Pensieri Sparsi

Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!


Ero in macchina con delle amiche l’altro giorno, solite conversazioni futili e allegre che accompagnano quei giorni spensierati in cui quello della leggerezza è l’unico peso che si ha voglia di portare; la voce del navigatore flebile sottofondo alle canzoni a cui neanche stavamo prestando realmente attenzione. Si chiacchierava immaginando i giorni felici che ci attendono tra un pò, quelli che aspettiamo da circa un anno e che, al solo pensiero che manchi così poco, ci fanno tremare le gambe per l’ansia e l’emozione.

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Tutto aveva il dolce gusto della gioia fino a quando, con estrema nonchalance, è stata pronunciata la nefasta frase che, nonostante siano passati un paio di giorni, ancora risuona come una minaccia nella mia povera testolina:
Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!

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Sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto il momento, semplicemente non ero pronta ad affrontarlo con tutto questo anticipo.
Siamo onesti, mentire non ci aiuterà in questo caso: nonostante i mille buoni propositi in cui ci rintaniamo a settembre, ogni anno si ripete la stessa tragedia.

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La verità è che, se ci ragionate bene, ne abbiamo colpa solo fino ad un certo punto, siamo vittime di un circolo vizioso dalla cui spirale malefica è complicatissimo venirne fuori.

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Ogni estate ci si guarda allo specchio con gli occhi pieni di lacrime di coccodrillo e lo stomaco ancora pieno della lasagna appena divorata, si notano tutti, e sottolineo tutti, i difetti che, fino a 5 minuti prima, avevamo ignorato di avere e, dopo una travagliata espiazione mentale dei propri peccati di sola, si arriva all’unica soluzione plausibile: l’accettazione.

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Quando è ormai troppo tardi per mutare la forma sferica assunta dal proprio corpo nel lungo periodo invernale e il costume da bagno sta scalciando dal cassetto in cui è riposto per essere portato finalmente a mare, ricordarsi di amarsi sempre e comunque (qualsiasi sia la propria forma) risulta essere fondamentale per non ritrovarsi a fissarsi i piedi sul bordo di un burrone interrogandosi su quanto farà male saltare giù.

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E’ un processo lungo quanto meno fino alla prima vera e propria abbronzatura perchè, si sa, il nero sfina e l’abbronzatura rende tutti più belli; una preoccupazione che sparisce tra un mojito ed uno spriz in compagnia quando i colori del tramonto e il luccichio del mare rendono tutto più magico ed etereo, quando la sagoma riflessa allo specchio diviene uno sbiadito ricordo di quando si era bianchicci e poco estivi.

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Puntualmente ci si ritrova a salutare l’estate ed il suo calore con la solita solenne promessa: il prossimo anno non mi troverai impreparata. 
Ci si crede veramente a quelle parole quando, con la mano sul cuore, le si pronuncia fissando il sole che tramonta portando via la spensieratezza dei giorni estivi; ci si crede a quella promessa fatta a se stessi di riuscire, almeno per questo nuovo anno, a non trasformarsi nella versione femminile di Winnie The Pooh durante i mesi invernali che sopraggiungeranno.

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Uno ci crede davvero; se non fosse che Settembre è troppo amico di agosto e del suo estivo tepore, ad Ottobre cosa vuoi che siano un paio di buste di patatine guardando le SerieTv che finalmente sono ricominciate, a Novembre ho bisogno di cibo perchè sta arrivando il freddo e mi mette tristezza.

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Vuoi iniziare la dieta a Dicembre? Hai dimenticato il Natale e tutte le calorie che pranzi e cenoni in famiglia ti costringeranno ad assumere? A Gennaio mica si possono cestinare i dolciumi delle calze portate dalla Befana, non diciamo eresia.

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Ovvio che, oltre mangiare meno, sarebbe carino provare a fare un pò di attività fisica per rendere il corpo tonico, ma la realtà dei fatti è che Febbraio è il mese più corto dell’anno, iniziare a mangiare meno o fingere di andare a correre a Febbraio mi sembrerebbe un’offesa bella e buona. A Marzo arriva la primavera, solo a me aumenta l’appetito e il senso di stanchezza? Aprile dolce dormire, non credo che bisogna aggiungere altro. Maggio

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Porca miseria: siamo già a Maggio?
Io non sono psicologicamente pronta a tutto quello che deve accadere.

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Non posso farcela.

 

Pensieri Sparsi

Ciao ciao, 2015!


Quando un anno praticamente perfetto sta volgendo al termine e le premesse per quello che deve arrivare sono tutt’altro che  rosee è davvero difficile trovare qualcosa per cui festeggiare la notte di Capodanno; il 2014 era stato un anno talmente carico di emozioni e piacevoli avvenimenti che lo scorrere lento delle ultime ore della sua ultima giornata le ho trascorse ripetendo come una litania la stessa frase: non voglio che finisca!
Le mie speranze per questo 2015 ormai giunto al termine erano praticamente nulle: avrei compiuto 30 anni, non sarebbe stato un anno Back, molto presto il mio gruppo di amici avrebbe subito dei cambiamenti e troppi pochi eventi riempivano la mia agenda!
Sarebbe stato un disastro, ne ero sicura…eppure alla fine non è andata proprio così!

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Il bello della vita è che quando meno te lo aspetti sceglie di sorprenderti, prende le carte che hai in mano e le sconvolge regalandoti una nuova giocata, a volte più fortunata altre un po’ meno ma sempre completamente diversa da come l’avevi immaginata!
Questo 2015 è stato esattamente così e avrei dovuto capirlo dal primo giorno dell’anno quando, mentre, ero in fila per prendere delle patatine ho letto del primo cambio di rotta di questo anno: dopo tutto non sarebbe stato totalmente un anno non Back!

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Penserete che come prima reazione nell’apprendere che avrei beccato i Backstreet Boys a Londra, viaggio appena prenotato per celebrare al meglio i miei 30 anni, io abbia fatto i salti di gioia e ringraziato il fato magnanimo per questo inaspettato regalo! Nulla di più sbagliato!
Per quanto avessi adorato il sentigli cantare per me Happy Birthday lo scorso anno, il mio odio per gli imprevisti non mi ha lasciato gioire a pieno di questo inaspettato regalo: chi li aveva invitati anche quest’anno al mio compleanno? In fondo, capitemi, era il mio compleanno sarei dovuta essere io la protagonista del weekend, non loro eh!

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Eppure, nonostante le mille mila paranoie che hanno accompagnato le settimane precedenti alla partenza, il viaggio a Londra per i miei 30 anni è sicuramente uno dei ricordi che serbo con più tenerezza…e loro sono stati la ciliegina sulla torta o, per meglio dire, sui cupcakes della serata pop trash che io e le mie amiche ci siamo regalate per accogliere il mio ingresso negli -enta.
Cosa c’è di meglio di sentirsi ragazzina in momenti come questi? Assolutamente nulla!11081363_10206195633320046_6309600204601367040_n

E questa era solo la premessa…
In fin dei conti, quello di Londra era l’unico viaggio che avevo in programma a dicembre dello scorso anno! Ho sfogliato il mio album su Facebook dedicato a questo anno ormai finito [voi non potete saperlo ma tra la mia ossessione nel fotografare tutto e la mia paura di dimenticare le cose che vivo, ogni anno è catalogato a mo’ di promemoria del mio vissuto in uno specifico album sul mio profilo Facebook, con tanto di data e luogo in cui è stata scattata la foto] e, guardando tutti i posti in cui sono state scattate le varie foto, ho sorriso alla sensazione di staticità che mi attanagliava pensando al 2015 che doveva arrivare!

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Il 2015 è stato l’anno dei viaggi: Londra, Praga, ancora Londra e, infine, Parigi; l’anno dei consueti weekend a Como e del Salone del Mobile di Milano, dell’estate in Puglia e in Liguria, del weekend sulla neve e del Museo di Barbie, della mansarda ad attendermi ad Ostia! L’anno degli infiniti weekend romani, del cibo spazzatura e la distruzione di Dirty Dancing️.

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Il 2015 è stato l’anno dei concerti: Backstreet Boys (seppure solo per venti minuti), Ligabue, Lindsey Stirling, Tiziano Ferro, Robbie Williams, Jovanotti e i Linkin Park. L’anno della trottolina in giro per l’Italia che prenota tutto troppo ravvicinate e si ritrova , puntualmente, a fare delle vere e proprie maratone.

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Il 2015 è stato l’anno del mio Eclisse e delle soddisfazioni che mi ha regalato; della gratitudine immensa verso chi ha creduto in me ancor prima che iniziassi a farlo io, verso chi ha dato fiducia alle mie parole e verso chi le mie parole non le ha gradite ricordandomi che nella vita non posso piacere a tutti, in fin dei conti non tutti possono avere buon gusto!

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Il 2015 è stato l’anno del “adesso voglio sentire un urlo!”; del calcio in culo quando per troppa razionalità e paura ho rischiato di rinunciare ad una cosa a cui tenevo tanto; del pianto di gioia attaccata ad un telefono quando tutte le difese sono crollate e l’emozione prende il sopravvento. L’anno in cui lo stupore di sapere che qualcuno avrebbe fatto qualcosa per me solo per il gusto di vedermi felice mi ha scaldato il cuore.

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Il 2015 è stato l’anno delle amicizie: quelle che giorno dopo giorno sono divenute indispensabili certezze, quelle assopite ma mai dimenticate, quelle riscoperte come una piacevole sorpresa, quelle che ti ricordano che non sei sola, quelle giunte al termine dopo 10 anni, quelle messe in discussione che ti fanno piangere come una cretina chiedendoti in cosa sei sbagliata. È stato l’anno della consapevolezza che ho scelto di avere intorno persone che mi capiscono, e che, quando non lo fanno, mi accettano così come sono.

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Il 2015 è stato l’anno in cui questo spazio virtuale ha preso vita e io ho ritrovato il piacere di mettere nero su bianco i miei pensieri, di non vergognarmi delle parole confuse che chiedono di trovare una collocazione, delle opinioni che non riesco a tacere, delle ansie che chiedono di essere ascoltate.

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Il 2015 è stato l’anno dell’operazione al mio occhio troppo pigro per guardare il mondo; l’anno in cui mi sono ricordata che da sola funziono alla grande ma non per questo devo fare tutto in solitudine.

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Il 2015 è stato un anno di cambiamenti: alcuni grandi e visibili, altri impercettibili ma fondamentali. È stato un anno di quelli che un po’ ti deludono, un po’ ti confondono, un po’ ti regalano sorrisi inaspettati e lacrime di gioia; uno di quegli anni colmo di momenti da fotografare e ricordare.

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Anche per quest’anno il mio principe azzurro deve aver smarrito la giusta via [dovevo chiedere a Babbo Natale di regalargli un navigatore nuovo, maledizione] e al suo posto sono arrivate delle fatine {lucciole poteva essere frainteso} che hanno illuminato anche i miei giorni più bui regalandomi un sorriso, che hanno combattuto contro i miei silenzi e distrutto i muri che nei giorni di pioggia sono brava ad indossare, che, proprio in quei giorni lì, hanno aperto il proprio ombrello offrendomi un passaggio finché non tornassi a vedere il sole.

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Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!

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Ma davvero qualcuno ha letto tutto questo papiro?

 

Pensieri Sparsi

OMG: 800!!! Is it real?


Giornata uggiosa questo venerdì, eppure grazie a notizie come queste risplende il sole.800-seguidoras

Come mi solito, dopo l’entusiasmo iniziale, avevo smesso di dare credito alle cose belle, quelle che mi dimostrano che forse tanto malaccio non sono, avevo smesso di gioire per quelle piccole dimostrazioni di supporto e sostegno che, nonostante fosse passato un pò di tempo, continuavo a ricevere perché, con l’avvento del brutto tempo e l’accorciarsi delle giornate, c’è sempre una nuvola nera che rapisce i miei pensieri.

Sono passati 3 mesi da quando mi sono messa in gioco, esattamente 3 mesi, e tornando a quella mattina di fine luglio mai avrei immaginato di ritrovarmi qui a scrivere questo post, mai avrei immaginato di poter affermare felice di aver raggiunto 800 persone con la storia da me raccontata.
Mai avrei immaginato di potermi guardare allo specchio orgogliosa dei mondi fantastici in cui mi perdo sin da quando ero bambina, orgogliosa di essere un’eterna Alice persa nel suo Paese delle Meraviglie.

Questo, in origine, voleva essere un post melenso di ringraziamento…l’ennesimo?
Che vi adoro tutti lo sapete dal primo istante in cui Eclisse ha preso vita, che sono riconoscente a chi mi ha sostenuto idem, che credo che chi abbia sminuito il mio lavoro lo voglio fuori dalla mia vita pure. Devo davvero ripetermi?
Oggi piove, ho mal di testa e voglia di tornare a letto ma: 800 copie, e sti cazzi!

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

12 ottobre 2007


Sono passati 8 anni, quando si dice che il tempo vola!?!
Avevo 22 anni ed ero bionda, un colore davvero poco definito di capelli se vogliamo essere oneste; ero una ragazzina, di quelle che si erano da poco rimesse in piedi e tenevano insieme i propri pezzi con colla e scotch, di quelle che avevano voltato le spalle a tutte le strade percorse ed erano tornate all’inizio del proprio percorso alla ricerca di una speranza, di un pensiero felice.

Inizialmente quel viaggio neanche avevo intenzione di farlo, troppo pigra e poco ottimista stavo per darla vinta alla parte razionale che mi aveva guidata per quasi tutta la mia vita; il pensiero di salire su un intercity e farmi 7 ore di treno per poi restare sicuramente delusa da quello che avrei trovato mi aveva portato a desistere dal provarci…fino a circa dieci giorni prima. Non ricordo cosa fosse successo, non ricordo quale meccanismo mentale deve essere scattato nella mia testolina confusa, d’un tratto sapevo solo che quel viaggio dovevo farlo: dovevo partire ad ogni costo.Di colpo ero entusiasta e felice della mia scelta.
Con quello che, in quel periodo, consideravo decisamente un moto di follia avevo prenotato treno e albergo con delle mezze sconosciute; persone che avevo conosciuto su internet, su un forum, incrociate per pochi istanti nella vita reali. Sono sempre stata una persona ansiosa e paranoica, ma avevo bisogno di compagne di viaggio e questo mi era bastato per scegliere di fidarmi, di mettere da parte le mie fobie e il mio terrore di non trovarmi bene con delle persone che avrebbero potuto odiarmi dal vivo, avevo scelto di mettere da parte la parte noiosa di me stessa e lanciarmi in qualcosa di nuovo per me, qualcosa che finalmente desiderassi davvero.Non capisco perché stai così, vorrei solo fossi più razionale. Non ho idea del perché credi di riuscirci, smettila di crederci. Non voglio vederti tornare delusa, sappiamo che sarebbe peggio poi.
Ero entusiasta, non sapevo dare un nome a quella sensazione che avevo dentro e che mi faceva sorridere come una cretina nel bel mezzo di conversazioni che non c’entravano nulla, e la mia migliore amica di quel tempo, quella che passava intere giornate a casa mia e mi costringeva a subirmi tutti i suoi drammi amorosi, non riusciva a capire cosa mi passasse per la testa, non riusciva a comprendere quella mia gioia insensata, quella mia positività senza motivo.Tu non capisci. E’ la volta buona, lo so, questa volta succederà.
Non so spiegare da dove traessi questa assurda convinzione, probabilmente avevo solo bisogno di vedere una cosa bella prendere vita, avevo bisogno di credere che i sogni se ci credi alla fine riesci a toccarli, avevo bisogno di sapere che tutti si erano sempre sbagliati.E’ solo un poster. Non li incontrerai mai.
Era il 12 ottobre del 2007, avevo 22 anni ed ero bionda; ero fatta di tanti piccoli pezzettini rotti che non credevo sarebbero mai stati insieme per davvero, ero convinta che la colla non avrebbe retto e lo scotch si sarebbe disintegrato. Avevo bisogno di un sogno e ho ottenuto l’inizio di un meraviglioso viaggio.Sono passati 8 anni eppure ricordo perfettamente la paura di vedere il cuore esplodermi in petto da un momento all’altro, la felicità più assoluta che avessi mai provato in un solo istante, la difficile presa di coscienza che non fosse solo un meraviglioso sogno, la difficoltà delle parole a prendere una qualsiasi forma, le sue mani…oh le sue mani e la mia pessima figura nel non volerle lasciare, i loro baci e la condivisione di quel momento con una carissima amica, incredula quanto meno per quanto stessimo vivendo.E’ stato un momento, una manciata di minuti, il momento più bello della mia vita…il primo di tanti; ma quel giorno non potevo saperlo.12

Ce l’avevo fatta, avevo dimostrato al mio mondo, a me stessa, che i sogni si avverano, che le cose belle, per quanto impossibili, accadono a chi muove il culo per farle accadere; avevo dimostrato a me stessa che solo cambiando prospettiva le cose cambiano e solo facendo cose differenti avvengono cose diverse.

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Voi vedete una foto sfocata [volutamente sfocata],
io vedo un bellissimo promemoria:
Avevo dimostrato a me stessa che ero ancora in grado di essere felice…
ma felice davvero.

Pensieri Sparsi

Rubatemi le caramelle!!!


So benissimo che, visto il giorno, state aspettando con ansia un post delirante su quanto io odi questo maledetto lunedì, ed è proprio per questo motivo che potrei decidere di stupirvi…o forse no!

La verità è che mi ero messa al pc per scrivere tutt’altro, ho in mente un paio argomenti su cui delirare allegramente con voi, ma la mie mente e le mie dita hanno deciso di iniziare a scrivere tutt’altro, strano eh? Non accade praticamente mai!

E’ da stamane che, probabilmente per rendere questa giornata meno amara, mi ritrovo a rimpinzarmi di caramelle, quelle piccole e gommose, colorate e zuccherose, quelle che le guardi e sorridi semplicemente pregustandone il sapore.
Avevo davvero bisogno di zucchero, magari meno di diabete e carie varie ed eventuali; avevo bisogno di addolcire i pensieri di questo lunedì che, passato il mal di testa e la crisi isterica da rumori fastidiosi che mi rimbombavano nel cervello, tanto male alla fine poi non è stato.

In fondo, basta un poco di zucchero e la pillola va giù, e io avevo bisogno della dolcezza di quelle invitanti caramelle a forma di stellina mentre i miei pensieri inciampavano in quelle riflessioni dal retrogusto amaro che affollano la mia mente da un pò di giorni a questa parte. Non saprei realmente dare un nome a quelle sensazioni fastidiose ferme alla bocca del mio stomaco, quelle che mi fanno passare dall’isteria alla rabbia, passando per una malsana euforia, come se fossi seduta comodamente su un’altissima altalena.

Non sono triste, se lo state pensando; forse arrabbiata, probabilmente delusa…o forse ancora sento che dovrei esserlo se solo mi importasse davvero qualcosa. So solo che, in questo particolare momento della mia vita, gli stimoli esterni invece che spronarmi mi ansiano; che le decisioni mi ansiano; che le risposte mi ansiano e le domande pure. So che ho difficoltà a mettere insieme le parole come vorrei, o forse ho deciso di vedere difficoltà dove non ci sono solo per la mia solita pigrizia. So che queste frasi buttate a caso, forse, realmente hanno poco senso anche per me…figuriamoci per voi.

E, infine, so che mi piacciono le caramelle anche se fanno male, anche se so che fanno male e la loro dolcezza è solo un palliativo per il male che potrei sentire dopo se qualcosa andasse storto. Perché non riesco a smettere di pensare che qualcosa potrebbe andare storto? Perché c’è sempre qualcosa che va storto, prima o poi.

Rubatemi le caramelle, ve ne sarei grata.

Pensieri Sparsi

Il mio primo concerto: 16 anni fa.


Non avevo idea di cosa significasse desiderare qualcosa con tutta se stessa fino a quel momento. Neanche  il Pisolone mai arrivato aveva lasciato negli anni quel vuoto incolmabile che ero certa avrei provato se fossi mancata a quell’evento.
Avevo 14 anni e non desideravo altro che respirare la loro stessa aria ed essere sotto il loro stesso cielo. Quanta ingenua tenerezza.
Mi sentivo grande nel porgere quella richiesta ai miei genitori, estremamente piccola nel prendere coscienza che avrei avuto bisogno del loro permesso, terrorizzata all’idea di un loro rifiuto, determinata a trovare una soluzione se mai si fosse presentata quell’eventualità.


Se non mi ci portate, scappo di casa!”
Sono sicura di averlo urlato disperata tra le lacrime almeno un paio di volte ai miei genitori; non so se avrei mai trovato il coraggio di farlo davvero ma il solo suono di quella minaccia mi faceva sentire forte del mio desiderio, il solo averla elaborata mi rendeva simile a migliaia di ragazzine che stavano vivendo il mio stesso dramma.
Era solo un concerto. Il mio primo concerto. Il loro concerto.

Roma non mi era mai sembrata così lontana come allora, io non mi ero mai sentita così determinata come nel momento in cui erano state annunciate le date italiane del tour e io avevo deciso di esserci [il fatto che avessi deciso di non perdermi quel concerto quando neanche era ancora in programma è un dettaglio irrilevante]. Mai gioia è stata più grande di quando ho finalmente stretto il mio biglietto tra le mani, è stato in quel momento in cui ho preso coscienza di quanto un pezzo di carta potesse farmi toccare il cielo con un dito, di quanto la gioia possa essere pura e assoluta, di quanto il mio cuore potesse battere forte senza rischiare di scoppiare.
Ho sperimentato l’emozione e l’ansia dell’attesa, ogni giorno che passava era solo un giorno in meno che mi separava dal momento in cui finalmente li avrei visti. Il solo pensiero di vederli mi faceva tremare le gambe e brillare gli occhi, sorridevo inebetita fissando il loro poster appeso al muro della cameretta e mi lasciavo travolgere dalle emozioni.

Avevo 14 anni e quella boyband era tutta la mia vita. La nota stonata delle mie armonie, la scritta fuori le righe, l’eccezione alle mie regole. Erano così poco da me, così tanto di me stessa, la poesia dei miei giorni, il sorriso del mattino, l’ultimo pensiero prima di poggiare il viso sul cuscino.

Accompagnata dai miei sogni ad occhi aperti, nel 1999, ho atteso con ansia l’arrivo di quel 29 giugno; con santa pazienza era stato mio padre a portare me e le mie amiche allo Stadio Olimpico per lasciarmi assaporare emozioni che mai prima di allora avevo provato: la lunghissima attesa, le urla fuori dai cancelli, la voglia di vederli e la consapevolezza che fossero reali; perché a 14 anni quei 5 ragazzotti sorridenti dal poster di camera mia mica ero sicura esistessero davvero, troppo perfetti per essere reali.
Ho già detto quanto fossi teneramente ingenua?

Chi ha vissuto la mia stessa  adolescenza avrà capito da un pezzo quale sia stato il mio primo concerto, gli altri si staranno chiedendo su cosa/chi sto blaterando da ormai troppe righe immersa nei miei ricordi.
Sono stata una ragazzina negli anni 90, immune al fascino dei Take That, simpatizzante del girl power delle Spice Girls, sono rimasta completamente e assolutamente folgorata dalla bellezza [riguardando le loro foto di quegli anni mi domando il perché] e dalle armonie dei Backstreet Boys.

Non ho mai voluto sposare Nick Carter, sia ben chiaro, ho sempre avuto una certa razionalità nella mia follia. Io volevo portarmelo a casa. Non so bene a quattordici anni cosa volessi farmene, probabilmente volevo utilizzarlo al posto del Pisolone mai avuto, certi traumi non si superano mai per davvero.
Quella sera di 16 anni, fa immersa nella Curva Sud dello Stadio Olimpico, ho assaporato per la prima volta la felicità che la musica potesse regalarmi dal vivo; avevo appena 14 anni e avevo realizzato il mio sogno; certo avevo visto il concerto per lo più dai mega schermi vista l’enorme distanza a cui mi trovavo dal palco, ma non riuscivo ad immaginare emozioni più intense di quelle.

Ero felice. Ricordo ancora che non riuscivo a smettere di parlare per cercare di dar voce al turbinio di sensazioni che erano esplose nel mio povero cuoricino, avevo raccontato tutto il concerto a mio padre [che per la cronaca era all’interno dello stadio, quindi già era stato costretto a subirlo dal vivo]; parlavo, ridevo e a stento trattenevo le lacrime.
“E’ stata la prima e l’ultima volta che li ho visti. Tanto si sciolgono…”
Neanche a 14 anni sono mai stata brava a godermi a pieno le gioie della vita; probabilmente volevo semplicemente enfatizzare il momento: si sarebbero pure potuti sciogliere da quel momento, ormai io li avevo visti.

Sono passati 16 anni da quella sera. Sono cresciuta, sono cambiata…ma non ho mai smesso di credere nei sogni…

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…e nei caldi abbracci di quei sogni.