto ho temuto ci fossimo trasformate in un disco rotto per quanto incapaci di uscire da questo loop di insofferenza rivolto ai primi 31 giorni dell’anno.
– Fa freddo ed è buio.
° Si stanno allungando le giornate.
– Si è vero, ma è comunque freddo e buio.
° Non ho voglia di fare nulla, fa freddo.
– Ed è sempre buio.
Non so se sia davvero colpa del freddo, che nel mio caso gioca sicuramente un ruolo bello pesante, o se sia tutto semplicemente nella mia testa ma sono ormai giorni che mi crogiolo nella mia apatica tristezza. Mi affaccio sul mondo, sbircio i mesi a venire, osservo tutte le mie emozionanti cose che mi aspettano e mi metto seduta ancora un pò. Non ho voglia di carburare, come se si potesse scegliere davvero. 
/pro·cra·sti·nà·re/  |  Rinviare a un altro momento, differire, rimandare.
E’ esattamente quello che sto facendo in questi giorni: lo farò più tardi…lo farò nel pomeriggio…lo farò domani…lo farò, prima o poi…
Ricomincerò a sentire qualcosa, ne sono sicura.
Semplicemente lo farò più tardi…forse domani…magari a Febbraio…
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30 Days Writing Challenge – 19


E’ ancora martedì, giusto per ricordarvelo eh.
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Giorno 19 – Racconta del tuo primo amore.
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Maledizione! Ecco a cosa mi sarebbe servito avere un fidanzatino all’asilo, oggi avrei avuto una storia dolce da raccontare, una di quelle che avrebbe trasformato i vostri occhi in cuoricini dipingendo me come una bambina dal cuore tenero e le gote rosee. Invece nada, nessun amore dal sapore di latte; la prima cotta e il primo amore sono arrivati quando bambina ormai non lo ero più.

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Gli amici se sapessero che sono proprio io
pensare che credevano
che fossi quasi un dio
perche non mi fermavo mai
nessuna storia inutile
uccidersi d’amore ma per chi?
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Max Pezzali e i suoi 883 ben avevano inquadrato la mia situazione, almeno fino agli anni del liceo. Io osservavo le mie amiche struggersi d’amore per qualche stupido ragazzino e non riuscivo a non domandarmi del perchè dovessero essere così sciocche? Perchè perdere tempo con chi tempo non ha alcuna voglia di dedicarti? I ragazzi erano i miei più cari amici, nella mia testa mi consideravano quasi uno di loro senza pene. Solo anni dopo avrei capito che mi sbagliavo, e non poco.

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Insomma, per parlare della mia prima cotta dobbiamo aspettare gli anni del liceo, quando, sicuramente senza prevederlo, mi sono infatuata di un mio compagno di classe. Lui era bello, ve lo posso giurare; di un bello quasi tenebroso già a quell’età, con me era sempre tanto carino e premuroso, mi portava lo zaino quando andavamo a fare ginnastica e mica è roba da poco. Ma io ero una ragazzina timida e rincoglionita, una di quelle che neanche sotto tortura ti faceva capire cosa le passasse per la testa e così, ad una festa credo, la mia migliore amica [a cui difesa devo dire che non aveva idea della mia cotta] mise gli occhi sullo stesso ragazzo che mi faceva sorridere al solo pensiero.
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Non ricordo bene come sia andata la cosa, fatto sta che mi sono ritrovata ad essere il loro postino dell’amore; non avevamo ancora i cellulari e il loro scambio epistolare avveniva tramite me. Sentivo il cuore farsi più piccolo ad ogni foglietto trasportato eppure tacevo quello che mi dilaniava dall’interno per troppo orgoglio, che senso avrebbe avuto raccontarle di quello che provavo se ormai lui l’aveva scelta?

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E’ stato solo qualche giorno prima della festa in cui avrebbero concluso che, non ricordo se dopo la descrizione dell’ansia per il primo bacio tra loro o qualche altro dettaglio che non avrei voluto sentire, non sono più riuscita a tattenere le mie emozioni. Non avevo intenzione di ostacolare il loro amore [quattro baci di una serata eh, non fatevi strane idee in testa] semplicemente non volevo saperne i dettagli, stavo male ma non le avrei mai chiesto di rinunciare.
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Ed è così che ho passato la serata della festa a cercare di non piangere e non ammazzare un altro compagno di classe che da mesi era diventato la mia ombra; aveva passato la serata a dirmi che mi vedeva strana e io, per levarmelo di torno, gli avevo presentato una mia amica stando ben attenta a sussurrargli della cotta che lei aveva per lui.
mrw-coming-out-as-mtf-transgendered-to-my-best-friend-and-his-first-question-is-if-he-can-touc-boobs-158225Il ragazzo fastidioso malamente scacciato tra le braccia di un’altra quella sera alla festa è stato il mio primo amore, quello che conserva la terenezza dei ricordi adolescenziali, quello su cui avrebbero potuto girare un teen drama che non avrebbe avuto nulla da invidiare a colossi come Dawson’s Creek.

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Non era bello, neanche lontanamente, eppure nonostante lo scacciassi in tutti i modi [alcuni veramente terribili] lui era sempre lì a cercare di entrare in quel mondo a cui continuamente gli negavo l’accesso. Era stato l’unico a capire del perchè quella sera io stessi male, l’unico a capire che stessi male, l’unico a capire cosa volesse significare provare un sentimento per qualcuno e non essere corrisposto.

“Io so a te chi piace perchè io non ascolto le tue parole, io osservo i tuoi occhi.”

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Una storia travagliata che mi ha accompagnato fino ai primi anni di università, che mi ha tediato almeno altri 5 anni dopo che una sera di gennaio, piangendo come un bambino, lui ha messo la parola fine ai nostri progetti, ai nostri sogni, e un pò quella sera anche a me. Alla vecchia me.
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Ti lascio perchè non so cosa provo adesso, ti lascio ma so che senza di te starò malissimo e avrò bisogno di te. Ti amo, non chiedermi di dirti che ho smesso di farlo, ma ti lascio perchè è meglio così.

Credevo di aver consumato tutte le mie lacrime quella sera, credevo mi avesse distrutta. Mi aveva chiesto se avesse potuto tenere il braccialetto d’oro con il nome inciso dentro, mi ero staccata la collana e gliel’avevo tirata addosso urlando di non volere nulla che mi ricordasse di lui. Avevo pianto con una disperazione che non avevo mai provato prima.
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Tralascerei il karma che lo ha punito immediatamente quella sera con una brutta rapina in cui ha dovuto dire addio alla macchina del padre che di li a qualche giorno sarebbe diventata sua e mi concentrerei sui ricordi ormai sbiaditi di quell’amore che mi ha stravolto la vita costringendomi a ritrovare una parte di me che forse avevo perso, costringendomi ad affrontare le mie paure e crescere. Costringendomi a capire che si sopravvive al dolore.

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Si dice che il primo amore non si dimentica mai,
io sto aspettando l’ultimo.

Pensieri Sparsi

Condividere oppure no?


Non più di qualche giorno fa, parlando con un’amica, mi è venuto spontaneo consigliarle di non donare troppo della sua vita privata al mondo social. Del perché io mi ostini ad elargire consigli non richiesti visto il casino che mi ritrovo in testa magari parleremo un’altra volta, il punto è che vedere le sue debolezze e le sue paure bellamente esposte alla mercé di tutti mi aveva spaventato. giphy8

La gente è cattiva.
La gente ti giudica.
La gente non capisce.
La gente non aspetta altro che ridere di te.
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Le ho suggerito di aprire un blog, uno spazio suo su cui riversare i propri pensieri e le proprie paure, un po’ come in parte, in fondo, faccio io stessa perché è vero che la gente è sempre gente ma la lettura di un blog è un qualcosa di più profondo; non sono i 140 caratteri di Twitter o la foto su Instagram, non è un link condiviso su Facebook o una citazione copiata qua e là. La lettura di un blog è una conoscenza più consapevole, più profonda ed interessata.
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La scrittura su un blog è la consapevolezza che la maggior parte delle persone che leggeranno le tue paranoie non ti conoscono se non attraverso le tue parole, non ti giudicano perché non sanno quasi nulla di te se non quello che hai scelto di raccontare, non ti compatiscono perché costretti da legami di sangue o di amicizia. Se quello che hai da dire non gli interessa semplicemente vanno oltre, se interagiscono con te è perché hanno provato empatia o forse le tue parole hanno toccato le corde giuste per essere realmente comprese.
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Eppure dietro al mio consiglio, in realtà, c’è un’altra verità, di quelle latenti nel proprio subconscio che solo di tanto in tanto tornano a galla per farsi percepire: la consapevolezza che, per quanto parlare con qualcuno possa essere essenziale, ci sono situazioni che neanche quattro chiacchiere con un’amica possono cambiare, figuratevi uno sfogo nel mondo virtuale.
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Siamo onesti: se vi raccontassi che inizia ad essere pesante essere sempre quella sola, quella che il +1 ha dimenticato da tempo ormai cosa sia, che inizio ad accorgermi del tempo che passa e la paura di restare sola con dei gatti ha preso residenza nella mia mente, che inizio a percepire me stessa come merce danneggiata, una bambola rotta che nessuno vuole più, che la vita è un’avventura ma non mi ricordo più come era viverla in due, farebbe comparire il mio principe azzurro dinanzi alla mia porta? Non credo proprio.
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Le paure vanno condivise.
Ma a volte no!
Il Salotto di Angel ★ · Pensieri Sparsi

Il Salotto di Angel ★: Fai la tua domanda!


Ben tornati nel mio Salottino.
Come state? Come è stata la vostra settimana?
Che programmi avete per questo weekend?
Mi sembra la serata giusta per fare quattro chiacchiere in compagnia.

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Stasera ho aperto le porte del mio Salottino, in realtà, per farvi una comunicazione di servizio, oddio suona malissimo come cosa lo so, ma chiamarlo Annuncio mi sembrava esagerato. Mi immagino in piedi su una roccia con tanto di campanella sonante in mano ad urlare: Uditeeeeee, uditeeeee.

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Non so se qualcuno lo ha già notato, ma non credo.
Ho inserito una nuova pagina contatti proprio legata al Salotto di Angel perchè è vero che il Salotto è quello di casa mia, ma che Padrona di casa sarei se non aprissi porte e finestre ai miei ospiti facendoli sentire totalmente a casa propria.

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Avete un argomento di cui vorreste parlare?
Una domanda da pormi?
Qualcosa su cui voler blaterare?
Una domanda da porre agli altri followers in maniera anonima?
Volete semplicemente passare per un saluto?
Cosa aspettate a scrivermi?

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Potete farlo qui, potete farlo ad ogni ora, ogni giorno della settimana, ogni mese dell’anno. Casa mia è sempre aperte per voi.

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Angel ★

Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 17


Nessun balletto di gioia e gaudio per l’arrivo di questo Venerdi, nonostante io stia pregustando il mio weekend di ozio puro dal momento stesso in cui ho aperto gli occhi questa mattina [perchè dire che oggi io mi sia svegliata è un’esagerazione bella e buona].
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Essenzialmente sono ancora a lavoro, ma ho già finito tutto quello che avavo in programma per questa stupida settimana, non è quindi questo il momento migliore per ritrovarmi qui?
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Giorno 17 – Parla del tuo segno zodiacale e se ti calza o no.
Eh? Seriamente?
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Tralasciando la fase universitaria Paolo Fox è il guru della mia vita, in cui la classifica giornaliera e le stelline del buon Paolo erano diventate una vera e propria ossessione per me e la mia compagna di studi sfiornado perdite di dignità vertiginose con lo scambio di messaggi per restare aggiornate sulla quantità di stelle che avrebbe accompagnato la nostra giornata, credo di ricordarmi di avere un segno zodiacale solo per pura convenzione.
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Avrei potuto skippare la domanda con un semplice: Risposta non pervenuta.

Ma non sarebbe stato da me non blaterare a vuoto su qualcosa. Vi avrei deluso. Motivo per cui, da brava blogger dedita alla cura dei suoi fantastici post, ho provato ad acculturarmi sull’argomento per riuscire a dare una risposta quanto meno ragionata, veritiera sarebbe chiedere troppo.ajkjk

Mi sono, quindi, affidata al mio amico Google ponendogli la domanda in modo cristallino ed elementare:
Pesci – caratteristiche del segno zodiacale.
ed ho aperto la mente pronta a recepire nuove nozioni che avrebbero sicuramente soddisfatto la mia sete di conoscenza.
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Oroscopo.it
Pesci è il dodicesimo segno dello zodiaco, ed è anche l’ultimo segno del ciclo zodiacale. Questo segno, quindi, porta con sé molte delle caratteristiche degli undici segni che lo hanno preceduto. Coloro del segno dei Pesci, comunque, sono più felici nel tenere molte di queste qualità segretissime. Questa gente è altruista, spirituale e molto concentrata sul suo percorso interiore.
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Oroscopodioggiedomani.it
Pregi :
dolce, ama la famiglia, ama le feste e le tradizioni, fiducioso nella vita, ama i bambini, bonaccione.
Difetti : ingenuo, poco fedele verso il partner, eccessivo nel dare fiducia agli altri, goloso, può possedere non pochi vizi, manca di coraggio, manca di determinazione.

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Polveredistelle.it

  • Giorno della settimana: giovedì.
  • Pietre portafortuna: ametista, corallo rosa, turchese, acquamarina.
  • Colori: grigio perla, porpora e verde.
  • Fiori: iris, verbena, lylium e camelia.
  • Metalli: stagno.
  • Essenze ideali: incenso, violaciocca.
  • Simbolo: Stilizzazione di due pesci legati fra loro, ma che nuotano in direzioni opposte.

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Tra l’essere definita questa gente e dolce non ho ancora capito cosa sia stato peggio, senza contare che il giovedì è un giorno inutile, la verbena serve per allontanare i vampiri, lo stagno non è un metallo preziono e soprattutto io detesto il verde.

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Stavo per rinunciare quando mi sono imbattuta in questo sito: astriepsiche.it che forse tante baggianate con le racconta in fin dei conti.
I Pesci sono sintonizzati con il mondo delle emozioni e con tutto ciò che abita nel mondo della fantasia e dell’immaginario, vivono “sentendo” e per questo entrano facilmente in connessione con ciò che li circonda.

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Sono i Pesci stessi ad essere tormentati e complessi e a vivere una realtà densa di contraddizioni.

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I Pesci idealizzano la vita, l’amore, l’amicizia  e, spesso, quando si dedicano a lavori che prevedono relazioni di aiuto, anche la loro professione. Ma attenzione, perchè l’altra faccia della medaglia della idealizzazione è la delusione.  Chi è perennemente alla ricerca dell’ideale, è destinato a restare deluso perchè la vita concede sprazzi di infinito solo di tanto in tanto. Il Pesci deve ricordare che le persone sono persone non idee, non sogni.

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I Pesci più fortunati e più evoluti  riescono a trovare un equilibrio fra il sogno e la realtà e costruiscono la loro serenità riuscendo a portare nella realtà quotidiana quel pezzettino di assoluto a cui aspirano.

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il Pesci vive in un suo mondo ideale e per questo la realtà quotidiana diventa  una sofferenza: dettagli, regole, orari, impegni lo fanno sentire imprigionato. Non che non sia in grado di prendersi responsabilità, ma semplicemente la quotidianità è troppo grigia per lui. Salvo la presenza nel tema natale di molti valori terra, la normalità non fa per il Pesci e per questo deve colorare con la sua immaginazione ciò che lo circonda, deve fantasticare, deve tenersi un unicorno immaginario color arcobaleno in salotto.

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Ecco, portatemi un unicorno!!!