Pensieri Sparsi

Ma voi li ascoltate davvero i consigli che chiedete?


Forse la vera domanda da porre è: ma voi davvero chiedete dei consigli?
Vi interessa davvero avere la visione lucida di chi sembra di sapere perfettamente cosa fare se fosse al posto vostro anche se del posto vostro di base non sa assolutamente nulla?
Avete davvero bisogno di ascoltare la voce del sapientone di turno portatore della più indiscutibile verità quando di vero non sapete più neanche voi cosa ci sia in tutta la situazione?

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Dopo aver passato anni a dispensare consigli amorosi, che poi ancora mi chiedo perché tutti chiedessero consiglio a me che sono single da quado sulla Terra ancora esistevano i dinosauri, quest’anno mi sono ritrovata ad essere dall’altro lato della medaglia. Insomma nonostante sembri che la mia vita sentimentale abbia da anni linea piatta semplicemente per colpa mia, perché sono io che…e non perché gli uomini siano un branco di coglioni…ma sto tergiversando.

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Insomma, dopo anni di Posta del cuore, mi sono ritrovata io a dover ascoltare i consigli di chi, genuinamente preoccupato per me, cercava di dirmi cosa fare.
E’ in quel momento che mi sono ricordata una cosa fondamentale dei consigli:
NESSUNO VUOLE ASCOLTARLI.

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Tutti adoriamo che ci sia qualcuno che si preoccupi per noi (ho amato davvero ogni messaggio o telefonata che mi chiedesse come stessero andando le cose e ancora faccio fatica a perdonare chi non c’è stato e neanche prova ancora a capire come io ci stia), ma la verità è che ci sono momenti in cui l’unica cosa giusta da fare è fare la cosa sbagliata.

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Avete presente quando avete già scritto l’ennesimo messaggio di cui vi pentirete? Quello pieno di parole senza senso che non si capisce se siete sul punto di compiere un omicidio o stiate dichiarando il vostro amore? Quando ogni singola lettera di quell’ammasso di parole confuse ha convinto la vostra anima che inviarlo sia la cosa più giusta? Ecco, in quel preciso istante arriva la voce della coscienza che guardandovi con disappunto vi spiega che: Non pensare neanche a mandare quel messaggio, sarebbe un errore perché…

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Il punto principale è che è vero sarebbe un maledetto errore inviare quel messaggio, una parte di voi ne è dannatamente consapevole eppure non inviarlo vi farebbe impazzire. Perché probabilmente quando non riceverete risposta ci starete peggio…ma quanto vi consumerebbe l’anima restare con il dubbio del: e se lo avessi inviato???

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La verità è che nel momento in cui chiediamo un consiglio sappiamo esattamente cosa vorremmo ascoltare, probabilmente sappiamo cosa in realtà ascolteremo, e quasi sicuramente sappiamo a cosa presteremo attenzione.

Nessuno vuole consigli – solo conferme.

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Ci sono storie sbagliate dal primo gioco di sguardi, eppure sono quelle storie che in un qualche modo vanno vissute. Non parlo di storie violente, sia chiaro, quelle vanno evitate e fatte evitare al costo di divenire molesti nel voler intervenire nella vita della persona a rischio. Parlo di quelle storie con alta percentuale di fallimento, quelle che già sai che non finiranno bene eppure…

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Ci sono situazioni strane, di quelle che non sono ne bianco ne nero eppure bisogna andare avanti per scoprire la tonalità di grigio che si presenta dinanzi ai propri occhi.
Ci sono persone rischiose, poco chiare, che però stuzzicano aspetti della vita che sembravano sopiti da anni.

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Ci sono momenti in cui i consigli non servono, quello che serve davvero è tendere la mano e tenere stretta la presa perché stai sbagliando, ti farai male ma io sono qui con te.

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Troppe volte anche io ho preteso di sapere cosa fosse meglio per gli altri, di avere una visione esterna e lucida che mi consentisse di esprimere il mio parere, di elargire consigli richiesti e non…
Ho peccato di poca empatia quando la preoccupazione della possibile sofferenza di chi a me caro ha oscurato ogni altra sensibilità; ho giudicato senza capire e rivolto gli occhi al cielo quando quanto a me ovvio non risultava palese al mio interlocutore.

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Troppe volte ho chiesto consiglio per poi non avere la benché minima intenzione di prenderlo anche lontanamente in considerazione, irritandomi per le parole ricevute in cambio tacciandole di poca sensibilità e prive di empatia.

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Il consiglio è ciò che chiediamo quando conosciamo già la risposta ma desidereremmo non conoscerla.

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E voi che rapporto avete con i consigli e con i consiglieri? 

Pensieri Sparsi

Ma ci ha provato?


Ma ci ha provato?
No. Sorrido. Forse troppo. No, davvero.
Cioè veramente ci ha provato?
No. Faccio spallucce. 
Ho capito. E’ un si.
Credevo di essere più brava a mentire. Credevo che la risposta fosse scontata. Credevo. Tante cose. Forse troppe.

E’ sempre la stessa conversazione, sempre la stessa domanda. Sempre lo stesso imbarazzo. Vorrei vedere quello che vedono gli altri, osservare con i loro occhi, percepire attraverso le loro sensazioni.

Vorrei capire perché quella domanda sembri così assurda soltanto a me.


Perché quella risposta sembri impossibile soltanto a me.

Pensieri Sparsi

Ricci o lisci???


Stare a casa e avere del tempo libero mi porta ad avere dubbi esistenziali di vitale importanza, domande e curiosità a cui sento l’esigenza di dare una risposta, dilemmi logoranti che….va beh avete capito che sto per porvi una domanda banalissima a cui sento il bisogno [si chiama egocentrica cusiorità] di dare una risposta.

Capelli lisci o capelli ricci?

Lasciarli come Madre Natura me li ha donati o cercare di domarli nella ricerca dell’ordine?


Secondo voi come stanno meglio?

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30 Days Writing Challenge – 17


Nessun balletto di gioia e gaudio per l’arrivo di questo Venerdi, nonostante io stia pregustando il mio weekend di ozio puro dal momento stesso in cui ho aperto gli occhi questa mattina [perchè dire che oggi io mi sia svegliata è un’esagerazione bella e buona].
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Essenzialmente sono ancora a lavoro, ma ho già finito tutto quello che avavo in programma per questa stupida settimana, non è quindi questo il momento migliore per ritrovarmi qui?
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Giorno 17 – Parla del tuo segno zodiacale e se ti calza o no.
Eh? Seriamente?
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Tralasciando la fase universitaria Paolo Fox è il guru della mia vita, in cui la classifica giornaliera e le stelline del buon Paolo erano diventate una vera e propria ossessione per me e la mia compagna di studi sfiornado perdite di dignità vertiginose con lo scambio di messaggi per restare aggiornate sulla quantità di stelle che avrebbe accompagnato la nostra giornata, credo di ricordarmi di avere un segno zodiacale solo per pura convenzione.
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Avrei potuto skippare la domanda con un semplice: Risposta non pervenuta.

Ma non sarebbe stato da me non blaterare a vuoto su qualcosa. Vi avrei deluso. Motivo per cui, da brava blogger dedita alla cura dei suoi fantastici post, ho provato ad acculturarmi sull’argomento per riuscire a dare una risposta quanto meno ragionata, veritiera sarebbe chiedere troppo.ajkjk

Mi sono, quindi, affidata al mio amico Google ponendogli la domanda in modo cristallino ed elementare:
Pesci – caratteristiche del segno zodiacale.
ed ho aperto la mente pronta a recepire nuove nozioni che avrebbero sicuramente soddisfatto la mia sete di conoscenza.
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Oroscopo.it
Pesci è il dodicesimo segno dello zodiaco, ed è anche l’ultimo segno del ciclo zodiacale. Questo segno, quindi, porta con sé molte delle caratteristiche degli undici segni che lo hanno preceduto. Coloro del segno dei Pesci, comunque, sono più felici nel tenere molte di queste qualità segretissime. Questa gente è altruista, spirituale e molto concentrata sul suo percorso interiore.
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Oroscopodioggiedomani.it
Pregi :
dolce, ama la famiglia, ama le feste e le tradizioni, fiducioso nella vita, ama i bambini, bonaccione.
Difetti : ingenuo, poco fedele verso il partner, eccessivo nel dare fiducia agli altri, goloso, può possedere non pochi vizi, manca di coraggio, manca di determinazione.

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Polveredistelle.it

  • Giorno della settimana: giovedì.
  • Pietre portafortuna: ametista, corallo rosa, turchese, acquamarina.
  • Colori: grigio perla, porpora e verde.
  • Fiori: iris, verbena, lylium e camelia.
  • Metalli: stagno.
  • Essenze ideali: incenso, violaciocca.
  • Simbolo: Stilizzazione di due pesci legati fra loro, ma che nuotano in direzioni opposte.

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Tra l’essere definita questa gente e dolce non ho ancora capito cosa sia stato peggio, senza contare che il giovedì è un giorno inutile, la verbena serve per allontanare i vampiri, lo stagno non è un metallo preziono e soprattutto io detesto il verde.

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Stavo per rinunciare quando mi sono imbattuta in questo sito: astriepsiche.it che forse tante baggianate con le racconta in fin dei conti.
I Pesci sono sintonizzati con il mondo delle emozioni e con tutto ciò che abita nel mondo della fantasia e dell’immaginario, vivono “sentendo” e per questo entrano facilmente in connessione con ciò che li circonda.

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Sono i Pesci stessi ad essere tormentati e complessi e a vivere una realtà densa di contraddizioni.

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I Pesci idealizzano la vita, l’amore, l’amicizia  e, spesso, quando si dedicano a lavori che prevedono relazioni di aiuto, anche la loro professione. Ma attenzione, perchè l’altra faccia della medaglia della idealizzazione è la delusione.  Chi è perennemente alla ricerca dell’ideale, è destinato a restare deluso perchè la vita concede sprazzi di infinito solo di tanto in tanto. Il Pesci deve ricordare che le persone sono persone non idee, non sogni.

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I Pesci più fortunati e più evoluti  riescono a trovare un equilibrio fra il sogno e la realtà e costruiscono la loro serenità riuscendo a portare nella realtà quotidiana quel pezzettino di assoluto a cui aspirano.

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il Pesci vive in un suo mondo ideale e per questo la realtà quotidiana diventa  una sofferenza: dettagli, regole, orari, impegni lo fanno sentire imprigionato. Non che non sia in grado di prendersi responsabilità, ma semplicemente la quotidianità è troppo grigia per lui. Salvo la presenza nel tema natale di molti valori terra, la normalità non fa per il Pesci e per questo deve colorare con la sua immaginazione ciò che lo circonda, deve fantasticare, deve tenersi un unicorno immaginario color arcobaleno in salotto.

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Ecco, portatemi un unicorno!!!

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30 Days Writing Challenge – 13


Buon Sabato!
Non percepite il suono melodioso di queste parole??? Se pure Jovanotti ha sentito il bisogno di scriverci una canzone sul Sabato un motivo deve pur esserci, eh; quindi beatevi della melodia e della leggerezza di questo Sabato.
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Ma non perdiamoci in futili chiacchiere. E’ sabato, e noi abbiamo una domanda a cui rispondere che ci attende.30-day-writing-challenge2

Giorno 13 – Per cosa sei entusiasta.

In questo specifico momento della mia vita?

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Sono entusiasta per i cambiamenti che mi aspettano nel mio prossimo futuro [sperando sempre di non finire dalla padella alla brace], per questa nuova avventura che mi aspetta e per questa nuova porta che si sta lentamente aprendo nella mia vita. Una nuova occasione. Tutto quello che sembra essere una buona base di partenza per avere un cambiamento in quella routine che mi sta lentamente deteriorando.

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Sono entusiasta per il prossimo viaggio che sto organizzando, nonostante tutte le remore e tutte le difficoltà, nonostante le mie ansie e le mie paranoie.

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Sono entusiasta perchè stasera vedrò Cristina D’avena in concerto e non vedo l’ora di ritrovarmi ad urlare sulle note della sigla di Sailor Moon. animaatjes-sailor-moon-3134670
Buon Sabato ♥
Il Salotto di Angel ★ · Pensieri Sparsi

Il Salotto di Angel ★ #2


Bentornati nel mio Salotto!

Se siete tornati qui, forse come padrona di casa non sono poi così male; la cioccolata calda era gradevole e i pasticcini delle vere leccornie…e tutto questo bon ton da signorina per bene ha qualcosa di raccapricciante.

Che ne dite se, per questa volta, chiacchieriamo dinanzi a del buon vino? Offro io.

 

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Il problema che mi affligge oggi è una di quelle questioni pungenti a cui da anni non sono capace di dare una risposta:
Perchè non sono capace a viaggiare leggera? Perchè sento, ogni maledettissima volta, la necessità di portarmi dietro tutta la casa neanche fossi una chioccola?
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Ogni volta è sempre la stessa maledetta storia, mi racconto che questa volta sarà diverso, che sarò in grado di affrontare un weekend fuori porta senza dare la sensazione di essere in procinto di un trasloco, senza apparire come una sfollata in cerca di una nuova dimora.
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Mi racconto che a sto giro arriverò in stazione con lo stesso stile di Chiara Ferragni, trascinerò con grazia il mio trolley fuxia indossando con leggiadria la mia borsetta all’avambraccio agitando leggermente la manina che stringe il telefono mentre mi guardo intorno con aria fintamente smarrita alla ricerca del mio treno.
Oh guarda, un unicorno che corre felice su un arcobaleno.
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Tralasciando che, essendo una ritardataria cronica, non riesco mai ad arrivare neanche lontanamente rilassata in stazione, figuriamoci alla mia carrozza [una delle ultime volte ho temuto realmente mi scoppiasse il cuore per lo sforzo fatto per non perdere il treno]; la scena che si presenta ogni volta è sempre la stessa.
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Mi trascino dietro il mio trollery rosa come se al suo interno ci fosse il cadavere di un ciccione fatto a pezzettini, arrancando con la mia borsa all’avambraccio in cui, dovendo giudicare dal peso, probabilmente sono stati infilati i pezzi restanti del suddetto cadavere, agitando isterica la manina che stringe il telefono da cui penzolano disperati gli auricolari, mentre mi guardo intorno con aria smarrita ed espressione da pesce lesso cercando di togliermi dal viso i capelli che, nello sforzo, si sono infilati negli occhiali da sole per un effetto sipario che mi fa credere di aver visto realmente un unicorno correre felice su un arcobaleno.
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La prossima volta, viaggerò leggera.
Me lo ripeto consapevole di quanto ridicola sia tale affermazione associata alla mia essenza, di quanto la mia incapacità di rinunciare alle mie comodità mi costringa puntualmente a girare per il mondo con una borsa che Mary Poppins scansati che sei una povera dilettante.
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La prossima volta, noleggerò un assistente personale.
Cose come portare il peso di una valigia dovrebbero essere delegate a qualcuno con le giuste competenze per farlo. Insomma, non chiedo tanto, anche banalmente un uomo sarebbe capace ed io potrei fare la mia entrata scenica alla Chiara Ferragni dei Poveri.
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E voi, siete più brave di me? Avete sposato il motto: leggero è meglio? Riuscite a non portare con voi l’intera casa quando dovete partire?
Illuminatemi.
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Ps.: Accetto ogni tipologia di consiglio utile per riuscire a non essere più una Chioccoletta.
Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere
Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 10


Sono ad un terzo di questa sfida di scrittura che, dovendo essere sincera, mi appare sempre più come una sorta di percorso di conoscenza per me stessa e, perchè no, anche per chi legge queste mie parole.

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Giorno 10: Scrivi qualcosa per cui ti senti forte.

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La domanda mi ha preso in contropiede. In un periodo in cui, tra tutti gli aggettivi del mondo che potrei usare per descrivermi, la parola forte difficilmente la assocerei alla mia persona mi ritrovo a rendermi conto che a nulla di più sbagliato potrebbe costringermi a pensare la mia mente.
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Io sono forte esattamente nella misura della vastità delle mie debolezze; sono forte tanto quanto lo sono le mie paranoie; sono forte come lo è il suono squillante della mia voce che rompe il silenzio; sono forte quanto lo sono le mie parole grazie alle quali ho la piena consapevolezza che, nonostante tutto, riuscirei a trovare una via d’uscita.
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Sono forte nell’essere me, nonostante me!

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Boyband: li amavo da morire…o forse no?


Le vere fan hanno sempre una pessima reputazione.
Dicono che siamo strane,
isteriche, fissate, da manicomio.
Ma la gente non capisce.
Solo perché amo tantissimo una cosa non vuol dire che sono matta. […]
È importante che lo sappiate fin dall’inizio,
perché tutto quello che sto per raccontarvi vi sembrerà…
be’, un po’ fuori di testa.

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La citazione colta proviene da un libro trovato un po’ per caso in libreria qualche settimana fa, uno di quei libri talmente demenziali da divenire irresistibile tentazione per me; come avrei potuto mai resistere ad intere pagine strapiene di luoghi comuni sullo stile di vita che adotto ormai da più di metà di tutta la mia esistenza mixati con quella punta di ironia e surrealismo che finisce per catapultarti di colpo in una dimensione parallela in cui, in fin dei conti, tutto è possibile.
La trama per quanto assurda [e tremendamente simile alla sceneggiatura malata ideata dal neurone malato di un certo cantante di mia conoscenza per il suo secondo fantastico film] ha qualcosa di intrinsecamente geniale al suo interno: 4 ragazzine, età media 15 anni, si ritrovano, un per caso, a  rapire il membro più sfigato della boyband che adorano e, assolutamente senza volerlo, finiscono per ammazzarlo! Ve l’ho detto che era geniale.

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Mi rendo conto che la domanda più ovvia, a questo punto, sorge spontanea:
Può davvero una fan arrivare a tanto?

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Il punto della questione, in realtà, non è questo; bisogna osservare il tutto dalla giusta prospettiva per riuscire a porsi quelle che sono, invece, i quesiti giusti su cui interrogarsi:
Può la persona idolatrata per anni scendere dal piedistallo e divenire banale e patetico come un omuncolo qualsiasi?
Può il tanto amato VIP divenire vittima di se stesso e della noia di 4 ragazze non più quindicenni?
Può la realtà superare la fantasia?

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Metti una sera di fine novembre e 4 ragazze, non più quindicenni già da un po’, che hanno avuto una settimana stressante a lavoro, metti di avere tra le mani i numeri giusti e tanta fantasia, come potrebbe mai andare a finire bene la cosa?
giphy1Per anni mi sono ripetuta che avrei voluto incontrare la me quindicenne anche solo per un istante; avrei voluto scambiare quattro chiacchiere con quella ragazzina che di sera dava la buonanotte ad un poster attaccato al muro e a scuola un po’ veniva derisa perché, tra finti comunisti che si vestivano da straccioni e amavano pogare a ritmo di una musica che per lei era solo rumore, lei continuava ad ascoltare quella musica di merda fatta da 5 ragazzini dalle facce pulite che, invece di parlare di rivoluzione, cantavano di amore. Avrei voluto i rassicurarla e raccontarle che quelle fantasie con cui si riempiva la testa, persa nella melodia del suo walkman, non erano poi così assurde; raccontarle che i sogni se ci credi davvero, alla fine, diventano splendide realtà e che, in barba a chi la vedeva come una povera sognatrice persa in un mondo di illusioni, quel poster, ormai logoro e consumato, lo avrebbe incontrato in carne e ossa e in quelle braccia si sarebbe persa in teneri abbracci!

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Eppure, dopo questi ultimi giorni, mi chiedo: avrei dovuto raccontarle proprio tutto quello che ora so? Avrei dovuto svelarle tutte le sfumature della realtà, sempre un po’ più grottesca e meno magica, in cui si è trasformata quella sua eterea fantasia?
Oh, assolutamente no!

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Perché ammettiamolo con onestà: come si potrebbe mai raccontare la realtà di questi giorni ad una quindicenne disposta a credere a sciocchezze mastodontiche di tale portata:
Nessuno di noi ha la fidanzata.
Ci basta l’amore delle nostre fans.
Siamo concentrati solo sulla nostra musica e sul gruppo.
Sono troppo giovane per avere una vita sessuale.
Sto aspettando l’amore della mia vita.

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Chi come me ha 30 anni dovrebbe ricordarlo bene: le quindicenni degli anni Novanta non si battevano per legittimare un amore gayo ostacolato dalla casa discografica o l’inverosimilità di un figlio nato da una botta e via con l’amica di una vita.
Oh non sia mai, non diciamo eresie.
Le quindicenni degli anni Novanta avevano una sola Bibbia: il Cioè e, manco a doverlo sottolineare, credevano a tutto quello che trovavano scritto sul Sacro Giornale neanche stessero consultando per davvero le Sacre Scritture. Le quindicenni degli anni Novanta odiavano la squinzia di turno che attentava la virtù del proprio preferito; scrivevano mi ti farei sulla foto incollata sulla Smemoranda ma non si immaginavano legate nella stanza rossa di Mr Grey, sognavano passeggiate al tramonto e baci rubati sulla ruota panoramica del Luna Park e lanciavano trashissimi peluche quando andavano ai concerti certe che il proprio preferito lo avrebbe raccolto e tenuto per sempre con se ovunque quel maledetto aereo su cui sarebbe salito lo avrebbe portato.
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Siete tornate un pò quelle quindicenni degli anni Novanta? Ricordate come ci si sentiva in quei giorni in cui l’unico problema era aspettare che Mtv trasmettesse il nostro video preferito per poterlo finalmente registrare su una Vhs e potersi finalmente drogare con l’estasiante bellezza di quel capolavoro cinematografico di VideoClip che Spielgerg ti dico scansati.
giphy3Perfetto!!! Adesso che siete nel mood giusto provate a rispondere qualche semplice domanda.
Come si può pensare di raccontare a quelle quindicenni degli anni Novanta di foto dirty inviate si iMessage prima di andare a dormire, di chiamate su FaceTime con l’insistenza di un ragazzino infoiato, di appuntamenti improbabili in cui cosa faresti se ci vedessimo e ti dicessi di toglierti i vestiti?

whatsapp-image-2016-12-01-at-09-45-45Come fai a toglierle la magia dall’immagine di perfezione che quella quindicenne degli anni Novanta ha costruito felicemente nella sua testa e raccontarle la mediocrità di un uomo che pur avendo tutto ha bisogno di avere sempre di più. Un bisogno così assurdo da rasentare il ridicolo nelle sue forme di ricerca per la gioia delle su citate ragazze, non più adolescenti, forse un pò annoiate in quella sera di fine novembre, con le bambine messe a nanna, e con tanta fantasia.

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Vi state chiedendo come potessimo davvero definirci fan dei Ruperts
se eravamo disposte a prendere in giro uno di loro.
Ora, io non so come funzionavano le cose nel tempo che fu,
ma le fan di oggi per certi aspetti sono più sofisticate.
Amare qualcuno così intensamente ci consentiva anche di criticarlo.

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Avrei potuto intitolare questo post “Come incastrare un Backstreet Boys“, ma questo avrebbe implicato un racconto dettagliato di quanto realmente accaduto…

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E io…beh ho già scritto più di quanto avevo promesso di fare.

Pensieri Sparsi

Tirate fuori la pecora!


Ci sono due carabinieri in vacanza, senza divisa e, ad un certo punto,
incontrano un pecoraro che gli fa:
“Se indovinate che mestiere faccio vi regalo una pecora”
Uno dei carabinieri: “Il pecoraro!” e l’ uomo:
“Complimenti! Venite a casa mia che vi regalo una pecora”.
Arrivati a casa del pecoraro dice ai due carabinieri:
“Ora scegliete una pecora” e i carabinieri: “Quella!”
Il pecoraro: “Volete vedere che io indovino il vostro mestiere?
Voi fate i carabinieri! Perchè tra tutte le pecore avete scelto proprio il cane!!”

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Erano giorni, forse settimane, che cercavo l’ispirazione per un nuovo post, qualcosa che esulasse dal solito aggiornamento sulla mia posizione geografica [questo blog funziona meglio di un GPS da questo punto di vista] o sulla mia crisi d’astinenza da Nick Carter; insomma, ammetto che stavo cercavo qualcosa che riportasse quell’ilarità demenziale che aveva caratterizzato la nascita di questo spazio.
Adoro quando la vita mi ascolta.

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Ad essere del tutto sinceri, però, è da ieri che fisso questo foglio bianco cercando di dare un senso alle mie parole; capitemi: quando la realtà supera di gran lunga la fantasia, catapultandoti letteralmente in una barzelletta, è davvero complicato raccontare la verità dei fatti giurando di non averci romanzato sopra per rendere il tutto più appetitoso.
Mi sono sempre chiesta da cosa nascessero le barzellette sui carabinieri, da cosa fosse originata tanta ilarità nei confronti di persone formate ed addestrate per la nostra protezione, da cosa potesse prendere vita questa visione anche un pò umiliante per questi uomini in divisa…e ho avuto la mia risposta.

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E’ una mattina come tante altre quando, alla stazione dei carabinieri, giunge una segnalazione sospetta; sin dalle prime battute si intuisce che si tratta di una situazione delicata da dover verificare al più presto. Senza indugi, ligi al proprio dovere, quindi, ben 3 uomini in divisa si recano presso l’abitazione più o meno individuata dal segnalatore [tenendo ben presente che il numero civico rappresenta solo un numeretto utilizzato per far impazzire il postino nel consegnare correttamente la posta].
Suonano al citofono mostrando il proprio lato migliore alla videocamera e comunicano alla signora che risponde all’altra parte che, a causa di una chiamata sospetta, è necessario che svolgano alcuni controlli per accertarsi che nessun reato avvenga sotto la propria giurisdizione.

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La signora, preoccupata dalla presenza di ben tre uomini in divisa, si dimostra prontamente disponibile a collaborare con le forze dell’ordine invitandoli ad entrare e, cercando di capire quale potesse essere il problema in quella tranquilla mattinata di maggio, provando a capire la natura stessa della soffiata ricevuta.

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“Ci hanno segnalato che avete una pecora in giardino, siamo venuti a cercarla.”
Capirete lo stato di sbigottimento in cui la signora è piombata nell’udire codeste parole riempire con nonchalance il silenzio.
Una pecora? Siete seri?
Erano seri. E, per assicurarsi che alcun animale dal manto lanoso fosse presente nella proprietà, hanno chiesto se fosse possibile fare un giro del cortile, quello pavimentato e non quello ricoperto di erba perché, è cosa ben nota, quanto le pecore adorino pascolare sulle mattonelle di cotto piuttosto che su un terreno morbido ed erboso.

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Sinceratisi che gli unici animali posseduti dalla suddetta signora fossero solo un cane ed un gatto, e dispiaciuti del non aver trovato la pecorella smarrita, i tre carabinieri sono tornati tristemente alla propria caserma di provenienza lasciando la signora e tutto il vicinato nello sgomento più assoluto.
Che fine ha fatto la povera pecora?

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La già grottesca situazione è, però, peggiorata quando, tornata da lavoro e incuriosita dalla vicenda della povera pecora, la figlia della signora, ha iniziato a seminare dubbi e confusione:
Non avremmo potuto possedere una pecora?
Perchè erano in tre, non girano sempre in due [quanto meno nelle barzellette o nelle fiction televisive?
Ti hanno mostrato qualche documento?
A che caserma appartenevano?
Ti hanno mostrato un tesserino?

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La povera signora, vinto il desiderio di ammazzare la propria figlia e ritrovarsi nuovamente i carabinieri in casa, ha iniziato a nutrire qualche dubbio sull’accaduto mentre la figlia, ossessionata dai servizi delle Iene sui finti carabinieri/poliziotti, ha deciso di prendere in mano la situazione e, sentendosi essa stessa un carabiniere, ha iniziato ad indagare sul misterioso accaduto.

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Arrivati a questo punto, per la vostra salute mentale, vi risparmio i giri di telefonati assurdi effettuati alla ricerca della verità su questa benedetta pecora, vi risparmio l’incapacità del carabiniere di turno nel rispondere se  fosse loro compito o meno ricercare pecore a casa dei cittadini, vi risparmio i toni di stupore e sbigottimento risuonati lungo la linea telefonica ogni volta la parola pecora fosse pronunciata durante la conversazione. In un moto di generosità, vi risparmio anche l’accanimento nel voler sapere, a tutti costi, che problema ci potesse mai essere con la povera pecorella e le varie affermazioni al limite dell’oltraggio a pubblico ufficiale.

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Fatto sta che, dopo due giorni di telefonate, è stato il comandate della caserma a fornire le risposte tanto ricercate:
Capisco la sua ansia per la situazione, ma si rende conto che ha chiamato tutto il mondo da ieri? Ero proprio io con i colleghi a cercare la pecora.

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Insomma, adesso che so che le nostre forze dell’ordine vegliano solerti su di noi e sulle pecorelle posso dormire sonni tranquilli, stando ben attenta a contare le pecore d’ora in poi avendo appurato quanto esse siano care all’efficiente corpo dell’arma che ci mette 10 minuti per rispondere al centralino delle emergenze, oltre mezz’ora per giungere sul posto dopo una telefonata, manco si scomoda per un furto denunciato ma non esita un solo istante ad inviare il comandante stesso alla ricerca di una pecora in un recinto.

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Una domanda però continua a tormentarmi:
Cosa avrà mai fatto di male quella povera pecora?