Pensieri Sparsi

Ma come nasce un post sul blog?


Non che io mi sia mai realmente posta un problema del genere, soprattutto visto che non ho mai fatto mistero sul fatto che una buona percentuale delle cose che pubblico riempie la mia mente, e di conseguenza le bozze delle mail e/o le note del mio cellulare, quando sono di fronte allo specchio del bagno della mia mansarda; come se i pensieri trovassero confortevole prendere vita tra il mio dentifricio all’aloe e la confusione variopinta dei mie trucchi, in quella fase che è un pò un mix tra un sano stordimento mattutino e una meno sana ansia da ritardo perenne ovviamente tendenzialmente crescente quando decido che in alcun modo i miei deliri possano essere sprecati e, ovviamente, cerco di svolgere tutte le funzioni essenziali senza smollare un solo istante il cellulare per paura che anche una sola sillaba possa andare perduta nel fare cose di futile importanza come muovermi a finire di truccarmi ed uscire di casa.Il punto focale di questo ennesimo delirio, però, nasce proprio dal fatto che in un anonimo venerdì pomeriggio di Maggio io abbia deciso di svuotare queste famose bozze lasciate un pò qui e un pò diventate ormai post condivisi; è proprio nel fare ciò che mi sono trovata faccia a faccia con quelle parole lasciate un pò a metà, quei deliri iniziati e mai finiti, quei pensieri elaborati in uno di quei momenti in cui la mente ha scelto di lavorare nei momenti meno opportuni e fuggiti rapidi alle mie dita impegnate, purtroppo o per fortuna, a fare altro.

Parole pregne di potenziale…o sciocchezze colossali digitate un pò a caso e abbandonate in quelle bozze a cui prima o poi tornerò a lavorare. Bugiarda!!!

Perchè la triste verità è che un pensiero lasciato a metà è quasi sempre un pensiero perso.

Ecco: questo potrebbe essere semplicemente un post fatto di pensieri a metà; un memoriale per quei post meravigliosi che a causa del mondo esterno siete stati costretti a perdere. Una sorta di tributo verso quelle parole disperse, verso quel potenziale sprecato.

▶️ Ci sono cose a cui di solito non faccio caso, svampita come sono; potrei tranquillamente percorrere 1200 volte la stessa strada e non essere in grado di ricordare la presenza o meno di un tale negozio/insegna/palazzo dal color ciliegio; potrei parlare per ore con una persona e non essere in grado di rimembrare il colore dei vestiti che indossava in quel momento. Pienamente consapevole della distrazione in sui spesso smarrisco me stessa…


▶️Sono smartphone dipendente e, per quanto sia consapevole che al giorno d’oggi non sia poi questa grandissima confessione da fare, l’ammettere di avere una dipendenza è da sempre il primo passo verso la sua guarigione [???].

▶️Ma le sensitive vanno ancora di moda?

Non che mi sia mai immaginata seduta dietro ad un tavolino adornato di carte, candele e orpelli vari a fissare una telecamera con fare maniacale ed incitare la gente a chiamare il numero in sovrimpressione per ascoltare i miei mistici consigli. Non l’ho mai fatto, ma potrei iniziare a pensarci. Sia chiaro, non vorrei mai che nella vostra mente la mia immagina fosse associata ad una Bonnie Bennet qualsiasi, ad accomunarmi alla fastidiosa strega di The Vampire Diaries probabilmente sono solo la sfiga e i capelli indisciplinati (tanto per essere fine nel descriverli). 


▶️”Alza quel giocattolo da terra.”

“Ok. Dopo.”

“Puoi mandare un messaggio a Tizio per dirgli…”

“Certo. Lo faccio dopo.”

“Puoi andare a compare il latte?”

“Si, ok. Ma vado dopo.”

Probabilmente avrei dovuto prendere in considerazione le parole di mio padre quando diceva che “dopo” potrebbe essere tranquillamente il mio secondo nome; semplicemente non saprei dirvi se sono bravissima a tergiversare fino a dimenticare completamente quello che in realtà mi ero ripromessa di fare o, senza troppi giri di parole, sono semplicemente una persona pigra.


Parole che si rincorrono. Parole che si sono perse. Parole che sarebbero potute diventare un pensiero completo se non fossero state lasciate sospese un pò a metà. Parole. In fin dei conti è così che nasce un post, semplicemente da parole che vogliono sfuggire via dal dimenticatoio in cui altrimenti sarebbero rilegate.


A me piacciono le parole. Anche quelle lasciate in sospeso.

 


Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

GneGneDì


Il lunedì è quel momento della settimana in cui gli altri ritengono che tu sia vivo, ma tu mica ce l’hai davvero tutta questa certezza; vorresti comunicarglielo in maniera garbata ma gli unici suoni che riesci ad emettere al mattino ti rendono più simile ad uno zombie alla ricerca di un cervello di cui nutrirsi che ad un essere umano [figuriamoci alla fanciulla carina e coccolosa che fingi di essere].

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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui il lettore mp3 collegato allo stereo della macchina sembra aver deciso che riproduzione random di 250.000 canzoni equivalga a dire devi ascoltare i pezzi di un solo gruppo in qualsiasi salsa possibile ed immaginabile incluse quelle canzoni che loro stessi hanno dimenticato anche solo di aver fischiettato per sbaglio.
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui anche Facebook sembra prenderti in giro con il maledetto Accadde oggi riproponendoti foto che hanno il solo scopo di accrescere il tuo stato di malinconia ansiolitica che ti rende una povera pazza agli occhi della popolazione normale, perché certe mancanze e certe ansie come le spieghi a chi ha una mente troppo chiusa per poter capire?
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui, soprattutto se il tuo corpo ti ricorda che Eva ha mangiato quella cavolo di mela e tu devi patire le pene dell’inferno ogni mese per espiare le sue colpe manco si fosse cibata ad un all you can eat demoniaco, il mondo dovrebbe chinare il capo e darti ragione a prescindere, donarti un cestino di caramelle ed una scatola di cioccolatini al caramello e sussurrarti dolcemente: puoi uccidere chi vuoi, qualsiasi giudice ti assolverebbe in tribunale. 
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Il lunedì è quel giorno della settimana a cui non riesco a non dedicare puntualmente un post pieno di inutili parole; quel giorno a cui tutti amano modificare il nome [OdiaDì, TraumaDì, GneGneDì, LagnaDì, TristeDì] per cercare di sdrammatizzare ed esorcizzare quel concentrato di malumore che questo nefasto giorno porta con se.
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Il lunedì è quel giorno della settimana in cui mi piace lagnarmi a sbuffo.
Non si era capito eh?