Pensieri Sparsi

Essere una donna con la minigonna.


Non è la prima volta che mi ritrovo a mettere nero su bianco considerazioni sul fatto di essere una donna in un mondo di uomini; ne avevo parlato dopo una calda giornata in cantiere, quando il peso delle parole mi aveva fatto porre delle domande, quando essere una donna mi era risultata una cosa difficile…e sono sicura che se avessi spulciato bene il blog avrei trovato ancora qualche altro post sull’argomento.

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Consapevole del fatto che Ogni donna che sa il fatto suo, sa che deve lavorare il doppio di un uomo per ottenere la metà del riconoscimento ma da sempre grande sostenitrice del fatto che una donna può fare le stesse cose di un uomo, meglio e indossando i tacchi, sono anni che in un modo o nell’altro mi ritrovo ad avere a che fare, dal punto di vista lavorativo, più con uomini che con donne.
Non me ne sono mai lamentata davvero, non è mai stato davvero un problema.

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Affrontiamo brutalmente la verità: gli uomini sono di base esseri semplici, elementari direi; una volta assimilato questo semplice concetto non risulta molto difficile averci a che fare, sfruttare le loro debolezze e, perché no, capire come manipolarli. Ops, forse questo non dovevo dirlo.

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Insomma a meno che non ti trovi dinanzi un vero stronzo (e ho collezionato anche quella categoria negli anni), il gioco resta molto semplice: basta essere gentili, educate e carine e dire le peggio cose con tono mieloso.
Sono bravissima a minacciare in maniera subdola, a sorridere carina mentre scrivo mail per mettere a sicuro me stessa, a rispondere in maniera gentile mentre progetto come rigirare la frittata a modo mio.

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Leggevo l’altro giorno delle donne vittime di mansplaining e mi veniva da sorridere: tendenzialmente adoro quando mi spiegano le cose e gli dimostro di saperle fare meglio.
Ammetto che capita molto poco spesso, che lavoro in un ambiente in cui mi rispettano e spesso dimenticano che io sia donna…ed è esattamente quando mi viene chiesto qualcosa che non mi va di fare che sono io stessa a ricordarlo trovando qualcuno che faccia quella cosa per me.

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Nel tempo ho trovato un compromesso, un buon equilibrio, e davvero di norma non avrei da lamentarmi, eppure…

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…eppure è un po’ di tempo che questa condizione mi snerva il sistema nervoso.

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La premessa è che so che per un breve lasso di tempo ho lasciato che mi vedessero più umana, e forse ho sbagliato. Ma porca miseria, non schifare tutti a prescindere può essere considerato un peccato? Probabilmente si.

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Ed è questo che poi forse inizia a renderti paranoica, inizia a farti vedere tante piccole sfumature come campanelli d’allarme che ti spostano il sistema nervoso e ti rendono davvero irritata, irritabile e nevrotica.

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E’ quando la tua voce è poco melodiosa che ti senti rispondere:
Cosa hai oggi? Come mai sei irascibile? – Niente, semplicemente non ho voglia di fare la simpatica.
Oh certo, vuoi questo preventivo perché qui c’è la corsia preferenziale. – No, perché è il mio lavoro e tu mi stai facendo perdere tempo.
Oh ragazzi, ma così non si può lavorare. – Certo, perché sei tu che non fai bene il tuo lavoro.

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E’ quando mandi un messaggio per chiedere informazioni di lavoro che ogni risposta sembra forzatamente simpatica e lievemente allusiva anche se ti domandi quale tuo atteggiamento possa aver scaturito una tale confidenza.

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E’ quando ricevi una telefonata post-lavoro e decidi di non rispondere perché devi iniziare a pesare la confidenza che dai alle persone; quando ti senti costretta ad alzare muri per mantenere il rispetto che ti è dovuto, quando le parole degli altri iniziano a intrufolarti nei tuoi pensieri rendendoti paranoica.

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E’ quando decidi di tornare ad essere quella di un tempo, quella che saliva le scale senza accorgersi della persona che ha di fronte, quella che vive in un mondo tutto suo e non concede a nessuno il permesso di entrare…quella che tiene le distanze per poter continuare silenziosamente a comandare.

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Troppe domande…troppe elucubrazioni mentali.
Tutto ciò che odio.

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Vi odio tutti.

Pensieri Sparsi

A te e famiglia…


Il mondo di internet in questi giorni sembra essere terrorizzato dall’avvento del temutissimo A te e famiglia, dalle pericolosissime foto di alberi di Natale decorati, dai video di piccoli cantori o di California Dream Man minuti di cappellini in posti improbabili, dalle odiose catene di Sant’Antonio che girano dai tempi di Megan Gale e la sua Christmas card, dalle foto delle tavole imbandite.
Come ogni anno la gente inizia a lamentarsi giorni prima di cose che, diciamocela tutta, finirà a fare mettendo il pilota automatico. Come ogni anno.

Sia chiaro: odio tutte le cose citate e le evito come la peste. Ma è davvero questo il vero problema del Natale?

Ci state pensando pure troppo per i miei gusti ed è evidente come stiate cercando di ricoprirvi di finto spirito natalizio provando a credere alla cazzata del a Natale siamo tutti più buoni.

La cosa più fastidiosa del Natale sono le domande dei parenti/amici che probabilmente incontrate puntualmente solo durante i giorni di festa e che sono lì a farvi da promemoria di tutte quelle cose che, soprattutto durante i giorni di festa, vorreste eliminare dalla vostra mente.

E la scuola come va? Stai studiando?
Ma quanti esami ti mancano alla laurea?
E il fidanzatino?
A quando il matrimonio? 
Ma quando il primo figlio? E il secondo?

E’ una sorta di tradizione, un po’ come la più antica delle diatribe: Panettone o Pandoro? Un po’ come il solito simpaticone che all’estrazione del primo numero urla Ambo con tanto di risata divertita. Esilarante. 
Ci passiamo tutti. Ogni santo Natale.

Per quanto riguarda me, dopo qualche anno ho capito di avere una versione personalizzata delle su citate domande che si racchiude in un’unica domanda:
Allora, quando ci dai una bella notizia?

Resto sempre un po’ tontolona di natura e non vi nascondo che, in un primo momento, poco capivo a cosa si riferissero.
Una bella notizia?
Cosa volevano sapere da me?
Quando sarei stata al prossimo concerto?
Quando avevo programmato il prossimo viaggio?
Quando avrei fatto shopping la prossima volta?
Ma poi bella notizia, per chi?

A 33 suonati e senza uno straccio di fidanzato all’orizzonte, ho capito che l’unica bella notizia che il mondo (Ok, sto esagerando ma compatitemi eh) sembra aspettare sia l’avvento di un uomo che mi porti all’altare perché gli anni passano e non posso aspettare ancora molto per essere al tuo matrimonio.

Ho imparato a sorridere a tale domanda capendo la tenera preoccupazione che si mal cela dietro questa inopportuna domanda, ho imparato a dare risposte sarcasticamente educate e a pensare che in fondo Natale arriva una volta l’anno.

E ho imparato ad amare quei parenti che, invece, mi domandano:
A quando il prossimo viaggio? Quale parte del mondo vedrai questa volta?

Buon Natale, a te e famiglia.
(E’ meno irritante adesso, no?)

Pensieri Sparsi

Questione di dettagli


Buongiorno.
Buongiorno, un cazzo.
La prima telefonata del mattino quando, mentre sto cercando di convincere me stessa che non sono uno zombie, mi metto in macchina pregando in aramaico per non beccare traffico nel tragitto che mi conduce a lavoro inizia sempre più o meno così.

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Per anni mi sono tenuta debitamente a distanza da chi osava anche solo pensare di riuscire a rivolgermi la parola prima che io avessi avuto la possibilità di bere la mia sacrosanta tazzina di caffè; ho sempre evitato come la peste chi riteneva cosa buona e giusta invadere il mio spazio del mattino.
Per capire quanto seriamente prendessi questa mia filosofia di vita, vi basti pensare che ai tempi del liceo [come suona da vecchiarda una frase del genere, mamma mia] era ben noto a chi mi orbitava intorno che per evitare di ricevere pessime risposte era da considerarsi buona norma l’abitudine di rivolgermi domande dopo le 10:30.

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Non era stato facile farlo capire a quei compagni che già dalle 8 del mattino sprizzavano energia da tutti i pori riempendo il silenzio con sciocche frasi ascoltate da qualcuno più grande, parlando di musica che a me faceva schifo, dandomi fastidiosissimi pizzicotti sulle guanciotte morbidose per il semplice gusto di sentirmi ripetere puntualmente:
Oggi sono particolarmente nervosa, lasciami stare.

tumblr_lm8mpadjfv1qakrdzo1_500Farlo capire ai professori poi si era dimostrata un’impresa utopica trasformando ogni singola interrogazione della prima ora in una vera e propria sfida con me stessa, potete ben capire che se parlare in maniera umana potesse presentare delle difficoltà, rispondere a delle fastidiose domande cercando di non rovinare la tua media scolastica nel lasso di tempo che va dal momento in cui poggi la borsa sul banco nelle vesti della sorella minore dell’incredibile Hulk a quello in cui torni ad assumere i tratti somatici di Candy Candy è un impresa a dir poco epica.

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Sono lontani i tempi della scuola.
Non c’è bisogno che facciate i saccenti, ne sono ben consapevole da sola eh!
Il tempo passa e noi evolviamo con esso; me lo hanno ricordato ieri sera mentre, seguendo il flusso delle ansie che guidano i miei pensieri in questi giorni, mi lagnavo del mio sentirmi bloccata mentre tutto intorno a me scorre come un fiume in piena.

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Tutti cambiano, tranne me…ma forse non è poi così vero.
Anche quando tutto sembra uguale, sono le sfumature a fare la differenza, vestirsi di una nuova pelle partendo da quei piccoli dettagli, sorridere accarezzando con lo sguardo quei piccoli grandi particolari che solo chi ti conosce davvero può osservare, a volte anche meglio di te stessa.

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Non mi sono mai piaciute le persone che mi rivolgono la parola al mattino, eppure adesso è proprio nella quotidianità di quell’insolito buongiorno che riconosco quanto io stessa stia cambiando senza rendermene davvero conto; quanto sia diventato importante quell’insieme di chiacchiere che mi rende ragazzina e donna allo stesso momento mentre in un outfit sempre più simile a quello della cugina di Superman mi dirigo al lavoro.

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I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.