Pensieri Sparsi

Final Destination


I believe that everything happens for a reason.

Oggi è uno di quei giorni in cui, nonostante sia lunedì e il mio corpo mi ricorda che sono donna, non posso fare altro che guardare al cielo e dire Grazie perché se sono qui senza un graffio [e con la noia da ufficio addosso] a scrivere questo post è solo perché qualcuno deve averci messo lo zampino.

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Non so se avete mai visto la saga Final Destination, avete presente no?
E’ quella serie di film in cui, scampati al mega disastro iniziale grazie a delle premonizioni, i protagonisti cercano quasi sempre invano di scampare alla loro inevitabile morte disgustosa e paradossale. Una saga da Oscar, oserei dire. Insomma, essendo un’amante delle trashate sin da ragazzina, è inutile dirvi che ho visto quasi tutti i film della saga lasciandomi traumatizzare da ogni assurda morte pessimamente rappresentata sullo schermo.

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Tra tutti gli scenari apocalittici però quello che più ha lasciato traccia nella mia mente è sempre stato quello che da inizio al secondo film della saga [ovvero questo qui]; per chi non lo avesse visto [o fosse troppo pigro per cliccare sul link che ho messo] ve lo riassumo in due battute o poco più: su mega autostrada americana viaggia un grosso automezzo che trasporta tronchi dalle dimensioni abnormi che, di colpo, si slacciano dal veicolo invadendo totalmente la strada distruggendo, e uccidendo, a destra e a manca tutto quello che incontrano nella loro folle corsa verso la libertà.

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 Partendo dal presupposto che il primo film si apriva con un disastro aereo in uno scenario apocalittico e io non disdegno l’utilizzo dell’aereo come mezzo di locomozione per i miei spostamenti; non mi sono mai spiegata perché una cosa altamente improbabile come il folle rotolamento di tronchi in autostrada avesse turbato così tanto la mia psiche a tal punto da crearmi delle vere e proprie paranoie quando sono io stessa ad essere al volante. Facendola breve, da quando ho visto quella scena sullo schermo, ogni qual volta mi ritrovo in strada un qualsiasi automezzo su cui sono collocati degli oggetti, di qualunque natura essi siano, mi si crea uno stato di ansia tale che sono costretta a cambiare corsia, sorpassare il suddetto veicolo o quanto meno mantenere una distanza di sicurezza a misura di albero killer rotolante che mi faccia sentire quanto meno al sicuro.
Grazie a Dio, sono una povera paranoica.

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Questa lunga premessa era doverosa per spiegarvi come mi sento in questo momento.
Stamattina, con il mio adorabile mood da lunedi mattina, mi stavo recando a lavoro come ogni giorno; musica a tenermi compagnia e pensieri confusi nella testa esattamente come ogni giorno. Non c’era molto traffico, è una delle cosa che mi hanno fatto sorridere al pensiero che nonostante l’estate non sembri disposta ad arrivare il flusso di macchine è già mutato rispetto a qualche settimana fa. Dinanzi a me una macchina si è spostata per fare un sorpasso lasciando il posto ad un autocarro di media grandezza che trasportava lunghi assi di legno, non enormi tronchi killer, per carità, ma la mia testa in automatico mi riporta in mente quella scena e, non potendo sorpassare, decido di triplicare la distanza di sicurezza quanto meno nella speranza di non continuare a vedere un tronco che mi trancia la testa in loop nella mia piccola testa da psicopatica.

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Probabilmente mi stavo dando proprio della folle quando, in una frazione di secondo, ho visto la corda che teneva salde le assi all’autocarro colpire l’aria con una frustata e alcune assi volare via dal camion finendo a pochi metri dalla mia auto. Ho sbandato per un istante in preda al panico, un solo lunghissimo istante per cui ringrazio chi ha tenuto vuota la corsia di sorpasso evitandomi di diventare una palla da bowling.
Un solo lunghissimo istante…una manciata di metri.

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Se non fossi stata così tremendamente paranoica, se quella scena di quello stupido film non avesse traumatizzato la mia mente, se non fossi stata totalmente sveglia e pronta di riflessi probabilmente questo post non sarei riuscita a scriverlo oggi o, volendo essere meno catastrofica, forse non lo avrei scritto utilizzando le stesse parole, con la consapevolezza che sto bene e che sono stata davvero fortunata.

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Perchè io non so se voi crediate o meno negli angeli custodi,
io sono certa che al mio oggi è preso un coccolone.

Pensieri Sparsi

Ciao ciao, 2015!


Quando un anno praticamente perfetto sta volgendo al termine e le premesse per quello che deve arrivare sono tutt’altro che  rosee è davvero difficile trovare qualcosa per cui festeggiare la notte di Capodanno; il 2014 era stato un anno talmente carico di emozioni e piacevoli avvenimenti che lo scorrere lento delle ultime ore della sua ultima giornata le ho trascorse ripetendo come una litania la stessa frase: non voglio che finisca!
Le mie speranze per questo 2015 ormai giunto al termine erano praticamente nulle: avrei compiuto 30 anni, non sarebbe stato un anno Back, molto presto il mio gruppo di amici avrebbe subito dei cambiamenti e troppi pochi eventi riempivano la mia agenda!
Sarebbe stato un disastro, ne ero sicura…eppure alla fine non è andata proprio così!

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Il bello della vita è che quando meno te lo aspetti sceglie di sorprenderti, prende le carte che hai in mano e le sconvolge regalandoti una nuova giocata, a volte più fortunata altre un po’ meno ma sempre completamente diversa da come l’avevi immaginata!
Questo 2015 è stato esattamente così e avrei dovuto capirlo dal primo giorno dell’anno quando, mentre, ero in fila per prendere delle patatine ho letto del primo cambio di rotta di questo anno: dopo tutto non sarebbe stato totalmente un anno non Back!

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Penserete che come prima reazione nell’apprendere che avrei beccato i Backstreet Boys a Londra, viaggio appena prenotato per celebrare al meglio i miei 30 anni, io abbia fatto i salti di gioia e ringraziato il fato magnanimo per questo inaspettato regalo! Nulla di più sbagliato!
Per quanto avessi adorato il sentigli cantare per me Happy Birthday lo scorso anno, il mio odio per gli imprevisti non mi ha lasciato gioire a pieno di questo inaspettato regalo: chi li aveva invitati anche quest’anno al mio compleanno? In fondo, capitemi, era il mio compleanno sarei dovuta essere io la protagonista del weekend, non loro eh!

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Eppure, nonostante le mille mila paranoie che hanno accompagnato le settimane precedenti alla partenza, il viaggio a Londra per i miei 30 anni è sicuramente uno dei ricordi che serbo con più tenerezza…e loro sono stati la ciliegina sulla torta o, per meglio dire, sui cupcakes della serata pop trash che io e le mie amiche ci siamo regalate per accogliere il mio ingresso negli -enta.
Cosa c’è di meglio di sentirsi ragazzina in momenti come questi? Assolutamente nulla!11081363_10206195633320046_6309600204601367040_n

E questa era solo la premessa…
In fin dei conti, quello di Londra era l’unico viaggio che avevo in programma a dicembre dello scorso anno! Ho sfogliato il mio album su Facebook dedicato a questo anno ormai finito [voi non potete saperlo ma tra la mia ossessione nel fotografare tutto e la mia paura di dimenticare le cose che vivo, ogni anno è catalogato a mo’ di promemoria del mio vissuto in uno specifico album sul mio profilo Facebook, con tanto di data e luogo in cui è stata scattata la foto] e, guardando tutti i posti in cui sono state scattate le varie foto, ho sorriso alla sensazione di staticità che mi attanagliava pensando al 2015 che doveva arrivare!

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Il 2015 è stato l’anno dei viaggi: Londra, Praga, ancora Londra e, infine, Parigi; l’anno dei consueti weekend a Como e del Salone del Mobile di Milano, dell’estate in Puglia e in Liguria, del weekend sulla neve e del Museo di Barbie, della mansarda ad attendermi ad Ostia! L’anno degli infiniti weekend romani, del cibo spazzatura e la distruzione di Dirty Dancing️.

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Il 2015 è stato l’anno dei concerti: Backstreet Boys (seppure solo per venti minuti), Ligabue, Lindsey Stirling, Tiziano Ferro, Robbie Williams, Jovanotti e i Linkin Park. L’anno della trottolina in giro per l’Italia che prenota tutto troppo ravvicinate e si ritrova , puntualmente, a fare delle vere e proprie maratone.

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Il 2015 è stato l’anno del mio Eclisse e delle soddisfazioni che mi ha regalato; della gratitudine immensa verso chi ha creduto in me ancor prima che iniziassi a farlo io, verso chi ha dato fiducia alle mie parole e verso chi le mie parole non le ha gradite ricordandomi che nella vita non posso piacere a tutti, in fin dei conti non tutti possono avere buon gusto!

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Il 2015 è stato l’anno del “adesso voglio sentire un urlo!”; del calcio in culo quando per troppa razionalità e paura ho rischiato di rinunciare ad una cosa a cui tenevo tanto; del pianto di gioia attaccata ad un telefono quando tutte le difese sono crollate e l’emozione prende il sopravvento. L’anno in cui lo stupore di sapere che qualcuno avrebbe fatto qualcosa per me solo per il gusto di vedermi felice mi ha scaldato il cuore.

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Il 2015 è stato l’anno delle amicizie: quelle che giorno dopo giorno sono divenute indispensabili certezze, quelle assopite ma mai dimenticate, quelle riscoperte come una piacevole sorpresa, quelle che ti ricordano che non sei sola, quelle giunte al termine dopo 10 anni, quelle messe in discussione che ti fanno piangere come una cretina chiedendoti in cosa sei sbagliata. È stato l’anno della consapevolezza che ho scelto di avere intorno persone che mi capiscono, e che, quando non lo fanno, mi accettano così come sono.

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Il 2015 è stato l’anno in cui questo spazio virtuale ha preso vita e io ho ritrovato il piacere di mettere nero su bianco i miei pensieri, di non vergognarmi delle parole confuse che chiedono di trovare una collocazione, delle opinioni che non riesco a tacere, delle ansie che chiedono di essere ascoltate.

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Il 2015 è stato l’anno dell’operazione al mio occhio troppo pigro per guardare il mondo; l’anno in cui mi sono ricordata che da sola funziono alla grande ma non per questo devo fare tutto in solitudine.

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Il 2015 è stato un anno di cambiamenti: alcuni grandi e visibili, altri impercettibili ma fondamentali. È stato un anno di quelli che un po’ ti deludono, un po’ ti confondono, un po’ ti regalano sorrisi inaspettati e lacrime di gioia; uno di quegli anni colmo di momenti da fotografare e ricordare.

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Anche per quest’anno il mio principe azzurro deve aver smarrito la giusta via [dovevo chiedere a Babbo Natale di regalargli un navigatore nuovo, maledizione] e al suo posto sono arrivate delle fatine {lucciole poteva essere frainteso} che hanno illuminato anche i miei giorni più bui regalandomi un sorriso, che hanno combattuto contro i miei silenzi e distrutto i muri che nei giorni di pioggia sono brava ad indossare, che, proprio in quei giorni lì, hanno aperto il proprio ombrello offrendomi un passaggio finché non tornassi a vedere il sole.

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Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!

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Ma davvero qualcuno ha letto tutto questo papiro?