Pensieri Sparsi

Tutti amano giocare con le bamboline.


Era sempre stata diversa, sin da quando era poco più che una bambina; piccolina e delicata, aveva sempre amato osservare il mondo immaginando di vivere nel regno incantato che aveva creato nella sua testa. Non correva, non urlava, non poggiava i gomiti sul tavolo quando era ora di cena. Passava il tempo a leggere storie e reinventarle a modo suo, fissava il vuoto e si perdeva nell’intricato labirinto che pian piano stava prendendo forma nella sua mente.

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Non le era mai importato di essere uguale alle altre, aveva imparato ad essere diversa dal primo momento in cui l’avevano etichettata come tale, soffrendo in silenzio ogni volta che qualcuno l’allontanava cercando di sminuire il suo valore.
Aveva lasciato che il mondo le insegnasse che essere diversa non è poi così lontano dall’essere speciale.

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Nascondeva i suoi pensieri ribelli dietro a stupidi capricci, dietro quei modi da principessina fuori dal tempo; mascherava le sue insicurezze dietro una sciocca ingenuità, dietro quella ricerca della perfezione che pian piano l’aveva chiusa in una casa di bambola.

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Era diversa dalle altre.
La smania di essere desiderata da un ragazzo non l’aveva sfiorata fino a quando era stata travolta dalla prima cotta, quella che l’aveva confusa facendola sentire di colpo fragile e non così diversa: voleva qualcosa che non sapeva come avere. Non era abituata ad una sensazione del genere, non voleva cedere a quei meccanismi ridicoli in cui aveva visto pian piano inciampare tutte le sue amiche. Eppure, dopo tutte le attenzioni che proprio quel ragazzo le aveva dedicato nel tempo, non riusciva ad accettare la delusione di non aver imparato come essere la sua prima scelta, di non essere stata abbastanza bella, gentile, simpatica o femminile.
Non riusciva ad accettare semplicemente di non essere stata abbastanza.

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Le bamboline sono aggraziate e delicate, niente delusione sul loro volto.
Non saprei dire se avesse imposto a se stessa di essere forte o se, semplicemente, avesse indossato l’ennesima maschera. Nessuna lacrima sul suo viso, un triste sorriso e un atto di gentilezza.

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Le bamboline sono tenere e vanno sempre difese.
Non aveva bisogno di essere difesa da nessuno, ma aveva iniziato ad amare i cavalieri, seppur privi di cavallo bianco, che avevano iniziato ad attorniarla, a cullarsi di quelle attenzioni e di quei gesti che, giorno dopo giorno, la rinchiudevano in quella gabbia dorata in cui non aveva avuto la percezione di entrare. Era intoccabile. Nessuno avrebbe potuto farle del male, non lo avrebbero permesso. L’avrebbero difesa a tutti i costi.
Ma chi avrebbe difeso lei da loro?

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Le bamboline sono dolci e vanno coccolate.
Tutti quei gesti che lei vedeva come tenere attenzioni, altro non erano che vani tentativi di creare una connessione con lei, reti dorate gettate nella speranza che la favola che lei credeva di vivere avesse un finale tutt’altro che lieto. Avvoltoi pronti a cibarsi del suo povero cuore quando quello che lei credeva essere il suo per sempre avesse lasciata in una valle di lacrime.

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Le bamboline piangono, ma nessuno osserva davvero le loro lacrime.
Distrutta nella sua essenza più profonda, non era poi così diversa dalle altre eppure non riusciva a dimenticare come fosse sentirsi speciale. Nessuno le avrebbe più spezzato il cuore, lo aveva promesso a se stessa quando tra le lacrime aveva visto il suo volto allo specchio e non lo aveva più riconosciuto.
Nessuno l’avrebbe più resa fragile e vulnerabile.

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Aveva il viso di una bambolina, le movenze di una principessina, l’essenza di una strega.
Era inesorabilmente cambiato qualcosa dentro di lei, ma non avrebbe saputo spiegare cosa fosse; nel momento stesso in cui aveva smesso di essere triste per quello che non poteva avere, aveva iniziato ad avere tutto. Peccato che non le importasse più.

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La sua prima cotta era tornata a bussare alla sua porta, cercava la sua bambolina, voleva la sua principessina. Aveva avuto paura della donna che aveva trovato…e non era stato l’unico.
Per anni aveva camminato in bilico su quella linea sottile tra il senso di onnipotenza nel riuscire avere tutto ciò che si desidera senza dovergli correre dietro e la delusione dell’inconcludenza in cui costantemente finiva per inciampare.

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Non ci fosse uomo che desiderasse che non finisse per volerla, almeno per un po’.
Perché tutti vogliono una bambolina, per giocarci un pochino e poi riporla al proprio posto.

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Anche tu.

 

 

Pensieri Sparsi

Voi affidereste la vostra vita nelle mani di qualcun altro?


Non molto tempo fa mi è stato detto che una delle soluzioni per imparare a stare davvero meglio sarebbe quella di imparare a fidarsi degli altri. Fidarsi realmente. Impregnarsi di quella fiducia che, per capirci bene, ti pervade l’essenza fino ad infiltrarsi nel profondo, fin dentro alle ossa; quella fiducia che ti porterebbe a saltare ad occhi chiusi sicuri che, in fondo al burrone, ci sia qualcuno pronto a prenderti a qualunque costo. Quella fiducia che ti fa chiudere gli occhi, poggiare la mano in quella di un altro e seguire, senza paura, i suoi passi; senza porsi domande, senza sentire angoscia. Una fiducia che esiste solo nei film adolescenziali. E forse neanche più di tanto.

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Io di questa fiducia non sono stata dotata dalla nascita e, volendo essere onesti fino in fondo, non ho mai capito dove si potesse acquistare; non che ne volessi fare una grande scorta ma provare, anche solo per un pò, come ci si possa sentire a fidarsi completamente di qualcuno non mi avrebbe in alcun modo arrecato dispiacere. 

Probabilmente quel tipo di fiducia non è per tutti, non sarebbe un dono così speciale, in effetti, se lo fosse. Perché un dono innato, no? Non è qualcosa che si può imparare, giusto? Perché personalmente in 30 anni non ho capito neanche da dove iniziare.

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Non che chi mi circonda mi rendi tutto più semplice. Anzi.

Delusione dopo delusione, ho capito che la fiducia è sopravvalutata. 

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio come stile di vita. 

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Ma voi potreste darmi realmente torto?

Vi ricordate la storia dello Spritz? (Se volete rinfrescarvi la memoria, fate un salto qui). Oh, se non fosse già un esempio lampante di cosa voglio dimostrarvi, dovrei decisamente raccontarvi di come sia continuata la storia; vi aiuterà a capirmi meglio, ne sono certa.

Normalmente alla delusione dello Spritz avrei reagito con rabbia, vomitando tutta la negatività di cui si era riempita la mia testa in quel momento; questa volta, però, ho agito diversamente: mi sono messa in disparte e ho osservato lo svolgersi degli eventi.
Devo davvero dire di non essermi meravigliata di come siano andate le cose?

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Insomma, dopo aver subito per giorni la solita tattica trita e ritrita del faccio finta di nulla, magari si dimentica che è arrabbiata e andiamo avanti come se non fosse accaduto nulla (vi sembro davvero persona con cui potrebbe mai funzionare una cazzata del genere?) è arrivato il solito messaggio:
mi sono accorta che non ci sentiamo, mi manchi.

Normalmente, a questo punto avrei fatto notare l’ilarità del momento; perché dopo aver affermato fin troppo candidamente quanta difficoltà avessi ad affrontare le mie giornate probabilmente avrei avuto bisogno del supporto di un’amica e non della banale superficialità che mi era stata riservata; eppure al leggere che i suoi impegni le impedivano di comunicare con me ho risposto con distaccata educazione: Non ti preoccupare, sono cose che succedono.

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A questo punto, e vi prego davvero di illuminarmi, come pensiate sia proseguita la cosa?
Ovvio, l’amica dello Spritz è sparita. Totalmente. Puff. A quanto pare sono davvero brava a fare magie, decisamente più di quanto lo sia a lasciar correre le cose. Dopo giorni di silenzio, infatti, ricascando io stessa nelle solite dinamiche, ho domandato se fosse stato proprio il mio non ti preoccupare a fornire una sorta di lasciapassare per l’abbandono; ho così scoperto di aver dato una risposta di merda proprio con quel non ti preoccupare.

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Insomma, preso atto, tanto per cambiare ,che sbaglio io aspettarmi empatia quando parlo con le persone, sono stata liquidata in poche battute perché al momento sono isterica per cose mie e non voglio essere cattiva, non lo meriti tu e ne la nostra amicizia. 

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Ovviamente le sue cose sono passate ma l’effetto della magia deve essere più forte di quanto pensassi. Harry Potter, scansati.

Evidentemente la nostra amicizia un chiarimento non lo meritava. E alla fine va bene così. tenor

Vogliamo davvero ancora parlare di fiducia qui?

 

 

Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 17


Nessun balletto di gioia e gaudio per l’arrivo di questo Venerdi, nonostante io stia pregustando il mio weekend di ozio puro dal momento stesso in cui ho aperto gli occhi questa mattina [perchè dire che oggi io mi sia svegliata è un’esagerazione bella e buona].
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Essenzialmente sono ancora a lavoro, ma ho già finito tutto quello che avavo in programma per questa stupida settimana, non è quindi questo il momento migliore per ritrovarmi qui?
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Giorno 17 – Parla del tuo segno zodiacale e se ti calza o no.
Eh? Seriamente?
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Tralasciando la fase universitaria Paolo Fox è il guru della mia vita, in cui la classifica giornaliera e le stelline del buon Paolo erano diventate una vera e propria ossessione per me e la mia compagna di studi sfiornado perdite di dignità vertiginose con lo scambio di messaggi per restare aggiornate sulla quantità di stelle che avrebbe accompagnato la nostra giornata, credo di ricordarmi di avere un segno zodiacale solo per pura convenzione.
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Avrei potuto skippare la domanda con un semplice: Risposta non pervenuta.

Ma non sarebbe stato da me non blaterare a vuoto su qualcosa. Vi avrei deluso. Motivo per cui, da brava blogger dedita alla cura dei suoi fantastici post, ho provato ad acculturarmi sull’argomento per riuscire a dare una risposta quanto meno ragionata, veritiera sarebbe chiedere troppo.ajkjk

Mi sono, quindi, affidata al mio amico Google ponendogli la domanda in modo cristallino ed elementare:
Pesci – caratteristiche del segno zodiacale.
ed ho aperto la mente pronta a recepire nuove nozioni che avrebbero sicuramente soddisfatto la mia sete di conoscenza.
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Oroscopo.it
Pesci è il dodicesimo segno dello zodiaco, ed è anche l’ultimo segno del ciclo zodiacale. Questo segno, quindi, porta con sé molte delle caratteristiche degli undici segni che lo hanno preceduto. Coloro del segno dei Pesci, comunque, sono più felici nel tenere molte di queste qualità segretissime. Questa gente è altruista, spirituale e molto concentrata sul suo percorso interiore.
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Oroscopodioggiedomani.it
Pregi :
dolce, ama la famiglia, ama le feste e le tradizioni, fiducioso nella vita, ama i bambini, bonaccione.
Difetti : ingenuo, poco fedele verso il partner, eccessivo nel dare fiducia agli altri, goloso, può possedere non pochi vizi, manca di coraggio, manca di determinazione.

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  • Giorno della settimana: giovedì.
  • Pietre portafortuna: ametista, corallo rosa, turchese, acquamarina.
  • Colori: grigio perla, porpora e verde.
  • Fiori: iris, verbena, lylium e camelia.
  • Metalli: stagno.
  • Essenze ideali: incenso, violaciocca.
  • Simbolo: Stilizzazione di due pesci legati fra loro, ma che nuotano in direzioni opposte.

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Tra l’essere definita questa gente e dolce non ho ancora capito cosa sia stato peggio, senza contare che il giovedì è un giorno inutile, la verbena serve per allontanare i vampiri, lo stagno non è un metallo preziono e soprattutto io detesto il verde.

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Stavo per rinunciare quando mi sono imbattuta in questo sito: astriepsiche.it che forse tante baggianate con le racconta in fin dei conti.
I Pesci sono sintonizzati con il mondo delle emozioni e con tutto ciò che abita nel mondo della fantasia e dell’immaginario, vivono “sentendo” e per questo entrano facilmente in connessione con ciò che li circonda.

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Sono i Pesci stessi ad essere tormentati e complessi e a vivere una realtà densa di contraddizioni.

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I Pesci idealizzano la vita, l’amore, l’amicizia  e, spesso, quando si dedicano a lavori che prevedono relazioni di aiuto, anche la loro professione. Ma attenzione, perchè l’altra faccia della medaglia della idealizzazione è la delusione.  Chi è perennemente alla ricerca dell’ideale, è destinato a restare deluso perchè la vita concede sprazzi di infinito solo di tanto in tanto. Il Pesci deve ricordare che le persone sono persone non idee, non sogni.

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I Pesci più fortunati e più evoluti  riescono a trovare un equilibrio fra il sogno e la realtà e costruiscono la loro serenità riuscendo a portare nella realtà quotidiana quel pezzettino di assoluto a cui aspirano.

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il Pesci vive in un suo mondo ideale e per questo la realtà quotidiana diventa  una sofferenza: dettagli, regole, orari, impegni lo fanno sentire imprigionato. Non che non sia in grado di prendersi responsabilità, ma semplicemente la quotidianità è troppo grigia per lui. Salvo la presenza nel tema natale di molti valori terra, la normalità non fa per il Pesci e per questo deve colorare con la sua immaginazione ciò che lo circonda, deve fantasticare, deve tenersi un unicorno immaginario color arcobaleno in salotto.

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Ecco, portatemi un unicorno!!!

Pensieri Sparsi

Addio, 2016!!!


Mancano poche ore alla fine di quest’anno che, giusto per essere originale fino alla fine, ho deciso [anche se non mi sembra proprio il verbo più corretto da utilizzare in questo caso, eh] di chiudere in bellezza divenendo della stessa sostanza della Tachipirina, maledetta influenza, e io sono ancora qui di fronte al mio IPad cercando di tirare le somme di questo anno un po’ strano; un anno contro cui la gente ha passato più tempo ad inveire anziché capire come cercare di viverlo al meglio.Con tanto di forconi in mano, al grido di anno bisesto, anno funesto [che tanto deve aver scaldato i cuori di chi, per beffa del destino, ha messo piede in questo mondo il 29 febbraio] sono stati spiegati e/o
giustificati tutti gli avvenimenti nefasti accaduti in questi 12 mesi.   

Ha fatto più morti questo 2016 che la peste nera.

Come se tutti gli attentati che hanno costretto al cambiamento della foto profilo gli utenti di Facebook più scrupolosi in segno di rispetto, empatia o esibizionismo, le morti di personaggi più o meno famosi che hanno reso tutto il popolo del web esperti di musica/cinema/teatro, i terremoti che hanno scosso più e più volte la nostra Italia un pò a causa degli omosessuali un pò a causa di Dio, fossero colpa di quel giorno in più sul calendario.  

Come se le delusioni delle persone a cui tenevamo di più, i traguardi non raggiunti, i momenti in cui siamo inciampati sulle nostre stesse paranoie, le ansie e il panico che ci hanno abbracciato fino a stritolarci fossero un mero prodotto di quelle 24 ore di recupero posizionate alla fine di quel mese diversamente lungo che, se vogliamo dirla tutta, hanno anche ritardato di un giorno lo spegnimento delle mie candeline di compleanno. 

Ma siamo proprio sicuri che non ci sia nulla da salvare in questo anno del Mai Una Gioia Cosmico?

Se non ve ne siete accorti, vi sto offrendo una via di fuga dai deliri che questa seppur semplice domanda ha originato nella mia mente contorta, una possibilità di salvezza dall’impelagarvi in quello che è, fondamentalmente, una sorta di viaggio nel tempo attraverso i miei 12 mesi appena trascorsi.

Un resoconto del mio vissuto, né più né meno di ciò.


“Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!”

Ho deciso di iniziare questo mio viaggio esattamente dove lo avevo interrotto un anno fa quando, salutando il 2015 nelle sue ultime battute, avevo già deciso con quale mood avrei vissuto il mio nuovo anno…o quanto meno ci avrei provato.

Nessuna aspettativa, nessuna delusione!

366 giorni fa mi sembrava decisamente un ottimo piano, se solo fossi stata capace ad attuarlo per davvero perchè, siamo onesti, una cosa è dire [o scrivere] di voler avere un certo atteggiamento una cosa è modificare la propria essenza più profonda e riuscirci davvero.

Insomma, sarebbe tutto molto più facile se fossimo in grado di ascoltare gli ottimi consigli che sappiamo dispensare, ma poi cosa avremmo da raccontare?

Non posso in alcun modo negare che il 2016 sia stato per me un anno complicato, ho cambiato lavoro e stile di vita rendendomi conto che, se è pur vero che non c’è nulla, o quasi, che io non possa fare, non è detto che debba per forza piacermi; ammettere ciò forse è stata la cosa più difficile di questo intero anno. Insomma chiedere di avere un’opportunità di poter dimostrare di poter fare qualcosa di diverso e ritrovarsi ad ammettere che quel qualcosa non solo non ti piace ma ti fa letteralmente schifo credetemi non è stato per niente una passeggiata.


Non che ritrovarmi a riaffrontare crisi di ansia e lievi attacchi di panico sia stato più piacevole.

Immaginate di averci messo davvero tanto per uscire da un tunnel che avevate quasi iniziato ad arredare, di aver preso tutte quelle sensazioni negative e di averle inscatolate per benino e gettate in un angolo remoto della vostra memoria tra le cose da non voler ricordare, di essere riusciti a razionalizzare quelle sensazioni, ad imparare a dominarle o quanto meno a gestirle e poi…boom! Non c’è un perchè, non una vera motivazione, tutto vi è esploso nuovamente tra le mani trascinandovi prepotentemente in quel tunnel facendovi arrancare per cercare di ricordare come si fa a respirare, per riuscire ad aggrapparvi ad una luce e non farvi avvolgere dal buio. Non una passeggiata, ve l’ho detto.

Eppure in tutto questo buio ho avuto sempre la mia luce, il mio pensiero felice.

Lo so, su questo argomento sono dannatamente monotematica ma sticazzi, credo che potrei davvero urlarlo ai quattro venti tutto il giorno tutti i giorni; non saprei raccontare che sapore avrebbe la mia vita senza questi 5 uomini…senza di Lui. Nonostante questo anno il pensiero di non essere adeguata per questo mondo mi abbia accompagnato quasi come una costante, lui è riuscito a farmi sentire speciale per una sera, forse un istante, ricordandomi, ancora una volta, che basta poco per essere felici.

E’ triste e tenero allo stesso tempo pensare che l’abbraccio più bello l’ho ricevuto da uno sconosciuto, che forse tanto sconosciuto più non è, che per una sera ha deciso di rendermi l’eccezione; un menefreghista cronico che ha stretto la mia mano nella sua facendomi sentire una sciocca quindicenne e una strafiga da paura nello stesso tempo regalandomi uno di quei momenti più unici che rari nella vita. Insomma, se non sono morta tra le sue braccia mentre la sua bocca riempiva di bacini il mio viso probabilmente sono immortale e ancora non lo so.

Questo 2016 è stato anche l’anno del mio ritorno nella città che già 5 anni fa mi aveva rubato il cuore: la mia New York! Credo che solo chi abbia messo piede sul suolo newyorkese possa capire quanto questa città ti entri diritto nell’anima rubandotela, diviene parte di te fino ad arrivare a mancarti quasi fosse una persona. Tornare nella Grande Mela e farlo con la mia famiglia è stato un regalo inaspettato; a quasi 32 anni non mi vergogno nel trascorrere le vacanze estive con la mia famiglia perchè quando si ha la fortuna di avere genitori e fratelli come quelli che ho io ogni momento trascorso insieme è un dono divino, nulla di più.

E’ un post senza capo ne coda, me ne rendo conto, forse il peggior resoconto che io abbia mai fatto ma abbiate compassione per me, la febbre continua a non darmi tregua e il mio gatto continua a farmi da supervisore per evitare che io finisca per lo scrivere delle castronerie.


Ancora poche per per dire addio a questo 2016!

Non mi sento pronta a fare una lista delle cose che non sono arrivate in questo anno, di quelle che ho perso, di quelle che ho creduto di avere ma erano solo delle sciocche illusioni. Niente ringraziamenti, se non per me stessa e per chi mi è stato vicino nonostante i miei momenti bui, nonostante io non lo abbia reso facile neanche un pò.


Ed esattamente come lo scorso hanno non voglio fare una lista di buoni propositi. 

Hey vita, io sono qui: sorprendimi!!!


Non so se qualcuno sia arrivato davvero fino a qui giù, beh se ci sei: ti stimo…e a te vanno i miei migliori auguri di Buon Anno.


E cmq il 17 è sempre stato il mio numero preferito, non smentirmi.




Pensieri Sparsi

🤦🏼‍♀️


Si dice che si raccoglie cosa si semina ed evidentemente come contadina io devo essere proprio una frana; perchè non riesco a spiegare diversamente il vuoto che ho intorno ogni volta che sono io a stare male, ogni volta che io avrei bisogno realmente di qualcuno al mio fianco.

La triste verità è che con le parole sono così dannatamente bravi tutti, ma a conti fatti restano solo vuote chiacchiere che hanno iniziato a far sanguinare le mie orecchie e smesso di far lacrimare i miei occhi.


Non ho bisogno di nessuno! Non ci sarò più per nessuno!

Pensieri Sparsi

Mercoledì.


E’ ancora mercoledì, non sono ancora in pausa pranzo e…già odio il mondo.
Potrei tranquillamente dare la colpa a NC che stamane mi ha ignorato, ma mentirei.
Potrei dire di essermi svegliata nervosa, ma a sto giro non sarebbe la verità.
Potrei raccontare dell’ennesima delusione per l’ennesima risposta del cazzo ricevuta…ma la verità è che manco di questo me ne frega nulla in verità [pesa le persone e peserai il loro atteggiamento, semplice].

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E’ semplicemente ancora mercolì,
ho fame e non sono ancora in pausa pranzo e
…già odio il mondo.

Pensieri Sparsi

A.A.A. Cercasi Felicity Smoak


Che la vita non sia un telefilm l’ho capito da troppo tempo ormai e, per quanto ancora io non abbia superato il trauma e la delusione di questa scoperta, mi sono rassegnata ad accettare la triste verità per cui mi ritrovo costretta a vivere in questa mesta realtà priva di vampiri, lupi mannari o ibridi, mi sono rassegnata a non essere salvata da un miliardario amante del tiro con l’arco, rassegnata a non essere operata da un modello di Abercrombie e a vedere la mia casa bruciare tra le fiamme in attesa dei pompieri della 51. Niente incantesimi da formulare, nessun metaumano a movimentarmi la giornata in ufficio, nessuna cameriera sciroccata che mi fa pessime battute sulla salute della propria vagina. Nessuna feste in piscina in ville Californiane stile Marissa Cooper ne delle passeggiate su e giù in Limousine tra le strade dell’Upper East Side.

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Nessuna voce fuori campo che narra con enfasi i miei movimenti dando voce ai miei pensieri più nascosti; oh maledizione: ho sempre desiderato una voce fuori campo che donasse spessore alle azioni più banali rendendomi di colpo protagonista della scena.

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Come ogni qualvolta i pensieri diventano troppo pensanti, le dita battono convulsive sulla tastiera dando sfogo alla confusione che la scuote dall’interno. Non è tristezza, neanche malinconia, la semplice certezza che solo laddove nessuno davvero la conosce riesce ad essere se stessa smorza il sorriso sul suo viso. Solo in quello spazio solitario…

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Ok, lo ammetto: la mia voce fuori campo sarebbe tendenzialmente deprimente forse e le sue parole troverebbero adatto accompagnamento nelle nostalgiche melodie di un pianoforte in lontananza. Soprattutto in giornate come questa.

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Il punto della questione è semplice, l’ho già detto e lo ripeto: la vita non è un telefilm ma il vero problema è che le aspettative che questi episodi di 40 minuti hanno lasciato in eredità alla nostra mente sono decisamente troppo elevate!

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Per quanto io sia consapevole che se malauguratamente dovessi finire in ospedale posso già ritenermi fortunata se ne esco viva non riesco a non sperare che un giorno varcata la soglia del pronto soccorso io possa incontrare il mio Dottor Stranamore; per quanto io mi sia rassegnata che a voglia di strizzare gli occhi, muovere le mani, schioccare le dita o storcere il naso non ci sarà nessuna esplosione, il tempo non si bloccherà di colpo, il telecomando troppo lontano dal divano non comparirà magicamente nella mia mano, Nick Carter non si innamorerà mai di me… non credo di essere pronta a smettere di provarci.

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Ma è sulle piccole cose di ogni giorno che sento di essere stata ingannata maggiormente dalle serie TV. Non mi riferisco al vicino di casa strafigo o al capo estremamente stronzo che nasconde la sua profonda bontà dietro atteggiamenti tirannici solo per vederti finalmente, e con uno sguardo di soddisfazione, prendere il volo da sola; no, non mi riferisco a quegli sciocchi incidenti giornalieri che hanno il solo scopo di farmi capire in maniera irriverente importanti lezioni di vita.

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Mi riferisco a quelle cose molto più banali e pratiche.
Ad esempio: tutti abbiamo quell’amico/conoscente/collega che si vanta di essere un genio del computer e magari, per i livelli medio bassi di chi ha intorno, nel suo piccolo potrebbe essere pure vero; la verità è che noi siamo abituati a personaggi come la biondina occhialuta che con una serie di tap tap a velocità elevata sulla tastiera fa delle vere e proprie magie geolocalizzando un perfetto sconosciuto mediante una scansione facciale fatta ad una foto che per definirla nitida serve molto più che una fervida immaginazione.

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Cosa sarebbe mai per lei:
Scaricare quell’allegato che sembra essere rimasto incastrato nella rete?Convertire un documento in formati vari ed eventuali?
Recuperare foto da un telefono che sembrano essere perdute per sempre?
Impostare un file in modo che faccia le più banali operazioni consentite dal programma utilizzato?
Scattare una foto ad un documento in modo tale che esso appaia quanto meno leggibile?
Risolvere quel problemuccio informatico a cui non riuscite a venirne a capo da sole?

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Sono tutti bravissimi ad utilizzare il computer/telefono/aggeggio tecnologico random fino a quando non avete bisogno di aiuto voi. Sto ancora cercando di capire se sono semplicemente sfigata ad avere sempre problematiche tecnologiche che richiederebbero l’intervento di Felicity Smoak e il supporto tecnico di suo padre o semplicemente dietro alle chiacchiere c’è sempre e solo tanta fuffa.

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Fatto sta che, per quanto non sia bionda e non abbia rubato il cuore di un miliardario tutto addominali con la passione del turo con l’arco, probabilmente a causa degli occhiali che ancora mi ostino a portare quando sono al computer, per il mio istinto nerd e la mia poca pazienza per la risoluzione dei problemi per mano di altri, in breve tempo sono passata dalla ricerca della mia Felicity Smoak personale alla sua impersonificazione. Se tutto va bene, siamo rovinati.

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Se la vita fosse un telefilm prima o poi Oliver Queen mi chiederebbe di scaricargli un allegato che per qualche ragione mistica non vuole saperne di trasferirsi sul suo computer o di fargli un complicatissimo aggiornamento all’iPhone appena comprato…e si innamorerebbe di me. Passerei la giornata a fingere di lavorare e la nottata a contare i suoi addominali; indosserei vestiti fighissimi e avrei i capelli sempre perfetti senza dovermi preoccupare della lucidità della mia pelle quando la temperatura supera i 30 gradi e il tragitto auto-ufficio ha provato la mia capacità atletica alimentando il primo vaffanculo della giornata.

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La vita non è un telefilm, eh?

Pensieri Sparsi

Explanation…


E’ quando ho iniziato a chiedermi se ne valesse davvero la pena, che ha smesso di valerne.
Non me ne sono mai preoccupata davvero dando per scontato che un pò di mal di stomaco fosse il male minore, mettendo a tacere quella vocina che già da un pochino mi suggeriva la visione giusta delle cose.

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Ho bisogno di chiarire.
Non ho voglia di chiarire.

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Voi avreste altro da aggiungere?

Pensieri Sparsi

Perepè qua qua, qua qua perepè


There are people who say what you wanna hear
Even on a rainy day, they’ll tell you the sky is clear

Non mi è mai piaciuta questa canzone, eppure sono giorni che il mio lettore mp3 continua impertinente a riprodurla mentre sono in macchina; per quando la skippi praticamente al suono delle prime note queste parole continuano a tormentare la mia testolina procurandomi un certo fastidio.

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Perché ci sono quelle persone che sanno sempre esattamente cosa l’altro voglia sentirsi dire e poi ci sono io che credo che dire la verità sia la migliore soluzione anche quando questa possa scontrarsi con i pascoli verdi e gli unicorni che vomitano arcobaleni di cui ci si popola la mente pur di non vedere la verità.

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Non era questo il tema di questo post, ma i due antistaminici che in corpo stanno iniziando a fare effetto e le parole escono a fatica seguendo un vero senso logico; potrei cancellare il tutto e rimandare a domani ma sarebbe così poco da me imbrigliare i pensieri a favore della logica quindi continuerò il mio delirio ignorando che qualcosa possa leggerlo e decidere di chiamare la neuro per farmi rinchiudere in una cella di isolamento.
Ricorda che hai promesso di fare la brava e di non uccidere nessuno che tanto non ne vale la pena.

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E voi preferite gli unicorni o la verità?

 

Pensieri Sparsi

Volevo la ciliegina sulla torta!


Lo so: ho già una torta bellissima perché mai dovrei stare qui a lagnarmi in questa domenica sera? Perché è il mio blog e perché per una volta tanto io volevo quella maledetta ciliegina sulla torta. 
Non avevo chiesto l’impossibile, era una cosa semplice semplice eh ma a quanto pare la mia ciliegina l’hanno mangiata! #fanculo