Pensieri Sparsi

🆘Problema contatore condivisione Facebook! 🆘


Non scriviamo per la gloria, non ci importa di diventare famosi e boicottiamo i social network…tutto molto bello…ma mi resta una domanda e spero che qualcuno mi possa aiutare:

Cosa è accaduto al contatore condivisioni Facebook?

Perché è totalmente azzerato?

Qualcuno può aiutarmi?

Pensieri Sparsi

#SocialDown


Non ti rendi conto di avere una dipendenza fino a quando qualcosa o qualcuno non ti priva di quella cosa senza il tuo volere.

È da circa mezz’ora [essenzialmente da quando sono tornata a casa dopo un po’ di shopping veloce e me ne sono accorta] che impreco contro la Fastweb, la Vodafone e il mio IPhone cercando di capire perché non funziona più nulla. Grazie Twitter per aver risposto ai miei dubbi esistenziali.

Entri su Facebook…il vuoto cosmico.

Entri su Instagram…il nulla più assoluto.

Entri su Whatsapp…e senti l’eco del silenzio.

Il punto è che pur non avendo foto da postare su Instagram, pur non dovendo fare grandi annunci su Facebook, pur essendo consapevole che le importanti comunicazioni da inviare su Whatsapp altro non sono che enormi idiozie per ingannare il tempo…non riesco a non sentirmi irritata da questa impossibilità comunicativa.

Insomma è domenica e fuori piove, il privarmi della libertà di inebetire sul web è cattiveria. Punto.

Ma come passavamo il tempo prima dei social?

Pensieri Sparsi

WordPress Vs Facebook


Sarà l’irrequietudine di questi giorni o, molto più probabilmente, la mia assurda curiosità per le cose che non capisco fino in fondo, fatto sta che sono sempre più incuriosita dalla connessione Facebook/WordPress.

È un fenomeno che osservo da un po’: quando un post ottiene un buon riscontro su WordPress praticamente viene quasi ignorato su Facebook, e viceversa; se il post è quasi piatto su questa WordPress, ha un botto di condivisioni su Facebook.

Chiaro che probabilmente il target a cui si rivolgono le due piattaforme sia differente, ma le parole sono pur sempre le mie.

Insomma mi rivolgo a te che stai leggendo da WordPress: cosa vi porta a scegliere di lasciare o meno una stellina? A seguire un blog? A lasciare un commento?

E tu che stai leggendo da Facebook: cosa vi porta a condividere un post? Cioè davvero cosa vi fa scegliere di mostrare quel determinato post ad altre persone?

Non vedo l’ora di leggere le vostre parole.

Mi auguro vogliate soddisfare la mia curiosità.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

#10yearschallenge


Sono giorni che sui social, da Instagram a Twitter passando per Facebook, spuntano come funghi collage accompagnate dall’hashtag #10yearschallenge (si lo so, anche foto di uova ma mi rifiuto categoricamente di dare importanza a questa follia globale).
Di cosa si tratta? Ad essere onesta la rima volta che ho visto l’hashtag richiedeva espressamente di postare la prima foto profilo usata su Facebook e di confrontarla con l’ultima utilizzata: una forma di autodenuncia di quanto tutti siamo diventati bravi ad utilizzare i filtri giusti per postare foto sui social abbandonando definitivamente, e finalmente oserei direi, quelle oscenità che venivano fuori da siti come Picnik (eddai, devo davvero sottolineare che adoravo rovinare le mie foto con quelle mostruosità?)
Insomma, per poter sfociare su tutti i social e generare una vera e propria invasione dal sapore retro’, il tutto è stato semplificato diventando: metti a confronto una foto di dieci anni fa con una di adesso.
Nel giro di pochi giorni l’ormai dimenticato 2009 della maggior parte della popolazione socialmente attiva ha trovato nuovo lustro. Come se di colpo tutti, dalla più popolare delle influencer alla figlia del salumiere sotto casa, avessero sentito l’irrefrenabile bisogno di mostrare al mondo quanto si possa cambiare in 10 anni, quanto si possa crescere, quanto si possa migliorare.
Il web è stato inondato da questo mare di ricordi, ricoperto da un velo di malinconia per gli anni trascorsi e da uno strato di fierezza della bellezza della foto più recente. Ho già menzionato il fatto che siamo diventati tutti più bravi ad utilizzare i filtri per migliorare le foto postate?
Per quanto mi riguarda: non posso farci nulla, non riesco proprio a resistere; non riesco a volgere lo sguardo altrove e restare indifferente. Lo ammetto: anche a questo giro ci sono cascata.
2009 – 2019
Sono cambiata così tanto?
Pensieri Sparsi

L’invasione dei bambini che fanno cose.


Io al fatto che un figlio ti cambia la vita ci credo eh. Ve lo giuro solennemente su tutto il giurabile che esiste al mondo. Ci credo davvero a quella storia dell’imprinting che avviene quando posi lo sguardo per la prima volta su quelle guanciotte rosee  [che poi, dai diciamoci le cose come stanno: appena nati i bambini piacciono solo ai genitori. Sono dei piccoli alieni, e se lo state negando state mentendo spudoratamente].

Non ho alcun problema neanche a credere che l’universo cambi baricentro, che l’intero sistema solare modifichi le sue orbite e scelga come fulcro intorno cui ruotare il sorriso sdentato del cucciolo d’uomo che è uscito dalla vostra patata. Ecco, capisco pure che tutto il dolore eventualmente provato durante il lieto evento sentiate il dovere di condividerlo con il mondo. Chi non vorrebbe sapere quanto larga è diventata la vostra vagina o che lavoro di punto a croce hanno dovuto ricamare su di essa? Chi non vorrebbe immaginare un melone spuntare tra le vostre gambe? Chi non vorrebbe immaginarvi urlanti e sudate imprecare in aramaico antico?

Certo, posso solo provare ad immaginare cosa possa significare smettere di dormire o addirittura di lavarsi, fare fatica ad andare in bagno o ad ascoltare il suono disperato dei propri pensieri. Quella stanchezza immane che paventate su Facebook deve essere davvero estenuante.

Posso solo provare ad immaginare la gioia indescrivibile percepita quando il frutto del vostro amore eterno finalmente vi lascerà dormire più di due ore consecutive o quando, dopo l’ennesima purghetta, finalmente il pannolino emanerà una puzza vomitevole che vi farà fare i salti di gioia.

Tutta questa sofferenza cosa sarà mai paragonata al sorrisino angelico che si disegna su  visino rotondo al suono della vostra voce isterica? Pura poesiaSono davvero una persona molto empatica, vorreste osare dire il contrario?

La verità è che per quanto possa capire e comprendere tutto, per quanto possa comprendere i grandi cambiamenti della vita di una madre faccio davvero fatica a capire in quale preciso momento dell’intero processo avvenga. 
Quando avviene cosa? Davvero ve lo state chiedendo?

La LOBOTOMIA. 

E’ importante capirlo in tempo eh. Oh, non che io abbia intenzione di sfornare una pagnotta a breve ma credo sia giusto arrivare preparate al momento; perché credetemi: sono terrorizzata!!! Non fate finta di non capire di cosa io stia parlando, smettiamola di fare i finti buonisti e buttiamo via le maschere: 
odiamo tutti quelle mamme che parlano solo dei loro figli.

Parliamone!!!
Sei in un gruppo WhatsApp? Che tu stia parlando di fisica quantistica o dei numeri di Rocco Siffredi puoi stare certa che, nel bel mezzo del discorso, arriverà una foto di un bambino sorridente che sta facendo cose. Non avevo la più pallida idea che i bambini facessero tutte queste cose. E’ quello il momento in cui: cala il gelo più profondo. Perché a te la foto di quel bambino che fa cose magari andava anche di vederla, ma sicuramente non in quel momento, non in quel contesto, non quando finalmente mi stavo concedendo 10 minuti di svago sparando puttanate o stavo per scoprire il senso della vita.

Ignorare il problema di chi ha una visione Bambinocentrica del mondo sarebbe come smettere di ridere leggendo le teorie dei Terrapiattisti: IMPOSSIBILE!?!
Il vero problema è che sono ovunque.
E’ una vera e propria invasione…e non siamo preparati al peggio.

Entri in un qualsiasi gruppo Facebook, che sia incentrato sull’ortofrutta o su un gruppo musicale anni ’90, qualsiasi spunto di riflessione sarà quello giusto per postare una foto di un bambino che fa cose, per raccontare di un bambino che fa cose, per cercare di creare feeling con altre mamme di bambini che fanno cose e creare un esercito di mamme con bambini che fanno cose che conquisteranno il mondo, o quanto meno quello dei social network.

Il punto è che sarà pure adorabile avere bambini che fanno cose, ma anche se nessuno ha il coraggio di dirvelo quelle cose interessano solo a VOI.

Recensiti per Voi ♥

Recensione: Rossetto liquido Moodstruck Splash


Quando tra una chiacchiera e l’altra Alessandra , consulente Younique da ormai un anno e mezzo, mi ha chiesto se avessi voglia di testare un nuovo rossetto il mio primo pensiero è stato: ok, questa è pazza!
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Mi ero resa disponibile a provare un mascara per lei lo scorso anno e non avevo la più pallida idea di come dirle che con una richiesta del genere stava rischiando di commettere un suicidio. Il motivo? Ve lo spiego subito!
Punto primo: io non amo i rossetti, li VENERO. Potrei uscire di casa senza trucco, ma difficilmente mi vedrete senza un rossetto sulle labbra. Fosse anche un semplice velo di burro-cacao, le mie labbra devono essere sempre in un qualche modo truccato. [Prima o poi giuro che velo faccio un articolo sulle mie ossessioni].
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Punto secondo: credo di possedere rossetti di ogni marca, modello, tipologia e tonalità. Praticamente potrei smettere adesso di comprare rossetti e sarei in grado di truccarmi fino al giorno della mia morte.
Punto terzo: sono estremamente rompi coglioni quando si tratta di rossetti.
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Il punto numero tre è esattamente il motivo principale per cui è passata praticamente una vita dal momento in cui il rossetto ha oltrepassato la porta di casa mia [praticamente il giorno dopo l’effettuazione dell’ordine] e il momento in cui ho messo mano a questa pseudo recensione.
Oh, avevo bisogno di testarlo per bene!!!
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Prima di dirvi cosa ne penso, è necessaria un’altra piccola precisazione: ammetto di aver testato anche Alessandra come consulente. Mi aveva proposto la scelta di due prodotti differenti e una rosa bellissima di colori, la mia risposta è stata: scegli tu per me.
Parto dal presupposto che una buona consulente debba saper sicuramente vendere, ma prima ancora debba essere brava nel consigliare e nell’indirizzare nella scelta soprattutto chi si approccia per la prima volta ad una certa tipologia di prodotti.
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Tra la vasta gamma di prodotti e colorazioni, Alessandra ha scelto per me il rossetto liquido Moodstruck Splash, colore Rosso cremisi puro.
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Confesso che il mio primo pensiero è stato: uhmm rossetto rosso, scelta semplice quando si parla di me.
Eppure non appena ho osservato la texture del colore sulle mia labbra ho capito che non avrebbe potuto fare scelta migliore.
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La Younique mi ha sempre colpito per la semplice eleganza dei suoi packaging; la scelta di colori come il viola e il nero per le scatole conferisce quel tocco dark che personalmente trovo delizioso. Anche questa volta non mi ha deluso e l’apertura del pacchetto mi ha mandato in un brodo di giuggiole.
 Ma torniamo al nocciolo della questione: questo rossetto ci è piaciuto o no?
La risposta non è così immediata come potrebbe sembrare.
Appena aperto, la prima cosa che ho notato è stata che, seppur è definito chiaramente rossetto liquido la vera natura di questo prodotto è cremosa.
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Adorato alla prima stesura, mi sono resa conto che l’applicazione di un prodotto del genere non è poi così immediata. Mi spiego bene: si stende da dio e la consistenza cremosa evita tutte quelle inutili e fastidiose sbavature proprie dei rossetti liquidi maaaaa…. bisogna imparare a conoscere bene il prodotto, a saperlo dosare bene sulle labbra, per non ritrovarsi in poco tempo (o alla prima soffiata di naso, causa raffreddore che arriva sempre nei momenti meno opportuni) a poter fare concorrenza ad uno qualsiasi della famiglia Cullen (eh si, sta settimana hanno passato la saga di Twilight in tv) dopo essersi nutriti di scoiattoli.
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Imparato a gestire il prodotto [serve davvero pochissimo tempo], e passato il fastidioso raffreddore-uccidi-rossetto ho potuto finalmente apprezzare a pieno le caratteristiche del prodotto.
Steso sulle labbra con estrema facilità e discreta precisione, risulta estremamente leggero, quasi impercettibile. Una delle cose che maggiormente odio di alcuni rossetti è quel senso di appicicaticcio/pesantezza sulle labbra, poter avere la consapevolezza di avere le labbra splendidamente colorate senza avvertire nulla è assolutamente un punto di forza del rossetto della Younique.
Perfetta la durata, con una piccola pecca: complici cibi un pò oleosi tende a macchiare non poco il tovagliolo usato per pulirsi e questa è una cosa che detesto. Va però detto che, nonostante il netto trasferimento di prodotto, il colore sulla labbra, seppur più chiaro, non scompare del tutto.
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In conclusione, un prodotto assolutamente promosso che mi sentirei di consigliare, magari anche in qualche tonalità più chiara/estiva.

Se vi ho incuriosito, almeno un pochino, vi consiglio di fare un giro sul sito Younique di Alessandra a questo LINK o, se avete bisogno di informazioni più dettagliate, non esitate a contattarla ai seguenti recapiti:
email: alessandra_guzzetti@libero.it
Tel: 3807308656
Ig: younique_by_aleguzzetti
Fb: Younique By Ale Guzzetti
Pensieri Sparsi · Weird World ❤

E se a diventare virale fossi tu?


Nel bene o nel male purché se ne parli.

Probabilmente nessuna frase potrebbe esprimere meglio lo stereotipo di società in cui, consapevoli o meno, siamo stati tutti risucchiati da così tanto tempo che difficilmente saprei dire quando sia accaduto. Siamo tutti in cerca di una qualche forma di visibilità, anche quando ci ergiamo sul nostro piedistallo fatto di disgusto e spocchiosità e iniziamo a sindacare tutto ciò che è trash, esibizionismo o, banalmente, lontano dal nostro modo di vedere le cose.

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La società si divide tra quelli che si scattano milioni di selfie e quelli che passano il tempo a storcere il naso alla loro vista puntando il dito e condividendo farlocche ricerche scientifiche che etichettano come malati gli amanti delle foto a se stessi; tra quelli che tweettano usando l’hashtag #GfVip per commentare la qualunque e chi usa lo stesso hashtag per commentare chi commenta la qualunque. 

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Si divide tra le pancine psicopatiche che, direttamente dal medioevo in cui sono rinchiuse, chiedono consigli sul nulla alle loro simili e le adepte stereotipate del Signor Distruggere che le giudicano lasciando commenti tutti uguali tra loro e ripetendo sempre le stesse 4/5 baggianate che la competizione in demenza scatta facile e decretare un vincitore diviene sempre più complesso. 

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Si divide tra chi usa il web come un luogo ameno in cui condividere ogni proprio stato d’animo lagnandosi della propria vita, del prossimo, del cibo, delle lagne e di chi prende le distanze dalle lagne e chi si lagna di chi si lagna.

Si critica Chiara Ferragni facendo un post su Chiara Ferragni, dando quindi pubblicità a Chiara Ferragni pur desiderando di non leggere ovunque di Chiara Ferragni. Un po’ per capire di cosa io stia parlando.

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 Siamo tutti un po’ blogger, un po’ Instagramers, un po’ influencer, un po’ poser (anche se questo termine non sono sicura si utilizzi ancora). Siamo tutti un po’ critici cinematografici, critici letterari, critici culinari. Siamo, semplicemente, tutti critici.

La nostra opinione conta, sempre e comunque. Ma è realmente così?

Ho citato prima non a caso le pancine e le adepte di Distruggere. Troppo facile puntare il dito contro un genio del male che ha ben capito come sfruttare a suo vantaggio la voglia di deridere il prossimo che è insita dell’animo umano; troppo facile puntare il dito contro le pancine vittime della loro stessa demenza. Il motivo del suo successo è banale e scontato, è quello che ha portato ogni Mean Girl che si rispetti ad essere popolare e dominare sul resto della popolazione: prendi un soggetto debole ed esponilo al giudizio di chi si crede più furbo. Boom! Il gioco è fatto! 

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Lui lo trovo geniale! Chi lo segue in maniera maniacale un po’ meno! Chi ne invidia il successo per niente! Chi arriva a stampare gli attestati di Petalogia, però, mi fa una tristezza infinita.

Potremmo analizzare sommariamente il caso di Timidamente Amore: una poraccia crede di saper scrivere, condivide questo suo testo senza capo né coda in un gruppo (o forse una pagina, non sono sicura della fonte); questi capitoli sconclusionati vengono postati sulla pagina di Distruggere e, loro malgrado, diventano virali! C’è chi invia video sulle reazioni alla lettura del favoloso testo, chi si impegna a disegnare la pianta dell’appartamento dove si svolgono i fatti, chi studia le dinamiche cercando un senso logico e chi, addirittura, decide di creare un piccolo corto dedicato ad ogni capitolo!

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Tutto molto divertente, direte voi! 
Eppure, se ci ragioniamo almeno un attimo, dietro le parole a sconclusionate di quella sottospecie di romanzo c’è una persona, probabilmente ignorante e senza alcuna nozione di scrittura, che, nel suo mondo, ha un sogno, forse troppo grande e troppo irraggiungibile (e toglierei anche il forse), ma chi siamo noi altri per deriderla rendendola lo zimbello del web?

Sicuramente gloria ai personaggi della sua immaginazione, in un certo senso, è stata donata: ma era questa gloria quella a cui ambivano? E se così fosse: non stiamo forse creando dei mostri?

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E finalmente arrivo a parlare di ciò che, più di ogni cosa sopra citata, mi ha spinta a parlare di ciò: la signora della pelliccetta. E non fate finta di non sapere di cosa io stia parlando eh, che non ci crede nessuno.

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Da un lato abbiamo una signora un pò verace che, in modi rozzi e teatrali, cerca di far valere un suo diritto (raccontata così educatamente sembra addirittura un’altra storia, me ne rendo conto), dall’altro un’entità sconosciuta che, fiutata la potenzialità di un video del genere sul web, ha filmato l’intera scena, svenimento compreso, e lo ha postato sulla rete. Non saprei darvi una tempistica ma, all’improvviso, il video della signora dall’improbabile maglione bicolore era praticamente ovunque.

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Anche sulla mia bacheca di facebook, se ve lo stavate domandando o mi stavate già etichettando come una di quelle che sale sul suo piedistallo a giudicare; resistere a quel concentrato di trash e teatralità è stato impossibile anche per me, domandarmi del perché cose del genere non accadano mai in mia presenza è stato il passo successivo.

Diciamoci la verità: la reazione della signora è perfettamente esilarante!

La dialettica sconnessa mista di chi sente di avere come unica arma la sua voce grossa e le sue minacce urlate un pò a casaccio, la commessa maleducata incapace di gestire la situazione e la vigilanza che, con garbo ed educazione, cerca di portare la calma in una situazione degenerata ormai da un bel pò. Fosse stata una sceneggiata sarebbe stata perfetta. Ma non si tratta di finzione, e il problema alla fine della fiera è proprio questo.

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Perché il popolo del web è avaro, non si accontenta di ridere guardando un video che probabilmente non sarebbe dovuto finire on line; non gli basta deridere la signora per la scenata. Il popolo del web deve indagare, dare un nome a quella donna, geolocalizzarla; ha bisogno di vedere quella povera pelliccetta che ormai ha assorbito il colore del vestito oggetto del contendere, deve vedere la foto della cerimonia da 150 invitati a cui la signora ha partecipato facendo una pessima figura, deve andare a scavare negli strafalcioni regalati a facebook dalla stessa signora che con l’italiano proprio non riesce ad andare d’accordo. 

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E’ un popolo strano quello del web!

Non che la gente reale sprizzi normalità da tutti i pori eh, ma dal web a volte sembra più facile osservare quanto disagio ci circonda, quanto disagio ci ingloba. 

Una signora senza arte ne parte è stata trasformata in un fenomeno da baraccone, prima, e in una sottospecie di celebrità dopo; perché tutta l’empatia  provata per questa signora presa di mira dal popolo del web si è persa nel momento esatto in cui l’ennesimo video della signora che racconta di essere fermata per strada per fare foto e lasciare la firma (parlare di autografi è troppo complicato per lei), nel momento esatto in cui ci sono siti che parlano di una possibile ospitata della signora nei salotti della d’Urso o, peggio mi sento, dell’ospitata come guest star della donna della pelliccetta in una o più discoteche del napoletano (il video qui). Ma siamo seri?

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E se a diventare virale fossi tu? Come reagiresti?