Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Hello, brother!


Mettiamo in chiaro una cosa: le cose che finiscono non mi piacciono!!!
Parliamoci chiaro inizio a sentire un senso di vuoto ancora prima di afferrare l’ultima patatina dal pacchetto, centellino le ultime pagine di un libro per ritardare l’arrivo della sua conclusione, utilizzo il burro cacao fino a quando la plastica della confezione diviene il motivo per cui le mie labbra hanno bisogno dell’utilizzo del burro cacao. Sono una di quelle che piange alla fine di un concerto al solo pensiero che quella possa essere l’ultima canzone ascoltata live e conservo quel sentimento di mesta malinconia per giorni, settimane o addirittura mesi interi.

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Rientro in quella élite di persone a cui basta ascoltare una canzone di Adele per sentire la mancanza del tipo con cui i miei occhi si sono incrociati in metropolitana 3 anni e mezzo fa; non ho ancora superato il trauma di MSN divenuti troppo obsoleto per avere una conversazione con un’amica a fine giornata. Soffro così tanto di sindrome dell’abbandono che una parte di me, nonostante tutto, ancora un poco odia il Backstreet Boy uscito dal gruppo anni fa.

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E i saluti?!? Vogliamo davvero parlare dei saluti?
Al rassicurante suono di frasi come A domani! o Ci vediamo tra una settimana! si contrappone il ben più angosciante suono delle promesse vacue contenute in frasi come: Ci vediamo! o ancora peggio Alla prossima volta! quando pur sforzandovi con tutte le vostre forze la prossima  volta non avete idea di quando possa essere.

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Vi starete chiedendo il motivo di questo sproloquio tendenzialmente NoSense in questa domenica di marzo non ancora troppo primaverile ma neanche così tanto invernale; niente di pià semplice e banale: ieri ho dovuto salutare per sempre chi, per ben otto anni, mi ha tenuto compagnia con le sue storie e i suoi drammi.

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Ho dovuto dire addio al mio appuntamento settimanale con quel mondo soprannaturale che mi ha avvicinato alla dipendenza da streaming; a quei personaggi, tanto amati quanto odiati, che mi hanno trascinato in un mondo parallelo fatto di vampiri e streghe, di lupi mannari e fidanzati ossessivi, di fantasmi e feste scolastiche, di vestiti d’epoca e messaggi su cellulari ultra moderni sempre ben sapientemente inquadrati.

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Ho dovuto dire addio alla mia prima vera ship, quella nata ancora prima di capire chi fosse quel personaggio comparso sull’uscio della porta e quanto tempo sarebbe rimasto nello show, quella che, nonostante non fossi più una ragazzina, mi ha reso parte volente o nolente di un team, contrapponendomi di conseguenza ad un altro.

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Ho dovuto dire addio ai pianti disperati per l’ennesimo funerale, l’ennesimo saluto struggente o semplicemente l’ennesima scena sdolcinata promessa di un amore eterno che probabilmente sarà malamente ostacolato dal malvagio, sempre troppo poco malvagio, di turno.

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Ho dovuto dire addio allo squartatore con più sensi di colpa della storia televisiva, al ciuffo da eroe e lo sguardo da babbeo tendenzialmente disperato, al vittimismo cronico e al #maiunagioia fino alla fine come stile di vita.

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Ho dovuto dire addio al vampiro infame più tenero del mondo, a quello che uccideva per il gusto di farlo per poi diventare un agnellino incapace di elaborare un piano che non prevedesse una fregatura colossale; quello dallo guardo ammaliante manipolato da tutti al solo suono del nome della bella addormentata nella bara o del fratello smarrito sulla via delle redenzione.

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Ho dovuto alla figa di legno più desiderata delle serie TV, quella voluta dal protagonisti e da ogni malvagio che ha attraversato la serie anche solo di passaggio; alla sacca ambulante di sangue talmente utile per ogni cosa che ad un certo punto ho iniziato a domandarmi perché nessuno avesse mai pensato di avviarne una produzione in larga scala per sconfiggere tutti i mali del mondo o scatenare la distruzione totale della terra invece di limitarsi al piccolo paesino dove non succede mai niente.

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Ho dovuto dire addio al personaggio più inutile della serie televisiva, probabilmente il più inutile nel mondo delle serie televisive; l’unico umano in un mondo di vampiri che proprio non ce l’ha fatta a tirare le cuoia donandomi finalmente una gioia. [Foreve alone, ma con una panchina; giusto per ricordarlo eh.]

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Ho dovuto dire addio alle mie lamentele perchè ormai la storia aveva perso il suo fascino iniziale, i personaggi erano stati snaturati, i dialoghi erano divenuti ripetitivi. Ho dovuto dire addio alla fuga dallo spoiler [quanto meno per quanto riguarda le loro vicende], all’esilio da social network ogni venerdì mattina prima e ogni sabato poi; alle minacce più spietate per non conoscere quale dei personaggi sia stato il prescelto per una dolorosa morte, il più delle volte soltanto temporanea. tumblr_m8jmzukgw01qm98k7o1_500

Dopo otto lunghi anni è stato un pò come dire addio a dei vecchi amici lasciandoli alla loro pace ritrovata e continuando a fantasticare su un finale che, forse, se lo avessi scritto io mi avrebbe lasciato davvero disidrata per le troppe lacrime versate.

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I’m gonna miss you, Mystic Falls.

Pensieri Sparsi

Perdonatemi, è lunedì.


E’ lunedì mattina.
E so benissimo che non serve che ve lo ricordi io in quanto tutti siete dotati di calendario e orologio utili per collocare gli avvenimenti nel giusto arco temporale.
Mi sono accorta che è davvero tanto che non mi lamento per la mia avversione verso questo giorno, sia mai iniziaste a pensare che abbia iniziato a starmi a genio.
Non dire blasfemia, grazie. 

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Insomma, è lunedì mattina e, in preda ad un insensato, e quanto meno insolito, attacco di iperattività ho praticamente già fatto tutto che avevo programmato di fare durante questa giornata in ufficio e adesso mi ritrovo combattuta tra la non voglia di fare delle noiose scansioni e la voglia di fingere di leggere documenti importanti leggendo il seguito di Io prima di te, il tutto condito dal costante senso di fame e il desiderio di rimpinzarmi di patatine. Intanto, fingendo di aggiornare dei documenti [che in realtà ho già mandato pure in stampa] sono qui a blaterare parole a caso per il mero gusto di farlo.

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E’ lunedì mattina ed io sono reduce da un bel weekend, di quelli fuori porta ma comunque a casa, di quelli con le amiche che, seppur lontane, sono parte della mia quotidianità. Un weekend fatto di sorrisi e fotografie, di musica e lacrime di commozione, di abbracci e facce buffe, di un meraviglioso concerto inaspettato e della tenerezza di essere simili; un weekend fatto semplicemente di quel noi che serviva per smorzare la malinconia, per assopire quel triste gusto nostalgico che caratterizza le mie giornate da quando sono tornata a casa dal mio viaggio della vita, per smettere di pensare che probabilmente sarò ormai vecchia quando potrò nuovamente perdermi in un abbraccio di NC.

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 Insomma era palese a tutti, a me per prima, che avessi davvero bisogno di ricaricare le pile e, nonostante il sole abbia deciso che il mio colorito debba restare sul grigio chiaro andante e si sia quindi nascosto per tutto il weekend impedendomi di confrontarmi nuovamente con la temuta prova costume, direi che non posso assolutamente lamentarmi [strano, ma vero].

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Resta il fatto che oggi è lunedì e il primo pensiero della giornata è stato:
quanto manca esattamente al momento in cui potrò tornare a letto e mettermi a dormire?
Seguito a ruota dalla domanda che mi accompagnerà fino a venerdì:
quanto manca al weekend?

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Credo sia ancora tutto troppo lontano.

Pensieri Sparsi

Questione di dettagli


Buongiorno.
Buongiorno, un cazzo.
La prima telefonata del mattino quando, mentre sto cercando di convincere me stessa che non sono uno zombie, mi metto in macchina pregando in aramaico per non beccare traffico nel tragitto che mi conduce a lavoro inizia sempre più o meno così.

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Per anni mi sono tenuta debitamente a distanza da chi osava anche solo pensare di riuscire a rivolgermi la parola prima che io avessi avuto la possibilità di bere la mia sacrosanta tazzina di caffè; ho sempre evitato come la peste chi riteneva cosa buona e giusta invadere il mio spazio del mattino.
Per capire quanto seriamente prendessi questa mia filosofia di vita, vi basti pensare che ai tempi del liceo [come suona da vecchiarda una frase del genere, mamma mia] era ben noto a chi mi orbitava intorno che per evitare di ricevere pessime risposte era da considerarsi buona norma l’abitudine di rivolgermi domande dopo le 10:30.

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Non era stato facile farlo capire a quei compagni che già dalle 8 del mattino sprizzavano energia da tutti i pori riempendo il silenzio con sciocche frasi ascoltate da qualcuno più grande, parlando di musica che a me faceva schifo, dandomi fastidiosissimi pizzicotti sulle guanciotte morbidose per il semplice gusto di sentirmi ripetere puntualmente:
Oggi sono particolarmente nervosa, lasciami stare.

tumblr_lm8mpadjfv1qakrdzo1_500Farlo capire ai professori poi si era dimostrata un’impresa utopica trasformando ogni singola interrogazione della prima ora in una vera e propria sfida con me stessa, potete ben capire che se parlare in maniera umana potesse presentare delle difficoltà, rispondere a delle fastidiose domande cercando di non rovinare la tua media scolastica nel lasso di tempo che va dal momento in cui poggi la borsa sul banco nelle vesti della sorella minore dell’incredibile Hulk a quello in cui torni ad assumere i tratti somatici di Candy Candy è un impresa a dir poco epica.

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Sono lontani i tempi della scuola.
Non c’è bisogno che facciate i saccenti, ne sono ben consapevole da sola eh!
Il tempo passa e noi evolviamo con esso; me lo hanno ricordato ieri sera mentre, seguendo il flusso delle ansie che guidano i miei pensieri in questi giorni, mi lagnavo del mio sentirmi bloccata mentre tutto intorno a me scorre come un fiume in piena.

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Tutti cambiano, tranne me…ma forse non è poi così vero.
Anche quando tutto sembra uguale, sono le sfumature a fare la differenza, vestirsi di una nuova pelle partendo da quei piccoli dettagli, sorridere accarezzando con lo sguardo quei piccoli grandi particolari che solo chi ti conosce davvero può osservare, a volte anche meglio di te stessa.

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Non mi sono mai piaciute le persone che mi rivolgono la parola al mattino, eppure adesso è proprio nella quotidianità di quell’insolito buongiorno che riconosco quanto io stessa stia cambiando senza rendermene davvero conto; quanto sia diventato importante quell’insieme di chiacchiere che mi rende ragazzina e donna allo stesso momento mentre in un outfit sempre più simile a quello della cugina di Superman mi dirigo al lavoro.

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I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.

 

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GneGneDì


Il lunedì è quel momento della settimana in cui gli altri ritengono che tu sia vivo, ma tu mica ce l’hai davvero tutta questa certezza; vorresti comunicarglielo in maniera garbata ma gli unici suoni che riesci ad emettere al mattino ti rendono più simile ad uno zombie alla ricerca di un cervello di cui nutrirsi che ad un essere umano [figuriamoci alla fanciulla carina e coccolosa che fingi di essere].

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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui il lettore mp3 collegato allo stereo della macchina sembra aver deciso che riproduzione random di 250.000 canzoni equivalga a dire devi ascoltare i pezzi di un solo gruppo in qualsiasi salsa possibile ed immaginabile incluse quelle canzoni che loro stessi hanno dimenticato anche solo di aver fischiettato per sbaglio.
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui anche Facebook sembra prenderti in giro con il maledetto Accadde oggi riproponendoti foto che hanno il solo scopo di accrescere il tuo stato di malinconia ansiolitica che ti rende una povera pazza agli occhi della popolazione normale, perché certe mancanze e certe ansie come le spieghi a chi ha una mente troppo chiusa per poter capire?
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui, soprattutto se il tuo corpo ti ricorda che Eva ha mangiato quella cavolo di mela e tu devi patire le pene dell’inferno ogni mese per espiare le sue colpe manco si fosse cibata ad un all you can eat demoniaco, il mondo dovrebbe chinare il capo e darti ragione a prescindere, donarti un cestino di caramelle ed una scatola di cioccolatini al caramello e sussurrarti dolcemente: puoi uccidere chi vuoi, qualsiasi giudice ti assolverebbe in tribunale. 
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Il lunedì è quel giorno della settimana a cui non riesco a non dedicare puntualmente un post pieno di inutili parole; quel giorno a cui tutti amano modificare il nome [OdiaDì, TraumaDì, GneGneDì, LagnaDì, TristeDì] per cercare di sdrammatizzare ed esorcizzare quel concentrato di malumore che questo nefasto giorno porta con se.
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui mi piace lagnarmi a sbuffo.
Non si era capito eh?
 
 
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Se chiudo gli occhi, ricomincia il weekend?


Non può essere vero che il fine settimana sia già giunto al termine, lo so, lo dico ogni santa domenica da un po’ ma io davvero non me né capacito di come velocemente trascorra il lasso di tempo che intercorre tra le ore 18:00 del venerdì e le ore 7:29 del lunedì. 

Come è stato il mio weekend?
Intenso!
Perché quando in 48 ore hai: dedicato il giusto tempo a te stessa,  passato del tempo con un’amica che non vedevi da mesi, fatto del sano shopping, mangiato come uno scaricatore di porto, tirato fuori le prime maglie primaverili, svuotato il telefono dei due milioni di foto fatte nell’ultimo mese, recuperato un paio di serie TV [inutile illudersi di fare le mega maratone di un tempo] e chiacchierato tanto ma tanto a telefono lasciandosi rapire dalle ansie pre-partenza [mancano appena 33 giorni e direi che mi sembra il minimo].

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E il vostro weekend come è stato?